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Le lacrime sono un eccesso di Luce

Dr. Michael LaitmanDomanda: Ci è stata data l’opportunità di essere in un buon gruppo di dieci. Durante i tre giorni del congresso, abbiamo capito con quanta forza ci amiamo a vicenda. Perché quando confessiamo il nostro amore verso l’altro piangiamo?

Risposta: Si tratta di un sentimento positivo. Nella saggezza della Kabbalah ci sono una serie di articoli su questo argomento che spiegano quando e perché vengono create le lacrime di felicità o di tristezza per gli amici, per le emozioni, e tutto il resto. L’uomo non può contenere dentro di sé un eccesso di emozioni, e queste diventano lacrime.

Nella sezione 13 de “Lo Studio delle Dieci Sefirot“, viene spiegato da dove vengono le lacrime, in che modo vengono create. Le lacrime rappresentano un eccesso di Luce che entra in un Kli che non può trattenerla, e la Luce apparentemente trabocca al di là dei limiti del Kli.
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Dal Congresso a San Pietroburgo “Terzo Giorno” 21.09.14, Lezione 6

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La percezione della realtà all’interno di una luce semplice

Dr. Michael LaitmanLa Luce Superiore è a riposo assoluto, e il Creatore è buono e benefattore. Significa che siamo sempre in presenza della Luce, del bene assoluto che non cambia mai. Siamo gli unici che cambiano.

È possibile solo pregare per la mia correzione. Chiedere al Creatore di cambiare non ha valore perché Lui è buono e assoluto con tutti, senza esenzione, senza eccezione, e non può essere diversamente.

La corretta percezione della realtà è la comprensione che non può esserci cambiamento nella Luce e neanche in noi, ma solo in me. Questo perché il modo in cui sento ognuno nel mondo e tutti i cambiamenti che ognuno subisce sono determinati solo da come io stesso sono cambiato. Invece di chiedere che tutti gli altri cambino, attraverso la cooperazione reciproca con loro, devo evocare un cambiamento in me, e poi il mondo intero verrà cambiato.

Da tempo le persone sagge hanno capito dalle loro esperienze di vita che non ha senso provare a cambiare gli altri. Nessuno sta cambiando e tutto dipende da me. La saggezza della Kabbalah porta una persona alla percezione semplice della realtà e spiega che ognuno deve correggere solo se stesso e non gli altri.

Però allo scopo di convincere me stesso a cambiare, io necessito di un ambiente. Influenzando la società, influisco me stesso. Sembra che voglio migliorare l’ambiente, ma alla fine l’ambiente mi influisce e mi cambia.

Gioco con il Creatore e con l’ambiente ma questo avviene per influenzarmi. Ultimamente cambio me stesso in questo modo, divento simile al Creatore. Poi ottengo una percezione vera della realtà e lì vedrò come si vede dal lato della Luce, dal lato del Creatore.

Il Creatore ci ha dato questa opportunità di cambiare noi stessi gradualmente, per produrre costantemente cambiamenti all’interno di noi stessi e per diventare più come Lui, attraverso l’ambiente. Se percepisco il mondo intero e tutti gli amici come perfetti e solo me stesso come colui che richiede correzione, per adattare me stesso a loro, mi troverò in un lavoro costante che mi porta più vicino al livello del Creatore.

E in verità, non importa cosa succede nell’ambiente, chi ha ragione e chi ha torto. Percepisco tutto ciò come il gioco del Creatore con me. Lui è l’unico che organizza tutto questo teatro che mi circonda per aiutarmi ad adattare me stesso a Lui. Perché se non c’è nulla tranne Lui e Lui è il buono che fa bene, poi ogni altra immagine che non viene dalla sola forza buona, testimonia la mia corruzione interiore che devo correggere.

Allora devo essere nel processo di scrutare me stesso tutto il tempo, in un dialogo interno con il Creatore che esamina che cosa mi sta dando per vedere, sentire, gustare, toccare, pensare, e immaginare. Quali memorie galleggiano su di me, quali pensieri girano al mio interno?

Il Creatore crea un mondo intero intorno a me in modo che non dimentico, anche per un momento, che tutto questo è fatto da Lui, che sto conducendo un dialogo incessante con Lui, che voglio scoprirlo, e capire! Questo è come un’infante a cui viene detto qualcosa, però lui non capisce nulla, e guarda solo con eccitazione a bocca aperta. Questo è come dobbiamo capire in ogni momento quello che il Creatore vuole dirci tramite questo intero mondo che Lui ci mostra.

