Pubblicato nella 'Lavoro interiore' Categoria

In che modo i nostri atteggiamenti verso gli altri influenzano il loro comportamento nei nostri confronti?

In primo luogo, è una legge ferrea della natura che il nostro atteggiamento verso gli altri determina il loro atteggiamento verso di noi.

Sembra molto strano, ma se proviamo a fare uno sforzo, vedremo gradualmente che il mondo dipende solo dal nostro atteggiamento nei suoi confronti.

Allora il mondo inizierà a cambiare in meglio. In altre parole, ognuno di noi dipinge il proprio mondo.

 

Tratto dalla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” trasmessa dall’emittente KabTV il 3 gennaio 2022.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa significa il detto: “Temere il peccato è temere il peccato stesso, non la punizione”?

Si dovrebbe avere paura di un’azione chiamata peccato, non della punizione per quell’azione, perché altrimenti si ha paura di essere puniti.

La paura della punizione è una paura egoistica, in cui temiamo di essere danneggiati.

La paura spirituale, invece, è la paura della disconnessione dal Creatore, cioè dalla forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione che è opposta al nostro egoismo e al di sopra di esso.

Se stiamo progredendo spiritualmente, cioè sviluppando una sempre maggiore vicinanza e connessione con il Creatore, allora non dobbiamo temere le conseguenze delle nostre azioni, ma le azioni stesse. Altrimenti, la nostra moralità è solo paura di essere scoperti. Tuttavia, finché non scegliamo volontariamente il nostro percorso, siamo racchiusi in una precisa struttura determinata dal governo del Creatore su di noi.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è il significato spirituale della separazione del Mar Rosso?

La storia della separazione del Mar Rosso è uno degli eventi più noti e dibattuti della storia. Per oltre tremila anni si è discusso se fosse realmente accaduto. Tuttavia, dal punto di vista kabbalistico, non ci concentriamo sul fatto che si sia trattato di un evento storico, ma piuttosto sul suo significato spirituale più profondo, ossia il processo spirituale che ogni persona subisce nel percorso di cambiamento dell’intenzione egoistica per il solo beneficio di sé, in un’intenzione di amore e dazione agli altri e alla natura.

Secondo la Kabbalah, ogni evento spirituale deve manifestarsi almeno una volta anche nel mondo fisico. Questo non significa che avvenga nella stessa forma o nello stesso tempo, ma che deve esserci un’espressione di esso. Tuttavia, lasciamo i dibattiti storici agli storici. Ciò che conta davvero è comprendere il significato della separazione del Mar Rosso nella vita di una persona che aspira al conseguimento spirituale.

Il viaggio interiore: lasciare l’Egitto e affrontare il mare 

La Torah descrive come il popolo d’Israele lasciò l’Egitto in fretta e furia dopo che il Faraone aveva concesso loro il permesso di partire. Nella saggezza della Kabbalah, l’Egitto simboleggia la natura egocentrica di una persona, uno stato in cui si è schiavi di desideri egoistici, perseguendo il piacere personale a spese degli altri. L’Esodo dall’Egitto rappresenta il momento in cui una persona inizia a liberarsi dal proprio ego, aspirando a uno stile di vita più connesso e altruistico.

Tuttavia, appena lasciamo l’Egitto, il Faraone si pente di averci lasciato andare e manda il suo esercito a inseguirci. Questo significa che, quando cerchiamo di fuggire dall’egoismo, il nostro ego non scompare semplicemente: al contrario, si risveglia con ancora più forza, cercando di tirarci indietro. Il Faraone interiore, la forza egoistica dentro di noi, non si arrende senza combattere.

Il popolo d’Israele raggiunge il Mar Rosso con l’esercito del Faraone che si avvicina alle sue spalle. Sono in uno stato di disperazione, incerti se tornare alla schiavitù o andare avanti verso l’ignoto. Questo conflitto interiore accade a ogni persona che percorre il cammino spirituale. Da un lato, c’è il conforto di tornare alle abitudini egoistiche familiari. Dall’altro lato, c’è l’aspirazione a una nuova esistenza altruistica, che si sente incerta e spaventosa.

Cosa rappresenta la separazione del Mar Rosso?

