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Prima del punto di rottura desiderato

E’ scritto che tutti attraversano il Mar Rosso: uomini, donne, anziani, bambini, bestiame e così via. Anche noi dobbiamo raccogliere le nostre forze, ognuno di noi individualmente e tutti insieme. Se ci daremo dentro con questo sforzo, alla fine entreremo nel regno spirituale.

Non è mai successo prima e mai succederà che un persona sia pronta per l’esodo. Infatti, l’esodo dall’Egitto è un colpo che arriva dall’Alto, che ci porta da un posto in un altro. Un uomo non può identificare questo stato in anticipo e non ci sono possibilità di raggiungerlo indipendentemente. Non può essere misurato o prestabilito.

Abbiamo solamente bisogno di riunire le forze e forzare, spingere, finché non succede. Ed in più, accadrà senza un avviso, forzatamente, “in fretta e furia”. Potrebbe succedere domani, o dopo domani o tra una settimana, non ha importanza. Abbiamo solamente bisogno di anticipare la redenzione, e la acquisiremo.

Lasciate che mi rituffi nel passato, nell’inferno egiziano ancora e ancora, senza sentire alcun progresso. Lasciate che gli sforzi fatti un momento fa svaniscano nel nulla, lasciate che mi senta disperato e debole ancora. Lasciate che raccolga le mie forze daccapo ogni volta, per aspirare all’unione. Nonostante tutto questo, ho bisogno di continuare a tentare, sempre più duramente.

Baal HaSulam scrive che un desiderio vero, fisso e duraturo si forma gradualmente. Superando le difficoltà, alla fine raggiungiamo la forza che spara il nostro desiderio come una freccia – e riceve una risposta. Questo è il solo modo per sfuggire all’egoismo.

Dunque, non pensiamo di aver lavorato per niente. Niente affatto. E’ solo che i nostri sforzi si accumulano e alla fine producono un risultato. Dobbiamo soltanto essere sicuri di raccogliere i nostri sforzi; alla fine, raggiungono l’intensità necessaria e ci conducono più vicino al punto di rottura desiderato.

Penso che questo punto sia molto vicino. Dobbiamo solamente anticiparlo in ogni momento.

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(Dal discroso al pasto festivo del 22.04.2011)

La mente attuante del Creatore

Il Creatore è l’autentica forza che agisce nella realtà. Nel nostro cammino possiamo raggiungere il Creatore, il Suo piano, la Sua opera e pertanto diventiamo i “lavoratori del Creatore”, cioè partecipiamo noi stessi a questo lavoro come suoi Soci.

Affinché questo succeda abbiamo bisogno che ci venga rivelata la Sua mente. Dopotutto, alla fine ci eleviamo al grado più alto di tutta la creazione, al suo programma ed allo scopo che la anticipa.

“Il fine di un’azione sta nel suo pensiero iniziale”. Raggiungiamo il punto nella mente del Creatore dal quale Egli ha iniziato l’opera, nel quale Lui pensò alla creazione. Tutto ha origine a partire da questo piccolo punto, è la mente che agisce, che crea, quella che noi acquisiamo.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011, “La mente che agisce”)

Questo infame pulsante

A lungo andare esiste solo un’azione che dipende da noi, con il cui aiuto possiamo esprimere il nostro desiderio. Tutte le altre azioni non funzionano.

Diciamo che sono consumato da un ardente desiderio di fare o cambiare qualcosa, di migliorare la mia vita. Esistono migliaia di interruttori davanti a me nella parete. Continuo a premere i pulsanti sperando di vedere dei cambiamenti, cerco di capire se ho attivato qualcosa, mentre perdo il filo della sequenza e mi perdo nel localizzare i pulsanti …

Così è nella nostra vita: ci disorientiamo a causa dei numerosi “pulsanti” che abbiamo appena il tempo di premere. “Rilassati”, consigliano i cabalisti. “In questo modo non avrai successo. Esiste solo un pulsante che devi premere per sentirti bene. Se ne premi altri, ti sentirai male”.

