Pubblicato nella 'La mia somiglianza con il Creatore' Categoria

Posti di controllo lungo i 125 livelli

Baal HaSulam,Introduzione allo studio delle dieci Sefirot,” Paragrafo 133: E’ piuttosto come un re che desiderava scegliere per sé i più leali di tutti i suoi sudditi nel paese e farli entrare a lavorare nel suo palazzo. Che cosa fece? Emanò un decreto con il quale chiunque lo avesse desiderato, giovane o vecchio, poteva andare al suo palazzo per impegnarsi a lavorare all’interno delle sue mura.

Allo stesso tempo, egli pose molti dei suoi servi a guardia delle entrate del palazzo e di tutte le strade che portavano al palazzo, e ordinò loro di allontanare astutamente tutti coloro che si avvicinavano e far cambiare loro direzione rispetto alle strade che portavano al palazzo…

E solamente i valorosi tra loro, coloro che avevano avuto pazienza, sconfissero le guardie ed aprirono le porte. Ed essi furono immediatamente premiati con la visione del volto del Re, il quale mise ognuno di loro al proprio giusto posto.

Le guardie sono incaricate di fare da sentinelle alle persone. L’uomo non deve avvicinarsi al palazzo del Re e oltrepassare il punto dove si trovano le guardie, a meno che egli non superi le sentinelle interne.

Il Creatore ha molti poliziotti che si trovano in ognuno dei 125 livelli, ed impediscono all’uomo di avvicinarsi. Mostrano all’uomo che gli è permesso di elevarsi solamente fino ad uno specifico livello, e che per il momento non gli permesso di salire oltre. E questo perché vedono che l’uomo non è ancora pronto per il livello superiore. Questo è ciò che succede tutte le volte.

Le guardie fanno in modo che un uomo non vada avanti di più (sebbene sia impossibile, poiché ci sono delle rigide leggi di conformità nel mondo spirituale). Le guardie rivelano le mancanze all’uomo – un posto per l’auto-analisi. Lo scuotono e non lo lasciano in pace nello stato in cui si trova procurandogli ogni genere di guaio.

Esse stanno di guardia all’uomo; la Luce ed il Creatore non hanno bisogno di sentinelle perché è impossibile procurare loro dei danni se all’uomo non è concesso  vederli. Tutto viene fatto in base all’equivalenza della forma; se io non sono pronto per un livello superiore, non lo riconosco.

Cosa vuol dire che non posso avanzare? Vedo che la strada davanti a me è bloccata? Se non mi sono ancora corretto al precedente livello, non posso avanzare e scalare la montagna per altri metri, ma le guardie mi aiutano e mi spingono verso i punti problematici. Esse sono presenti per proteggermi, spingermi, ed avvicinarmi, e mi aiutano a raggiungere i necessari discernimenti.

Tutto avviene in favore dell’uomo e della sua correzione.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah de 02.01.2013, “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot”)

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La formula del cambiamento

Domanda: Come parte del mio lavoro, sono stato in contatto con diversi professori e tra le varie cose abbiamo parlato di Kabbalah. Io devo dire che loro hanno compreso i principi, ma non credono in questo.

isposta: Vero. Loro hanno un approccio razionale. “Noi abbiamo studiato così tanto riguardo il nostro mondo tramite scienze differenti che la figura è chiara nel complesso.

Ma qui questo tizio che non sembrava “pazzo” è venuto e ha cominciato a parlare riguardo qualche concetto che noi non siamo sicuri da dove li prenda. Lui dice che questa è la base di tutte le scienze e lui lega tutto alla Luce e ai vasi.”

“Noi non sappiamo nulla riguardo a questo. Noi non vediamo nessuna evidenza riguardo a quello che ci racconta. Le sue spiegazioni potrebbero sembrare logiche, ma lui ha stabilito la sua saggezza su assunzioni virtuali. ‘Supponiamo che è così’, dice, e su questa assunzione lui basa un’intera filosofia perfetta.”

