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125 Gradi di attrazione della Luce

La nostra percezione di tutta la realtà è molto instabile, poiché non sappiamo come relazionarci con noi stessi e con il mondo nel quale esistiamo. Dove esistiamo e cosa sentiamo adesso? È un sogno o la realtà? Questo mondo è una realtà oggettiva o semplicemente la nostra percezione temporale negli organi di percezione distorti? È possibile che quando correggeremo le nostre qualità dalla ricezione alla dazione, percepiremo un mondo completamente diverso.

Ciò non significa semplicemente che lo capiremo o lo sentiremo meglio con gli stessi sensi più sviluppati. Al posto di questo, posso cambiare completamente le mie sensazioni e le percezioni che sono sintonizzate con la ricezione e smetto di accettare la realtà in maniera egoistica; posso cominciare a percepirla nella dazione e nell’aspirazione verso il mio prossimo.

Ne risulta che al posto del mio desiderio, acquisisco i desideri degli altri e comincio a sentire davvero attraverso di loro e allora sentirò un mondo completamente diverso, un’altra realtà!

Chi descrive questa realtà? I kabbalisti dicono che descrive la forza superiore, una, unica e unificata, oltre la quale non c’è niente, la quale è buona e fa del bene a tutti, ai malvagi ed ai giusti allo stesso modo. È la Luce superiore che esiste in assoluto riposo e che possiamo rivelare solo se diventiamo uguali ad essa nelle nostre qualità.

Ci sono 125 gradi che corrispondono alla Luce ed io sentirò la Luce superiore in me nella misura in cui ricevo l’attributo della dazione, in funzione della misura in cui posso correggermi e diventare simile alla Luce superiore che da bontà e tutto ciò che è buono. Se io acquisisco le stesse qualità, esisterò semplicemente in questo attributo di dazione e pertanto lo sentirò.

In altre parole, c’è una forza di dazione chiamata “Luce superiore”, ed una forza di ricezione chiamata “la creatura”. Se la creatura acquisisce la forza della dazione al di sopra della forza della ricezione, questa forza che comincia a governare su di essa viene percepita come riempimento: uno schermo e la Luce riflessa, il grado di dazione che da alla creatura una sensazione di riempimento.

Come ci relazioniamo a questa forza superiore? Saremo capaci di sentirla o la immaginiamo soltanto in qualche modo in accordo alle qualità nelle quali la percepiamo ed alle sensazioni, i pensieri ed i desideri che si risvegliano in noi? I kabbalisti dicono che la forza superiore è la stessa Atzmutò, l’essenza del Creatore, la quale non viene sentita, né realizzata da noi. Lui non ha una forma che possiamo percepire. Tuttavia, nella misura in cui cerchiamo di avvicinarci a Lui ed essere come Lui, saremo capaci di capire le diverse qualità che appartengono alla dazione.

Lui per te è come un “datore”, ma Lui stesso non ha qualità di dazione, né di ricezione, Lui è al di sopra di tutto questo. Solo la Sua attitudine verso gli esseri creati è chiamata “dazione”, “amore”, “dare”.

Tuttavia, se è scritto che Lui è “il bene e fa il bene”, “non esiste nessuno a parte Lui”, “ Io non ho cambiato il mio nome (HaVaYaH)”, “la legge viene data e non può essere infranta”, il che significa che Lui è invariabile, buono e perfetto, allora come possiamo chiedergli qualcosa? Come possiamo chiedergli di cambiare e di aver pietà di noi?

