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Amici inseparabili con i denti affilati

Domanda: Quale desiderio dovremmo rivelare quando ci connettiamo? Perché devo osservare i desideri di ricevere (AHP) se non sono in grado di usarli?

Risposta: Ognuno di noi è come una ruota dentellata e seghettata. I miei desideri di dazione, Galgalta ve Eynaim, sono dentro la ruota e i denti esterni sono i miei desideri di ricevere, AHP. Io mi connetto agli altri tramite questi desideri di ricevere.

Io desidero solo la dazione, Hafetz Hesed dentro il mio Galgalta ve Eynaim. In altre parole, non ho bisogno di nulla e non c’è nulla che io posso farci.

Il Galgalta ve Eynaim è la condizione della mia presenza nel sistema senza causare alcun danno. Io posseggo questa forza di resistenza contro il mio desiderio egoistico.

Il Galgalta ve Eynaim non sono solo piccoli desideri di una piccola forza (Aviut 0, 1, 2), ma sono i desideri che mostrano come posso provvedere a tutti i miei 620 desideri con un’intenzione con lo scopo di dazione, come Bina. Non lavoro con questi desideri e non desidero usarli per il mio bene.

Quando faccio un calcolo per il mio vaso intero, il desiderio, senza desiderare di ricevere per il mio bene, metto uno schermo di fronte a me, il Masach, e questo si riferisce all’essere all’interno del desiderio di dare, Galgalta ve Eynaim.

Questa non è una restrizione. Durante una restrizione, semplicemente rifiuto di ricevere e qui sento i miei 620 desideri e rispondo “no” ad ognuno, poiché preferisco unirmi al superiore. La connessione ed il gruppo, attraverso i quali raggiungerò il Creatore, sono più importanti per me. Comunque sento tutti questi desideri, e questo significa essere all’interno di Galgalta ve Eynaim.

Inoltre se posso lavorare con questi desideri e connettermi al superiore più fermamente, impiegare questi desideri per ricevere l’AHP, i denti, e usarli per aggrapparmi e connettermi a qualcuno, invece di  non intralciare semplicemente nessuno, significa che sto lavorando con i Kelim di ricevimento, l’AHP.

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(Da una Lezione del 23.12.2011, “Lo Studio delle Dieci Sefirot”)

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Non torturarti

Non dovete torturarvi a causa delle vostre qualità o per le cose cattive che avete fatto o fate. Dopo tutto è il Creatore che “vi tira su” e organizza tutti gli stati differenti per voi. Questo è il modo in cui Egli ti porta al riconoscimento del male ed Lui a fare tutto il lavoro. E voi, invece di rivelare la verità, biasimate voi stessi per le vostre azioni.

Domanda: Ma se non si presta attenzione a queste cose, non è come scappare dalla lotta?

Risposta: Non è una lotta per niente, tu sei come un asino davanti a cui è stato messo un ostacolo che non capisce come può aggirare e cerca di romperlo per passarci attraverso. Non c’è senso in questo.

Dobbiamo salire al di sopra delle azioni e dei sentimenti, al di sopra dei calcoli immaginari e attraverso il gruppo, connettendoci al Creatore. È l’unico modo per raggiungere la giusta decisione. Tutto il resto è un gioco, lo spettacolo della vita. Ci costa grande dolore e sofferenza, ma questa è la nostra evoluzione: è impossibile evitare gli errori prima di scoprire che questa è l’opportunità per crescere. Un giorno accadrà.
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(Dalla 3° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.01.2012, Lo Studio delle dieci Sefirot)

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Il leone feroce ed il suo tesoro

Domanda: Se la correzione deve essere interiore, perché facciamo tutte queste azioni esterne sperando di ottenere cambiamenti interiori attraverso di esse?

