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La forza che rivela il mondo spirituale

Domanda: Se il generale ed il particolare sono uguali, allora il gruppo, così come un individuo, dovrebbe temere la possibilità che i partecipanti non riescano a staccarsi dal loro ego?

Risposta: Se si tratta di un “gruppo” vero, esso opera la trasformazione dal generale al particolare, in “un solo insieme” in relazione al Creatore. E nella misura in cui il gruppo diventa un “individuo” singolo, raggiunge l’unione e la garanzia, un solo pensiero comune; allora questo “individuo” si trasforma in qualcosa di ricco ed eccezionale, attraverso l’unione dei diversi stati di tutti i suoi partecipanti dentro di sé.

Il Creatore è descritto come “L’Unico, il Solo e l’Unito ( singolo)”. Così è il gruppo, se agisce come “una sola” entità che unisce in sé le azioni di molte persone, e quindi ci si riferisce ad esso come al “singolo”, “l’unico nel suo diritto”. E questo è ciò che determina il potere di “una sola” entità.

Il gruppo non si misura in base al numero dei suoi partecipanti. Ma è definito dalla sua unione, dalla qualità del legame che è caratterizzato dal fatto che i suoi partecipanti sono uniti, essendosi elevati al di sopra del proprio egoismo per il bene degli altri. Questo è ciò che rende il gruppo potente poiché nella spiritualità, il potere non è determinato dalla quantità, ma dalla qualità, ed è la conseguenza di molti legami, specialmente dovuti al fatto che i membri si uniscono come un solo insieme.

Questa è la forza con la quale scopriamo il mondo spirituale! Se potessimo mettere d’accordo tutti questi significati: “L’Unico, il Solo e L’Unito” come riguardanti la connessione tra di noi, arriveremmo alla rivelazione del Creatore.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 05.05.2011, Shamati No. 56)

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Come usciamo dalla schiavitù?

Domanda: Mi piacerebbe unirmi, però dopo tutto, vedo ancora qualche beneficio personale in questo. Cosa devo fare?

Risposta: Sicuro, continui a vivere in Egitto e non puoi realizzare un tipo diverso di calcolo. Tutto il tempo pensa solo all’unità che ti farà sentire bene.

Continuazione della domanda: Però, si suppone che devo annullare me stesso.

Risposta: la Luce superiore lo farà per te. Tu sei incapace di farlo. Hai davvero qualcosa di buono che di fatto ti farà abbassare la testa ed amare gli altri? Sei veramente interessato a questo?

In ultima istanza, ci rendiamo conto che non c’è niente di buono in noi. Siamo assolutamente incapaci di fare del bene. Ognuno di noi è un bugiardo ed un ladro, ognuno è un criminale perché tutti noi siamo ancora governati dal Faraone; e il Faraone è il padrone di tutti i bugiardi, il re di tutti i ladri, ed il padrino di tutto il malvagio mondo egoista. Questo governa il mio cuore e la mente e tira tutti i fili.

A volte, quando penso alla mia vita precedente, sono molto sorpreso: “Perché ho fatto questo? Cosa mi ha obbligato a farlo?” Questo è il giogo del Faraone, il quale mi controllava in modo tale che non potevo fare niente di buono. Se una persona guardasse la sua vita dal punto di vista della Luce superiore, non troverebbe un solo instante illuminato. Tutto le sembrerebbe assolutamente orribile.

Cosa facciamo allora? Nonostante questo, dobbiamo sforzarci per la nostra unione. Facendo degli sforzi mentre sono nella schiavitù egoistica, evoco gradualmente la Luce che Riforma e pertanto inizio a sentire che il Creatore può correggere la mia situazione.

Però io non posso farlo. Quando mi arriva questo, non voglio creare una connessione con gli altri, né unirmi a loro e mi dimentico di tutto. Non ho nessun vincolo reale che unisca i nostri cuori. Tuttavia, se la Luce superiore discende a me, mi porta questo desiderio , e mi abilita con la capacità dell’unità.