Questo appartiene solo all’attitudine della creatura che percepisce il Creatore in questo modo e ci viene detto al riguardo quanto è scritto: “La Torà ha parlato il linguaggio della gente”. Pertanto, tutte le nostre preghiere e la nostra attitudine verso il Creatore sono essenzialmente la nostra attitudine verso noi stessi, la maniera nella quale giudico me stesso ed il desiderio di cambiare a favore della dazione. Comunque, tutti i cambiamenti avvengono solo negli esseri creati, i quali a causa di questi, sentono che l’immagine del Creatore cambia.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.04.2011, Shamati 1)

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Un punto nero in un oceano di bene

La grande e sola differenza che c’è tra i Kabbalisti ( gli uomini con il punto nel cuore che seguono il cammino dello sviluppo spirituale) e le masse religiose sta nel loro atteggiamento verso il Creatore. I Kabbalisti dicono: “Tutto dipende da me. Io devo cambiare, mentre il Creatore è assoluto e completo e quindi non cambia”.

I soli che possono cambiare sono coloro che possono essere migliori o peggiori, ma il Creatore è solo “il bene, e fa il bene”: Come potrei chiederGli di cambiare e di migliorare me stesso? Questo non Lo farebbe sembrare cattivo adesso?

Il Kabbalista crede di essere il solo a dover cambiare, e che nessun altro sia soggetto alla correzione: non il mondo, gli amici, il gruppo, non una singola persona. Proprio adesso, io esisto dentro il bene che fa il bene, il Creatore, la sola forza della natura “Non c’è nessuno tranne Lui”. Come Lo percepisco dipende dalle mie qualità.

Quando lavoro con il gruppo, IO sono quello che sta lavorando; IO sono quello che sta cambiando. Questa è la ragione per cui mi sembra che il gruppo attraversi diversi stati, ma in realtà, io lavoro con la mia ombra, con le mie qualità.

Ed è lo stesso rispetto al Creatore. A me sembra che Egli mi tratti in modi diversi. A volte si avvicina, e a volte si allontana, ma sono io che sto lavorando con me stesso contro l’assoluto, il bene che fa il bene, e non c’è nessun altro tranne Lui. Io sono dentro Lui.

Dunque, “ognuno giudica in base ai propri difetti”. Io vedo la mia ombra contro il Creatore. Sono io che vedo me stesso esteriormente, il riflesso delle mie stesse qualità.

In questo modo, gli uomini di tutto il mondo, tranne i Kabbalisti, chiedono al Creatore di cambiare, e sono pronti a fare di tutto solo perché il Creatore sia gentile con loro. Non pensano di aver bisogno di cambiare la loro natura, di dover correggere la “loro inclinazione al male”, il loro ego, ma chiedono al Creatore di essere gentile con loro come lo sono loro.

I Kabbalisti dicono l’opposto: il Creatore è “il bene chef a il bene”, e “non c’è nessun altro tranne Lui”, l’universale e unica forza della natura. Non esiste niente altro tranne il Creatore. Tranne Lui, c’è solo un punto del desiderio di ricevere il piacere, “l’esistenza dal nulla”. Varie azioni si compiono dentro questo punto, e si tratta di cambiamenti nella sua coscienza, nella sua esistenza nella Luce superiore.

All’improvviso, questo punto sente che si sta espandendo nella misura di Malchut dell’Infinito, la forma dei mondi, e accadono dei cambiamenti. Tuttavia, è solamente il punto che fa esperienza di tutto questo. Niente è cambiato. Tutti i cambiamenti avvengono solo nelle sue sensazioni.

Si va avanti così fino a quando il punto non raggiunge uno stato costante, la sensazione che è come un punto nero che esiste dentro “il bene che fa il bene”, solo Colui che esiste. Tutto questo percorso, che noi attraversiamo nella creazione fino a quando la nostra correzione non è completa (Gmar Tikkun), serve solamente a determinare dove ci troviamo adesso, per rivelare il Creatore.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.04.2011 Shamati No.1)

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Nel riflesso della Luce Superiore

Domanda: Se il Creatore non cambia, perché ognuno di noi Lo percepisce in modo diverso?

