Pubblicato nella 'Lavoro interiore' Categoria

Perché dovrei preoccuparmi di essere gentile dato che poi le persone si approfittano di me?

Se siamo gentili, diventiamo come il Bore, la forza superiore dell’amore e della dazione che agisce con totale bontà verso la creazione. Sarà allora meglio e più facile per noi sia in questo mondo che nel prossimo.

Potrebbe sembrare che essere gentili ci renda vulnerabili all’ essere sfruttati e che quindi dovremmo operare in modo da sfruttare noi stessi gli altri per evitare che loro facciano lo stesso con noi. In alcune circostanze molto particolari e limitate, questo potrebbe essere in qualche modo giusto. Ma è una visione molto ristretta e circoscritta e, in generale, nella vita non è così. Quando si ha una prospettiva della vita nel suo complesso, di ciò che ci resta e di dove finiamo, si vede chiaramente che è molto meglio essere gentili.

Inoltre, non dobbiamo essere gentili con l’aspettativa che la gentilezza ci venga ricambiata. Piuttosto, la gentilezza ci dà la possibilità di capire perché tutto è stato creato proprio grazie a questa virtù e come sia quindi meglio agire in modo garbato. Dovremmo quindi essere gentili perché è la caratteristica che si estende dal Bore verso la creazione e per nessun altro motivo: vogliamo semplicemente imitare questo attributo supremo nella nostra vita, senza aspettarci che ci venga ricambiato.

Approfondendo il discorso, il fatto che possiamo anche solo pensare e agire con gentilezza è già l’influenza del Bore su di noi, cioè è già la nostra ricompensa. Al contempo, ci sono molte persone che cercano di farsi strada nella vita approfittandosi degli altri, manipolandoli e sfruttandoli, perché sembra loro che questo sia il modo per trarre un po’ di benessere dall’esistenza e che dia loro più soldi, onori e potere. Così finiscono per calcolare ciò che entra nelle loro tasche e possono pensare di essere felici, ma in realtà sono molto lontani dall’esserlo.

Inoltre, queste persone vengono punite. All’inizio non capiranno che stanno ricevendo una punizione, ma accadrà. In pratica, questa è la legge generale della natura: tutto ciò che facciamo deve essere compensato, il bene con il bene e il male con il male.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

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Dobbiamo Considerarci Come Dominatori della Natura o Solo Come Esseri Creati che Sono Uguali fra Uguali?

Dobbiamo raggiungere uno stadio in cui siamo come una madre saggia e di buon  cuore verso i suoi figli. In altre parole, la madre è una figura dominante nella sua famiglia ed esercita un grande controllo, ma lo fa in modo amorevole e premuroso. Dobbiamo imparare dall’esempio di una madre verso i suoi figli, poiché il suo controllo si esprime  attraverso il servizio. L’uomo, al contrario, vuole solo comandare.

 

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Cos’è la vergogna? Perché le persone si vergognano e quando?

La vergogna è una valutazione di una persona che è molto al di sotto di quanto essa si consideri e che quindi le risulta inaccettabile. Vale a dire, qualcun altro valuta la persona in modo inferiore rispetto a come essa stessa si considera e questo provoca un colpo alla percezione del proprio ‘sé’.

Le persone si vergognano di aver ricevuto questo messaggio dall’ambiente circostante. Il messaggio non ha lo stesso impatto se si giunge alla medesima conclusione da soli. Se la valutazione non è sotto il potere degli altri, di solito se ne dimenticano.

La vergogna è uno stato molto pesante che emerge per provocare cambiamenti nelle persone. In fin dei conti, abbiamo bisogno di cambiare, di fare qualcosa per uscire dai nostri nascondigli. 

Quando comprendiamo la necessità di cambiare in seguito alla manifestazione della vergogna e ci orientiamo in qualche modo verso questa direzione, allora subiamo una certa correzione.

Poiché per natura non vogliamo cambiare, possiamo finire per odiare le persone che ci fanno vergognare. Ci sono stati tempi in cui chi procurava vergogna a certe persone veniva ucciso. Se non usiamo la vergogna come mezzo per la trasformazione personale, allora siamo semplicemente pronti ad annientare coloro che risvegliano questi sentimenti negativi.

La vergogna segna anche un certo livello di sviluppo umano. Le persone che non provano vergogna non sono sviluppate. Tuttavia, ognuno di noi ha una soglia di vergogna che, se viene superata, non può più essere accettata.

