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Sospeso tra due mondi

Baal HaSulam, “Un Comandamento”: Aspettare il momento in cui venga trovata una soluzione che consenta alla persona di iniziare il lavoro del Creatore in Lishma, è senza speranza. Come nel passato, così anche nel futuro, ogni servitore del Creatore deve iniziare il lavoro in Lo Lishma, e da quello raggiungere Lishma.

E il modo per raggiungere questo grado non è limitato dal tempo, ma dalle sue qualificazioni, e dalla misura del proprio controllo sul proprio cuore. Quindi, molti sono caduti e cadranno, nel campo del lavoro in Lo Lishma, e moriranno senza saggezza. Eppure, la loro ricompensa è comunque grande, dal momento che la mente non può apprezzare il vero merito e il valore di portare compiacimento al proprio Creatore.

In altre parole, tutti saranno egoisti nei loro Kelim “in frantumi”, e anche se l’incentivo a scoprire l’unica forza che è attiva in realtà appare in loro, a dispetto di tutto questo, questa forza è il loro opposto, e hanno bisogno di attuare una trasformazione particolare. “Il modo…non è limitato dal tempo”, vuol dire che non ci si dovrebbe aspettare che questo accada da sé.

In principio, non abbiamo ancora allontanato l’ego. Molti si approcciano a questo e non finiscono. Essi sono lasciati senza raggiungere la Luce Superiore che viene scoperta solo all’interno dei Kelim di dazione. Tuttavia, “la loro ricompensa è comunque grande”, perché anche se hanno lavorato in Lo Lishma, a dispetto di tutto, hanno fatto lo sforzo di raggiungere Lishma, “portare compiacimento al proprio Creatore”, e anche se questo veniva fatto inconsapevolmente, questo viene già registrato come un loro merito.

In realtà, il mondo intero agisce per il bene del Creatore. Questo avviene in base a ciò che è scritto, “…colui che viene bandito non si fonderà con lui” ( II Samuele 14:14 ).

Tutto si reincarna e avanza gradualmente verso la correzione con l’aiuto della Luce che influenza il desiderio frantumato di ricevere sempre di più, e attraverso i suoi strati esterni, penetra più profondamente. Così, il processo avanza, ed è chiaro che ognuno risponde agli ordini della Luce. Non ci sono altri partecipanti a questa azione, ma solo la Luce e il desiderio.

Tuttavia, quando la Luce si comporta in questo modo, la persona si sottomette inconsciamente alla sua attività. Essa non ha alcuna conoscenza personale che si stacca dall’ego, e si chiama “fede al di sopra della ragione”. Gli manca il secondo livello che si trova sopra il suo desiderio egoistico. Sopra la conoscenza di ricezione, non ha nessuna conoscenza della dazione. Questo è chiamato “a sua insaputa”, la sostanza del desiderio è attivata dalla Luce. Questo è il modo in cui tutte le persone servono il Creatore (sono servi del Creatore), senza capire questo.

Come al solito, questo stadio è diviso in quattro fasi. Nella prima fase, la persona comincia a lavorare con il suo desiderio di ricevere, volendo salire sopra di esso. Essa vuole controllare il desiderio, il suo pensiero, da un livello superiore, da sopra. Non vuole più rimanere all’interno del desiderio di ricevere.

Con noi non funziona in questo modo, perché nella nostra vita, in genere lo assumiamo erroneamente, se la persona sviluppa un desiderio sopra i desideri precedenti all’interno di se stessa, allora supererà se stessa. Tuttavia, in realtà, essa scambia semplicemente un desiderio egoistico per un altro grande desiderio egoistico.

Per esempio, decido di smettere di fumare poiché questo è dannoso per la mia salute. Per mezzo di questo, io elevo l’importanza di uno stile di vita sano rispetto al fumo. Potrà anche essere che sarò più sano, e questo è un bene. Tuttavia, per quanto riguarda la correzione ho semplicemente”scambiato un asino con una mucca”, il che vuol dire che io sono rimasto in quello stesso strato egoistico.

La salita inizia quando agisco in conformità con il “punto nel cuore”, e con il suo aiuto comincio a organizzarmi interiormente. Insieme a questo, la mia intenzione rimane in Lo Lishma, ma ha già fatto un passo in avanti.

Anche questa fase è divisa in tanti livelli, che sono suddivisi in base al grado di fiducia. Io riesco a credere nel Creatore all’1% o poco più, o l’intero 100%. Questo è il modo in cui organizzo me stesso in base all’intenzione, in Lo Lishma, passando un po’ sopra me stesso, rafforzato all’interno del gruppo, sospeso di volta in volta tra i due mondi, inclinandomi da un lato o dall’altro sulle onde della salita e della discesa, ma a dispetto di tutto questo, io mi trovo già in uno stato intermedio e mi elevo ad esso attraverso molti passaggi.

