Pubblicato nella 'Lavoro interiore' Categoria

Come pensi che la società dovrebbe comportarsi con le persone che provano un forte senso di superiorità nei confronti degli altri?

Creiamo costantemente regole di comportamento e buone maniere per gestire le nostre interazioni, proprio come i porcospini che regolano la loro distanza per evitare di pungersi a vicenda. In sostanza, cerchiamo di “ridipingere” il nostro egoismo, ponendo limiti e palliativi, tagliando i nostri aghi, per così dire. Ma il problema è che ricrescono sempre.

Il vero cambiamento richiede più di semplici aggiustamenti temporanei. Dobbiamo correggere la natura egoistica dell’umanità alla sua radice, affinché ogni persona agisca naturalmente per il bene degli altri. Solo allora costruiremo un mondo in cui nessuno dovrà temere di essere ferito, un mondo senza “spine,” dove tutti possano essere certi di trovare gentilezza, cura e rispetto reciproco. Questa è una correzione impegnativa, ma è l’unico modo per creare una società armoniosa e pacifica che eliminerà anche il problema del senso di superiorità che le persone sentono alla sua radice.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 15 aprile 2018.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché dobbiamo soffrire nella vita?

La sofferenza ci viene data affinché possiamo esaminare bene le nostre vite, verificare se siamo noi stessi la fonte del nostro dolore e capire come elevarci al di sopra di esso. La sofferenza in sé non è l’obiettivo, ma un mezzo per elevarci, per aiutarci a vederne la causa da una prospettiva più elevata e, infine, per liberarci da essa.

Quando lo facciamo, cominciamo a capire che c’è una filosofia dietro a tutta la sofferenza. Esiste perché la rifiutiamo, perché ci rifiutiamo di accettarla come qualcosa di destinato a noi. Ma nel momento in cui la accettiamo, acquisiamo la capacità di elevarci al di sopra di essa.

Non si tratta semplicemente di sopportare la sofferenza. Si tratta di capire che essa è al servizio di un obiettivo più grande. La natura organizza tutto nella nostra vita, compresa la sofferenza, per guidarci verso una maggiore consapevolezza del suo governo su di noi. La natura vuole che ci rendiamo conto che nulla accade senza una ragione e che ogni difficoltà è un invito a connetterci con le sue leggi d’amore, di dazione e di connessione, ad allinearci con il percorso che essa ha stabilito per noi.

Questa comprensione deve essere sia nel cuore che nella mente. Quando ci allineiamo a questo percorso, non opponiamo più resistenza, ma siamo d’accordo, lo accettiamo e lo seguiamo fino a un risultato armonioso e pacifico. E così facendo, scopriamo che la sofferenza in sé non è mai stata il problema, ma che il problema era la nostra opposizione ad essa. Quando ci eleviamo al di sopra della nostra resistenza alla sofferenza, vediamo che essa è da sempre stata concepita per elevarci.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman trasmesso in data 23 settembre 2024.

Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come ci si avvicina alla verità?

Molti dicono di lottare per la verità, ma sappiamo davvero che cos’è? La verità è che non lo sappiamo. Allora, verso cosa si muove esattamente la gente? Solo perché siamo insoddisfatti del nostro stato attuale non significa che conosciamo anche la via giusta per uscirne.

Uno dei miei studenti mi ha chiesto cosa penso personalmente che sia la verità, e dopo aver studiato la saggezza della Kabbalah per oltre 40 anni, posso dire che la verità è che tutte le persone sono assolutamente uguali.

Se scelgo di vedere il mondo in questo modo e di muovermi in questa direzione, allora sto avanzando verso la verità. Quando percepiamo veramente tutte le persone come uguali , non solo a parole ma anche nel nostro sentire interiore, iniziamo a scoprire cos’è la verità, come ci si sente e cosa significa vivere in essa.

Siamo uguali a tutti allo stesso modo. Quando raggiungeremo insieme questa percezione, assaporeremo la verità.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il giorno 1 settembre 2024.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Si dovrebbero porre domande esistenziali alle persone?

Non si dovrebbero sollevare domande esistenziali nelle persone. Le persone devono invece avere una preparazione propria, in cui le domande esistenziali dovrebbero risvegliarsi apparentemente da sole. Secondo un detto, se si pone un ostacolo davanti a un cieco, si commette un crimine terribile, ovvero se si pone una pietra o un albero davanti a un cieco, questi inciamperà e cadrà.

