Pubblicato nella 'Lavoro interno' Categoria

Il luogo nel quale siamo uniti

Domanda: Cosa significa fare il lavoro interiore?

Risposta: La persona deve fare il lavoro interiore 24 ore al giorno. Può essere che una persona sia così assorta in esso che arrivando alla lezione, non veda una sola delle parole scritte nel libro, ma questo non importa. La chiave è quello che succede dentro di lei.

Non devi incolparti. Il lavoro interiore è quando continui a cercare di mantenerti in adesione con l’essenza interna del gruppo. Come risultato, aprendo il libro, quello che vedi non è una conoscenza esterna, ma l’informazione che descrive i tipi di unione con gli amici del gruppo e più di questo, con l’anima integrale.

Cominci ad accorgerti che lo Studio delle Dieci Sefirot, il Libro dello Zohar e gli scritti di altri kabbalisti descrivono solo i diversi tipi di connessione tra te e gli altri; e se desideri onestamente avere chiara questa connessione, di fatto stai studiando la Torà (la parola “Torà” in ebraico deriva dalle parole “Ohr”, Luce, e “Oraa”, istruzione).

Domanda: Allora, il mio lavoro risiede nella ricerca di questa rete interna tra di noi, vero? Tuttavia, come posso utilizzare il mondo fisico per questa?

Risposta: Tutto il nostro mondo è lo stesso tipo di rete tra le persone, ma è la sua manifestazione più esterna. È per questo che lo sperimentiamo come corrotto.

In quanto alla nostra rete interna di connessione, sperimentiamo 125 gradi consecutivi di unione maggiore ed integrale tra di noi. Comunque, il nostro stato attuale nel mondo esterno è obbligatorio; è qui che cominciamo ad esistere affinché possiamo approfondire questa connessione sempre di più.

Abbiamo bisogno di una base che non ha a che vedere col muoversi verso l’interno e questa è la rete esterna di connessione tra di noi, nella quale esistiamo nel mondo fisico. Solo adesso si rivela quanto sia corrotta davvero questa connessione, mentre prima, semplicemente, non ci pensavamo. Questo è ciò che ci obbliga a fare le correzioni.
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(Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 25.03.2011, Scritti del Rabash)

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Diventa geloso dei tuoi amici

Commento: Nella nostra epoca di sazietà so in anticipo che non devo fare nessuno sforzo per comprare una Mercedes perché in un mese o due l’incanto svanirà ed io comincerò a desiderare qualcos’altro …

Risposta: Questo è sicuro, ma adesso stiamo parlando di uno scopo spirituale, non di una Mercedes. Se per te c’è qualcosa di più importante dello scopo, allora uscirai dal cammino, è ovvio.

Commento: Ma lo scopo spirituale stesso non mi è chiaro. Non so neppure cosa sia.

Risposta: Questo prospetta una domanda: “Ti porta questo alla ricerca della verità?”. Se non è così, allora non stai avanzando. Ogni giorno hai bisogno di fare un calcolo interno: “Da un lato, cosa ho e dall’altro di cosa manco? E quando otterrò quello di cui manco?”.

Al contrario, se stai perdendo la direzione e la pressione, come avanzerai per realizzare il tuo desiderio? Se non fissi uno scopo davanti a te in ogni momento, non lo raggiungerai. Oppure supponi che stai salendo su un treno con il biglietto già pagato?

In altre parole, sei diventato pigro come gli altri, aspetti che la sofferenza cominci a spingerti in avanti e sei convinto che arrivare semplicemente in tempo avrà effetto? È così?

Commento: Certamente, ma come posso obbligarmi a realizzare queste prove quotidiane? Non è che io abbia la podestà dei miei pensieri.

Risposta: Chiedi ai tuoi amici che ti incitino. Loro sono migliaia di gradi al di sopra di te, dunque, perché non sei geloso di loro? Perché non ti vergogni davanti a loro?

Ci sono persone intorno a te che hanno attraversato il Machsom. Certamente, tu non sai cosa sia, credo che hai sentito questa parola prima d’ora. Queste persone sentono la spiritualità in piccola misura, ma è così; e cosa dire di te?