La vergogna è una parte essenziale del nostro essere, tanto che la nostra principale preoccupazione è quella di coprirci per evitare la vergogna. Nella Bibbia è scritto che quando Adamo ed Eva “si accorsero di essere nudi, cucirono insieme delle foglie di fico per coprirsi” (Genesi 3:7). Cioè, quando il sentimento della vergogna è apparso per la prima volta, le persone si sono sentite nude, scoperte, il che è stata una rivelazione molto difficile.

La rivelazione della vergogna è stato il primo problema sociale che si è manifestato quando le persone avevano inclinazioni di cui non potevano essere orgogliose, ma di cui si vergognavano. Così si coprivano. Cosa succede quando ci copriamo? Nessuno sa o capisce cosa mostriamo veramente e cosa nascondiamo.

Nei primi tempi, quindi, le persone si coprivano materialmente con i vestiti che, col tempo, si sono trasformati in un elemento di orgoglio. Iniziarono ad abbellire i loro abiti con l’oro così comparvero gli stilisti. I vestiti non divennero solo coperture per la vergogna ma, al contrario, una dimostrazione di  ricchezza e di posizione sociale. È un’inversione naturale perché copriamo ciò che deve essere coperto con ciò che cattura l’attenzione altrui. Ci relazioniamo ai vestiti non semplicemente come coperture, ma come espressioni di come le persone desiderano rivelarsi agli altri. Lo facciamo per eliminare qualsiasi possibilità che gli altri possano in qualche modo sminuirci.

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Si può imparare la pazienza?

Uno dei miei studenti mi ha chiesto di recente se la pazienza si può apprendere, dopo aver citato la seguente frase:

“Chiesi a Dio di concedermi pazienza. Dio rispose: ‘No. La pazienza è un effetto secondario delle tribolazioni; non viene concessa, viene appresa.'” Claudia Minden Weisz, ‘E Dio Disse No’

La pazienza si impara e non si concede, ma non si può imparare velocemente. La pazienza si apprende dalla propria vita. Con il tempo, semplicemente, cambiamo e diventiamo più pazienti.

Io stesso ero focoso, ma con gli anni sono diventato più paziente. Semplicemente si ottiene con l’esperienza, con gli anni che si aggiungono alla nostra vita, con la sofferenza e con la vecchiaia.

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Come possiamo sentire l’intenzione corretta?

Domanda: Si può dire che la mia intenzione provenga dal Bore se è allineata con il mio desiderio ed è orientata verso il bene e l’amore?

Risposta: Il fatto che la tua intenzione sia allineata con il tuo desiderio non significa necessariamente che provenga dall’alto. Non si deve pensare in questo modo. Potrebbe essere corretta oppure no.

Domanda: Si dice che non c’è nessuno tranne Lui. Cosa significa? Vuol dire che non dipende da Lui, ma solo da noi?

Risposta: Certo. È per questo che studiamo la Kabbalah: per allineare le nostre azioni e intenzioni con quelle del Creatore, affinché non ci sia differenza tra noi e il Bore. Questo si chiama adesione (Dvekut).

Domanda: Come può una persona sapere se ha formulato correttamente l’intenzione? Dopo tutto, c’è l’intenzione generale del gruppo e c’è l’intenzione personale. Come si può percepire l’intenzione corretta?

Risposta: L’intenzione corretta può essere compresa solo chiedendola al Bore e ricevendola. Così facendo, senti che proviene dal Bore.
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Dalla Lezione Quotidiana di Kabbalah del 21/08/24, Scritti di Rabash “Le cose nascoste appartengono al Signore nostro Dio.”

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La lotta per le connessioni positive: affrontare ogni momento come una nuova battaglia

Un uomo passeggia per il mercato e un commerciante di galli da combattimento gli grida: ” Compra il mio gallo! Combatte fino alla morte!”.

“Che bisogno c’è di un gallo che combatte fino alla morte? Me ne serve uno che combatta per vincere”, replica l’uomo.

Tutta la nostra vita è piena di scontri e, sia che si combatta fino alla morte o che si combatta per vincere, è più importante capire perché si combatte: qual è lo scopo della nostra vita e di tutti i conflitti che subiamo?

Dovremmo immaginare i loro scenari vincenti e perdenti, come sarebbe vincere o perdere la miriade di conflitti. Gli scontri peggiorano quanto più ci evolviamo. Nel processo, distruggeremo molti dei nostri nemici, ma anche molti dei nostri, su scala globale, lasceremo dietro di noi molti paesi devastati, persone uccise e molte in difficoltà per esiti diversi  di queste situazioni. Molte delle nostre vittorie nella vita si rivelano quindi spesso anche delle sconfitte.