“Ma perché dovremmo accettarla come una scienza, se secondo i nostri standard non è una scienza? Una scienza è tale in modo che possa essere studiata e pensata. Lui sta dicendo che la sua scienza richiede solamente vivere in accordo a questa e al cambiamento interiore. Noi non abbiamo mai sentito nulla come questo. Cosa significa ‘cambiare la natura umana’? Noi abbiamo una cultura e un’educazione, noi insegniamo ai nostri figli a essere educati, empatici; cosa potrebbe essere meglio? Cos’ha questo a che fare con la scienza?

Gli scienziati non possono comprendere la relatività della loro percezione. Loro non comprendono che le variazioni in una persona cambiano la sua realtà giacché è creato tutto da risposte interne.

La saggezza della Kabbalah spiega quest’accurata connessione reciproca; nell’estensione in cui cambio me stesso, il mondo che percepisco cambia. Questa è la formula chiave che ha un coefficiente fisso e un parametro variabile che riflette i vasi, i miei desideri, la mia sensitività, le mie intenzioni, i miei pensieri, eccetera; loro cambiano e così il mondo cambia.

X sono io, K è il coefficiente fisso e Y è il mondo. Io parlo a coloro che vogliono ascoltare questo. Ma gli scienziati non sono pronti per questo. Loro mancano di un nuovo desiderio che li spinga fuori di questo mondo. Se non si sono sviluppati per raggiungerlo, loro non ascolteranno. Uno deve essere sensitivo non solo ai fenomeni del mondo ma anche ai fenomeni del mondo spirituale.

Domanda: Quindi cosa significa questo? Tutte quelle persone intelligenti, studenti, non ci possono comprendere?

Risposta: Loro sono realmente i più “resistenti” giacché sono sicuri di avere delle basi solide.

Domanda: Allora chi possiamo cambiare?

Risposta: C’è una fiaba Kabbalistica riguardante un uomo chiamato Ptachiya che è arrivato in una città e prese tutte le persone “vuote” portandole verso il deserto. Dopo tutto, se la nuova domanda riguardo il sapore della vita è evocata in una persona lui sente che è miserabile e vuoto.

Comunque, se una persona non sente questo, se non ha alcun vaso, nessun desiderio che si combini, significa che non ha raggiunto un certo livello di percezione. Noi non fermiamo la divulgazione, ovviamente, ma solo una persona che ha il punto nel cuore può ascoltare il messaggio della saggezza della Kabbalah. L’alternativa è sentire che sei un animale sconfitto che non ha luogo per scappare dai colpi infiniti che ha preso. Allora sarà in grado di seguirci, solo per sbarazzarsi dei problemi.
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(Dalla 4° parte della Lezione Quotidiana di Kabbalah 02.01.2013, “Corpo e Anima”)

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La scienza di cambiare se stessi

Le religioni, la scienza, la filosofia, tutto ciò che l’uomo ha sviluppato, ha lo scopo di portarlo più vicino al Creatore. Ma questa connessione è effettivamente soddisfatta dalla saggezza della Kabbalah.

Se studio il quinto livello di “spessore” del mio desiderio e i processi che avvengono al suo interno in relazione a periodi diversi o valori, allora è generalmente chiamato “scienza”, “filosofia” o “psicologia.” In un modo o nell’altro, io studio quello che sta succedendo nel mio desiderio di ricevere.

Quando io studio questo? Durante l’esilio. Quello è il momento giusto e la situazione giusta.

Inoltre, ci sono persone che aspirano a superare il loro desiderio di ricevere, al di sopra dell’esilio. Così sviluppano questa capacità internamente – studiano i livelli più elevati, con l’aiuto della saggezza della Kabbalah. A questo livello acquisiscono una connessione con il Creatore, il che significa che essi costruiscono il loro desiderio di ricevere in modo che possa prendere la forma del Creatore.