Risposta: Ognuno di noi percepisce il Creatore in modo diverso in base allo sviluppo della propria anima, e in base ai propri desideri e alle proprie qualità. Questo perché il Creatore in Se Stesso non può essere percepito. Io non Lo percepirò mai; io percepisco solamente me stesso in relazione alla “Luce Superiore semplice”. Ed in rapporto a questa Luce Superiore semplice, io scopro me stesso.

Quindi, dove sono? Noi siamo il mondo intero. Lo senti? Si. Esistiamo con coloro che ci sono intorno? Si. Bene, allora noi siamo questo intero mondo. E’ il nostro desiderio in cui percepiamo ogni cosa.

Ti sembra come se stesse succedendo all’esterno? Ti sbagli. Tutto questo è dentro di noi. Il mondo intero è dentro di noi. Il fatto è che percepiamo semplicemente la realtà in questo modo, in rapporto alla Luce superiore. Noi non percepiamo questa Luce superiore, ma essa esiste, e non al di fuori, ma dentro di noi.

Qualsiasi cosa possiamo mai immaginare è dentro di noi, anche la Luce superiore. Ma che cos’è la Luce superiore? Ne possiamo parlare solamente sulla base della nostra esperienza. Dove si trova? E’ dentro i nostri desideri. Tutto è dentro l’uomo.
Si continua così fino a quando non riveliamo la forza superiore.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.04.2011 Shamati No.1)

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“Egli regge la terra sul niente”

Domanda: Cosa significa “non esiste nessuno tranne Lui”? Ed in che modo Lo raggiungono coloro che hanno il punto nel cuore, coloro che non lo hanno, e le masse religiose?

Riposta: Gli uomini che si trovano nel nostro mondo si possono relazionare alla totalità della realtà proprio come fanno con l’ambiente nel quale vivono, come fanno tutti gli esseri viventi. Oltre a questo, gli uomini possono avere un altro rapporto con la loro vita, che gli animali non hanno. Se ad un uomo fosse insegnato di credere nella forza superiore, questo rapporto potrebbe essere sia buono che cattivo.

Se saremo buoni, la forza superiore sarà buona con noi, e se saremo cattivi, sarà cattiva con noi. Questa forza vuole che siamo buoni e quindi ci manda delle sfide. Ci tratta con gentilezza se ci comportiamo bene. Quindi, vale la pene fare i bravi.

Cosa significa essere “buoni” agli occhi della forza superiore? A questo proposito, gli uomini hanno inventato diversi sistemi, fino al punto di sacrificare i loro stessi figli e sterminare gli infedeli nelle guerre di religione. Basandosi sul loro ego, gli uomini hanno creato per se stessi ogni genere di rapporto con questa forza superiore.

Baal HaSulam spiega l’origine delle religioni e delle credenze nel suo articolo “La Pace”. In sostanza, le religioni sono un sistema che serve allo sviluppo dell’umanità e al suo avanzamento verso la spiritualità. Quelle sfaccettature dei desideri di godere che non sono in grado di aspirare al Creatore si muovono in avanti con l’aiuto delle religioni. Gli uomini sanno una cosa soltanto: c’è la forza superiore, e noi ci troviamo in un certo sistema che ha una relazione con essa: se sono buono, essa è gentile; se sono cattivo, essa è cattiva.

Quindi, il solo problema è di definire i desideri di questa forza superiore. Ogni religione ha la sua posizione su questo argomento, ed ognuna pensa di essere nel giusto. E qui sta tutta la differenza tra le religioni: come adorare questa forza superiore, come appagare i suoi desideri in modo da poter vivere tranquilli in questo mondo e in quello dell’al di là? Sembra che gli uomini si comportino davanti alla forza superiore come se fossero davanti ad un signore o ad un re: “Come Lo possiamo appagare perché sia contento di noi?”

Dunque, ci sono tre categorie di uomini.

  1. Totalmente secolari con un atteggiamento da animali verso la realtà
  2. I religiosi che adorano la forza superiore, cercando di trovare i modi di piacerle.
  3. I Kabbalisti.

