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Libri con un sottotesto spirituale

Noi siamo abituati alla letteratura tradizionale. I libri possono essere di avventura, di fantascienza, ecc… In generale, quando apro un libro, voglio trarre da esso delle informazioni o delle impressioni.

I libri Kabalistici, tuttavia, agiscono in modo molto diverso. Nella Kabbalah un libro è un mezzo, l’elemento di connessione, l’adattatore, attraverso il quale posso connettermi all’autore. È così che dovrei vedere le opere dei Kabalisti: esse mi aiutano a connettermi ad un immenso sistema spirituale allargato con la Luce dell’Infinito, riempito con il Creatore.

Questo sistema è composto da anime, cioè, dai desideri corretti dei più grandi spiriti che, attraverso grandi sforzi, hanno raggiunto la somiglianza con il Creatore, e essi contengono la Sua rivelazione nei loro vasi, nei loro desideri. Inoltre, alcuni di loro formano un sottile “tubo” per me, un canale attraverso il quale posso collegarmi a loro e ricevere ispirazione, notizie, correzione, tutto ciò che mi fa appartenere a questo sistema.

La lettura di un libro Kabalistico, quindi, è molto diversa dalle altre letture. La ragione è che questi libri, in generale, sono chiamati “studiare” (la Torà) perché contengono la Luce (Ohr) che Riforma. Essi contengono un potere speciale, e posso farlo se aspetto il cambiamento, se voglio diventare come gli autori.

Se, in questi libri, cercassi solo la conoscenza e li trattassi come qualsiasi altro libro, disprezzerei gli sforzi dei Kabbalisti e quindi perderei un sacco. Naturalmente, in generale, questo approccio non porterebbe a nulla di buono per me o per chiunque altro.

Quindi, è molto importante connettersi al patrimonio dei Kabbalisti, sfruttare l’opportunità di unirmi che mi hanno dato. Qui, l’intenzione decide tutto. Se la mia mente “animale” nei loro libri vedesse diversi tipi di saggezza che servono solo a migliorare qualcosa nel nostro mondo, si tratterebbe allora di un approccio completamente inutile chiamato “la pozione della morte”. Non c’è niente di peggio di questo atteggiamento.

Se, invece, ci collegassimo e leggessimo questi libri solo per vedere al loro interno l’ “elisir di lunga vita”, ci apriremmo e quindi saremmo pronti a ricevere quello che avevano intenzione di darci. Non ci sono trucchi né scuse: tutto ciò che il Superiore ci dà è per il meglio. Così io avanzo, come si dice, “credere al saggio”.

Non è semplice, ma è imperativo. La mia intenzione determina la differenza tra l’ “elisir di lunga vita” e la “pozione di morte”, tra il “pipistrello” che vive al buio, e il “gallo” che elogia l’alba. Se non mantengo l’approccio corretto, posso restare nello stesso posto, o peggio ancora, cadere all’indietro. Anche se ho dedicato tutta una vita a questo, se ci fosse un errore nella cosa principale, allora la vita passerebbe invano, e peggio ancora, potrebbe gettarmi nelle forze di impurità (Klipot), dalla cui pulizia potrei prendere un paio di cicli.

È per questo che nel percorso spirituale la gente deve controllare se stessa costantemente.

Domanda: Cosa posso fare con la mia mente “materiale” e la mia sensazione per connettermi a questo “adattatore”, al libro Kabalistico?

Risposta: E’ necessario annullare se stessi davanti al gruppo e all’insegnante, questo è lo strumento che permette di collegarsi all’autore. Annullando se stessa davanti al gruppo e all’insegnante che sovrintende esso, una persona si connette apparentemente alla “presa” e stabilisce una connessione con il Kabbalista che ha scritto il libro. Il gruppo svolge il ruolo di “adattatore” tra di loro.