Allora, perché stanno lì quei pulsanti? Essi sono necessari affinché, mentre facciamo dei vani tentativi, diventiamo più pronti e troviamo il pulsante adeguato. Questo cammino è considerato “il cammino della sofferenza”.

Tuttavia, esiste un altro cammino, “il cammino della Torà”, nel quale la persona riceve delle istruzioni: “Non toccare nessun’altro pulsante della parete perché andrai a peggiorare le cose. Dopotutto, pensi che funzionino e ti aspetti dei buoni risultati. Il tempo passa, mentre continui a riporre le tue speranze ed aspirazioni non nel Creatore, non nell’unica forza che agisce nella realtà. In altre parole, stai servendo gli idoli. Inoltre, avendo le stesse aspettative, ritardi sempre di più il ritmo predeterminato della correzione. Come risultato, ogni pulsante premuto scorrettamente ed il ritardo che ne consegue, porta a conseguenze negative.

Allora qual è la soluzione? Abbiamo bisogno di trovare il pulsante adeguato il più rapidamente possibile. Nell’articolo “La Libertà”, Baal HaSulam spiega come fare. Se continui a ritornare allo stesso pulsante, premendolo sempre più forte, riesci ad aprire la fonte dell’abbondanza che ti corregge e ti riempie con tutto il bene che esiste.

Questo è l’unico pulsante che accende tutto il sistema, mentre tutti gli altri non sono connessi a niente. Premendoli, ti provochi solo dei disturbi, invece di attivare l’unico meccanismo di cui disponi. Allo stesso modo, l’inattività ti porta naturalmente dei problemi. Gli ingranaggi della realtà continuano a girare e se non contribuisci positivamente ad essi, il sistema automaticamente scivola verso la negatività.

È per questo che è necessario trovare il pulsante corretto tra tutti gli altri ed allenarti a premere solo questo, senza commettere errori. In questo consiste il nostro lavoro, chi non cerca la fortuna? È questa la “fortuna”.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 29.04.2011, “La Libertà”)

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Schiavitù egiziana grande come l’universo

Il Faraone e tutti i suoi ministri sono schiavi leali del Creatore, cioè “angeli” o forze che realizzano il programma della creazione. Eseguono gli ordini della forza superiore, il Creatore, giacché oltre a Lui non esiste nient’altro. Ma per il momento il Creatore mette il Faraone con tutta la sua lealtà come un governatore che lavora per il Creatore e che governa l’uomo in questo mondo al posto Suo, per darci la sensazione di oscurità e portarci il bisogno di rivelare la forza opposta, quella dell’amore e la dazione.

Per ora, il Faraone stesso si sta rivelando nel nostro mondo. Prima, solamente i suoi aiutanti, i suoi ministri, c’erano rivelati. Non avevamo sentito parlare del Faraone stesso fino all’attuale fine dell’Esodo d’Egitto, quando all’improvviso è stato annunciato che un “nuovo re era sorto su l’Egitto”. Fino allora, alcuni direttori e ministri tenevano il controllo.

La stessa cosa successe nella storia dell’umanità. Eravamo influenzati da diverse piccole forze che spingevano lo sviluppo della società umana: nuove invenzioni, la scoperta di nuovi continenti, nuove tecnologie, finché abbiamo raggiunto un mondo globale. E qui il Faraone sta iniziando a rivelare se stesso. Lui è la forza che ostacola e che impedisce la nostra unione.

Ci sono molte persone nel mondo che già sentono che la salvezza risiede nella connessione. Vediamo che, dato il livello dell’interdipendenza, non ci rimane altra scelta poiché il mondo è diventato veramente globale. L’unico modo per migliorare la vita è di mettersi insieme. Non esiste altra via quando dipendiamo tanto uno dall’altro. Non ci sarà possibile divorziare uno dall’altro come in un matrimonio non riuscito e andare ognuno per conto proprio. Viviamo in un singolo, piccolo globo e non possiamo andare da nessun’altra parte: siamo chiusi a chiave, come in una gabbia.