Lascia che la Luce lavori in te, fai i tuoi sforzi, grazie ai quali la Luce ti influenza e ti cambia. Tutti i tuoi pensieri cominceranno a dirigersi verso l’unione.
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(Dalla 4°parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04. 2011, Baal HaSulam lettera 10)

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L’accesso al libro dello Zohar

Ci sono molte storie nel Libro dello Zohar che sono scritte con un linguaggio allegorico (Midrash). Esse descrivono verosimilmente storie di uomini e di angeli (le forze della natura), di animali, di piante, in quanto era nel desiderio degli autori del libro di spiegare tutti i livelli della creazione: l’inanimato, il vegetativo, l’animato, ed il parlante.

Baal HaSulam ha redatto quattro testi di introduzione al Libro dello Zohar:

1. “Prefazione alla saggezza della Kabbalah (Pticha)”: Si tratta di una prefazione scientifica nella quale egli spiega la struttura dei mondi, dei Partzufim, delle Sefirot, e l’interazione delle Luci e dei desideri (i vasi, Kelim).

2. “Il preambolo al commentario di Sulam”: E’ collegato alla prefazione di cui sopra. In questo testo, egli spiega inoltre come lavorare lungo le tre linee, con le Luci ed i desideri, in una forma molto più precisa, più vicina ad ogni anima.

3. “Prefazione al Libro dello Zohar”: In questa introduzione, Baal HaSulam spiega la percezione della realtà. Egli descrive come passiamo dalla nostra attuale percezione corporea della realtà a quella spirituale, quando incominciamo a percepire la realtà attraverso questo mondo, che diventa trasparente, e vediamo le forze che funzionano in esso invece del quadro superficiale del mondo.

Allo stesso modo, quando guardiamo allo schermo del computer, vediamo una certa immagine. Ma essa esiste soltanto rispetto a noi, poiché noi abbiamo creato di proposito questo schermo e questo metodo di proiezione. Nella realtà, si tratta semplicemente di una manifestazione esteriore di informazioni che sono immagazzinate dentro il computer, nella sua memoria. Se potessimo leggere le informazioni direttamente dall’Hard disc, cioè dalla sua memoria, non avremmo bisogno di trasmetterle sullo schermo per leggerle.

La saggezza della Kabbalah è lo strumento che ci permette di entrare nella parte interiore e nascosta della realtà e di vedere non la forma esteriore che ci viene presentata in un preciso momento, ma piuttosto il funzionamento interiore: le forze che lavorano dietro le quinte dell’immagine consueta del mondo.

In questa introduzione, Baal HaSulam ci spiega anche che la nostra percezione della realtà è divisa in quattro parti: l’essenza, la forma astratta, la forma rivestita nella materia, e la materia stessa. Fino alla correzione completa (Gmar Tikkun), noi conseguiamo solamente la nostra materia (desiderio) e la forma che questo nostro desiderio assume: siano egoistiche o altruistiche. Non possiamo conoscere la forma astratta e meno ancora l’essenza. In questo modo ci muoviamo verso la correzione finale.

Dunque, la saggezza della Kabbalah ci dà un avvertimento molto serio a non perderci nelle fantasie, ma di essere realistici e di usare l’approccio scientifico mentre ci sforziamo di scoprire il mondo spirituale in una forma tangibile e concreta

4. “Introduzione al Libro dello Zohar”: Qui, Baal HaSulam spiega i vari problemi che un uomo affronta rispetto alle domande che riguardano il chi siamo, qual è la nostra essenza ed il nostro ruolo nel mondo, perché il Creatore ci ha creati così meschini, limitati, e ignobili, perché dobbiamo percorrere questo cammino così lungo per diventare uguali a Lui, e così via.

All’inizio di questa introduzione, Baal HaSulam pone queste domande ed in seguito propone le risposte.

