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L’Intenzione: Un ritratto ad olio

Domanda: Che cos’è la giusta intenzione? Come si manifesta: nei sentimenti o nella mente?

Risposta: La giusta intenzione è la fotografia dello stato desiderato, il ritratto, che contiene me, il mondo, e il Creatore tutti insieme. Il dipinto raffigura le mie aspirazioni. Voglio raggiungere questa immagine nella realtà; si tratta dello stato futuro che mi ero prefissato come obiettivo.

L’intenzione non è un mantra, non è una fantasia vuota, ma l’immagine del mondo futuro che voglio realizzare nella vita. Essa cambia tutto il tempo, ma soprattutto, incorpora tutti. Non cancello o non sorvolo su nulla, io non sono il padrone di questo maestoso panorama, voglio solo che tutte le sue parti siano allineate proprio in questo modo.

Guardando alla realtà futura, voglio che tutti vivano in adesione con il Creatore. È l’idillio, l’armonia, la tela perfetta dell’unione universale. Tutti Lo raggiungono, tutti sono uniti a Lui, e per questo si sono uniti tra di loro. Ognuno è come un uomo con un solo cuore e insieme con il Creatore – Israele, la Torà , e il Creatore è uno. Questa è la mia intenzione quindi voglio vedere, capire, e sentire la realtà, io voglio vivere in questo mondo. Questo è il mio sogno.

Quando parlo con qualcuno, nell’ambito della divulgazione, ho più o meno un programma chiaro di come portarlo a questa immagine della mia intenzione. Egli si integrerà ad esso; sarà più o meno attivo in esso, dipende se in lui è stato risvegliato il punto nel cuore. Comunque, io voglio anche che sia coinvolto nel processo, che è lo scopo della mia divulgazione. Dopo tutto, io so che solo in questo caso andrà bene. Questo è il motivo per il quale voglio coinvolgerlo in questa immagine.

Naturalmente, lungo il cammino gli porto delle prove evidenti che dimostrano che questa è l’unica vera via; spiego come agire e dimostro che questa tecnica non è piena di pericoli e porta solo cose buone a lui, ai suoi figli, ai suoi amici…

Questo avviene lungo il cammino, ma alla fine, voglio che diventi una sola cosa con me, al fine di raggiungere l’obiettivo.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 22.09.2013, Scritti di Baal HaSulam)

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“Dopo l’umiltà arriva il timore del Signore”

Domanda: Posso diventare anch’io il padrone di casa che riceve gli ospiti come il Creatore, o resterò per sempre un ospite?

Risposta: Non sarai mai capace di essere il primo. Tu sarai solo in grado di rispondere, di essere grato, e di chiedere, e attraverso questo sviluppare te stesso. Non puoi salire sopra di Lui, naturalmente, e tu non vuoi che sia così.

Ci sono situazioni in cui senti di essere il Faraone e ti chiedi: “Chi è il Signore perché io debba ascoltarLo?” Ma quando raggiungi i livelli spirituali nel tuo lavoro spirituale, decidi di voler annullare te stesso e sottometterti.

Tutte le azioni spirituali arrivano dopo il livello di Hafetz Hesed, dare allo scopo di dare. Prima avanza Mosé e poi segue l’intera nazione, il che significa: tutti gli altri nostri attributi.

Questo ordine deve essere mantenuto. In caso contrario, come la Torà ci dice, emergono ad uno ad uno i peccatori, ribellandosi contro Mosè e determinando situazioni spiacevoli. Così veniamo a sapere che solo Mosè può condurci. Questo studio è necessario per chiarire tutti questi discernimenti: i figli di Aronne, le spie, ecc.

Tutto questo è necessario per aumentare ulteriormente il livello di Mosé poiché lui è modesto e non può elogiare se stesso.

Quindi egli ha bisogno in realtà di tali avversari che lo elevino. Le corazze emergono, e come risultato della chiarificazione, scopriamo che Mosè si trova al di sopra di loro, che l’attributo di dazione li domina tutti; domina attraverso la sua umiltà, attraverso la sua modestia.

Quando completiamo il livello di Bina impariamo come utilizzare il nostro desiderio di godere correttamente, come è detto: “Dopo l’umiltà arriva il timore del Signore”.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 11.09.2013)

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Un Milione di dollari o la Luce Superiore?