La caratteristica di questi stati è il nostro libero arbitrio, mentre dopo, si passa per mezzo dell’occultamento e della scelta su livelli più alti, dopo il Machsom, ma già in una forma diversa. Lì esiste già un lavoro con le Klipot e la Kedusha.

In generale, tutto ciò che è al di sopra di ciò che è “inconscio” sta già lavorando con l’aiuto delle Luci spirituali e dei Kelim in tutti i tipi di possibilità, e la persona che fa questo deve mantenere un pensiero puro. Gli è proibito pensare a quando raggiungerà l’intenzione in Lishma. È vero che ora si trova all’interno dell’Ego, ma ha bisogno di pensare solo a una cosa: come faccio, nello stato attuale che ho ricevuto dal Creatore, a realizzare la maggior parte di ciò che mi è stato dato? Anche se dovesse restare fino alla fine dei suoi giorni in questo stato di Lo Lishma, tanto quanto lo stato è insopportabile per lui, a dispetto di tutto questo, egli costruisce il suo atteggiamento in base a ciò che porterà più piacere al Creatore.

Così, la persona chiarisce l’attuale intenzione egoistica, e nonostante tutto questo, raggiunge Lishma proprio a condizione che essa apprezzi l’attuale stato di Lo Lishma come perfezione, se questo reca soddisfazione al Creatore. Proprio a questo punto, l’intenzione di Lo Lishma viene gradualmente chiarita come il livello di Lishma.

Domanda: Com’è possibile dare soddisfazione al Creatore all’interno dell’intenzione di Lo Lishma?

Risposta: Il bambino da’ un sacco di soddisfazione ai suoi genitori, anche se sorride solo a loro. Il Creatore non ha bisogno del nostro intelletto, della nostra comprensione, o di una profonda emozione, a prescindere dall’età. Ha bisogno di lealtà, di accordo, al meglio delle nostre capacità. Il bambino è legato a sua madre e suo padre in modo naturale e questo è sufficiente. Dal canto suo, egli aggiunge solo un piccolo sorriso, e questo è degno di tutto nel mondo.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 22.09.2013, Scritti di Baal HaSulam)

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Senza di essa non c’è vita!

Se viene la Luce dall’ alto e dà il suo potere alla parte più bassa (AHP) del livello superiore cioè sotto la 2° restrizione (Tzimtzum Bet) al ritorno alla 1° restrizione (Tzimtzum Aleph), comincia ad operare. Poi questa Luce entra anche nella parte alta (GE) del livello più basso e lo corregge. Si scopre che AHP del superiore aderisce al GE dell’inferiore e diventa un intero.

La Luce opera in loro provvedendo a ognuno un Masach (schermo) e trasformandoli entrambi in una struttura completa di dieci Sefirot. Allora, tutti i livelli sono collegati come in una catena, come l’uno entra nell’altro con la sua parte. Altrimenti, non sarebbero stati in grado di connettersi.

L’assorbimento è quando ogni parte entra nell’altra, come due frammenti di metallo che entrano uno nell’altro o due liquidi che si mescolano. Ci sono diversi tipi di connessione come ciascuna parte dà all’altra e riceve da essa e così creano qualcosa di nuovo. Senza di essa non c’è vita!

Infatti è molto difficile e complicato da capire perché questo è in realtà l’essenza della vita. Ogni parte entra nell’altra a si annulla. E’ nel punto che si annulla se stessi che si sente l’altro, lo si percepisce e lo si riceve. Appare il luogo dove l’altro si è annullato in modo da penetrarlo. Questa penetrazione è reciproca, profonda, interiore, questa è molto complessa e di conseguenza ogni lato fa da complemento a se stesso attraverso GE e l’altra attraverso l’ AHP.

E così i livelli superiori e inferiori acquistano un nuovo Partzuf comune. Due esseri creati in grado di creare un terzo Partzuf comune fra loro.
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(Dalla 3° parte della Lezione quotidiana di di Kabbalah, Talmud Eser Sefirot)

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Domanda: Che significa “il superiore discende verso l’inferiore e diventa come lui?”

Risposta: Quando il superiore discende verso il basso, non significa che un elefante diventa una mosca. Se fosse così, non sarebbe una “discesa” ma piuttosto una trasformazione qualitativa. “Scendendo verso il basso” significa che l’AHP di uno acquista i desideri, i pensieri, e le azioni che sono orientate solamente al benessere dell’inferiore.

