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La terra di nessuno

Domanda: Parliamo molto delle Luci e dei vasi, ma raramente esaminiamo il punto dello stesso “io” che si trova tra questi. Cosa rappresenta questo?

Risposta: “l’io” esiste solo come punto di scelta e nient’altro. Tutto il resto si connette ad esso quando riceve i desideri degli altri ed il riempimento del Creatore. Questo punto è come una lancetta di una bilancia, il momento della scelta, la sezione, il terzo mezzo di Tifferet. Questo non appartiene a niente: né alla ricezione, né alla dazione.

Il terzo superiore di Tifferet appartiene al superiore, alle qualità del Creatore, ed il terzo inferiore appartiene al desiderio di ricevere, alla creatura. Nel mezzo non c’è letteralmente niente, è la terra di nessuno.

Domanda: Allora cosa c’è lì? Dopotutto, non è una scelta realizzata in accordo ad un certo criterio?

Risposta: Una volta che sarai lì, comprenderai che questo punto letteralmente “fluttua nell’aria”. Da questo punto diventi una persona spirituale, è il punto iniziale che esiste nel mezzo, tra la Luce (esistenza dall’esistenza) ed il desiderio (esistenza dall’assenza). È il miracolo della creazione.

Arriviamo a questo punto quando cominciamo a connettere ad esso tutti i desideri e le Luci. Dopo, nella misura in cui agisco al di sopra di queste Luci e desideri, raggiungo il punto dal quale agisco. Non viene dalla Luce né dal vaso, ma dall’essenza del Creatore.
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(Dalla 5° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.06.2011, “Matan Torà (Il Dono della Torà)”)

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Riparare la “materia” della tua anima

Domanda: La rivelazione del male è sufficiente per avanzare?

Risposta: La rivelazione del male è uno strumento potente per avanzare poiché è la scoperta di un desiderio non corretto. Se lo correggeremo, avanzeremo. Questa è la ragione per cui è impossibile farlo senza la rivelazione del male.

Per esempio, saliamo in macchina e cerchiamo di raggiungere un certo posto. All’improvviso vediamo che la chiave non entra nel quadro. Iniziamo ad aggiustare la chiave. La aggiustiamo, la inseriamo nel quadro, ma non gira. Dobbiamo aggiustare la serratura.

Aggiustiamo la serratura, giriamo la chiave – la macchina non parte. Scopriamo che i fili non sono collegati con il motorino di avviamento. Dobbiamo collegare i fili. I fili sono a posto. Perché non parte? Manca la batteria.

E si va avanti un passo alla volta fino a quando tutta la macchina è a posto. Ma ogni volta scopriamo cos’è che manca, finché le riparazioni non sono finte e non abbiamo dato l’ultima passata di vernice lucidante. Allora ci sediamo e guidiamo. La macchina non si muoverà fino ad allora.

Domanda: Cosa significa correggere ogni componente?

Risposta: Correggere significa che comprendiamo perché abbiamo bisogno di quel componente, come si connette alle altre parti, che cos’ha di rovinato e come deve essere la sua forma corretta. Ogni componente è una parte del nostro cuore, e della nostra anima. “L’avviamento” e “la chiave”, “i fili” e “la batteria”, fino all’ultimo elemento, tutte queste cose rappresentano i nostri desideri interiori, la “materia” della nostra anima.
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(Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 24.06.2011, gli Scritti del Rabash)

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Comprenderci a vicenda e rivelare il Creatore

Domanda: Tutti noi siamo fatti di una parte maschile e una femminile. Come riesco a far funzionare queste parti dentro di me, per eseguire nel modo corretto il mio ruolo rispetto agli uomini del gruppo?

Risposta: Giusto, tutti noi siamo fatti di una parte maschile e una femminile. Se sia l’uomo che la donna non esistessero dentro ognuno di noi, non saremmo in grado di comunicare reciprocamente. Ogni molecola, ogni atomo, ogni particella è composta da due parti opposte; altrimenti, non esisterebbero.

