Pubblicato nella 'La mia somiglianza con il Creatore' Categoria

Cambiamenti che conducono verso l’uguaglianza

Domanda: Che cos’è il centro del gruppo?

Risposta: Il centro del gruppo è il centro della nostra realtà, il suo principale punto spirituale. La realtà non esiste da se, ma esiste riguardo alla persona che la raggiunge. È possibile raggiungere la realtà unicamente al centro del gruppo, dove io annullo il mio ego e mi connetto con gli altri in maniera ugualitaria in modo che questo si stabilizzi dentro di me.

Allo stesso tempo, io cambio le relazioni tra di noi di proposito, alcune volte io mi sottometto davanti agli amici vedendoli come i più grandi della generazione, e altre volte m’innalzo sopra di loro per poter donare qualche cosa da me. Alla fine, vedendo il gruppo alcune volte dall’alto e altre dal basso, io trovo un’attitudine ugualitaria verso di esso. Quest’uguaglianza non esiste al principio, è il risultato del mio sforzo.

Da una parte io desidero ardentemente di essere sopra gli amici per poter aiutarli, e dall’altra parte, mi metto sotto di loro per poter vivere e per essere chi riceve attraverso di loro. Da questi due poli, io scopro all’improvviso ciò che significa essere uguali, anche se io non ho anelato questo prima e non vedevo questo punto. Io vedo me stesso in Ein Sof più alto di tutti quanti (+°°) e allo stesso tempo Ein Sof più basso degli amici (-°°), e all’improvviso scopro il centro del gruppo dove tutti sono uguali e scopro che realmente esiste. La mia vita corporale resta indietro e riamane soltanto la devozione, la garanzia mutua, l’adesione con tutti. Io sento di chiamare sempre di più la Luce che riforma, la Luce Circostante che riempie tutto lo “spazio” dei miei attributi. Scoprendo più poteri, più supporto, più cura dall’esterno, io sento di stabilizzarmi, e quello è il centro del gruppo.

Nel centro del gruppo io scopro realmente il gruppo, gli amici, e non importa che cosa scoprano, nella mia realtà tutto è completamente preciso. È cosi poiché il mondo di Ein Sof esiste già, e la discesa in questo mondo è solo per costruire i gradini della scala della rivelazione spirituale, la ricognizione, la comprensione e il sentimento in noi. Quando questi gradini appaiono a una persona e lei inizia a salire, non dipende più da nessuno: Tutti sono in Gmar Tikkun (la fine della correzione). Io sono di fronte al posto dove esiste la Luce di Ein Sof e tutto dipende da me, tutto e tutto sulla realtà è in me, e lì io scopro la verità. Ma questa realtà dipende dal mio investimento, nella mia lealtà al gruppo, all’insegnante e alle fonti, ed io devo rivelarlo in pratica.

Non c’è niente oltre il centro del gruppo, io scopro di dover diventare il centro del mondo intero, il posto dove si riuniscono tutte le anime, tutte le corruzioni e tutte le correzioni. Questo è Malchut di Ein Sof con tutto quello che deve prendere e includere in esso. In altre parole, quando una persona consacra se stessa a Malchut di Ein Sof, la Divinità, volendo diventare una parte inseparabile di essa, diventa se stessa Malchut di Ein Sof, e da questo si connette con le prime nove Sefirot, cioè, con tutti i mondi fino a Ein Sof,e quindi avanza.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 22.05.2012, “Conversazione riguardo il Workshop”)

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“Ecco quanto è buono e quanto è piacevole che i fratelli dimorino assieme “

“Ecco quanto è buono e quanto è piacevole che i fratelli dimorino assieme ” Codesti sono gli Amici che, quando stanno seduti assieme, non si separano uno dall’altro. All’inizio sembrano uomini facenti la guerra, che vogliono ammazzarsi a vicenda. E dopo tutto ciò, loro tornano ad essere nell’amore fraterno. E allora loro esclamano: Ecco quant’è buono e quant’è piacevole che i fratelli dimorino assieme. Facendo questo, loro raggiungono la somiglianza con il sistema integrale della natura e corrispondono ad esso. E nel loro amore comune, rivelano l’essenza della natura, la sua perfezione e l’eternità.
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Il Libro dello Zohar, Capitolo “Acharei Mot”

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Rimanere al di sopra del rifiuto

Domanda: Come dovrei lavorare con il male che viene rivelato?