E alla fine della introduzione, c’è una parte molto speciale, ben nota, e diffusa in tutto il mondo in cui scrive della nostra correzione al giorno d’oggi. In questa parte egli spiega che il mondo è diviso in parti interiori ed esteriori. Ci si riferisce agli uomini che sentono di appartenere al conseguimento spirituale come alla parte interiore del mondo. Sono loro che devono unirsi tra di loro ed usare il Libro dello Zohar per attirare la Luce che Riforma verso di loro.

Così facendo, essi diventeranno la fonte spirituale ed il centro spirituale del mondo. Possedendo la forza spirituale, essi diffonderanno la saggezza della Kabbalah, ed il mondo intero incomincerà a sentire che essi hanno qualcosa di straordinario: conoscenza, saggezza, un approccio corretto e sensato a ciò che sta succedendo nel mondo, e le risposte alle domande che lo riguardano.

Il mondo incomincerà a comprendere che questi uomini si trovano a dei livelli molto più elevati di tutti gli scienziati e dei cosiddetti grandi governanti del mondo, poiché essi possiedono la conoscenza delle forze che agiscono e trasformano il nostro mondo in un modo assolutamente imprevedibile.

Allora, dopo resistenze e confronti, il mondo comincerà a sentirsi attirato da questi uomini e a riconoscere in loro la forza superiore, la saggezza superiore. E dunque, alla fine, il mondo intero arriverà alla correzione. Infatti, la correzione si realizza fondamentalmente tra individui ai quali ci si riferisce come alla parte interiore del mondo, coloro che hanno il punto nel cuore, mentre il resto del mondo cercherà di unirsi e di aggrapparsi a loro, proprio come oggi nel mondo le masse vivono le loro vite quotidiane, mentre il mondo è governato da una manciata di altri uomini.

E così, Baal HaSulam spiega alla fine dell “Introduzione al Libro dello Zohar”, l’intera umanità continuerà a svilupparsi finché il mondo non si sarà unito insieme, fino a quando tutti non saranno diventati un solo insieme, grazie proprio al Libro dello Zohar, e non avrà raggiunto proprio le stesse dieci Sefirot originarie di cui Rabbi Shimon ed i suoi nove discepoli scrivono.
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(Dalla 4.a lezione al Congresso WE! del 02.04.2011)

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Mostriamo il nostro desiderio di uscire dal nostro Egitto!

Baal HaSulam, “Commento all’Hagadà di Pesach” (Dall’articolo “Questo è per Giuda”): Questa è la ragione per la quale ci piace ricordare di mangiare il Matzà in Egitto [nel primo gruppo di Kabbalisti] ancora oggi [durante la cena di Pesach] posto che [oggi] siamo ancora come quando eravamo schiavi in terra straniera [la terra di Israele è “Eretz Israel” in ebraico, che significa “il desiderio diretto al Creatore”]. Inoltre, con questa Mitzvà, ci dirigiamo ad offrire la redenzione [dal Faraone, dall’egoismo] che avverrà presto nei nostri giorni, Amen, come fecero i nostri padri [spirituali] che ne mangiarono in Egitto.

Questo passaggio parla di un gruppo di kabbalisti che esisteva e funzionava sotto la direzione di Abramo ed uscì da Babilonia circa 3.700 anni fa per connettersi per mezzo dei legami di amore tra di loro, il che è descritto come “ama il tuo prossimo come te stesso”. Loro impararono dalla propria esperienza come si induriscono i cuori e quanto malvagio diventi il potere del Faraone (l’ego) che li governa.

Però, a prescindere da questo, cominciarono a superare questa durezza, anche se l’egoismo continuò a crescere. Essi raggiunsero uno stato interiore di uscita dall’egoismo che si chiama “esodo dall’Egitto”. Invece delle relazioni egoistiche che erano soliti avere, essi si connessero tra di loro con legami di dazione ed amore, il che significa uscire dalla frontiere egiziane.