Per quanto riguarda le domande più importanti sulla vita, sul suo significato e scopo ultimo, tutti gli uomini sono ciechi. Come possiamo allora cercare di suscitare in loro la domanda esistenziale se essi stessi non si sono ancora risvegliati?

Non hanno risposte a queste domande e quindi sollevarle non farebbe altro che deprimerli. Dovremmo quindi rivelare gradualmente le domande esistenziali, cioè le domande sul significato e sullo scopo della vita, solo quando sappiamo in anticipo come fornire simultaneamente risposte accurate e collaudate ad esse, risposte che le persone troveranno accettabili e desiderabili. In questo modo, le persone vedranno aprirsi orizzonti gioiosi e non bui.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV in onda il 6 febbraio 2018 con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come possiamo cambiare i nostri pensieri per creare risultati diversi nella vita?

Per prima cosa, dobbiamo comprendere che i nostri pensieri plasmano la nostra vita e cosa significa questo. Il nostro atteggiamento verso chi siamo, cosa siamo, cosa ci circonda e qual è il nostro scopo, sono tutti considerati “i nostri pensieri”. Perciò, sarebbe saggio cercare attivamente risposte a domande esistenziali che dimorano in noi, come: perché siamo qui? Qual è questo processo attraverso cui stiamo evolvendo nella nostra vita? Come finirà la nostra vita e cosa rimarrà di noi?

Tali domande potrebbero emergere in un modo puramente egoistico, cioè in modi in cui ci preoccupiamo solo di ciò che immaginiamo come la nostra bolla individuale di vita, che include principalmente noi stessi e poche persone intorno a noi. Tuttavia, in ogni caso, dovremmo cercarne le risposte. Alla fine, dobbiamo arrivare a capire che, se ci concentriamo solo sulla soddisfazione dei nostri desideri egoistici per il beneficio personale, finiremo per trovarci sempre nello stesso punto.

Se desidero elevarmi a un livello superiore di esistenza, al di sopra del nostro modus operandi egoistico innato e verso una forma spirituale, dobbiamo iniziare a vivere secondo valori completamente diversi: non limitandoci a immaginare lo scopo della vita come il riempimento del nostro corpo fisico il più possibile, ma riempiendoci delle qualità supreme che esistono in natura, quelle di amore, dazione e connessione positiva. Questi ultimi rappresentano un sistema di valori completamente diverso, che ci conduce a una vita del tutto differente: una vita eterna e perfetta, con una connessione interiore assoluta tra tutti noi, contrapposta alle nostre vite transitorie e incomplete qui nel nostro mondo attuale, dove siamo interiormente disconnessi gli uni dagli altri.

A questo punto, ci troviamo di fronte a una sfida significativa. Cominciamo a vederci su un piano apparentemente vasto, con i valori egoistico-materialistici di ricchezza, rispetto e potere da un lato, cioè valori che la società in cui siamo nati e cresciuti considera degni di essere perseguiti, e un vago e sconosciuto “qualcosa” dall’altro lato, dove le domande sul nostro significato e scopo più importante nella vita ci pungolano. Di conseguenza, iniziamo a riposizionarci in un modo completamente diverso in termini di ciò che apprezziamo nella vita e a cercare come possiamo scoprire uno scopo molto più elevato rispetto agli obiettivi egoistico-materialistici, che cominciamo a considerare sempre meno importanti.

Questo piano è un piano interiore dei nostri desideri e pensieri. Sempre più persone oggi si trovano ad affrontare questo tipo di domande esistenziali. È una forma di introspezione che può portare un vero cambiamento nelle nostre vite. Cercando un ambiente ottimale, cioè testi, insegnanti e amici che non si limitino a seguire i flussi egoistico-materialistici della vita che portano a un vicolo cieco, ma che si dirigano regolarmente verso valori, significati e scopi molto più elevati, possiamo influenzare in modo ottimale i nostri pensieri per evolvere verso un significato e uno scopo della vita superiori.

Il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) descrive ampiamente questo principio nel suo articolo “La Libertà”. Nella mia organizzazione, il Bnei Baruch Kabbalah Education & Research Institute, lavoriamo per sviluppare questo ambiente per il massimo sviluppo spirituale di chiunque lo desideri.

Basato su “News with Dr. Michael Laitman” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 3 giugno 2019. Scritto/modificato da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa Cambieresti nella Tua Vita per Migliorarla?

Uno dei miei studenti mi ha proposto questa domanda, ricordando che spesso gli scienziati hanno posto questa stessa domanda alle persone che sanno di essere vicine alla morte: “Cosa cambieresti nella tua vita?” In un momento simile, quando molte persone riflettono sulle loro vite, sono pronte a cambiare tutto: relazioni, azioni e persino pensieri. La domanda diventa quindi se valga la pena di arrivare alla fine della nostra vita per confessare i nostri errori.