Tuttavia, tu non lo vedi ed è per questo che non sei geloso di loro. Questo è giusto, ma tu non lo vedi perché l’intenzione di dare regna in loro. Se fossero loro a rivelartelo, anche solo un poco, dovresti ritornare di corsa alla tua Mercedes. È per questo che loro non si rivelano. Tuttavia, cerca di essere geloso in qualche modo delle loro realizzazioni. Devi semplicemente farlo.

Il Creatore è disposto a darci l’Infinito, ma non possiamo ricevere nient’altro che la più sottile illuminazione che Lui ci invia per sostenere la nostra esistenza attuale. Tu hai bisogno di pensare a come raggiungere la vergogna e per questo hai bisogno di esercitarti in mezzo al gruppo. Al contrario, non succederà niente.

Fin quando non costruirai un sistema di relazioni con il gruppo come quelle che desideri avere con il Creatore, non succederà, né ti si rivelerà niente. È come se ti venisse dato un kit di costruzioni con una gran quantità di piccoli pezzi da unire in una determinata struttura. Se lo farai, ti verrà data una sfida più grande.

Ma senza di questo non c’è avanzamento, né per migliorare, né per peggiorare.
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[Dalla 5° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 23.06.2011, “Matan Torà (Il Dono della Torà)”]

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Cos’è La Luce di Chokhmà?

Baal HaSulam, lo Studio delle Dieci Sefirot, parte 1, “Tabella di domande e risposte sul significato delle parole”: domanda 18. Cos’è Chokhmà? Questa Luce è la base della vita dell’essere emanato.

Dalla prospettiva dell’essere emanato, la Luce superiore che ha creato il desiderio di ricevere piacere si divide in due forme, perché nascono due tipi di attitudini nell’essere emanato: 1) l’attitudine verso il riempimento e 2) l’attitudine verso il Datore di questo riempimento. Pertanto, quando si parla della Luce che ha creato il desiderio di ricevere piacere, che riempie il desiderio e se ne cura, questa Luce si chiama Chokhmà (saggezza). Quando parliamo della Luce della correzione che riempie l’essere emanato con l’attributo della dazione, si chiama Luce di Hassadim (misericordia).

In verità, la Luce esterna dell’essere emanato è uniforme. La Luce superiore resta sempre in riposo assoluto e tutte le qualità ed i fenomeni in essa, quali la “Luce che Riforma” e in una “linea” o “interno” e la Luce “Circostante”, non sono altro che impressioni della creatura, partendo dall’influenza di questa stessa Luce.

Quando ci riferiamo alla vita dell’essere emanato, questa Luce si chiama Luce di Chokhmà e quando parliamo della nostra dazione al Creatore, si chiama Luce di Hassadim. Questi sono i due principali tipi di Luce, che più avanti si dividono in diversi sottotipi.

In conclusione, la Luce che agisce attraverso il desiderio di ricevere piacere della creatura, si chiama Luce di Chokhmà.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21 Giugno 2011, Talmud Eser Sefirot)

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Elogia le tue amiche!

Domanda: Devo elogiare la mia amica, della quale sono gelosa? E se è così, da che angolo ed in che modo?

Risposta: Credo di si, perché quando viene dalla realizzazione spirituale, le donne possono avvicinarsi nel capire che è proprio l’unione dei loro desideri ciò di cui si ha bisogno per raggiungere e rivelare il grado successivo, il mondo superiore. Quando questo terzo componente, il prossimo grado superiore, esiste, allora le donne possono essere più vicine tra loro. Questo non può succedere nel livello del nostro mondo, ma può succedere nel grado successivo, nel livello dei mondi superiori.
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(Dalla lezione 2 del Congresso di Mosca del 10.06.2011)

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Perché Abramo?

Baal HaSulam, “Matan Torà(Il Dono della Torà), articolo 5: in primo luogo dobbiamo capire perché la Torà fu data specificamente alla nazione di Israele e non a tutti i popoli del mondo allo stesso modo. C’è qui, Dio non voglia, del nazionalismo?

Come sappiamo, la Torà da una risposta negativa a questa domanda. Questa spiega che Abramo, l’antenato del popolo di Israele, era un sommo sacerdote dell’antica Babilonia, tra le persone che erano molto lontane dal conoscere la realtà del Creatore. Lui rivelò il metodo kabbalistico come per caso, anche se, ovviamente, era già abbastanza sviluppato internamente.