Non ha forma o corpo, e al fine di stabilizzare questa somiglianza richiamo la Luce Circostante che mi riforma. Questa Luce entra nel mio desiderio e costruisce in me la forma di dazione, che è simile al Creatore, la Luce che Ritorna.

Così la scienza, la filosofia, la psicologia parla di ciò che sta accadendo all’interno del nostro desiderio di ricevere. Sviluppiamo queste discipline senza cambiare noi stessi, ma in modo razionale. Così, anche la persona peggiore può raggiungere grandi livelli in ogni campo scientifico. Un filosofo può essere un nazista o nessuno. Oggi è possibile organizzare un concetto filosofico che giustifica tutto il male del mondo.

La saggezza della Kabbalah, d’altra parte, ha un approccio diverso: una persona cambia se stessa per il bene, per dare, e fino a questo punto, scopre il Creatore. Questa è una saggezza totalmente diversa, e gli scienziati ordinari non possono comprenderla, in quanto si basa sulla trasformazione della persona.

Tale cambiamento, oggi, è necessario, in quanto siamo obbligati dalla dimensione superiore che viene rivelata. È da qui che proviene il grido della scienza, della filosofia e dall’uomo. Se non iniziamo a cambiare noi stessi secondo la Divinità che si sta rivelando, ci ritroveremo opposti ad essa. Il vero problema non è nascosto in questo mondo, ma piuttosto nel fatto che il Creatore “si posa” su di noi, la rete integrata della reciproca connessione generale. Incombe su di noi, come un disco volante gigante di un film di fantascienza, e scende, lasciandoci così sempre meno opzioni da manovrare. Speriamo che le persone lo capiscano.

Quindi tutto dipende dalla persona: se adesso cambia per continuare il suo sviluppo correttamente, o no.
Torniamo alla scienza e alla filosofia: L’esilio del popolo ebraico e la sua integrazione con le nazioni del mondo è stato lo scopo per fornire a noi la scienza, con informazioni sul desiderio di ricevere. La saggezza della Kabbalah, d’altra parte, ci insegna la realtà esterna, ci insegna a cambiare il nostro desiderio, ed è organizzato in questo modo affinché la luce passi attraverso il desiderio, che gli darà la forma di dazione.

Senza il passaggio della Luce, la saggezza della Kabbalah non esisterebbe. È apparsa quando la gente ha iniziato ad esplorare il loro desiderio, la loro struttura, e la vita, e dopo averlo esaminato, hanno cominciato ad attirare su se stessi la Luce che Riforma, il che significa che hanno cominciato a riformare se stessi e cambiare per il bene, per la dazione invece che per ricevere.

La Luce cambia i miei discernimenti e io raccolgo I dati e infine scopro una nuova scienza chiamata “la saggezza della Kabbalah”.

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Se ci troviamo in un “Matrix”, come possiamo contattare il suo Creatore?

Nelle notizie (da news.com.au): “Gli scienziati dell’Università di Washington stanno conducendo esperimenti per scoprire se l’universo esiste all’interno di una simulazione al computer in stile Matrix creato dal supercomputer del futuro.

“L’esperimento potrebbe dimostrare che siamo solo pedine in una sorta di gioco per il computer più grande.

“Allora, chi ha creato questi super computer che potrebbero ipoteticamente avere potere sulla nostra esistenza?

“Il professor Martin Savage, uno dei fisici che lavorano al progetto dice che è poco chiaro.

Egli ha affermato: “Immaginate la situazione in cui possediamo un computer abbastanza grande che ci permetta di simulare il nostro universo, e iniziamo una simulazione sui nostri computer. Se questa simulazione durasse abbastanza a lungo, e avesse le stesse leggi del nostro universo, allora all’interno delle simulazioni emergerebbe qualcosa di simile al nostro universo, e la situazione si ripeterebbe all’interno di ogni simulazione”.