Essenzialmente ci sono solo un desiderio molto piccolo per il piacere di ricevere, che sente se stesso come se esiste in un corpo fisico con mani e piedi, e intorno ci sono altre forme, altri corpi, un mondo intero. Questo mondo immenso sta cambiando tutto il tempo, ogni cosa che fa in giro, all’interno. Tutto ciò esiste solo nella mia percezione interiore, nel mio desiderio di ricevere che viene rappresentato all’interno della mia immaginazione, ma in realtà non esiste.

Viviamo in un mondo immaginario come questo. Tutte le sue immagini vengono formate all’interno del nostro ego in modo da poterle interpretare in modo corretto. Se accettiamo l’intenzione di dazione al di sopra del nostro desiderio di ricevere, dopo, invece di tutte le forme di questo mondo, sentiamo la Luce Superiore che riempie tutta la realtà. Dobbiamo raggiungere tale forma finale di percezione.

Tutto il lavoro è nel correggere la nostra percezione interiore, per essere liberati dall’immaginazione patologica nella quale esistiamo adesso, questo mondo immaginario, e arrivare alla semplice Luce Superiore. Attraverso il lavoro con l’ambiente, immaginiamo noi stessi come ancora più vicini alla Luce Superiore, che significa dazione, “Ama il prossimo tuo come te stesso,” possiamo cambiare la nostra percezione; e invece di questo mondo, sentire il Mondo Superiore.

Questa percezione distorta che rappresenta questo mondo fisico per noi scomparirà e al suo posto sentiremo il Creatore unico, e vedremo che accanto a Lui, non c’è nulla. E noi esistiamo in Lui e tutto è immerso in un oceano di Luce bianca. Questa sarà la percezione vera, e non la realtà immaginaria nella quale viviamo ora.
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Dal Congresso in Chile “Primo Giorno” 30.07.14, Lezione 2

Il piacere spirituale nell’azione fisica

Dr. Michael LaitmanDomanda: Posso imparare a scoprire il Creatore attraverso il piacere fisico?

Risposta: Dipende da che cosa s’intende per piaceri fisici: piacere per se stesso o quei piaceri rivestiti nelle azioni fisiche del nostro mondo.

Se il piacere è rivestito da un’azione fisica di questo mondo, è possibile scoprire il Creatore in esso, però se s’intende per se stesso, allora è impossibile. Ogni azione che viene compiuta “per se stessi” si chiama fisica, e “da se stessi” si chiama spirituale.

Quando ci connettiamo fra noi per completare l’adesione, allora percepiamo veramente questo stato in sostanza del quale il Creatore viene scoperto. Però questo avviene solo a condizione che lo usiamo per la nostra unione sopra l’anelito personale e il desiderio. La Luce fa tutto il resto, non è necessario essere coinvolti in particolare con questo, questo serve a confondere solamente la persona.

È necessario studiare gli articoli di Rabash e del Baal HaSulam, che sono intervallati da poche informazioni sulle condizioni del lavoro spirituale, e cercare di non lasciarli. Devono diventare la condizione fondamentale che uno deve mantenere tutto il tempo, quando si esegue secondo questi, verifichi te stesso secondo loro.

Poi la Luce creerà le caratteristiche appropriate dentro di te, inizierai a sentire che l’intero mondo fisico non è essenzialmente fisico, ma sembra solo che sia così. Infatti, è così che le forze spirituali ritraggono le nostre sensazioni per noi. Quando il potere unico della natura comincia ad essere scoperto attraverso questo, finalmente cominciamo a capire i segreti e le caratteristiche della nostra percezione.

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Dal Congresso di Sochi “Secondo Giorno” 14.07.14, Lezione 6

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Dove troviamo la connessione tra noi?

Dr. Michael LaitmanDomanda: Durante i workshop nelle nostre decine abbiamo raggiunto una connessione tale che è stata sollevata una domanda. Che altro si può fare? Che altro possiamo aggiungere a questo?

Risposta: Penso che è impossibile per noi avvicinarci di più l’un l’altro da soli. Abbiamo sperimentato il limite di avvicinarci da soli e ora abbiamo bisogno di attirare il Creatore verso questo.