Ci furono dieci generazioni da Adamo, il primo uomo che rivelò il mondo spirituale, fino a Noè e dopo altre dieci generazioni fino ad Abramo. Di fatto, stiamo parlando dello sviluppo interno dei punti nel cuore, il primo dei quali fu Adamo. È possibile immaginare questo processo come dei cerchi concentrici, che irradiano dal centro verso l’esterno. Il ventesimo cerchio dello sviluppo del desiderio è rappresentato da Abramo.

Pertanto, Abramo aveva già un fondo, una base interna preparatoria che fu creata inizialmente nel grado di Adamo. Il livello di Abramo era molto alto. Mentre Adamo rivelò il Creatore con un piccolo desiderio di ricevere, Abramo Lo rivelò al di sopra del grande desiderio egoista che nacque a Babilonia. Da un lato, aveva la base necessaria e dall’altro, il carico del cuore. Di solito, l’una è incompatibile con l’altro.

Come risultato, Abramo fu capace di capire e sviluppare il metodo kabbalistico, mentre Adamo, con un piccolo vaso ed una piccola Luce che non era cresciuta ancora, non potette svilupparlo, divulgarlo, spiegarlo e portarlo alla gente.

Baal HaSulam spiega l’ordine dello sviluppo globale che si divide in tre fasi di duemila anni ognuna: HBD (Chokhmà, Bina, Daat), HGT (Chesed, Gevurà, Tifferet) e NHY (Netzah, Hod, Yesod). A prescindere dal fatto che i vasi puri dei primi kabbalisti fossero vicini alla Luce, è impossibile rivelare il metodo senza desideri grandi, smisurati, che richiedono per la loro rivelazione, delle Luci più grandi nella ricchezza dei dettagli.

Essenzialmente, ci è chiaro che per rivelare il metodo in una certa profondità, si necessita di grandi desideri, di un grande egoismo, contro il quale si rivela la grande Luce. Solo allora avremo l’opportunità di presentare delle cose nuove da capire.

È per questo che Abramo divenne il fondatore del metodo della correzione. Non poteva essere descritto adeguatamente prima di lui perché non c’era ancora niente da correggere. Le condizioni a Babilonia divennero la base. Il punto nel cuore si risvegliò in Abramo e in migliaia di suoi studenti e si diressero nella terra di Canaan, verso il desiderio destinato alla correzione, in modo che questa, in futuro, potesse diventare la terra di Israele.

Babilonia è un desiderio corrotto che rivela la parte che può essere corretta. Il lavoro su questa parte la trasforma nella terra di Canaan. Con il tempo, il desiderio egoista appare in essa e diventa l’Egitto, dopo, il deserto ed in fine, la terra di Israele.
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(Dalla 5° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21.06.2011, “Matan Torà (Il Dono della Torà)”)

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Non psicoanalizzatevi

I Kabbalisi di ogni tempo hanno studiato i problemi dell’umanità e hanno studiato cosa ci separa dal quadro globale, preciso, cosmico ed armonioso: “Cos’è che rende la natura umana così singolare? Quali sono le sue specifiche qualità? Come possono essere rinnovate queste qualità? Cosa spinge questa trasformazione?.

La Kabbalah ci spiega come dovremmo attraversare internamente questi cambiamenti ciclici, stando vicini gli uni agli altri secondo un preciso principio, un particolare algoritmo, al fine di avvicinarci gradualmente ad una maggiore equivalenza con la natura, scendendo in profondità per distinguere le qualità che le si oppongono, e correggerle seguendo una specifica sequenza.

Inoltre, non è previsto che una persona compia queste correzioni da sola. Abbiamo bisogno di correggere la connessione tra di noi, e solo allora raggiungeremo l’armonia.

A questo punto, si presenta un altro dettaglio singolare: in linea di principio, io mi devo accettare esattamente come sono. Moltissime persone passano la loro vita a psicoanalizzarsi: “Sono un buono a nulla, sono pigro, avido, geloso, e così via.”