“In poche parole i fisici prenderebbero in considerazione la distribuzione dei raggi cosmici di altissima energia, al fine di cercare di individuare i modelli che potrebbero suggerire che l’universo è la creazione di un po’ di tecnologia informatica futuristica.

“Se si scoprisse che siamo giocatori in una sorta di programma per computer, il fisico ha suggerito che potrebbe esserci un modo di pasticciare con il programma, e giocare con le menti dei nostri creatori – il tutto, si capisce, in nome della scienza”.

Il mio commento: La Kabbalah rivela il programma di creazione del nostro mondo, dobbiamo dominarlo, e cambiare noi stessi in base ad esso, per rivelare il creatore di questo programma, per capire le sue intenzioni, motivazioni e obiettivi. E poi, dopo la correzione, il che significa la piena padronanza delle proprietà del creatore del programma, sviluppare al di fuori del “matrix”, nel mondo dell’infinito, cioè, possibilità illimitate.
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Nel calore della battaglia con i mulini a vento

Invece di tenere al principio del “non esiste nessuno tranne Lui“, il mio pensiero dipende da diversi fattori, che vedo davanti a me. Invece di guardare avanti per vedere oltre le persone, al di là del meccanismo, al di là di tutti i fenomeni naturali, e per vedere solo il Creatore e me, io, come una persona miope, guardo gli oggetti che sono vicini a me e li vedo come i fattori da cui dipende la mia libertà. Come Don Chisciotte, io combatto i mulini a vento, uno “scenario” senza vita.

Di conseguenza, il Creatore deve intensificare il male e le sofferenze, in modo che dovrò dare un’occhiata migliore a quello da cui la mia vita dipende. Lo fa in modo che non sarò in grado di fermare questa ricerca.

Noi vediamo l’esempio dello Stato di Israele: Ahmadinejad, Hamas, le minacce, i missili, Mubarak al posto di Sadat, Mursi al posto di Mubarak … il Creatore indurisce costantemente il cuore del faraone. Perché è così? perchè il popolo ebraico non vuole vedere la vera ragione di quanto sta accadendo. Nel frattempo, tutte le ragioni minori significavano solo una cosa: portare Israele al Creatore, quindi dobbiamo essere grati a loro per questo. Esse sono soltanto mezzi.

Di conseguenza, le persone devono essere un po’ più intelligenti, al fine di vedere con chi hanno a che fare e chi gestisce il mondo. I problemi ci ricordano solo qual è l’obiettivo, ed è facile sbarazzarsi di loro, se ci rivolgiamo al Creatore. Ma non ci rivolgiamo a Lui per ricevere “premi”, ma al fine di correggere noi stessi, al fine di aderire a Lui e portargli soddisfazione. Poi i “promemoria” attuali saranno annullati, e quindi l’ “angelo della morte” si trasformerà in un “angelo santo”.

Domanda: Quindi con chi stiamo lavorando, con il gruppo o con il mondo esterno?

Risposta: tutta la realtà, incluso il mondo esterno, me e il gruppo, è inclusa nel Creatore. Il mondo esterno mi dà un impulso negativo (1), evocando costantemente in me di rivolgermi al Creatore (2). Ma so che non posso rivolgermi a Lui direttamente. Per prima cosa deve rivolgermi al gruppo, e poi insieme ad esso verso il Creatore. Solo allora ho un vaso, un desiderio per esso, mentre nulla mi aiuterà se lavoro individualmente.

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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 12.12.2012, Scritti di Rabash)

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Deviatori sul percorso della luce

Domanda: In che modo lHanukkah, che ci viene raccontata come la data della vittoria dei Maccabei contro i Greci, è attuabile? Qual è il suo significato simbolico?

Risposta: Questa festa simboleggia il fatto che alla fine l’unità vince. Questa è la ragione per cui i Maccabei hanno vinto, e noi dobbiamo agire nello stesso modo.