Quando una donna è gravida, il suo utero comincia a lavorare come un sistema per assicurare lo sviluppo della goccia di seme. Esso non si trasforma in una goccia di seme ma diventa un luogo destinato alla sua crescita. Ciò implica “una discesa dal superiore all’inferiore” perché la madre è completamente devota al suo bambino nelle sue intenzioni e pensieri. L’inferiore definisce gli obiettivi del superiore e le forze in modo che il superiore agisca soltanto per il bene del bambino. Abnegazione completa della parte superiore per il bene dell’inferiore significa che discende in basso e diviene simile a lui.

Una madre deve diminuire se stessa e modificare se stessa per il minore. Il suo utero ottiene tutte le qualità necessarie per assorbire una goccia di seme. L’utero è un sistema vivente molto complicato regolato da processi multipli. Anche adesso gli scienziati non capiscono esattamente come funziona. E’ un meccanismo divino che unisce il superiore all’ inferiore.

Il superiore discende verso l’inferiore e si trasforma in esso, il che significa che esso agisce solo a beneficio dell’inferiore, soltanto per il suo bene. L’inferiore delinea le azioni del superiore. Simile al bambino che siede nel passeggino e indica a sua madre dove vuole andare e lei spinge il passeggino in avanti come il suo motore. Significa che la madre serve il bambino e diventa come lui. Lei si aggrappa ai suoi desideri e li attua attraverso se stessa.

Tutti i sistemi cominciando da Malchut del mondo dell’infinito fino all’ultimo stato che si prende cura della goccia di seme sono orientati soltanto verso i benefici della crescita del feto. Significa che il superiore diventa simile all’ inferiore e il Creatore agisce per il beneficio della creazione.

L’utero é un meccanismo divino estremamente complicato che si prende cura del feto ed è in grado di far crescere un essere umano da un gene informativo (Reshimo). Questo sistema abbraccia tutto: programmi di sviluppo, produzione delle materie necessarie, creando mille condizioni essenziali.

Dobbiamo coscienziosamente, consapevolmente e volontariamente passare questo processo di concezione spirituale e crescita che osserviamo in natura. Significa che l’ingresso di una goccia di sperma al posto giusto dentro l’utero del superiore deve essere fatto volontariamente. Dobbiamo essere pronti a dare noi stessi per la tutela del superiore. In modo da avere il nostro seme spirituale fecondato, dobbiamo lavorare duramente per tanti anni.

Il processo di concepimento è così significativo che incarna il concetto di connessione con la natura nella sua completezza.

Simbolizza la nostra unità e la divulgazione. E’ per questo che lo studiamo nell’ottava parte dello Studio delle Dieci Sefirot su come collegare l’inferiore alla parte superiore e al superiore del superiore. Questo meccanismo è insito nel cuore stesso delle nostre vite e forma il nostro avanzamento.

Riguardo al gruppo e al Creatore, siamo sempre i più bassi. Ci sono altri considerati più bassi rispetto a noi, e in relazione a loro siamo il superiore. Il sistema appare in questo modo: inferiore, superiore e superiore del superiore.
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(Dalla 3° parte della Lezione  quotidiana di Kabbalah del  23.09.2013, Lo Studio delle Dieci Sefirot)

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Anche mentre siamo sotto il dominio delle forze egoistiche, le bucce (Klipot), possiamo risvegliare la parte superiore. Solo coloro nei quali è stato risvegliato il punto nel cuore possiedono il potenziale per connettersi al Creatore, ma con un’intenzione che è ancora egoistica. Una persona si rivolge al Creatore con le intenzioni che sono ancora egoistiche e quindi viene considerata in balia delle forze impure.

Più grande è la forza che la persona possiede di rivolgersi al Creatore ancora mentre lo fa per se stessa, più grande è l’egoismo (Klipà). Pertanto, come è scritto “Colui che è più grande del suo amico, il suo desiderio è più grande del suo”. Il grande malvagio, le enormi forze dell’egoismo, di cui parla la ToràBalaam, Balak, il Faraone (il guscio generale), Haman, Ahaseurus, e le sette nazioni che occupano la terra di Israele, prima dell’arrivo degli ebrei: tutti questi attributi vengono risvegliati in una persona in base al suo livello. Maggiore è il guscio nel quale una persona si trova, maggiore è la Santità che le viene assegnata in contrasto con esso.

