Pubblicato nella 'Lavoro di gruppo' Categoria

Ispirate gli uomini!

Domanda: Cosa significa che la forza di colui che riceve si sottomette alla forza di colui che dà? Significa che devo innalzare gli uomini al di sopra di me stesso?

Risposta: Ognuno di noi deve innalzare gli altri al di sopra di se stesso. Io faccio lo stesso rispetto al gruppo, all’ambiente: mi abbasso più che posso e divento inferiore a loro (-) mentre, dall’altra parte, cerco di ricevere da loro tanta più grandezza che posso a proposito dello scopo, del gruppo, e del Creatore (+).

Non potrò ricevere dal gruppo senza abbassarmi. Solamente colui che è piccolo può ricevere da colui che è grande. Dunque, io mi abbasso per entrare a far parte dei loro desideri, pensieri ed aspirazioni, e della grandezza dello scopo definitivo. In questo modo mi arricchisco. Nella misura in cui sono capace di ricevere dai miei amici quel tanto in più e lo rendo mio, nella stessa misura si determinerà la mia aspirazione ad avanzare. Ma se non ricevo questo di più dal gruppo, non ho niente con cui avanzare.

Si riceve sempre il desiderio di aspirare ad avanzare solamente dal gruppo. E questo perché io non sono altro che un punto pre-regolato, dentro il quale non c’è niente altro; e questo punto mi è stato dato solamente per farmi lavorare con l’ambiente. Tutto il mio vaso spirituale (Kli), tutta la mia anima, è ciò che ricevo dall’ambiente; non esiste in me.

E se non ricevo nulla dall’ambiente, se cammino con la puzza sotto il naso e non ho alcun desiderio di ascoltare gli amici, questi nuovi desideri non si potranno manifestare in me, ed io non avrò un’anima, un posto in cui rivelare il Creatore. Tutto questo è molto importante.

Lo stesso riguarda le parti maschili e femminili. Queste parti devono essere in sintonia reciproca. Noi ci dobbiamo abbassare rispetto all’altra parte per ascoltare e percepire i suoi desideri, e allora ne riceveremo le aspirazioni. In altre parole, dobbiamo ascoltarci tra di noi ed abbassarci per ricevere dall’altra parte la grandezza dello scopo ed il desiderio di conseguirlo.

Come si elevano gli altri uomini al di sopra di noi stessi? Abbiamo semplicemente bisogno di mostrare al gruppo degli uomini che li esaltiamo, che non stiamo più nella pelle di vedere i loro conseguimenti, che crediamo che siano capaci di prendere una stella dal cielo, e che crediamo in loro. Ispiriamoli, e allora saranno capaci di tutto! Dobbiamo essere come una madre che dice sempre al suo bambino quanto sia grande, forte, capace, ed intelligente e così lo incoraggia a crescere. Tutto questo è necessario agli uomini, perché essi dipendono dall’approvazione delle donne.
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(Dalla 2.a lezione del Congresso di Mosca del 10.06.2011)

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Il lavoro quotidiano

Domanda: Gli ultimi tre congressi tenuti in Italia, Spagna e a Mosca, sono stati speciali. Cosa dovrebbe fare il gruppo adesso?

Risposta: La fine di un congresso significa che adesso ci si deve elevare al livello raggiunto da questo congresso nella vita “quotidiana”. Durante il congresso, ci è sembrato di essere aggrappati ad una sbarra e adesso, invece, dobbiamo restare in piedi sulle nostre gambe.

In altre parole, abbiamo messo una scala per arrivare al livello successivo e ci siamo saliti. Questo è il mio stato attuale:

Abbiamo fatto degli sforzi durante il congresso e ce l’abbiamo fatta appena. E adesso, dobbiamo stare su questo scalino – tutti insieme.

Questo è il nostro lavoro fino al prossimo congresso. Non appena ce ne staremo bene in piedi, non appena controlleremo questo scalino, saremo pronti per il successivo.