Io posso comprendere le donne e comunicare con loro proprio perché in me c’è una parte femminile in aggiunta alla mia parte maschile dominante. Diversamente, non sarei in grado di comprendere loro e queste parti in nessun modo. La rottura del desiderio comune (Kli) ci permette di essere fatti di due parti opposte, che a loro volta ci permettono di avere dei contatti, di connetterci e quindi di unirci.

Per questa ragione, una persona dovrebbe immaginare dentro di sé la presenza di una forma di sesso opposto al proprio, cioè la parte opposta, ed usare questa immagine per entrare, se si tratta di un maschio, nella parte femminile, per comprendere, percepire e vedere le sue richieste, i desideri interiori, le aspirazioni, e provare ad essere più sensibile verso tutto questo. E lo stesso vale per le donne.

Molto spesso le donne sono molto critiche ed esigenti con gli uomini. Gli uomini, invece, hanno bisogno di essere trattati come dei bambini, e le donne dovrebbero comportarsi come delle mamme. E’ così che dovrebbe andare. Sarebbe tutto più corretto.

L’uomo si trova sempre sotto l’influenza o della mamma o della moglie. Noi pensiamo che l’uomo sia completamente libero, ma in realtà non è vero. Nella società attuale, prima la mamma e poi la moglie controllano l’uomo. Questa sarebbe veramente la società corretta, perché la donna è più vicina alla natura, fa meno errori, ed è più equilibrata. Io sto parlando di situazioni ideali, di ciò che la natura ci ha fornito in pratica. E questa è la ragione per cui dobbiamo essere più sensibili gli uni rispetto agli altri.

Incominceremo a comprendere il Creatore quando avremo un’adeguata connessione reciproca. Il Creatore viene conseguito come l’elemento comune tra noi che siamo fatti di entrambe le parti. Egli è chiamato “Boreh”, dalle parole “Bo” e “Reh,” cioè “vieni” e “vedi”. Cosa significa “vieni” e “vedi”? Conseguiamo questa qualità e allora lo scopriremo dentro di noi – questo sarà il Creatore. E come Lo conseguiremo? Lo faremo proprio attraverso la connessione reciproca.

Questa è la ragione per cui una comprensione reciproca e corretta, insieme ad una adeguata vicinanza reciproca, con lo scopo di rivelare il Creatore, ci porterà a conquistare lo scopo.
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(Dalla 2.a lezione del Congresso di Mosca del 10.06.2011)

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Il Creatore agli occhi della creatura

Solamente un piccolissimo punto nero, che si trova dentro una Luce infinita, ci separa dal Creatore. Ci si riferisce a questo punto come “all’esistenza dal nulla” (Yesh Mi Ain). Si tratta, in sostanza, della base primaria dell’intera creazione, della nuova realtà sprigionatasi “dal nulla”. Il resto deriva “dall’esistenza” dal Creatore.

Questo punto è creato dal Creatore, mentre tutta “l’esistenza” (Yesh), che è aggiunta a questo punto, deve giungere da noi, dai nostri sforzi. Così, alla fine, arriviamo all’uguaglianza con il Creatore, all’adesione, allo stesso Suo livello.

Prima di tutto, questo punto di creazione si sviluppa nelle quattro fasi di espansione della Luce Diretta, per cui questi quattro livelli di dazione inseriscono nel punto “dal nulla” tutti i principi basilari. Da parte della Luce non sono necessarie altre azioni; basta così. Il resto si manifesta come reazione di questo punto che è stato colpito dalla Luce, ha assorbito le sue proprietà, ed è, di conseguenza, in grado di agire da solo.

Dunque, dal mondo dell’Infinito, dallo stato in cui si era unito con la Luce, incomincia a ritirarsi per formare il nostro mondo attraverso le dieci “Sefirot dell’occultamento” (Sefirot Blima) che assorbono la Luce all’interno, dentro la creatura. Grazie a questo, la creatura cresce dal punto in cui è opposta al Creatore, raggiungendo la maggior distanza possibile da Lui, che è considerata come “questo mondo”.