La salita inizia quando in una persona si risveglia il punto nel cuore mentre è in cattività della forza egoistica, Klipot, e nell’intenzione di ricevere per se stessi. Nonostante l’intenzione egoistica di ricevere in cui il punto nel cuore esiste, non per scelta, esso solleva una preghiera (MAN). Sebbene la preghiera sia egoistica, allo scopo di ricevere, è ancora una preghiera dell’inferiore, del guscio che risveglia il livello superiore di agire. Poi, il superiore comincia a lavorare su questa preghiera e la solleva da un livello ad un altro fino a Ein Sof (infinito). Tuttavia, noi impariamo solo circa tre livelli: quello inferiore, il superiore e l’estremità superiore. Tutti gli altri livelli funzionano allo stesso modo.

Questo trio opera costantemente: l’inferiore, il superiore e l’estremità superiore. L’inferiore si trova nell’egoismo, e il superiore, che sente il dolore dell’inferiore e sa come tradurlo correttamente, elabora la preghiera corrotta dell’inferiore trasformandola in una preghiera corretta e la solleva al superiore che si trova nella santità, scollegato dall’inferiore corrotto. Così, nell’estremità superiore, ci sono già tutta la Luce e la forza necessarie per prendersi cura dell’inferiore.

Il superiore si solleva fino all’estremità superiore con una doppia preghiera: la preghiera dell’inferiore e la sua risposta ad essa. Così, l’estremità superiore da’ il doppio della grandezza di cui ha bisogno per prendersi cura dell’inferiore. Quando raggiunge la grandezza, può già prendersi cura dell’inferiore corrotto. Così, si scopre che il “primo nato” che si chiama Partzuf superiore riceve il doppio dall’estremità superiore, la sua parte e la parte dell’inferiore corrotto. Questo è il modo in cui funziona la catena.

Questa è l’unica azione nella nostra correzione ed essa ci porta fuori dalle Klipot. Quindi, la prima condizione è la preghiera. Tutto il nostro lavoro spirituale, tutta la realtà che sentiamo, è disposta e pronta ad aiutarci ad elevare una preghiera verso il superiore. Non esiste nulla, tranne che la nostra richiesta. Questo perché noi non siamo capaci di eseguire nessuna azione fatta eccezione per la possibilità di chiedere. Questo è in realtà ciò che dimentichiamo.

Finalmente capiremo che non esiste nessuno tranne Lui e che il Creatore è buono e benefattore, che in realtà esiste una sola forza che opera, su cui è scritto: “Io sono il primo e sono l’ultimo”. Tutto questo ha lo scopo di aiutarci a scoprire in qualsiasi momento la nostra richiesta.

La richiesta dell’inferiore deve essere organizzata correttamente per dare. Se chiediamo per noi stessi, siamo nelle Klipot sotto il dominio di forze impure egoistiche. Se continuiamo a chiedere per noi stessi, troviamo noi stessi più a fondo in questo egoismo.

Tutte le nostre richieste, tutte le mancanze, anche dagli stati più vergognosi – salgono ancora verso l’alto. L’unica domanda è in quale forma. Se le richieste non sono in equivalenza della forma con il superiore, esse sono ancora accettate e influenzano il sistema e il suo sviluppo. Ma in questo caso, le forze ci obbligano a torturare noi stessi e vediamo il mondo diventare sempre più malefico e buio. Noi avanziamo, ma per la via della sofferenza, nel suo tempo.

Se le nostre richieste vengono fatte in base al desiderio del superiore, si risvegliano tutti i livelli di correzione e salgono fino a Ein Sof e ci portano verso la nuova Luce che chiarirà, correggerà, e riempirà i nostri vasi allo scopo di dare. Poi, avanzeremo attraverso il percorso di “Io lo affretterò”.
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(Dalla preparazione alla Lezione quotidiana di Kabbalah dele 22.09.2013)

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Questo è senza dubbio il posto giusto!

È detto: “perché tutti Mi conosceranno, dal più piccolo al più grande”, (Geremia 31:33). Questo significa che tutti devono raggiungere la fine della correzione.

È molto difficile adempiere questo, ma non c’è altro modo. Ogni giorno ognuno dei nostri amici che sono sul sentiero spirituale esegue determinate azioni spirituali della correzione, in parte secondo il loro libero arbitrio, in parte a malincuore. Eppure la gente attraversa ancora il processo di correzione, in parte consapevolmente, ma per lo più inconsciamente.

Non ho dubbi che sto conducendo i miei studenti correttamente e che non potranno mai dire che non capiscono dove li ho portati. Essi possono controllare le mie raccomandazioni leggendo le fonti che si basano sugli scritti di altri insegnanti, ecc.

Domanda: Hai avuto qualche dubbio quando eri studente ?

Risposta: No, ho raggiunto la saggezza della Kabbalah senza avere dubbi che fosse la scelta giusta. Ho sentito subito che il luogo in cui ero arrivato possedeva tutto. Fino ad allora avevo attraversato un lungo percorso di ricerca e avevo visto un sacco di stupidità e follia.