In generale, il concetto di “gruppo” rappresenta un legame tra il Creatore e l’umanità.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 30.01.2013, “Introduzione al Libro dello Zohar”)

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Le Lettere che presero vita

Domanda: Come possiamo affermare in qualunque istante, nonostante qualunque problema, che “Non c’è nulla tranne Lui” e che “Egli è Buono e Benefattore” se sento l’opposto in quel momento? Devo forse combinare i sentimenti con le parole?

Risposta: Iniziamo a lavorare da uno stato di totale incertezza. Sappiamo solo leggere e sentire che “Non c’è nulla tranne Lui”. Così inizia il primo articolo di Shamati. E’ scritto “Non c’è nulla tranne Lui”. Questo è quello che dicono i Kabbalisti! Ma queste sono solo parole per me e non hanno nessun significato. Così come le posso sviluppare?
Cerco di trasformare queste parole in azioni che mi impressionino. Così trovo un gruppo in questo mondo che esclama “Non c’è nulla tranne Lui”, e mi incorporo nel gruppo in modo che mi influenzi e mi convinca che in realtà non c’è nulla tranne la forza superiore. Almeno costoro parlano di quello che dicono i Kabbalisti.

Mi collego al gruppo e mi sottometto di fronte ad essi, innalzando i miei amici sopra di me, cosìche il principio del “Non c’è nulla tranne Lui” sia udito più fortemente e che io senta quanto questo è importante. Cerco di essere sotto l’impressione di questo slogan che al momento esiste solo sulla carta per me.

Ma se lavoro con i miei amici, inizio a ricevere la Luce che Riforma attraverso di essi. Questa luce risiede nelle loro parole, e nella misura in cui mi esercito nel gruppo e mi abbasso di fronte ad esso nel servire gli amici, la Luce modifica questo slogan. La Luce si riveste in queste parole e le porta in vita. Inizio a sentire la vita nelle lettere che compongono le parole “Non c’è nulla tranne Lui”.

Inizio a sentire le lettere come se fossero dei vasi vivi pieni di Luce, e poi i vasi, i miei desideri, iniziano a muoversi assieme a queste lettere secondo la Luce che li attraversa. Non è semplice Luce è invece una luce “formattata” che ha preso la forma di queste lettere. Succede che sono impressionato in diversi modi dalla frase “Non c’è nulla tranne Lui” ed inizio a vedere, a capire ed a sentire come si esprima in diversi stati e modi. Imparo a lavorare con questo.

La frase che prima sembrava morta per me, soltanto uno slogan scritto, inizia gradualmente a prendere vita. E di conseguenza cerco di realizzarla in diversi stati, quelli buoni e quelli cattivi. Mi aggrappo ad essa specialmente negli stati cattivi, visto che nel frattempo sono un egoista. Se l’unicità del Creatore “Non c’è nulla tranne Lui” ed “Egli è Buono e Benefattore” si rivela a me in modi spiacevoli significa che sto acquisendo i vasi della dazione e che mi innalzo al di sopra di questo dolore. Sto avanzando verso lo stato di “Non Fare al tuo Amico quel che è spiacevole per Te”. Odio questo stato e desidero innalzarmi al di sopra di esso. Non penso che il Creatore mi abbia causato questi problemi, piuttosto li attribuisco al mio ego. Così ottengo la qualità di Bina, “Dare al fine di dare”.

Poi, negli stati molto spiacevoli, inizio a ricevere stati piacevoli, che è molto più difficile, visto che devo innalzarmi al di sopra di essi. E’ già una fede al di sopra della ragione del secondo livello, non solo sopra il desiderio di dare ma che sopra il desiderio di ricevere. Sto già lavorando con l’AHP.

E’ come se stessi lavorando contro il Buono e Benefattore, il che significa che ricevo sia il bene che il male allo stesso modo, come se fossero la stessa cosa. Così raggiungo l’amore, riguardo al quale è detto:”Ama il tuo amico come te stesso”, e poi “Ama il tuo Signore”, il livello più elevato di questo stato, Keter.

