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Quando il sole non lascia lo Zenith

Domanda: Da alcune ricerche rileviamo che l’80% dell’umanità crede in un potere superiore che controlla tutto. Perché non spieghiamo agli uomini di quale genere di potere si tratta e cosa vuole? E’ molto più interessante che parlare del solito amore.

Risposta: Non abbiamo niente da spiegare. La forza superiore è la Natura, la legge; una forza inarrestabile come la forza di gravità. Si tratta dell’Assoluto che è il Bene, fa il Bene, e non cambia.

Se questa forza è immutabile, è come se non esistesse. L’assenza di cambiamento sembra cancellarla. E’ come vivere sotto il sole, vedendolo sempre bloccato a mezzogiorno. Non ha senso volerne discutere se è e sarà sempre lì. E’ così, e questo è tutto.

Nella nostra vita, facciamo dei calcoli sulla base di ciò che deve essere cambiato, sugli avanzamenti dai quali dipendiamo. E’ un’altra faccenda se parliamo di qualcosa di permanente ed indistruttibile, dalla quale dipendiamo costantemente in misura tale che non può essere chiamata dipendenza.

Il Creatore è questo. E questa è la ragione per cui è così difficile spiegarlo agli uomini. In realtà, noi non preghiamo Lui ma noi stessi. Cerchiamo il modo di cambiare, ed Egli è immutabile. Naturalmente, io cambierò se lo desidero, e per farlo, non serve che Lo prenda di mezzo. Egli è il Bene e fa il Bene, e vicino a Lui, io sono come un bambino viziato a cui i genitori danno un amore assoluto, mentre io faccio tutto quello che voglio e senza riflettere, pensando che niente di brutto mi succederà.

Dunque, il nostro problema è come spiegare agli uomini che il Creatore è come un muro massiccio che semplicemente esiste. Gli possiamo saltare davanti, sbattere le braccia; sono affari nostri, perché il muro starà sempre lì.

Un uomo lo può appena immaginare: “Allora, con chi ho a che fare? Significa che non c’è nessuno a cui chiedere?”. Come possiamo spiegare a coloro che credono in un potere superiore che non ha senso pregare il Creatore “di cambiare”, per farci oggi il bene che non ci ha fatto ieri. Significa che ieri Egli ci ha fatto state male?

In realtà, noi abbiamo a che fare con Colui che è il Bene e che fa il Bene ai malvagi e ai giusti. Ma per un uomo, questo significa che, nonostante sia buono o cattivo, il risultato sarà lo stesso.

L’uomo comune è soggetto a cambiamenti continui. Egli si paragona sempre con il mondo, prova a calcolare i risultati dei cambiamenti interni ed esterni. Egli non comprende cosa sia la Forza universale, generale, grande ed immutabile. Questa Forza sfugge ai nostri organi sensoriali perché essi sono “predisposti” ai cambiamenti piuttosto che ad una condizione statica. Io non vedo quello che non cambia, il che non lo fa scomparire dalla mia vista.

Questa è la ragione per cui non riusciamo a spiegare agli uomini cosa sia il “Creatore”. A volte, io dico che il “Creatore” è la Natura, che Egli è immutabile, e che non c’è nessuno da pregare, e che la preghiera è un auto-giudizio. In risposta, gli uomini sono subito pronti a farmi a pezzi. Questo è il problema: noi ci giudichiamo, mentre altri chiedono al Creatore di cambiare: “Ho messo qualche spicciolo nel tuo salvadanaio, adesso, tirami fuori dai guai.”

Parlare del Creatore come un’inflessibile legge della natura, vuol dire negare ad un uomo la possibilità di rivolgersi a Lui. Un uomo non capisce di dover cambiare. Una nuova forte “dose” di sviluppo è necessaria, in modo che l’uomo inizi a comportarsi in modo diverso.

Di qualsiasi cosa parliamo, inclusa la crisi, essenzialmente spieghiamo agli uomini il cammino della sofferenza: “In alternativa, saranno guai, e non ne vale la pena. Allora, cambiamo:” Non è una bugia, ma non è nemmeno la verità.