Il significato della festa è molto semplice: se il popolo di Israele si unisce attraggono la luce, quindi vincono. Non con la forza. Tutte le forze del male possono essere sconfitte solo con l’unità, anche se molti si avvicinano già a questo approccio. In sostanza, questo è il nostro messaggio di garanzia mutua, che lascia fuori però un fattore chiave. Dopo tutto, i nostri nemici sono uniti ancor più di noi.

In realtà, Israele può vincere solo se la sua unità attrae la Luce. Poi attraverso Israele viene trasmessa ai nemici che li modifica da nemici in sostenitori. Questa è la vera vittoria.

Quindi la guerra si svolge in una dimensione totalmente diversa. Noi non lavoriamo sui fattori esterni, ma piuttosto sulla natura delle forze interne e con questo vinceremo la battaglia. Qui non dobbiamo dimenticare che abbiamo a che fare con una forza che tiene tutta la materia e che improvvisamente inizia a funzionare in modo opposto.

La forza di ricezione, dominante, con le regole crudeli del nostro mondo. Nel nostro mondo, i forti dominano gli altri e li usano a proprio vantaggio nella loro comprensione e sentimento, secondo i loro concetti.

Ma c’è un piccolo e debole gruppo, piccolo e debole secondo gli standard abituali. Nessuno prende in considerazione questo gruppo, anche se può essere come una lente di ingrandimento che fa passare la luce attraverso di essa, la grande forza della dazione. Questa forza non si accende nel gruppo stesso, ma nei suoi nemici, che poi si calmeranno, per essere corretti, ad esempio, questi sentono improvvisamente di avere a che fare con qualcosa di diverso in un posto completamente diverso.

Le nazioni del mondo pensano che Israele fa girare il mondo, e Israele è davvero in grado di fare questo, per il bene del mondo, ovviamente. Se non lo fa, allora è un male per il mondo. Così si scopre che il popolo di Israele porta sempre il mondo sia in modo buono che nel cattivo. Per questo hanno il libero arbitrio: Come dei “deviatori”, loro dirigono la Luce di Ein Sof (Infinito) in un modo o nell’altro, determinando la sua influenza sul mondo e la forma che prenderà.

La questione è se siamo in grado di vestire questa Luce con la giusta intenzione al fine di dare, o se non abbiamo la giusta intenzione. Dipende da noi, da l’organizzazione Bnei Baruch (BB). La Luce gocciola, e noi siamo in lei, ma siamo in grado di tenere la giusta intenzione?

Se lo facciamo, la Luce che Riforma raggiungerà tutti e il mondo sarà corretto. Poi, naturalmente, anche i nostri nemici scompaiono, o, in altre parole, i desideri e le forze ostili spariscono. Questo accadrà se saremo uniti, allora daremo alla luce il giusto abbigliamento dell’unione.

Se invece siamo separati non diamo alla Luce che passa attraverso di noi il diritto di “rivestirci” e si trasforma in tenebre per il mondo, il suo opposto. E’ un male sia per il mondo che per noi, poiché l’umanità tornerà ad essere contro di noi, con la sensazione che siamo la fonte di tutti i suoi guai.

Questa risposta continuerà fino a quando avremo finalmente capito che non c’è altro modo, e che dobbiamo correggere noi stessi per rendere noi stessi e il mondo intero parte del Creatore, portandoLe contentezza.

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L’invidia non è un difetto

Domanda: I Kabbalisti attribuiscono l’invidia alle qualità che aiutano la persona ad uscire da questo mondo ed entrare nel mondo spirituale. Ma perché dovrei invidiare gli altri? Dopo tutto ognuno è speciale e ognuno sta seguendo il suo sentiero personale. Perché mai l’unicità di un’altra persona dovrebbe rendermi geloso e spingermi sulla mia strada?

