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In guerra con me stesso

Domanda: Ero costantemente in guerra con il Creatore e ho sempre sostenuto che esistevo soltanto io. E Lui, il buono e benevolo, mi permette di fare questo, e dopo che mi ha tolto tutto e mi ha portato al gruppo di Bnei Baruch.

Il fatto che ci sia un gruppo ed un insegnante è la prova che “Non c’è nessun altro tranne Lui.” Il Creatore mi insegna sempre ad annullare me stesso per quanto riguarda il gruppo e tutto ciò che ho lasciato è la paura e il timore che a causa di quest’annullamento potrei perdere l’azione chiamata “Io affretterò” (Achishena).

Risposta: Però è precisamente l’approccio verso il Creatore attraverso il gruppo che si chiama affrettare (Achishena).

Domanda: Allora perché sentiamo questa paura?

Risposta: Perché non siete in un patto, con il gruppo o con il Creatore. Non dovreste avere alcuna fede che cade nelle mani del gruppo, l’insegnante, e tanto più, il Creatore. Come si può annullare voi stessi se non avete una inclinazione come questa?

Domanda: Che significa che sento l’indicazione a non essere ancora pronto?

Risposta: L’indicazione cambia gradualmente, diventa più sottile, precisa, e stretta.

Il tempo sta scadendo, e tu hai bisogno di sentire per te stesso come stai avanzando in avanti. Stai mettendo te stesso nel modo giusto per quanto riguarda il gruppo o hai troppi pensieri filosofici che escono dalla tua mente egoistica? Non puoi avere fiducia in questo intelletto e fare affidamento su di esso; questo è impossibile.

Oggi, dovrai elevarti sopra di tutto all’interno di te stesso. La spiritualità è sul prossimo livello e tu vuoi salire verso essa usando i tuoi sentimenti e il tuo intelletto attuale. Non succederà.
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(Dalla Settimana dello Zohar “Congresso di Educazione Integrale” Terzo Giorno 4.02.2014, Lezione 1)

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Trovare la pazienza quando stai cucinando la minestra

Baal HaSulam scrive in “L’ultima generazione”: La gente non capisce come essere attenta e guadare tutto per vedere se è completamente cotta. E anche se la cosa è utile e vera secondo il piano, c’è un maggior approfondimento che potrebbe essere fatto della materia, se è pienamente cotta, se i ricevitori sono già maturati al grado sufficiente, affinché possano digerirlo nelle viscere, e quando mancano il tempo per lo sviluppo, infatti, la verità e il beneficio si trasformano in falso e dannoso.

Chiaramente questo si vede dall’esperienza, quanto non siamo d’accordo con gli stadi del nostro avanzamento. Noi siamo all’interno della minestra: veniamo cucinati, non siamo in accordo con questo processo. All’improvviso tutti i tipi di emozioni spariscono da noi, e andiamo avanti così per qualche mese. Dopo un po’ di tempo ci svegliamo di nuovo e di nuovo cadiamo.

Il problema è che viviamo all’interno della nostra emozione e non siamo pronti a vedere l’avanzamento mentre soltanto metà della materia è fatta. E qui la cosa principale è di arrenderci e pazientemente continuare. Dobbiamo dare a noi stessi il tempo di essere pienamente cotti, perché siamo in un processo di sviluppo lungo e graduale.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 10.03.2014)

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Un onestà tanto complessa

Domanda: Perché è detto: “Siate onesti con il Signore“?

Risposta: L’onestà è percepita come ingenuità nel nostro mondo a un livello che non è legato alla spiritualità, ma è opposta a esso. Una persona onesta è una semplice persona ingenua che non è molto intelligente e che vive proprio come gli è stato insegnato.

Ma nella spiritualità “ingenuità” significa perfetto in quanto deriva da una realizzazione e da chiarimenti, da un contatto con la forza superiore, dalla propria rivelazione. Poi si è in uno stato di interezza. Si tratta di ricevere i desideri che sono corretti e per raggiungere uno stato di una persona ingenua. Questo è un livello molto elevato e non è semplice affatto.
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(Dalla preparazione alla Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.03.2014)

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Azione spirituale nella vita quotidiana

Domanda: Ho studiato per più di cinque anni e sento come la mia vita sia all’interno del gruppo. Allora, nei cinque mesi passati, è stata progressivamente più difficile per me unirmi con gli amici. Anche se nella mia vita corporale ho perso tutto il mio desiderio per qualunque cosa; non c’è niente che posso fare. Se non sono fisicamente con i miei amici, non posso muovermi per il mio bene nella mia vita quotidiana.

