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Un Congresso su un altro pianeta

Domanda: Oggi inizia il Congresso Integrale dell’America Unita. Ci saranno più di 500 studenti nuovi che parteciperanno, studenti dell’Education Centre che entreranno a far parte di diversi gruppi del Nord e del Sud America. Per molti sarà il primo incontro con l’ambiente corretto. Come possiamo accoglierli nella maniera corretta?

Risposta: Dobbiamo innalzarci al di sopra delle differenze di questo mondo; ignorarle. Abbiamo un punto spirituale che dobbiamo raggiungere, è esattamente quello da cui dobbiamo dipendere, quindi facciamo un salto al di sopra di questo mondo, partiamo e dimentichiamo le nostre attività quotidiane e tutte le differenze che esistono fra di noi per i prossimi giorni. Non parliamo o pensiamo alla corporalità affatto, come se fossimo arrivati su un pianeta diverso dove si svolge il congresso.

Dovremo distaccarci da tutto ciò che non è necessario e lasciare tutto dietro di noi. Non devo chiarire ciò che accade nella mia vita ordinaria corporea durante il congresso, e neanche ciò che succede nella mia vita quotidiana spirituale. E come se mi spostassi verso un’altra interfaccia, cancellando tutto ciò che esisteva, entrando in un nuovo atmosfera inter-planetario. Questo è l’unico posto dove voglio essere per i prossimi tre giorni, o almeno per la durata del congresso.

Mi connetto come se non esistesse un domani. Il passato fino a ieri è cancellato. Altrimenti sarò costantemente confuso tra me stesso e gli altri, tra ieri e oggi e non capirò più niente.

Dobbiamo stabilire un nuovo livello di esistenza, totalmente nuovo che non ha niente a che fare con quello che avevamo prima, non personalmente e neanche per quanto concerne il gruppo. La storia delle relazioni tra le persone che una volta erano con noi, e che ci hanno lasciati ecc è irrilevante, non vogliamo ricordare niente. Ora dobbiamo vedere tutti semplicemente su un livello spirituale, e nient’altro.

Le lingue e le culture diverse non sono importanti. Le persone che si sono riunite qui hanno un solo desiderio ardente, di connettersi per rivelare il Creatore. Nient’altro. Non voglio sapere altro su di loro, perché il desiderio e l’impulso di connettersi con gli altri e rivelare il Creatore, è un desiderio che non ha niente a che fare con le differenze al livello di questo mondo. Dobbiamo semplicemente distaccarci ed arrivare a qualcosa di nuovo, nuove relazioni che esistono sul nuovo pianeta. Il mondo vecchio rimane in lontananza per poi scomparire; siamo in un posto nuovo, in nuove emozioni e pensieri, guardando solo in avanti, disconnettendoci da tutto ciò che era ieri. Non esiste ieri. Siamo tutti totalmente distaccati da tutto.

È detto che una persona dovrebbe vedersi come nuovo ogni giorno, facciamolo quindi, almeno una volta.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.11.2013, Una conversazione sul congresso in America)

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Una forza positiva

Creiamo energia con le nostre azioni comuni di unità. Ma dobbiamo anche usarla correttamente per tutti, per unire il gruppo.

L’energia che ricevo dal gruppo è la mia ricompensa per essere fedele al gruppo. Divento una parte integrante di un tutto nella misura della mia fedeltà; Io sono pronto per loro a fare qualsiasi cosa che considero necessaria per me.

Questo significa che uso il gruppo in modo corretto e posso continuare a richiedergli energia allo scopo di diventare ancora più vicino ad esso.

Do me stesso senza un pensiero che loro mi riempiranno con i loro valori e quindi senza dubbio questa parte diventa incorporata nella garanzia reciproca.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.10.2010, Scritti di Baal HaSulam)

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Un amaro cammino incompleto

Baal HaSulam: “L’essenza della religione ed il suo scopo”: Più dolce è il frutto alla fine, più amaro e sgradevole è nelle prime fasi del suo sviluppo. E così succede con i generi animati e parlanti: per la bestia, la cui mente è piccola alla fine, che non desidera tanto mentre cresce. Mentre l’uomo, la cui mente è grande alla fine, vuole molto mentre si sviluppa. “Un vitello grande è chiamato bue”; vale a dire, ha la forza di stare sulle sue gambe e camminare, e l’intelligenza di evitare i pericoli sulla sua strada.

