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Il bisogno di connettersi

Domanda: Dove si trova la nostra connessione rispetto ai ricordi spirituali (le tracce spirituali che appartengono alle vite passate), i Reshimot?

Risposta: Ciò che ricevo dall’ambiente che mi circonda è un nuovo desiderio con il quale mi rivolgo alla Luce. Questo desiderio è ciò che chiamiamo il bisogno di connettersi.

Più forte è il nostro legame, più in alto saliremo sulla scala dei mondi spirituali, avvicinandoci tra noi, unendoci, e collegandoci reciprocamente fino al mondo dell’Infinito, dove ogni cosa è unita. Qui, diventeremo un’unica anima.

L’anima individuale di ognuno dipende dal livello della connessione con gli altri che la persona in cui l’anima si è rivestita ha raggiunto. Per esempio, io vedo solamente una piccola parte di ciò che mi circonda, e questo è ciò che definisce la mia anima, mentre un altro uomo può aver rivelato qualcosa di più grande che va oltre me e che, probabilmente, include anche me. Ognuno lavora con la propria anima fino a quando tutti i desideri si collegheranno in un’unica anima.

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(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 07.06.2011, gli Scritti del Rabash)

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Il mio tratto “Io”

Diventando il datore arrivo ad essere come Zeir Anpin che arriva a Malchut e riceve il doppio dal superiore, da Binà: per me e per gli altri. Io mi riempio al di sopra dei desideri degli altri che si stanno rivelando, ricevo le necessità di tutti, un desiderio spirituale infinito. Questo è il mio vaso.

Ma io sono come Zeir Anpin, solo un punto che si connette a Binà con questo desiderio. Io sono il tratto compreso tra loro. Tuttavia, adesso lo vedo solo come una tratto. Ciò è dovuto al fatto che gli inferiori hanno il desiderio ed il superiore ha le Luci. Così, il “tratto” è la mia intenzione. Io espando il mio punto attraverso i loro desideri e le Sue Luci,
“consumando” tutte le Luci e i desideri.

Questo da alla luce un nuovo vaso che prima non esisteva. Tutto quello che avevo era un punto, una base preliminare, la cruna di un ago che utilizziamo per entrare nel nuovo mondo, il vaso dell’infinito.

Di per sé, il desiderio di ricevere non è un vaso e la Luce è solo la Luce. Quando scopro il mondo dell’Infinito, che certamente esisteva prima, o ritorno al terzo stato (anche iniziale), rivelo un nuovo vaso che è 620 volte più grande di quello precedente. Ciò è dovuto al fatto che io stesso ho acquisito tanto le Luci, quanto i desideri. Adesso il mio vaso è 620 volte più grande. Sono io.
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[Dalla 5° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.06.2011, “Matan Torà (Il Dono della Torà)”]

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L’inizio della nascita

Io penso che i giorni di Pesach siano andati veramente bene per noi. Essenzialmente abbiamo rivelato un momento molto importante nello sviluppo spirituale di una persona, che segna l’inizio della sua vita spirituale, l’inizio dell’uscita dall’esilio spirituale. Il “posto” dell’unità del gruppo, gli amici, è stato scoperto in ognuno di noi.

Questa sensazione di un unico posto spirituale ha bisogno di espandersi. Questa è la nuova realtà. Quando una persona non abbandona l’interesse per questo “posto”, riesce a progredire velocemente verso la sua realizzazione. Alla fine diventerà il posto della rivelazione del Creatore e si svilupperà più tardi al punto della completa adesione del essere creato con il Creatore: il mondo dell’infinito.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.04.2011, Svelando una parte, coprendone due)

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Il mondo attraverso il prisma dei desideri

Domanda: In che modo gli sforzi che facciamo durante la lettura del Libro dello Zohar influenzano il mondo? Quali cambiamenti infonde?

Risposta: Non c’è alcun mondo di per sé. I nostri sforzi costruiscono la realtà che vediamo. In questo momento, il mondo ci sembra essere quello che vediamo. Nella misura degli sforzi che facciamo, creiamo un’altra realtà, un mondo diverso. Quello che facciamo è quello che otteniamo.