Dovremmo dire qualcosa d’altro ad un uomo che arriva alla saggezza della Kabbalah desideroso di raggiungere lo scopo della creazione: “Devi essere al di sopra di questo. Non c’entra il buono o il cattivo, ti devi innalzare per mezzo della fede al di sopra della ragione.

Non dovresti condizionare le tue azioni in base alla sofferenza o al piacere. Questa non è dazione. La fede al di sopra della ragione significa che ti innalzi al di sopra della ricompensa. O lavoriamo per sfuggire al male e per conquistare il bene in futuro? Ci aspettiamo un corrispettivo? Vogliamo raggiungere lo scopo della creazione per noi stessi invece che per dare piacere al Creatore?”

D’altra parte, però, chi dovremmo far gioire se il Creatore è la legge? Questo è un punto delicato della nostra spiegazione.
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(Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 17.06.2011, “il richiamo del Messia”)

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Un momento per la riflessione

Oggi il mondo intero è in crisi e ci stiamo avvicinando lentamente a problemi ancora più grandi in tutti i luoghi e le aree della vita. Tutto quello che abbiamo fatto in questo mondo è stato fatto in maniera deficitaria, perché siamo cresciuti sotto il governo dell’egoismo. Non ci possiamo aspettare niente di buono da nessun posto, perché abbiamo lavorato sempre per il bene del nostro ego.

Adesso, il male viene rivelato gradualmente, goccia a goccia, in diversi posti ed in ogni opportunità per evitare di sprofondare nel nostro stesso dolore. Se il dolore diventa molto forte, non saremo capaci di pensare a nient’altro eccetto a come sbarazzarcene. Non saremo più interessati alla sua causa ed effetto, vorremo solo che questo cessi.

Tuttavia, se il dolore viene ad ondate e tutto il tempo diminuisce o diventa più severo, lasciandomi il tempo sufficiente per riflettere su di esso, allora comincio a cercare da dove, perché viene e come sbarazzarmene. Il Creatore fa questo gioco con noi e come risultato, troviamo una soluzione.

Prima di tutto, dobbiamo studiare la causa e questa si trova in opposizione alla nostra natura. Le nostre proprietà sono opposte a quelle del Creatore e pertanto, quando Lui si avvicina, ci sentiamo male! E quanto più si avvicina, peggio ci sentiamo! È come il caso del ladro che è meglio allontanare dal tesoro e non dargli l’opportunità di commettere un crimine. È la stessa cosa con noi.

Pertanto, specialmente adesso, ai giorni nostri, il Creatore viene rivelato molto lentamente e gradualmente, per darci il tempo di pensare. Viene leggermente rivelato e ci sentiamo male. Per esempio, un paio di anni fa irruppe una crisi e adesso le persone dicono che certamente è terminata; però non è rimasta indietro, ci è stato dato semplicemente il tempo di pensare e di esplorare! Presto, esploderà un nuovo colpo, in molti livelli e di vario genere e dopo, ci sarà un periodo di calma.

Così il Creatore ci insegna e ci da le opportunità di cercare le ragioni, affinché alla fine, lo riveliamo come la fonte di tutto quello che succede. In relazione al nostro egoismo, Lui appare come la fonte di tutti i mali. Allora capiremo perché ci sentiamo male: è per la nostra opposizione al Creatore.

Cosa possiamo fare per sentirci bene? Il Creatore è perfetto, dobbiamo solo cambiare noi stessi. Così, gradualmente, ci renderemo conto di cosa dobbiamo correggere. L’umanità arriverà certamente a questo sotto i colpi metodici e periodici che arriveranno in tutti i modi a qualsiasi nazione, a qualsiasi persona, imparando in questo modo.

Tuttavia, dobbiamo rivelare il metodo alle persone, affinché rivelino più in fretta da dove e perché arrivano i colpi. Mediante questo, faciliteremo lo sviluppo di tutta l’umanità. Questo è chiamato “portare la Luce alle nazioni”, cioè, alle persone che ancora non capiscono perché vengono colpite.

Per svilupparci consciamente, le persone devono scoprire la causa e lo scopo dei colpi. Come risultato, tutto il corso dello sviluppo cambia molto. Coloro che possiedono il metodo della correzione devono fare questo per tutto il mondo.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.06.2011, Shamati N.241)

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Il mondo attraverso il prisma dei desideri

Domanda: In che modo gli sforzi che facciamo durante la lettura del Libro dello Zohar influenzano il mondo? Quali cambiamenti infonde?