Una vera vittoria si ha quando ci rendiamo conto della necessità di connetterci positivamente gli uni con gli altri e di organizzarci attraverso una connessione umana positiva, senza catturare o minacciare nessuno nel corso del processo. Ognuno di noi diventa allora vittorioso su se stesso. In altri termini, le nostre inclinazioni egoistiche e divisive, che ci spingono a combattere gli uni contro gli altri, vengono sconfitte dalla connessione umana positiva che costruiamo al di sopra di esse.

Ogni momento della nostra vita è una lotta e dovremmo trattare ogni momento come se fosse l’ultimo. Dobbiamo essere consapevoli di quanto tempo ci resta da vivere, se vivremo o meno fino alla fine del giorno, e poi pensare a cosa succederà se moriremo, con quale bilancio lasceremo questo mondo.

Di solito non ci poniamo queste domande, ma dovremmo farlo. Come c’è un inizio e una fine per ogni giorno, così c’è un inizio e una fine per la nostra vita.

Possiamo e dobbiamo pensare a ciò che faremo nella nostra vita, perché alla fine non sappiamo cosa ci accadrà. Per farlo, dobbiamo allenarci a guardare l’ esistenza come se ogni momento fosse l’ultimo ed essere così molto produttivi e utili durante il suo svolgimento. In poche parole, dovremmo desiderare di lasciare una buona impressione di noi stessi nel mondo, di fare quanto più bene possibile nel mondo.

Se ci calibriamo e agiamo di conseguenza nella nostra vita, il nostro contributo alla costruzione di legami umani positivi porterà molti benefici al mondo e questi legami rimarranno dopo ognuno di noi.

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Come posso liberarmi dal senso di colpa?

Ho ricevuto la seguente domanda da Alina, che mi segue sui social media:

Sono stata cresciuta dai miei genitori in modo tale da essere sempre incolpata di tutto.  L’ho assorbito come una spugna e con gli anni è peggiorato. Mio marito e i miei figli mi hanno fatto notare che tutto accadeva per colpa mia. È così che vivo, incolpandomi e pensando a quanto sono colpevole. Oggi mi sto consumando e non riesco a risalire la china. Sono ancora relativamente giovane. Voglio vivere senza questo dolore e questo senso di colpa. È possibile uscirne?

Certo! Dipende dalla comprensione del fatto che questi stati sono tutti inviati dall’unica forza superiore esistente.

Anche se Alina ha sottolineato che si è abituata ad essere l’unica colpevole, non è vero che una persona è colpevole di qualcosa. Dobbiamo ancora raggiungere questa consapevolezza.

Affinché Alina smetta di incolparsi, e affinché noi smettiamo di incolparci in generale, dobbiamo scoprire che esiste un’unica forza nel mondo che crea, controlla e determina tutto.

Con questa scoperta, ci rendiamo conto che non siamo noi ad agire, ma questa forza che agisce attraverso di noi. È la qualità egoistica che risiede in noi che ci manipola per farci credere di agire nel nostro mondo. Inoltre, nel caso di Alina, lei sostiene erroneamente che i suoi parenti, genitori, marito e figli agiscono su di lei. Tuttavia, a lei sembra solo che sia così. Piuttosto, è lei stessa ad attirare tali relazioni su di sé e non ha alcuna colpa.

Pertanto, l’unica azione che Alina può intraprendere è capire che questo è il modo in cui la forza superiore lavora con lei, e che si tratta di azioni compiute da un’unica forza. Se ripetutamente consegna i suoi stati alla forza superiore, allora sarà in grado di avvicinarsi alla rivelazione di questa forza. Vedrà allora che non è colpevole di nulla e che solo questa singola forza superiore agisce sulla sua vita e in generale su tutta la realtà.

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L’universo è indifferente alla nostra sofferenza?

Non è che l’universo sia indifferente. Esiste una legge di interconnessione e interdipendenza nell’universo e, se non ne realizziamo l’uso positivo, ci distruggeremo a vicenda e l’universo non avrà nulla da rimpiangere.

Non c’è alcuna misericordia da parte dell’universo.  Se osserviamo i livelli inanimato, vegetativo e animato della natura, non vediamo alcuna particolare misericordia all’opera. Come esseri umani, la nostra caratteristica peggiore è quella di inventare l’esistenza intorno a noi e il nostro futuro in un modo che desideriamo per noi stessi. In questo modo, chiediamo violentemente all’universo: “Dammelo!”.

Se dovessimo ragionare in modo sobrio sull’universo, non gli chiederemmo nulla. Preferiremmo pretendere da noi stessi di sviluppare un atteggiamento premuroso, rispettoso e di sostegno reciproco, verso la natura e l’universo. Potremmo quindi essere in grado di comprendere come funzionano le leggi dell’universo e come possiamo elevarci al di sopra di noi stessi per adeguarci a tali leggi.