La spiritualità non ha alcuna immagine. Non ha dei lineamenti specifici, a meno che un uomo non li formi dentro di sé, dentro i suoi desideri che raccoglie e riunisce in un solo desiderio.

Dovremmo riflettere su questo più che possiamo, al fine di abituarci a questo modo di vedere la realtà. Non si tratta dei conseguimenti spirituali. Io sto dicendo che ogni uomo nel mondo, che non ha ancora conseguito la spiritualità, può comunque scegliere di guardare alla realtà come suggerito e, così facendo, inizia a sperimentare certe impressioni sensoriali.

Domanda: Ma in che modo i nostri sforzi per unirci influenzano i desideri al livello più grezzo che è dentro di noi, dove non c’è il desiderio di essere uniti? E’ come se, al livello più profondo, non avessi la minima aspirazione o desiderio ad unirmi con gli altri…

Risposta: Io sono fatto di desideri di tutte le forme e di tutti generi, di tutti i livelli di Aviut (grossezza e ruvidezza), inclusi i desideri che non cambiano fino alla fine della correzione. Questi desideri si svelano in me in tutte le possibili combinazioni che io non sono in grado di creare.

Io devo, al meglio delle mie capacità, modellarli in una forma spirituale, cioè condurli ad una unione con i desideri che mi sembrano estranei e che io rifiuto, disprezzo, e con i quali non voglio avere a che fare; “Chi sono questi desideri, in fondo?! Perché dovrei unirmi con loro?”

Io devo superare questo risentimento e provare a riunirli, se in essi vi è un desiderio per la spiritualità uguale al mio. Per adesso, si tratta solo di loro. E se proveremo ad elevarci al di sopra del nostro reciproco risentimento e ad unirci, costruiremo il “luogo” per la rivelazione ad un livello ancora più interiore.

Domanda: A volte, mi sento come se mi trovassi con le spalle al muro, cerco di trovare un modo per muovermi, ma non riesco a fare un passo. Cosa devo fare in questo caso?

Risposta: Chiedi aiuto agli amici
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(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.06.2011 Lo Zohar)

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Un uomo non può diventare un essere umano senza l’amore

La saggezza della Kabbalah è il mezzo che ci permette di innalzarci dal livello animato a quello umano. Se non usiamo questo mezzo per trasformare la nostra natura egoistica, rimaniamo degli animali, come è detto: “Tutti sono come animali”.

A dire il vero, in questo caso, ci sviluppiamo solamente dentro il nostro ego; non abbiamo niente con cui correggerlo e niente con cui innalzarci al di sopra di esso, passando dal desiderio di ricevere a quello di dare. Quindi, percepiamo solamente questo mondo; viviamo e moriamo come animali.

Quando invece mi trovo al livello umano, divento uguale al Creatore (“uomo” o “Adamo” deriva dalla parola “Edome” o “uguale” in Ebraico). Con l’aiuto dello strumento chiamato “la Luce che Corregge”, che io attiro verso di me leggendo i testi Kabbalistici, ed in modo speciale Il Libro dello Zohar, che è la fonte più potente che ci sia della Luce superiore nascosta, io mi posso correggere ed ascendere dalla mia natura egoistica a quella altruistica, alla dazione e all’amore per gli altri esseri umani.

Allora, invece del desiderio di usare l’altro, io gli dono, ed invece dell’odio, sento amore per lui. Nella misura in cui conseguo questa natura, incomincio a scoprire la forza superiore nei miei desideri altruistici, nelle mie proprietà della dazione e dell’amore. Sento ciò che riempie le mie nuove qualità, e questo è ciò che si chiama “la Luce superiore” o “il Creatore”.