Risposta: Non c’è alcun mondo di per sé. I nostri sforzi costruiscono la realtà che vediamo. In questo momento, il mondo ci sembra essere quello che vediamo. Nella misura degli sforzi che facciamo, creiamo un’altra realtà, un mondo diverso. Quello che facciamo è quello che otteniamo.

La spiritualità non ha alcuna immagine. Non ha dei lineamenti specifici, a meno che un uomo non li formi dentro di sé, dentro i suoi desideri che raccoglie e riunisce in un solo desiderio.

Dovremmo riflettere su questo più che possiamo, al fine di abituarci a questo modo di vedere la realtà. Non si tratta dei conseguimenti spirituali. Io sto dicendo che ogni uomo nel mondo, che non ha ancora conseguito la spiritualità, può comunque scegliere di guardare alla realtà come suggerito e, così facendo, inizia a sperimentare certe impressioni sensoriali.

Domanda: Ma in che modo i nostri sforzi per unirci influenzano i desideri al livello più grezzo che è dentro di noi, dove non c’è il desiderio di essere uniti? E’ come se, al livello più profondo, non avessi la minima aspirazione o desiderio ad unirmi con gli altri…

Risposta: Io sono fatto di desideri di tutte le forme e di tutti generi, di tutti i livelli di Aviut (grossezza e ruvidezza), inclusi i desideri che non cambiano fino alla fine della correzione. Questi desideri si svelano in me in tutte le possibili combinazioni che io non sono in grado di creare.

Io devo, al meglio delle mie capacità, modellarli in una forma spirituale, cioè condurli ad una unione con i desideri che mi sembrano estranei e che io rifiuto, disprezzo, e con i quali non voglio avere a che fare; “Chi sono questi desideri, in fondo?! Perché dovrei unirmi con loro?”

Io devo superare questo risentimento e provare a riunirli, se in essi vi è un desiderio per la spiritualità uguale al mio. Per adesso, si tratta solo di loro. E se proveremo ad elevarci al di sopra del nostro reciproco risentimento e ad unirci, costruiremo il “luogo” per la rivelazione ad un livello ancora più interiore.

Domanda: A volte, mi sento come se mi trovassi con le spalle al muro, cerco di trovare un modo per muovermi, ma non riesco a fare un passo. Cosa devo fare in questo caso?

Risposta: Chiedi aiuto agli amici
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(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.06.2011 Lo Zohar)

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Le difficoltà sono un invito alla rivelazione

Domanda: Cosa può fare un uomo quando si sente molto debole e la sua famiglia e l’ambiente circostante non sono in grado di sostenerlo, perché non sentono la grande importanza dello scopo?

Risposta: Baal HaSulam spiega nello Shamati (Ho udito), articolo n.4, perché sperimentiamo così tante difficoltà lungo il cammino spirituale: “Un uomo arriva in uno stato in cui è come se tutto il mondo fosse immobile, ed egli è solo e apparentemente assente dal mondo, e lascia la sua famiglia ed i suoi amici per annullarsi davanti al Creatore”.

E’ come se l’uomo si trovasse sospeso nell’aria. Ma il Creatore ha progettato tutto in questo modo per lui, allo scopo che non cerchi della terra ferma su cui poggiare ma, al contrario, cerchi una strada per diventare uguale a colui che è superiore nei suoi pensieri e nelle sue idee ed aspiri verso colui che è superiore al fine di acquisire il Suo spirito. In altre parole, dobbiamo aspirare alla rivelazione del Creatore come qualità dell’amore e della dazione nei desideri dell’altro, e allora ci eleveremo al di sopra del nostro desiderio attraverso “la fede al di sopra della ragione”.

Quando ci sentiamo sospesi nell’aria senza il sostegno del nostro solito ambiente fisico, vuol dire che stiamo ricevendo un invito ad aderire a colui che è superiore attraverso la dazione. Invece di cercare il sostegno negli strumenti razionali della mente, dobbiamo cercare il sostegno nella fede al di sopra della ragione.