Non dovremmo restarci automaticamente, ma dovremmo semplicemente spuntare una data di un mese o due sul calendario, per fissarci un tempo. Forse, ce la potremmo fare in una settimana o due oppure, invece, in metà anno, ma tutto dipende da quanto velocemente ci rediamo conto e gestiamo il potenziale che abbiamo per salire fino alla cima. Ognuno deve riuscirci dentro di sé.

Quando ero al congresso, tutta la mia ascesa era inclusa nel nostro gruppo mondiale. Mi sono unito con gli amici e attraverso questa unione mi sono elevato più in alto.

Tutto è avvenuto sotto l’influenza della comunicazione, del gruppo, dell’ambiente esterno. Mi sono sentito subito pronto ad unirmi a loro, a stare insieme a loro. Per fortuna ci sono stati dei momenti come questo e che sono durati dei minuti e forse anche delle ore.

Adesso, non essendo sotto l’influenza degli amici, devo fare questo lavoro dentro di me: alzarmi in piedi e reggermi sulle mie gambe. Si tratta di un lavoro serio e con una punta di dolore costante; un lavoro nel quale sento che la responsabilità ricevuta dagli amici vive in me, mi aiuta con il gruppo e con il gruppo del mondo, nella divulgazione, nello studio, e mi dà sempre l’energia per farmi agire insieme a loro.

L’unione che si realizza in queste circostanze, ai congressi, sotto l’influenza esterna, si deve rispecchiare in ciò che compio nella vita quotidiana.

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(Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 16.06.2011, Gli scritti del Rabash)

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Il ruolo dei gruppi delle donne

Domanda: Abbiamo bisogno di un gruppo di donne? Qual è il ruolo del gruppo delle donne?

Risposta: In linea di principio, non c’è una connessione tra le donne come quella che c’è tra gli uomini. Un uomo dovrebbe essere unito ai suoi amici come un unico vettore, al punto tale che tra di loro non ci sia alcuna differenza. In questo senso, a livello terreno, essi devono provare a raggiungere una totale fusione reciproca nelle loro sensazioni e nei loro pensieri.

Questa qualità, questa capacità di connettersi è innata nell’uomo: gli uomini devono semplicemente lavorarci sopra. Solo l’egoismo li separa, ed essi si devono unire al di sopra dell’egoismo. Se ci sono due amici e tra di loro c’è del reciproco egoismo che li tiene divisi, vuol dire che devono ancora trovare un contatto.

Questo è il compito degli uomini. La parte delle donne non può farlo.

La parte degli uomini comprende gli oggetti che hanno dentro di sé la potenzialità di permettere la connessione reciproca. Potenzialità! Gli uomini devono creare questa rete di connessione tra di loro. Gli uomini sono in gradi di farlo. Questa è la loro correzione.

La parte delle donne è creata in modo tale che ogni donna sia di per sé come una regina. La donna non può essere unita alle altre donne con dei legami, come lo sono invece gli uomini. Tuttavia, insieme alle altre donne, può creare un desiderio comune per raggiungere lo scopo.

Questo è il compito delle donne. Questo desiderio deve essere guidato, per farlo passare alla parte degli uomini e, attraverso di loro, al Creatore.
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(Dalla 2.a lezione del Congresso di Mosca del 10.06.2011)

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Il desiderio delle donne come motore della creazione

Domanda: Cosa significa rafforzare il desiderio collettivo delle donne? Come posso aggiungervi il mio desiderio?

Risposta: Nella scienza della Kabbalah, studiamo che l’intero universo è composto da due parti: la Luce ed il vaso, il desiderio. Il desiderio è considerato la parte femminile, ed il mezzo per il suo appagamento è considerato come parte maschile. Questa è la ragione per cui è molto importante rafforzare il desiderio delle donne. Virtualmente ogni cosa si sviluppa attraverso questo desiderio, sia la parte superiore che la parte inferiore.