Tutto questo è conseguito nella forza della dazione. Come possiamo arrivarci? Per riuscirci, dobbiamo considerare che, prima della creazione del livello più basso del mondo di Assiya, “il nostro mondo”, cioè la creatura creata dal Creatore, chiamata l’anima comune Adamo (l’uomo), fu divisa in moltissime parti. Ora, per attirare la Luce, queste parti si devono unire tra di loro per ricostruire lo stato in cui si trovavano prima della loro divisione, quando la Luce Superiore le colmava.

Sebbene non ci possiamo unire tra di noi da soli, desiderandolo, volendolo con tutte le nostre forze, attraverso i nostri sforzi, attiriamo la Luce dallo stato di unione. Questa Luce non ci arriva e non si riveste in noi, perché ancora non ci siamo uniti. Ma brilla su di noi da molto lontano, nella misura in cui noi aspiriamo ad essa – cioè, alla Luce della dazione e dell’amore per gli altri.

Ma è veramente questo ciò a cui aspiro?…Io immagino di desiderare ardentemente questa Luce, qualcosa di molto carino per il mio ego. Ma se interpreto quello che voglio nel modo corretto – se è la Luce della dazione e dell’amore nella quale godo donando al mio prossimo e agendo solamente per il bene della dazione – allora non lo voglio davvero.

Dunque, prima di tutto, al fine di arrivare alla Luce, alla correzione, per diventare colui che dona e ama l’altro, devo fare mia l’importanza di questo scopo. Posso conseguire l’importanza della correzione dalle due seguenti fonti:

  1. Se soffro e sento il dolore, mi sforzo di cambiare la mia condizione. Sono anche disposto a donare pur di non sentirmi male. Questo è ciò che si dice avanzare lungo il percorso della sofferenza.
  2. Posso ricevere l’importanza della dazione e dell’amore per il prossimo dall’ambiente che incomincerà ad “entrarmi nel cervello”, convincendomi di quanto sia importante donare, quanto possiamo conquistare, quanto bello sia, e quali piaceri la dazione porta con sé.

Un punto sembra contraddire l’altro:”Dona e riceverai il piacere! Dona e percepirai il Mondo superiore!” Questo è ciò che si chiama “Lo Lishma (per se stesso)”, si tratta comunque di una fase intermedia nell’avanzamento. In questo caso, io mi sforzo di avanzare lungo il cammino di“Lo Lishma,” il cammino della Luce. Siamo tutti degli egoisti e dobbiamo immaginare un guadagno comprensibile davanti ai nostri occhi; altrimenti, non saremmo in grado di fare nulla.

Per questo sono in un gruppo, insieme ad altri uomini che vogliono conseguire la spiritualità come me. Non è importante che tutti noi immaginiamo il mondo spirituale come un buon premio: vogliamo elevarci al di sopra degli altri, guadagnare di più, innalzarci al di sopra di questa breve vita piena di sofferenza per conseguire qualcosa di valore e di grande.

Promuovendo l’importanza di questo scopo tra di noi, allora qualcosa di elevato, grande, eterno, perfetto e di valore sarà rivelato nella nostra connessione, e noi avremo la forza per avanzare verso la connessione interiore reciproca, almeno un pochino. Se nella nostra connessione reciproca, scopriremo la comune forza interiore chiamata vaso spirituale, il desiderio di donare, allora in questo vaso, nella misura in cui avremo il desiderio di donare, riveleremo la Luce: la Luce della dazione, la Luce superiore, o il Creatore.

Quindi, prima di iniziare a leggere Il Libro dello Zohar e di attirare la Luce, dobbiamo immaginarci nello sforzo di essere in questa intima connessione reciproca, nella quale ognuno annulla se stesso e sente solamente gli altri: tutti insieme, tutto il gruppo interiore, nel quale siamo connessi reciprocamente con le nostre anime. Ed in questa connessione tra le anime, riveliamo la Luce, la forza comune della dazione e dell’amore – ed il Creatore dentro di essa. Se questa sarà la nostra linea di pensiero mentre leggiamo lo Zohar, questo Libro ci influenzerà nel modo più efficace.