Domanda: L’obiettivo della nostra divulgazione è di dare alle persone ciò che vogliono. Cosa li stiamo dando? Si tratta del milione di dollari che vogliono, un regalo, o qualcos’altro?

Risposta: La nostra relazione con le persone nel mondo è come la relazione con i nostri figli, li diamo quello di cui hanno bisogno,e non ciò che chiedono, perché chiedono qualcosa che li farà del male,e noi cerchiamo di proteggerli e tenerli lontani da queste cose.

Se dovessimo uscire nel mondo e dire “Chiedi quello che vuoi, e ti sarà dato” allora la tua domanda sarebbe corretta. Ma noi andiamo al mondo e diciamo “Vuoi soldi, conoscenza, ricchezza, felicità, salute e sicurezza? Tutto questo è disponibile con soltanto un piccolo sforzo per unirsi” Non offriamo semplicemente ciò che vogliono, ma piuttosto stabiliamo le condizioni necessarie per la connessione.

E’precisamente il loro sforzo di connettersi che risveglia la Luce Circostante che li raggiunge tramite noi, e con questa influenza il loro desiderio inizia a cambiare, diventa più spirituale.

Certamente, vogliano ancora i riempimenti di questo mondo,come cibo sesso, una famiglia normale, vari intrattenimenti, ma insieme a questo, i loro desideri sono fondamentalmente cambiati. Quindi il nostro appello è chiamato Educazione Integrale. Cominciano a fare domande diverse.

Essenzialmente li presentiamo con azioni normali che sono accettate in questo mondo. Sappiamo che se le persone si incontrano e fanno qualcosa insieme il più delle volte ci riusciranno. Ma insieme a questo, facciamo l’opposto. Li facciamo incontrare non per farli lavorare insieme per il bene del pubblico, ma in modo che con la discussione che avranno prima del lavoro collaborativo, sentiranno una sorta di nuovo potere, una società sarà creata dentro di loro, “una sfera di lampone” viene creata in loro.

In sostanza cominciano a capire che la connessione li porta non solo ad una soluzione ai loro problemi quotidiani, ma li da anche calore, elevazione nella vita, e un po’ di energia.

Non sanno da dove arriva, ma esiste.

Facciamo delle tavole rotonde intorno alle quali si uniscono persone di vari campi che si odiano tra di loro, Arabi, Ebrei, Druze e Beduini. Improvvisamente dopo 40-50 minuti, sono pronti ad abbracciarsi e cantare insieme. L’aggressione sparisce, e la Luce Superiore passa a loro attraverso di noi. Questo loro non lo sentono. La Luce agisce su di loro ed improvvisamente cominciano a capire che devono innalzarsi al di sopra del loro antagonismo e, proprio grazie all’odio, nonostante l’odio, devono sentire un’attrazione reciproca e persino amore.

L’ego è stato creato per potersi elevare al di sopra, ed arrivare alle caratteristiche opposte. Dalle caratteristiche della ricezione, arriviamo alle caratteristiche della dazione, dall’odio, arriviamo all’amore. Quindi giustifichiamo il Creatore che ha creato l’ego. É detto “ho creato l’indole maligna , ho creato la Torà come correzione”- prendetelo, correggetelo, e ricevete una caratteristica che è completamente l’opposto del male, la bontà e l’amore.

Quindi la tua domanda: “Cosa li diamo” è la domanda giusta. Attraverso noi, portiamo la Luce Superiore.

Quando lavoro con il pubblico, inizio ad avere bisogno del Creatore, perché investo, prometto, lavoro con la gente. Se niente ha successo, questo sarà un disastro. Sono come una specie di ladro o truffatore, entro in una situazione pericolosa e aspetto per vedere se avrò successo o no. Se non avrò successo allora mi arriveranno dei colpi, o peggio, mi umilieranno e malediranno.

Quindi sono costretto (e questa è la situazione migliore) di rivolgermi al Creatore, perché sostanzialmente sento un bisogno per Lui. Per la prima volta nella mia vita ho veramente bisogno di Lui. Questo è perché sento che il mio ego, il mio orgoglio, la mia terribile vergogna che sentirò se non avrò successo, semplicemente brucerà in me. É la sensazione peggiore. E senza una scelta, con gli amici, siamo pronti a fare ogni cosa per avere successo.