Lasciamo perdere le vostre caratteristiche; non ci danno fastidio. Tutto questo comincerà ad avere un senso se incominceremo a puntare verso una giusta connessione con gli altri: relazioni interiori, reciproca comprensione, ed interdipendenza.

Se io inizio ad analizzare, vivere e costruire le nostre relazioni correttamente, scoprirò immediatamente (il che è veramente da sottolineare) tutte le qualità che esistono dentro di me: le più disgustose e terribili, quelle che mi vergogno di riconoscere perfino a me stesso. E, improvvisamente, capirò di aver bisogno di queste qualità, per ricevere e per dare agli altri ed in questo modo essere una parte integrante di questo enorme organismo completo.

Ne consegue che tutti i nostri desideri, come quello di rubare, o l’invidia, l’odio, il rifiuto e la falsità, si stanno avvantaggiando sugli altri, tutti questi impulsi interiori con i quali siamo nati ci sono assolutamente necessari. Perciò, non pensateci nemmeno a iniziare un percorso di auto-correzione! E’ un grosso errore ed io vedo il nostro gruppo mondiale farlo abbastanza spesso.

Tutto ciò su cui dobbiamo lavorare è la nostra interconnessione. Non critichiamo i difetti di una persona: di fatto non ha nessuno! Il difetto si trova solamente nella connessione tra di noi e in nessun altro posto!
Questo è ciò che chiamiamo “garanzia”, una proprietà sulla quale la saggezza della Kabbalah si concentra con grande attenzione. Quando iniziamo a studiare, incominciamo a stabilire una connessione tra di noi, e questa intenzione deve precedere ogni azione in cui ci impegniamo: contatto reciproco, reciproca responsabilità di essere connessi gli uni con gli altri, e la necessità di scoprire la connessione interiore tra di noi.

Parallelamente a tutto questo, studiamo i testi Kabbalistici. Non sappiamo cosa ci sta succedendo mentre li studiamo, e non sappiamo nemmeno cosa descrivono. Leggiamo solamente dei nostri futuri stati corretti, così come vengono descritti dai Kabbalisti. Nello stesso modo, un bambino piccolino prende un giocattolo perché la natura lo spinge a giocare e a crescere. Quindi, noi giochiamo reciprocamente nel gruppo, ed in questo modo costruiamo un modello corretto di connessione.

E così, mentre leggiamo questi testi, è come se fossimo attirati verso uno stato più elevato al di sopra di noi stessi, come un bambino che gioca con una macchinina, con un puzzle, o con una scatola di costruzioni. Intenzionalmente diamo al bambino tutti i compiti possibili sotto forma di gioco, e ne consegue che lui, con autentico zelo, cerca di eseguirli come la sua natura gli impone.

Allo stesso modo noi ci dovremmo motivare e ci dovremmo ispirare a vicenda, essendo un esempio gli uni per gli altri e parlando di quanto importante sia tutto questo. In conclusione, ognuno dovrebbe essere stimolato dagli altri, dal loro entusiasmo, dalla loro intenzione di avvicinarsi, unirsi ed essere in una bella condizione di armonia interiore.
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(Dalla 5.a lezione del Congresso di Mosca del 11.06.2011)

La scienza che studia l’io

La Kabbalah è una scienza che tratta della realtà. L’uomo è una creatura che cerca di capire perché, a quale scopo esiste e come può arrivare alla verità. Lui desidera scoprire il significato di nozioni quali “la verità”, “i fatti”, “lo scopo”, o “raggiungere la meta”. Lui è fatto per esigere questo tipo di riempimento.

La necessità più grande dell’uomo è sapere chi è, come è detto: “Dalla mia carne vedrò il Creatore”. Di fatto, per capire chi sono, ho bisogno di sapere chi è il Creatore. Questa necessità richiede che io la investighi.

Tutta la saggezza della Kabbalah è dedicata allo studio dell’uomo, poiché a parte lui, non esiste niente. Tutta la realtà è nell’uomo e tutto avviene solamente in lui. Non vedo niente in questo mondo eccetto me stesso. Tutto quello che avviene intorno a me sono io, immagini dentro di me. Non ho la più pallida idea di quello che succede al di fuori di me.