Anche nel nostro mondo, sappiamo che se non fosse stato per le donne e i loro desideri, il mondo avrebbe cessato di esistere molto tempo fa. Una donna spinge l’uomo, lo obbliga a lavorare, ad avere o a costruirsi una casa. Lei porta avanti la casa: cura le faccende, dona la vita, e alleva.

Dunque, in base alla natura, l’uomo è un fornitore di energia, di forza, e la donna è la forza che crea ogni cosa, cresce i bambini, li educa, e si prende cura di loro. Quindi, non importa quello che fa l’uomo, per definizione e anche senza esserne consapevole, lo fa perché la donna risveglia in lui questi desideri. Questo meno, la parte femminile, provoca sempre l’azione del più, la parte maschile.

Tutto in natura funziona in questo modo: gli animali, le piante e, naturalmente, noi. Probabilmente non ce ne rendiamo conto a causa delle nostre proprietà egoistiche; fuggiamo da questa consapevolezza, ci impediamo di sentirla. Tuttavia, nella realtà la parte femminile è sempre la base fondamentale, l’elemento determinante del nostro movimento in avanti.

L’uomo, inconsciamente, senza saperlo, si domanda se avrà l’approvazione della donna come conseguenza delle sue azioni. E’ veramente così che succede: questa è la natura.

Dunque, le donne dovrebbero assumersi la responsabilità di guidare, incoraggiare, e riordinare gli uomini nel modo corretto, come fa una mamma con i suoi bambini. Nella misura in cui le donne si assumono questa responsabilità e sostengono gli uomini, nella stessa misura gli uomini si comporteranno in modo diverso, studieranno, e comunicheranno tra di loro, e si faranno coinvolgere.

Radicalmente e categoricamente, dobbiamo allontanarci da ciò che sta succedendo nel nostro mondo perché è tutto sotto-sopra. Dobbiamo rendere la parte femminile decisiva, vale dire che dobbiamo sentire il bisogno delle donne per conquistare il traguardo, mentre la parte degli uomini deve rendersi responsabile di colmare questo bisogno, questo desiderio di appagamento.
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(Dalla 2.a lezione del congresso di Mosca del 10.06.2011)

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La formula del Creatore

Nel nostro lavoro spirituale non possiamo fare niente da soli perché non sappiamo come riconoscere la forza che è unica e completa e come relazionarci ad essa nelle molte situazioni della nostra vita. Con cosa ci dobbiamo mettere in sintonia? Dire semplicemente che il Creatore è dappertutto non aiuta.

Questa è la ragione per cui ci viene dato il gruppo, e se ci uniremo insieme, scopriremo tra di noi questa forza unica e completa chiamata “non c’è nessuno tranne Lui”. Il Creatore ha diviso di proposito la creatura che Egli aveva creato in una miriade di parti, in modo che queste parti potessero riunirsi ancora una volta in un unico pensiero, in un unico desiderio. Allora, in questo desiderio comune, esse riveleranno la forza unica e completa che esiste solamente nella connessione che esse stesse hanno formato, nell’unione e nell’adesione reciproca.

Unendosi insieme in un solo desiderio, non conseguiamo questa forza al di fuori di noi, ma riveliamo noi stessi e questa forza insieme come una cosa sola. Infatti, non c’è Luce alcuna senza vaso (Kli), e non c’è Creatore senza la creatura. Più stretto diventa il legame che c’è tra di noi, di più riveleremo il Creatore dentro la nostra unione.

In altre parole, la nostra unione è il Creatore. E così era all’inizio della creazione, dopo la quale ci siamo divisi e siamo discesi in questo mondo sotto forma di piccole creature egoiste.

