Pubblicato nella 'Lavoro interno' Categoria

La vecchiaia è una veste per la saggezza

Domanda: Cosa significa diventare un saggio nella Kabbalah?

Risposta: Un “saggio” è una persona che ha ottenuto la saggezza (Chokhmà). Tuttavia, la Luce di Chokhmà resta in riposo assoluto, ed affinché possiamo ottenerla, dobbiamo possedere la Luce di Chassadim (Misericordia), i “vestiti”. Questo significa che un “saggio” è onorato non per la sua “saggezza”, ma perché ha fatto lui stesso un vestito di Luce di Chassadim, “saggezza”, che la Luce di Chokhmà è stata capace di vestire.

Noi consideriamo il Creatore come un saggio. Un saggio è considerato come “Talmid Chacham”, “un discepolo del saggio”, visto che lui sta imparando ad ottenere la saggezza (Chokhmà) e lascia che il Creatore si vesta in lui. Noi onoriamo i cabalisti per gli schermi antiegoismo e la fede che hanno acquisito, grazie ai quali, la saggezza del Creatore si è rivestita in loro. Non è il caso in cui loro sono diventati semplicemente intelligenti in modo naturale. Pertanto, loro sono chiamati “discepoli del saggio”, del Creatore.
[45313]

(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011, Scritti del Rabash)

Chi è più vicino al maestro?

Domanda: Che cos’è la vicinanza al maestro e che cos’è lo studio “bocca a bocca”?

Risposta: La vicinanza al maestro non significa che un uomo gli è fisicamente vicino – questo non conta affatto. Un uomo è vicino al maestro quando sente che il maestro può passargli tutto quello che ha e desidera farlo, ma nella misura in cui l’uomo apre il suo cuore. Questo perché quando si arriva al momento del contatto e della comunicazione, colui che trasferisce e colui che riceve si devono connettere.

Quindi, prima di tutto, un uomo dovrebbe credere che il maestro continui a passargli le cose e che ci sono delle cose che egli può prendere da lui. Questo dipende dallo studente. Secondo, lo studente ha bisogno di capire che può ricevere qualsiasi cosa arrivi dal maestro solamente nella misura in cui si dimostra sensibile a farlo.

Naturalmente, in generale tutto dipende dallo studente. Solo dallo studente! Praticamente niente dipende dal maestro. Invece, lo studente deve accordarsi completamente sulla ricezione. Che cosa significa ricevere? Significa connettersi. In altre parole, l’uomo deve avere dei pensieri, delle sensazioni, e obbiettivi che siano in qualche modo come quelli del maestro, anche se l’uguaglianza è solamente dell’1%. L’uomo deve desiderare di ricevere dal maestro, si deve inserire nella sua stessa corrente. E allora ce la farà.

Lo studio è fatto di due livelli:

  1. “Dalla bocca alle orecchie,” che è la comunicazione verbale, quando io parlo con la mia bocca, e lo studente percepisce con il suo orecchio.
  2. “Da bocca a bocca,” quando ci si riferisce alla bocca come allo schermo comune, che è la bocca del Partzuf spirituale.

Quando comunichiamo in un modo in cui lo studente non vuole o non è in grado di essere allo stesso livello del suo maestro, allora ascolta soltanto. Può ascoltare senza il desiderio, senza molto sforzo; può anche essere contro il suo maestro, eppure continuare ad ascoltarlo in questo modo.

Non si ha ancora un unico schermo, un’unica aspirazione, o qualche forma di reciproca connessione, che sia quando lo studente e il maestro sono collegati almeno all’1%. Quando si ha questa connessione, lo studente è in grado di ricevere le informazioni bocca a bocca, in base all’intensità di questa connessione, cioè, in base all’intensità dello schermo e delle aspirazioni che condivide con il maestro. In questo caso, c’è qualcosa per cui sforzarsi. Si tratta di una lavoro difficile da fare con il proprio egoismo, ma è possibile, e allora quello che il maestro ha scorre verso lo studente.