La separazione del Mar Rosso rappresenta un cambiamento fondamentale nella percezione. Il mare, nella Kabbalah, simboleggia la qualità di Bina, che è la qualità della dazione. È una forza enorme, ma finché è mescolata all’egoismo, rimane pericolosa e caotica, come le acque in tempesta. Nel momento in cui una persona è pronta ad avanzare in ciò che la Kabbalah chiama: “Fede al di sopra della ragione”, cioè ad elevarsi al di sopra del proprio ego, immergendosi nella forza della dazione, allora il mare si separa e appare il sentiero da seguire.

A Mosè viene detto di sollevare il suo bastone (“Mateh” in ebraico), che rappresenta la fede sopra la ragione. In altre parole, per attraversare il Mar Rosso dobbiamo sottomettere l’ego all’aspirazione di dazione. Dobbiamo mettere l’amore, la dazione e la connessione al di sopra dei calcoli personali di guadagno o perdita. Quando facciamo questo, le acque si separano, aprendo il cammino verso la nostra trasformazione.

Cosa succede ai desideri egoistici?

Quando il popolo d’Israele attraversa, il mare torna al suo stato naturale e sommerge l’esercito del Faraone. Questo significa che coloro che non riescono ad elevarsi sopra l’egoismo, che insistono a vivere solo per sé stessi, non possono passare alla nuova realtà della dazione. I desideri egoistici che rifiutano di trasformarsi in altruismo vengono lasciati indietro e “annegano”, perdendo il loro potere sul nostro sviluppo spirituale.

Perché l’acqua?  Il significato spirituale del mare

L’acqua rappresenta la forza della vita, la qualità del dare. Siamo tutti nati nell’acqua, che è la base della vita. Tuttavia, l’acqua può essere sia una forza di vita sia una forza di distruzione. Se è mescolata con l’egoismo, diventa turbolenta e minacciosa. Ma se è allineata alla qualità della dazione, allora nutre e sostiene la vita.

Il Mar Rosso è chiamato in ebraico “Yam Suf“, che significa “Mare della Fine”. Esso rappresenta la fine di uno stato e la transizione verso un altro. Una volta attraversato, non si torna più in Egitto. Si supera il confine tra egoismo e altruismo, entrando in uno stato in cui la dazione, e non più l’interesse personale, guida la nostra vita.

La chiave per attraversare il Mar Rosso

La lezione del Mar Rosso è che dobbiamo essere disposti a fare un salto di fede al di sopra della ragione. Ciò significa abbandonarsi alla qualità della dazione e agire in base ad essa anche quando contraddice la logica egoistica. Quando l’amore, la dazione e la connessione diventano più importanti dei guadagni egoistici, possiamo compiere tale transizione.

È per questo che il mare viene diviso dalla fede e non da Mosè stesso. Mosè, come guida, è già oltre questa transizione. Rappresenta la forza di Bina, la forza della dazione, e quindi non ha bisogno di attraversare.  Esiste già in quella qualità. Ma il popolo, che rappresenta i desideri ancora in trasformazione, deve fare il salto.

La trasformazione soprannaturale

Il miracolo del Mar Rosso non è la separazione fisica delle acque, bensì la trasformazione che avviene all’interno di una persona. È il momento in cui iniziamo a pensare agli altri più che a noi stessi, non per un tornaconto personale, ma per una nuova natura di amore e di dazione. Si tratta davvero di un cambiamento soprannaturale, perché va contro la nostra natura egoistica innata.

Attraversare il Mar Rosso significa entrare in una nuova realtà in cui il benessere degli altri viene anteposto all’interesse personale. Non si tratta di un cambiamento temporaneo, ma di un cambiamento permanente nella percezione. Una volta attraversato questo confine, tutta la nostra visione del mondo cambia. Non calcoliamo più in funzione di ciò che possiamo ricevere per noi stessi, ma in funzione di ciò che può giovare agli altri, sapendo che, così facendo, arriviamo a somigliare alla qualità spirituale dell’amore e della dazione.

Perché una persona compie questo cambiamento?

La spinta a questa trasformazione è il desiderio di somigliare al Creatore. Se non fosse per questa aspirazione, non lasceremmo mai volontariamente il nostro ego. Ma poiché la qualità del Creatore è l’amore assoluto e il dare incondizionato, chi desidera avvicinarsi al Creatore deve adottare la stessa natura. Deve attraversare questa trasformazione, non perché sia facile o comoda, ma perché è l’unico modo per diventare simili alla forza superiore.