Baal HaSulam dice:” Non c’è che una semplice ragione per ciò che è chiamato “mancanza di fede”. Significa che un uomo non vede davanti a chi si annulla, cioè non percepisce l’esistenza del Creatore. Questa è una situazione molto pesante.” Ma, d’altra parte, si tratta di un invito che riceviamo a rivelare la qualità della dazione, cioè il Creatore.

Da coloro che sono sommamente illuminati vediamo ancora che la fede è una chiara rivelazione del Creatore. Vedere significa credere, e l’uomo che Lo vede si dice che creda in Lui. Tutto questo ci mostra quanto sia distorto il significato di queste parole e quanto non sia corretto il modo in cui leggiamo i sacri testi. Questi testi sono “sacri” perché parlano del conseguimento e della rivelazione del Creatore, del fatto che Egli è Benedetto, ed è la proprietà dell’amore e della dazione. I libri che spiegano come si raggiunge questa proprietà sono chiamati sacri.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011 Gli scritti del Rabash)

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La fede nei saggi

Domanda: Se la persona viene allevata con la religione dall’infanzia e la riempiono con l’idea che esiste solo il Creatore, perché la gente crede in ogni tipo di forze impure?

Risposta: Come puoi credere al Creatore quando non Lo hai mai visto né sentito? Cosa puoi chiedere ad una persona che crede ai racconti di seconda mano? Una persona ha una storia da raccontare, un’altra ne ha un’altra, ma nessuna di loro ha visto niente con i suoi occhi, nemmeno io. Non ci può essere la fede cieca!

Questa è la ragione per la quale la saggezza della Kabbalah parla solo delle realizzazioni reali, come si dice: “Un giudice ha solo quello che i suoi occhi possono vedere” ed in nessun modo possiamo allontanarci da questo principio.

Dobbiamo conoscere il Creatore e rivelarlo, non credere in Lui. La Kabbalah dice che c’è una realtà superiore che non percepiamo, che ci è ancora nascosta. Sappiamo che guardando il mondo con occhi miopi, possiamo vedere solo pochi metri davanti a noi, ma con gli occhiali possiamo vedere ad un miglio di distanza.

Allo stesso modo, c’è un’altra opportunità di ampliare infinitamente la nostra percezione (la visione, la comprensione e la sensibilità) ed anche di aggiungere nuove qualità, per rivelare nuove dimensioni. Tutto questo è possibile, lo accettiamo come una ipotesi, come avviene nella scienza. Noi crediamo ai kabbalisti e se facciamo certe azioni delle quali loro parlano, possiamo acquisire questo nuovo livello di percezione: acquisire la realizzazione, l’illuminazione e la sensazione. Il metodo non è fede cieca.

Ho fede nel metodo, cioè lo accetto con un punto interrogativo per poterlo mettere alla prova e realizzarlo nella pratica; ed allora vedo che il metodo è molto logico, che mi spiega chiaramente come posso usare l’ambiente affinché questo mi cambi, mi rendo conto di come ho bisogno di agire rispetto alle forze che esistono in natura.

Credo soltanto quando vedo che il metodo da il risultato desiderato, anche se le azioni sono chiare ed evidenti. L’idea che posso usare l’ambiente per lavorare contro la mia natura egoista per acquisire una qualità che è opposta ad essa, è abbastanza realista. Questa viene denominata “fede nei saggi”, quando seguo i loro consigli.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.04.2011, Shamati 1)

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Un uomo non può diventare un essere umano senza l’amore

La saggezza della Kabbalah è il mezzo che ci permette di innalzarci dal livello animato a quello umano. Se non usiamo questo mezzo per trasformare la nostra natura egoistica, rimaniamo degli animali, come è detto: “Tutti sono come animali”.

A dire il vero, in questo caso, ci sviluppiamo solamente dentro il nostro ego; non abbiamo niente con cui correggerlo e niente con cui innalzarci al di sopra di esso, passando dal desiderio di ricevere a quello di dare. Quindi, percepiamo solamente questo mondo; viviamo e moriamo come animali.