Tutto questo lavoro è fatto nella “fede sopra la ragione”. La luna sta per Malchut, che si “santifica” negli stati più bui e da lì inizia ad illuminare con la Luce che ritorna. Non ha nulla di proprio e non ha bisogno nemmeno di nulla. Dice al sole di voler essere come lui. Più la luna diventa come il sole, più la terra stabilisce tutti gli aspetti della luna sino a che Malchut è adattata a Keter.
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(Dalla Prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 24.04.2013 , Scritti del Rabash)

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Io sono al di sopra del desiderio; il desiderio è al di sopra di me

In questo momento, siamo ad un certo livello di egoismo, ed il suo valore, relativamente parlando, è pressappoco di un grammo. L’ascesa spirituale fa salire il livello del nostro egoismo. Nella fase successiva, varrà 10 grammi, poi 100 grammi, poi si espanderà a 10 tonnellate, 10 milioni di tonnellate e così via.

n questo modo, i nostri desideri di ricevere crescono continuamente, realizzando ogni volta un nuovo vaso spirituale. Questo è il luogo dove il Creatore si rivela a noi, quando i nostri desideri sono diretti alla dazione e al benessere degli altri. Usiamo in continuazione il nostro desiderio, ci eleviamo al di sopra di esso, mentre si appesantisce sempre di più. Ecco perché è detto: “Non importa quanto un uomo si eleva al di sopra degli altri, la sua inclinazione negativa si eleverà comunque al di sopra di lui”.

Tutto questo dà origine alla crescita spirituale durante la quale il vaso, il desiderio, aumenta dentro di me, ed in parallelo alla crescita ricevo la Luce, la qualità della dazione.

Ne consegue che, salendo la scala spirituale, creiamo sempre più situazioni di sfida, fino all’odio, sentito dai discepoli di Rabbi Shimon all’inizio dei loro studi. E’ impossibile crescere senza attraversare questa fase. Il che spiega perché dobbiamo essere felici quando riveliamo il “male” dentro di noi- infatti, adesso lo possiamo correggere.

Domanda: Mentre succede a noi, chi acquista nuovi vasi: il gruppo intero o l’individuo?

Risposta: Solamente coloro che sperimentano balzi interiori di egoismo sono capaci di acquisire nuovi vasi. Mettiamo in pratica lo sforzo del gruppo di cui ognuno di noi beneficerà nella misura del proprio personale contributo. Conseguentemente, se la partecipazione di un individuo al lavoro generale non è sufficiente, egli ne riceve il minimo poiché non ha il “posto” dove fare entrare qualcosa di più grande.

Tutto succede proporzionatamente all’afflizione che attraversiamo; non ci sono compromessi. I nostri sforzi sono uguali alla nostra capacità di assorbire nuove porzioni di Luce. Non possiamo mai “incamerare” più di quanto abbiamo contribuito a fare, mai più di quello che diamo, poiché la nostra dazione, il nostro spingerci, il nostro desiderio, ci permettono di percepire i risultati.
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(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 23.04.2013, Gli Scritti del Rabash)

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Una situazione speciale

Siamo in una relazione molto particolare con il Creatore. Se una persona ripone tutte le sue speranze egoistiche su di lui, proprio come tutte le persone di questo mondo, allora tutto va bene. Tutti credono che il creatore sia buono e che ci mandi buone cose occupandosi di noi. Anche se le persone soffrono, esse trovano sempre una giustificazione per questo. Vediamo come sia non tanto difficile mantenere una semplice credenza. Miliardi di persone credono veramente che esista una forza superiore e sono pronti a fare molti sacrifici ed anche di sacrificare le loro vite per questa credenza.