Mentre un bambino di un giorno appare come se fosse senza capacità…

In questo modo, abbiamo approfonditamente mostrato le condotte della Sua Provvidenza nel nostro mondo, che è solamente una guida con uno scopo. La qualità della bontà non è assolutamente apparente prima che la Creazione arrivi alla sua completezza, alla sua maturazione finale. Invece, prende sempre la forma della corruzione agli occhi di chi guarda e ascolta. In questo modo vediamo che il Creatore dona alle Sue creature solamente il bene, ma che il bene arriva solamente per mezzo di una Guida che ha uno scopo.

Primo, deve essere chiaro che ci troviamo in un processo evolutivo. Questo è quello che vediamo nel mondo. Inoltre, è chiaro che sebbene la nostra evoluzione ci porti verso stati migliori, il processo per arrivarci può comportare dei guai e dei problemi che di fatto ci spronano a svilupparci. Vediamo tutto questo anche nella natura inanimata, vegetativa ed animata.

Vediamo tutto lungo la strada nella forma di diverse pressioni da tutte le parti – fastidi, delusioni, preoccupazioni – ma questo è il modo in cui il processo evolutivo avviene. Baal HaSulam fa l’esempio del frutto che al principio è amaro ma diventa dolce quando alla fine matura. Lo stesso vale con l’uomo che nasce senza forze e senza capacità di ragionare e poi cresce al di sopra del livello animato.

Questo dimostra che le fasi che attraversiamo lungo il cammino di sviluppo sono opposte da ciò che ci aspetta alla fine quando raggiungiamo l’obbiettivo. Perciò, Baal HaSulam dice che non c’è nessuno di più saggio di colui che ha esperienza. E il saggio che ha esperienza è solamente il Kabbalista che ha già attraversato tutte le fasi dello sviluppo ed ha conseguito la loro forma completa. Solamente queste persone ci possono parlare di ciò che succede lungo il cammino.

In questo modo comprendiamo la risposta alla domanda principale sul nostro sviluppo: come possiamo essere sicuri che il Creatore sia bene assoluto? E’ perché Lui precede tutto e non ha bisogno di nessuno. In questo caso, se Egli controlla e gestisce il mondo e fa tutto, se non c’è nessuno a parte Lui, allora come può essere che soffriamo? Perché tutti gli esseri creati ed il mondo intero soffrono, anche se il Creatore dona tutto ciò che è buono?

La risposta è che noi siamo sotto la guida decisa che ci porta all’obbiettivo attraverso le sofferenze, perché altrimenti non saremmo capaci di muoverci in avanti. Quando raggiungeremo l’obbiettivo, raggiungeremo lo stato del bene che viene di fatto conseguito alla fine e non al principio o a metà del cammino. Ed inoltre, le fasi di questo cammino hanno di fatto lo scopo di confonderci e metterci fuori strada nascondendo il risultato finale.

(Dalla 3.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29.10.2013, Gli Scritti di Baal HaSulam)

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Compassione indifferente

Oggi, non mi piace la vita che ho davanti agli occhi. Cosa può farmi cambiare questa impressione?

Commento: La Luce.

Risposta: Ma se la Luce mi riempie, allora una piacevole sensazione nasconderà i problemi di tutti, “Perché dovrei occuparmene? A quel paese tutto il mondo. Sì, sta soffrendo. Sì, è in agonia; non importa; e allora?”

Infatti, io sono indifferente e non vedo la connessione tra la sofferenza del mondo ed il mio stesso stato. Se sto bene, allora il Creatore è buono e fa il bene secondo me. Per quanto riguarda i dolori degli altri, la loro importanza dipende da quanto sono in grado di percepire il mondo.

Per esempio, se coloro che mi odiano soffrono, allora il Creatore è per me il massimo della perfezione. In altre parole, io valuto la sua gentilezza non in base alle loro sensazioni ma in base alle mie. Allora, ne consegue che i problemi dei miei nemici mi danno piacere, “Gli sta bene! Ancora un po’!” Questo è il mio criterio del bene del Creatore, non quello assoluto, ma quello che passa attraverso le sensazioni che ho creato con il quadro che mi appare davanti agli occhi.

Ma perché l’uomo medio soffre al vedere il dolore degli altri?