Risposta: È questo il posto in cui risiede esattamente la differenza; vogliamo usare azioni esterne (quelle raccomandate dai Kabbalisti) per poter raggiungere il punto decisivo in cui iniziamo a chiedere la Luce della correzione, perché comprenderemo che niente ci aiuterà a parte il Creatore, e dobbiamo raggiungere questo punto al più presto possibile.

La cosa più effettiva per essere sicuri della propria incapacità di fare qualsiasi cosa da se e della mancanza di desiderio è quella di cercare di includersi in un gruppo, allora ben presto ti accorgerai di non valere un centesimo, non puoi superare te stesso, respingi gli amici e ne sei orgoglioso, nascondendoti la verità. Cerca di vederti da fuori e vedrai i modi in cui eviti la connessione interiore con il gruppo.

Ma allo stesso tempo, se sei legato ai tuoi amici, comprendi che non puoi andare avanti così! Devi essere insieme a loro, perlomeno per poter rivelare il mondo spirituale con le intenzioni egoiste. È non puoi avvicinarti di più a loro, allora che cosa c’è da fare? Inizia ad urlare in modo che la società e la Luce t’influenzino, meglio se di più! Tu chiedi questo in maniera egoista, cento per cento per te, Lo Lishma.

La Luce continua a lavorare su di te, alcune volte di più, altre di meno, alterando i tuoi stati, e inizi a valutare la vicinanza al gruppo, la connessione e lo sviluppo. Inizi a notare una correlazione tra gli stati di entusiasmo e la connessione agli amici.

Vedi parti del congresso e sei pieno di sentimenti. Perchè ormai hai queste linee guida, questo è già vicino a te, ti dedichi molto e comprendi che cosa attragga tutte queste persone. Tu senti i loro cuori. Può darsi che il desiderio individuale di ogni persona sia piccolo, ma insieme otteniamo un grosso potere che ci impressiona.

Da queste azioni arriviamo a due conclusioni: prima, io voglio veramente rivelare il mondo spirituale: Datemelo! Io lo voglio egoisticamente, chi non vorrebbe cambiare questo inferno per un paradiso celestiale? Secondo, io comprendo di non poterlo fare senza la connessione con gli amici, dentro la quale posso rivelare quello che desidero tanto.

Quel posto irraggiungibile che detesto è quello in cui è nascosto il tesoro, allora che cosa faccio? Devo entrare nella cella; c’è un leone addormentato all’ingresso e alla fine si trova la cassa del tesoro. Non posso evitare questo leone!

Ma il tesoro è tutto per me! Come posso battere il leone? Mi avvicino e sta per attaccarmi e mangiarmi. Lui non può liberarsi dalle sue catene; altrimenti mi avrebbe già mangiato.

Ma quando mi avvicino, all’improvviso si alza e mi porta diritto alla cassa del tesoro…
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 25.12.2011, Lo studio delle dieci Sefirot)

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Ricompensa invece di punizione

Domanda: Che cos’è il “destino in ricompensa e punizione?”

Risposta: In ogni momento della nostra vita affrontiamo la ricompensa e  la punizione. In ogni momento devo chiedere la correzione. Se la chiedo correttamente ricevo la ricompensa, se non lo faccio correttamente ricevo la  correzione.

La ricompensa è ricevere i desideri più forti con i quali mi possa dirigere più accuratamente verso il traguardo. Divento più sensitivo e mi sintonizzo meglio, mi misuro e immagino meglio quello che è il “Creatore”.

Io comprendo questo costruendomi da me stesso in accordo a Lui, imparando come sono costruito quindi, divento più simile a Lui e questa è la ricompensa: essere più in dazione. La punizione è vedere che ho fallito.

Ma anche questo diventa parte della correzione, e allora la punizione diventa la mia ricompensa. Dopo tutto, non fa nessuna differenza se ricevo una reazione positiva o negativa. La cosa principale è che mi permette di trovare la mia deviazione e di correggerla.