I Kabbalisti dicono che questa forza superiore, il Creatore, non ha alcuna relazione personale con noi. Se diciamo che non esiste nessuno tranne Lui, il bene che fa il bene, parliamo di un potere omni-comprensivo.

Tutto dipende da me, ed Egli non ha alcuna relazione personale con me. Tutto è determinato dalla misura della mia trasformazione nella Luce che esiste senza cambiare, semplice e costante, come è detto: “Io non ho cambiato il mio HaVaYaH,” “la legge che è stata data e che non può essere trasgredita.”

Ciò significa che il Creatore non ha alcuna relazione personale con me, nessun calcolo che mi riguardi, niente! Invece, Io credo che Lui lo faccia. Ma io percepisco anche un computer in questo modo. Diciamo che ieri, il computer su cui stavo lavorando mi ha fatto arrabbiare sul serio e che ero pronto a spaccarlo con un martello. Era colpa sua? Si tratta soltanto di un aggeggio fatto di plastica e metallo.

Tuttavia, poiché io lavoro con il computer, gli trasferisco le mie qualità personali, considerando il suo comportamento come buono o cattivo, e vado in collera dicendo: “Guarda cosa mi ha fatto!” Allo stesso modo, mi arrabbio con la macchina se le accade qualcosa.

Si tratta di caratteristiche fondamentali proprie della nostra natura. Non è per niente divertente. La nostra credenza nel potere della natura, che mi tratta gentilmente oppure no, nasce da qui. Cosa diciamo ad un bambino quando va a sbattere contro un tavolo?”

“Colpiscilo; ti ha fatto male!” E se non si tratta di un tavolo ma di qualcosa di più astratto e di grande che comprende tutto, parliamo in un modo diverso: “TrattaLo bene, ed Egli ti farà del bene”. La fede incomincia da qui.

Noi ancora non comprendiamo che se non raggiungiamo il punto della verità, non lavoreremo con niente. Agiremo semplicemente contro la legge della natura, ma “la legge è stata data e non può essere trasgredita.” Il Creatore non cambia. Dunque, sia che io sia buono o cattivo, influenza soltanto me. Io non faccio al Creatore né il bene né il male; non Lo tocco.

Quando io dico che Lui è felice di me o che Lo rendo triste, sono Io a dirlo. Io percepisco questa cosa solamente nei miei sensi. Se è così, cosa o chi mi fa cambiare? Il mio ego? Significa che lo faccio solamente con lo scopo di sentirmi bene. Niente altro mi obbliga! O forse l’ambiente, che mi minaccia di punirmi, mi costringe a cambiare?

Se questo è il nostro atteggiamento verso l’intera e perfetta realtà, nessuno potrà allora costringermi a cambiare. Può succedere solamente per mezzo della fede al di sopra della ragione! Perché esisto in questa realtà falsa e frammentaria? Partendo da essa, voglio costruire un atteggiamento indipendente verso questa forza, “il bene che fa il bene”, colui che è il solo ad esistere. Cosa significa “un atteggiamento indipendente”? Significa che mi relaziono a questa forza senza alcuno scopo personale, ed essa non conosce, non comprende o non percepisce nulla da me. Su che cosa baso il mio lavoro? “Egli regge la Terra sul niente,” che è detto “le dieci Sefirot Blima (che nascondono).”

Gradualmente, arrivo a questa percezione della realtà nella quale non faccio alcun calcolo personale, come invece faccio oggi. Io voglio solo imparare da questa forza le sue proprietà, diventare uguale a Lui. Questa è la mia ricompensa. Non ho bisogno di risultati, né per la forza, né per me stesso; desidero solamente diventare uguale a Lui, come è detto: “La ricompensa per un comandamento è conoscere Colui che comanda.”