Ma siamo incapaci di andare d’accordo uno con l’altro in questo mondo, di creare un governo mondiale comune, di arrivare a un’opinione comune e discutiamo costantemente. E questi disaccordi non finiranno, continuano ad aumentare.

Sarebbe molto strano vedere questo, poiché veramente dipendiamo tutti uno dall’altro: Europa, America e i paesi Arabi, Asia, Russia, Giappone e Cina. È cosi difficile unirsi in un posto, avere un altro “G-50” e arrivare a una sorta di accordo comune? Altrimenti, il mondo tornerà indietro semplicemente all’iniziale “caos e oscurità”.

Ma le persone non riescono ad arrivare a un accordo. La forza del male continuerà a mettersi nel cammino tra di loro, e non riusciranno capire come connettersi. Comprenderanno solamente la loro inabilità per farlo, ma non impareranno come raggiungerlo. E questo è cosi poiché rivelare i “mezzi” per la connessione è la stessa cosa che rivelare la forza superiore, e questa è l’unica cosa che può connetterci. Questo è lo stato verso il quale stiamo andando.

Non saranno tempi facili. Per ora, molte persone riescono a vivere come prima, come se non fosse diventato un mondo globale e loro potessero continuare a esistere senza prendere in considerazione gli interessi di tutti gli altri. Ma il nostro sviluppo ci porta assolutamente verso l’unificazione. Tuttavia, non ci sarà la forza per unirsi. È qui dove il Faraone, che ci sta separando, sarà rivelato.

E allora, com’è scritto su la schiavitù egiziana, “loro piangeranno (questa volta saranno i figli del mondo intero)” senza sapere cosa fare. E qui comprenderanno che esiste un metodo, la saggezza della Kabbalah, che rivela il Creatore alle creature in questo mondo.

Dopotutto, non saremmo capaci di fare nemmeno una vita comune in questo mondo senza rivelare questa forza. Semplicemente non saremmo capaci di esistere: ci distruggeremmo uno con l’altro. È in questo modo che abbiamo bisogno della Kabbalah, come mezzo per rivelare il Creatore, che sarà rivelato. E comprenderemmo che il mondo è stato creato in questa maniera e ha subito questo sviluppo soltanto per diventare come il Creatore e unirsi a Lui mentre lotta per rivelarLo. Perciò, l’intero programma della creazione sarà realizzato.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 22.04.2011, Gli scritti di Rabash)

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Una cena in onore della vita spirituale

Baal HaSulam, “Commento all’Hagadà di Pesach” (Dall’articolo “Questo è per Yehuda”): “Quel pane che mangiarono i nostri padri nella terra d’Egitto” (l’Hagada di Pesach)… Da questo si deduce che la Mitzvà di mangiare il Matzà fu data loro mentre erano ancora schiavi, e lo scopo della Mitzvà era per il tempo della redenzione, dato che loro partirono in tutta fretta.

Questo succede sempre quando passiamo da uno stato all’altro, lasciando il grado nel quale attualmente ci troviamo: la schiavitù d’Egitto, governati dall’ego, il Faraone, la nostra ostinata “inclinazione al male” che ci tiene in ostaggio e non ci lascia elevare al di sopra delle nostre gelosie, dell’odio, della lussuria e dell’ambizione.

Anche se lo capiamo bene, ancora non possiamo elevarci al di sopra di queste proprietà egoistiche, né unirci tra noi con legami che corrispondano al grado seguente all’uscita dall’Egitto. Siamo ancora incapaci di diventare “come un solo uomo con un solo cuore”, di acquisire la garanzia mutua affinché la forza integrale dell’amore e della dazione, considerata come il Creatore, si riveli.