Da un lato, anche negli ultimi minuti, la rivalutazione e la riflessione hanno senso. Ma d’altra parte, cosa ci impedisce di effettuare regolarmente questa autovalutazione? Esercizi simili ci aiuterebbero e ci cambierebbero in meglio. Avremmo quindi il tempo di lavorare per correggere questi errori.

Dovremmo quindi porci regolarmente questa domanda, per trarre conclusioni in anticipo, all’inizio della vita e non alla fine, quando possiamo avere solo dei rimpianti. La Kabbalah è una saggezza che ci consente di effettuare questa introspezione su noi stessi in qualsiasi momento ed è aperta a chiunque desideri cambiare la propria vita in meglio.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

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Perché il parto deve essere così doloroso quando è un evento necessario?

Il parto è un processo intrinsecamente doloroso. La natura lo ha reso tale, come è scritto: “Con dolore partorirai”. Questo dolore, tuttavia, non si limita all’atto fisico di mettere al mondo un bambino: rappresenta anche il processo di trasformazione interiore di un essere umano che dà vita al proprio sé spirituale, cioè al nuovo sé libero da interessi personali e desideroso di amare e donare completamente, come la forza d’amore e di dazione della natura.

La nascita spirituale è un processo particolarmente intenso che possiamo intraprendere più avanti nella vita. Richiede di affrontare i nostri desideri naturali di godere solo per il proprio tornaconto, che risiedono istintivamente in noi in ogni momento, e di cambiare volontariamente la loro direzione a beneficio degli altri e della natura.

Anticamente il parto era per certi versi più semplice. Le donne erano più legate alla natura e la loro tolleranza al dolore era più alta, grazie all’assenza dei moderni antidolorifici e a un diverso atteggiamento culturale nei confronti della sofferenza. Oggi, la nostra separazione dalla natura ha aumentato sia la percezione che l’intensità del dolore durante il parto.

Quando si tratta di nascita spirituale, il processo è altrettanto, se non più, impegnativo. Comporta che una persona decida consapevolmente di sottoporsi a questa trasformazione e che chieda di allinearsi con le leggi altruistiche e integrali della natura per facilitarla. In altre parole, è necessario rivolgere una preghiera al Bore, la forza superiore dell’amore e della dazione, che ha creato e sostiene tutta la vita.

La saggezza della Kabbalah descrive il Creatore come sinonimo di natura e afferma che questi due termini possono essere usati in modo intercambiabile. Se vogliamo effettuare una trasformazione spirituale, dobbiamo affrontare un processo che contrasta le nostre inclinazioni naturali. La sofferenza, in questo contesto, nasce dalla tensione tra il punto in cui ci troviamo e il punto in cui dobbiamo andare: un viaggio attraverso una stretta apertura verso un nuovo stato spirituale.

In quel nuovo stato spirituale, scopriremo una vita di beatitudine, armonia, pace e gioia che non possiamo nemmeno immaginare nella nostra vita attuale.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

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Fino a che punto la sofferenza è necessaria, se lo è, per la crescita spirituale?

In risposta al detto buddista: “Non interferire mai nella sofferenza altrui, una persona deve stancarsi di se stessa e bere la coppa di veleno che le è stata assegnata,” sono pienamente d’accordo. È espresso in modo superlativo. Se cerchi di liberare qualcuno dalla sua sofferenza prima che l’abbia pienamente sperimentata e interiorizzata, prima che abbia bevuto la coppa di veleno che gli è stata assegnata, non riuscirai ad aiutarlo veramente. Ogni persona deve affrontare le proprie lotte interiori.

Nel processo di crescita spirituale, dobbiamo stancarci di noi stessi, fino ad arrivare all’odio verso di noi. Questo passaggio è necessario perché porta alla consapevolezza che il male che sperimentiamo proviene da dentro di noi. Questo è un punto di svolta critico, un momento in cui affrontiamo la domanda: “Come posso cambiare me stesso?”. È da questa domanda che scaturisce la capacità di prendere decisioni corrette sulla nostra vita.

Le nostre vite sono strutturate per condurci a uno stato di disillusione. Per quanto riguarda l’idea di vedersi “assegnare” una coppa di veleno, la vedo come una misura precisa di sofferenza, adattata in modo unico a ogni persona. Da una parte della bilancia c’è la coppa di veleno, dall’altra una goccia di saggezza.