Risposta: Io evoco in me l’invidia, la brama e il desiderio di essere rispettato di proposito. Non è proprio come per qualunque persona normale che invidia il successo degli altri o che cerca la stima. In questo mondo noi invidiamo tutti i tipi di cose senza senso e veramente vogliamo cose frivole. Io, al contrario, prendo solo ciò che è necessario per vivere e non considero tutto il resto. Quando ho tutte le necessità di base, io costruisco me stesso per il lavoro spirituale e in questa cornice io utilizzo strumenti come l’invidia.

Diversamente, non avrò nulla con cui avanzare. L’invidia, la brama e il rispetto sono i tre approcci egoistici, e su cosa lavorerei senza di loro dentro di me? Sono queste tre qualità che mi tirano fuori da questo mondo; è come uscire dai mondi di BYA verso il mondo di Atzilut.

Così se voglio lavorare spiritualmente, guardo al lavoro degli altri e annullo me stesso davanti a loro. Allora vedo loro come i più grandi della nostra generazione: Loro sono andati molto avanti, loro hanno raggiunto la fine della correzione, e io li invidio. Se non li invidio sono senza forza e non mi posso muovere. Io ricevo tutta la forza per avanzare dal mio ego. Il giusto avanzamento con la giusta intenzione, che significa la forma che è rivestita nella materia è condotta a me dalla Luce, mentre la materia in sé stessa attraverso cui io ascendo è il mio proprio ego.

Domanda: Ma come posso difendere la giusta intenzione dall’invidia?

Risposta: L’intenzione viene costruita in relazione all’invidia, alla brama e al desiderio di stima. Tu cambi l’invidia in invidia verso il Creatore, il desiderio di rispetto in rispetto per il Creatore, la brama e urgenza di aderire a Lui. Senno, che cosa correggi? Che cosa costruisci, un castello immaginario sulle nuvole?

Domanda: Ma ancora, quando io provo invidia, il suo fuoco mi consuma.

Risposta: No, tu permetti a te stesso di evocare l’invidia, la gelosia, e il desiderio di stima solo dopo la restrizione, quando non è più per te, ma allo scopo di comprendere di determinare “lo spazio del lavoro”. Tutto dev’essere sotto controllo; altrimenti tu non puoi neppure cominciare.

In breve, prova. Non aver paura di cadere preda dell’invidia. Comincia a lavorare sopra di essa. Sei fortunato se invidi gli amici; è una cosa buona. Dopo tutto, non abbiamo altra forza per avanzare. Se vivessi da solo, senza un ambiente, sarei come un animale. D’altra parte, se la società mi incita e mi stimola mostrandomi costantemente che gli amici hanno ciò che mi manca, mi aiuta ad avanzare nella vita. Ho solo bisogno di un ambiente speciale che mi offra buoni esempi che io invidio.
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(Dalla parte 4 della Lezione quotidiana di Kabbalah 12.09.2012, “Pace nel mondo”)

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Due desideri impegnati con il pensiero della Creazione

Il desiderio si divide in due parti a causa delle “quattro fasi della Luce Diretta”. Il primo gruppo di desideri appartiene al livello della radice, la prima metà del secondo livello di spessore. Il secondo gruppo appartiene alla seconda metà del secondo livello – Bina, il terzo livello, ZA e il quarto livello, Malchut.

Il primo livello è ancora parte della diffusione della Luce che agisce sul desiderio. La seconda parte appartiene al desiderio di ricevere che sviluppa diverse azioni e che vuole assomigliare alla Luce, che significa che appartiene alla reazione del desiderio alla Luce. La sua prima porzione, la metà bassa di Bina è la pianificazione dell’azione, come una “testa”.