Quando invece mi trovo al livello umano, divento uguale al Creatore (“uomo” o “Adamo” deriva dalla parola “Edome” o “uguale” in Ebraico). Con l’aiuto dello strumento chiamato “la Luce che Corregge”, che io attiro verso di me leggendo i testi Kabbalistici, ed in modo speciale Il Libro dello Zohar, che è la fonte più potente che ci sia della Luce superiore nascosta, io mi posso correggere ed ascendere dalla mia natura egoistica a quella altruistica, alla dazione e all’amore per gli altri esseri umani.

Allora, invece del desiderio di usare l’altro, io gli dono, ed invece dell’odio, sento amore per lui. Nella misura in cui conseguo questa natura, incomincio a scoprire la forza superiore nei miei desideri altruistici, nelle mie proprietà della dazione e dell’amore. Sento ciò che riempie le mie nuove qualità, e questo è ciò che si chiama “la Luce superiore” o “il Creatore”.

Tutto questo è conseguito nella forza della dazione. Come possiamo arrivarci? Per riuscirci, dobbiamo considerare che, prima della creazione del livello più basso del mondo di Assiya, “il nostro mondo”, cioè la creatura creata dal Creatore, chiamata l’anima comune Adamo (l’uomo), fu divisa in moltissime parti. Ora, per attirare la Luce, queste parti si devono unire tra di loro per ricostruire lo stato in cui si trovavano prima della loro divisione, quando la Luce Superiore le colmava.

Sebbene non ci possiamo unire tra di noi da soli, desiderandolo, volendolo con tutte le nostre forze, attraverso i nostri sforzi, attiriamo la Luce dallo stato di unione. Questa Luce non ci arriva e non si riveste in noi, perché ancora non ci siamo uniti. Ma brilla su di noi da molto lontano, nella misura in cui noi aspiriamo ad essa – cioè, alla Luce della dazione e dell’amore per gli altri.

Ma è veramente questo ciò a cui aspiro?…Io immagino di desiderare ardentemente questa Luce, qualcosa di molto carino per il mio ego. Ma se interpreto quello che voglio nel modo corretto – se è la Luce della dazione e dell’amore nella quale godo donando al mio prossimo e agendo solamente per il bene della dazione – allora non lo voglio davvero.

Dunque, prima di tutto, al fine di arrivare alla Luce, alla correzione, per diventare colui che dona e ama l’altro, devo fare mia l’importanza di questo scopo. Posso conseguire l’importanza della correzione dalle due seguenti fonti:

  1. Se soffro e sento il dolore, mi sforzo di cambiare la mia condizione. Sono anche disposto a donare pur di non sentirmi male. Questo è ciò che si dice avanzare lungo il percorso della sofferenza.
  2. Posso ricevere l’importanza della dazione e dell’amore per il prossimo dall’ambiente che incomincerà ad “entrarmi nel cervello”, convincendomi di quanto sia importante donare, quanto possiamo conquistare, quanto bello sia, e quali piaceri la dazione porta con sé.

Un punto sembra contraddire l’altro:”Dona e riceverai il piacere! Dona e percepirai il Mondo superiore!” Questo è ciò che si chiama “Lo Lishma (per se stesso)”, si tratta comunque di una fase intermedia nell’avanzamento. In questo caso, io mi sforzo di avanzare lungo il cammino di“Lo Lishma,” il cammino della Luce. Siamo tutti degli egoisti e dobbiamo immaginare un guadagno comprensibile davanti ai nostri occhi; altrimenti, non saremmo in grado di fare nulla.

Per questo sono in un gruppo, insieme ad altri uomini che vogliono conseguire la spiritualità come me. Non è importante che tutti noi immaginiamo il mondo spirituale come un buon premio: vogliamo elevarci al di sopra degli altri, guadagnare di più, innalzarci al di sopra di questa breve vita piena di sofferenza per conseguire qualcosa di valore e di grande.

Promuovendo l’importanza di questo scopo tra di noi, allora qualcosa di elevato, grande, eterno, perfetto e di valore sarà rivelato nella nostra connessione, e noi avremo la forza per avanzare verso la connessione interiore reciproca, almeno un pochino. Se nella nostra connessione reciproca, scopriremo la comune forza interiore chiamata vaso spirituale, il desiderio di donare, allora in questo vaso, nella misura in cui avremo il desiderio di donare, riveleremo la Luce: la Luce della dazione, la Luce superiore, o il Creatore.