Risposta: Il metodo della Kabbalah è inteso per la correzione della nostra inclinazione al male, cioè il desiderio corrotto che è diretto completamente a proprio beneficio, invece di dazione verso un’altra persona. Questa correzione ci aiuta a diventare simile alla Luce, il Creatore. In base alla somiglianza della forma, la Luce si veste in un vaso, e allora sentiamo la realtà Superiore.

Domanda: Cosa succede nel  rapporto tra gli amici se io sento invidia e odio?

Risposta: Nonostante i vizi che vengono rivelati, voi continuate ad andare e a cercare di unirvi con gli amici oltre questa corruzione. C’è la natura, ma noi dobbiamo andare oltre essa. È così che correggiamo noi stessi. Noi non stiamo distruggendo l’egoismo, ma stiamo lavorando su di esso.

Io non sopporto il mio amico, non voglio interagire con lui. Tuttavia, io cerco di connettermi con lui al di sopra di questo rifiuto.

Dopo tutto, questo rifiuto è il risultato del mio desiderio corrotto egoista. Con il proposito della correzione, io cerco di superarlo e tratto il mio amico in maniera diversa, con amore.

Entrambe le forme coesistono dentro di me. Io riconosco il mio rifiuto, e allo stesso tempo, io cerco di esprimere un’attitudine diversa, vedendo il mio amico come una grande persona.

Questo è il nostro lavoro.
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(Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.05.2012, Lo studio delle dieci Sefirot)

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La vita della dazione: Facile e bella

Oggi, poco a poco, si sta rivelando una sempre più profonda e rigorosa interconnessione tra i paesi, le nazioni e le persone. Anche individualmente, siamo collegati attraverso catene con diverse maglie. Tuttavia, c’è un certo problema: non sono ancora in grado di realizzare correttamente questa connessione.

La crisi moderna si sta espandendo e abbraccia il mondo. Non finirà, anche se molti stanno promettendo che presto le cose inizieranno a migliorare.

I problemi non finiranno fino a raggiungere l’equilibrio. Dopo tutto, la causa della crisi è lo squilibrio, in altre parole, la mancanza di connessione tra noi.

Ecco dove si scopre la legge della garanzia reciproca. La Torà ci spiega che alla fine una persona amerà il prossimo come sé stesso.

L’amore” è proprio l’unità sistematica, quando ogni persona lavora per il bene di tutti, e vi è assoluta armonia tra di noi. Alla fine, una volta raggiunta la correzione finale, tutti noi, ancora una volta, diventeremo parte di una sola anima, come gli organi del corpo che operano in modi assolutamente diversi, ma esistono in armonia unificata, e questo è il motivo per cui il corpo vive.

Ogni organo svolge il proprio lavoro, la propria funzione, ma nel quadro di un programma comune che comprende e obbliga tutti a lavorare insieme. Al contrario, quando vi è uno squilibrio tra le parti del corpo, appaiono le malattie.

Dobbiamo trattare la correzione secondo lo stesso principio. Oggi, io esisto in assoluto e totale egoismo. Voglio che tutto “funzioni” su mio comando, eseguendo i miei desideri, e che pensi come me. Noi tutti iniziamo il nostro viaggio in questo stato.

Nella prima fase di lavoro su me stesso, devo giungere al grado di Hafetz Hessed. Non capisco nel modo degli altri. Come una ruota dentata, mi libero del “girare sul mio asse”, secondo i desideri dei miei vicini. Fai quello che vuoi da me. Sono pronto a “girare” su vostra richiesta, come se non avessi un desiderio mio, come se non fossi io, ma una forza di sostegno destinata a voi.

Stiamo parlando di un grado molto elevato. Dopo tutto, devo lavorare con il mio egoismo in modo che non sarà possibile ottenere nel mio modo di servire gli altri.

Per fare questo, devo conoscere i desideri degli altri e non essere mai di intralcio della loro realizzazione, essere assolutamente neutrale. Ci riferiamo a una correzione enorme, nel corso della quale ho creato schermi degli zero gradi, in primo luogo, e secondo il mio desiderio in più.

Poi, mi alzo al grado successivo. Dirigo i miei desideri, le mie capacità, le mie qualità, e il potenziale di tutta la mia forza ed energia, tutto, verso il beneficio dei miei vicini. Ora, il mio egoismo non è solo neutralizzato, non sono solo liberamente in esecuzione su un asse, ma io sono collegato al mio stesso motore che lavora a loro favore. Questo è il grado di amore. Ti do tutto per il suo bene.