Si tratta di concetti molto sottili che sono impossibili da spiegare. L’uomo che non ha il punto nel cuore non ne sarà mai colpito né capirà cosa si nasconde dietro alle parole. “Per chi lavoro allora? Se non c’è nessuno a parte me chi riceverà il mio lavoro e, come conseguenza, mi tratterà in modo diverso, significa che lavoro contro il muro, contro il vuoto. Allora, cosa significano queste parole: “Il libro è aperto, e la mano sta scrivendo,” che giudica se stesso ed il mondo in base ai meriti?

Tutte queste parole hanno lo scopo di avvicinarci all’ideale, che si chiama “la fede al di sopra della ragione”. Qui, non si ha alcun calcolo che si possa immaginare. Non c’è nessuno a cui rivolgersi. Si possono fare dei calcoli solo con colui che ha il desiderio, la forza, e l’azione. “Non esiste nessuno tranne Lui” e “il bene che fa il bene” implica che Egli non agisce al contrario di così. Noi parliamo delle nostre azioni: cambiamenti di stato, reazioni, ma Lui non ha nulla a che fare con tutto questo. Se così fosse, sarebbe come se non agisse. A noi sembra che Lui non viva se non cambia. Ma questo è ciò che sembra a noi.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.04.2011, Shamati No. 1)

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Il vento del cambiamento

Attraverso il lavoro nel gruppo, ricevo un forte desiderio. Desidero ardentemente liberarmi dall’egoismo, ma cosa posso fare? Il desiderio in se stesso non è capace di nulla. E per di più, un tale desiderio, sebbene potente, è egoistico.

Io non voglio la dazione di per sé, ma il vantaggio che promette. Ciò significa che sono sotto il giogo del Faraone. Ho un forte desiderio di dare dentro il desiderio di ricevere: mi aspetto di ricevere un guadagno dalla dazione.

Di conseguenza, la contraddizione, il divario, la polarità, il conflitto di interessi, dentro di me non fanno che crescere. Io voglio donare per colmare il mio desiderio egoistico. Infatti, la dazione mi rende eterno, perfetto, senza confini, libero da impedimenti, immune da ogni crisi. Mi dimentico degli tsumani e del crollo delle borse; tutto è meraviglioso! Chi non lo vorrebbe! Il mio ego lo vuole, voracemente.

Tuttavia, non ne è capace. Allora la forza superiore arriva e si apre un varco nel mio “buco nero”, permettendomi di scappare. Però, sebbene la si possa descrivere come una fuga, in lungo e in largo, non corro da nessuna parte. Resto nello stesso posto, ma all’improvviso, mi sento libero dall’egoismo, dal desiderio di ricevere. Questo è tutto.

All’improvviso, succede che il buco nero non contiene più la Luce dentro di sé; diventa trasparente. Ora tutto fluttua attraverso di esso e fa canale ad ogni genere di influenza dalle altre dimensioni, che chiamerò con dei nomi diversi: la Luce di Nefesh, la Luce di Ruach, e così avanti. In questo modo, avanziamo.

La cosa essenziale è che attraversiamo il limite, il confine, per iniziare il rinnovamento (Hidush). In ebraico, si chiama Rosh Hódesh, l’inizio del mese. Il nostro rinnovamento consiste nel conseguire il nostro primo attributo della dazione con l’aiuto della forza superiore.

Per riuscirci, tuttavia, abbiamo bisogno di invitare all’azione la forza superiore e per questo, in primo luogo, ci dobbiamo unire. Lasciamo che sia un’unione egoistica; non importa se funzionerà oppure no. L’importante è cominciare e quando avremo costruito il giusto ambiente, il vento del cambiamento spirituale soffierà tra di noi.
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(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21.04.2011, gli scritti del Rabash)

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Ogni ascesa significa ripartire daccapo

Domanda: Il gruppo mondiale contiene un grande desiderio con il quale possiamo lavorare, come penetriamo al suo interno?