Perciò, unendoci insieme costruiamo il Creatore. Lo creiamo in modo autonomo, e questa è la ragione per cui Egli è chiamato il Creatore (in Ebraico Bo-Reh o “viene e vedi”). Non c’è altro luogo dove Lo possiamo edificare, comprendere, unirci e aderire a Lui, se non nell’unione con il gruppo. E tutta l’umanità dovrà unirsi nello stesso modo.
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(Dalla 8 lezione del cogresso WE! dello 03.04.2011)

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La nostra casa a quattro piani

Quando iniziamo a studiare la saggezza della Kabbalah, pensiamo che sarà facile e che continuerà a provvedere ispirazione costante come succede all’inizio. Ma con il tempo, dobbiamo imparare a scavare in profondità, all’interno del nostro egoismo, e allora l’esperienza diventa sgradevole.

Il corpo non ha proprio voglia di alzarsi per le lezioni del mattino, dimenticarsi del riposo, pensare e sentire di essere lontani dalla spiritualità e non desiderare connettersi con gli altri, o preoccuparsi della dazione volendo soltanto ricevere.

Di conseguenza iniziamo a sperimentare la “fossa delle fondamenta” che è scavata nei nostri cuori. E più tardi, tutto è determinato da quanto riusciamo a vedere il nostro ego. Può essere fatto con l’aiuto dell’ambiente, poiché la persona non può farlo da sola. Non importa quanto sia sgradevole e quanto egoismo ferisce, la persona desidererà sapere quanto sia lontana dalla dazione, non possedendo le sue proprietà. E dalla propria disperazione, dalle discese e mancanza d’ispirazione, progredirà.

Questo significa che le fondamenta sulle quali noi costruiamo la struttura spirituale non è cosi gradevole. È un “abisso” vuoto scavato nel nostro cuore; è la scavatura nella “terra”, il nostro desiderio, l’oscurità, la realizzazione del nostro egoismo e l’opposizione alla dazione. E soltanto quelli capaci di sopportare questo e di desiderare lavorare metodicamente, avendo costruito l’ambiente di supporto intorno a se, avranno la forza richiesta e non avranno paura di continuare a scavare dentro di se e di andare avanti.

Quindi, stabilirà le fondamenta sulle quali sarà capace di erigere la propria costruzione, cioè attraverso il gruppo, chiederà la Luce che Riforma che la costruirà per lui. E più in profondità scaveremo, più alta sarà la costruzione che potremo erigere. Dopo tutto è scritto che “il Creatore ha fatto uno contro l’altro”.

Iniziamo con lo stato definito come “zero” e all’inizio facciamo un passo verso il basso, in modo di poter salire un passo in su più tardi. Facciamo due passi in giù, e dopo gli risaliamo ancora. Di conseguenza, gli attraversiamo tutti 0-1-2-3-4, finché, finalmente, arriviamo alla fine della correzione avendo passato i nostri “esili” e le nostre “redenzioni”.

Abbiamo raggiunto l’ultimo stato di esilio adesso, per cui, quello che abbiamo davanti e la finale, totale redenzione.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.05.2011, Gli scritti di Rabash)

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Reshimot: Memorie sul futuro

Lo scopo della creazione è diventare similari al Creatore. Questo è il significato della frase “fare il bene alle Sue creature”. Come fanno le creature a diventare similari al Creatore? Che cosa implica questa similitudine?

Prima di tutto, devi desiderarlo. Come inizi a volerlo? Devi essere opposto al Creatore e desiderare diventare similare a Lui. Questo è il desiderio: io non ho quel che voglio, ma desidero enormemente aver quello che non ho.

Il Creatore è buono e fa del bene sia ai cattivi sia ai buoni; Lui è amore e dazione, la proprietà di Hesed, Gevurah, Tifferet, Nezah, Hod, Yesod…Ci sono molteplici proprietà che io non comprendo, ma ho l’opportunità, il bisogno, e il desiderio che corrisponde a ognuna di loro, per volerle.

Il Creatore ha 613 proprietà di dazione. Io ho (anche se ancora non l’ho scoperto) 613 desideri che mi permettono di volere le stesse 613 proprietà delle 613 proprietà o Luci del Creatore. Io devo ottenere questi 613 desideri: io voglio diventare simile al Creatore in ognuno di loro. È detto su questo: “Poiché Lui è misericordioso, tu sei misericordioso”.