Non importa quanto comprendiamo il testo e le parole. E’ importante pensare soltanto ad una cosa per tutto il tempo: “Ora, sto prendendo la medicina. Mi voglio connettere con gli altri, e allora, nell’unione tra di noi, conquisterò tutto: l’intero mondo spirituale superiore. Non vedo l’ora che succeda!”
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(Dalla 3.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.06.2011, Lo Zohar)

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Il luogo nel quale siamo uniti

Domanda: Cosa significa fare il lavoro interiore?

Risposta: La persona deve fare il lavoro interiore 24 ore al giorno. Può essere che una persona sia così assorta in esso che arrivando alla lezione, non veda una sola delle parole scritte nel libro, ma questo non importa. La chiave è quello che succede dentro di lei.

Non devi incolparti. Il lavoro interiore è quando continui a cercare di mantenerti in adesione con l’essenza interna del gruppo. Come risultato, aprendo il libro, quello che vedi non è una conoscenza esterna, ma l’informazione che descrive i tipi di unione con gli amici del gruppo e più di questo, con l’anima integrale.

Cominci ad accorgerti che lo Studio delle Dieci Sefirot, il Libro dello Zohar e gli scritti di altri kabbalisti descrivono solo i diversi tipi di connessione tra te e gli altri; e se desideri onestamente avere chiara questa connessione, di fatto stai studiando la Torà (la parola “Torà” in ebraico deriva dalle parole “Ohr”, Luce, e “Oraa”, istruzione).

Domanda: Allora, il mio lavoro risiede nella ricerca di questa rete interna tra di noi, vero? Tuttavia, come posso utilizzare il mondo fisico per questa?

Risposta: Tutto il nostro mondo è lo stesso tipo di rete tra le persone, ma è la sua manifestazione più esterna. È per questo che lo sperimentiamo come corrotto.

In quanto alla nostra rete interna di connessione, sperimentiamo 125 gradi consecutivi di unione maggiore ed integrale tra di noi. Comunque, il nostro stato attuale nel mondo esterno è obbligatorio; è qui che cominciamo ad esistere affinché possiamo approfondire questa connessione sempre di più.

Abbiamo bisogno di una base che non ha a che vedere col muoversi verso l’interno e questa è la rete esterna di connessione tra di noi, nella quale esistiamo nel mondo fisico. Solo adesso si rivela quanto sia corrotta davvero questa connessione, mentre prima, semplicemente, non ci pensavamo. Questo è ciò che ci obbliga a fare le correzioni.
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(Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 25.03.2011, Scritti del Rabash)

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Non psicoanalizzatevi

I Kabbalisi di ogni tempo hanno studiato i problemi dell’umanità e hanno studiato cosa ci separa dal quadro globale, preciso, cosmico ed armonioso: “Cos’è che rende la natura umana così singolare? Quali sono le sue specifiche qualità? Come possono essere rinnovate queste qualità? Cosa spinge questa trasformazione?.

La Kabbalah ci spiega come dovremmo attraversare internamente questi cambiamenti ciclici, stando vicini gli uni agli altri secondo un preciso principio, un particolare algoritmo, al fine di avvicinarci gradualmente ad una maggiore equivalenza con la natura, scendendo in profondità per distinguere le qualità che le si oppongono, e correggerle seguendo una specifica sequenza.

Inoltre, non è previsto che una persona compia queste correzioni da sola. Abbiamo bisogno di correggere la connessione tra di noi, e solo allora raggiungeremo l’armonia.

A questo punto, si presenta un altro dettaglio singolare: in linea di principio, io mi devo accettare esattamente come sono. Moltissime persone passano la loro vita a psicoanalizzarsi: “Sono un buono a nulla, sono pigro, avido, geloso, e così via.”

Lasciamo perdere le vostre caratteristiche; non ci danno fastidio. Tutto questo comincerà ad avere un senso se incominceremo a puntare verso una giusta connessione con gli altri: relazioni interiori, reciproca comprensione, ed interdipendenza.