Questa ritrazione del punto ( sia qualitativo che quantitativo) abbraccia tutte le proprietà e le posizioni. Di conseguenza, l’essere creato non ha alcuna qualità che sia in grado di coincidere nella minima parte possibile a quelle del Creatore. Noi pensiamo che questo significhi una caduta, una discesa, ma è assolutamente il contrario. Si tratta della rivelazione della nostra natura, il punto nero preciso che è stato creato dal Creatore!

Questo sviluppo è necessario per rivelare quanto questo punto “dal niente” sia opposto all’esistenza, a ciò che “esiste”. Si tratta di ciò che conseguiamo da tutta questa discesa, sebbene non in una volta sola, ma con il tempo, scendendo sempre più in profondità, quando raggiungiamo “questo mondo” e facciamo esperienza dello sviluppo del nostro egoismo, cioè ci rendiamo conto di essere in posizione opposta al Creatore. Perciò, attraversiamo tutti i livelli della natura, a partire dall’inanimato, vegetativo ed animato, fino a quando non raggiungiamo quello più basso in assoluto, “l’umano”.

L’essere umano raggiunge la consapevolezza di essere lontano ed opposto al Creatore e conclude che questo è il male. Dalla consapevolezza del male, egli continua a studiare se stesso ed il Creatore ancora di più, come “il vantaggio della Luce che proviene dalle tenebre” e capisce che è necessario correggersi. Quindi, egli raggiunge la vera opposizione al Creatore.

Quando l’uomo inizia la sua correzione, egli inizia, da una parte, a risalire verso il mondo dell’Infinito, eguagliandosi al Creatore. Dall’altra parte, così facendo, capisce ancora di più di essere opposto al Creatore.

Solamente alla fine completa della correzione (Gmar Tikkun), quando ritornerà al punto iniziale, Malchut dell’Infinito, egli otterrà la totale comprensione, consapevolezza e farà esperienza di ciò che l’esistenza (Yesh), la proprietà del Creatore, significa.

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 8.05.2011 “Tutti coloro che soffrono per il mondo”)

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Definire i termini è la chiave per lo studio della Kabbalah

Alla fine della “Introduzione allo Studio delle dieci Sefirot”, punto 156, Baal HaSulam scrive che adottare le definizioni è di primaria importanza nello studio della Kabbalah. Devono essere a nostra disposizione, piazzati nelle nostre menti come in uno scaffale di libri in modo che io possa prendere il termine giusto anche senza pensare come io deva comprendere, sentire e immaginare il significato nascosto dietro ogni parola nel testo.

Altrimenti confonderò me stesso e genererò in me un’impressione e percezione sbagliate che non corrispondono alla verità. Questa è una chiave per lo studio della saggezza della Kabbalah. Se non decifri correttamente ciò che è scritto, ti confonderai completamente.

Non stiamo studiando con lo scopo di sapere quanti angeli siano in cielo e quali siano i loro nomi, e non stiamo memorizzando quali oggetti spirituali (Parzufim) esistono da qualche parte la fuori. Dobbiamo apprendere che tutto quello che è stato scritto è all’interno di noi, all’interno della nostra anima e che ancora non abbiamo rivelato.

Lasciamo che questo sistema spirituale sia ancora occulto per noi, ma all’interno di noi e non fuori da qualche parte. Non stiamo parlando sugli angeli in cielo, ma sulle forze interiori dell’uomo. Tutto è all’interno dell’uomo, e non esiste nient’altro oltre lui. Ci sembra che esistono altre persone intorno a noi, ma in realtà, sono tutte parti di me. È per questo motivo che la frase “ama il tuo prossimo come te stesso” sembra di parlare di un’altra persona finché arrivi a comprendere che si tratta di te, te stesso, e tutto appartiene a te.