Commento: Perché ha paura che il loro dolore si allarghi a lui.

Risposta: Vero. Egli ha paura per se stesso.

Se io non avessi un desiderio egoistico, allora non sentirei compassione per gli altri perché non temerei lo stesso destino. In questo modo, il desiderio egoistico mi aiuta a condividere il dolore degli altri; agisce contro la sua stessa natura. Io non ho niente a che fare con questi uomini, ma le loro disgrazie minacciano di influenzarmi, e allora mi dispiace per loro.

Da una parte è chiaro che se io mi libero dei rapporti che ho con loro, se mi innalzo al di sopra dell’umanità, allora sarò indifferente alle loro sofferenze. “In conclusione, il Creatore è mio padre, quindi mi elevo a Lui. Qui, saremo insieme a Lui, e perché mi dovrei preoccupare del resto?” Perdendo il desiderio egoistico, avrò perso la minaccia di una possibile sofferenza.

Allora, potrebbe essere possibile fare un accordo con il Creatore, “Se io adempio a tutti i Tuoi comandamenti, a tutto ciò che Tu dici, saremo costantemente connessi”. In questo caso, la sofferenza del mondo non mi toccherà affatto.

Ne consegue che più forte sarà il mio desiderio ed il mio rapporto con il Creatore, più mi allontanerò dal mondo. Non sento proprio cosa succede alle persone. Soffrono, ed io sono come una pietra, indifferente, tutto qua.

Cosa può essere fatto se, al contrario, io entro in empatia con la sofferenza degli altri? Per farlo ho bisogno di sentirmi distante dal Creatore, tagliato fuori da Lui, e come gli altri, dipendo da varie circostanze sulle quali non ho alcun controllo.

Ecco perché siamo così afflitti dalla crisi, per sentire la nostra dipendenza da qualche forza sconosciuta. C’è un allontanamento dalla religione per la stessa ragione. Altrimenti, un uomo non sentirebbe compassione per gli altri, non si sentirebbe dipendente da loro. L’atteggiamento egoistico verso il Creatore che non passa attraverso l’amore per gli altri come se stessi non ha come obbiettivo l’amore per gli esseri creati che hanno amore per Lui, questo è ciò che mantiene la fiducia in me che tutto vada bene, che sto facendo tutto correttamente, e che gli altri non mi riguardano.

Se perdo la sensazione della mia connessione con il Creatore, allora mi ritrovo sempre più dipendente dagli altri, sono costretto a stabilire una connessione con loro e attraverso loro una connessione con Lui. A dire il vero siamo tutti in pericolo e viviamo delle minacce da qualunque parte arrivino, che si tratti dell’ambiente, del sistema finanziario, o mancanze spirituali. Un uomo scopre l’instabilità del suo stato attuale, del suo rapporto, ma non la sua personale dipendenza dal Creatore, ma la mancanza della collettività totale,

Ecco perché lo stato attuale della nostra situazione ci incoraggia ad essere corretti.
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(Dalla 4.a parte della Lezione Quotidiana di Kabbalah del 28.10.2013, Gli Scritti di Baal HaSulam)

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Il canale che porta al fiume della Luce

Il cammino verso la rivelazione consiste nell’implementare tutte le condizioni, ripetutamente, su tutti i gradini, fino a quando una persona non arrivi alla rivelazione, senza limite, senza fine, di adesione perfetta. Raggiunge l’adesione su tutti i gradini. Ogni gradino è simile a quello dopo, la differenza è soltanto nella qualità e quantità dei dettagli che si accumulano li, e ci fanno percepire un grandino come il mondo nuovo, ogni volta.

Israele, la Torà, e il Creatore sono uno” deriva dal fatto che inizialmente, ci troviamo nel mondo dell’Infinito, completamente uniti con la forza del Creatore, la forza della Luce. Li, non esiste differenza tra il vaso e la Luce, e quindi non esiste Israele, cioè uno che aspira al Creatore. L’essere creato diventa Israele soltanto sotto la condizione che è separato dal Creatore ma comunque aspira ad aderirsi a Lui ed arrivare all’adesione, rimanendo indipendente.

Sono necessarie due condizioni opposte: Da un lato, separazione dal Creatore, e dall’altro, adesione, Vale a dire, uno deve rimanere indipendente-questo è l’intero significato della creazione.