Domanda: Tu puoi scegliere chi ti starà vicino?

Risposta: Non dipende dal maestro decidere chi gli starà vicino. Chiunque si mette nella posizione di studente, sarà uno studente. A volte il maestro vuole veramente che certi uomini siano suoi studenti perché questi uomini hanno delle qualità speciali, e potrebbe essere più facile trasmettere i concetti all’umanità, in un modo più veloce ed efficace, attraverso questi uomini; ma questi uomini potrebbero non esserne capaci, potrebbero rifiutare l’opportunità e perdere l’occasione.
[45684]

(Dalla lezione quotidiana di Kabbalah da Mosca del 16.06.2011 Gli scritti del Rabash)

Materiale correlato:

Laitman blog: Il dovere di imparare da un autentico Kabbalista saggio
Laitman blog: Fatti un Maestro ed un Gruppo

Recuperare la coscienza

La saggezza della Kabbalah non si rivela da sé, perché la gente la rivela nel suo sviluppo. Questa afferma che, in accordo alla struttura dell’universo, dobbiamo arrivare di nuovo al nostro punto di partenza.

Inizialmente fu creato un desiderio e questo primo stato viene chiamato il mondo dell’Infinito. In questo stato, il desiderio e la Luce che creò il desiderio, esistono in assoluta similitudine, fusione e complementarietà mutua. Qui, il desiderio è riempito dalla Luce, ma questo è solo lo stato concepito per la futura creatura. Essa non sente ancora niente.

Pertanto, all’inizio, essa deve diventare opposta al Creatore, opposta alla Luce. Per staccarsi completamente dalla stessa fonte, la creatura passa attraverso cinque stati speciali di sviluppo chiamati mondi. Pertanto, ha luogo la discesa di questo desiderio, cioè il distanziamento costante dal suo stato originale.

Il primo mondo si chiama Adam Kadmon. Adamo è il prototipo di un futuro umano. Dopo viene il mondo di Atzilut, il mondo della creazione, seguito da Berià, il mondo dell’emanazione, da Yetzirà, il mondo della formazione e da Assiyà, il mondo dell’azione. Questi sono i cinque mondi, cinque discese consecutive, inspessimento, occultamento e uscita della Luce dal desiderio che questa Luce riempie. Ogni mondo successivo è come il mondo dell’Infinito, eccetto che la Luce che esiste lì, esiste in una forma più occulta.

Anche adesso siamo nel mondo dell’Infinito, perché non c’è nient’altro. È solo che questo stato ci è nascosto dietro molti schermi interiori. Dobbiamo aprirli, sbucciarli ed allora, gradualmente, cominceremo a sentirci nella vera forma.

Ciò è simile allo stato di una persona che giace incosciente. Questo è il nostro secondo stato, qui, in questo mondo. Qui siamo in occultamento completo, come se avessimo perduto la coscienza ed esistessimo in alcune fluttuazioni interiori, immaginando qualcosa.

Se ci sforziamo in maniera particolare, recupereremo la coscienza e ci eleveremo al nostro stato iniziale. Questo è conosciuto come il terzo stato ed anche questo è il mondo dell’Infinito. Lo raggiungiamo ascendendo esattamente attraverso i primi passi dei mondi, attraverso i quali siamo discesi, quando stavamo perdendo il senso della perfezione, la presenza completa della Luce. Ascendendo gradualmente lungo gli stessi passi, sperimenteremo la realizzazione, il passaggio dal nostro stato inconscio a quello conscio.

La prima uscita dallo stato inconscio a quello conscio si chiama barriera, Machsom. La cosa più importante per noi è attraversare questo Machsom, uscire dallo stato di completa separazione dalla percezione della natura globale.

Adesso sentiamo la natura solo nella forma del nostro mondo e non la percepiamo attraverso i desideri spirituali. Sperimentiamo il mondo mentre siamo in uno stato totalmente disconnesso, senza utilizzare gli strumenti che abbiamo a nostra completa disposizione.