Accetto tutte queste deviazioni come buone e benefiche, non importa se sono positive o negative, se sono repulsive o attrattive. Io non so quali desideri addizionali debba scoprire adesso, perché tutti questi mali che devo scoprire, che sono nascosti dentro di me, e quando sono rivelati, li percepisco come ricompensa. Anche se mi sento male, mi elevo sopra i miei sentimenti.

Percepisco tutto quello che ricevo dalla Luce Circostante, non importa come si senta, come una grande ricompensa. Questa è la mia direzione, ma per poterlo fare, ho bisogno del supporto dell’ambiente, in maniera che io possa vedermi costantemente come parte del sistema, solo allora sarò in grado di cambiare per unirmi ad esso.

Supponiamo, ad esempio, che io debba far parte degli amici in uno spazio a forma conica. Mentre cerco di adattarmi alla forma, ricevo costantemente un chiarimento riguardo a quello che mi manca e su come fare con più accuratezza, in modo che possa adattarmi a quella forma speciale.

Per cui, anche se ogni nuova rivelazione potrò sentirla come negativa, i problemi e la confusione per me diventano una benedizione. Si dice che la saggezza della Torah sia opposta a quella dei padroni di casa, perché si è contenti di queste rivelazioni.

Questo è un “ponte molto stretto” che dobbiamo attraversare. L’uomo che avanza per mezzo della spiritualità, trova la ricompensa sia in sentimenti positivi sia in sentimenti negativi. La cosa principale è correggere la nostra sintonizzazione.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 01.01.2012, Lo studio delle dieci Sefirot)

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Entrare nel sistema della dazione

Domanda: Quale sarà il sistema della dazione tra noi che vedremo una volta che ci sarà rivelato?

Risposta: Dovremmo vedere questo sistema tra noi adesso, dopo il congresso. Ogni persona deve vedere i punti nel cuore e capire che sebbene sia distante dagli altri, esiste una rete che connette i nostri cuori.

C’è una rete più interna, quella di tutti i nostri amici (ed al suo interno, il sistema più elevato di tutti i cabalisti del passato). Intorno vi è una rete più esterna: tutta l’umanità. I sistemi sono interconnessi e questa connessione non cambia ma è costante.  E’ stata danneggiata solo la nostra attitudine corretta.

Come diciamo nel nostro mondo, le relazioni si perdono, il che significa che erano buone e sono diventate cattive. Le relazioni esistono, ma si sono interrotte.

Dobbiamo scoprire il sistema nel quale siamo tutti connessi. È impossibile dividere queste connessioni o cambiarle, possono essere cambiate solo le relazioni all’interno delle connessioni e adesso dipende da noi il modo in cui scopriremo la vita all’interno di questo sistema.

Questo si riferisce a tutto il mondo. Per noi è un’azione interiore, la nostra divulgazione interna. In relazione al mondo è divulgazione esterna, quindi questi due sistemi cominceranno ad interagire.

L’uomo dovrebbe sentire internamente che è così e poi cominciare gradualmente a vedere che il nostro mondo è immaginario. Più l’uomo vede se stesso come parte di questo sistema e sente che ne dipende, più vedrà che tutto nella sua vita, anche nella sua vita esterna e fisica, al lavoro per esempio, dipende dall’intensità del suo sforzo in questo sistema.

Poi, tutte le azioni fisiche, le forme fisiche e tutto il mondo che vedete intorno a voi diventerà gradualmente un qualche tipo di forma esterna montata, come un burattino che si muove perché il burattinaio gioca con lui come se fosse vivo.

Invece che persone, vedrete semplicemente la loro connessione con il sistema generale. Capirete cosa le motiva, quali segnali ricevono dal sistema e la loro relativa reazione. Vedrete che in ognuno c’è la sua connessione con il resto del sistema che opera, e nient’altro che questo. Voi realizzerete che il corpo che riveste questa connessione è come un alone, una nuvola che non ha un’essenza indipendente.