Pertanto, tutte le azioni che realizziamo durante la cena festiva hanno un unico obiettivo: raggiungere la stessa liberazione dall’ego. Ripetiamo ogni azione e rituale stabiliti dallo stesso gruppo di kabbalisti, seguendo le istruzioni di Baal HaSulam, che spiega in minuzioso dettaglio ogni tappa del rituale festivo, perché in realtà, questo riflette quanto fortemente la persona desidera uscire dal suo Egitto personale.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04. 2011; “Questo è per Giuda”)

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A cosa pensi mentre stai studiando?

Domanda: Leggiamo le parole che sono scritte dai Kabbalisti le quali indicano le radici spirituali. Ma come possiamo creare un legame, utilizzando i nostri organi sensoriali, tra le parole che usiamo abitualmente e la realtà superiore?

Risposta: In base al nostro desiderio di arrivare alla spiritualità ed in base alla nostra intenzione, in qualche modo ci eguagliamo alla Luce. Ed in base al livello di questa uguaglianza, la Luce incomincia ad influenzarci, ad influenzare il nostro desiderio e la nostra intenzione, da lontano. Questo è ciò chiamiamo la “Luce Circostante”, la Luce che Corregge

Essa ci illumina da lontano perché ancora non può venire in contatto con il nostro desiderio e le nostre intenzioni, che non sono ancora proprio pure come la Luce. Ma c’è comunque una connessione tra di loro, perché noi ci sforziamo di muoverci in avanti anche se da uno stato molto basso.

L’intenzione incomincia a manifestarsi se siamo connessi almeno in misura minima con l’ambiente circostante, in modo da ricevere da esso lo stesso desiderio e la stessa aspirazione ad unirci insieme. Solo al livello della reciproca inclusione di tali intenzioni, per raggiungere le quali lavoriamo quando leggiamo i testi Kabbalistici, meriteremo un’illuminazione che incomincerà ad influenzarci.

Se connettiamo i nostri desideri e le nostre intenzioni con gli altri, coloro che aspirano alla stessa unione nel corso delle lezioni, richiamiamo la Luce Circostante. Adesso, facciamoci una domanda: quanto spesso abbiamo questo pensiero e questo desiderio mentre studiamo? Se così non fosse, gli anni passeranno, e non vedremo alcun risultato.

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(Dalla 3.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 08/05/2011, Talmud Eser Sefirot)

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Le difficoltà sono un aiuto dall’Alto

Solo una persona che, in base alla radice della sua anima, desidera trovare la forza superiore, unica ed unificata in tutto, che governa la realtà, è “aiutata” dall’Alto e le vengono mandati degli ostacoli. Il Creatore continua a rivelare a questa persona dei nuovi desideri, che la trascinano in diverse direzioni. Quindi, la persona dimentica che non esiste nessun altro tranne il Creatore e si ingarbuglia di nuovo e non è capace di ricomporre l’immagine dell’unica forza superiore dentro la quale ogni persona si dovrebbe dirigere.

Tutte queste difficoltà sono un aiuto dall’Alto mandate sotto forma di ostacoli a colui che possiede un’aspirazione a trovare il Creatore. E l’uomo pensa che gli altri ce la facciano a mantenere fede a questa visione, alla sensazione che non ci sia nessun altro a parte il Creatore. Ma per lui, questa immagine continua a sbiadirsi e a perdersi.

Per il mondo è facile a dirsi, ma egli si sente come il solo per cui è difficile, ed gli si trova in una battaglia continua come se fosse in una nebbia e non comprendesse chi agisce: se stesso, il Creatore o entrambi insieme, e quale relazione dovrebbe essere formata con Lui. Niente è chiaro.

Sembra ingiusto che egli abbia solamente sofferenze dal Creatore invece di aiuto. E’ così che agisce un Creatore amorevole e gentile? Allora perché Egli usa degli stratagemmi così astuti e pone l’uomo in mezzo ad una vita piena di problemi dai quali non sappiamo come scappare?