Pertanto, mentre siamo ancora schiavizzati dal Faraone, dobbiamo visualizzare il seguente stato: giocare a “credere” questo, allo stesso modo in cui i bambini, mentre crescono, giocano ad essere adulti. Così, dobbiamo giocare a vivere una vita da “adulti”, la vita spirituale.
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(Dalla 1°parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04. 2011; “Questo è per Giuda”)

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A proposito dei congressi virtuali e una vera connessione

Domanda: Alla luce del prossimo congresso di Mosca, lei ha detto che è arrivato il momento di abituarci ai congressi virtuali, e a sentire una maggiore connessione perfino stando davanti ai nostri schermi. Cosa significa?

Risposta: I congressi sono un balzo in avanti. Ma in aggiunta, noi dobbiamo mantenere questa connessione quotidianamente e intensificarla. Grazie ai congressi, noi creiamo degli impulsi per l’unificazione, e durante gli intervalli tra ogni congresso è vitale per noi sostenere una connessione permanente e intensificarla giorno dopo giorno.

Non c’è altra scelta; noi dobbiamo raggiungere un mondo “rotondo”, globale e integrale. Non sono soltanto parole. Non dobbiamo rompere la connessione dopo tre giorni di congresso; la connessione deve essere alla base dell’agenda quotidiana del mondo. Questo è quanto ci è chiesto.

Quindi, dobbiamo coltivare quelle relazioni tra di noi che ci permetteranno di rimanere in connessione perfino virtualmente, senza sentirci ne vederci uno con l’altro. È per questo, prima di tutto, che Internet è emerso: il suo scopo è di aiutare il mondo intero a creare un legame d’interconnessione sano e a muoversi dall’unità virtuale corporea a quella spirituale. E noi dobbiamo utilizzare questo mezzo.

Perciò io suggerisco che i nostri prossimi congressi siano piccoli, di mille o duemila persone che si riuniscano nella stessa regione. E gli altri assisteranno virtualmente, senza che questo rovini niente per loro. Al contrario, tutti vivono in uno stato collettivo, e i partecipanti “virtuali” non sentono la minima debolezza unendosi con i partecipanti nel posto fisico.

Questo ci permetterà di fare diversi congressi all’anno; inoltre, saremo capaci di mantenere un legame giorno dopo giorno. Smettiamola di spendere tanti soldi per due grossi congressi all’anno, dopo i quali ancora sperimentiamo una discesa e un ritorno allo stato precedente. Io voglio trasferire l’ enfasi del congresso fisico a quello interno, e da quest’ultimo all’interconnessione interna quotidiana. È estremamente importante. Altrimenti non saremo capaci di costruire un luogo per la rivelazione del Creatore tra di noi.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2011, Baal HaSulam, lettera n.10)

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Avanzando dal contrario

Il nostro desiderio è cominciare a prendere la forma corretta. Desideriamo unirci per rivelare un strappo verso l’unita dentro ogni persona malgrado l’egoismo. Questo è molto importante, malgrado il mio egoismo, faccio degli sforzi per aspirare interiormente ad avvicinarmi agli amici, per mantenere con tutti una stretta relazione, come persone che sono vicine a me in spirito e proposito.

La cosa più importante adesso per me è di essere capace di avere fiducia in loro. Se siamo uniti, allora loro si assicurano del fatto che io non mi dimentichi del nostro cammino e che diventi solo più forte nel consolidamento comune.

Aspiro ad unirmi agli amici e spero che questa aspirazione mi abiliti a ricevere un desiderio insaziabile di unità con loro. Questo è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Dall’inizio alla fine della correzione, questa è l’unica cosa che ci viene richiesta.