Oramai è impossibile trovare qualcosa nella scienza. Internamente, ho capito che la filosofia è vuota. È tutto una sciocchezza ed è totalmente limitato al nostro mondo. Poi ho pensato che avrei potuto trovare qualcosa nella religione, ma l’ho trovata?

Dopo essere stato in varie istituzioni religiose, ho visto che alcuni erano impegnati solo ad osservare le mitzvot fisiche (comandamenti) senza cambiare i loro attributi interiori, perciò qual è il punto? Altri leggono la Kabbalah, ma non capiscono affatto quello che leggono, pensando che sia sufficiente impegnarsi solo nella lettura. Ciò significa che essi sono come le altre persone religiose che osservano tutte le Mitzvot, ma leggono troppo e che non c’è niente di più di quello, così qual è il prossimo?

Allora, quando ho sentito una spiegazione logica, mi sono reso conto che avevo trovato un luogo che era senza dubbio giusto – il pensiero più serio, con una direzione precisa, con una totale connessione di tutte le fonti!

Prima di trovare il mio insegnante ho letto molti libri: gli scritti dell’Ari, il Talmud e la Bibbia. Conoscevo tutte le Mitzvot e in parte le osservavo. Così, quando sono arrivato da Rabash vivevo già una vita religiosa da circa cinque anni, perché per visitare le istituzioni religiose lo dovevo sembrare, almeno esteriormente. Inoltre, ho pensato che dovevo essere legato alle nostre radici dato che mio nonno era anche un uomo molto religioso.

Ma quando sono arrivato da Rabash mi sono reso conto che i rapporti di queste persone si basano solo sulle fonti. Prima, avevo anche provato a leggere Baal HaSulam, Lo Studio delle Dieci Sefirot, Il Libro dello Zohar, che descrivono le correzioni particolari, ma cosa potevo capire allora? Dopo tutto, non avevo mai visto una tale conoscenza, una tale ampiezza, una tale penetrazione della connessione inanimata, vegetale, animata e umana.

Così le persone che non capiscono quello che studiamo e di cosa parliamo pensano che si tratti di misticismo. Ancora oggi le persone non hanno idea di quale grande sistema ci stiamo occupando.

Noi, però, giochiamo: questo mondo, l’altro mondo, come si connettono, come si integrano, e come una persona si sente dentro di loro. È come se tutto questo volume si trovi di fronte a noi. Naturalmente, è ancora teorico e astratto per noi adesso e non può essere descritto, non è mistico ma teorico e astratto. Lavoriamo con questo volume di forze, di interazioni, con gli attributi e le connessioni, mentre una persona al di fuori deve passare anni per entrare in questo sistema.
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(Da Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno” 29.07.2013)

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Collegamenti

I saggi hanno detto: “Una persona deve sempre essere coinvolta con la Torà e le mitzvot anche se è in Lo Lishma, perché da Lo Lishma arriva a Lishma“.

Nell’articolo “613 Raccomandazioni e 613 comandamenti”, l’Introduzione al Libro dello Zohar ci spiega che una persona consiste di 613 desideri, e per correggerli dobbiamo eseguire 613 comandamenti. Dopo tutto, questo è precisamente ciò che ci è stato comandato di fare: correggere ogni desiderio e usarli per il piacere della dazione.

In generale, i desideri o i comandamenti sono divisi in Mitzvot: 248 positive e 365 proibite. Sui desideri “proibiti” dobbiamo imporre una restrizione (Tzimtzum) e non utilizzarli. E con le 248 Mitzvot (desideri), abbiamo bisogno di usarle come ricevere per il piacere di dare. Ed è così che la persona corregge tutti i suoi 613 desideri per il piacere della dazione: parte di essi attraverso l’azione e parte di essi attraverso la non azione.

La Luce che Riforma corregge tutti i desideri. Una volta era Pnimi Ohr (Luce Interiore), che riempiva i desideri, e dopo che è stata rimossa da loro e fu lasciata fuori come Ohr Makif (Luce Circostante). Ora tutti i desideri sono danneggiati con l’intenzione per il piacere della ricezione, ma siamo in grado di collegarli con l’Ohr Makif in modo che possa influenzarli e correggerli con l’intenzione di essere per il piacere di dare, invece di essere per il piacere di ricevere. E’ dopo che, per il grado di cambiamento di intenzione di essere per il piacere di dare, che Ohr Makif entrerà nel desiderio nel ruolo di Ohr Pnimi.