Abbiamo attraversato una fase di sentimenti e capito che significa a un certo grado essere un tutto unico, e ora abbiamo bisogno di imparare che cos’è la Forza Superiore, provare a sentirla, entrarvi, e scioglierci in essa con le decine intere in modo che essa possa regnare su di noi. Quando ci immergeremo totalmente in essa, lì troveremo la connessione tra noi.

Domanda: Che significa attrarre la Forza Superiore? Avviene con dei pensieri o con delle azioni?

Risposta: Noi, collettivamente, abbiamo bisogno di immaginare noi stessi come esistenti nella qualità di dazione completa che regna su di noi, che ci avvolge e ci governa. Venendo più vicino al mio amico e desiderando di includermi in lui, mi preparo affinché il Creatore discenda su di me. Questo deve essere chiaro nei sentimenti, non nelle azioni.
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Dal Congresso in San Pietroburgo del 21.09.14, Lezione 5

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Chiedere spiegazioni al Creatore

Dr. Michael LaitmanDomanda: Diciamo sempre, “Non vi è nessun altro oltre a Lui,” e usiamo questo ovunque come un tappo. Se, per esempio, qualcuno mi ha ferito o mi ha fatto arrabbiare, di conseguenza reagisco, però poi ricordo “Ah, ma questo è venuto dal Creatore. Allora, poiché viene da Lui, allora va bene.”

Come possiamo arrivare a un tale stato quando vorrei reagire all’amico con lo stesso timore come faccio verso il Creatore, “Ah, ma questo è il mio amico!”

Risposta: Questo non è corretto. Non possiamo raggiungere il Creatore, ed è per questo che dici, “Ah va bene,” rassicuri te stesso, concordando con ciò che sta accadendo. Questo è compiacimento, come dicono, “Oppio per le masse.”

In realtà, ci deve essere il raggiungimento dell’assoluto perfetto. Quando capisci veramente, senti, e raggiungi il Creatore, poi il tuo accordo con Lui acquisirà una forza reale.

Fino ad allora, continuerai a consolare te stesso con, “Non c’è niente da fare.. Il Creatore è …” Come scrivono nelle polizze assicurative, “Colpito da un fulmine; niente da fare. Chi incolpiamo? Si tratta di una forza esterna.”

Domanda: Forse qui vi è una mancanza di analisi?

Risposta: È solo una mancanza di raggiungimento! Non è una questione di mente, ma di organi di raggiungimento, i Kelim (vasi). Serve una reazione giusta.

In primo luogo, abbiamo bisogno di chiedere che diventi chiaro esattamente ciò che sta succedendo. La domanda, e non semplicemente il concordare, dato che, attraverso quello, si sorvola tutto ciò che Lui sta facendo con te. Vuole sfidarti a un sentimento reciproco serio, un chiarimento, ma preventivamente d’accordo, “No, no, non c’è bisogno per quello; va tutto bene.”

Chiedi dei chiarimenti al Creatore!

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Dal Congresso di San Pietroburgo “Terzo Giorno” 21.09.14, Lezione 6

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Il potere del Libro dello Zohar

Domanda: Perché leggiamo Il Libro dello Zohar?

Risposta: Lo usiamo come mezzo di avanzamento spirituale nel gruppo.

Prima di tutto,i desideri che ricevono si manifestano in un certo gruppo di persone. Discreti, i desideri frammentati si considerano reciprocamente nella loro forma fisica; si permette loro di stabilire un contatto primario. Si riuniscono in un gruppo e studiano Il Libro dello Zohar.

Un desiderio frammentato genera “un’aspirazione” verso coloro che sono superiori. Studi comuni e corretta esplorazione congiunta del livello superiore sotto la guida di un insegnante innescano nuovi cambiamenti negli amici. Essi cercano di ottenere i vasi da una linea diretta; poi, la Luce dai vasi circolari sarà pronta per entrarci.

Finora, la Luce viene fuori dai cerchi nel vuoto dei loro desideri da lontano sotto forma di Luce Circostante fino a quando si trasformano in una linea diretta.

Questo, infatti, è lo scopo dei nostri studi. Quando succede, studieremo gli stessi testi e le Luci che fanno una transizione dagli stati esterni a quelli interni e cambiano dai vasi circolari ai vasi di linea diretta nei nostri vasi modificati, vasi corretti.