Risposta: Ancora ci manca il sostegno reciproco. Questo è il problema. Tutti abbiamo il desiderio, ma non percepiamo ancora la interconnessione totale, quando ogni buco nella barca sulla quale ci troviamo fa affondare tutti sul fondo. Ovviamente, il Creatore ci sta aiutando perché non possiamo tappare tutti i buchi da soli. E’ scritto: “Rivolgiti a me, ed io ti ripagherò”. Poi, in seguito, Egli ci passerà il lavoro da fare, e noi Gli ripagheremo il debito.

Quindi, ci manca la sensazione dell’interdipendenza, della necessità di prenderci cura l’uno dell’altro. Io dovrei sentirmi preoccupato affinché tutti restino uniti, come una madre si preoccupa del benessere e della salute dei suoi figli. La cura per gli altri che un uomo ha nel proprio cuore li aiuta e gli ritorna moltiplicata di tante volte.

Infatti, il gruppo è un amplificatore molto potente. In risposta alle mie attenzioni e alle mie cure, gli amici mi avvolgono in esso. Maggiore è il mio contributo nel gruppo, maggiore sarà l’esaltazione che il gruppo darà al mio contributo, che mi ritornerà moltiplicata di tante volte. I miei pensieri devono avere come scopo gli amici come sempre, in modo che io aggiunga il mio contributo a ciò che ho ricevuto da loro.

Come lavoro su questo desiderio? Cado a metà strada. Il Creatore mi fa lo sgambetto, ed improvvisamente, con il gruppo che mi ha aiutato e sostenuto con un desiderio così meraviglioso e potente, incomincio ad ignorare tutto quello che ho. Infatti, ho ricevuto questa bruciante ispirazione dagli amici, tanto che non c’è più posto per i miei sforzi personali. Dove sono io allora, se tutto arriva da loro?

Perciò, affinché io possa fare la mia parte, mi viene data una discesa. Spinto dalla necessità, incomincio ad arrampicarmi come se dovessi uscire da un buco; cado e continuo a salire ancora, fino a quando non raggiungo la superficie. Ancora una volta, metto tutti i miei sforzi negli amici.

E’ difficile continuare a provare perché non c’è più nulla, è come se non avessi mai ottenuto nulla da loro fin dal principio. Che cosa ha provocato questa “nuova cancellazione-ripartenza”? Il punto è che sono asceso in un nuovo livello. Adesso devo ripartire da zero, ma è il punto zero del nuovo livello, che è più elevato di quello in cui ero precedentemente.

Ovviamente, all’inizio mi viene presentato come un’oscurità anche più grande. Ci sono più ostacoli e più grande è l’egoismo in questo nuovo livello poiché mi sono elevato più in alto, verso dei desideri più potenti che sono ancora da correggere. Così, continuo lungo il mio cammino spirituale.
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(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21.04.2011, Gli scritti del Rabash)

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Attraversare la frontiera egiziana

Domanda: Che cosa posso fare se nonostante io abbia un grande desiderio di unirmi agli amici, anche se provo con tutte le mie forze, sono incapace di rimanere in quello stato più di cinque minuti, dopo i quali sono trascinato da una serie di pensieri irrilevanti?

Risposta: Hai bisogno di trasferirti da un pensiero all’altro, una volta dopo l’altra. Che cosa puoi farci se il nostro lavoro è svolto a piccoli passi, come i bambini che crescono poco a poco, giorno dopo giorno. Ma un bambino lavora, tutto il giorno, per avanzare. Mette in prova l’ambiente e se stesso. Come ci sta e come utilizzarlo, come svilupparsi per ottener il maggio beneficio da esso.

Ma noi non facciamo la stessa cosa. Non esaminiamo ogni secondo come dovremmo utilizzare il nostro ambiente, né quale sia il modo migliore per connetterci a esso. Noi non vogliamo unificarci e metterci alla prova: Siamo in dazione verso il nostro ambiente? Puoi farlo ogni momento come fanno i bambini? Ed è qui che si trova il problema; è il motivo per il quale il nostro progresso è cosi lento.