Tuttavia, per volere questo, io devo sapere quello che mi manca. Ma come posso sapere quello che non possiedo? Per sapere quello che è un adulto, io devo diventarlo.Per sapere cosa sia essere forte o saggio, io devo saperlo di prima mano. Posso desiderare quello che mi è sconosciuto?

Nel nostro mondo, i bambini vogliono crescere istintivamente, senza sapere il perché, che sia la natura che li obbliga a farlo, raggirando la loro comprensione. Questo sviluppo ha luogo nel livello animato; tuttavia, in spiritualità, sono io stesso che devo sapere il perché, e per quale motivo lo voglio. Questo è il vero desiderio.

Come faccio ad iniziare a desiderare la similitudine con il Creatore? Per fare ciò, io devo raggiungere lo stato del Creatore, per verificare quello che è, se vale la pena oppure no, e poi desiderarlo. Come posso raggiungere lo stato del Creatore per desiderare diventare similare a Lui?

È proprio per questo che ha avuto luogo la rottura dei vasi. Grazie a questo, noi lottiamo per diventare simili al Creatore, sempre di più, e a diventare come Lui grazie alla Sua forza. È per questo che la distruzione del Primo e del Secondo Tempio furono necessari, e che la saggezza della Kabbalah studia nel contesto spirituale della rottura dei vasi. Stiamo parlando sulla caduta dal livello di ricezione con il fine di dazione (il Primo Tempio) al livello della dazione con il fine di dazione (il Secondo Tempio), e poi al livello di ricezione con il fine di ricezione, nel nostro mondo.

Come risultato abbiamo un registro di tutti gli stati che abbiamo attraversato, iniziando con il livello del Primo Tempio, dall’altezza dell’amore, includendo il Secondo Tempio, che è molto più basso del Secondo Tempio, anche se è grandioso. Tutte le impressioni acquisite durante il percorso sono radicate in noi e sono chiamate “Reshimot”.

Quando si risvegliano in me, io devo realizzarle. In altre parole, un Reshimò non è sufficiente, attraverso esso io devo capire cosa sia essere il donante. Per fare questo, io ho il gruppo e lo studio: in questi io realizzo il mio Reshimò, e da esso, in base alle mie forze, formo una realtà.

Le relazioni con gli amici, con l’ambiente, con la Luce che Riforma, diventano un “luogo di costruzione”. Io ho “materiale”, ossia, un desiderio cosi come un Reshimò, e adesso voglio introdurre questo Reshimò nel materiale in modo che si realizzi e che abbia una sua forma materiale. Poi, io ho bisogno della forza dall’Alto, la forza della Luce, che mi aiuterà a compiere questo.

Rabash scrive su questo nell’articolo n.940, della collezione Dargot HaSulam (I gradini della scala): “È detto sulla distruzione del Tempio: Lasciate che mi facciano un santuario, dove io possa sostare tra di loro’’. Questo significa: Costruitemi un Tempio dal vostro desiderio, fate questa casa, che diventerà la casa della santità, di dazione e amore. Se avete tale vaso di dazione e amore, “Io sosterò tra di loro”, cioè, la Luce si fermerà lì.

“Stiamo parlando sul punto nel cuore che diverrà il posto del Tempio, in modo che la Luce del Creatore ci possa sostare. Per questo motivo, la persona deve creare la sua casa di santità”. Da tutti i miei desideri che si stanno originando dall’Infinito con l’aiuto del Reshimò conficcato in me durante la rottura, io devo costruire la forma corretta, ogni volta realizzando il mio Reshimò da un materiale più pesante.

Questo mi darà tutti i dettagli di percezione necessari poiché li prendo dalla parte opposta del Creatore. Quindi, sapendo la mia forma, io posso percepire la Sua forma, opposta alla mia e andare avanti.