Quindi, prima di iniziare a leggere Il Libro dello Zohar e di attirare la Luce, dobbiamo immaginarci nello sforzo di essere in questa intima connessione reciproca, nella quale ognuno annulla se stesso e sente solamente gli altri: tutti insieme, tutto il gruppo interiore, nel quale siamo connessi reciprocamente con le nostre anime. Ed in questa connessione tra le anime, riveliamo la Luce, la forza comune della dazione e dell’amore – ed il Creatore dentro di essa. Se questa sarà la nostra linea di pensiero mentre leggiamo lo Zohar, questo Libro ci influenzerà nel modo più efficace.

Non importa quanto comprendiamo il testo e le parole. E’ importante pensare soltanto ad una cosa per tutto il tempo: “Ora, sto prendendo la medicina. Mi voglio connettere con gli altri, e allora, nell’unione tra di noi, conquisterò tutto: l’intero mondo spirituale superiore. Non vedo l’ora che succeda!”
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(Dalla 3.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.06.2011, Lo Zohar)

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Vieni a vedere quello che ho!

Domanda: In che modo si distinguono i conseguimenti nei mondi di Assiya, Yetzira, e Beria?

Risposta: C’è un’enorme differenza, che è veramente difficile da spiegare. E’ come vivere in Israele o in un altro paese, dentro il Tempio o fuori, o essere un grande sacerdote o una persona normale.

I minimi cambiamenti, una piccola ascesa nei mondi, richiamano delle gigantesche trasformazioni dentro le nostre anime. I mondi di Beria, Yetzira, e Assiya sono desideri interni delle nostre anime. Siamo sempre presenti nei mondi di BYA e non possiamo scomparire da essi.

Essi funzionano come dei rivestimenti che stanno intorno alle nostre anime. Proprio come adesso, io mi trovo in questo mondo e non posso trovare una via di fuga da esso perché il mio corpo appartiene a questo mondo. Vivo, cresco, invecchio e muoio, e tutto mentre sono in questo mondo. Tutta la materia di cui è fatto il mio corpo è parte del mondo materiale, io vivo e muoio ed il mio copro si disintegrerà e ritornerà alla terra.

Allo stesso modo, l’anima, indipendentemente dallo stato in cui si trova, rimane sempre nei mondi di BYA. Nel frattempo, noi ci troviamo solo lì, dove domandiamo la connessione e attiriamo la Luce Circostante. Può raggiungerci ed illuminarci verso il basso, al di sotto del Parsà, dal mondo di Atzilut, sebbene il Parsà non lasci passare la Luce. Ma questa è la Luce “Circostante” che ci illumina, ci risveglia e ci chiama da lontano: “Vieni a vedere quello che ho!”

Allora mi risveglio e salgo lungo i mondi di BYA al di sopra del Parsà. Ma non posso elevarmi senza di esso, poiché ho un legame molto stretto con esso: esso mi aderisce “come una pelle”, mi ricopre come un vestito. Io vivo nel mondo, ed indosso degli “abiti” – essi sono proprio i mondi di BYA. Ed in essi, io salgo verso il mondo di Atzilut, al quale ci si riferisce come “l’ascensione dei mondi”.

Ma non appena sono asceso in Atzilut e costringo i mondi di BYA ad elevarsi verso di esso con me, io ricevo una massa informe, un enorme vaso vuoto che colmo con la Luce Interiore di Atzilut. Ciò significa che la mia anima è stata colmata con la Luce.

Il desiderio ha lasciato entrare la Luce, il Creatore, e adesso ne sta facendo esperienza! Dunque, il Creatore ed io siamo insieme, ci fondiamo l’uno nell’altro nella misura della nostra equivalenza della forma. Questo è tutto; non c’è niente altro in tutta la creazione.

Ed improvvisamente, scopro dove sono tutti gli amici, gli altri uomini, la natura inanimata, vegetativa ed animata, e l’intero universo. Tutto è contenuto dentro questo preciso desiderio; niente è svanito, ma ha invece assunto una forma diversa.