Questo percorso si estende dal nostro mondo al mondo dell’infinito (∞) attraverso 125 gradi. Parte di essi li realizzo al grado di Hafetz Hessed, essendo neutrale, e l’altra parte la realizzo  attivamente mettendo i miei sforzi in vantaggio dei miei vicini.

Durante la prima fase, posso correggere 248 desideri e durante la seconda fase, posso correggerne 365. Nel complesso, la correzione di 613 desideri è chiamata “osservare i comandamenti”. In questo modo, il desiderio comune è suddiviso secondo la mia struttura interna.

Tutto questo per raggiungere una completa e assoluta mutua garanzia, uno stato dove potremo interagire con tutti in armonia, proprio come qualsiasi altra persona.

Quindi, è chiaro il tipo di correzione al quale l’umanità deve arrivare: tutti percepiscono e comprendono al loro interno tutta la realtà fino al punto di una piena identificazione con essa. Questo è il motivo per cui la Kabbalah si sta rivelando ora, perché se non sappiamo come realizzare questo, allora il nostro cammino sarà molto difficile e doloroso, anzi, sarebbe davvero la “via della sofferenza.”

Tuttavia, se cerchiamo di agire in gruppo, il nostro cammino non sarà facile, ma sarà buono (la freccia rossa sul grafico). Ci riuniamo insieme, percependoci tra di noi, evocando la Luce, e funziona su di noi, ci influenza, e ci desta. Attraverso il sentirsi reciprocamente l’un l’altro, consentiamo alla luce di fare il suo lavoro.

Questa è l’essenza del metodo. Non sai e non capisci niente, non sei capace di nulla, ma desideri “ingoiare” tutto il piacere, e hai solo bisogno di imparare a evocare la Luce. Se si impara, si raggiunge il successo così facilmente ed in modo bello, insieme a tutti nella gioia.
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Tutti i cambiamenti sono dentro di me, non al di fuori

L’umanità si è sviluppata per millenni, ma in quale direzione? Se guardiamo la natura, vediamo che essa tende verso l’equilibrio. Caldo e freddo, pressione e vuoto, si bilanciano uno con l’altro.

Tutti i fenomeni naturali tendono verso l’equilibrio delle forze e l’inclusione reciproca, poiché questo è lo stato più costante e stabile, libero dalla pressione. Alla fine, tutto sarà in equilibrio. Da questo possiamo comprendere ciò che ci dicono i Kabbalisti riguardo alla nostra situazione e sul fatto che dobbiamo raggiungere lo stato di equilibrio con il Creatore, con la natura, giacché il Creatore e la natura sono la stessa cosa.

Che cosa significa arrivare allo stato di equilibrio con Lui? Il Creatore è l’attributo di dazione e amore, e noi dovremmo raggiungere la stessa cosa che ci piaccia o no. Il Creatore ci dona costantemente, e dall’interno, mette in funzione il “motore” del nostro ego crescente in modo che sentiamo che siamo sotto una pressione crescente, in uno stato che è in disequilibrio crescente con il Creatore.

Questo ci costringe a fare qualche cosa. Fino ad ora e sempre nel corso della nostra storia, cioè del nostro sviluppo, abbiamo cercato di bilanciare la pressione con l’aiuto di diverse tecnologie, strutture sociali, abitudini e mezzi per proteggerci dal caldo e dal freddo, dalla pressione e da altri cambiamenti del genere.

La natura è costante, mentre noi siamo in costante sviluppo dall’interno da una catena di Reshimot (reminiscenze) che cambiano costantemente. La nostra resistenza verso la natura cresce costantemente.

Tutti i cambiamenti hanno luogo dentro di noi. Anche se vediamo i cambiamenti nel mondo esteriore, come periodi geologici e storici, generazioni e quant’altro, tutto ha luogo dentro di noi.

Noi irradiamo questa realtà verso l’esterno, anche se all’esterno non c’è niente. Una persona è una “scatola” chiusa, e il disegno del mondo è dipinto al suo interno. Tuttavia, lei sente questo disegno come se fosse all’esterno.

In maniera similare, i nostri occhi capovolgono questa immagine. L’occhio coglie il mondo intero in maniera opposta, e poi il cervello la gira di nuovo. Se ci mettessimo degli occhiali che fanno la stessa cosa, dopo un po’ il cervello si abituerebbe e metterebbe il disegno nella giusta direzione. Questo illustra il fatto che tutti i cambiamenti hanno luogo dentro di me, e non all’esterno.