Questo significa che la Kabbalah è lo studio dell’io, dell’autorealizzazione, della coscienza propria. Tutti gli altri libri descrivono un certo tipo di illusioni, come se ci fosse una realtà esterna al di fuori di noi. Pertanto tutto, eccetto questi libri sacri, è una totale menzogna fabbricata dall’uomo; sono il frutto della sua immaginazione.

Non ci rendiamo conto di quanto unici siano questi libri; inoltre, rispetto alla verità, non abbiamo niente su cui appoggiarci. Senza questi libri, esisteremmo in questo mondo come dei piccoli insetti che vivono solo perché il tempo che è stato assegnato loro glielo permette. Solo con l’aiuto di questi libri possiamo svilupparci gradualmente e cominciare ad esaminare, valutare ed imparare “chi e cosa siamo”.

Così verifichiamo che conteniamo tutti i mondi, i Partzufim, le Sefirot e numerose parti che ci sembrano estranee, che alla fine risultano essere parti della nostra stessa anima. È proprio il nostro desiderio diviso nella natura inanimata, vegetale, animata, così come in quella umana. Nel quarto ed ultimo grado, dobbiamo riunire tutte queste parti per arrivare all’intenzione “di dare”, che è obbligatoria per questo quarto ed ultimo stato della Creazione.

Quando otterrò quest’intenzione di dare per tutte le parti della creazione, finalmente verificherò chi sono, conoscerò me stesso; e non c’è nient’altro che studiare nella realtà.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 2.05.2011, Talmud Eser Sefirot)

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Nascere e crescere in un gruppo

Lavorare in un gruppo è estremamente importante. Senza il gruppo, una persona non può fare passi in avanti. Studiare la teoria dalle fonti autentiche non è di aiuto in nessun modo ad una persona, perché non si possono ottenere dei cambiamenti solamente con la teoria.

Una persona si deve inserire in un “laboratorio”: lavorare in un gruppo, esserne influenzata, volta per volta abbassare la testa davanti al gruppo, ed esaltarlo ai suoi occhi in modo che gli amici possano avere un impatto sul suo animo. Ed in altre circostanze, sarà il contrario: una persona dovrà esaltarsi attraverso la dazione al gruppo e guardare agli amici come se fossero più piccoli. Questo è il modo in cui il lavoro viene fatto, reciprocamente e, ne consegue, che dipende da quale delle due forze vengono impiegate in un preciso momento.

La mia anima futura è la “resistenza” nella catena spirituale completa, posta tra il “più” ed il “meno”. A volte, lavoro nel gruppo usando la mia forza positiva e altre volte usando quella negativa. Dunque, ci sono delle volte in cui ricevo un ulteriore potere positivo dal gruppo, e delle volte in cui ne ricevo di negativo. Questo è il modo in cui la mia “resistenza” si sviluppa e si avvicina ancora di più al gruppo, impegnandosi in esso fino a quando non ne divento una sua parte interiore.

Dopo essere entrato in un gruppo, divento come una goccia del seme deposto dentro un utero ed incomincio a crescere. Se, con tutto il mio egoismo iniziale, sono in grado di annullarmi nel gruppo come sua parte integrante, vengo considerato come un “embrione”. Immediatamente dopo, il mio desiderio egoistico incomincia a crescere progressivamente. Così incomincio ad attraversare le fasi dello sviluppo avendo rinunciato a me stesso davanti al gruppo.

  1. La fase iniziale è considerata come “i nove mesi del concepimento”, che è la prima fase dello sviluppo. Dopo averla completata, sono nato
  2. Poi inizia la seconda fase: il mio egoismo diventa sempre più grande, ed io mi annullo davanti al gruppo ancora di più. Ma questa volta, lo faccio più proattivamente – lavoro nella dazione verso gli altri. Questo periodo di “infanzia”, di piccolo stato, è chiamato “i due anni del nutrimento”.
  3. Poi, mi dirigo verso la terza fase dello sviluppo egoistico e raggiungo i “13 anni di età”.
  4. Al di là di questo punto, posso gradualmente iniziare ad impiegare tutto il mio egoismo al fine di donare, fino a quando non divento un essere umano completo (Adamo) a vent’anni di età ed oltre.