L’uomo pensa che anche la persona più crudele non farebbe così. Infatti, da dove arriva tutta la crudeltà del mondo se non dalla stessa forza superiore? Tutte le cose più brutali ed orribili derivano dalla sola unica forza, ed inoltre, noi dobbiamo convincerci che questa forza è buona, che ci ama infinitamente, e che lavora solo per il nostro bene, non è così?

Se diamo un’occhiata al mondo, è impossibile riconoscere tutto questo. Ci convinciamo solamente di quanto sia facile confonderci e dubitiamo dell’unicità della forza superiore, quando vediamo il mondo davanti a noi, che strabocca di sofferenza, di problemi, di violenza, di terrore e di odio.

Non è la stessa forza superiore che provoca tutto questo? Sicuramente sì, poiché non c’è nessun altro tranne Lui, e noi non facciamo nulla da soli. I vedo con i miei stessi occhi che il mondo è governato da una forza del male e non del bene. E provo come posso a tenermi stretto al pensiero che non esiste nessun altro tranne il Creatore buono, e mi tengo in equilibrio come se fossi in bilico su di un filo e fossi sempre sul punto di cadere. Infatti, da ogni direzione mi arriva la prova dell’esatto opposto, e mi sembra assolutamente reale.

Non posso nemmeno chiudere gli occhi davanti a quello che sta succedendo e mentire a me stesso. Mi rendo conto che devo semplicemente arrivare a conoscere il Creatore! E allora, un vero bisogno si fa strada in me. Non sono disposto a guardare a Lui come ad una forza negativa! Ma affinché io Lo possa vivere come una forza del bene, ho bisogno del Suo aiuto.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.04.2011 Shamati No.1)

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Come evitare gli Tsunami

Un bambino chiede: Il Creatore promise a Noè che non ci sarebbe stato un altro diluvio. Allora perché c’è stato un altro tsunami?

Risposta: Questa è domanda difficile. Io non sono abituato a considerare la Torà come una raccolta di avvenimenti storici. La corruzione che c’era allora – il peccato di Adamo e tutte e altre trasgressioni che ci hanno portato dove siamo oggi – è ancora la stessa corruzione, e noi ne abbiamo iniziato la correzione solamente adesso.

La ragione dei disastri come gli tsumani o i terremoti, passati e futuri, è che siamo noi a provocare gli squilibri. Il Creatore promette davvero che i colpi finiranno? No. Egli promette che non ci saranno diluvi che cancelleranno il mondo intero!

Diluvio significa che delle acque malvagie arriveranno per spazzare via tutto, lasciano solamente il punto nel cuore. Successe veramente una volta, perché una corruzione di quella ampiezza doveva accadere, ma poi non più. Noi abbiamo davanti solamente la correzione. Ma se non ci correggiamo in tempo, noi stessi provocheremo i colpi che ci colpiranno.

Spero che saremo capaci di evitarli, ma ci dobbiamo sentire responsabili di quello che sta succedendo. Infatti, se la saggezza della Kabbalah è stato rivelata, e se sappiamo che costruendo su di essa la nostra interconnessione, possiamo correggere il mondo, allora siamo in grado in grado di evitare le disgrazie.

Ricordiamo quello che il Creatore ha detto ad Abramo: “Se troverò dieci uomini giusti a Sodoma, non la distruggerò con un terremoto.” Ma non c’erano dieci uomini giusti, e così ci fu il terremoto.

Se noi lo desideriamo, siamo in grado di salvare il mondo dalla sofferenza. Tutto dipende da noi. Io penso che ce la faremo perché abbiamo veramente bisogno di prendere questo discorso sul serio.

(Dalla lezione 7 del congresso WE! del 04.03.201)

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Vuoi conoscere il Creatore? Affare fatto!