Ma quando il desiderio si sviluppa, ogni livello include tutti i livelli che lo precedono. Nella fase uno c’è la fase radice, nella fase due c’è la fase uno e la fase radice, nella fase tre c’è la fase radice, fase uno e fase due, nella fase quattro c’è la fase radice, fase uno, due e tre. Ciò significa che ogni livello include tutte le fasi precedenti e aggiunge ciò che principalmente lo caratterizza.

La fase quattro, Malchut, è di fatto la creatura in cui tutte le altre fasi sono incluse, i vasi che hanno assorbito gli attributi della Luce e sono perciò chiusi alla correzione. Il livello del desiderio più puro che si trova nella creatura è il livello radice e i livelli uno e due sono chiamati “Israele”, mentre i livelli tre e quattro sono le altre nazioni del mondo che non possono correggersi da sé perché la Luce opera nei primi livelli mentre il desiderio determina tutto negli ultimi livelli.

Perciò i desideri di “Israele” possono essere corretti sotto l’influenza della Luce. Loro hanno solo bisogno di attrarre la Luce verso di loro quando lavorano contro il loro ego. Loro hanno ancora un piccolo desiderio di ricevere ed è come se non li disturbasse nell’avvicinarsi al Creatore. Il terzo e il quarto livello non possono attrarre la Luce da sé stessi poiché il loro desiderio è così forte che loro non possono neppure pensare a queste correzioni.

Ma in accordo con il pensiero della creazione, questi desideri devono essere corretti dal momento che la quarta fase è la vera creatura e lo scopo del Creatore. Israele è la connessione tra il Creatore e Malchut che può assorbire le qualità della Luce e con il suo aiuto, quando è incorporata e connessa con il restante desiderio, correggere la sua parte spessa.

Così c’è una commistione di desideri e come risultato, Israele include le nazioni del mondo e le nazioni del mondo includono Israele. Questa incorporazione viene dall’Alto, ma più tardi ci dovrà essere un chiarimento con l’aiuto del lavoro di Israele. Questa parte del desiderio che è penetrata profondamente negli altri strati può attrarre la Luce che Riforma e con il suo aiuto, chiarire sé stessa.

Certamente Israele deve percepire la pressione dell’AHP, delle nazioni del mondo che hanno bisogno di questa Luce, affinché il desiderio di attrarre la Luce sia formato. Israele di per sé non ha bisogno di nulla; inizialmente è solo i vasi di GE, Bina. Ma quando fa esperienza della pressione delle nazioni del mondo, sente che ha bisogno della correzione.

Allora Israele richiama la Luce che Riforma e corregge sé stessa quando si connette al corpo collettivo, GE. Il desiderio collettivo che essi allora costruiscono è chiamato “Terra di Israele”, e la connessione tra loro è chiamata “Knesset Israel” (l’Assemblea di Israele) o Shechina, l’assemblea di tutte le anime di Israele, poiché questa parte è già indirizzata verso la Luce (Israele significa “Yashar El” – “dritto al Creatore”).

Se Israele si occupa della correzione, la Luce Circostante comincia ad agire persino sulla seconda parte del desiderio, sulle nazioni del mondo, quando porta loro pace. Se Israele non si preoccupa della propria correzione, le nazioni del mondo sentono pressione e iniziano a fare pressione su di lei più fortemente. Le nazioni del mondo spingono Israele ad unirsi con le buone o con le cattive.

Il processo di correzione è reciproco: GE lo inizia e poi le nazioni del mondo vi si uniscono. Come il processo avrà luogo dipende da Israele, se loro affrettano i tempi, che significa se aspirano alla correzione o meno.

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(Dalla parte 1 della Lezione quotidiana di Kabbalah 9.09.2012, Shamati #46)

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La formula per portare compiacimento al Creatore

Tutta l’umanità è un corpo spirituale e la correzione non è intesa per la parte che può essere spronata a farlo ma in realtà per la parte che non può.

È possibile recare compiacimento al Creatore solo se noi completiamo tutta la formula. Correggo me stesso allo scopo di connettermi a Israele—per correggerlo, e poi per correggere tutte le nazioni del mondo.