Israele, la Torà e il Creatore devono connettere per noi tutto il tempo nella loro forma finale- quanto siamo in grado di immaginarlo per ora. La creatura è uguale al Creatore fino a quanto può immaginare l’immagine del Creatore. Le sue proprietà che sono già state rivestite sulla creatura. Immaginiamo noi stessi come già alla fine del cammino, cioè avendo completato il nostro gradino attuale, perché non siamo in grado di pensare a qualcosa che va oltre il nostro gradino attuale.

Ma aspiriamo almeno a questo, cioè desideriamo diventare Israele e raggiungere l’adesione completa con la forza della dazione e dell’amore per i maligni e per i giusti, per i nemici e gli amici nella stessa maniera, fino alla fine della correzione. Anche se in realtà, questo è soltanto il nostro grado attuale. Dopotutto, tutto ciò che riusciamo soltanto ad immaginare, l’intera creazione da un lato all’altro, esiste dentro questa struttura, questa minuscola Sefira, che si rivela per noi ora, nel frattempo. E ancora, dobbiamo immaginare che vogliamo rivelare tutto, correggere ogni cosa, e aderire al Creatore in ogni cosa. Vogliamo farlo in modo che il mondo intero diventi la mia anima, e tutte le proprietà sono corrette verso la dazione e l’amore.

Ci immaginiamo corretti in questo modo, per aspirare a questo, studiamo e facciamo tutte le azioni necessarie per ottenere lo stato finale. “Israele, la Torà e il Creatore sono uno”. Ma nel cammino verso l’ottenimento della meta finale, è necessario riempire tutti i comandi del Creatore, cioè studiare ogni tipo di dazione, che è ciò che facciamo all’interno del gruppo. La cosa più importante è l’amore per gli amici, dove si chiariscono tutte queste nozioni.

Avendo ricevuto questi strumenti dall’amore degli amici, i vasi di Galgalta ve Eynaim, con il loro aiuto potrai correggere i vasi di ricezione, AHP, di quello stesso gradino, cioè quelli che sono fuori dalla struttura del gruppo, fino al gradino dove iniziamo a relazionarci verso tutti  esattamente nella stessa maniera. Ci relazioniamo al gruppo come il nostro posto di lavoro interiore e la fonte di forza. Eppure, il posto di lavoro reale è l’AHP, cioè il mondo intero.

GE sono creati per prendersi cura di AHP. La frammentazione è avvenuta principalmente per questa ragione e le scintille di dazione dal GE sono penetrate in AHP. In questo modo, i rudimenti della correzione sono stati creati in AHP. Dopotutto senza, AHP non ha alcuna speranza di correzione.

Per questa ragione dobbiamo sempre prepararci nel nostro GE, nel gruppo, nello studio, la nostra connessione, un abbraccio amichevole, e nei seminari, e dopo uscire e lavorare con i desideri di AHP. La vera realizzazione avviene in AHP, mentre la preparazione è in GE.

Anche se sembra a noi come se ci correggessimo da soli, mentre lavoriamo tra di noi nel gruppo, essenzialmente questo è solo il lavoro di preparazione.

Il nostro lavoro è detto “lavoro del Creatore” Non agiamo noi stessi, ma la Luce. Nel frattempo, ogni volta dobbiamo rivelare l’area dove la Luce potrà agire, come è detto: “Apri la punta dell’ago…” La nostra richiesta, innalzando una preghiera, MAN, apre il canale verso la Luce, dentro il quale entra ed opera. Il Creatore adempie il Suo lavoro, e noi dobbiamo soltanto aprire l’entrata per Lui. Questo è detto rivelare al mondo: Ogni volta arriviamo ad un mondo nuovo.
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(Dalla preparazione alla Lezione del 11.09.2013)

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Garantire la vita dell’amico

Domanda: Quali responsabilità dobbiamo assumerci l’uno nei confronti dell’altro?

Risposta: Ci sono momenti nella vita in cui una persona si ritrova senza un soldo e senza amici, e non c’è nessuno a cui rivolgersi. Immagina di essere impotente e completamente dipendente dagli altri, come i minatori sepolti sottoterra. Se qualcuno non si prende cura di te dall’alto, sei condannato.