Niente ci sta bloccando. Abbiamo ricevuto tutti gli strumenti; tutto è già scritto per noi; tutto è già spiegato; e tutto quello che dobbiamo fare e saltarci insieme e farlo! Allora, tutte le persone, anche quelli che abitano negli angoli più remoti della terra, sentiranno che non possono fare altrimenti.

Soltanto la forza interiore comune del gruppo mondiale sveglierà ogni cuore. Nessuno ha altre opportunità per rimanere nel percorso oltre a quella di svegliarsi e andare avanti. Questo è considerato come la garanzia mutua, quando noi garantiamo a tutti che si solleveranno velocemente e raggiungeranno lo stato buono.

Egitto non è cosi necessario se lo attraversiamo insieme. Il Creatore sistema tutto in modo che possiamo sopportare quest’inquietudine che è considerata come “mal d’amore” quando io sogno di incontrarmi con qualcuno che io amo, io mi struggo per Lui, per questo incontro anticipato che ho davanti.

Io naturalmente soffro, poiché ancora non sono arrivato a questo incontro e non ci siamo ancora riuniti, ma io lo sto già aspettando, nell’anticipazione immediata del futuro. L’unica difficoltà in questo percorso è la mancanza di unità tra di noi. Oltre a questo, non c’è nient’altro.
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(Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21.04.2011, Beit Shaar HaKavanot)

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Il desiderio e l’aspirazione

Domanda: Qual è la differenza tra il desiderio (Chissaron) e l’aspirazione (Ishtokekut)?

Risposta: Il desiderio (Chissaron) significa che io semplicemente voglio qualche riempimento, ad esempio sono assetato; mentre l’aspirazione (Ishtokekut) dipende da quanto ne ho davvero bisogno in un certo momento, cioè quanto soffro adesso perché manco di questo riempimento. Ciò significa che un’aspirazione è un’aggiunta ad un desiderio e questa, misura la forza del desiderio in un certo momento, quanto è disposto a soffrire il mio ego per raggiungere la meta desiderata.

In altre parole, quanto sei disposto a pagare per questa? Vediamolo adesso. Vuoi farlo? Non c’è problema. Quanto puoi dare? Possiamo misurare la tua aspirazione in accordo alla tua risposta. Tu dici: “Bene, cento”. “No, devi dare mille”. “Mille?”. Qui vieni messo alla prova secondo la quantità che sei disposto a pagare. Questo è il modo di misurare la tua aspirazione per la meta desiderata.

Allo stesso tempo, un desiderio in sé è semplice. Se qualcosa è gratis, la porterò via. È evidente che una persona viene valutata in accordo alla sua aspirazione. Il desiderio ci arriva dal Creatore, mentre aggiungiamo l’aspirazione tramite l’ambiente. Un’aspirazione è il frutto del nostro lavoro, il risultato dei nostri sforzi.

(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011, Talmud Eser Sefirot)

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Tutte le anime si riuniscono dentro di me

Nella spiritualità, la “ragione” rappresenta la Luce di Chokhmà (Saggezza) vestita in un vaso. In conformità a questa Luce, sentiamo e capiamo il Creatore. La chiave qui non è la Luce di Chokhmà attuale, ma la Luce di Hassadim (Misericordia) che la riceve, cioè secondo la misura della dazione della quale siamo capaci.

Queste due Luci si conformano e si adattano.

Nel nostro mondo riceviamo direttamente nel nostro desiderio una certa porzione di Luce senza che questa sia rivestita in esso, senza essere simili al Creatore. Per questo siamo molto limitati nella nostra ragione. Questa ci sviluppa perché non ci insegna cosa fare successivamente per rivelare il Creatore.