Di certo siamo fortunati ai nostri tempi che abbiamo un’opportunità del genere. Altrimenti non costruiremo questa catena, non saremo pronti a rivolgerci al Creatore, perché il nostro appello sarebbe egoistico.

E da quando iniziamo a pensare alla gente, il nostro appello al Creatore e’ un vero MAN. Infatti, ogni cosa è molto semplice. Dobbiamo solo cominciare a vedere come il Creatore ti mette le condizioni davanti che ti inseriscono in questo sistema, inferiore, superiore, e con te nel mezzo.

Specificamente tu sei nel mezzo; quindi senza qualcuna scelta, sia dall’alto al basso e anche dal basso verso all’alto, non agisci per il bene proprio. In sostanza meriti di ricevere le parti anti-egoistiche, prima zero, poi il primo, secondo, terzo. Questo vale a dire che inizi e sentire i mondi spirituali: Assiya, Yetzira, Beria, e così via.
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(Dal Congresso in Stoccolma “Joy in Unity” del 31.08.2013, Lezione 4)

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Le melodie dell’amore

Quando cantiamo le melodie che sono state scritte dai Kabbalisti o leggiamo i Salmi o gli altri scritti dei Kabbalisti, abbiamo bisogno di capire che essi sono tutti stati scritti in uno stato di adesione con il Creatore. Pertanto, qui non vi è alcuna tristezza, pessimismo, o sensazione di difficoltà nel lavoro.

Tutto ciò che appare come espressione di debolezza o di tristezza sono sentimenti completamente opposti e provengono precisamente dalla speranza, dalla nostalgia dell’amore, dall’interno della Luce che illumina già da lontano, come l’alba nascente.

Queste melodie possono sembrare secondarie, nella tristezza, con una sensazione di pesantezza e debolezza, ma non è affatto così. Vengono da un desiderio appassionato, dall’adesione, dalla gioia e dalla devozione. Provate a cantarle e sentirle in particolare in questo modo.

Lo stesso vale per i Salmi. Tutti i versi apparentemente più tragici del Re Davide parlano di come lui deve scappare da tutti coloro che lo perseguitano e lo odiano, e viene abbandonato dal Creatore, sono stati tutti scritti da un altissimo livello di adesione. Dobbiamo cercare di sentire ciò in queste melodie.
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(Dalla preparazione alla Lezione quotidiana di Kabbalah del 11.09.2013)

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La società non nota la perdita di un soldato

Domanda: Una persona, a volte, durante una discesa perde tutte le sue forze e cerca di scappare dal lavoro nel gruppo. Come possiamo affrettare le transizioni che si verificano durante le discese?

Risposta: Una persona non deve scappare dal gruppo. Chi smette di venire al gruppo durante una discesa danneggia tutto il gruppo. Gli altri devono semplicemente portarlo su una barella. Gli amici devono essere molto sensibili a ciò che accade nel gruppo. Se essi non prestano attenzione al fatto che i loro amici sono in calo e che non vengono a lezione, è segno che non sono abbastanza seri e non possiedono lo spirito giusto per attaccare.

Se ritenessimo che ogni giorno è il giorno dell’attacco, come sul fronte, allora capiremmo che se perdiamo anche un solo amico, non possiamo vincere. Un amico che cade in battaglia sconvolge la totalità dell’esercito e distrugge le linee, ma noi non siamo consapevoli di questo e anche gli amici che cadono non sono consapevoli dei danni che stanno causando agli altri amici. Questo significa che non stiamo lavorando sulla connessione tra noi e stiamo rallentando il nostro progresso.

Eseguiamo molte azioni, ma dovrebbero essere tutte concentrate sul nostro senso di unione tra di noi, che è al centro di tutti i nostri sforzi e la nostra ricompensa. Il centro, il fulcro della rivelazione del Creatore, e della fine della correzione si concentra nel punto della nostra connessione.

Solo se guardiamo in questo punto centrale di connessione nel gruppo potremo scoprire l’odio reciproco, il rifiuto e la separazione, e quindi anche la connessione, l’unione, e la rivelazione del Creatore. Si tratta dello stesso punto che dobbiamo raggiungere costantemente e da cui dobbiamo essere attratti, e l’unico punto su cui dovremmo concentrarci. Invece ognuno guarda nella propria tasca.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 13.09.2013, Shamati 33 “La sorte di Yom Kipur e Haman”)

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L’insegnante è sempre con te

Domanda: Abbiamo bisogno di prendere su di noi il lavoro che è completamente estraneo all’ego e si trova al di sopra del suo potere, e caricare il gruppo a fare del suo meglio. Quindi non avendo raggiunto il risultato, chiediamo di portare la questione come aiutante e lavoratore del Creatore, e solo allora otteniamo il risultato.