Percorro tutto questo processo utilizzando il mio egoismo, il quale si sviluppa insieme alle mie azioni, come è mostrato dalla linea temporale (t) nel grafico qui sopra.

Dunque, un utilizzo pratico della saggezza della Kabbalah prevede l’inclusione in un gruppo e poi nel mondo intero, che segue il nostro esempio ed incomincia a svilupparsi allo stesso modo.
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(Dalla 2.a lezione del congresso di Roma del 21.05.2011)

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Facciamo in modo che il Libro dello Zohar parli di noi

Domanda: Da una parte, tutto il nostro lavoro consiste nella correzione della connessione reciproca tra gli uomini. Dall’altra parte, la correzione viene compiuta attraverso il Libro dello Zohar. Come posso legare insieme le due cose?

Risposta: La correzione avviene per mezzo della Luce occultata nei testi scritti dai Kabbalisti. Però, avviene a condizione che desideriamo percepire e comprendere la realtà che essi descrivono, in modo che tutto ciò che è scritto in questi testi si rivestirà in noi e ci ritroveremo ad avere tra di noi lo stesso sistema di relazioni che avevano tra di loro.

Tutto questo comporta una connessione tra tutte le anime, in misura tale che ci faccia raggiungere l’unione, diventando un sistema unito: Malchut dell’Infinito. Se io mi sforzo di raggiungere l’unione come è detto ne “Ama il tuo prossimo come te stesso”, se io lo desidero, allora il Libro dello Zohar inizierà a parlare di me.

Di conseguenza, riceverò la forza della correzione dal Libro dello Zohar e piano piano avanzerò attraverso la lettura. Infatti, il libro in se stesso non contiene nulla, ma leggendolo e desiderando di essere in questo sistema, io attiro il potere del campo di forza che risiede in Malchut dell’Infinito – e perciò raggiungo questo sistema.

(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011, Lo Zohar)

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Dall’essere un grosso fischietto metallico passi ad essere una corda che vibra

Domanda: Sento che quando ho iniziato a studiare la Kabbalah potevo ascoltare la voce del Creatore più chiaramente. Adesso sento che la mia ricettività è diminuita.

Risposta: Questo perché il Creatore vuole armonizzarti ancora meglio con Lui e ti dimostra che non sei ancora in sufficiente sintonia con Lui. Devi ricercare in maniera tale che il sentimento più elevato che hai sperimentato fino ad ora sia costantemente vivo in te. Devi armonizzarti costantemente con questa sensazione precedente, senza importartene degli ostacoli e ciò nonostante, questa sarà una sensazione nuova.

Al principio della creazione, nel nostro primo stato di esistenza (1), sentivamo solo la Luce di “Nefesh”, la Luce più piccola. Poi siamo discesi in questo mondo, nello stato della frammentazione (2) e adesso stiamo ascendendo dal nostro mondo, di ritorno al terzo stato (3).

Il terzo stato è lo stesso del primo, anche quando sentiamo in questo la Luce di “Yechidà”, la quale è 620 volte più grande di quella iniziale che eravamo soliti avere nel primo stato. È la Luce di NRNHY (NaRaNChaI – Nefesh, Ruach, Neshamà, Chayà, Yechidà).

Perché è così? È dovuto al fatto che ci siamo armonizzati a prescindere dagli ostacoli! Nel cammino dal primo al terzo stato, ci vengono inviati numerosi ostacoli di ogni genere, ma non importandocene, ci siamo armonizzati con la stessa Luce di “Nefesh” che esisteva al principio. La Luce non cambia.

Ho aumentato la mia ricettività e sono diventato una corda che vibra al posto del grosso fischietto di metallo che ero solito essere al principio. Sono diventato più sottile, sensibile, percettivo e ricettivo.

Come risultato, nel mio primo stato nel quale ero solito esistere, sperimento non la Luce di “Nefesh” che era solita riempirmi nel primo livello, nel quale non sentivo niente, ma mi scopro uguale al Creatore, cioè rivelo la grande Luce di “Yechidà”. Perché è così? Solo perché mi sono armonizzato con essa. Questo è il processo che sperimentiamo.
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(Dalla lezione virtuale in russo, Fondamenti della Kabbalah del 21.04.2011)

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