In questo modo ci serviamo degli intermediari, come “collegamenti” tra l’Ohr Makif e il desiderio corrotto. Questo è il nostro lavoro.
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(Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 26.08.2013, Introduzione “Gioia nei giorni festivi e non dare ai poveri”)

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Un’indicazione in anticipo

Baal HaSulam “Un Comandamento”: Non esiste servire il Creatore e mantenere le mitzvot (comandamenti) salvo in Lishma (per il Suo Nome) – portando compiacimento al proprio Creatore. Eppure, i nostri saggi hanno già introdotto la pratica di impegnarsi nella Torà e nelle mitzvot anche in Lo Lishma (non per il Suo Nome), dal momento che “da Lo Lishma egli arriverà a Lishma“…

Non possiamo, inizialmente, “solo” diventare simili alla forza superiore. Dopo tutto, essa è dare in assoluto, e per raggiungere lo stesso livello, anche noi dobbiamo dare a lei. Come nell’esempio dell’ospite e del Padrone di casa, se voglio crescere al meglio, nello stato perfetto, allora devo diventare come la fonte della creazione.

Il Padrone di casa è pieno di dazione e amore, e se voglio aumentare il suo grado di eternità e perfezione, allora devo raggiungere l’equivalenza della forma con Lui. E questo significa procurarGli piacere così come Lui vuole procurarlo a me. La saggezza della Kabbalah si ripropone questo scopo; il metodo consente, attraverso la Luce che Riforma, di attirare la forza che ci corregge in modo da raggiungere l’equivalenza della forma con la forza superiore, il Creatore.

La prima e unica Mitzvà (comandamento) che garantisce il raggiungimento dell’aspirazione a raggiungere Lishma, è quella di assumersi la responsabilità di non lavorare per i propri bisogni, in altre parole, seguendo rigorosamente ciò che è necessario per provvedere alla propria sussistenza. Nel resto del tempo, la persona lavorerà per il pubblico: salvare gli oppressi e ogni creatura nel mondo che ha bisogno di salvezza e beneficio.

Dato che questo è il “primo e unico” principio, non cercare soluzioni altrove perché non ci sono altre opzioni . È chiaro e certo che, prima di tutto, la persona debba provvedere alla sua esistenza, e, non appena i suoi bisogni basilari sono soddisfatti con tutti i mezzi, prendersi cura del benessere degli altri. Questa è la forma corretta di somiglianza al Creatore.

Provvedendo ai suoi bisogni di base, una persona si “riempie” a livello inanimato, vegetale ed animato. Dobbiamo essere come la natura su questi tre livelli.

Il livello umano che sta crescendo al di sopra del livello animato dura, diciamo, centomila anni e non appartiene al corpo; è tutto dentro.

Non lo vedrai con l’occhio materiale, esso si estende nella mente e nel sentimento, nello sviluppo interiore. E tutto il mondo interiore della persona deve essere rivolto al dare agli altri.

I livelli “naturali” precedenti differiscono per il trattamento del materiale, il metodo di comunicazione. Ma il livello umano è offuscato, confuso e incomprensibile per noi. Che cos’è un “essere umano”? A volte, quando guardiamo una persona, diciamo: “Questo non è un essere umano, si comporta come un animale”. Nel complesso, tuttavia, non abbiamo una definizione limpida di segni esteriori chiari con cui identificare un vero essere umano. In cosa esattamente si differenzia da un animale? I criteri sono vaghi.

Quindi, se oggi siamo alla ricerca di un’espressione interiore del livello umano, allora la chiamiamo così per lo stato futuro, per lo scopo verso il quale è diretta. Questa è la forma che deve essere trasformata, paragonata al Creatore, e poi sarà chiamata “essere umano” (Adam). Per ora, si tratta di una designazione formale a causa dei meriti futuri.

Quindi, il primo principio sul cammino verso la meta è quello di lavorare per se stessi non più di quanto viene richiesto da esigenze di base e prendersi cura degli altri per tutto il resto del tempo. Questa sbarra si trova adesso davanti a te, e se lo fai di tua spontanea volontà, allora raggiungerai l’equivalenza con il Creatore.

Inoltre, il prendersi cura di sé fa anche parte del prendersi cura dell’altro, a condizione che tu mantenga questa intenzione fin dall’inizio. Dopo tutto, “lo scopo dell’azione si trova nel suo pensiero iniziale”.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 22.09.2013, Scritti di Baal HaSulam)

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La Correzione è soltanto durante l’ascesa

Il Libro dello Zohar, Introduzione, Item 210: Tuttavia, se ZON sono connessi sotto, la Sitra Achra può ricevere l’abbondanza, quindi AVI sono separati e il loro Zivug è fermato.