Il punto di non ritorno

Il Mar Rosso è il “Mare della Fine” (Yam Suf) perché, una volta attraversato, non si può più tornare indietro. Chi si trasforma dall’egoismo alla dazione  rimane in questo nuovo stato. Non è più schiavo dei propri desideri personali, ma vive in un sistema completamente diverso, fatto di amore, dazione  e connessione umana positiva.

Questo è il significato spirituale più profondo della separazione del Mar Rosso. Non si tratta di dividere acque fisiche, ma di aprire un nuovo sentiero nella nostra attitudine verso gli altri e verso la realtà. È il passaggio da un mondo centrato su sé stessi a un mondo in cui la qualità del Creatore, l’amore e la dazione, governano i nostri pensieri, desideri, decisioni e azioni.

Questa è la grande transizione che tutta l’umanità dovrà infine compiere e ogni persona vivrà il proprio “momento del Mar Rosso” quando sarà pronta a spiccare quel salto.

Basato su “The Parting of the Red Sea – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman”.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Il tasso di suicidi aumenterà nei prossimi anni?

Il suicidio rimane una tragedia globale significativa anche nel 2025. Circa 740.000 persone muoiono ogni anno per suicidio, equivalenti a una morte ogni 43 secondi in tutto il mondo. Negli Stati Uniti, i tassi di suicidio continuano ad aumentare, con gli uomini che muoiono al doppio della velocità delle donne e utilizzano metodi più letali come le armi da fuoco. La questione ha toccato anche personaggi pubblici, tra cui lo scrittore e regista Jeff Baena, che tragicamente ha posto fine alla sua vita all’inizio di quest’anno all’età di 47 anni. Il suicidio persiste come una delle principali cause di morte a livello globale.

Perché? La causa è il vuoto, un vuoto schiacciante e incessante che strazia le persone, lasciandole irrequiete. Neppure le droghe possono attenuare questa sensazione oscura. Quando una persona sente che non ci sono altre opzioni, quando la vita stessa sembra priva di significato, raggiunge questo punto di rottura.

Qual è la soluzione? Dobbiamo guardare alla vita in un modo in cui comprendiamo come e perché la natura opera, chi siamo, quale è la nostra natura rispetto alla legge generale della natura che ci circonda, da dove veniamo, dove siamo veramente ora, dove stiamo andando e come possiamo avere un impatto significativo in questo quadro. In altre parole, dobbiamo sviluppare una comprensione del significato della vita. Tuttavia, questa comprensione arriva solo quando siamo disposti a superare il confine tra vita e morte. Quando l’interrogativo esistenziale ci opprime più della semplice sopravvivenza, otteniamo un metro di misura per il quale vale veramente la pena vivere. Possiamo allora iniziare a sollevarci al di sopra delle nostre anguste vite egoistiche.

Che cosa significa? Significa non aggrapparsi alla vita come fa la maggior parte delle persone, non aggrapparsi a ogni desiderio passeggero. Non solo si smette di aggrapparsi, ma si inizia a vivere in un modo in cui, ogni minuto, si lascia andare l’egoismo, il desiderio di stare bene solo per il proprio tornaconto, e ci si eleva al di sopra di esso. In ogni momento ci si eleva al di sopra della morte. È come se la sperimentaste costantemente, ma così facendo vi separate da questo mondo ed entrate nel mondo superiore.

Potrebbe sembrare difficile, ma non lo è affatto. È un’opportunità incredibile a disposizione di ogni persona.

Se vogliamo comprendere il significato della nostra esistenza, dobbiamo smettere di dare valore al nostro desiderio egoistico di godere solo per il nostro tornaconto. Dovremmo invece apprezzarla solo come una base, un trampolino di lancio verso qualcosa di più grande. Questo mondo è solo una rampa di lancio per costruire una vita superiore.

La vita superiore esiste oltre la morte. Quando “uccidiamo” il nostro ego, per così dire, in ogni momento, cioè quando lasciamo andare la nostra piccola esistenza egocentrica, cresciamo in una realtà spirituale completamente nuova.