Se io inizio ad analizzare, vivere e costruire le nostre relazioni correttamente, scoprirò immediatamente (il che è veramente da sottolineare) tutte le qualità che esistono dentro di me: le più disgustose e terribili, quelle che mi vergogno di riconoscere perfino a me stesso. E, improvvisamente, capirò di aver bisogno di queste qualità, per ricevere e per dare agli altri ed in questo modo essere una parte integrante di questo enorme organismo completo.

Ne consegue che tutti i nostri desideri, come quello di rubare, o l’invidia, l’odio, il rifiuto e la falsità, si stanno avvantaggiando sugli altri, tutti questi impulsi interiori con i quali siamo nati ci sono assolutamente necessari. Perciò, non pensateci nemmeno a iniziare un percorso di auto-correzione! E’ un grosso errore ed io vedo il nostro gruppo mondiale farlo abbastanza spesso.

Tutto ciò su cui dobbiamo lavorare è la nostra interconnessione. Non critichiamo i difetti di una persona: di fatto non ha nessuno! Il difetto si trova solamente nella connessione tra di noi e in nessun altro posto!
Questo è ciò che chiamiamo “garanzia”, una proprietà sulla quale la saggezza della Kabbalah si concentra con grande attenzione. Quando iniziamo a studiare, incominciamo a stabilire una connessione tra di noi, e questa intenzione deve precedere ogni azione in cui ci impegniamo: contatto reciproco, reciproca responsabilità di essere connessi gli uni con gli altri, e la necessità di scoprire la connessione interiore tra di noi.

Parallelamente a tutto questo, studiamo i testi Kabbalistici. Non sappiamo cosa ci sta succedendo mentre li studiamo, e non sappiamo nemmeno cosa descrivono. Leggiamo solamente dei nostri futuri stati corretti, così come vengono descritti dai Kabbalisti. Nello stesso modo, un bambino piccolino prende un giocattolo perché la natura lo spinge a giocare e a crescere. Quindi, noi giochiamo reciprocamente nel gruppo, ed in questo modo costruiamo un modello corretto di connessione.

E così, mentre leggiamo questi testi, è come se fossimo attirati verso uno stato più elevato al di sopra di noi stessi, come un bambino che gioca con una macchinina, con un puzzle, o con una scatola di costruzioni. Intenzionalmente diamo al bambino tutti i compiti possibili sotto forma di gioco, e ne consegue che lui, con autentico zelo, cerca di eseguirli come la sua natura gli impone.

Allo stesso modo noi ci dovremmo motivare e ci dovremmo ispirare a vicenda, essendo un esempio gli uni per gli altri e parlando di quanto importante sia tutto questo. In conclusione, ognuno dovrebbe essere stimolato dagli altri, dal loro entusiasmo, dalla loro intenzione di avvicinarsi, unirsi ed essere in una bella condizione di armonia interiore.
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(Dalla 5.a lezione del Congresso di Mosca del 11.06.2011)

Nascere e crescere in un gruppo

Lavorare in un gruppo è estremamente importante. Senza il gruppo, una persona non può fare passi in avanti. Studiare la teoria dalle fonti autentiche non è di aiuto in nessun modo ad una persona, perché non si possono ottenere dei cambiamenti solamente con la teoria.

Una persona si deve inserire in un “laboratorio”: lavorare in un gruppo, esserne influenzata, volta per volta abbassare la testa davanti al gruppo, ed esaltarlo ai suoi occhi in modo che gli amici possano avere un impatto sul suo animo. Ed in altre circostanze, sarà il contrario: una persona dovrà esaltarsi attraverso la dazione al gruppo e guardare agli amici come se fossero più piccoli. Questo è il modo in cui il lavoro viene fatto, reciprocamente e, ne consegue, che dipende da quale delle due forze vengono impiegate in un preciso momento.