Risposta: Questo è perché non senti che la tua vita quotidiana fuori dal gruppo anche appartiene alla tua strada spirituale.

Supponiamo di lavorare in qualche stabilimento o corporazione. Si ha bisogno di capire che lavorando in questo settore è il vostro lavoro spirituale. Se si mantiene un lavoro continuo dell’avanzamento spirituale in mente mentre si lavora in ufficio o stabilimento, poi tramite un qualsiasi vostro movimento e azione, si trasmette la propria energia spirituale personale. E’ necessario agire così in questo mondo affinché diventi corretto.

Il nostro lavoro completo in questo mondo è inteso affinché noi ci si possa influenzare l’un l’altro con i nostri sforzi spirituali. Così, se, mentre si lavora in ufficio accanto a un centinaio di sconosciuti che sono lontani dalla spiritualità, ma si va lì con il riempimento spirituale, poi tu, attraverso il tuo lavoro, come un agente sotto copertura, incanalerai la felicità spirituale che senti, tramite loro, al mondo intero.

Questo è il nostro lavoro a livello di àncora spirituale. In tale maniera siamo connessi l’un l’altro e permeiamo il mondo intero con la spiritualità. Questo è necessario per noi! Pertanto, il nostro mondo è creato in modo da lavorare in esso, e per questo i Kabbalisti obbligano ognuno di noi a lavorare in un lavoro esterno.

Cercate di lavorare con questa intenzione. Vedrete quanto successo avrete sul lavoro, come i vostri collaboratori cominceranno a relazionarsi con voi diversamente, e quale avanzamento raggiungerete spiritualmente.

E’ necessario unire correttamente le azioni e il lavoro. Non è facile, ma allo stesso tempo, questa adesso è la tua correzione. Questa è la cosa più importante che un individuo può fare nel nostro mondo, invece di avere la testa tra le nuvole quando si ascolta il Libro dello Zohar. Questa non è correzione.

Siamo intenzionalmente creati in modo tale che passiamo 10-12 ore al giorno occupandoci della nostra casa e del lavoro. Oggi, tante persone pensano così: “Matrimonio, bambini – chi li vuole?” Continuo a vivere con la mia mamma, lei mi nutrirà e mi vestirà, mentre contemplo le materie filosofiche.” L’uomo moderno vuole questo.

E’ necessario sposarsi, avere bambini, lavorare, studiare, e vedere in tutto questo la realizzazione del proprio potenziale spirituale, in questo modo un’attività non dovrebbe essere diversa dall’altra, così nel gruppo, a lavoro, alla lezione, al workshop, con la propria sposa e i bambini, in tutte queste cose, saremo connessi internamente all’energia Superiore attraverso il gruppo e la trasmetteremo tramite noi stessi giù a tutti gli altri: la famiglia, il posto di lavoro, e il mondo intero, ovunque si può essere.
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(Da una lezione in Russo, 07.02.2014)

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Chi può sentire la Torà?

La Torà, “Esodo” (Ki Tissa) , 34:4-34:7: Mosè tagliò due tavole di pietra come le prime; si alzò di buon mattino e salì sul Monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano. Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamo il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui proclamando: “Il Signore!, il Signore!, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conosceva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione”.

“Fino alla terza e quarta generazione” si riferisce al terzo e al quarto livello quando la luce proviene già da uno stato spirituale e tutte le Reshimot (geni spirituali) si fermano. Nel complesso questo è quello che raggiunge Mosè ed esprime nella sua realizzazione. Egli vede chiaramente le due linee: la destra e la sinistra, la benedizione e la maledizione, che scendono dal Creatore e gestiscono l’ego tirandolo in avanti in perfetto accordo tra loro, costringendolo a voler cambiare.

Domanda: Tutte le persone possono sentire ciò che il Creatore proclama?