È per questo che è scritto che amare il prossimo come se stessi è la regola che conclude e riassume tutta la Torà. Non c’è nient’altro a parte questo e dobbiamo dirigere il nostro cammino unicamente in questa direzione. Non importa quanto ci rifiutiamo, se vogliamo realizzare il programma della creazione per mezzo di un scenario accelerato, c’è solo un’opportunità: cominciare dal contrario, dallo stato più odioso e ripugnante e da lì adottare delle misure verso l’amore per il prossimo.
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Nello stato futuro siamo liberi

Baal HaSulam, “Questo è per Giuda”: “Questo anno qui … il prossimo anno, libero”. È scritto riguardo a questo che l’obbiettivo di questa Mitzvà (comandamento) è che possiamo evocare la redenzione garantita, destinata a noi, come nella Mitzvà di mangiare il Matzà dei nostri padri in Egitto.

In questo modo, dimostriamo la nostra fiducia nel fatto che usciremo sicuramente verso la libertà. Usciremo dalla schiavitù, sostenuti dal potere del nostro ego che intenzionalmente ci opprime. Quando cresciamo ansiosi di scuoterci e di essere disposti ad elevarci al di sopra dell’egoismo, allora ci liberiamo da esso.

Il Faraone indurisce il nostro cuore come se si aggiungesse del carico ai pesi con i quali una persona si allena. Ad ogni nuovo grado, dobbiamo sollevare più peso e con maggiore frequenza, col fine di acquisire un determinato risultato. Il Faraone è considerato come “un aiuto contro di lui”. Il Creatore stabilisce intenzionalmente il tiranno, il Faraone, contro di noi, per obbligarci ad unirci contro di lui.

Tuttavia, siamo incapaci di unirci a prescindere dal fatto che improvvisamente cerchiamo di farlo. Quanto più sforzo esercitiamo, più forte diventa il Faraone, caricandoci di un peso aggiuntivo. Ci sembra di essere indeboliti in questo cammino e che la nostra energia diminuisca, ma non è così. Al contrario, stiamo diventando sempre più forti, mentre il nostro lavoro è ancora più difficile in qualità e quantità.

Se non ci arrendiamo, ma continuiamo lungo questo cammino, allora possiamo costruirci un ambiente e prepararci ad uscire dall’Egitto. Tutto dipende dalla nostra preparazione. La nostra forza deve crescere a tal punto che il Faraone resterà senza pesi per indurire i nostri cuori. In quel momento ci libereremo dell’Egitto.

Non sappiamo in anticipo quando verrà finalmente quello stato in cui il potere della nostra unità e l’aspirazione per essa crescerà fino a superare la pesante mano del Faraone ed a lui non resterà niente con cui caricarci. Al contrario, quanto più avanziamo, più densa diventa l’oscurità. Cominciamo a costruire le “città della povertà” che non ci portano nessuna soddisfazione e piangiamo in virtù di questo pesante lavoro.

In altre parole, attraverseremo stati difficili. Alla fine, attraverseremo anche le “dieci piaghe” e la densa oscurità egizia, come la massima espressione di ogni tipo di problemi che dobbiamo superare se stabiliamo l’interconnessione tra di noi. Non importa quanto difficile sia e quanta discordia si senta tra di noi, se anche così ci uniamo, ci libereremo della nostra natura.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2011, “Questo è per Giuda”)

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Il Faraone: Lo schiavo fedele del Creatore

Se potessimo vedere il gioco che il Creatore fa con noi, potremmo capire che tutto quello che succede nelle nostre vite è concepito con l’intenzione di portarci all’unica meta: la necessità di ricorrere al Creatore. La forza che ci sviluppa gradualmente e ci obbliga a ricorrere a Lui è chiamata “Faraone”, il servo fedele del Creatore.

Il Faraone ci inganna astutamente, dandoci dei colpi e degli ostacoli lungo il cammino; questo è tutto il lavoro del Faraone. Il nostro avanzamento dipende da come accettiamo questi colpi, le delusioni e le opportunità. Non dobbiamo vederli come una casualità, ma vedere la mano “guida” del Creatore e pensare a come reagire davanti ad essa. Chiarire queste situazioni è ciò che ci aiuta ad avanzare.