Pertanto non dovremmo chiedere all’universo: “Sii misericordioso con me”, ma chiedere a noi stessi: “Sii misericordioso con gli altri”. Faremmo bene ad esercitare un atteggiamento buono e gentile verso gli altri, come vorremmo augurarci per noi stessi, senza immaginare nel frattempo tutti i tipi di ricompense per noi. Se iniziamo a muoverci in questo modo, saremo sulla buona strada per raggiungere l’equilibrio con l’universo. Una vita di armonia e pace sostituirà allora l’attuale tendenza che è diretta ad aumentare la sofferenza e la distruzione.

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Come noi possiamo influenzare il sistema?

Siamo tutti parti di un unico sistema spirituale e ognuno di noi si avvicina a questo sistema dal suo unico punto di percezione.

La percezione di questa unità è diversa per ognuno. Ad esempio, ci sono alcuni che ancora non lo vedono ma lo sentono in un certo modo, mentre altri lo sentono e lo vedono chiaramente.

È un sistema sensoriale, che esiste dentro di noi, ed è lì che lo sentiamo. Possiamo influenzarlo solo nella misura in cui pensiamo e agiamo con gentilezza, e solo al livello in cui viviamo con le nostre forze corrette e altruistiche.

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Conoscenza e Saggezza: Svelare i Segreti del Libro della Vita

Un saggio una volta disse: “Una persona deve acquisire sia conoscenza che saggezza”. Quando gli fu chiesto la differenza, rispose: “La conoscenza la si ottiene leggendo libri e la saggezza si ottiene leggendo il libro che tu stesso sei”.

Che tipo di libro siamo? Siamo il libro della vita, con tutte le esperienze che abbiamo nella vita.

Leggere questo libro della vita richiede di ricordare e di comprendere come viviamo. La nostra vita scrive questo libro ma solo noi possiamo esserne imbevuti  e comprenderlo se lo sfogliamo. Scrivere, in questo caso, significa che noi scriviamo questo libro. In ogni momento della nostra vita risolviamo i vari problemi che ci vengono posti e li trasformiamo  in azioni. Dobbiamo quindi capire come si svolge il tutto.

Scriviamo il libro della vita con dubbi e sangue, vale a dire: soffrendo. Viviamo in questo modo da migliaia di anni e tutto ciò che è accaduto è scritto in questo libro. Non c’è un altro modo e non c’è nulla di cui dobbiamo pentirci. Piuttosto, tutta la sofferenza che abbiamo patito è stata necessaria per scrivere questo libro della vita.

Le ultime righe del libro della vita, alle quali ci conduce, sono quelle che ci incoraggiano ad aprire maggiormente gli occhi e ad osservare il mondo con chiarezza. Potremmo allora vedere che solo noi dipingiamo l’immagine di questo mondo e di noi stessi al suo interno e che non esiste altra realtà oltre a quella che noi determiniamo.

Noi determiniamo l’esistenza di questo mondo e lo rendiamo esattamente così com’è. In realtà, non esiste un mondo. Siamo noi che lo definiamo. Ad esempio, esistiamo? È quello che definiamo noi.  In altre parole, noi stabiliamo che viviamo in questo o quel mondo e stabiliamo che siamo noi all’interno di questo mondo. Non esiste nient’altro che la nostra impressione di cosa e di come scriviamo. Se raggiungiamo un certo livello di consapevolezza, allora possiamo dire che è lì che il libro ci ha portato. In altre parole, le ultime righe del libro della vita ci dicono che siamo arrivati a conoscere il mondo dentro al quale ci troviamo. In questo modo siamo guidati da vari colpi di sofferenza per acquisire la conoscenza del mondo in cui viviamo.

Il risultato della lettura del libro della vita è che accettiamo e siamo d’accordo con tutto ciò che ci accade e che ci è successo. Le persone generalmente hanno paura e sperano di ricevere qualcosa di buono alla fine della loro dura vita. Il bene che possiamo ricevere è accettare tutto. Questo è il risultato della nostra vita e di questo libro della vita. In altre parole, il risultato della nostra vita è comprendere la vera natura in cui esiste una legge chiara, quella del “ciascuno secondo il proprio lavoro su se stesso”. Accettiamo e condividiamo questa legge nella misura in cui la realizziamo.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

 

Il 27 Marzo 2024 sarà possibile seguire un Webinar speciale “LA SAGGEZZA DELLA KABBALAH E IL SENSO DELLA VITA” pagina iscrizione: https://bit.ly/SensoDellaVita