Risposta: No. Solo l’attributo di Mosè, gli altri non possono sentire niente! Il punto non è dove loro si trovano poiché la montagna simbolizza unicamente la distanza. Quindi sotto all’odio, dove sono i restanti attributi di una persona, che non percepiscono l’attributo della dazione e non esiste per loro.

Grazie alla prima restrizione loro stessi si sono messi al di sotto, e loro possono guardare ciò che sta accadendo solo a distanza. Una montagna coperta di fumo significa che l’ego è nascosto al popolo. Loro non capiscono nemmeno che l’ego è davanti a loro e che devono superarlo. Loro non lo sentono come il Monte Sinai diventa il deserto del Sinai attraverso il quale devono passare.

La montagna diventa un deserto, perché il popolo non può salire al livello di Mosè, e ai loro desideri egoistici sembra che adesso si apre gradualmente davanti a loro per avanzare. Avanzare significa che loro correggono ogni desiderio che hanno e alla fine salgono al Monte Sinai, ma questo avviene durante i 40 anni di pellegrinaggio.

Si scopre quindi che solo la persona che è vicina agli attributi di Mosè può ascoltare la Torà che Mosè scrisse. Infatti la Torà è completamente nascosta a tutti, in modo che tutti i tentativi e gli sforzi sono solo esercizi che li aiutano ad avvicinarsi a Mosè, per decifrare tutte le fasi della sua ascesa e seguirlo.

Allora non solo leggeranno, ascolteranno, e sentiranno tutto ciò che viene detto nella Torà, ma potranno anche effettivamente compierla, il che significa che potremo raggiungere lo stato di amore e dazione. La Torà non è un segreto, ma un metodo che può essere rivelato a noi solo nella misura in cui lo accettiamo in anticipo. Il suo compimento nel nostro mondo è molto semplice se cominciamo ad attuarlo con precisione, senza progetti astrusi.
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(Da Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno” del  16.09.2013)

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Accorciare la lunga strada

L’evoluzione dell’uomo in tutta la storia del suo sviluppo ha come scopo quello di trovare piacere nelle nostre vite, riempimento, possibilmente eterno ed assoluto. Ma alla fine, arriviamo sempre ad un “punto morto” perché il piacere è momentaneo, transitorio ed imperfetto.

Quando una persona comincia a capire questo, allora è pronta a parlare con noi. Altrimenti è inutile, non ci ascolterebbe.

Domanda: Ma le persone che studiano Kabbalah e hanno familiarità con i suoi principi attraversano questo percorso abbastanza rapidamente. Quando vedi il sistema, allora non c’è bisogno di correre dietro ai piaceri del momento.

Risposta: Le persone che giungono alla saggezza della Kabbalah non hanno ancora risolto molti dei loro problemi. Gli sembra di poter risolvere i problemi con l’aiuto di questa saggezza, e poi in seguito restano delusi, lasciano, e poi tornano nella prossima reincarnazione, o se il tempo lo permette, tornano in questa vita.

Domanda: Ma questa saggezza accorcia notevolmente la strada.

Risposta: No! La conoscenza non aiuterà mai contro le sensazioni. Tu puoi dire ad una persona tutto quello che vuoi, ma essa farà, in ogni caso, quello che vuole e non quello che sa.

Siamo stati creati dal desiderio di ricevere. Il nostro cervello è progettato solo per mostrarci dove è possibile ricevere questi desideri il più in fretta possibile. Siamo come dei cani che cercano i piaceri secondo il senso dell’olfatto. I nostri desideri ci guidano, quindi non vi è alcuna possibilità di accorciare il percorso.

5.000 anni fa , in tutti i libri kabbalistici, si diceva che alla fine del 20° secolo l’umanità avrebbe cominciato a essere scoraggiata dal suo sviluppo egoistico e che poi la scoperta della saggezza della Kabbalah sarebbe diventata possibile. E fino ad allora, era proibito per i Kabbalisti parlarne, e tutti pensavano che fosse una specie di segno, che riguardasse il misticismo, la chiromanzia, la magia ei miracoli. Solo ai giorni nostri la scienza della Kabbalah è stata scoperta. Molti ancora non lo vogliono capire perché non sono ancora sfuggiti dalle vecchie idee su questo.