In questa maniera, nel nostro mondo, una persona ha forme corrispondenti e opposte al Creatore. In questa breccia tra lo stato desiderato e quello attuale, una persona ha sempre l’opportunità di costruire il proprio desiderio, sapendo ciò che vuole. È possibile perché una volta, prima della rottura dei vasi, esistevamo in una forma perfetta dalla quale rimasero impressi i nostri Reshimot.

Questa è la risposta all’eterna domanda: “Come posso diventare similare al Creatore? Come faccio a sapere cosa significhi?” Possiamo desiderare questo grazie a questi registri che sono rimasti in noi dai passi che abbiamo attraversato.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 07.06.2011, Gli scritti di Rabash)

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Il sistema che ti connette all’infinito

Domanda: Di cosa abbiamo bisogno affinché il sistema chiamato “Zohar” ci porti all’unione?

Risposta: Abbiamo bisogno di avere più intenzione, più desiderio. Lo Zohar è il sistema integrale di tutta la realtà, ma perché si chiama “Zohar”? Perché dobbiamo aprire uno specifico libro, leggere un testo specifico che è scritto da una persona specifica ed ascoltare parole specifiche?

Il sistema generale della realtà è progettato per essere connesso a noi attraverso i grandi kabbalisti che sono i mediatori che creano un vincolo tra questo sistema e noi, i quali esprimono questa connessione in parole e frasi.

Leggo questo libro e non capisco niente, sarebbe la stessa cosa leggerlo al contrario. Il punto è che desidero connettermi a loro, a questi kabbalisti che hanno passato i loro scritti fino a me, perché volevano che mi connettessi a loro, a queste anime, alla loro unità ed arrivare a loro anche con questa unità.

Come saprò che mi sto connettendo a loro? Se mi unisco al gruppo, il mio proposito è definitivamente corretto; devo unirmi a queste grandi anime, entrare nello stesso sistema globale, integrale, arrivare ad essere una parte indispensabile ed aspirare a loro, perlomeno ad un grado molto piccolo. Questo è proprio ciò di cui abbiamo bisogno.

Una persona pensa a questo, un’altra non tanto ed un’altra, solo certe volte; però, in generale se ci sforziamo di essere un tutt’uno, le aspirazioni individuali di tutti si uniranno in una.
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(Dalla 2° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 4.05.2011, il Libro dello Zohar)

Il vaso della conoscenza

Baal HaSulam, “La Pace”: Il profeta condiziona la pace nel mondo intero con il riempimento del mondo intero della conoscenza di Dio.

Dunque, la soluzione ai problemi che ci sono nel mondo è “la conoscenza del Creatore”. Fino a quando il mondo intero, dal suo elemento più piccolo fino al più grande, in base a tutti i propri desideri rivelati, non sarà colmato con la conoscenza del Creatore, il mondo non raggiungerà la perfezione, la pace e la serenità. Fino ad allora, ci saranno sempre delle forze che si agiteranno, che scuoteranno il mondo e che lo spingeranno a colmarsi con la conoscenza del Creatore, che è lo stato in cui il Creatore appaga la Sua creatura.

I nostri occhi possono vedere come le malattie e la povertà si stanno trasformando in sofferenze mortali ed intollerabili, e come l’umanità si sia spinta all’estrema destra, come nel caso della Germania, o all’estrema sinistra, come nel caso della Russia. Ma non solo gli uomini non hanno migliorato la situazione per loro stessi, ma invece peggiorato la sofferenza e l’agonia, e il pianto sale al cielo, come sappiamo tutti.

Quello che la nostra mente ci suggerisce di fare a questo punto è di non prestare aiuto, perché oscilliamo sempre tra destra e sinistra. A volte, ci teniamo nella linea di mezzo, ma solitamente lo facciamo mentre ci muoviamo da un estremo all’altro. Di conseguenza, finiamo in un guaio dopo l’altro, e non c’è via d’uscita fino a quando non conosciamo il Creatore.