All’inizio del lavoro, come possiamo distinguere tra pazzia e follia rispetto a coraggio e considerazione? Dove si trova questo confine?

Risposta: Qui è necessario avere qualcuno che gestisca il processo che “lì e poi” può approvare o rifiutare ogni dettaglio che gli operatori hanno bisogno di conoscere sul suo utilizzo. Quindi hanno bisogno di essere collegati tra loro sempre di più, in modo da rivolgersi a Lui comunque.

Il mondo non può andare avanti senza un “re “, senza i suoi rappresentanti, senza quelli che gli sono fedeli. L’uomo ha bisogno di qualcuno vicino a lui che ne sappia più di lui, che veda il futuro e delinei le indicazioni giuste. “Questo non fa per noi, ma ci andremo, faremo quello che pensate sia giusto all’interno di questi limiti”.

Questa gerarchia deve essere costante. Tra i nostri gruppi non ci può essere un qualche tipo di gruppo che fa tutto quello che pensa che sia importante a sua discrezione e, in ultima analisi, avere successo. Questo perché l’ego lo accompagna costantemente e il gruppo ha bisogno tutto il tempo di nuovi discernimenti, nuovi livelli di chiarificazione.

Purtroppo non credo che questa grande dipendenza diminuisca con il tempo. Al contrario, crescerà. Conosco questo dal mio rapporto reciproco con il mio insegnante Rabash: più avanzavo, più avevo bisogno di lui, in realtà mi avvicinavo a lui sempre di più.

Nel nostro mondo è proprio il contrario: più un bambino cresce, più diventa indipendente fino a che non esce dalla casa dei suoi genitori.

Mentre qui tu aderisci sempre più a quelli che sono più elevati, perché in sostanza si collegano al Creatore, semplicemente non sei pronto ad andare avanti senza di Lui. E quindi, imparo molto di più oggi dal mio insegnante di quanto ho imparato 30 anni fa….
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 20.09.2013, Argomento della Lezione: “Sukkot”)

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Il Congresso non è solo per me

Il nostro Congresso in Bulgaria inizierà tra un mese, il 1° di novembre e ripongo molte speranze in questo incontro. Prendere parte a questo congresso non costerà eccessivamente e si terrà in un posto molto carino. Io invito a venire tutti coloro che possono parteciparvi. Ci dobbiamo preparare. Io arriverò il giorno primo dell’inizio, quindi se potete, cercate di arrivare anche voi un giorno prima. Organizzeremo un giro locale e faremo un po’ di riscaldamento prima del congresso.

Questo congresso non è solamente per l’area dei Balcani. Molte persone dall’Europa orientale, dalla Russia, dall’Ucraina, dalla Turchia, e dagli stati del Baltico, insomma, da tutte le parti del mondo vi prenderanno parte. Il nostro programma comprende sia l’educazione integrale che la saggezza della Kabbalah. Discuteremo di molti argomenti e di molte domande a proposito della divulgazione e dell’educazione con i gruppi che parteciperanno per connettere il tutto al processo generale.

Non vedo l’ora che arrivi questo incontro. Suppongo che tutti, in una certa misura, capiscano che questo è il modo in cui ognuno può avanzare sulla strada più breve e sicura verso lo scopo della creazione e l’auto-appagamento. Quindi, tutti devono partecipare a questo prossimo congresso con tutto il cuore. Non c’è un mezzo più potente che partecipare a questo congresso per il bene degli altri. E’ il mezzo più efficace per la rivelazione del Creatore.

Domanda: Come possiamo elevarci sopra le differenze come la nazionalità o le barriere linguistiche e connetterci con più forza?