Fino ai nostri tempi abbiamo dovuto percorrere la via della sofferenza e delle delusioni all’interno dello sviluppo egoistico. Ma dai nostri giorni in poi, una volta raggiunto il punto di delusione totale, è possibile avanzare in avanti. E qui abbiamo una scelta: continuare per la via della sofferenza oppure preferire la via della saggezza della Kabbalah. Ma andare attraverso la via della Kabbalah significa iniziare immediatamente a salire al livello superiore successivo. Questo significa creare un secondo livello, parallelo al piano inferiore.
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(Da Kab.TV “Conversazioni con Michael Laitman, 27.09.2013)

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Conoscere è assaggiare

Baal HaSulam, “Introduzione al Libro dello Zohar”, Punto 48: Si è visto che i suoi 613 organi sono i 613 Partzufim (plurale di Partzuf), unici nella loro Luce, ognuno a proprio modo.

Domanda: Come possono le parti di un insieme essere diverse in radiosità? Cosa vuol dire “ognuno a suo modo”?

Risposta: Ogni cellula, molecola, atomo e le loro parti hanno uno proprio scopo ed un proprio lavoro. Noi dovremmo rivelare la natura e lo scopo di ogni minimo dettaglio della creazione proprio fino all’ultimissima “banalità”. Infine, dobbiamo arrivare al punto originale di “qualcosa dal niente”, all’origine del desiderio, e poi correggerlo nel punto della sua origine. Così facendo, revochiamo “qualcosa dal niente”.

Tutti i desideri sono unici ed interconnessi. Tuttavia, dobbiamo arrivare a conoscere la loro struttura non entrando a fondo nei particolari come siamo abituati a fare nella nostra società deterministica, che è frammentata in pezzi singoli. No, nella spiritualità, comprendiamo le cose attraverso l’integrazione dinamica di tutte le loro parti. I desideri non sono estranei tra di loro. Ognuno di essi è sempre intrecciato con il resto dell’insieme (613 meno uno).

Domanda: Secondo la tua descrizione, ognuno dovrebbe essere un genio in…

Risposta: E’ detto: “Non è il saggio che impara.” Arriviamo a conoscere il mondo attraverso “assaggi, sapori” (Ta’amim). Una formula chimica che descrive precisamente le qualità della sostanza non ci dice nulla delle sue qualità; mentre, se percepiamo la sostanza, ne capiamo tutto immediatamente.

Ecco perché la conoscenza nella spiritualità sta nell’assaggiare. Si può scrivere una lunga storia su alcuni sapori, e comunque non immaginarli. Tuttavia, se io ne assaggio, risolverò immediatamente il problema e saprò esattamente di cosa si tratta. Conoscere solamente il gusto è sufficiente perché il sapore comprende e rivela l’origine della sostanza, le sue qualità e sfumature. Poi, quando leggo il nome appropriato di una cosa che ho già provato, saprò già di cosa si tratta.

Il conseguimento spirituale non ha bisogno di nulla se non dell’annullamento davanti al gruppo, dell’umiliazione del desiderio di ricevere rispetto al desiderio di donare.

Domanda: Allora, chi sono quelli che raccolgono le informazioni e come lo fanno?

Risposta: Una forma completamente nuova dello HaVaYaH si manifesta in un desiderio, nei quattro discernimenti della Luce diretta. Non c’è altro che questo. Ed è questo che effettivamente conseguiamo. Tutti i mondi, le azioni, le divisioni, e le correzioni, tutto è costruito sulla struttura originale e invariabile dello HaVaYaH.

La chiave per arrivare è l’unione degli amici rafforzata dalla Luce. Solamente l’unione totale ci fa avere la conoscenza e la saggezza. Dopo lasciamo lo stato del distacco e rimettiamo insieme le parti rotte, penetriamo nella loro natura, ed in questo modo arriviamo alla realizzazione.

Questa è la sola ragione per cui è avvenuta la frantumazione: i frammenti staccati hanno formato un quadro frantumato che è totalmente opposto alla loro natura. Rimettendo insieme queste parti, arriviamo a conoscere la forma contraria dell’unione, ed in questo modo “ri-mettiamo insieme” il Creatore. Tuttavia, noi non Lo ri-mettiamo insieme nel senso di appagamento interiore del vaso; invece, lo faccia esteriormente. Ad ogni modo, grazie a questo processo arriviamo a Lui.