Perciò diciamo, com’è scritto: “Non esiste nulla tranne Lui”, l’unica forza costante che opera e mi influenza. Lui ha preparato tutte queste Reshimot (geni informativi) dentro di me, e tutto quello che scopro nella mia vita, nel mio mondo, nella mia realtà, sono il risultato delle mie Reshimot. Sono responsabili di tutto ciò che posso vedere, udire, gustare e sentire.

Devo cercare costantemente di ricordare questo, se c’è qualche cosa da cambiare, sono io. Il metodo Kabbalista non è inteso per la correzione del mondo, ma, con il suo aiuto, una persona corregge sé stessa e la sua propria percezione. E quindi, malgrado la conoscenza comune, se una persona vuole entrare nel disegno spirituale, deve focalizzare di nuovo la propria visione.

I disegni tridimensionali si basano sullo stesso principio. Per poterli vedere, la persona deve focalizzare di nuovo la propria visione. Come facciamo a cambiare la focalizzazione per poter vedere il nuovo strato della realtà? È molto semplice. Dobbiamo accettare il mondo come una realtà controllata da una forza e che tutti i cambiamenti hanno luogo attraverso le mie Reshimot.

Io cerco costantemente di percepire e di comprendere la situazione, che sono sempre davanti a quest’unica forza dentro di me e che le Reshimot, che cambiano costantemente dentro di me, sono opposti a questa forza. Allora, io devo raggiungere l’equilibrio del quale parliamo in ogni momento della mia vita.

La legge principale della natura è questa, nonostante tutto ciò che è evocato dentro di me, io costruisco me stesso in modo da somigliare al Creatore il più possibile, e non essere diverso da Lui nei miei attributi. Questa è la cosa principale.

Raggiungendo il livello attuale, io mi innalzo al livello seguente. Quindi, io mi equilibrio con il Creatore in ogni parametro, in tutti i 125 gradi, diventando totalmente uguale e simile a Lui, e raggiungendo l’equilibrio totale.

Nell’insieme, è uno schema semplice. Il mondo è costante, ma cambia dentro di me, lo colora di nuovo ogni volta, ed io devo essere in equilibrio con la forza che dà e stabilizza il disegno attuale per me.
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(Tratto dalla lezione n.3 del Congresso One di New Jersey, 12.05.2012)

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Provare abiti di Luce

In effetti, tutta la Torà parla delle intenzioni così come la direzione verso cui le persone dovrebbero orientare i propri desideri, lavorando, formando e organizzandoli in una via dove gradualmente raggiungono un livello maggiore di similarità con la Luce. La Luce non discende a noi nella sua forma originale, semplice e astratta. E’ già “pre-formata.” Dopo che la Luce è entrata nel desiderio, si trasforma in accordo con le Sue qualità cosicché si possano combinare tra loro.

Nel nostro mondo, noi vediamo quanto l’acqua facilmente entri nel vaso e ne prenda la forma. Tuttavia, nella spiritualità è differente: la fusione non avviene sino a che la forma del riempitore e i vasi non coincidano completamente. Questo stato è chiamato fusione” o “completa somiglianza delle proprietà” che dovrebbe essere adeguato alle condizioni che sono differenti a ogni particolare livello di avanzamento. A un livello maggiore ci si aspetterà una forte somiglianza con le proprietà; ogni passo susseguente avrà bisogno di un più alto grado di combinazione fino a che non raggiungiamo una fase dove il vaso richiede la forma della Luce e la loro unità finale. Questa è la ragione per cui noi costantemente cerchiamo la forma corretta che ci permetterà di corrispondere alla forma del Creatore.

La Luce è sempre distinta ed è benevola. E’ sempre la stessa; permanentemente giace in assoluta calma, come è scritto:”Io, HaVaYaH, non cambio Me stessa.” Significa che la Sua intenzione è sempre la stessa. Tutti i cambiamenti avvengono attraverso di noi, e questo perché noi dobbiamo costantemente cercare una forma che dovremmo raggiungere in modo da essere “appropriati” per la Luce, il Creatore.

Similarmente, quando le persone s’innamorano e cercano di migliorare i sentimenti reciproci, loro pensano a come apparire, di che cosa dovrebbero parlare, e come comportarsi affinchè sia corretto e accettato dall’altra parte. Quando arriva dalla Luce, dovremmo agire in maniera simile.

La Luce ci porta dinanzi a certe condizioni che sono denominate “gradini spirituali”. Ognuno di loro è associato con uno specifico tipo di Luce che è “vestita” in una forma particolare e giace all’interno in un vaso adeguato. Il nostro compito è di prendere i nostri “abiti” alla somiglianza con Lui. Allora, il contatto tra la Luce, il Suo “vestito” a un maggior livello, e il desiderio (vestito altruistico della Luce ad un gradino inferiore) dovrà avvenire. Solo mediante determinate circostanze si uniranno.