Dobbiamo bere questa coppa di veleno senza rifiutarla e accettare la nostra unica porzione e dose. A ciascuno di noi viene dato il proprio calice da bere. Si tratta di capire che le prove della vita sono un percorso verso l’eternità e la perfezione. In altre parole, davanti a noi c’è una coppa di veleno e oltre c’è una vita bella, armoniosa e pacifica. Il nostro cammino passa sempre attraverso questa coppa di veleno.

Affrontando e bevendo questo veleno, possiamo raggiungere l’equilibrio e la bontà che cerchiamo. Di conseguenza, il cammino verso il paradiso passa davvero attraverso l’inferno. È così che siamo destinati a vivere: non nella paura o nell’evitamento, ma nell’accettazione delle sfide trasformative della vita.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

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Perché dobbiamo cambiare le nostre abitudini?

C’è un detto: “Cambia le tue abitudini e la tua vita cambierà.” È vero che le abitudini governano gran parte delle nostre vite, ma la domanda chiave è: perché dovremmo cambiarle e in cosa dovremmo cambiarle?

Dobbiamo cambiare le nostre abitudini con quelle che portano ad azioni e connessioni spirituali. Per farlo, è innanzitutto necessario acquisire una comprensione profonda delle nostre abitudini, cioè imparare da dove provengono, come si formano e cosa le guida. Quando comprendiamo le abitudini dalla loro radice, possiamo iniziare a trasformarle.

Ma in cosa dovremmo cambiarle? Quali sono le buone abitudini? Non esistono buone abitudini. Per loro natura, le abitudini sono intrinsecamente limitanti. Ci bloccano in una posizione e impediscono la crescita. Anche ciò che potrebbe sembrare una buona abitudine alla fine si trasforma in una forma di stagnazione.

Ciò che è veramente buono, tuttavia, è un’ascesa costante, passare da un’azione positiva a una ancora più grande. Un tale processo, però, non è abituale. Richiede che andiamo contro le nostre tendenze naturali, interrompendo i comportamenti automatici. Non è un compito facile. Esige uno sforzo enorme.

Tuttavia, se abbiamo in mente un obiettivo elevato e potente e ci circondiamo di un ambiente di supporto formato da insegnanti, amici e testi che sostengano questo movimento, possiamo allora elevarci al di sopra delle nostre abitudini unendoci intorno al significato e allo scopo della vita: connetterci positivamente attraverso i fili dell’amore e della dazione nella nostra connessione.

L’unione dell’obiettivo ultimo della vita con un ambiente forte e di supporto può allora spingerci in una modalità creativa continua, liberandoci dalla stagnazione abituale e portandoci verso connessioni sempre più grandi di amore e dazione, allineandoci sempre di più con le leggi della natura basate sull’amore, la dazione e la connessione positiva.

Tratto da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” su KabTV con il kabbalista Dr. Michael Laitman del 3 giugno 2019.

Scritto/modificato dagli studenti del kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come posso aiutare qualcuno che sta soffrendo ma non vuole essere aiutato?

Puoi aiutare solo chi è pronto a essere aiutato. Quando una persona soffre, la sua percezione del mondo è offuscata dal dolore, che la rende sorda e cieca a tutto ciò che va oltre la sua sofferenza. In questo stato, nessuno può realmente aiutarla. Deve attraversare il proprio dolore e, attraverso di esso, arrivare a percepire il mondo come pieno di bontà e beatitudine. Anche se  gli altri possono offrire consigli, la trasformazione reale può avvenire solo all’interno della persona stessa.

Persino gli animali, come gli esseri umani, esprimono il loro dolore attraverso una forma naturale di preghiera, come una mucca che muggisce quando soffre. Questo grido, sia di un animale che di una persona, è un’espressione autentica del desiderio di sollievo. Il dolore stesso serve a guidarci nel cercare di allinearci alle leggi della natura, leggi di altruismo, interconnessione e interdipendenza. Può sembrare un percorso duro, ma il disagio viene dato nella misura giusta per stimolare introspezione e crescita, e non per sopraffare.

Lo stato corretto che si deve raggiungere alla fine è l’armonia con le leggi della natura, che ci fanno evolvere continuamente verso una maggiore interconnessione e interdipendenza.

Per raggiungere questo stato, dobbiamo elevarci al di sopra delle nostre richieste e lamentele egoistiche e bilanciare il nostro stato interiore con il modus operandi perfettamente altruistico della natura. Solo allora il dolore svanirà, e ci troveremo in un mondo di armonia, pace e gioia.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

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