Al contrario, nel mondo spirituale, riceviamo la Luce superiore, la rivelazione del Creatore, nei vasi di dazione. Ciò significa che rivelo il Creatore con la comprensione completa di chi e cosa è Lui.

Nel nostro mondo posso guardare una persona e vedere una parete. Per me lei è “impenetrabile”, non capisco il suo linguaggio, non conosco le sue qualità o i suoi pensieri. È nascosta per me, però nel mondo spirituale, il nostro contatto significa l’unione. Genero all’interno dell’attributo della dazione, che è vestito nella Luce e pertanto lo capisco; cioè, capisco qualcuno che non sia me. Il mio desiderio assume la sua forma, la sua struttura e lo stesso processo viene applicato a tutti.

Mantengo grezzo, senza forma, questo desiderio di ricevere che appartiene a Malchut dell’Infinito e attraverso l’amore e la dazione, costruisco su questo desiderio diversi modelli per assumere le forme di tutte le anime che esistono al di fuori di me. Posso creare all’interno uno spazio per costruire un “gruppo” di anime e per tanto includo tutti dentro di me.

Però questo è possibile solo a condizione che io assegni all’interno del mio desiderio un posto per ogni anima, immaginando dove deve andare ognuna. Come posso sapere questa cosa? Semplicemente, nella misura in cui do, permetto agli altri di entrare.

L’immagine risultante è molto simile al logo del prossimo congresso di Mosca. Un cerchio è il mio desiderio completo e dentro di esso posso assegnare un segmento ad ogni amico. Il cerchio si riempie gradualmente di anime e facendolo, restituisco la mia anima a me stesso. Di fatto attualmente, questo esiste come se fosse al di fuori di me, ma tutto quello che percepisco che mi sembra essere al di fuori di me, è la mia anima.

Da questo si deduce che l’attributo della dazione che io genero non è altro che un mezzo, una condizione che permette alla mia anima di essere riportata dentro di me.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04. 2011, “La Mente attiva”)

L’atteggiamento corretto verso i libri sacri

Quando leggiamo un articolo Kabbalistico, abbiamo bisogno di sintonizzarci correttamente con la nostra percezione. Non una sola parola nella saggezza della Kabbalah parla del nostro mondo, mai. Noi non esistiamo in questo mondo. E’ un mondo immaginario; non è preso in considerazione affatto e non si accorda con l’intero sistema dei mondi. Semplicemente, non esiste!

Perciò, la Kabbalah non parla di questo mondo, del corpo fisico dell’uomo, o di certi luoghi geografici: la terra di Israele, il deserto del Sinai, l’Egitto, o la città di Babilonia. Si occupa solo degli stati interiori che una persona attraversa nella sua aspirazione a raggiungere la correzione, lo scopo della creazione.

Se una persona ha il punto nel cuore ed ha come obbiettivo lo scopo della creazione, lungo il percorso verso questo obbiettivo, incomincia a vivere vari stati. La saggezza della Kabbalah e tutti i libri Kabbalistici – la Torà, il Talmud, Lo studio delle Dieci Sefirot, il Mishna e così avanti – descrivono in particolare questi stati e questi livelli. Tutti libri “sacri” e spirituali parlano esclusivamente della “santità”, vale a dire del raggiungimento della proprietà della dazione, alla quale ci si riferisce come alla santità.

Dunque, mentre leggiamo questi articoli, ci dobbiamo completamente staccare da tutte le immagini e figure materiali che ci sono familiari ed immaginare solamente i livelli spirituali, vale a dire i livelli che ci avvicinano o ci allontanano dalla proprietà della dazione. Essi parlano solamente di questo. Questi libri descrivono il desiderio creato dal Creatore, i suoi stati in ognuno di noi, e la nostra esperienza sul cammino quando, dal nostro stato attuale, incominciamo ad aspirare alla proprietà della dazione, ad amarci reciprocamente, il che è chiamato “santità”.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.04.2011 Gli scritti del Rabash)

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