L’intera Torà è dedicata a questo processo; non c’è niente eccetto questo. A ogni livello, dal peggiore e inferiore fino al maggiore, tutto è definito solamente dalla somiglianza tra il vaso e la Luce. La corrispondenza tra il vaso e la luce è chiamata “intenzione”. Tutto questo tratta il luogo verso dove è orientato il vaso e cosa si sforza di raggiungere. Non esiste nient’altro in questo regno.

A noi appare che si trovino solo oggetti materiali attorno in questo mondo che ci confondano e nascondano la reale essenza dalle nostre attività da noi stessi. Qualsiasi situazione trattiamo all’interno di questo mondo, noi continuiamo a interagire con livelli della nostra adeguatezza alla Luce.

Il linguaggio della Kabbalah parla di questo apertamente e chiaramente. Descrive il tipo di cambiamenti interni che dobbiamo raggiungere al fine di rivelare la Luce generale. Il nostro incarico durante l’apprendimento della Kabbalah è di “provare” tutto quello che impariamo e vedere come “veste” su di noi e a questo punto capire come dovrebbe essere la nostra unità.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 8.04.2012, Lo studio delle Dieci Sefirot)

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Come possiamo raggiungere Atzmuto

Domanda: Il Creatore ci da tutto: ci fornisce traduttori, aule di studio, Learning Center, ecc. Perché Lui non può concederci la correzione?

Risposta: Il Creatore può darci tutto, ma non può fare che la creazione raggiunga Lui, e diventi simile a Lui.

Che cosa significa che il Creatore ci garantisce le assemblee e ci fornisce la terra? Perché Lui ha creato i nostri congressi e le nazioni nelle quali viviamo? Perché ne abbiamo bisogno? Potevamo benissimo rimanere nel mondo dell’Infinito. Perché siamo scesi da cinque mondi in questo regno? Per sentire i problemi e sperimentare gli stati che attraversiamo? Chi ha bisogno di questo? Se domandi a qualsiasi persona nel mondo, ti dirà che nessuno li vuole.

Il Creatore ha fatto solamente una cosa – un punto!- nient’altro. La Luce è entrata nel punto e ha iniziato a interagire con esso. La qualità della Luce è la dazione; la qualità del punto è ricevere. Costituiscono due stati opposti: il più e il meno, un microscopico potere della Luce (dazione) e una piccola parte forza di ricezione contraria a essa. Queste due forze si evolvono costantemente.

Il Creatore non ha fatto altro che questo. Il Creatore è qualcosa di intermedio, esterno che è chiamato Atzmuto (Da Se). Per poter raggiungere le proprietà di Atzmuto ed essere capaci di percepire Lui, noi dobbiamo combinare le due proprietà in modo che diventino uguali, simili una all’altra; la proprietà di ricevere dovrebbe diventare identica alla proprietà di dazione. In altre parole, la proprietà di ricezione dovrebbe imparare a donare nella maniera in cui il potere di donare lo fa.

Quando diventiamo uguali alla proprietà di dazione (la Luce), iniziamo a bilanciarci tra queste due forze, e perciò sperimentando la forza Atzmuto, che ha creato sia la Luce sia il desiderio. La Luce si origina direttamente da Atzmuto ed è infatti la Sua proprietà chiamata “qualcosa da qualcosa”, mentre il desiderio egoista rappresenta “qualcosa da niente”. Tuttavia, entrambi derivano dal Creatore.

Perciò, appena acquisiamo la similitudine tra il desiderio e la Luce, facendoli paralleli uno con l’altro, iniziamo a sentire una terza forza.

Nella Kabbalah questa nozione è espressa con l’idea delle tre linee. La linea sinistra sta per il potere del desiderio (egoismo); la linea destra simboleggia il potere della Luce (dazione), mentre la linea centrale è la terza forza che emerge dal confronto tra le prime due.

Quando riceviamo una parte che appartiene al desiderio e allo stesso tempo prendiamo una parte dalla Luce, noi confrontiamo entrambe dentro di noi in maniera che siano in equilibrio e uguali; ed è cosi che riveliamo il Creatore utilizzando la linea di mezzo.