Così, Il Libro dello Zohar è un rimedio speciale che usiamo senza avere esattamente un’idea chiara di come ci influenza. Comunque, non ha importanza, poiché funziona ancora.

Domanda: Perché Lo Zohar è più potente in questa situazione che la Torà?

Risposta: Il Libro dello Zohar è più forte della Torà perché il suo stile e la forma sono dovuti al periodo che segue la distruzione del Tempio.

Prima, il popolo di Israele era al livello di Mochin de Haya, cioè, al termine della loro personale correzione. Poi, sono caduti da quest’altezza all’occultamento. In seguito, i Kabbalisti erano nello stato frantumato di tutti e nello stesso momento, sono saliti sopra tutti. Essi squarciano questa differenza fra i due “lati” della realtà, fra il mondo dell’infinito e il nostro mondo. I figli di Israele sono caduti in profondità, nell’ egoismo più duro, mentre i Kabbalisti del gruppo di Rabbi Shimon erano in cima. Di conseguenza, il divario fra loro e la gente di Israele si estendeva da meno infinito a più infinito.

Più tardi, durante l’esilio fino alla piena completezza, i vasi del popolo di Israele si dovevano mischiare con le altre nazioni e portare loro le scintille spirituali.

La Torà è diversa. Mosè ha scritto il Pentateuco dal livello della correzione finale. Lui era superiore a tutti gli altri; comunque, in quel tempo il resto della nazione non era nello stesso stato come lui. La gente era appena uscita dall’Egitto; lo stato chiamato “Egitto” non è ancora la frammentazione. In “Egitto” uno semplicemente rivela una piccola tappa, non la distruzione completa durante la quale la santità si mescola con l’impurità, “svuotando”, lasciando così la gente a correggere i propri difetti, e a “gonfiare come lievito”. A causa del fatto che la gente non aveva raggiunto questi stati Mosè non poteva rivelare e spiegare il processo intero di correzione nel Pentateuco. Lui ha rivelato soltanto quello che è successo fino ad allora.

In genere, ogni passo include tutti gli altri. Una parte e un tutto sono uguali. E per questo la Torà, naturalmente, contiene tutto, ma, è presentata in un modo impossibile da utilizzare nella massima misura per la correzione delle anime. Uno non può estrarre la Luce che Riforma suddividendo le anime dal Pentateuco, poiché l’esilio dall’Egitto è accaduto prima della frammentazione. Soltanto una piccola parte è stata rivelata nell’ Antica Babilonia; permettendo di collegare gli “antenati” (GAR), apprendendo nel cuore, e poi dando vita ai “figli” (le tribù d’Israele) dopo che l’esilio dall’Egitto ha avuto luogo. Le epoche dei due Templi e l’ultimo esilio hanno seguito questi eventi.

Cosi, Il Libro dello Zohar è scritto da uno stato polare totalmente diverso con una estrema differenza fra l’altezza di centoventicinque gradini e la frammentazione finale dei figli di Israele. Non entriamo nei dettagli e nelle condizioni spirituali di quell’epoca. Tutto ciò che conta è che il libro completo corrisponde completamente a quello che è integrato in natura.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana della Kabblaha 19.12.2013, Scritti di Baal HaSulam)

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Il concepimento di una nuova entità

Ci sono due forze egoistiche nel mondo, una negativa e una positiva, e noi siamo nel mezzo, siamo il piccolo animale chiamato uomo (Adamo).

Queste due forze agiscono su di noi spontaneamente. Noi non conosciamo il sistema in base al quale ci guidano in avanti sbattendoci da una parte all’altra, ma nel 21° secolo, abbiamo raggiunto un livello in cui sembra che le abbiamo esaurite.

Ci sentiamo stanchi, alienati, indifferenti, frustrati, senza motivazioni, e depressi. Di fatto questa è la malattia più comune del secolo ed influenza il mondo intero. Gli amministratori di tutte le istituzioni si lamentano dell’indifferenza delle persone; le persone non vogliono lavorare; non hanno alcuna motivazione per farlo. Una persona non riesce a fare niente di se stessa perché queste due forze si sono indebolite dentro noi ed insieme non ci spingono più in avanti.