La crescita spirituale riguarda il vivere non per noi stessi, ma per qualcosa che va oltre noi stessi, per la forza dell’amore, della dazione e della connessione, per il sistema della realtà, per l’umanità nel suo complesso. Quando ci dirigiamo al di fuori del nostro “io” in questo modo, intraprendiamo un processo di trasformazione che porta immensa gioia, armonia, pace e un significativo compimento nel nostro cammino verso la scoperta di un’esistenza vera, eterna e perfetta.

Basato sulla trasmissione di KabTV: “Close-Up. Inversione dei poli” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 15 maggio 2011.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Di cosa dovremmo essere orgogliosi?

Quando impariamo come funziona la natura, come essa sia una forza unica di amore e dazione che crea e sostiene tutta la realtà, e come ogni nostro desiderio, pensiero,  caratteristica e qualità siano opera della natura, alla fine ci rendiamo conto che non abbiamo nulla di cui essere orgogliosi da soli. Ogni nostra forza, talento e qualità, sia positiva che negativa, ci è stata data dalla natura. Anche la saggezza e lo sforzo di cui abbiamo bisogno per passare dal nostro stato egoistico innato a uno stato altruistico che sia in equilibrio con la natura, vengono anch’essi dalla natura. Pertanto, è privo di senso vantarsi della nostra intelligenza, forza o abilità, perché non siamo noi ad aver creato queste qualità.

Potremmo allora chiederci se possiamo essere orgogliosi di compiere buone azioni per gli altri. Chi ci dà questa forza? Se analizziamo bene, vediamo che la natura ci dà tutto: la saggezza, la capacità e persino le circostanze che ci permettono di agire.

Qual è quindi il nostro ruolo personale? Noi siamo il sistema attraverso il quale agiscono le leggi della natura. Il nostro ruolo in questo quadro è quello di creare le giuste condizioni affinché le leggi altruistiche e integrali della natura possano operare attraverso di noi. Possiamo quindi essere orgogliosi di diventare un recipiente corretto per l’opera della natura attraverso di noi, di renderci un canale per far fluire la forza d’amore e di dazione della natura verso gli altri e verso il mondo.

Basato sul video: “Pride – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman”.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è lo scopo della sofferenza emotiva?

Perché la sofferenza abbia uno scopo, deve portare a un risultato. Altrimenti, la incanaleremo semplicemente nella letteratura, nella musica o in altre espressioni creative. Molte grandi opere d’arte sono nate dalla sofferenza, ma al di là dell’espressione artistica, la sofferenza ci costringe a cambiare il nostro atteggiamento verso il mondo, a ripensare il nostro approccio alla vita e, così facendo, a evolvere.

La sofferenza fa progredire l’umanità. È il motore di tutte le trasformazioni e le scoperte più importanti. Senza la sofferenza, rimarremmo stagnanti, non disposti a mettere in discussione noi stessi, ciò che ci circonda o il nostro scopo.

Possiamo accettare la sofferenza? La maggior parte delle persone lo fa. La sopportano, incapaci di contrastarla, limitandosi ad assecondare le difficoltà che la vita riserva loro.

Tuttavia, ci sono persone che non si limitano a soffrire passivamente. Alcuni si elevano al di sopra della sofferenza per raggiungere un livello superiore di esistenza. Invece di annegare nel dolore, lo usano come catalizzatore per il cambiamento interiore, per l’ascesa spirituale. Questo è il vero scopo della sofferenza: farci interrogare sul suo significato e sui suoi scopi, per poi spingerci oltre i nostri limiti, verso un nuovo grado di comprensione e per vivere in un nuovo livello di esistenza.

Tratto dalla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” in onda su KabTV l’8 giugno 2018.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché le persone cercano vendetta?

È stato condotto uno studio per verificare se la vendetta negli esseri umani sia una tendenza innata. I ricercatori hanno testato trecentotrenta bambini di età compresa tra i quattro e gli otto anni sottoponendoli a un gioco in due fasi.

Nella prima fase, altri quattro “giocatori” (in realtà avatar controllati dal computer) ricevevano delle figurine e un “giocatore” dava una  figurina al bambino. Poi i ruoli si invertivano e il bambino aveva la possibilità di dare una  figurina a qualsiasi giocatore.

Nella seconda fase, un giocatore rubava una figurina al bambino, che in seguito aveva la possibilità di rubare una figurina a un altro giocatore.