Qui stiamo parlando di leggi fisiche; non c’è nient’altro. È così in qualsiasi altra scienza; usiamo il metodo del confronto per trovare un terzo parametro, il valore iniziale. In che altro modo potremmo definirlo?
Per essere riconosciuti, abbiamo bisogno di dimostrare almeno due delle nostre proprietà opposte, in modo che confrontandole un’altra persona possa riconoscere e comprendere chi siamo. Solamente confrontando diverse qualità sarà possibile comprendere, misurare e pesare qualche cosa.

Questo è il motivo per il quale il Creatore ci da la possibilità di esistere tra “un più e un meno”. Ricevendo da Lui e confrontando quello che abbiamo ricevuto, noi raggiungiamo Lui. Questo si applica a tutte le sfere della nostra vita. In tecnologia, noi identifichiamo il tipo di energia conoscendo il consumatore. Senza l’egoismo e la Luce che fluisce attraverso il nostro ego, non possiamo realizzare con chi abbiamo da fare.

Dopo che il Creatore ebbe creato il punto oscuro opposto alla Luce, due qualità (il più e il meno) continuano a evolvere da se. Non succede nient’altro. L’atto di creazione si è fermato a questo punto, inoltre, noi vediamo che l’avanzamento va da se e si origina dai due opposti. Non c’è interferenza da parte Sua da Atzmuto (Lui, Lui stesso).

La nostra natura si evolve di continuo: ciò significa che possiamo dire: “Il Creatore non esiste!” Vediamo che tutto intorno a noi accade secondo alcune norme; la vita è definita da leggi rigide che esistono universalmente.

Tuttavia, se lottiamo per trovare Lui (raggiungere il livello superiore) dobbiamo iniziare a metterci sullo stesso piano. Come? – Solamente mettendoci tra un “più” e un “meno”. Come possiamo metterci in tale condizione? – Solamente se associamo il nostro “meno” al nostro ego e riusciamo a collegare il “più” con il gruppo.

Sotto il “nostro ego” non significa feste, bevute, mangiate, intrattenimento o molto tempo di oziosità. No. Significa la nostra resistenza a essere in connessione con i ragazzi del nostro gruppo. Questo è l’unico fattore che fa la differenza. Se continuiamo a cercare di unirci con i nostri amici oltre il nostro ego, avremmo eventualmente tale dipolo, tale forza di campo magnetico che saremmo capaci di rivelare il Creatore in esso. A questo livello di unione con il gruppo, emerge la proprietà di Atzmuto.

Io sto parlando di condizioni fisiche elementari. Non possiamo ignorarle. Il problema è che ci dobbiamo situare dentro questo schema. Ci proveremo!
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(Tratto dalla lezione n.1 del Congresso di Vilnius, 23.03.2012)

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Verificare la connessione con il Gruppo

Noi dobbiamo capire che ci sono solo due stati nella nostra vita, nella nostra realtà: uno stato di oscurità, un’ombra, o uno stato di Luce, di connessione, la rivelazione del buono e benefattore. Non c’è niente nel mezzo. Se ascoltando questo una persona cerca costantemente di chiarire gli stati che attraversa, che sia un’ombra oppure la rivelazione del Creatore, avanzerà lungo la linea di mezzo.

Baal HaSulam, Shamati, Articolo 8: “Qual è la differenza tra l’Ombra della Kedusha e lo Stato di Sitra Achra”: “Invece, tutti i cambiamenti sono nei riceventi. Noi dobbiamo osservare due discernimenti in questa ombra …”.

Il primo è quando una persona può ancora unirsi con gli amici superando i pensieri sulla separazione e “l’offuscamento” dei sensi. Può ancora superare l’oscurità e l’occultamento e capisce anche che ha perso lo scopo, la via del Creatore.

Ma nel complesso, nessuno conduce un vero auto criticismo, “Perché mi sento in questo modo? Da dove proviene questo sentimento?”. Non sono il mio stesso psicologo, mi sento semplicemente bene o male, come un bambino. Io non calcolo chi mi manda questi pensieri e questi sentimenti. Mi “lascio cuocere” in essi e sprofondo nel mio corpo come un bambino piccolo.

Inoltre una persona deve conoscersi ed esaminarsi: “Cosa ha convocato i miei sentimenti ed i miei pensieri? Come posso ascendere al di sopra di me stesso, al di sopra dell’attuale stato? Come posso uscire da questo pantano tirandomi fuori per i capelli?”. Una persona si guarda sempre dall’esterno, “Si, sono immerso nel mio desiderio egoistico. Si, esso mi controlla. È vero, non mi permette di connettermi, non mi fa alzare per la lezione, mi forza a disconnettermi, fa in modo che la vita quotidiana, con tutti le sue relazioni, sembri più importante. Ma vedo che sono in questo stato e che è opposto allo scopo”.