La “conoscenza del Creatore” punta alla correzione dei nostri desideri in modo da renderli adatti a diventare il vaso della conoscenza (Daat), vale a dire, a colmarsi con la Luce di Hassadim (Misericordia) e con l’illuminazione di Hochma (Saggezza), come le Sefirot Hochma (“saggezza”), Binà (“capire”), e Daat (“conoscenza”), HBD.

Domanda: In che modo il mondo sarà colmato della conoscenza del Creatore?

Risposta: Gli uomini incominceranno ad imparare come donare a tutti, mentre si troveranno a vivere tutti insieme in un sistema globale, completo ed analogico, in cui ci consegnano gli uni agli altri, e sono uniti ed inseriti vicendevolmente, ed in questo sistema la dazione reciproca ed anche l’amore domineranno.

Fino a quando non ci uniremo in questo genere di sistema in cui ogni uomo sentirà il desiderio collettivo di tutti e si sforzerà di appagarlo, come la cellula di un corpo, non arriveremo alla perfezione. Fino ad allora, le disgrazie continueranno ad aumentare e ci spingeranno verso questa perfezione.

Questa è ciò che chiamiamo “la conoscenza del Creatore”: Ognuno di noi diventa un vaso della conoscenza. Zeir Anpin e Nukva ascendono in Hochma e Binà e ricevono da esse l’appagamento, in base al desiderio che hanno elevato. Dunque, essi sono considerati come “il vaso della conoscenza”. Essi raggiungono il livello di “età adulta” e, insieme al Partzuf genitoriale di Aba ve Ima, si trasformano in HBD.
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(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 30.05.2011)

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Percezione frammentata

La Kabbalah ci insegna che all’inizio fu creato soltanto il desiderio, ed era riempito con il piacere, la Luce. E allora, per creare le fondamenta per il futuro umano, questo desiderio fu rotto in molti pezzi. Rimase lo stesso desiderio, ma fu frantumato in molti frammenti che non si somigliavano per niente uno con l’altro. Queste parti sono totalmente diverse e non percepiscono di essere insieme e non si sentono una con l’altra. Quello che uno vuole non è comprensibile per l’altro.

Il primo stato è chiamato “il mondo dell’infinito”, e il secondo “la rottura dei vasi”. Come risultato abbiamo sette miliardi di frammenti, di pezzi rotti. Nel disegno sono insieme, ma nella realtà sono divisi interiormente, separati da tali muri, che non si tollerano l’uno con l’altro. Tutti sentono se stessi, pensano solo a se stessi, e nessuno ricorda che una volta furono un unico desiderio. Questi siamo noi nel mondo, in divisione, alla quale fummo portati intenzionalmente.

Questi vasi che un tempo erano un intero si sono completamente allontanati uno dall’altro; non si toccano nemmeno nelle loro sensazioni. Uno di questi sono io, e l’altro sei tu. E se vogliamo creare un’anima tra di noi (si forma esattamente tra di noi), dobbiamo creare resistenza (R) in mezzo.

Perché c’è bisogno di questo? Il fatto è che tutti vogliono gioire soltanto per se stessi, nessuno pensa agli altri, e la repulsione regna tra di noi. Ma se iniziamo a stendere i fili dell’unione verso gli altri, se perlomeno non desideriamo il male per gli altri, allora ci innalzeremo dal nostro livello egoista a quello di Binà, dove non vorrò più ferirti. Questo è già la neutralizzazione dell’egoismo.

Se inoltre io ti porto del bene che tu anticipi in base al tuo ego, allora io inizio a lavorare sul tuo ego per riempirlo. Questo è il livello di Keter, il livello dell’amore.

Questo è il processo che dobbiamo attraversare, alzandoci prima dal livello dell’egoismo al livello di Binà, per non portare male agli altri, e dopo nel livello dell’amore.
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(Dalla prima lezione del Congresso in Spagna del 03.06.2011)

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