Risposta: Questo è il nostro scopo, elevarci al di sopra delle differenze, al di sopra di tutti i Masachim (schermi) e sopra tutti i muri che ci separano. Senza questa differenze potremmo già essere una sola anima. Ma prima della frantumazione dei vasi ognuno di noi è dentro il proprio guscio, e alla fine siamo tutti come delle noci dentro ad un sacco, connessi solamente dalle circostanze esterne e non dalla connessione interiore…
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(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 30.09.2013, Gli Scritti di Baal HaSulam)

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Un coraggioso tuffatore nelle onde della Luce

Innalzarci e raggiungere un certo contatto con la Lue, è un po’ come emergere dall’acqua, uscire fuori sulla superficie. E allora la stessa Luce inizia a lavorare su di me e mi trascina indietro di modo che io troverò i miei nuovi desideri e le mie nuove parti corrotte.

Di nuovo, compio il mio sforzo e mi elevo alla vetta, e di nuovo la Luce mi fa scendere ancora più in profondità. Tutto va avanti così fino a quando non completo tutte le mie correzioni. Quindi, non c’è bisogno di pensare che ci potrebbe essere qualcosa d’altro: il nostro compito è di tentare sempre di innalzarci, emergere, ed il lavoro della Luce è di sommergerci di nuovo. La stessa Luce che raggiungiamo durante l’ascesa ci provoca la successiva discesa.

Quindi, la Luce e l’oscurità si inter-scambiano permettendoci di lavorare. Perciò, tutto il nostro lavoro consiste solamente nel fare lo sforzo di tentare di nuotare fino in cima. E, naturalmente, non otterremo altro che cadute e così avanti fino alla fine della correzione, fino quando non arriverà il giorno in cui ci sarà solamente la Luce. Vale a dire, ci eleviamo e la Luce non ci dovrà sommergere, ma solamente colmare i nostri desideri. In questo modo, rimaniamo in adesione alla Luce nello stato della correzione finale.

La cosa principale è di ricordare che tutte le azioni arrivano da una singola forza oltre la quale non c’è niente altro, e che solamente la Luce agisce. Ed anche i nostri sforzi, grazie ai quali ci eleviamo, sono possibili solamente grazie alla Luce. Elevarsi significa diventare sempre e sempre più attaccati alla singola forza che porta il bene, realizzando che tutto arriva da una sola fonte.

Tutto quello che vedo adesso è la presenza del Creatore nei miei desideri, ma solamente a causa della loro corruzione, io non riesco ancora a percepirLo in essi. Devo provare a rivelarLo perché questo darà a Lui piacere.
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(Dalla 1.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 20.09.2013, Shamati 127 “La differenza tra Il nucleo centrale, l’Essenza, e l’abbondanza aggiuntiva”)

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La fede contro la ragione

Domanda: Come avanziamo veramente in “la fede al di sopra della ragione?”

Risposta: sebbene abbiamo avuto modo di sapere che stavamo avanzando durante il congresso, noi abbiamo anche ricevuto un’altra grande aggiunta. Ora noi non soltanto crediamo nell’insegnante e nel nostro avanzamento corretto, ma capiamo che, in aggiunta a quello adesso dobbiamo avanzare in maniera maggiore in “la fede al di sopra della ragione”.

Significa che grazie al messaggio ricevuto, possiamo anche avanzare adesso in una fede più grande.

Se avanziamo correttamente incontreremo problemi più grandi perché l’ego ci tira più forte indietro e dobbiamo inoltre avanzare sia sopra che contro l’ego. “Fede al di sopra della ragione” significa la fede contro la ragione.

Come possiamo avanzare contro la ragione? Quando avanziamo nella spiritualità, ogni livello annulla quello precedente secondo la legge spirituale di “negazione del negativo”. Ogni volta cresciamo, diventiamo più saggi e più intelligenti e nostra la conoscenza sul livello successivo è opposta alla conoscenza del livello precedente.

Ogni Partzuf è fatto di dieci Sefirot, da Keter a Malchut. Malchut del superiore diventa Keter dell’ inferiore, significa che cambia i suoi attribuiti negli attributi opposti. Di conseguenza quando ascendiamo, Keter del più basso diventa Malchut della parte superiore, e quindi diviene anche il contrario.

Malchut è l’attributo di ricezione e Keter è l’attributo di dazione. Allora ogni volta che ascendiamo, dobbiamo cambiare la ricezione in dazione, a “fede al di sopra della ragione”. Quando si risale per i prossimi dieci livelli, poiché il tuo Keter è diventato Malchut, è come se vengono negate tutte le tue conoscenze precedenti e tutte le dieci Sefirot che avevi sui livelli precedenti diventano l’opposto e non sono corrette nello stato successivo. E’ come parlare a un bambino che vede le cose dal suo livello, mentre tu vedi le cose in modo completamente differente. Le ragioni e le azioni sono diverse, anche se si vede lo stesso risultato.