I termini Kabbalistici devono sapersi a memoria, il che significa che devi essere attaccato al loro significato spirituale vero e non di immaginarlo nella tua attuale percezione. Quando mi trovo con parole come “sole”, “luna”, “su”, “giù”, “entrare” e “uscire” della Luce, tutti i termini più tecnici, e perfino quelli che sono scarsamente relativi a questo mondo, io devo ancora controllare me stesso per sapere se sto rimanendo nelle giuste definizioni. Questo eliminerà il 99% di confusione e sbagli.

Inoltre, non avrò bisogno di lunghe spiegazioni se io adotto le giuste definizioni. È per questo che è cosi importante studiare le appendici di ogni capitolo di Lo Studio delle Dieci Sefirot: “Tabella di domande e risposte sul significato delle parole”. Questo è perfino più importante che studiare il testo principale del libro.

Anche se ancora non riusciamo a ricordare tutte queste definizioni, a comprenderle o a sentirle, per lo meno dobbiamo vedere come queste definizioni spirituali differiscono da quelle dentro di noi perché generalmente abbiamo già un certo disegno materiale su ognuna di queste parole e concetti.
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(Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011, Talmud Eser Sefirot)

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Fare chiarezza sul desiderio delle donne

Domanda: Se i desideri continuano a cambiare e a prendere diverse sfumature, devo desiderare qualcosa di specifico oppure ho bisogno di rafforzare il desiderio nella forma più vicina a me in quel determinato momento?

Risposta: No, il desiderio delle donne deve essere formato in maniera collettiva, in unione, l’integrale desiderio della donna focalizzato precisamente verso il traguardo. Ogni donna deve analizzare i desideri dentro di se e puntarli verso la meta al massimo, il più possibile a ogni livello, in ogni stato lei si trovi.

Tuttavia, dopo che i desideri sono stati basicamente formati, devono essere sentiti dagli uomini. E gli uomini li sentono senza dubbio perché sono fatti cosi: loro sentono gradualmente i desideri delle donne. Succede come in una famiglia, dove la donna può anche non dire niente al marito, ma comunque lui sente come lei spinga silenziosamente, segnalando, volendo e aspettandosi qualcosa da lui. Lui sente questo e non si rilasserà finché non soddisfarà il suo desiderio. In alcuna maniera lui deve risolvere questo.

Nella stessa maniera, gli uomini dovrebbero sentire questo dalle donne, e le donne dovrebbero lavorare costantemente e concentrarà in loro un desiderio sempre più definito.
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(Dalla seconda lezione del Congresso di Mosca del 10.06.2011)

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Cos’è un desiderio brillante, fine?

Baal HaSulam, Lo Studio delle Dieci Sefirot, parte 1, “Tabella di domande e risposte sul significato delle parole”: articolo 15. Cos’è Zakh. Bechina Alef (la prima fase) del desiderio di ricevere si definisce come più brillante (Zakh) delle tre Bechinot (fasi) che la seguono.

“Fine” e “ruvido” si definiscono in relazione al desiderio di ricevere. Nella fase radice, Keter, non c’è assolutamente spessore (Aviut) del desiderio di ricevere, ma viene solamente dato il desiderio di dare, inculcato dal Creatore in ogni creatura. Pertanto, la prima fase (Alef) è l’inizio della creatura, del suo desiderio di ricevere ed è più brillante e più fine delle altre tre fasi che seguono.

Questo è dovuto al fatto che ancora non ha sperimentato molte impressioni dell’influenza del Creatore, della Luce, che la rende più brillante. La Luce non l’ha ancora sviluppato ad una profondità di desiderio adeguato al suo uso. È ancora l’inizio, l’embrione del desiderio ed in questo senso, è il più vicino alla Luce.

Non ha ancora nessun’azione indipendente, né una sua reazione. Tuttavia, quando comincia a reagire alla fine della prima fase, provoca l’apparizione della seconda fase, Bet.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011, Talmud Eser Sefirot)

L’inizio della nascita

Io penso che i giorni di Pesach siano andati veramente bene per noi. Essenzialmente abbiamo rivelato un momento molto importante nello sviluppo spirituale di una persona, che segna l’inizio della sua vita spirituale, l’inizio dell’uscita dall’esilio spirituale. Il “posto” dell’unità del gruppo, gli amici, è stato scoperto in ognuno di noi.