Viene così facilmente per via del fatto che origina dal nostro ego. Una persona loda il creatore e si sforza di compiere diversi rituali religiosi. Comunque noi non possiamo nemmeno pensare a Lui e siamo scettici riguardo alla sua reale esistenza, se Egli sia buono e benefattore, se tutto deriva da lui. E’ così difficile perché non deriva dall’ego, ma dal punto nel cuore dalla forma che è opposta all’atteggiamento generale verso il Creatore.

Comunque, ci è stato dato un ambiente fatto in un modo per cui il nostro atteggiamento verso il Creatore non derivi dall’ego, ma dal fattore opposto. Attraverso l’ambiente possiamo veramente attribuirci al Creatore nella misura in cui la società accresce la Sua importanza ai nostri occhi. Più noi tutti consideriamo che la società è importante, più si attribuisce importanza ai valori che sono accettati nella società, compresa l’importanza del Creatore.

Se una persona si collega all’ambiente con il suo punto nel cuore, allora il Creatore è dentro la società ed Egli entra gradualmente nella persona, entra nel suo punto nel cuore. Ecco quanto dovremmo richiede al nostro gruppo. Senza questo, – collegarsi con l’ambiente attraverso il nostro punto nel cuore in modo che il Creatore divenga rivelato nella loro connessione in un unico insieme – non c’è alcuna possibilità di poter rivelare il Creatore.
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(Dalla Preparazione alla Lezione quotidiana di Kabbalah 23.04.2013)

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Accordo completo sino all’auto sacrificio

La cosa principale è rimanere nell’adesione con il Creatore. Da questo punto una persona inizia a vedere la sua intera vita come una serie di esercizi che hanno lo scopo di collegarlo sempre più forte al Creatore. Tutte le bucce funzionano come “aiuto contro di lui”, e tutti gli eventi che attraversa sono essenziali visto che in questo modo può correggere, secondo le radici della sua Anima, tutte le imperfezioni e le mancanze di adesione.

Così una persona benedice il male proprio come se fosse bene e, di conseguenza, avanza. Egli capisce che tutto quello che succede in realtà sono regali del Creatore che vuole portarlo più vicino a Sé. Così invece di sentirsi arrabbiato o insoddisfatto, si sente grato per via del fatto che usa ogni cosa come un mezzo per aderire al Creatore.

Se una persona non prende questa via, allora inizia immediatamente ad attivare degli schermi di occultamento aggiuntivi su se stesso che lo costringono ad avanzare in quella stessa direzione, ma secondo un percorso molto più lungo e difficile.

In quel caso, dovrà venir corredato di molti sotto sistemi che lo aiuteranno a reagire correttamente a quella interruzione che ha provato inizialmente e che non ha potuto vedere sul momento come un mezzo per l’adesione. Adesso, deve percorrere una serie di fasi aggiuntive che gli permetteranno di rendersene conto.

Il fatto che sia pronto a vedere questo o no dipende dall’ambiente: lo studio, il gruppo, il suo impegno verso i doveri ed il lavoro con gli amici. Secondo le condizioni ed i mezzi che gli sono dati dall’Alto, una persona deve risolvere il problema, ovvero, l’ostacolo che sembra sopraggiungere tra di lui ed il Creatore, come se il Faraone si fosse posto tra di loro.

Se una persona si prepara correttamente attraverso l’ambiente, lo studio ed il supporto del gruppo, può risolvere questo problema correttamente. E’ così perché può trovare la soluzione nello stesso luogo preparato da lui stesso assieme all’ambiente. Comunque, se egli non prepara questo posto, gli ostacoli lo spingono più lontano.

Non può resistere alla pressione di tutti gli stimoli che riceve dall’alto per rafforzare la connessione e così succede l’opposto. La forza che viene per risvegliarlo non è sentita come un richiamo per aderire ma come un’interruzione.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 29.04.2013, Scritti di Baal HaSulam)

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Il programma ed il programmatore

C’è una specie stampante virtuale dentro di me che scrive l’immagine del mio mondo. In altre parole c’è un programma dentro di me che mi guida e che proietta il mondo per me. In realtà non esiste. Tutto è interno, nei miei sentimenti, ma il programma gli conferisce l’apparenza di qualcosa di esterno.