I risultati hanno mostrato che i bambini erano pronti a vendicarsi di coloro che avevano rubato le loro figurine, ma non mostravano la tendenza a ricompensare coloro che le avevano regalate. Ciò suggerisce che la pulsione alla vendetta è più intrinseca o si sviluppa prima rispetto all’inclinazione a ricambiare la gentilezza.

Questo dimostra come la vendetta sia una tendenza naturale negli esseri umani. Questo fenomeno è descritto nei testi kabbalistici come “efsed mi karen” (perdita dal fondo).

Poniamo il caso che avessi un dollaro in tasca e che all’improvviso sparisse. Mi girerei e mi chiederei: “Dove può essere andato?”. Lo cercherei come se la mia vita dipendesse da questo. Perché? Perché era mio, ce l’avevo e ora non c’è più. Questa perdita è più grande del valore del dollaro stesso. Mi sembra di aver perso venti dollari. È così che la natura umana percepisce la perdita.

Lo stesso vale per il danno inflitto da altri. Se  mi fanno del male, percepisco l’atto come dieci volte peggiore della realtà del danno stesso. L’entità del loro atteggiamento negativo nei miei confronti sembra molto più grande quanto sia stato effettivamente commesso.

Perché, allora, non mostriamo gratitudine con la stessa intensità con cui cerchiamo la vendetta? Perché pensiamo naturalmente di meritare la bontà. Fin dalla nascita, le nostre madri ci dicono che siamo i migliori al mondo, che siamo speciali. Quando qualcuno ci regala qualcosa, lo accettiamo come se ci fosse dovuto. Potremmo dire un rapido “grazie”, ma nella nostra mente stiamo semplicemente ricevendo ciò che pensiamo di meritare. Tuttavia, quando qualcosa ci viene tolto, ci sembra un’ingiustizia di dimensioni decuplicate.

Ecco perché i bambini cercano istintivamente la vendetta. Se qualcuno fa loro un torto, sentono un intenso impulso a vendicarsi e provano persino piacere nel farlo. Lo capisco bene perché anch’io ero così da bambino. Ricordo vividamente questi momenti.

Cosa è cambiato in me? Perché ho smesso di cercare vendetta? Ho capito che tutti condividiamo un desiderio comune, che fare del male a un altro è in definitiva fare del male a me stesso.

Questa comprensione mi ha portato ad affrontare la vita in modo diverso. È meglio cedere, fare un passo indietro ed evitare conflitti inutili. Questo approccio porta pace e un senso di sicurezza, assicurando che almeno chi mi circonda rimanga neutrale o positivo nei miei confronti. Il segreto è stare attenti a non danneggiare gli altri. Se si fa del male, però, bisogna essere preparati alle inevitabili conseguenze.

Alcuni ritengono che la vendetta sia sempre una scelta tra il desiderio di rivalsa e l’opportunità di perdonare. Ma chi ha davvero “l’opportunità di perdonare”? Spesso la vendetta non viene evitata per superiorità morale, ma per impotenza. Forse la persona che cerca di vendicarsi è più debole, incapace di agire o semplicemente dimentica con il tempo. L’uomo, per natura, è una piccola creatura egoista. Se gliene viene data la possibilità, sbranerà l’altro.

Tuttavia, ciò che è più importante è se riusciamo a trovare un uso positivo per la nostra innata componente vendicativa. Se riusciamo a utilizzare correttamente questa caratteristica che ci rende vendicativi, allora cesserà di essere una vendetta e diventerà una forma di educazione.

Come funziona? Se due persone giocano una partita a scacchi, per esempio, e una supera costantemente l’altra, il giocatore che viene superato potrebbe non sentirsi danneggiato. Al contrario, potrebbe riconoscere che il giocatore più bravo gli sta insegnando. Tuttavia, si sentirebbe comunque a disagio perché il giocatore vincente è più bravo nel gioco. La sensazione di inferiorità permane, anche senza malizia.

Come passare dalla meschina vendetta a una maggiore motivazione alla crescita? Come si fa a passare da un regolamento di conti a un vero e proprio miglioramento? Dobbiamo fare un altro tipo di calcolo. Supponiamo che qualcuno desideri vedermi fallire, vedermi povero o distrutto. La vera vittoria sta nel raggiungere uno stato in cui quella persona diventa invidiosa del mio successo. Invece di sprecare energie in ritorsioni, dovrei concentrarmi sull’elevarmi, diventando più forte, più vincente e più saggio. Solo questa è la risposta definitiva.