E’ necessario comprendere che siamo davanti al Creatore, la forza che è il bene e che fa il bene, e che nessun altro esiste a parte Lui. Cosa gli chiedereste? Egli vi tratta bene al 100% e non cambia. Cosa chiedereste, che vi trattasse bene al 101%?

La nostra supplica al Creatore è considerata come lo sviluppo dei nostri organi sensoriali. Allora, lavorando sul nostro desiderio, cercando di dargli costantemente una forma corretta, raggiungiamo uno stato in cui dobbiamo conoscere il Creatore in tutta la Sua completezza, nella Sua autentica forma. E ci si riferisce a tutto ciò come alla preghiera, dopo la quale arriviamo a conoscere il Creatore.

Noi non comandiamo nessuna azione al Creatore. Infatti, Egli è “il solo, l’unico, e l’unito” e “ non c’è nessun altro a parte Lui”. Si può dire che Egli agisce di continuo o per niente affatto, mentre noi siamo in Lui e questo è tutto; Egli non cambia. Tutto dipende da come noi vediamo il Creatore.

Dunque, pregare, in Ebraico, significa “giudicare se stessi”. Noi giudichiamo noi stessi e cambiamo, e grazie alle nostre trasformazioni interiori, sentiamo un’altra realtà del tutto nuova.

Per questo, noi parliamo sempre per conto dei nostri desideri (Kelim), mentre la Luce, o il Creatore, è nella totale immobilità.

Perciò, la preghiera al Creatore riflette solamente la misura in cui mi sono corretto ed ho acquisito dei nuovi organi di percezione, nei quali raggiungo la rivelazione di “Non esiste nessuno tranne Lui, il bene che fa il bene”. E nessuna azione arriva dal Creatore che non sia così.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.04.2011 Shamati No.1)

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Cosa resta di una mela?

Domanda: Come esempio di sviluppo parliamo della maturazione di una mela, che attraversa la tappa dell’amarezza prima di diventare un frutto delizioso. Tuttavia, continuando, la mela cade al suolo, diventa putrida e fornisce i semi. Pertanto, ci sembra che stiamo descrivendo solo le tappe intermedie, no?

Risposta: Non è così. Dopo essere maturata, la tappa successiva di una mela è il suo sviluppo nella prossima generazione, in un nuovo stato. È proprio così perché marcisce, muore, da i suoi germogli ed i semi per gli stati seguenti. Questo è tutto ciò che nel cammino potrebbe servire ad un grado più avanzato, quello animato o il parlante.

Allo stesso modo, i nostri corpi cambiano di generazione in generazione, vivono e muoiono, affinché in questa vita, gradualmente, possiamo estrarre da noi una misura determinata, una certa sensazione, la nostra discendenza sensoriale, spirituale per un grado umano più grande. A prescindere dalla nostra somiglianza con una mela che si sottopone ad un ciclo di vita e morte, i risultati restano in questa vita per il prossimo passo di sviluppo. In esso, raccogliamo specificamente i semi umani, i sentimenti e le relazioni, fino a che gradualmente, al di sopra dei corpi, arriviamo alla necessità di unirci.

Pertanto, costruiamo un sistema in più della natura, che non esisteva prima: l’unità che non connette i corpi, ma la coscienza della gente. Questo è quello che chiamiamo la società umana vera, invece delle nostre relazioni esteriori che sono peggiori di quelle degli animali. Ci uniremo gli uni con gli altri in un’autentica società umana, costruita al di sopra di noi stessi nel corso della vita che attraversiamo.

Quando formeremo questa struttura, questa diventerà il grado umano. Tutta la natura nei livelli, inanimato, vegetale ed animato, e nel mezzo vi è integrato un meccanismo nel quale l’unico essere umano è assente.

Fin quando non costruiremo tra di noi il sistema completo, meraviglioso, saremo un disturbo nella natura. Quando la nostra unità sarà costruita, ci troveremo in armonia con tutti i livelli della natura e con noi stessi. Allora sentiremo quanto perfetta e bella è tutta la natura.