Domanda: Cosa succede se gli amici decidono di concentrarsi su pensieri per creare una sola realtà e la connessione reciproca?

Risposta: Il programma mi mostra anche il gruppo nel quale lavoro. Mi sembra di essere tra altre persone e di fare decisioni assieme. Gli attributi interni proiettano alcune immagini, ombre di diverse forme, ma in realtà queste non esistono.

Così allo stesso modo, la nostra decisione collettiva e la mia resistenza interiore ad essa sono del tutto determinate dal programma. C’è solo un modo di correggerlo: Se sono a conoscenza del programma e della realtà che è proiettata da esso, e desidero unire tutto assieme, per connettermi. In quel caso, mi innalzo al livello del programmatore e capisco perché ha disposto tutto questo per me.

D’altra parte,ottengo la conoscenza del programma, e inoltre, vedo quali immagini disegna nella mia immaginazione. Così, quando correggo la mia immaginazione attraverso l’uso del programma, controllo queste immagini e le unisco assieme. Quindi attraverso diverse corruzioni e correzioni e, alla fine, scopro la mente del programmatore, il Piano della Creazione. Questo è l’effetto cercato del processo – essere incorporati nello scopo della creazione.

Domanda: Questo vuol dire che il programmatore desidera che noi siamo costantemente in due mondi, quello immaginario e quello reale?

Risposta: E’ essenziale che noi scopriamo il goal della creazione da soli. Per quale motivo? Per trattarlo con rispetto.

Dopo tutto, il mio ego mi tira verso il basso, mi offre il sonno e mi distrae. Se desidero svegliarmi, c’è solo un modo per farlo: usare questo programma, l’ambiente, e tutto quello che è collegato ad esso, ma solo se, contemporaneamente, rispetto il programmatore. Questo è detto portare la soddisfazione al Creatore nella Kabbalah.

Domanda: Allora, come dovrei integrare questi due sistemi?

Risposta: Dovresti semplicemente stare assieme agli amici. Adesso, sembrano degli sconosciuti esterni a me stesso. Più tardi, sentirò che, nonostante questa rappresentazione, essi sono dentro di me. Sono miei, i miei amati, connessi reciprocamente ed incorporati in un unico. Allora, nella connessione tra di loro, inizierò a rivelare la sorgente, il Creatore. Tutto questo sarà come un unico insieme.
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(Dalla 4a. parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 19.03.2013, “Introduzione al Libro dello Zohar”)

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Il Gruppo: La somma di sfumature e di volume

Gli Scritti del Rabash, “Cosa cercare nell’Assemblea degli Amici”: Non fa differenza se un amico lo sta calunniando e certamente lo deve odiare. Invece, un uomo che desidera acquisire l’amore degli altri ha bisogno di realizzare la correzione di amare gli altri.

Perciò, quando un uomo si sforza e lo giudica in base alla scala del merito, si ha Segula [rimedio/forza/virtù], dove, attraverso il duro lavoro che una persona compie, che è chiamato “il risveglio dal basso”, gli viene data la forza dall’alto per essere in grado di amare tutti gli amici senza eccezioni.

Domanda: Nella nostra realtà abbiamo sempre bisogno di cooperare, di aiutarci a vicenda. Diciamo che se volete comperare una macchina da una persona, questa persona deve essere d’accordo. Ma qui, ne consegue che se un amico mi odia, non ho bisogno della sua partecipazione, del suo lavoro – io posso comunque raggiungere l’amore degli altri se io stesso lo voglio…

Risposta: E’ tutto corretto, poiché il mio vaso frantumato è totalmente nelle mani del Creatore. Nel nostro mondo facciamo accordi tra di noi. Ma se voglio cambiare me stesso rispetto al Creatore, allora avrò il mio daffare con Lui e non con il mondo. Quindi, per me il mondo è un indicatore, un criterio della situazione e niente oltre a questo. Io dipendo dal Creatore che mi dà un particolare scenario premettendomi di comprendere e percepire che il mondo cambia se io cambio me stesso e che tutto dipende dall’ “osservatore”. Perciò, spetta a me rivolgermi al Creatore: Egli mi aiuta riversando un pochino di più di Luce superiore, e allora io cambio.