Tutti i discernimenti inerenti in Malchut di Ein Sof (Infinito) sono inclusi nei nostri vasi. Nel nostro lavoro dobbiamo imporre restrizioni sui vasi che usiamo e che non usiamo. É impossibile liberarsi di qualcosa dentro di me, tagliarlo fuori come se fosse al di fuori di me, ma devo decidere a cosa dare importanza nel mio contatto col Creatore, con dazione. Per rivelarLo devo costantemente chiarire dove restringo me stesso e dove già lavoro con Masachim (schermi).

Quando ZON illumina, è uno stato pericoloso, visto che si tratta di un esempio di come due attributi possono essere connessi anche se sono di natura opposta. A grandi linee, la connessione di ZON durante la discesa può fornire alla Sitra Achra i poteri per connettersi. Quindi Zeir Anpin e Nukva non devono connettersi di sotto. La connessione è possibile solo se si innalzano al superiore.

Le correzioni avvengono sempre nel superiore. Siamo incorporati in esso e ci da il modello giusto. Io posso comportarmi in una maniera perfetta se mi trovano in un posto con le condizioni necessarie per farlo. Per esempio, potrei venire ad una festa dove gli uomini e le donne si siedono su lati opposti del tavole e non si mescolano durante le comunicazioni.

Questo mi porta immediatamente ad un certo modello, una certa struttura, non lasciando spazio alla confusione. Io partecipo alla conversazioni d’affari e non sono distratto e attirato verso altre problematiche. Il posto stesso modella il modello giusto per me e mi protegge.

Per quanto riguarda ZON, i suoi vasi inferiori sono l’intera impurità (Klipà). Quindi non ci possono essere delle misure specifiche in essi al di sotto, che permettono la connessione quando discendono. La connessione può essere solo al di sopra, quando sono in Partzuf dei genitori, AVI.

Quindi come ha fatto ZON a discendere alle anime per poter dare la Luce sulle di loro? ZON discende veramente e da per poter innalzare le anime insieme a esso. Non ci sono mai correzioni sotto dove si trova il vaso difettoso. Questa è la legge. Tutte le correzioni sono soltanto durante l’ascesa.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.09.2013, Introduzione al Libro dello Zohar)

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Come Baal HaSulam ha contribuito al Sistema Spirituale

Baal HaSulam “Un Comandamento”: I primi saggi hanno scelto per sé un modo riservato ed io ho scelto un modo generale perché, da come la vedo io, la materia Divina si adatta meglio ad essere rivestita nell’eterne combinazioni delle lettere che non cambieranno mai. Vorrei dire che con questo successo fisico, non cambieranno in nessun luogo e in nessun momento. Per questa ragione le mie parole sono limitate.

Grazie alla fede al di sopra della ragione, sono stato spinto ad esprimere la spiritualità in una maniera generale. Tuttavia, invece, ho scelto di spiegare tutti i dettagli e tutte le combinazioni spirituali fin nei più piccoli dettagli, che non hanno altra fonte e origine di questa raccolta, cioè, la purezza della Kabbalah. E poiché io chiarisco i dettagli spirituali senza rivestirli nelle combinazioni fisiche, questo farà molto meglio allo sviluppo del conseguimento. E questa saggezza è chiamata “la saggezza della verità”.

Solamente dopo molti capovolgimenti e rivelazioni lungo la strada, l’uomo che percorre il cammino della verità inizia a rendersi conto di quali cambiamenti Baal HaSulam ha reso possibili. Sembra che egli abbia soltanto scritto dei nuovi testi ma, di fatto, noi stiamo parlando di cambiamenti nel sistema stesso.

In generale, ogni Kabbalista fa dei cambiamenti nel sistema attraverso le sue correzioni, le sue aggiunte. Questo significa “chiarire” il sistema nel suo insieme o nei dettagli, in una forma o nell’altra. L’essenza non è di descrivere il mondo spirituale con delle parole o in un certo stile. No, Baal HaSulam ha semplificato il sistema e ha aggiunto alcune componenti in modo che l’uomo che avanza lungo il percorso le potesse usare, ricevendo continuamente sostegno, assistenza, spinta, e così muoversi in avanti.

In questo, l’analisi ed il chiarimento è fatto sia nei dettagli che nel suo insieme e prende forme più distinte necessarie per muoversi verso lo scopo dello creazione ad una velocità più alta rispetto a coloro che si sono occupati prima del sistema, prima che Baal HaSulam vi contribuisse con i suoi sforzi, e con i suoi cambiamenti.

Ogni Kabbalista aggiunge qualcosa, ognuno produce dei cambiamenti sistemici, e non riguarda soltanto lo scrivere un libro. Ne “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot“, Baal HaSulam parla dei saggi del Talmud che hanno compiuto queste correzioni nel sistema, di modo che, invece dell’ascetismo, possiamo avanzare attraverso gli sforzi e lo studio. Egli stesso ha compiuto questa correzione, attraverso la quale noi possiamo, invece di studiare, essere ancora più coinvolti nelle azioni tra di noi: la divulgazione e l’unione.