Finché non vediamo questo sistema, ci vengono mostrati tutti questi corpi e questo mondo per dimostrarci che qualcosa esiste e ci da il libero arbitrio di penetrarlo, di cominciare a vivere nel vero mondo. È questo quello in cui dobbiamo entrare adesso.

Il congresso ci ha dato il punto di connessione con questo sistema e noi dobbiamo restarvi aggrappati in modo da poter cominciare a vederne il sistema. Questo è il nostro obbligo.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 25 Dicembre 2011, Gli Scritti del Rabash)

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Tutto sarà chiarito nel pensiero

Noi abbiamo un desiderio ed un pensiero. Se avessimo avuto solo un desiderio, avremmo realizzato tutto ciecamente senza auto-controlo, proprio come la natura inanimata, quella vegetale ed animata, nella quale il solo pensiero è la maniera di riempire il desiderio.

Una persona che si è sviluppata nei livelli inanimato, vegetale ed animato pensa solo alla maniera in cui raggiungere quello che vuole. Ci sono tipi differenti di persone: intelligenti, energiche, violente, timide, coraggiose, ecc … ma ognuno vuole riempire i suoi desideri, da un piccolo bambino ad una persona attempata che nasconde i suoi desideri. In ognuno c’è il pensiero di come riempire il suo desiderio in ogni modo possibile.

È così che ci sviluppiamo nei sentimenti e nella mente, come le bestie, finché il punto nel cuore viene rivelato in noi e comincia a chiedere: perché tutto questo? Perché? Da quel momento in poi, comincia la vera scienza, quando io comincio ad interrogarmi sull’essenza del mio desiderio: per cosa ne ho bisogno?

Questo non è semplice, la gente viene a studiare, loro diventano un gruppo, ma possono passare degli anni prima che comincino a farsi questa domanda, cioè che vogliono conoscere i desideri che sentono: da dove vengono? Loro cominciano a cercare la ragione, la radice, la fonte.

Poi capiscono che il pensiero è stato dato loro per raggiungere il Creatore studiando i loro desideri. Se io, attraverso il pensiero, percepisco correttamente i desideri, posso raggiungere la fonte dalla quale provengono, capirò chi li manda e perché, cosa vuole da me e come dovrei considerarlo.

Attraverso il gruppo e anche direttamente, comincio a chiedere a Lui di cambiare il mio desiderio: “Tu mi hai dato un simile desiderio, ma io ne sto chiedendo un altro!”, allora sarò davvero capace di cambiarlo. Il pensiero ci viene dato in modo tale che grazie ad esso saremo capaci di conoscere il nostro desiderio e chiedere dei nuovi desideri.

Il pensiero esiste in modo tale che io possa controllare e provare a me stesso che non posso fare niente con i miei desideri! Anche quando mi sembra di vincere, non è semplicemente cambiando un desiderio per un altro, il quale è anche egoistico: per rispetto, per controllo ed orgoglio. Io trovo semplicemente un altro desiderio che vince l’altro e cambia i valori.

Come risultato dei miei pensieri o sotto l’influenza dell’ambiente, comincio ad immaginare che un altro desiderio è più importante di quello che avevo prima e così decido di cambiarlo a favore di un altro. È il gioco dell’egoismo, in questo modo posso cambiare qualsiasi desiderio che ho.

Ma io posso davvero cambiare il desiderio solo attraverso l’influenza dell’ambiente che mi darà altri valori. Allora, come risultato della sua influenza, chiederò al Creatore di cambiare i miei desideri. Questi desideri possono già essere soprannaturali per me, cioè contro il mio ego.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 30.12.2011, Scritti del Rabash)

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Non svegliare ancora il leone addormentato

Dopo il congresso ci troviamo in uno stato un po’ vago, come nella nebbia, ma questo è buono. È cosi che deve essere. Dopo un pasto abbondante si diventa grassi, goffi, non ci si può muovere.