Come posso capire e riconoscere questo? Quando sono anche connesso a qualcosa di esterno, al gruppo. Qui arriva il momento della verità; posso verificare se ero davvero connesso al gruppo oppure no. Se non ero connesso, sento solo me stesso: mi sento male, non voglio niente, ecc … Inoltre, non cerco nemmeno di rendermi conto di questo e scorro semplicemente via senza speciali pensieri o desideri.

Ma se ero connesso al gruppo, se avevo un’alleanza con gli amici, in base alla quale devono aiutarmi persino se cado e prendo un’altra direzione, le connessioni interiori sono mantenute, farò attenzione a come mi vedono, e non mi dimenticherei del tutto del mio impegno. Loro mi supporterebbero ed io potrei vedermi dall’esterno e chiarire i miei sentimenti.

Per questo io sarò diviso in due: il mio io e la mia attitudine verso il gruppo. Solo allora, restando aggrappato alla connessione con gli amici, sarò capace di chiarire e verificarmi, ed attraverso questo, cominciare l’ascesa che segue la discesa. In altro modo, non ho possibilità: semplicemente cado e lascio. In questo modo una persona può superare il primo tipo di ombra, giustificando l’attuale stato e capendo che gli è stato mandato dal Creatore. Allora può chiamare il Creatore per l’aiuto.

Perché mi rivolgo a Lui? Non per sentirmi meglio, perché allora chiederei di annullare la mia inclinazione al male, che Lui ha creato, aggiungendo la Torà come una spezia. Così io dovrei chiedere la spezia, in modo tale che il potere dell’amore e della dazione, il potere della connessione, venga dall’Alto e mi renda capace di avanzare verso l’altra linea.

“Quando qualcuno ha ancora l’abilità di superare l’oscurità e l’occultamento che sente, di giustificare il Creatore e pregare il Creatore che gli apra gli occhi per vedere che tutti gli occultamenti che si sentono derivano dal Creatore”.

Quando una persona è lasciata indifesa e non vede via d’uscita, quando maledice il Creatore, gli amici e la vita, sta anche guardando se stessa dall’esterno ed all’improvviso vede la possibilità di una svolta, può domandare che il Creatore la salvi. Perché? Perché non accetta lo stato in cui la provvidenza del Creatore sembra cattiva e non può giustificarlo. Una persona si sente male perché pensa male del buono che fa il bene, essendo opposta a Lui. Se la vita sembra cattiva, è un segno che sono opposto al Creatore.

Noi dobbiamo costruire un Masach (schermo) e la Luce che Riforma al di sopra di tutte le situazioni. Anche nelle peggiori situazioni devo vedere il Creatore come la loro fonte, come la Luce che è piena di tutta l’abbondanza infinita, ma che è frammentata dentro di me e si trasforma in un sentimento cattivo, in un’ombra, nell’oscurità, siccome i miei attributi sono opposti al buono e benefattore, opposti all’attributo della dazione e dell’amore.

Perciò noi avanziamo ogni volta che chiariamo le cose correttamente. La cosa principale è scoprire costantemente questo punto, “Cosa sento? Chi mi sta mandando questi sentimenti? Perché sto sperimentando questo sentimento?”. Questo è l’intero principio del nostro lavoro ed è questo che divide l’umanità nell’1% e nel 99%.
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(Dalla lezione dal Brasile del 3.05.2012, Shamati 8)

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I livelli dell’ascesa

Non importa quanti ostacoli incontriamo lungo la strada, quanta disperazione, sconforto, idee diverse, pensieri e sentimenti egoistici e cattivi, pena, indifferenza, tutto questo crescerà piano piano e creerà un enorme desiderio che è chiamato la sensazione dell’ “esilio in Egitto”. Solo scoprendone la totale grandezza, saremo in grado di intravvedere la redenzione dalle sue oscure profondità.

Dunque, il pensiero della redenzione si aggiunge alla sensazione dell’esilio e ci porta alla libertà. L’oscurità che sentiamo trovandoci davanti al Faraone e la fuga da questa oscurità, sono tutti importanti chiarimenti dentro la Luce che è rivelata ad un uomo che lavora per uscire dall’esilio.

La Luce gli fa sentire un’oscurità che cresce sempre di più ed ha paura del posto in cui si trova, delle sue stesse qualità. La cosa principale a questo riguardo è non torturarci e non lasciarci andare, ma capire che dobbiamo attraversare fino in fondo la sensazione dell’esilio. Infatti, questa è la rivelazione della natura della creazione, della quale è scritto: “Io ho creato l’inclinazione al male”. Adesso il nostro lavoro consiste solamente nel chiedere la Luce che Corregge.