La mia anima futura è la “resistenza” nella catena spirituale completa, posta tra il “più” ed il “meno”. A volte, lavoro nel gruppo usando la mia forza positiva e altre volte usando quella negativa. Dunque, ci sono delle volte in cui ricevo un ulteriore potere positivo dal gruppo, e delle volte in cui ne ricevo di negativo. Questo è il modo in cui la mia “resistenza” si sviluppa e si avvicina ancora di più al gruppo, impegnandosi in esso fino a quando non ne divento una sua parte interiore.

Dopo essere entrato in un gruppo, divento come una goccia del seme deposto dentro un utero ed incomincio a crescere. Se, con tutto il mio egoismo iniziale, sono in grado di annullarmi nel gruppo come sua parte integrante, vengo considerato come un “embrione”. Immediatamente dopo, il mio desiderio egoistico incomincia a crescere progressivamente. Così incomincio ad attraversare le fasi dello sviluppo avendo rinunciato a me stesso davanti al gruppo.

  1. La fase iniziale è considerata come “i nove mesi del concepimento”, che è la prima fase dello sviluppo. Dopo averla completata, sono nato
  2. Poi inizia la seconda fase: il mio egoismo diventa sempre più grande, ed io mi annullo davanti al gruppo ancora di più. Ma questa volta, lo faccio più proattivamente – lavoro nella dazione verso gli altri. Questo periodo di “infanzia”, di piccolo stato, è chiamato “i due anni del nutrimento”.
  3. Poi, mi dirigo verso la terza fase dello sviluppo egoistico e raggiungo i “13 anni di età”.
  4. Al di là di questo punto, posso gradualmente iniziare ad impiegare tutto il mio egoismo al fine di donare, fino a quando non divento un essere umano completo (Adamo) a vent’anni di età ed oltre.

Percorro tutto questo processo utilizzando il mio egoismo, il quale si sviluppa insieme alle mie azioni, come è mostrato dalla linea temporale (t) nel grafico qui sopra.

Dunque, un utilizzo pratico della saggezza della Kabbalah prevede l’inclusione in un gruppo e poi nel mondo intero, che segue il nostro esempio ed incomincia a svilupparsi allo stesso modo.
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(Dalla 2.a lezione del congresso di Roma del 21.05.2011)

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Facciamo in modo che il Libro dello Zohar parli di noi

Domanda: Da una parte, tutto il nostro lavoro consiste nella correzione della connessione reciproca tra gli uomini. Dall’altra parte, la correzione viene compiuta attraverso il Libro dello Zohar. Come posso legare insieme le due cose?

Risposta: La correzione avviene per mezzo della Luce occultata nei testi scritti dai Kabbalisti. Però, avviene a condizione che desideriamo percepire e comprendere la realtà che essi descrivono, in modo che tutto ciò che è scritto in questi testi si rivestirà in noi e ci ritroveremo ad avere tra di noi lo stesso sistema di relazioni che avevano tra di loro.

Tutto questo comporta una connessione tra tutte le anime, in misura tale che ci faccia raggiungere l’unione, diventando un sistema unito: Malchut dell’Infinito. Se io mi sforzo di raggiungere l’unione come è detto ne “Ama il tuo prossimo come te stesso”, se io lo desidero, allora il Libro dello Zohar inizierà a parlare di me.

Di conseguenza, riceverò la forza della correzione dal Libro dello Zohar e piano piano avanzerò attraverso la lettura. Infatti, il libro in se stesso non contiene nulla, ma leggendolo e desiderando di essere in questo sistema, io attiro il potere del campo di forza che risiede in Malchut dell’Infinito – e perciò raggiungo questo sistema.

(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011, Lo Zohar)

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L’amore è una strada a due corsie

Domanda: Come si spiega agli uomini la necessità dell’amore?

Risposta: Si può amare il pesce da mangiare a pranzo, si possono amare i nostri figlioletti, e si può amare il prossimo e il Creatore. La stessa parola indica delle nozioni completamente diverse.

Vale la pena esaltare l’amore per il prossimo ad una persona che ama il pesce? Come si può descrivergli il piacere della dazione? Cosa capirebbe? Che deve dare il suo pesce a qualcun altro? Questo è amore?