Accade lo stesso dopo un congresso: Hai riempito il tuo “stomaco” con un sacco di cose buone che c’erano lì, e adesso gradualmente inizi a digerirle. Per questo motivo ti senti un po’ rilassato. Come un animale che ha appena mangiato e sentendosi pieno e assonnato si sdraia nell’attesa che il corpo digerisca il cibo.

Vedrai come ritorni al tuo stato nel giro di una o due settimane. Nessuno stato deve essere negato. Devono essere studiati da fuori. Adesso ti trovi in uno stato nel quale non t’interessi di niente, né degli amici, né dell’insegnante, né della Kabbalah, né del mondo intero in generale. Non vuoi niente, vuoi soltanto dormire, e non puoi né vuoi uscire da questa ibernazione, rimanendo  ostinatamente in questo flusso.

Sì, non resistere e cerca di studiare in questo stato, come un ricercatore scientifico. Adesso sei indifferente a tutto e vuoi unicamente godere di quest’ozio. Senti di essere uno zero assoluto con la nebbia nel cuore e nella testa, come mezzo addormentato.

Allora studia bene questo stato, molto seriamente, per poter comprendere: Perché ti trovi lì, perché il Creatore vuole per te questo stato, e qual è il beneficio di tali stati? Prima di tutto studia questo stato e non annullarlo. Più tardi comprenderai come procedere.

Questi sono stati inevitabili. Come un leone che ha preso la sua preda, si è riempito e adesso si riposa. Cioè, dopo aver ricevuto il riempimento, hai bisogno di tempo per digerirlo. È richiesto un lungo periodo per ristabilire l’ordine dei sistemi. Tuttavia, devi mantenere il controllo di questo processo e non cercare di superarlo immediatamente.

Non aver paura di non risvegliarti più. Ti aiuteremo. Devi solo controllare costantemente il tuo stato, non lottarci, ma solo prendere in considerazione dove ti trovi. Non mangiarti pensando di essere un animale insensibile, ma semplicemente guardati da fuori, nel tuo stato. Questo è sufficiente.

Non va bene se un uomo inizia mangiare se stesso, non aiuta né corregge! Dopo tutto, alla fine inizia a giustificarsi, confortandosi con il fatto di non essere d’accordo con tale stato. Qui inizia a funzionare la forma protettiva dell’egoismo. Tuttavia se vedi con gli occhi di uno scienziato imparziale il tuo corpo animale adesso che dorme, proprio come un leone, allora vedrai il tipo di processo che stai attraversando, e il risveglio arriverà.

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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 15.12.2011, TES)

Quando s’inizia a cercare un gruppo

Nessuno arriva ad un gruppo di Kabbalisti cercandolo da se e ha bisogno di amici. Se l’uomo ha bisogno di compagnia la cercherà in un pub o in qualche club, ma non all’interno di un gruppo che studia la Saggezza della Kabbalah.

L’uomo arriva a questo gruppo in base ad una propria richiesta interiore. Il desiderio evocato nel cuore fa sì che la persona senta intuitivamente che lì potrà trovare una risposta a quel richiamo interiore. Sente che lì c’è qualcosa, anche se non sa esattamente cosa, comunque è cosi che lo sente inconsciamente.

Quindi arriva in questo posto quando sente che questo è collegato in qualche maniera al proprio desiderio interiore. L’uomo non sa perché ci viene; è portato dall’Alto, com’è detto: “Il Creatore mette la mano dell’uomo nel buon destino e gli dice: ‘Prendilo!'”.

Tuttavia, dopo aver studiato per un po’ e aver attraversato diversi stati (il che può prendere diversi mesi, se non addirittura degli anni) scopre finalmente di non avere la forza di avanzare da solo e che questo è possibile unicamente se si connette ai desideri degli altri.

Da quel momento in poi significa che sta cercando un gruppo, cioè che comprende meglio di non poter raggiungere l’agognato traguardo da solo, e allora ha bisogno di tutti gli altri. Sente di avere bisogno del gruppo, dell’amore degli amici. Di conseguenza inizia a stabilire una connessione speciale con altri uomini che studiano con lui, in modo da poterli chiamare gruppo.