Percepiamo noi stessi attraverso i nostri cinque organi sensoriali: l’olfatto, il tatto, la vista, l’udito ed il gusto. Pertanto, il nostro senso dell’io passa attraverso il nostro corpo animato. Quindi, all’interno, appare un’immagine specifica nella nostra mente. Nella parte posteriore del nostro cervello, abbiamo una specie di “schermo”, nel quale viene proiettato tutto quello che percepiamo. Tutto si unisce in una sola immagine del mondo.

Questo non è ciò che vediamo nell’uscire dallo stato inconscio. Non appena attraversiamo il Machsom, cominciamo a sentire degli stati completamente diversi. Cominciamo a sentire la Luce dentro. Il nostro desiderio riceve il piacere dal riempimento, dalla conoscenza sul mondo reale ed allora, si disegna dentro di noi un’immagine precisa.

Così, il piano della Creazione, l’intenzione originale della Luce, è di creare il desiderio (la Luce è la cosa principale, il desiderio è secondario) affinché questo desiderio, cioè la creatura, diventi uguale alla Luce nello stato, nel potere e nelle sensazioni. Naturalmente, questo stato, è al di sopra del nostro mondo, cioè al di sopra del tempo, dello spazio, del movimento e al di sopra della divisione della vita, della nascita e della morte; è al di sopra di tutto questo.

Scoprendo questo nuovo sentimento dentro di noi, sentiremo che esistiamo in eterno come tutta la natura. Smetteremo di identificarci come degli “animali” che esistono in questo mondo. È come se questo scomparisse dalla nostra percezione, come la più piccola delle nostre sensazioni.

Pertanto, recuperando la coscienza, la persona immagina in qualche modo e ricorda quello che è successo. Questa sensazione resta in qualche luogo, ma è così piccola, così insignificante, così bassa nel potere, che è soppressa dalla coscienza dell’esistenza in un grande mondo nuovo, infinito, eterno e perfetto. Questo è il Machsom che dobbiamo attraversare.
[45353]

(Dalla Lezione 1 del Congresso di Mosca del 10.06.2011)

Non diventare una statua di sale

Domanda: Come possiamo realizzare un’analisi interna, per non diventare una statua di sale?

Risposta: La persona diventa una statua di sale quando guarda indietro, quando desidera conservare quello che esiste, quando ha paura di perdere quello che ha. Questo le impedisce di andare avanti.

Questo significa che dobbiamo sviluppare costantemente il nostro desiderio collettivo. È necessario determinare ed analizzare costantemente qual è la vera meta. In questo modo avanzeremo insieme.
[45470]

(Dalla lezione 2 del Congresso di Mosca del 10.06.2011)

Materiale correlato:

Laitman blog: Il nostro desiderio è il pulsante che può cambiare il canale della nostra realtà
Laitman blog: Il mosaico dell’universo dove manchi tu

Un trampolino per l’infinito

Domanda: Il desiderio delle donne contiene il desiderio di acquisire l’intenzione di donare?

Risposta: Questa intenzione non c’è tanto nel desiderio degli uomini come delle donne. Come fa a manifestarsi dentro di noi? Tutto quello che noi vogliamo è ricevere. Come acquisiamo l’intenzione di donare? La Luce lo fa, non noi.

Io sono un totale egoista; penso solamente a me stesso e non posso uscire da questo stato. Sia i desideri del mio cuore che i pensieri della mia mente non possono funzionare in modo diverso. Questa è la natura, questo è il modo in cui sono stato fatto. Quindi, cosa si può fare?

Solamente se noi, insieme, desideriamo nel modo giusto che la Luce discenda su di noi e ci corregga, allora acquisiremo, separata dal nostro egoismo, un’ intenzione di lavorare con il nostro egoismo nel modo corretto. Questo sarà il desiderio di ricevere la Luce, il desiderio di dazione, di amare.