Questo è ciò che dobbiamo sentire: una disperata dipendenza dagli amici. Senza di loro, non riusciremo a sopravvivere né a raggiungere l’obiettivo, e non saremo in grado di sostenere noi stessi. Si tratta di una corporeità, della paura bestiale che costringe una persona ad apprezzare l’Arvut (la garanzia mutua).

Ci è stato rivelato un nuovo sistema nel quale dipendiamo totalmente gli uni dagli altri. Cosa stiamo garantendo allora? Garantiamo l’ossigeno e tutto ciò che sostiene la vita.

Questa sensazione dipende dalla misura in cui ognuno sta cercando di conoscere questo. In seguito, mentre risaliamo i gradini spirituali, sentiremo questa dipendenza fino alle ossa e in ogni nostro respiro, come i subacquei che hanno un serbatoio di ossigeno a sinistra e respirano attraverso un tubo che passa da uno all’altro.

Questa è la mutua garanzia (Arvut). Dopo tutto, noi siamo “legati ” nell’anima collettiva, solo che ancora non lo vediamo. Ma a poco a poco, il Creatore ci rivela il vero stato delle cose: Egli rimuove l’ occultamento.
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(Da una conversazione di Shabat del 16.10.2010)

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Noi siamo un Gruppo

Domanda: Possiamo essere considerati un gruppo se ci riuniamo solo per la divulgazione, ma studiamo separatamente su internet?

Risposta: Non fa differenza. Se siamo connessi attraverso la divulgazione, allora è naturale che siamo un gruppo. Se ci si incontra occasionalmente non solo per la divulgazione ma anche per l’organizzazione generale degli incontri e per andare in diversi posti, per partecipare a diversi eventi, allora siete senza dubbio un gruppo.

Un gruppo è un insieme di persone che hanno una speciale connessione e che sono più vicine geograficamente o virtualmente, dove si coordinano le proprie attività e si scambiano notizie, e si sostiene la connessione reciproca. Voi lo sentite di essere un gruppo. E’ questo il modo in cui lo diventate.
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(Da una converazione sul Gruppo e la Divulgazione 20.10.2013)

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Vostro Onore, la Luce Circostante

I saggi dicono che una persona non dovrebbe pronunciare nessuna parola senza l’intenzione. Questo viene descritto come “allontanati dalla falsità”. “Falsità” significa che ti lasci guidare dal tuo desiderio egoistico, piuttosto che dal desiderio di dare. Pertanto, tutto quello che dobbiamo fare è continuare a prepararci per la lezione del mattino e pensare costantemente alla Luce che Riforma, poiché è l’unica cosa da cui dipendiamo!

Immagina che tutti noi ci troviamo ad affrontare una condanna a morte. Ma c’è la possibilità di essere redenti. Hai appena scoperto che c’è una certa “Luce Circostante“, una persona il cui nome di battesimo è Luce e il cui cognome è Circostante, e che questa può salvarti la vita. Continui a pensare: “Come faccio a parlare con lei? Come posso corromperla affinché cambi la mia sentenza”?

Questo è esattamente l’atteggiamento che si dovrebbe avere durante la preparazione per la lezione.
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(Dalla seconda parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 12.10.2010, Introduzione allo Studio delle dieci Sefirot)

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Preparare la strada non è come percorrerla

Domanda: Nella sua evoluzione l’umanità si sta allontanando ulteriormente dalla natura, perdendo le ultime tracce della nostra percezione delle leggi di questo singolo meccanismo. Cosa succederà dopo?

Risposta: Al contrario del livello parlante, il livello animato non si sviluppa acquisendo da sé un nuovo livello di pensiero e di sensazioni. No, noi dobbiamo prendercene cura. I saggi dicono che le nazioni del mondo porteranno i figli di Israele sulle loro spalle e li porteranno dove essi costruiranno il Tempio. Ciò significa che si tratta di AHP che si unisce a GE, e non c’è altro modo in cui può unirsi a GE.

Perciò, si dice che le nazioni del mondo impareranno la Torà tutta in un solo momento. Esse non hanno alcun potere per chiarire le cose e questo è il solo modo in cui possono unirsi a GE. Non significa che il loro destino nel nostro mondo è di partecipare passivamente, ma che saranno passivi nella spiritualità. Questo è il modo in cui si comporteranno. Noi abbiamo l’intenzione e loro la realizzano.