Quindi adesso incominciamo a percepire e a studiare una nuova entità, un nuovo ordine, una nuova dimensione che viene costituita anche attraverso l’azione di queste due forze.

Nel momento in cui incominciamo a desiderare ardentemente il centro del gruppo, per creare quella che chiamiamo la giusta Babilonia, al fine di diventare un solo insieme, sentiremo immediatamente come ne veniamo respinti.

Ed inoltre, la forza che respinge (P2) è molto più grande della forza che attrae e che è sviluppata da noi (P1).

Se capiamo che dobbiamo raggiungere un risultato in cui una sola forza della connessione sarà rivelata in noi, rimarremo con un’altra forza, la forza della preghiera o la forza della richiesta, gli sforzi che dovremmo fare nel desiderare, di modo che questa forza sarà rivelata in noi. Si chiama preghiera, ma di fatto è il potere del nostro desiderio. Non è una preghiera nel senso usuale.

Vogliamo aggiungere a noi un’altra forza che ci aiuterà a desiderare grandemente la connessione e l’unione tra di noi.

Naturalmente otteniamo una forza molto piccola basata su un certo desiderio egoistico, un vantaggio egoistico, poiché questa è la nostra natura. Ma quando tentiamo di attirare una nuova forza, vogliamo che la forza dell’amore e della dazione risieda tra di noi di modo che perderemo noi stessi, la nostra essenza animale, nella nostra connessione collettiva.

Noi agiamo secondo le istruzioni che i Kabbalisti ci hanno lasciato su come costituire un gruppo e la connessione tra di noi, e su come concentrarci sulla forza segreta, attirarla a noi, e volere che sia rivelata tra di noi come una cosa sola così che ci assomiglieremo tra di noi in base al sistema del sostegno reciproco.

“Amare l’altro” significa sentire i desideri dell’altro e realizzarli quando lui realizza i miei desideri. Questa è la reciproca incorporazione l’uno nell’altro, la connessione reciproca. Quando ci muoviamo in questo modo nel gruppo sommiamo l’influenza della forza superiore su di noi che viene rivelata nella prima fase, sebbene non ancora molto chiaramente, e sentiamo internamente certe nuove emozioni e delle nuove forme della dazione.

Inconsciamente incominciamo a comprendere che il mondo è costruito in modo tale che sia possibile muoversi verso uno stato totalmente nuovo, al livello successivo, nel quale esistiamo in una maniera totalmente nuova, nella reciproca cooperazione tra di noi, come un solo insieme, mentre la nostra intera essenza egoistica rimane in basso. Non se ne andrà, ma la forza egoistica che ci connette tutti ci dominerà.
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(Dal Congresso in Bulgaria “Alba del Nuovo Mondo” 01.11.2013, lezione 1)

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Nuovi amici nascosti dentro quelli vecchi

Dr. Michael LaitmanDomanda: Come una persona sviluppa un dialogo interiore con la forza superiore gradualmente e scopre il Creatore aderendo al gruppo e al maestro?

Risposta: Forse non mi piace il viso dell’amico ma voglio essere in contatto con lui e vedo che l’essere umano viene nascosto da me, l’inclinazione della verità in lui, l’attitudine speciale. Eseguendo diverse azioni e cambiando me stesso riscopro questi miei amici dal cui aspetto ero stato precedentemente respinto. Ora, comunque, comincio a scoprire la loro forma interiore. Questo è come ci muoviamo da uno stato ad un altro

Più tardi questo stato interiore sembra ordinario e non per nulla speciale e perdo interesse per esso, però continuo a lavorare e scoprire una forma più profonda e sublime. Così si stabilisce il collegamento interno con l’amico. Così si stabilisce la connessione interiore con l’amico.

Domanda: Cosa devo continuare a fare esattamente?

Risposta: Continua a cercare il desiderio interiore dell’amico e non i suoi attributi esterni. Se cerco in questo modo invece di amici vecchi, scopriremo amici nuovi che erano celati al loro interno.

Domanda: Che significa anelare di vedere l’interiorità dell’amico e non la sua esteriorità?

Risposta: Vedere l’amico interiormente significa provare a connettersi con lui ancor più fortemente e giustificarlo. Capisco il Creatore che mi ha mandato questo amico allo scopo di trovare il Creatore tramite la connessione con lui. Pertanto, sono forzato a lavorare con lui, anche se avrei preferito Baal HaSulam come amico.