Il nostro egoismo ci sarà sempre. Ma lavorandoci sopra nel modo giusto, possiamo aumentare ed intensificare la Luce. Questa è l’essenza del nostro percorso nella storia.

Dal mondo dell’Infinito, il nostro primo stato, da dove incominciamo, attraversiamo il nostro stato attuale, il secondo stato, e raggiungiamo, ancora una volta, il mondo dell’Infinito, il terzo stato. Si dice che questo terzo stato sia 620 volte più grande del primo stato. 620 è soltanto un’espressione, in realtà è miliardi di miliardi di volte più grande. Il fatto è che nel terzo stato, sappiamo dove siamo.

Nel primo stato eravamo una goccia di seme, e nel terzo stato diventiamo completamente come il Creatore, guadagnandoci il suo status. Questo è ciò che raggiungiamo grazie a questa amplificazione, quando il nostro egoismo è presente, e lentamente si sviluppa in un ego enorme; intanto noi possiamo usarlo per intensificare la debolezza della Luce di Nefesh che ci colmava nel primo stato.

Nefesh è una Luce molto piccola, nella quale la vita esiste a malapena. Ed in questo terzo stato conseguiamo un livello che è chiamato NRNHY, la Luce enorme che colma tutti i mondi.
[45674]

(Dalla 2.a lezione al Congresso di Mosca del 10.06.2011)

Materiale correlato:

Laitman blog: Un punto nero contro la luce dell’ infinito
Laitman blog: Raggi X del mio Ego

Ogni passo ha la sua risposta

Domanda: Tu dici che attraverso la propria analisi interiore, l’uomo trova le risposte dentro di sé. Come posso essere sicuro che il mio egoismo non mi metta fuori strada, e riesca a ricevere le giuste risposte invece di immaginare soltanto qualcosa?

Risposta: Se stai cercando il modo di fare dei progressi in avanti – con i libri, o con l’uso del metodo, ricevi le risposte corrette ad ogni preciso momento. La volta dopo, riceverai delle risposte ancora più corrette.

Ogni passo successivo è più corretto rispetto a quello precedente, ed il precedente sembra uno sbaglio. Così, ci muoviamo in avanti. In questo modo, un bambino incomincia a comprendere di aver giocato con dei giocattoli, non con qualcosa di reale.
[45863]

(Dalla 2.a lezione al Congresso di Mosca del 10.06.2011)

Materiale correlato:

Laitman blog: Il lavoro quotidiano
Laitman blog: Come diventare un Superuomo spirituale

Una marionetta che si anima da sé

Domanda: Perché dobbiamo affrontare un processo così lungo, complicato ed oscuro che va contro la nostra logica ed il comune modo di pensare?

Risposta: Il punto è che alla fine, all’essere creato dal Creatore, dobbiamo aggiungere il nostro desiderio, il nostro bisogno di fare esperienza di Lui, per ricevere la Luce superiore e l’appagamento spirituale. Io devo presentarmi con un mio proprio desiderio, con l’impazienza e una grande brama.

E per arrivare ad avere un mio proprio desiderio, devo partire dal suo capo opposto, dal non volere nulla di tutto questo! Solo giungendo a questo desiderio dal suo capo opposto posso dire che è mio! Altrimenti, non lo è.

Supponiamo che io voglia qualcosa in questo preciso istante. Da dove arriva questo desiderio? Se io scavo in profondità, scoprirò che non è effettivamente mio, ma che deriva da qualche causa esterna: geni, ormoni, informazioni accumulate nella mia memoria, ambiente, ed i bisogni del mio corpo e della natura. Ciò significa che vengo risvegliato da dentro, ma non si tratta affatto di un mio desiderio; invece, è il richiamo della natura. E, schiavo del mio istinto naturale, incomincio a rincorrere quello che voglio.

Quello che voglio adesso è cibo, sesso, famiglia, benessere, potere, onore e conoscenza. Ma lo voglio veramente? No, non lo voglio! Può essere che io sia nato in questo modo o può essere stato l’ambiente ad influenzarmi, in ogni minuto della mia vita, risvegliando in me questo genere di desideri. Ma non si tratta dell’ “IO” che sono.