A dire il vero, è difficile immaginare come tutti gli uomini del mondo arriveranno al Creatore, soprattutto quando i discendenti dei figli di Israele non lo vogliono. Noi non teniamo conto e non capiamo che la loro connessione avverrà tutta in un momento. Nell’attimo in cui imparerete ad elevare la loro richiesta (MAN) al vostro livello e da qui all’AVI superiore, al Creatore, allora in quel momento essi riceveranno la Luce attraverso di voi e tutto funzionerà immediatamente per loro. Essi non hanno bisogno di preparare la strada da sé. Invece la Luce svilupperà il sistema mentale ed emozionale in loro, il quale ha il solo obbiettivo di essere sempre più dipendenti da noi.

Questo é, infatti, ciò che verrà rivelato nel loro discernimento e nel loro conseguimento: il bisogno di dipendere dai figli di Israele. Allo stesso modo, scopriamo anche nel nostro discernimento e conseguimento che dobbiamo dipendere di più dalla connessione con il gruppo e con il Creatore.

In questo modo, il mondo intero, oltre a noi, sarà facilmente corretto da una connessione relativamente passiva nei lavori di gruppo e negli altri eventi. Questo basta. Noi siamo quelli che devono fare il lavoro serio.
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(Dalla 3.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29.10.2103, Gli Scritti di Baal HaSulam)

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Non lasciate la strada

Domanda: Diresti che il percorso dell’ “accelerazione” ed il percorso “a suo tempo” sono due vettori diversi?

Risposta: L’avanzamento “a suo tempo” non è un vettore.

Diciamo, ora sono in un certo stato (1), che deve muoversi al livello (2). Per coprire questa distanza, dobbiamo restare attaccati al principio dell’unità di Israele, della Torà e del Creatore. Se io prendo questa direzione, allora avanzo attraverso il cammino dell’accelerazione.

Ma cosa succederebbe se, essendo arrivato ad un certo punto del cammino, all’improvviso cado? Cosa succederebbe se qui non ce la facessi, per esempio, non sono riuscito a dare al desiderio che mi è stato rivelato in questa fase un’intenzione altruistica? Posso muovermi in avanti senza la giusta intenzione? No, non posso.

Di conseguenza, non c’è alcun cammino attraverso il quale ci si può muovere in avanti “a suo tempo”. Io devo restare qui con la intenzione non corretta (←), che mi tira a “sinistra”, alla materialità. Poi, devo arrivare a rendermi conto del male e allora ritorno sulla strada giusta.

Tuttavia, per rendermi conto del male, devo entrarci, impegnarmi, mettere a posto tutto quello che manca, raggiungere un risultato inadeguato, essere dispiaciuto per quello che è successo, e poi ritornare al vettore dell’acceleratore,

In questo modo, non ho alcuna possibilità per avanzare verso lo scopo “a suo tempo”, anche se un migliaio di colpi mi costringono. Infatti, non si tratta di punizioni per gli errori. Ho ancora bisogno di fare calcoli e in seguito identificare il vero male e vedere che i problemi non sono il male ma il bene. All’apparenza bacio il bastone, ringrazio il Creatore per i Suoi colpi, “Grazie moltissimo, è bellissimo perché adesso mi rendo conto che sono nel male”. Inoltre, io sono consapevole che i colpi sono il bene, e ciò che una volta mi sembrava il piacere è una cosa brutta.

In questo modo, la tristezza mi fa avvicinare al Creatore. Tuttavia, lungo la strada devo sentire e comprendere tutto quanto, cambiare così tanto in me stesso su questo lungo cammino della sofferenza…è chiamato così ma di fatto non è nemmeno un cammino – faccio solo una svolta e torno indietro. E per questa svolta potrebbe non servire un anno o due, ma diciamo, venti.

Domanda: Come possiamo accelerare lungo una linea diritta?

Risposta: Ci si può sveltire lungo una linea diritta se si è costantemente connessi al centro del gruppo, ancora e ancora. Compiere dei passi sulla strada significa rendersi conto del proprio libero arbitrio. Ma questo rendersi conto serve per dare forza al gruppo, che è il solo mezzo per raggiungere lo scopo.
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(Dalla 4.a parte della Lezione Quotidiana di Kabbalah del 10.06.2013, Gli Scritti di Baal HaSulam)

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