Domanda: Conseguentemente, significa che l’unione influenza tutto a livello atomico del mondo materiale. Può essere veramente così?

Risposta: Il mondo che vediamo ogni giorno è il quadro dei nostri stessi difetti, è come se venissimo radiografati e vedessimo il risultato su uno schermo. Vediamo la nostra stessa corruzione, la pancia dell’egoismo che cerca sempre di più l’auto-appagamento.
Ecco perché quando cambiamo, anche il mondo intero cambia con noi. E’ detto: “Ed io vidi un mondo sotto sopra”.
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(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 14.02.2014, Gli Scritti di Baal HaSulam)

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L’abbondanza materiale a spese del totale vuoto interiore

Domanda: Se un controllo superiore opera su tutto, perché è detto che la saggezza della Kabbalah è stata rivelata prima del suo tempo?

Risposta: I Kabbalisti del passato hanno lasciato che le nazioni del mondo imparassero la saggezza della Kabbalah ed ottenessero tutta la conoscenza che volevano ottenere, in modo che potessero sviluppare la scienza e la saggezza di questo mondo.

Seguendo questa strada, il mondo ha potuto svilupparsi in un modo egoistico e ha potuto arrivare a riconoscere il male. Ma la saggezza della Kabbalah era nascosta al popolo di Israele; in caso contrario, questa situazione non sarebbe stata percepita come un esilio. Un piccolo coinvolgimento nella saggezza della Kabbalah diede alle nazioni del mondo anche qualche illuminazione.

Quindi, da una parte i Kabbalisti rivelarono una saggezza esteriore a tutte le nazioni del mondo, e dall’altra, essi nascosero la saggezza interiore. Ne consegue che la saggezza esteriore fu rivelata sempre di più, e la saggezza interiore fu occultata sempre di più.

Questi processi si sono avvicinati a vicenda: la spiritualità è andata indietro e ha perso importanza ed il materialismo ha continuato a crescere. Alla fine, siamo arrivati ad un tale stato che oggi abbiamo un’abbondanza di materialismo; si può fare quello che si vuole! Ma non c’è alcuna soddisfazione da questa vita.
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(Dalla 3.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10.03.2014, Gli Scritti di Baal HaSulam)

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Un Dio geloso

La Torà, “Esodo” (Ki Tissa), 34:13-34:14: Anzi distruggerete i loro altari, spezzerete le loro stele, e taglierete i loro pali sacri. Tu non devi prostrarti ad altro Dio, perché il Signore si chiama “Geloso”: egli è un Dio geloso.

Una persona può adorare idoli, tutti tranne l’attributo incomprensibile di amore e dazione, che è amorfo, impercettibile, e inimmaginabile.

Se lui preferisce altre proprietà rispetto alla piena connessione, amore e dazione, è considerato un traditore, e quindi il Creatore è geloso quando una persona lo tradisce.

Ma è tutta un’allegoria riguardo ad una persona che dovrebbe sperimentare e sentire questo. La Torà parla di questioni spirituali utilizzando il linguaggio corporeo. Ed è così perchè noi lavoriamo come se deliziassimo il Creatore, è per questo che espressioni come “delizia” e “gelosia”, ecc … vengono usate qui.
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(Da Kab.TV “I segreti del Libro Eterno” del 16.09.2013)

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Esisterà soltanto la lingua di dazione

Domanda: Perché il livello dell’ essere umano è chiamato il livello del parlante?

Risposta: Le bestie non sentono alcun bisogno per un linguaggio come il nostro poiché possiedono connessioni naturali e si sentono completamente soddisfatte.

La lingua umana che abbiamo sviluppato allo scopo di comunicare ha due forme. La prima è la forma santa di dazione usata allo scopo di trasmettere i rapporti nel sistema di dazione che è al di sopra del sistema di ricezione. E’ il sistema di fede al di sopra della ragione. C’è anche la lingua del posteriore che è stata sviluppata dopo la distruzione della torre di Babele, è il linguaggio di ricevere nel quale una persona non capisce le altre.