E’ come se io fossi una marionetta senza esserne nemmeno consapevole. Credo di essere il padrone della mia vita e, come un eroe, combatto per accaparrarmi quello che voglio. Ma poi salta fuori che non è affatto quello che voglio. Chi sono io, allora, se agisco come un robot? Piango, mi sforzo, lavoro duramente, per poi rendermi conto che sto appagando i desideri di qualcun altro e non so nemmeno di essere uno schiavo.

Dipendo completamente dai fili che mi tirano e che mi controllano in ogni momento.
Se avessimo la possibilità di vederci dal di fuori, vedremmo esattamente questo: siamo delle marionette che non hanno nulla di proprio, nessun desiderio personale o possibilità di appagarli. Non siamo quelli che possono stabilire i propri obbiettivi e, apparentemente, non siamo neanche umani, ma siamo dei pupazzi di stoffa legati a dei fili che ci muovono in su e in giù.

Tuttavia, quando sento un desiderio dentro di me, non sono IO a sentirlo? Si tratta di una bella domanda, poiché la sensazione si presenta nella forma che è prescritta per me. Un certo disturbo si presenta dentro la marionetta, degli impulsi elettrici la attraversano, ed incomincia ad agire e reagire.

Se ci esaminiamo con questa accortezza, vedremo che non c’è creatura qui! Questo è il momento in cui incominciamo a comprendere qual è stato il lavoro del Creatore: come creare il desiderio primario e basilare che non arriva da Lui. Come può fare un pupazzo che, nonostante sia di stoffa, ottiene la vita ed incomincia a pensare e a desiderare da sé? Inoltre, come si rendono suoi i desideri, i pensieri, e le azioni? In caso contrario, l’intera creazione sarebbe un semplice giocattolo, una burla totale.

Non ci rendiamo neanche conto di quanto sia stato difficile crearci in modo che potessimo costruire qualcosa da soli dentro noi stessi, qualcosa che si possa chiamare “uomo” (Adamo), cioè “uguale” (Domeh) al Creatore, autonomo ed indipendente nelle proprie scelte, azioni, e desideri, e non semplicemente un parassita.

Perciò, siamo destinati ad attraversare degli stati insoliti e strani, fino a quando non otteniamo un desiderio che sia nostro. E solo quando arriveremo a questo momento saremo chiamati “umani”, Israele. Ci si riferisce a coloro che sono ancora controllati dall’Alto come alle “nazioni del mondo”. Mentre ci si riferisce a coloro che sono già evoluti ed hanno un proprio desiderio che li spinge verso il Creatore come Israele (Yashar El, “dirittti al Creatore”).

Quindi lo scopo dell’essere che è stato creato è di ottenere questo desiderio e di utilizzarlo, ed è verso questo scopo che la Luce superiore ci sta portando. Essa ci porta solamente a renderci conto di quanto sia necessario questo scopo, mentre meritare questo desiderio è il nostro lavoro. Qui, non possiamo ricevere niente di pre-confezionato perché in questo caso, non sarebbe un merito.

Dunque, il Creatore ci risveglia una volta con il piacere ed un’altra volta con la sofferenza, usando queste due particolari redini per farci creare dentro di noi qualcosa di nuovo.
[42446]

(Dalla 3.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 06.05.2011 “spiegazione dell’articolo, ‘prefazione alla saggezza ella Kabbalah’”)

Materiale correlato:

Laitman blog: Questo infame pulsante
Laitman blog: Come utilizzare la tua Libertà

L’amore è una strada a due corsie

Domanda: Come si spiega agli uomini la necessità dell’amore?

Risposta: Si può amare il pesce da mangiare a pranzo, si possono amare i nostri figlioletti, e si può amare il prossimo e il Creatore. La stessa parola indica delle nozioni completamente diverse.