Quando tutta questa situazione sarà completamente chiarita nella percezione di un uomo, egli capirà che i cambiamenti non avvengono a livello fisico, ma al livello delle caratteristiche che rivelano la relazione tra di loro. Esiste un sistema generale e tutte le sue parti sono interconnesse in totale interdipendenza. Questo è il modo in cui tutta la creazione è stata creata.

Ma, poiché questa connessione arriva dall’Alto, ne viene rivelata solamente la Luce più debole, la Luce di Nefesh, e allora la forza della repulsione e dell’odio, l’ego, viene rivelato tra tutte le parti separate e lentamente cresce. Questa era già la creazione reale che era stata creata al di fuori del precedente stato perfetto. L’essere creato fu frantumato e adesso dobbiamo lavorare per rimetterlo insieme.

Non cambia niente nel mondo fisico. Dobbiamo immaginare un quadro nel quale le qualità interiori delle cose cambiano, le relazioni, che sono totalmente staccate dalle forme fisiche del tempo, movimento e spazio. Questo sarebbe molto di aiuto.

Dovremmo capire che un uomo non ha alcuna connessione con la Luce in cui si trova, se non desidera connettersi con gli altri. Solamente se fa degli sforzi per connettersi con gli altri al di sopra del naturale sentimento di rifiuto, richiama e attira su di sé la Luce che lo circonda.

D’altra parte, possiamo dire che un uomo si connette al Creatore solamente attraverso il sistema generale. Nella misura in cui l’uomo compie questa connessione, egli realizza un contatto con la Luce superiore.

Non ci sono altri mezzi per avvicinarsi al Creatore, alla Luce, se non attraverso il sistema generale. Se un uomo è parzialmente connesso al sistema delle anime, allora la sua connessione alla Luce non sarà allo stesso modo completa. L’ordine dei livelli spirituali è determinato da questo. Se io mi connetto con gli altri al 20%, allora mi connetto al Creatore al 20% e mi elevo all’altezza del 20% sulla scala dei livelli spirituali. Tutto viene misurato in relazione ai desideri. Quindi, il nostro lavoro è di intensificare le connessioni con tutta l’umanità, con tutta la realtà, e allora saremo in grado di stabilire un contatto con il Creatore.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.04.2012, Gli scritti di Baal HaSulam)

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Il privilegio di essere felice di dare

Da una lezione di Rabash: Studiamo che dovremmo essere in equivalenza della forma. Qual è l’equivalenza della forma? Proprio come il Creatore dà, così noi dobbiamo dare.

Questa è l’equivalenza della forma. Quando dobbiamo dare, non abbiamo l’amore per noi stessi, noi piangiamo. Fa male il fatto di doverlo fare. Il Creatore dà, e la questione è se ha un piacere in questo o se non c’è il piacere per colui che dà? Quindi non c’è l’equivalenza della forma! Quindi ci deve essere un piacere quando diamo, altrimenti non c’è l’equivalenza della forma. Si può dare senza dolore, solo dare, non ho bisogno del tuo dolore, solo di dare.

Godetevi la dazione, chi la dà a te? Egli dovrebbe lavorare, il corpo non vuole! Non è che ho bisogno di soffrire, non c’è scelta, il corpo non vuole lavorare. Perché dovrei soffrire, non voglio soffrire. Ho bisogno della fatica! E questa non è una condizione! Una persona che non sente la fatica, è un segno che la sua intenzione al fine di ricevere, per non dare. Il corpo non acconsente a dare.

Non dovreste mai desiderare cose cattive. Se è necessario per sentire diversi cambiamenti, verranno da soli. Una persona non dovrebbe pensare ad una discesa, ma anelare sempre una salita, sia nei suoi sentimenti che nei suoi pensieri: per la bontà, l’adesione, la connessione e la completezza. Ma al tempo stesso, una persona dovrebbe valutare criticamente se stessa, fermo restando che se non c’è niente dentro di lui che lo dirige alla dazione, è un segno che qui c’è una questione egoistica. Se una persona riesce a progredire felicemente e senza sforzo, è un chiaro segno che lo fa egoisticamente, al fine di ricevere. Solo quando riceve al di sopra del potere della dazione, sarà in grado di dare e allo stesso tempo essere felice.
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(Dalla preparazione alla Lezione del 01.04.2012)

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