“La fede al di sopra della ragione” è la fede contro la ragione. Questa nega sempre la ragione precedente e si dovrebbe avanzare contro di essa, il che significa al di sopra. Ho la conoscenza precedente e ancora avanzo secondo la fede.

Quando Rabash mi ha spiegato che cos’ è “la fede al di sopra della ragione” lui mi ha dato l’esempio seguente: ”Supponiamo che un amico ha preso in prestito mille dollari da un altro amico e vuole dare indietro il denaro. Quando dà indietro i soldi si scopre che c’è un dollaro in meno nella busta. Lui si chiede se l’amico ha restituito tutti i soldi e il suo amico gli dice che lo ha fatto. Ora egli comincia a pensare chi ha ragione? No. Se l’amico ha detto che ci sono mille dollari, lo accetto come mille dollari. Questo significa che io non credo a quello che vedo, dato che ho gli occhi del mio amico invece dei miei. Non credo ai miei sentimenti e a quello che so; avanzo in “la fede al di sopra della ragione”.

Ciò che mi ha detto il mio amico significa che i vasi esterni, gli attributi esterni sono più importanti per me e io li accetto come informazioni più precise che sono più chiare e più corrette delle mie. Allora se il gruppo decide qualcosa, lo accetto immediatamente e anche se a me è chiaro che ci sono meno di mille lire, le accetto come mille. E’ un sostituto per me. Nel complesso questo sembra totalmente illogico e irreale, ed è davvero così.

Baal HaSulam dice che certe persone possono sembrare malvagie ed altre giuste secondo le loro caratteristiche e poi possiamo vederle in maniera opposta, certe persone sembrano ricche e altre povere e poi le vediamo in modo opposto, certe persone sembrano intelligenti e altre sceme e poi l’opposto. Tutto dipende da noi. Nel mondo spirituale cambiamo il quadro completamente cambiando i nostri attributi. I corpi e le connessioni fra loro si rivelano in maniera totalmente diversa.

Allora “fede al di sopra della ragione” è il mezzo con cui avanziamo e saliamo la scala spirituale. Non possiamo fare oltre! “Fede al di sopra della ragione” è fede opposta a quello che sapevamo in precedenza. Se non abbiamo fede contro quel che sapevamo prima, non saliremo mai da un Partzuf (stato) a un’altro dal secondo al terzo, e così via. La transizione avviene in questo modo.

Se ci hanno dato il messaggio e sentiamo di essere sulla strada giusta durante l’ultimo convegno e che il nostro insegnante ci guida correttamente, anche se non abbiamo davvero credere ciò,adesso abbiamo un problema. Allora dov’è la nostra fede? Come possiamo chiudere i nostri occhi e ignorare ciò che sappiamo? Se non lo facciamo, avanzeremo egoisticamente. Per la prima volta ci è data una reale possibilità di conquistare il nostro prossimo livello in un attacco “sopra la ragione”.
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(Dalla 1a. parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21.07.2013, “La Fede al di Sopra della Ragione”)

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Le regole sono le stesse per tutti

Domanda: Le regole dei nostri workshop sono adatte ai workshop che teniamo per il 99% dell’umanità?

Risposta: Assolutamente. Le regole sono uguali a tutti i livelli, solo le espressioni dovrebbero essere scelte in modo da non allontanare persone. La legge è la stessa in tutti i mondi, compreso il nostro mondo. E tutto sommato, le connessioni tra di noi sono le stesse. Solo non parliamo della Luce, del Kli (vaso), di MAN, MAD, ecc. Lo presentiamo utilizzando termini di uso comune come: connessione, amore, alienazione, convergenza.

La saggezza della Kabbalah era considerata un segreto e non è stato rivelata fino a quando la gente non ha cominciato ad averne bisogno. E non appena è apparsa la necessità, e il mondo è stato mostrato come integrale, globalmente smontato, e rotto, la saggezza della Kabbalah è stata subito rivelata, e ora dobbiamo raccontare a tutti di questo, ma solo utilizzando termini usuali del nostro mondo.
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(Dal congresso di Stoccolma “Joy in Unity” 31.08.2013, Lezione 4)

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