E’ possibile che io chieda qualcosa agli amici, ma solamente se capisco che anche loro sono sotto il controllo del Creatore. In questo caso, quando mi rivolgo a loro, mi rivelo anche a Lui.

Infatti, rivolgersi direttamente al Creatore è per me ancora un’astrazione, alla quale non posso restare attaccato, anche se quando lavoro con gli amici ho bisogno di aggrapparmi a Lui anche dentro di me, dentro il mio cuore. Al tempo stesso, all’interno del gruppo sono sopraffatto da pensieri, desideri, ed emozioni. Qui passo attraverso un’infinita catena di stati; sento la rabbia, l’odio, la gelosia, la bramosia, l’onore, il controllo, e l’estasi…Relativamente a questa diversità, il rapporto con il Creatore sembra essere senza senso, fiacco, e scolorito, e ancora non risveglia alcuna sensazione.

E’ logico che grazie al gruppo io acquisisca la possibilità di lavorare al livello corporale di questo mondo, dove ho una moltitudine di sensazioni e sfumature di percezioni, che si assemblano in forme ed immagini differenti. Il “mondo fisico” è solo un concetto, mentre, in sostanza, stiamo parlano di precise forze spirituali, è solo che qui acquisiscono ai miei occhi volume ed intensità, essendo predisposte su una scala che va dal mostruoso al meraviglioso.

Tutto questo mi influenza al posto della influenza spirituale diretta, e per questa ragione sono in grado di lavorare con gli amici reciprocamente, comprendendo che queste sono effettivamente le forze del Creatore. I Kabbalisti ci insegnano di vedere il Creatore dietro ad ogni amico e anche dietro al mondo intero. In conseguenza alla collaborazione io verifico e correggo me stesso, chiedendo aiuto. Ci sarà qualcuno che amo e qualcuno che odio, qualcuno che vedo in un modo o in un altro. Perché? Perché è un bene per il mio ego? Oppure che cambiando il mio rapporto con gli amici posso donare a loro e attraverso di loro al Creatore, perché veramente non c’è niente altro tranne Lui (?).

Perciò qui, sullo sfondo di questo scenario, io ho la possibilità di utilizzare me stesso correttamente – in modo da trovarmi sempre nel processo della correzione. Così facendo, io correggo me stesso, e agli altri posso solamente fornire delle spiegazioni come maestro o delle raccomandazioni come amico, niente più di questo. Il nostro lavoro principale è la correzione di noi stessi.
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(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 07.04.2013, Gli Scritti del Rabash)

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Transizione alla percezione spirituale

Domanda: Frequentemente non comprendo di che cosa si parla a lezione: se riguarda la spiritualità oppure la vita corporale. Come possiamo distinguere tra la vita corporale e quella spirituale?

Risposta: Nel complesso, ciò che mi entra tramite i cinque sensi, attraverso le “insenature” della vista, udito, gusto, olfatto e tatto, è chiamato “questo mondo.”

e sviluppo un senso addizionale in me, il che significa sentire gli altri, allora questa sensazione si dividerà in cinque parti: Keter (K), Hochma (H), Bina (B), Zeir Anpin (ZA), e Malchut (M). Io sviluppo questo senso dal punto nel cuore, nel voler uscire da me stesso ed esistere nel gruppo insieme con gli amici. E’ tra loro che scopro i cinque sensi che sono fuori dal corpo, che costruiscono il mio “corpo” spirituale.