A questo dobbiamo arrivare! Questa è la tappa finale della nostra evoluzione. Di generazione in generazione abbiamo attraversato le fasi della disintegrazione, come una mela, ed abbiamo dato vita alle generazioni che ci hanno seguito. Tutto affinché potessimo costruire in ogni vita il desiderio che un giorno sarà unico.

Ognuno dona pensieri ed emozioni dai suoi fallimenti e dalle acquisizioni, come contributo al grado umano, alla costruzione che alla fine sarà completata. Questo grado è presente nella nostra coscienza, visto che l’uomo si differenzia dalle bestie proprio per avere una mente, la comprensione, la realizzazione e la saggezza.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 1.05.2011: “La pace nel mondo”)

Il risveglio dell’amore

Baal HaSulam lettera 19, pag. 70: “Conosci il Dio di tuo padre e servilo”. Conoscere significa riconoscere, perché un’anima che non conosce non è buona. Questo significa che se una persona non conosce il suo padrone, a prescindere dal fatto che abbia un’anima, che lo aneli o desideri servirlo, non è buona.

A prescindere dal fatto che una persona abbia un’anima, non è pronta a conoscerlo “Fino a che lo spirito sia versato su di lei dall’alto”. Tuttavia, bisogna prestare ascolto ed ascoltare le parole dei saggi e credere in loro con tutto il cuore.

Come è stato scritto: “Certamente il bene e la misericordia mi seguiranno tutti i giorni della mia vita”. Il Baal Shem Tov interpreta: “Il Signore è la tua ombra”. Come l’ombra segue i movimenti di una persona, le sue inclinazioni costeggiano ogni cammino della persona, così è l’uomo d’accordo con il Creatore. Ciò significa che quando l’amore per il Creatore si risveglia, uno deve vedere che il Creatore si è risvegliato verso di lui con intenso anelo, ecc …

Anche se il punto nel cuore nasce in una persona che non sa come risvegliarsi, non può farlo per conto proprio, da sola; questa viene risvegliata dalla Luce superiore, dal Creatore e intanto, da tutti questi risvegli gradevoli e sgradevoli, deve certamente capire ed imparare in che modo il Creatore tratta con lei. Deve imparare a parlare il linguaggio del Creatore per comunicare con Lui.

Abbiamo bisogno di arrivare ad un desiderio, all’intensità, all’anelo che corrisponde al successivo, vale a dire al primo grado spirituale che esiste al di sopra di noi, o all’ultimo passo della scala che discende fino a noi, lungo la quale, qualche tempo fa, era discesa la nostra anima dal Mondo dell’Infinito. Questo era il gradino nel quale eravamo ancora legati al Creatore e pertanto oggi, si suppone che dobbiamo acquisire lo stesso tipo di determinazione, di intensità, di desiderio che ci aveva connesso lì a Lui.

Arriviamo a questo tipo di anelo usando gli esercizi che il Creatore ci fornisce nel tempo considerato come “ruote” (Ofanim). Egli ci presenta diverse opportunità affinché ritorniamo a connetterci a Lui e non sappiamo perché dovrebbe essere in questa forma esplicita e in questo tipo di situazione. All’improvviso Lui ci ricorda che esiste e cominciamo a sentire di non averlo.

A questo punto, è necessario capire chi ha causato questo risveglio. Mi sono risvegliato per conto mio, oppure è stato il Creatore a risvegliarmi? Cosa si suppone che io debba fare con questo? Devo ringraziarlo per il mio risveglio od incolparlo di non reclamarmi e di non avere niente in assoluto? Nella misura in cui una persona è cosciente di tutto questo processo e si sforza costantemente di ricevere un desiderio di unità, arriverà al successo.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 1.05.2011, Baal HaSulam, lettera 19)