Il chiarimento si produce solo attraverso la nostra connessione, perché solo allora abbiamo un punto di vista corretto che ci permette di capire ciò che vuole il Creatore. In ultima istanza, Lui ci chiede di unirci come “un solo uomo con un solo cuore”. Se guardiamo tutto quello che ci succede da questo punto di vista, rileveremo presto ed in maniera corretta ciò che la forza superiore vuole da noi. Questo è molto semplice, ma solo se una persona non si sbaglia nel vedere tutto quello che le sta accadendo, e lo fa dal punto di vista corretto.

Tutti i colpi e le preoccupazioni ci portano all’acquisizione dell’attributo della dazione. Siamo Venuti per il bene del nostro egoismo e del nostro orgoglio, fino a che tutti questi colpi e cambiamenti formano un’attitudine corretta dentro di noi, la quale ci permette di capire dove siamo in relazione alla forza della dazione.

Però, nel momento in cui cambiamo, capiamo che tutto questo è stato fatto per amore. Il Creatore non ha voluto affermare il suo potere e farci piegare. Non era geloso del nostro amore e dell’impegno con il Faraone. È stato solo il suo grande amore per noi ciò che lo ha obbligato ad insegnarci gradualmente e Lui ha sofferto più di noi per quello che ci succedeva, allo stesso modo in cui i genitori soffrono nel fare un’iniezione ad un bambino ammalato e nel dargli una medicina amara.

Non c’è mai stato e mai ci sarà un trattamento negativo da parte del Creatore. Ci può essere solo l’amore assoluto.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.04.2011, Baal HaSulam, lettera 10)

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Il telecomando di tutte le anime

Domanda: Da quando abbiamo iniziato a studiare l’articolo “Non esiste nulla tranne Lui”, mi sento completamente confuso circa l’intenzione. Se la Luce superiore è sempre in funzione, occupandosi del 100%, allora che cos’è “la Luce che corregge”? E a chi la domando? A chi la domando per gli altri? Cosa agisce qui se tutto è dentro di me?

Risposta: Supponiamo che io abbia un telecomando. Schiaccio un bottone e attivo un certo meccanismo. Oggi giorno ci sono molti congegni che funzionano in questo modo. Tuttavia, se li mostrassimo ad un uomo che viveva 100 anni fa, penserebbe che siamo semplicemente degli angeli che fanno dei miracoli: schiacciamo un bottone ed improvvisamente un pezzo di vetro diventa un quadro…

Vale a dire che usando un telecomando posso mettere in moto dei sistemi diversi. Per esempio, schiaccio un bottone e tu, che stai guardando un pezzo di vetro (lo schermo), incominci a ricevere ogni genere di immagine. Inizi a piangere e poi a ridere, provando pena e poi gioia. Ne consegue che, schiacciando semplicemente un bottone, faccio una grandissima impressione su di te. Ho influenzato un amico.

I Kabbalisti dicono che quando leggiamo Il Libro dello Zohar, è come se stessimo tenendo il telecomando di tutte le anime che in quel momento dipendono da noi. Pensate a come le potremmo risvegliare! Questo è ciò che si chiama “schiacciare un bottone”. Se ci riflettiamo, allora “schiacciamo il bottone” e mettiamo in funzione un’influenza che fa sì che inizino a risvegliarsi.

Tutto dipende da quanto desideriamo che questo succeda e anche da quanti altri uomini aspirano a risvegliare gli altri. Tutti gli sforzi devono essere sia qualitativi che quantitativi.

Questo è il modo in cui ci risvegliamo a vicenda. Nessuno si può risvegliare da solo. Ogni uomo può conseguire questa comunità spirituale chiamata “il gruppo” solo per risvegliare gli altri. Altrimenti, egli non entra nemmeno in contatto con il gruppo. Questo perché il gruppo è come Malchut del mondo di Atzilut.

(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011 , Lo Zohar)

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