Questa transizione richiede un periodo di preparazione che è condotto dalla Luce. Non possiamo raggiungere questo da noi stessi, ma tutti i nostri sforzi racchiudono la Luce che Riforma, ed eventualmente noi acquisiremo il nuovo vaso dell’anima.

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(Dalla 1° lezione della Lezione quotidiana di Kabbalah 23.04.2013, Scritti di Rabash)

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Arrendersi al dominio degli Amici

Baal HaSulam, “Introduzione al Libro dello Zohar,” paragrafo 44: Quando l’uomo inizia ad addentrarsi nella Torà e nei suoi comandamenti, anche senza intenzione, cioè senza amore e senza timore, come ci si comporta quando si serve il re, anche in Lo Lishma, il punto nel cuore inizia a crescere e rivela la sua azione.

Quando il punto nel cuore si risveglia in un uomo, egli giunge in un ambiente nel quale gli vengono fornite tutte le condizioni per il suo sviluppo spirituale interiore. E’ detto che “il Creatore mette la mano di un uomo sul destino buono e gli dice: sceglilo”. Questo è il punto esatto dove si trova il suo libero arbitrio: avanzare verso il centro del gruppo e, attraverso il gruppo, al Creatore.

Allora un uomo inizia a comprendere il sistema, la “cucina” dove tutto si “cuoce”. Da questo punto in avanti, se cerca come concentrarsi correttamente sull’obbiettivo usando l’influenza dell’ambiente, sottomettendosi all’ambiente, e aspirando al Creatore attraverso di esso, allora il suo punto nel cuore si espanderà e crescerà.

Qui, la sua partecipazione minima con un’intenzione non ancora diretta alla pura dazione è sufficiente. Anche se un uomo non se ne dispiace e non riesce a pensarci seriamente, è comunque una partenza. Se egli ha già un “punto nel cuore” e, cosa più importante, è già inserito nel giusto ambiente che lo influenza, questo è uno sviluppo.

Anche delle azioni senza un obbiettivo possono purificare il desiderio di ricevere di un uomo, ma solamente al primo livello chiamato “inanimato”.

Un uomo non ha ancora le giuste intenzioni e non riesce ancora a vedersi come qualcuno che dona, ma che riesce almeno a scegliere di “abbassare la propria testa” con tutta la sua forza, di annullarsi, ed in questo modo di avanzare. La grandezza del livello inanimato è la sua capacità di sottomettersi davanti al gruppo e allo studio. Questo livello finisce quando un uomo si annulla totalmente davanti a ciò che gli è stato rivelato nel livello in cui si trova. Questo è il culmine del livello inanimato.

In seguito, al livello vegetativo tutto cambia: se prima l’uomo doveva solamente restringere se stesso mentre si elevava al di sopra del suo ego, adesso egli si deve aprire più che può. Questo cambiamento è tipico in ogni passaggio da un livello ad un altro.

Domanda: Quindi, ne consegue che il livello inanimato non è così “rozzo” come si potrebbe pensare?

Risposta: Potrei non capire o sentire nulla e non essere in grado di prendere parte alla vera dazione, ma devo riconoscere la mancanza della percezione, del pensiero, e del giusto atteggiamento, la mancanza di tutto ciò che è spirituale. Io sono al 100% fuori dalla dimensione della dazione. Come posso entrarci?

Per riuscirci, devo annullare tutto ciò che si risveglia dentro di me. Non cancello e non copro le mie qualità, ma so che non posso entrare nella spiritualità con loro. Allora, mi attacco al dominio dell’ambiente. Mi dicono di unirmi a qualcosa, e lo faccio senza capire cosa significhi. Mi dicono di leggere, di studiare, e allora leggo e studio. Mi dicono di fare qualcosa, allora la faccio. La faccio specificamente perché mi è stato detto di farla. In altre parole, mi sottometto al gruppo e allo studio con tutta la mia forza. Accetto questo dominio mentre annullo me stesso e intanto avanzo verso la correzione del mio livello inanimato.