Questo significa che la mia preghiera dovrebbe includere i seguenti componenti: me che correggo me stesso per costruire un desiderio comune con gli altri, la parte corretta del desiderio chiamata “Israele” o “Shechina” e Malchut.

Tutto ciò è per connettersi con le nazioni del mondo—per recare compiacimento al Creatore.

Noi dovremmo pianificare la fine del processo e questo è il motivo per cui io lo inizio. Se io non fossi d’accordo con il risultato finale—compiacimento al Creatore, non comincerei l’intero processo, dal momento che allora ciò sarebbe un’azione egoistica.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 9.09.2012, Shamati 46)

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Quattro passi verso Keter

Quando si rivelano in noi delle intuizioni spirituali, di fatto cominciamo a vedere e a capire gradualmente e in modo sempre più chiaro che ogni cosa dipende dal “luogo” (il Creatore), il che significa dal numero e dall’intensità dei miei discernimenti che rivelano la realtà spirituale e che mi mostrano fino a che punto sono connesso a tutti gli altri. Tutto dipende dal numero dei discernimenti e principalmente dalla loro intensità e dall’intensità della connessione.

Ognuno di noi scopre improvvisamente diversi discernimenti della propria percezione egoistica, ma rinuncia al proprio ego al fine di connettersi con gli altri. Si scopre che una “ammaccatura” appare nel mio desiderio di fronte ad un “rigonfiamento” nel desiderio dell’amico, ed un “rigonfiamento” del mio desiderio appare opposto alla sua “ammaccatura.” Quindi ci connettiamo, poiché ognuno si arrende all’altro.

Si scopre che ho rinunciato ai miei interessi al fine di connettermi all’amico, ma lui, nella sua percezione, scoprirà questi “rigonfiamenti” del mio ego e annullerà sé stesso per connettersi con me. Dunque, noi non annulliamo il nostro ego, ma lo utilizziamo costantemente attraverso più “rigonfiamenti” e “ammaccature.” La nostra percezione sensibile e raffinata e la sua intensità dipendono dalla quantità di tali connessioni, nelle quali scopriamo sempre più discernimenti.

Questo è come il vaso generale costruito per l’interesse generale. Più scopro mancanze comuni, più posso annullare me stesso e connettermi con gli altri. Ma poi devo pensare al motivo per cui lo sto facendo —per la rivelazione della Shechina (Divinità). Qui devo raggiungere un’ulteriore connessione che è più interiore e per uno scopo più alto, scoprendo che è il Creatore.

Il Creatore non è una qualche personalità, ma un discernimento che ho rivelato come conseguenza della mia chiarificazione. È la Sefira superiore di Keter, che scopro dopo aver chiarito tutte le Sefirot che la precedono. Proprio come il comandamento dell’amore, che dobbiamo raggiungere, ma che in realtà non siamo in grado di raggiungere. Esso si rivela a noi da sé se attuiamo tutti i comandamenti che lo precedono.

Avviene lo stesso quando si tratta di connessione. Se io lavoro con il mio punto nel cuore nel gruppo e mi connetto con gli amici, allora all’interno di questa connessione, in tutte le quattro fasi, scopro la loro radice interiore chiamata Shechina. La Shechina simboleggia la rivelazione del Creatore.

Non posso costruire da solo quest’ultima fase, Keter, colui che dona. Si rivela poiché salgo i quattro gradini verso di essa.

Ho fatto tutto quello che era in mio potere, ho rivelato da solo le quattro fasi e le forme di connessione, e poi scopro la fase Keter sulla quale però non posso lavorare da solo. Questa è la Shechina. Da parte mia, posso completare il lavoro e così vi sarà una scoperta che mi attende, come è detto “ho faticato e ho trovato.”
[80466]

(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah 13.06.2012, “L’Arvut (la mutua garanzia)”)

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