La Luce che corregge dipende di più dalle azioni, chiamate lo “studio della Torà“. E “studiare la Torà” significa imparare le azioni della dazione, imparare a compierle in modo tale che la Luce di Hochma si possa rivestire nella Luce di Hassadim ed esse diventano le “lettere” della vita. In questo modo un uomo scrive il libro della Torà nelle pieghe del suo cuore e avanza lungo il cammino.

Noi impariamo dal “Libro della Vita”, lo viviamo, lo sperimentiamo nella pratica, e riveliamo le sue lettere nella forma di stati che passano attraverso i nostri desideri, i nostri vasi. E Baal HaSulam aveva organizzato tutto in modo che passando per le nostre azioni individuali possiamo ottenere la conoscenza del sistema nel suo insieme.

E’ come se guardassimo ad un grande schermo del quadro generale, nell’angolo del quale c’è un piccolo frammento con una parte di esso. Allo stesso modo, un chirurgo vede il quadro generale in base alle condizioni del paziente e, allo stesso tempo, sul piccolo schermo, lo specifico punto dell’operazione che si sta tenendo.

In questo modo, muovendosi individualmente, siamo riempiti delle stesse impressioni del processo complessivo.
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(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29.09.2013, Gli scritti di Baal HaSulam)

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Noi parliamo il linguaggio delle emozioni, dei sentimenti nel nostro desiderio di ricevere, in materia di creazione. Ma se potessimo usare il linguaggio delle forze come fa la saggezza della Kabbalah: in termini di Masachim (schermi), Aviut (spessore), e le forze di attrazione e di rifiuto, cioè, di come funziona la natura e non ciò che sentiamo come risultato di tali forze operanti sulla nostra materia, parleremmo in maniera più concreta.

Cos’è l’ “importanza del Re”, per esempio? È una forza che permette alla persona di eseguire determinate azioni in una certa direzione, è la forza di attrazione del Creatore, la sua grandezza, l’importanza, la forza della fede, la forza della dazione o la forza del ricevere. E se usassimo questo linguaggio specifico, non filosofeggeremmo e non ci confonderemmo.

I kabbalisti spiegano che è possibile parlare della realtà nei quattro linguaggi che correlano i quattro livelli della nostra materia, perché tutto avviene riguardo i kabbalisti e la loro rivelazione. La saggezza della Kabbalah è la lingua più profonda, perché non parla di sentimenti, ma di forze.

Condizioni come il divieto di aggiungere o sottrarre dal lavoro e la fede nella grandezza e nell’importanza del Creatore traducono nel linguaggio dei vettori di forze, le relazioni tra le forze e il modo in cui interagiscono. Collegandole in forme diverse, generano fenomeni diversi.

Ma se ci riferiamo alla nostra realizzazione, al nostro penetrare più profondamente utilizzando queste forze, e non per il nostro studio esteriore, allora non abbiamo scelta. Non possiamo usare questi concetti automaticamente come nel nostro mondo dove siamo sullo stesso livello operativo in cui esse si trovano. Nel mondo spirituale, dobbiamo iniziare prima con queste forze, e poi abbiamo bisogno di un linguaggio diverso, il linguaggio del sentimento, il linguaggio del lavorare con loro.

Abbiamo bisogno di elevarci al livello in cui le forze spirituali operano sui nostri sentimenti al fine di sapere come usarli. Questa saggezza è chiamata la saggezza della Kabbalah, ricezione. Quando cominciamo a studiare la vera realtà come un insieme di forze che operano, scopriamo che dietro le due forze: la forza della dazione e la forza della ricezione, vi è in realtà una sola forza del Creatore, e che non esiste nessuno tranne Lui.

Il Creatore utilizza queste due forze per condurre la creazione, e se vogliamo raggiungere Colui che è al di sopra di quella natura di ricezione e dazione, dobbiamo acquisire queste due forze nella combinazione giusta, nel giusto equilibrio, ed arrivare così a Lui. Quindi entrambe le fisiche del mondo superiore, la saggezza della Kabbalah, che parla di queste forze, e noi che raggiungiamo queste forze nel linguaggio del lavoro del Creatore, il che significa nel linguaggio delle emozioni, che sono connesse in noi. Attraverso questi due linguaggi espandiamo i nostri vasi di percezione e siamo in grado di sentire la vera realtà.
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(Dalla preparazione alla Lezione quotidiana di Kabbalah del 22.09.2013)

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