Domanda: Ero indifferente all’amico ma all’improvviso ho cominciato a sviluppare una nuova attitudine verso di lui. Che cosa è questo cambiamento?

Risposta: La Luce comincia a influenzarti e così si comincia a prestare attenzione a qualcosa di più grande nel tuo amico solo come corpo materiale, questo si chiama “nella Tua Luce vedrai la Luce” Come risultato dell’influenza della Luce tu scopri che vi è anche luce nel tuo amico. Tu non sai o non capisci ancora che si tratta di Luce, però tu hai già cominciato a vedere che c’è qualcosa di prezioso nell’amico.
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Dalla prima parte della Lezione Quotidiana di Kabbalah del 27.08.14, Gli scritti del Baal HaSulam

La benevolenza sotto i raggi X

Dr. Michael LaitmanDomanda: Il giorno dell’espiazione (Yom Kippur) è il più importante giorno dell’anno per il popolo di Israele. Qual è il significato spirituale di questo giorno speciale? Come dovremmo rapportarci ad esso in modo da corrispondere le sue radici spirituali e trasferire la nostra vita a un nuovo grado?

Risposta: Il giorno dell’espiazione (Yom Kippur) non è semplicemente una tradizione. Riflette uno stato speciale dello sviluppo di una persona. Non dobbiamo vedere questa giornata separatamente, ma come una parte del ciclo dell’intero anno.

Al completamento di un anno, che è cominciato con il ciclo di cambiamenti interni, valutiamo tutto quello che abbiamo attraversato, il quale si chiama “pentimento”. Così si decide che è necessario salire a un nuovo grado, per cominciare l’anno nuovo (Rosh Hashanah), attraversare uno stato nuovo, l’uno più alto, puro, esaltato. In questo modo incoroniamo il Creatore, la forza di dazione ed amore, mettendolo a regnare su di noi come la proprietà più sublime.

Questo è quando cominciamo a giudicare noi stessi: siamo veramente nella proprietà di dazione? Tutte le nostre proprietà sono divise in dieci parti, dieci Sefirot. E stiamo chiarendo quale desiderio in quelle dieci parti può essere corretto, e quale no.

In essenza, l’anima di una persona ha bisogno di essere corretta. E l’anima è tutti i nostri desideri, i quali sono ancora corrotti e hanno bisogno di correzione.

Domanda: Che cosa ha bisogno esattamente di essere corretto: le proprie azioni o l’anima?

Risposta: nel nostro mondo, le azioni sono eseguite con mani e piedi, o attraverso le parole. Però la saggezza della Kabbalah spiega che quella più importante è l‘intenzione corretta, la quale è il desiderio vero di una persona.

Le sole azioni non sono sufficienti, perché io posso eseguirle semplicemente per abitudine. Poi, in realtà è più difficile per me il non farle che farle. E queste possono essere le azioni che altrimenti io non avrei mai fatto in vita mia se non fossi stato abituato a loro dall’infanzia.

In questo caso, non è più l’adempimento di un comandamento ma tradizioni instillate nell’infanzia che sono eseguite automaticamente. Per qualcuno può essere difficile eseguirle, però per qualcun altro, è difficile non farle.

Questo è il motivo per cui non stiamo parlando di un’azione, piuttosto di un’intenzione. Un’azione, dopo tutto, non cambia: Come abbiamo fatto, così continueremo. Però l’intenzione, in un’attitudine di una persona verso l’azione eseguita, c’è sempre cambiamento.

La chiave è l’atteggiamento di una persona verso coloro che lo circondano. Dopo tutto, amore per il proprio vicino come per se stesso è la grande legge della Torah. Questo è il punto di vista dal quale ho bisogno di controllare me stesso allo scopo di vedere quanto sono capace ad amare il mio vicino.

La forza superiore è una forza di dazione ed amore, e il nostro obiettivo è diventare come essa. Per questo dobbiamo raggiungere il grado di uomo, Adam, il quale significa somiglia a (Domeh) il Creatore. Però come posso controllare questo? Dov’è quel medico che m’irradia con un raggio x e mi dice esattamente quanto sono simile al Creatore?

Tale medico non esiste, per questo una persona deve controllare se stesso da solo. Questo tipo di macchina a raggi-x richiede una luce speciale, la quale ci controlla. Questa Luce si chiama la Luce Riformante.