Questa sensazione di un unico posto spirituale ha bisogno di espandersi. Questa è la nuova realtà. Quando una persona non abbandona l’interesse per questo “posto”, riesce a progredire velocemente verso la sua realizzazione. Alla fine diventerà il posto della rivelazione del Creatore e si svilupperà più tardi al punto della completa adesione del essere creato con il Creatore: il mondo dell’infinito.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.04.2011, Svelando una parte, coprendone due)

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La preghiera delle diciotto Sefirot

La vera preghiera è “la preghiera delle diciotto benedizioni”. Si tratta delle nove Sefirot della Luce Diretta e delle nove Sefirot della Luce che viene Riflessa non in Malchut, che è il desiderio di ricevere piacere, ma in Yesod, che è al di sopra del desiderio egoistico. In altre parole, prevede l’intenzione di utilizzare Malchut per donare. Da qui derivano 18 tipi di relazione che abbiamo con il Creatore: nove dalla Luce Diretta e nove dalla Luce Riflessa..

Usare Yesod al posto di Malchut, significa agire dal lato della “misericordia” poiché stiamo cercando di trovare la proprietà della dazione, ci stiamo sforzando di diventare uguali alle “prime nove Sefirot” (Tet Rishonot), che discendono dal Creatore all’essere creato, Malchut, la 10.a Sefira. Ed il nostro unico desiderio è di rivelare queste nove Sefirot, le proprietà del Creatore, vale a dire, farle nostre, assorbirle, e diventare uguali ad esse nelle nostre nove Sefirot della Luce Riflessa.

Perciò, una vera preghiera si forma dentro di noi. Infatti, a causa del mio desiderio di diventare uguale alle prime nove Sefirot, mi impegno nelle nove Sefirot della Luce Riflessa e chiedo di utilizzarle affinché Malchut diventi totalmente uguale alle nove proprietà del Creatore che entra in essa. Dunque, le mie nove Sefirot della Luce Riflessa diventano il vaso (Kli) che accetta le nove Sefirot della Luce Diretta, ed io ricevo la Luce nella mia preghiera immediatamente.

Se sapessimo pregare così, allora impiegheremmo la Luce superiore nel modo giusto, cercando di capire come fare per ricevere la misericordia e la forza della dazione da essa e, da qui in poi, rivestiremmo la preghiera della nostra Luce Riflessa che sale dal basso verso l’alto. Dunque, la preghiera sarà un atto che contiene assolutamente tutto in sé, che rivela le prime nove Sefirot in Malchut; esse si percepiranno come le nove proprietà superiori in essa e come l’ascesa della Luce Riflessa da Malchut che sale dal basso verso l’alto, diventando “il rivestimento” per la Luce Diretta, mentre viene calcolata e ricevuta dalla Luce Riflessa. Tutto questo si compie attraverso la preghiera delle “diciotto benedizioni”. Dunque, “la preghiera delle 18 Sefirot” è la preghiera base nel lavoro spirituale.

Se “l’ascesa dei mondi” avviene durante il lavoro spirituale, negli stati come lo “Shabbat” (il Sabato), una “festività” speciale, allora si presenta come “la preghiera delle 18 Sefirot” che viene modificata perché una Luce più potente scende dall’Alto e fa sì che il lavoro al di sotto di essa, nella nove Sefirot della Luce Riflessa, cambi per contenere tutta la Luce ci arriva durante le feste. Questo è il modo in cui organizziamo il nostro lavoro spirituale.