Che cosa significa amare il prossimo? Questo amore ha un significato completamente diverso. Amare il prossimo, cioè un altro uomo, significa unire il suo desiderio al nostro e usare il nostro desiderio per appagare il suo. Allora ci uniamo in un unico insieme, dove io appago l’altro e l’altro è appagato. In cosa l’altro si appaga? Nel suo desiderio. Nel suo desiderio in relazione al mio, che è come Malchut in relazione a Zeir Anpin. Io sono come il Creatore, e l’altro è come la creazione. Questo è ciò in cui consiste il mio lavoro.

Dunque, “amore” è la relazione tra il Creatore e la creazione. Solamente questo è amore, cioè l’atteggiamento della creazione verso il Creatore. Se io riesco a costruire questo genere di atteggiamento verso gli altri o, in altre parole, se acquisisco la qualità del Creatore, la qualità della dazione, e per mezzo di questa qualità mi rapporto al desiderio del mio prossimo proprio come fa il Creatore, ne consegue che il Creatore è dentro di me, ed io compio l’azione necessaria rispetto al mio prossimo. Questo significa che io amo il mio prossimo.

Noi non abbiamo il diritto di usare la parola “amore” in nessun altro significato, contesto, o situazione. Altrimenti lo confonderemmo con il nostro “amore per il pesce”.

Stiamo parlano dell’intensità con la quale il Creatore, la qualità della dazione, si riveste in me. Prima di tutto dobbiamo mettere in pratica il principio “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te“. In questo modo divento neutrale. Dopo di che, devo acquisire il desiderio dell’altro invece del mio. Il desiderio dell’altro uomo deve diventare più importante del mio e quindi innalzo l’altro al di sopra di me. In questa caso, sono pronto a fare di tutto per l’altro, proprio come lo farei per mio figlio se fosse ammalato. Sono completamente “assorbito” nel suo desiderio; ed è questo che mi spinge ad agire.

In questo modo sono esattamente uguale al Creatore, come Zeir Anpin che riceve una richiesta da Malchut. Più il desiderio dell’altro è in grado di spingermi a donare, di più io mi elevo rispetto a lui. Questo è amore. Lo capite come è diverso questo amore dalle nostre nozioni attuali?

Più sono capace di donare ad un altro uomo, di più gli fornisco la Luce della correzione. Infatti, c’è una garanzia mutua tra di noi. Io non colmo il suo desiderio egoistico, ma rivelo dentro di lui il desiderio di essere in un unico sistema con me, in modo che la Shechina possa regnare tra di noi. Quindi, che cosa dovrei fornirgli? Devo dargli il mio appoggio nel sostegno reciproco, che è lo stesso che fa lui per me rivelandolo nel suo desiderio. Questo è amore.

Nessuno deve indugiare nell’egoismo dell’altro. Io non rivelo il desiderio egoistico nell’altro uomo, ma il desiderio della garanzia mutua al fine di rivelare il Creatore nella relazione che c’è tra noi due. Il Creatore non può essere rivelato in un uomo o nel suo atteggiamento verso un altro uomo, a meno che questo atteggiamento non sia fortificato dalla reciprocità.

L’amore non funziona a senso unico. E’ una strada a doppia corsia. Richiede una rete di collegamento attraverso la quale gli impulsi della dazione possano scorrere, una rete attraversata da sentimenti di amore, di relazioni di sostegno reciproco attraverso le quali ci rafforziamo a vicenda.

In questo contesto, l’egoismo viene messo da parte, senza alcun calcolo di appagamento. Infatti, noi ci innalziamo al di sopra dell’egoismo, in quanto ci connettiamo tra di noi con l’intenzione reciproca di farlo per il bene della dazione. E quando la nostra unione raggiungerà uno specifico livello di intensità, creando una rete al di sopra di noi, allora riveleremo il Creatore, la reciproca qualità della dazione e dell’amore che esiste tra di noi.

(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011 “Matan Torà -La dazione della Torà”)

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