Se sto studiando la Torah vera, vale a dire la saggezza della Kabbalah, poi grazie ad essa, comincio a vedere la verità. Vedo come sono egoista, che cosa c’è dentro di me che è male, da che cosa bisogna essere corretto, come se brillasse un raggio-x su di me.

Ciò è solo visibile a me e gli altri forse non lo notano. E dopo aver visto me stesso sull’immagine raggi-x, mi diventa chiaro quello che ha bisogno di essere corretto. La Torah predispone quest’immagine dove posso vedere solo le intenzioni, e solo al livello di profondità nel quale sono capace di correggere. Tutto il resto non lo vedo, e può rimanere fino all’anno prossimo.

Immediatamente dopo l’inizio dell’anno nuovo, mi trovo in queste sessioni di raggi-x, che sono chiamate i dieci giorni di pentimento. Si irradia il mio cuore, chiarendo le mie intenzioni in ogni azione rispetto a quelli intorno a me, e torna quest’immagine.

La Kabbalah spiega che Malchut ascende a Bina e si confronta con essa. Malchut è il nostro desiderio egoista, il quale sale a Bina, il desiderio per la dazione, chiarendo la misura in cui differisce da essa, quanto siamo lontani nel volere bene ai nostri vicini, da rapporti buoni, e come stiamo pensando solo al nostro bene.

Domanda: Che cosa ci viene mostrato nelle immagini a raggi X?

Risposta: Quest’immagine è in bianco e nero. Mostra quanto bianco c’è in te, cioè, le intenzioni per il bene del tuo vicino. E il colore nero indica le intenzioni per il bene tuo, che si può correggere.

Così, lo scopo del nostro lavoro si rivela a noi. Questo è un lavoro personale cioè che spetta ad ognuno di noi, però esso è finalizzato alla comunanza, alla dazione per tutti, e attraverso loro, al Creatore, che è dall’amore dell’essere creato, per amore del Creatore. Il Creatore è una forza, che integra tutto insieme, e non qualcosa che esiste fuori. È scritto: “Il Creatore risiede tra il suo popolo.”

Così, se mi sforzo di unirmi con tutti e mi voglio cambiare in un tutto uno con loro, poi rivelo il sistema integrale generale che generalizza la nostra unità, la quale si chiama il Creatore. Questo è come si rivela nella nostra percezione.

Pertanto, durante lo Yom Kippur abbiamo bisogno di sforzarci ad amare il nostro vicino quanto più è possibile e più ampiamente, e anche al di là del popolo d’Israele, estendendola a tutta l’umanità. Questo è il motivo per cui, durante lo Yom Kippur si è soliti leggere la storia del profeta Giona, il quale ha incaricato il Creatore di guidare la città di Ninive, che simboleggia il mondo, la correzione.
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Dal programma TV “La Vita Nuova” #438. del 30.09.2014

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Abbinato al Creatore

Dr. Michael LaitmanDomanda: sono stato a Sochi per dieci giorni e ho visto come gli amici hanno lavorato duro, come le api che raccolgono il nettare dai fiori. Voglio trasmettere tutto questo non solo al gruppo dei dieci, ma a tutti! Comunque, mi sembra che non posso fare questo, è difficile per me.

Risposta: Questa paura è buona; la preoccupazione per gli altri è molto utile. Però, allo stesso tempo, deve essere insieme all’attitudine giusta verso il Creatore.

Dobbiamo lavorare con Lui come le coppie; questo è quello che manca. Questo è quando diamo metà e Lui da metà. Diamo i nostri desideri, la nostra mancanza, e Lui ci da il Suo potere di correzione per questa mancanza. Allora dobbiamo sentire che siamo con Lui in un’unica danza, in un unico movimento, collegato con Lui tutto il tempo.

La saggezza della Kabbalah ti mette davanti al Creatore e comincia a mostrarti in che modo si può donare a Lui, in quale maniera Lui a te, perché non c’è nessun altro oltre a noi due. Questo è ciò che manca nella nostra preoccupazione, nella nostra ansia e apprensione, sentire che siamo in questo insieme con il Creatore. Prova a sentire che stiamo lavorando con Lui come una coppia.
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Dal Congresso di San Pietroburgo 18.09.14, Lezione preparatoria- Lezione 2

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