Tutto ciò che vedevo come rocce, piante, bestie, ed esseri umani, che prima mi sembravano degli oggetti materiali, che potevo toccare con le mie mani, ora si trasformano nei miei desideri. Ma in verità, essi sono i desideri di cui è fatto l’universo. Ed al di là di questo, non c’è niente altro.

Così succede che un uomo, durante l’ascesa al mondo di Atzilut, con i mondi di BYA, incominci a rivelare la vera immagine della realtà. E’ come se arrivasse a vedere cosa è nascosto dentro il computer, dietro a tutte quelle immagini che vengono mostrate sullo schermo. Questo è ciò che si chiama rivelazione!
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(Dalla 3.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 06.05.2011 “Spiegazione dell’articolo ‘Prefazione alla saggezza della Kabbalah’”)

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I due grandi compagni

Fino a quando non raggiungiamo la forza dell’unione, nella quale ci poniamo al centro della sfera di tutti i mondi, nel mondo dell’Infinito, e da dove ci siamo allontanati gli uni dagli altri e siamo discesi nel nostro mondo materiale, la stessa precisa sorgente, il Creatore, ci influenza con il bene e con il male e ci intrappola in tutte le direzioni, come è scritto: “Alle spalle e di fronte mi circondi”.

Cosa significa “alle spalle e di fronte”? Baal HaSulam spiega che “Tu mi circondi alle spalle e di fronte” si riferisce a quando il Creatore è tanto rivelato quanto nascosto. Infatti, Egli è il solo che governa, e tutti se ne renderanno conto. E allora la nozione di tempo e la sensazione del passato, del presente e del futuro scompariranno. Se c’è solamente una forza che lavora, niente cambia e tutto è in posizione di assoluta immobilità.

Il conseguimento giunge gradualmente, in corrispondenza a come ci uniamo a questa unica forza, il Creatore. Inoltre, non perdiamo il controllo della realtà e non ci annulliamo, ma diventiamo come Lui. Noi, insieme a Lui, diventiamo la stessa esatta straordinaria, singola forza che governa. E nessuno dei due cancella l’altro: il Creatore non annulla l’essere creato, e neanche quest’ultimo annulla il Creatore.

Avvicinandomi a Lui, io non mi annullo. Invece, è il mio ego che viene cancellato, mentre io mi elevo verso il Creatore e arrivo all’adesione con Lui in tutta la Sua perfezione.

Allora, scopro di essere stato governato da questa forza per tutto il tempo; una forza che si teneva semplicemente e di proposito nascosta da me, in modo che io la potessi acquisire da solo e diventare autonomo e straordinario come essa, il Creatore. Mentre continuo a creare me stesso in eguaglianza a Lui, il Creatore mi appare come un compagno uguale e straordinario e perciò ci fondiamo insieme.

Ogni momento in cui acquisto l’autonomia, trascendendo il mio ego con l’unione nel gruppo, io trovo il Creatore dentro di noi, e per questo ci uniamo insieme.
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(Dalla 8.a lezione del Congresso WE! del 03.04.2011)

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Che cos’è il vaso spirituale (il desiderio)?

Baal HaSulam, Lo studio delle dieci Sefirot, Parte 1, “Tabella di domande e risposte per il significato delle parole”: Domanda 25. [Che cos’è il vaso spirituale] Il Kli. Il desiderio di ricevere nell’essere emanante è il Kli.

Tuttavia, il desiderio di ricevere da solo non è abbastanza: sappiamo che è richiesta l’intenzione di donare. In altre parole, il desiderio ha bisogno di essere corretto, integrato.

Il vaso spirituale è inizialmente creato come desiderio: il luogo per ricevere l’appagamento. Ma, in seguito, cambia e costruisce un nuovo vaso al di sopra di sé, al quale ci si riferisce come allo “schermo” e alla “Luce Riflessa”.

Precedentemente alla Prima Restrizione (Tzimtzum Aleph), il desiderio di ricevere dell’essere emanato serviva come vaso per la Luce. Ma, in seguito, con la decisione della parte inferiore e con l’approvazione di quella superiore, il vaso per la Luce può essere soltanto lo schermo e la Luce Riflessa, che sono stati creati dall’essere emanato, al posto del suo originario desiderio di ricevere piacere che è stato, a sua volta, rifiutato perché imperfetto per ricevere la Luce.