Fino ad allora, non è il gruppo, ma semplicemente un gruppo di uomini seduti insieme…se non senti la connessione con chi studia con te, che senza questa non è possibile raggiungere il traguardo, allora non hai amici e non hai il gruppo. Se vuoi avere successo hai bisogno di costruire queste relazioni.

Tutto questo dev’essere chiarito e richiede molto tempo. Ci sono degli uomini che possono studiare e ascoltare per vent’anni, e perfino parlarne, ma non hanno il desiderio interiore, la comprensione del cuore, che ci deve essere una connessione con gli altri, perché altrimenti non potrai riempire te stesso. Non hanno questo desiderio interiore e allora il gruppo non si connette.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.12.2011, Gli scritti di Rabash)

L’uomo non si arrende

La Kabbalah risponde alle domande sul significato della vita. In realtà questa domanda è molto importante, perché durante la mia ricerca per dare una risposta a questa domanda, prima di tutto esamino me stesso. Ho l’attitudine giusta verso la vita in tutto quello che faccio?

Io ho il desiderio per il piacere che mi porta a formarmi una famiglia, avere dei figli, aver cura di loro, il mio lavoro, il mio futuro, i miei genitori, il mio ambiente, la mia città, il mio paese, e forse perfino il mondo intero. Tutto questo per soffrire di meno.

In questa maniera, alla fine, mi fanno arrivare a diversi gradi di sofferenza. Nel migliore dei casi, ci sono portato dal come ne possa trarre profitto. E se tuttavia riuscissi a elevarmi su tutto questo? Se  smettessi di dipendere dalle sofferenze o dai piaceri e diventassi più obiettivo, come un uomo con la “U” maiuscola? Probabilmente sarei libero da questi legami. Dopo tutto, sono gli istinti animali a portarmi a formare una famiglia, e gli istinti sociali quelli che mi portano a seguire le leggi sociali. Che cosa farei se non fossi portato dalla sofferenza o dal piacere?

Oggigiorno sembro un animale che sia stato condotto passo dopo passo, spronato e forzato a rallentare con le due redini, di dolore e dolcezza. Sono come una bambola, un pupazzo, un meccanismo fragile senza l’opportunità di fare qualsiasi cosa di propria scelta, nemmeno un minuscolo pezzo del suo tragitto.

Allora, posso prendere queste redini? Se non posso, posso perlomeno analizzare la situazione, comprendere quello che sta succedendo e qual è lo scopo? Probabilmente sarebbe meglio che io chiudessi gli occhi e mi sommergessi in pratiche religiose o altro. Forze se mi sconnettessero dall’essenza, questo mi darebbe pace per il resto della mia vita.

È qui il punto in cui l’uomo non si arrende e si rifiuta, e ciò che più conta si manifesta in lui. Incurante del piacere, sofferenza, vergogna, orgoglio e altri metodi che lo conducono e lo controllano nella vita, cerca ancora l’indipendenza. “Qualsiasi cosa accada, accadrà, ma io devo trovare l’essenza. È qui che mi sento come un uomo. Non c’è un altro modo.” Abramo cercò persone come lui nell’antica Babilonia, e ne trovò alcune migliaia.

Questo è il criterio per l’umanità, che aiuta a determinare il livello in cui raggiunge il suo elemento animale e il livello nel quale è pronto per diventare Uomo.

Siamo capaci di accelerare lo sviluppo umano attraverso la divulgazione e l’educazione in modo che possa arrivare più velocemente a queste domande fondamentali? Essenzialmente, ai nostri giorni, è questo il lavoro “sociale”.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.11.2011, “L’essenza della religione e il suo scopo”)

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Causa, destino e conseguenza

Domanda: È possibile dare una definizione moderna alla nozione di religione? Dopo tutto, il calcio e la pallacanestro possono affascinare le persone nella stessa maniera.