Infatti, il mio livello inanimato non può muoversi da solo, e così il solo modo di farlo è di avere gli amici che mi fanno muovere dall’esterno. Per poterci riuscire, devo essere nelle loro mani.

In questo percorso nessuno incontra degli ostacoli. Tutti sono capaci di compiere queste azioni da soli. Un uomo si annulla soltanto davanti agli altri e dipende solamente da questo. L’auto-annullamento lo mette automaticamente nelle loro mani. In seguito gli verrà chiesto di compiere delle azioni che siano basate sull’interdipendenza e sulla cooperazione, ma nel livello vegetativo egli deve solamente rinunciare a se stesso. Il desiderio cresce, le interruzioni aumentano, c’è una maggiore confusione insieme ai disaccordi, e la risposta a tutto questo è l’auto-annullamento. Un uomo ha bisogno di abbassare la testa ancora e ancora ed in questo modo avanza. Questa è la prima fase del nostro cammino.
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(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.04.2013 “Introduzione al Libro dello Zohar”)

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I disturbi possono essere differenti

Domanda: Quando io devo sostenere un esame o trovare un lavoro, io prendo automaticamente un’appassionata preghiera, un desiderio ardente per il desiderio voluto. Perché non succede lo stesso nel cammino verso il Creatore?

Risposta: Mettendolo in maniera diversa, quando otterrai finalmente un reale motivo per girarti verso il Creatore?

Diciamo che ti sia accaduta qualche cosa di veramente sgradevole. Per esempio, qualcuno ti ha insultato seriamente, in modo talmente pesante che tu sei pronto per sparire dal posto in maniera che altri non vengano a saperlo. Allo stesso tempo, non c’è niente che tu possa fare. Ed è qui, in questo stato di completa impotenza che tu ricevi “un regalo dall’alto”, tu inizi a sentire che non c’è niente tranne Lui e che il Creatore t’invia questo con uno scopo specifico; tu devi unicamente girarti verso Lui e chiedergli che sarebbe meglio se questo non stesse accadendo.

Ti giri verso Lui e te ne penti subito: “Che cosa voglio? Evitare la sfortuna? O essere con il Creatore? Lasciamo che la paura e la vergogna rimangono se solo attraverso questo io posso mantenere una connessione con Lui”.

È cosi che andiamo avanti: Abbiamo bisogno della paura, che non possiamo maneggiare, che viene dai nostri desideri egoisti, e allora noi veramente avremmo bisogno dell’aiuto del Creatore.
Sei pronto per questo? Vuoi che succeda questo? Senza riserve e concessioni?

Domanda: Allora non c’è maniera di scappare dai disturbi?

Risposta: Unisciti a un gruppo, e insieme agli amici volerai come un razzo. Perché allora, al posto della vergogna e altri problemi “animali”, riceverai altri disturbi causati dall’inabilità di amare i tuoi amici e di unirti a loro. Tu fai degli sforzi ma sei incapace di raggiungere questo.

Ad ogni modo, i disturbi sono necessari dato che non ti volti verso il Creatore se vedi la più piccola possibilità di correggerti in un’altra maniera. Solo la completa impotenza fa alzare la tua richiesta verso di Lui. E questo significa che tu devi accrescere il tuo desiderio, lottando per l’unità ed elevandola sopra tutti gli altri. Allora scoprirai che puoi ottenere tutto tranne questo. E la breccia tra il desiderato e la realtà evocherà un urlo al Creatore.

Domanda: Che cosa deve succedere esattamente in un gruppo in modo che la situazione possa ottenere la scalata necessaria?

Risposta: Compiere tutti gli sforzi possibili e obbligare il gruppo a influenzarti. Questo è precisamente ciò che chiamiamo “garanzia mutua”.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 30.05.2012, l’Arvut (La garanzia mutua)

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