Questa è la ragione per cui è scritto che “tutto è fatto con il potere della preghiera” e “ContemplateLo giorno e notte”, poiché la preghiera è un atto che contiene tutte le fasi che costruiscono il Partzuf spirituale: l’ingresso della Luce superiore, seguita dal calcolo nella testa del Partzuf, la sua interazione attraverso il contatto la Luce (Zivug de Hakaa Be Rosh), e l’espansione della Luce verso il basso. Tutto questo riguarda l’intero processo che il Partzuf affronta nel suo sviluppo: concepimento, nutrimento, maturità (Ibur, Yenika, Mochin). Tutto questo è contenuto nella preghiera delle 18 Sefirot: le nove Sefirot della Luce Diretta che si rivestono delle nove Sefirot della Luce Riflessa.

E tutto questo avviene mentre mantengo l’intenzione di essere trasformato invece che tentare di modificare la Luce superiore, che si trova in assoluta immobilità e brilla sempre al suo massimo splendore e al massimo della sua potenza nella testa (Rosh) di ogni livello spirituale. Un uomo, che è solamente al principio del suo lavoro spirituale, deve prendersi del tempo per esaminare il proprio atteggiamento rispetto alla forza superiore che è non si modifica. Questa forza colma l’intera creazione e non cambia.

Infatti, colui che è superiore è totalmente aperto verso di noi ed irradia tutta la sua Luce, mentre i cambiamenti avvengono solamente in colui che riceve. Perciò, la mia preghiera non è una supplica rivolta a colui che è superiore perché cambi, ma è invece la ricerca dentro di me dei desideri giusti che mi permetteranno di connettermi con la forza superiore e, piano piano, nutrire me stesso nel cammino che mi porta ad essere identico a Lui.

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 09.05.2011, Shamati #113)

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L’uomo è l’unico animale che si vergogna

“L’uomo è l’unico animale che si vergogna. O che si dovrebbe vergognare” (Mark Twain, seguire la linea dell’Equatore).

Domanda: La vergogna è un tipo di peccato nel cammino spirituale?

Risposta: La vergogna è una meravigliosa qualità. La vergogna è ciò che separa l’uomo dall’animale. Non c’è nessun’altra differenza. Solo la vergogna crea una differenza, cioè, questa eleva l’uomo al di sopra del livello animale.

È scritto che tutte le persone sono come animali; la differenza appare solo quando io comincio a sentire vergogna. Questo è un segno di un’origine Umana dentro di me.

Ognuno è un ladro nel nostro mondo, ma la maggioranza ha paura di rubare. Chiamiamo questa paura “vergogna”. Abbiamo paura di essere visti, scoperti, esposti, colpiti, incarcerati e così via. In poche parole, la paura ci allontana dal rubare. Allo stesso modo di un gatto che dopo essere stato scacciato diverse volte, guarda la crema di latte da una distanza considerevole; accetta anche il fatto che non c’è nient’altro da fare su questo.

Esiste però un altro tipo di vergogna: senza ragione, senza conseguenze per se stessi. Fa quello che il tuo cuore desidera, tutto il mondo è al tuo servizio, come in un sogno, quando cammini per le strade vuote e tutte le porte si aprono davanti a te. Negozi, macchine, tutto è tuo, tutto ti è permesso. Beneficiane, ma tu rifiuti.

Perché lo rifiuti? Io non lo voglio, perché voglio crescere usando il potere della vergogna, come viene richiesto.

Questa vergogna viene dalla percezione del Datore. È impossibile raggiungere la dazione senza percepire il Datore, ed è per questo che non puoi realizzare nessun atto con il fine di dare. Senza la saggezza della Kabbalah, il metodo della rivelazione del Creatore, sei incapace di correggere uno dei 613 desideri della tua anima. Tu non sarai capace di fare niente per conto tuo, senza la Luce che ti dia questa qualità. Questa non è più una vergogna fisica ma spirituale.

D’altro canto, quando viene dagli animali, i quali non sentono vergogna, è anche possibile evocare la paura del castigo. Allora, come siamo con la nostra “vergogna”? Diversi da loro? In realtà, non sentiamo vergogna nel nostro mondo, ma abbiamo paura.
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(Dalla 5° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 23.06.2011, “Matan Torà [ll Dono della Torà]”)

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