Risposta: No, quello non è religione per niente. “Religione” è qualche cosa che risponde alle mie domande sul significato della vita, su ricompensa e punizione.

Supponiamo che io viva una vita regolare di settant’anni dalla nascita alla morte. Inoltre io mi pongo delle domande sulla causa e l’esito della mia vita, sul mio destino. In altre parole, io voglio raggiungere quello che esiste sopra di me, quello che non può essere rivelato attraverso sensazioni regolari.

Il calcio non risponde a queste domande. Mi permette unicamente di riempire in qualche maniera la mia esistenza di settant’anni, insieme ad altri piaceri come cibo, sesso, famiglia, denaro, rispetto e conoscenza. Tuttavia, io voglio elevarmi sopra queste cose.

Io comprendo che servono per confondermi e rendermi “sordo”. Io non voglio andare in profondità in questa melma più di quanto le necessità della mia vita richiedano. Non importa, io uso solamente il cibo, il sesso, la famiglia, i soldi, il rispetto, la conoscenza, l’invidia e le passioni per poter rivelare l’essenza.

Questo è il tipo di attitudine che dovrei adottare verso la vita. Quello che deve importarmi sono la causa, il destino e la conseguenza e non quello che si trova sotto di esse.

Naturalmente, adesso traiamo soddisfazione dai piaceri corporali in quel lasso di vita tra la nascita e la morte. È per questo motivo che i mass media danno forma all’opinion sociale, anche se, chi sono, in essenza? Che cosa capiscono? Vediamo i risultati delle loro azioni sotto i nostri occhi. Tuttavia, al pubblico non interessa chi dia forma alle loro opinioni. Lasciamolo fare ala calcio.

Per lo meno questo è il minore dei mali. I mass media addormentano le masse e gli alimentano con cibi sostitutivi. Ad esempio, Internet è un sedativo reale con molti benefici. Le persone perderebbero la testa senza di esso poiché non sanno applicarsi. Le persone battono la tastiera, chattano con gli amici virtuali e fanno ricerche senza senso nella rete mentre l’orologio cammina e la morte si avvicina. Immagina che cosa faremmo oggi senza Internet.

Tuttavia, quando una persona si eleva alle domande sul significato della vita, lui inizia a pensare a che cosa serva questa vita. Lui vuole sapere perché ha iniziato la ricerca, per quale motivo vive, perché gli è stata data l’opportunità per un’analisi, chi ha stabilito questo, e quale sarà il risultato. Questa persona non è solamente curiosa; sta ricercando lo scopo. Tutto questo risiede sotto la nozione di “religione”.

Questo non si riferisce a filosofie e fantasie, ma alla più alta valutazione delle nostre vite, una valutazione che ha luogo in vasi sopra il nostro corpo. Sono questi vasi he dobbiamo sviluppare, nuovi vasi dove è realmente possibile studiare causa, destino e conseguenza.

Tutto questo è programmato in me fin dall’inizio. Mi è stata data solamente una piccola scintilla che io devo ingrandire per aprirmi. Come faccio questo? Lo faccio attraverso un ambiente unito, il gruppo che mi tirerà in su con la sua influenza.


Quando io sono tra gli amici, io faccio crescere gradualmente dentro dei nuovi vasi che sono diversi da qualsiasi altra cosa che io abbia sperimentato nel nostro mondo. Questi vasi non sono contro il mondo che rimane com’era. Il mio corpo animale con i suoi cinque sensi non cambia.

Allo stesso tempo io mi sviluppo in un ambiente spirituale e manifesto cinque nuovi sensi insieme ai miei amici. Sono chiamati ZHB-ZON nel linguaggio della Kabbalah. Io scopro la “religione” in essi: la forza superiore come origine, il suo programma, e lo scopo di questo programma.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.11.2011, “L’essenza della religione e il suo scopo”)

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