Vale la pena esaltare l’amore per il prossimo ad una persona che ama il pesce? Come si può descrivergli il piacere della dazione? Cosa capirebbe? Che deve dare il suo pesce a qualcun altro? Questo è amore?

Che cosa significa amare il prossimo? Questo amore ha un significato completamente diverso. Amare il prossimo, cioè un altro uomo, significa unire il suo desiderio al nostro e usare il nostro desiderio per appagare il suo. Allora ci uniamo in un unico insieme, dove io appago l’altro e l’altro è appagato. In cosa l’altro si appaga? Nel suo desiderio. Nel suo desiderio in relazione al mio, che è come Malchut in relazione a Zeir Anpin. Io sono come il Creatore, e l’altro è come la creazione. Questo è ciò in cui consiste il mio lavoro.

Dunque, “amore” è la relazione tra il Creatore e la creazione. Solamente questo è amore, cioè l’atteggiamento della creazione verso il Creatore. Se io riesco a costruire questo genere di atteggiamento verso gli altri o, in altre parole, se acquisisco la qualità del Creatore, la qualità della dazione, e per mezzo di questa qualità mi rapporto al desiderio del mio prossimo proprio come fa il Creatore, ne consegue che il Creatore è dentro di me, ed io compio l’azione necessaria rispetto al mio prossimo. Questo significa che io amo il mio prossimo.

Noi non abbiamo il diritto di usare la parola “amore” in nessun altro significato, contesto, o situazione. Altrimenti lo confonderemmo con il nostro “amore per il pesce”.

Stiamo parlano dell’intensità con la quale il Creatore, la qualità della dazione, si riveste in me. Prima di tutto dobbiamo mettere in pratica il principio “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te“. In questo modo divento neutrale. Dopo di che, devo acquisire il desiderio dell’altro invece del mio. Il desiderio dell’altro uomo deve diventare più importante del mio e quindi innalzo l’altro al di sopra di me. In questa caso, sono pronto a fare di tutto per l’altro, proprio come lo farei per mio figlio se fosse ammalato. Sono completamente “assorbito” nel suo desiderio; ed è questo che mi spinge ad agire.

In questo modo sono esattamente uguale al Creatore, come Zeir Anpin che riceve una richiesta da Malchut. Più il desiderio dell’altro è in grado di spingermi a donare, di più io mi elevo rispetto a lui. Questo è amore. Lo capite come è diverso questo amore dalle nostre nozioni attuali?

Più sono capace di donare ad un altro uomo, di più gli fornisco la Luce della correzione. Infatti, c’è una garanzia mutua tra di noi. Io non colmo il suo desiderio egoistico, ma rivelo dentro di lui il desiderio di essere in un unico sistema con me, in modo che la Shechina possa regnare tra di noi. Quindi, che cosa dovrei fornirgli? Devo dargli il mio appoggio nel sostegno reciproco, che è lo stesso che fa lui per me rivelandolo nel suo desiderio. Questo è amore.

Nessuno deve indugiare nell’egoismo dell’altro. Io non rivelo il desiderio egoistico nell’altro uomo, ma il desiderio della garanzia mutua al fine di rivelare il Creatore nella relazione che c’è tra noi due. Il Creatore non può essere rivelato in un uomo o nel suo atteggiamento verso un altro uomo, a meno che questo atteggiamento non sia fortificato dalla reciprocità.

L’amore non funziona a senso unico. E’ una strada a doppia corsia. Richiede una rete di collegamento attraverso la quale gli impulsi della dazione possano scorrere, una rete attraversata da sentimenti di amore, di relazioni di sostegno reciproco attraverso le quali ci rafforziamo a vicenda.

In questo contesto, l’egoismo viene messo da parte, senza alcun calcolo di appagamento. Infatti, noi ci innalziamo al di sopra dell’egoismo, in quanto ci connettiamo tra di noi con l’intenzione reciproca di farlo per il bene della dazione. E quando la nostra unione raggiungerà uno specifico livello di intensità, creando una rete al di sopra di noi, allora riveleremo il Creatore, la reciproca qualità della dazione e dell’amore che esiste tra di noi.