Il desiderio è la materia prima che ci è stata data dall’Alto attraverso le informazioni genetiche (Reshimot), l’influenza della Luce superiore. Non dipende dalla creatura. Ma quest’ultima dice: “io rifiuto questo vaso datomi per ricevere il piacere, ed io rifiuto di lavorare in questo modo! Non voglio che questo egoistico desiderio mi controlli come un cieco istinto!”. “Non voglio dimenticarmi chi sono e fare solamente tutto quello che mi piace senza pensarci. Voglio fare ogni movimento capendo quello che faccio, coscientemente, dopo avere fatto le mie valutazioni ed in base alla mia decisione”.

“E’ così che voglio essere adesso, da qui in poi e per sempre! Per favore, aiutami ad essere così, ti supplico! Non voglio rimanere una bestia; voglio diventare un essere umano! Diventare un essere umano significa sapere chi siamo e prendere le nostre decisioni. Per favore, dammi questa possibilità! Da adesso in poi, mettiamoci d’accordo che il vaso (il desiderio) che Tu hai creato in me non è adatto. Dammi prima la possibilità di scegliere da solo come usarlo. E poi, lo schermo e la Luce Riflessa diventeranno il vaso.

Io ti supplico di costruire questo vaso per me, che io non possiedo in modo naturale. Io odio la mia natura egoistica che mi fa agire inconsciamente. Non la voglio. Voglio essere consapevole di cosa mi succede dal principio alla fine e voglio scegliere da me.”

In questo caso, ricevo l’opportunità di fare delle scelte chiare, precise e pertinenti rispetto ad ogni cosa che riguarda la mia natura: sulla ricezione e la nostra relazione con Lui, che saranno considerate come il mio vaso spirituale. E’ uno strumento che io avrò creato per essere in grado di ricevere il piacere dal padrone di casa.

Il desiderio originario è privo di questa spinta, ed è dunque impossibile fare alcunché. Mentre rispetto a ciò in cui sono coinvolto, non voglio usarlo per agire. Il nuovo desiderio richiede che impari come si sente il padrone di casa rispetto a me e come io posso diventare uguale a Lui, e rivelare il mio desiderio originario solo in base all’uguaglianza della forma.

Ciò significa che non rifiutiamo il desiderio naturale per quello che è, ma soltanto il suo uso “tradizionale”.
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(Dalla 3.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 22.06.2011, Talmud Eser Sefirot)

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Il tempo è un concetto meccanico oppure vive?

Baal HaSulam, Lo studio delle dieci Sefirot, Parte 1, “La tabella di domande e di risposte sul significato delle parole”: Domanda 16: Che cos’è il tempo? E’ una certa somma di Behinot (fasi) che derivano le une dalle altre e che sono mescolate tra di loro per mezzo dell’ordine della causa e dell’effetto-conseguenza, come i giorni, i mesi, e gli anni.

Il tempo non esiste. Esiste solamente la sensazione dei cambiamenti che ci fanno sentire lo scorrere del tempo. Nella spiritualità, questa cosa è evidente, mentre nella corporalità, è camuffata. Questa è la ragione per cui molti fenomeni, effetti e trasformazioni si intrecciano nel mondo corporale e sembrano non essere direttamente collegati alla spiritualità, nel senso che non sembrano dipendere dai nostri sforzi e dal nostro avanzamento.

Dunque, nel mondo corporale, il tempo non vive e scorre “meccanicamente”, separato dalle nostre intime trasformazioni. Invece, nel mondo spirituale, il tempo è la sensazione interiore dei cambiamenti che un uomo attraversa.

Perciò, il tempo corporale e spirituale hanno dei significati completamente diversi. Il tempo spirituale può scorrere veloce o lento, contrarsi o espandersi, in base al numero di cambiamenti che avvengono in un uomo. Nel mondo materiale, il tempo dipende dal punto in cui ci troviamo. Se ci siamo mossi verso un’altra dimensione, sperimenteremo lì un diverso significato di tempo.
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(Dalla 3.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011, Talmud Eser Sefirot)

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