Il nostro livello è chiamato il livello del parlante perché parliamo e non ci capiamo! Però c’è un gruppo piccolo di persone che provano a capirsi l’un l’altra usando un linguaggio detto la lingua sacra, la quale viene trasmessa da cuore a cuore, grazie alla connessione del cuore.

Prima c’era un linguaggio importante nella Babele antica – l’Aramaico. La lingua ebraica era in uso fin dal tempo di Adam HaRishon (il primo uomo). Non sappiamo chi l’ha preceduto. Allora la lingua scritta e parlata derivava dalla realizzazione raggiunta dai Kabbalisti. La gente parlava lingue diverse nella vita quotidiana; semplicemente avevano deciso di usare un suono particolare allo scopo di indicare oggetti e fenomeni; come il gemito di un gremito dell’animale. Però la lingua vera cominciò a svilupparsi dal tempo di Adam HaRishon, ed era l’ebraico. Più tardi, l’Aramaico fu sviluppato come una versione opposta all’ ebraico, come due facce dello stesso fenomeno. Queste lingue, parlate dai Kabbalisti, erano il risultato del frutto della realizzazione superiore, mentre le persone comuni parlavano allo scopo di esprimere i loro desideri.

Quando i figli di Israele lasciarono Babele, presero con loro l’ebraico e l’aramaico. Tutti gli altri popoli si dispersero in tutto il mondo e svilupparono le loro lingue secondo il posto in cui si stabilirono.

Dopo tutto, non è solo una lingua. Il desiderio di avere piacere, il Masach (schermo) e la Luce Riflettente, il desiderio di dazione, i corrotti e gli stati coretti fanno parte del linguaggio di comunicazione interiore fra noi. Quando alcune persone raggiunsero l’ Inghilterra, alcuni la Germania, alcuni la Francia, come Josephus Flavius ci dice in modo pittoresco riguardo la dispersione dei Babilonesi in tutto il mondo, ritennero di dover parlare in un modo specifico a secondo del loro gruppo e della loro locazione perché era l’espressione di uno stato specifico. Così ogni gruppo ha sviluppato il proprio linguaggio.

Le parole non sono state create per caso. Era il modo, per una persona che aveva bisogno di qualcosa, di esprimere la sua attitudine verso le altre, e così lui ha usato parole particolari allo scopo di fare riferimento alla sua proprietà e ai suoi sentimenti. I diversi linguaggi si crearono cosi.

Domanda: Alla fine della correzione ci sarà nuovamente una sola lingua?

Risposta: Senza dubbio! Sarà il linguaggio di dazione.

Domanda: Come parleremo questo linguaggio?

Risposta: Non lo parleremo, lo sentiremo. Perché abbiamo bisogno di parole se siamo un corpo? La mia mano parla con la mia gamba? Semplicemente l’informazione scorre tra loro. E anche così trasmettiamo l’informazione tra loro. La dazione reciproca non richiede un linguaggio o qualsiasi forma di comunicazione.

Domanda: Come possiamo dar piacere al Creatore con questa dazione reciproca?

Risposta: Il Creatore abita in mezzo a noi nei nostri attributi di dazione.

Domanda: Semplicemente resteremo e non faremo nulla e si sentirà bene come risultato?

Risposta: Non so che cosa significa essere seduto o in piedi se non ho il corpo. I corpi scompariranno; anche ora esistono solo nella nostra immaginazione. Allora non ci sarà nessun linguaggio ma il linguaggio di dazione che fluisce tramite questo intero sistema. Il linguaggio ritorna a HaVaYaH.

Un linguaggio viene creato perché fra noi c’è una mancanza di connessione vera. E per questo abbiamo bisogno di parole. La migliore è la connessione interiore, abbiamo meno bisogno delle parole. Quando vivi con tranquillità con tua moglie, non hai tanto bisogno di parlare con lei. Quando discutete, c’è tutta una cascata di parole che scorre fra voi.

Domanda: Ma non lotto con tutta l’umanità!

Risposta: Semplicemente non lo sai ancora, e devi scoprirlo.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 06.03.2014, Scritti di Baal HaSulam)

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