(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011 “Matan Torà -La dazione della Torà”)

Materiale correlato:

Laitman blog: Provare diversi abiti di dazione
Laitman blog: La gioia è un chiaro segno della dazione

Fratelli, voglio abbracciarvi

In base alla misura in cui vuoi vedere il gruppo unito e completo, che esiste nella garanzia mutua, interna, tu influenzi tutto il gruppo e gli infondi il tuo potere, il tuo desiderio, nell’attributo della dazione. Vuoi impregnare gli amici affinché loro si riempiano di questa qualità. Questo è il significato di “ama il tuo amico come te stesso”, posto che ti sforzi per riempirli come faresti con te stesso e pertanto, loro sono ancora più importanti per te.

Come può essere confuso questo? Tutti possono sentirlo. Tu vuoi immaginare i tuoi amici uniti, insieme e li riempi fino al bordo! Qui non pensi al tuo beneficio o alla perdita personale, ma solo agli amici, alla Shechinà (Divinità); e se solo pensi a loro, non sperimenterai le discese o le ascese personali, ma continuerai a vivere i loro desideri.

Quando attraversi una discesa, la ragione è che i tuoi desideri sono bloccati. Il tuo ego sente che non può riempirsi in nessuna maniera. Non ci sono piaceri da conseguire e pertanto cadi in letargo ed aspetti che il tuo stato cambi con il passare del tempo.

Questa stasi è dovuta al fatto che non ci sono nuovi desideri che si rivelano in te. Se tu sentissi un nuovo desiderio in questo momento, ti risveglieresti immediatamente e vorresti ricevere tutto il mondo! Tutto dipende dal desiderio.

Da questo si deduce che se un grande desiderio si rivela in te, trabocchi di energia, se il desiderio è piccolo, stai tranquillo, ma se il desiderio svanisce completamente, allora muori; però questo può avvenire solo se lavori sul tuo desiderio.

Tuttavia, se hai a che fare con i desideri degli altri, vieni rinnovato continuamente. Questo desiderio non dipende da te, ma avrai sempre i desideri degli altri. Pertanto, non attraverserai le ascese e le discese, ma continuerai ad elevarti sempre più.

Vale a dire che le ascese e le discese saranno di una natura differente, determinati non dal desiderio, ma dalla Luce: cos’altro puoi dare? Cos’altro puoi strappare al desiderio di ricevere ed utilizzarlo per il bene della dazione affinché possa aggiungerlo alla tua dazione al Creatore?
[41629]

(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.04. 2011, Shamati 1)

Invidiate quanto vi pare

Domanda: Le donne hanno molti desideri differenti. Come posso individuare e distinguere il desiderio per la spiritualità in modo da elevarlo al di sopra di tutti gli altri desideri?

Risposta: In linea di massima, si tratta di una domanda generale; non solo le donne hanno molti desideri differenti, anche per gli uomini è così. Ogni persona, uomo o donna, ha numerosi desideri. Come distinguiamo il desiderio per la spiritualità in modo da renderlo il più importante? Questo è possibile solamente quando mi trovo nel giusto ambiente che mi dona ispirazione, che costruisce un sistema di valori corretti dentro di me. Le altre persone mi ispirano ed io le invidio. L’invidia è una buona qualità; non ci sono qualità negative, dobbiamo solamente utilizzarle nel modo appropriato.

Se utilizzo l’invidia correttamente, se faccio del mio meglio per percepire quello che pensa il gruppo generale delle donne, mi unisco a loro, assorbo il loro entusiasmo per lo scopo, e riconosco con il loro aiuto il valore della spiritualità al di sopra di ogni altra cosa, il mio desiderio, di conseguenza, crescerà.
[45634]

(Dalla 2.a lezione del Congresso di Mosca del 10.06.2011)

Materiale correlato:

Laitman blog: Il giusto tipo di pressione
Laitman blog: Risvegliate gli uomini!