A maggior ragione, dovrei riconoscere che il male che mi è stato fatto è stato in realtà benefico. Senza rendermene conto, il mio avversario mi ha spinto in avanti, costringendomi a crescere. Col senno di poi, dovrei dire: “Grazie per avermi fatto questo!”.

Questa consapevolezza trasforma la vendetta in un processo educativo. Colui che ha cercato di farmi del male ora vede che io mi sono elevato al di sopra e lui si trova al di sotto di me. E quando gli dico: “Spero che anche tu possa elevarti come ho fatto io”, questo è il vero colpo di grazia. In questo c’è davvero un “brivido nella battaglia”.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 4 novembre 2019.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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La paura è la radice di tutta la sofferenza?

La radice della sofferenza è in realtà piuttosto sciocca: è il nostro rifiuto della sofferenza, la convinzione che il dolore che sperimentiamo e sopportiamo non sia in qualche modo destinato a noi.

Se accettassimo la sofferenza che riceviamo, non soffriremmo. Ci abitueremmo semplicemente a questo livello di vita.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” trasmesso da KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in data 23 settembre 2024. Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come pensi che la società dovrebbe comportarsi con le persone che provano un forte senso di superiorità nei confronti degli altri?

Creiamo costantemente regole di comportamento e buone maniere per gestire le nostre interazioni, proprio come i porcospini che regolano la loro distanza per evitare di pungersi a vicenda. In sostanza, cerchiamo di “ridipingere” il nostro egoismo, ponendo limiti e palliativi, tagliando i nostri aghi, per così dire. Ma il problema è che ricrescono sempre.

Il vero cambiamento richiede più di semplici aggiustamenti temporanei. Dobbiamo correggere la natura egoistica dell’umanità alla sua radice, affinché ogni persona agisca naturalmente per il bene degli altri. Solo allora costruiremo un mondo in cui nessuno dovrà temere di essere ferito, un mondo senza “spine,” dove tutti possano essere certi di trovare gentilezza, cura e rispetto reciproco. Questa è una correzione impegnativa, ma è l’unico modo per creare una società armoniosa e pacifica che eliminerà anche il problema del senso di superiorità che le persone sentono alla sua radice.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 15 aprile 2018.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché dobbiamo soffrire nella vita?

La sofferenza ci viene data affinché possiamo esaminare bene le nostre vite, verificare se siamo noi stessi la fonte del nostro dolore e capire come elevarci al di sopra di esso. La sofferenza in sé non è l’obiettivo, ma un mezzo per elevarci, per aiutarci a vederne la causa da una prospettiva più elevata e, infine, per liberarci da essa.

Quando lo facciamo, cominciamo a capire che c’è una filosofia dietro a tutta la sofferenza. Esiste perché la rifiutiamo, perché ci rifiutiamo di accettarla come qualcosa di destinato a noi. Ma nel momento in cui la accettiamo, acquisiamo la capacità di elevarci al di sopra di essa.

Non si tratta semplicemente di sopportare la sofferenza. Si tratta di capire che essa è al servizio di un obiettivo più grande. La natura organizza tutto nella nostra vita, compresa la sofferenza, per guidarci verso una maggiore consapevolezza del suo governo su di noi. La natura vuole che ci rendiamo conto che nulla accade senza una ragione e che ogni difficoltà è un invito a connetterci con le sue leggi d’amore, di dazione e di connessione, ad allinearci con il percorso che essa ha stabilito per noi.

Questa comprensione deve essere sia nel cuore che nella mente. Quando ci allineiamo a questo percorso, non opponiamo più resistenza, ma siamo d’accordo, lo accettiamo e lo seguiamo fino a un risultato armonioso e pacifico. E così facendo, scopriamo che la sofferenza in sé non è mai stata il problema, ma che il problema era la nostra opposizione ad essa. Quando ci eleviamo al di sopra della nostra resistenza alla sofferenza, vediamo che essa è da sempre stata concepita per elevarci.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman trasmesso in data 23 settembre 2024.

Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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