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Il più velocemente possibile

Baal HaSulam, “Dall’introduzione allo studio delle dieci Sefirot” item 125: Per evitare che ci sia una mancanza nella scala del merito dell’intero mondo, quando una persona è qualificata per giudicarli secondo una graduatoria di merito, costui non ha altra tattica che sempre soffrire per i problemi della gente, proprio come se stesse soffrendo per i propri problemi.

I Kabbalisti ci parlano degli stati che dobbiamo attraversare lungo il sentiero spirituale. Ci dicono che dovremo desiderare intensamente di muoverci avanti, con tutti i mezzi che abbiamo.

Se non richiediamo, non spingiamo, noi non richiameremo la Luce che riforma. Dopo tutto ogni cosa è riempita tramite essa. Non c’è altra forza tranne la forza della Luce. Dovremmo provare ad attirarla in modo più forte di quanto facciamo.

La “Molla” interiore controlla le azioni della Luce, come se fosse liberata e da allora la creazione continua sino alla fine dei tempi secondo questo meccanismo. Ad un certo punto però dobbiamo cambiare l’influenza del nostro destino, poiché dal quel momento in poi dobbiamo crescere consapevolmente.

Ma se non vogliamo crescere grazie alle opportunità che ci vengono date, allora saremo spinti in avanti col “bastone”. In fine cresceremo e diventeremo saggi e capiremo e sentiremo il processo che si sta svolgendo prendendo parte ad esso consapevolmente. Ma in questo modo ogni passo sarà compiuto al prezzo di grandi sofferenze. Non si possono cambiare gli stadi lungo la tua via in nessun modo. Dovrai attraversare tutti gli stadi ed i livelli, ma ciascuno di questi inizierà con un colpo: “Oh! Capisco che non c’è altro modo.

Che cosa posso farci, forse ne vale la pena. Oh, non è poi così male. Wow, è veramente fantastico!” e poi ancora è la stessa storia; un’altra volta … non fai nulla sin che non ricevi un colpo che ti muove.

Ma noi abbiamo la possibilità di gestirci senza queste deviazioni che ci mandano a gambe all’aria. Invece che cadere tra i guai, abbiamo solo diminuito un poco l’interesse verso il goal e di lì a poco a poco abbiamo ottenuto l’incentivo verso una nuova ascesa.

E’ questo a fare del tutto la differenza, ed è molto semplice: Vuoi portar felicità al Creatore o no? Il suo unico piacere consiste nel fatto di aver creato esseri che desiderano autonomamente raggiungerlo. Il punto non sono le sofferenze, anche se si giudica secondo queste. Persino ci si arrende in anticipo non appena queste sopraggiungono, per via della pigrizia. Ma puoi innalzarti: “si, sono pigro, non voglio nulla, e, persino, forse potrei provare a rispettarlo ed a renderlo felice? Questo è il calcolo che fai e così acceleri i tempi. Ma se conti solo sul tuo beneficio egoistico, non c’è alcuna accelerazione dei tempi.

La sola possibilità è sentirti un ospite e portare soddisfazione al padrone di casa. Altrimenti, è come dire “passerò quando avrò bisogno di qualcosa. Prima lascia che mi venga appetito, e poi arriverò. Nel frattempo stai a tavola ed aspettami”. Ma puoi agire diversamente: “ Annusi le prelibatezze che Lui ha preparato per te, Lo apprezzi, gli poni degli interrogativi, e la cosa principale per te è assaggiare il pasto in modo da portargli soddisfazione”. Solo allora ti avvicini al tavolo.

E’ un lavoro fantastico quello che ha come obiettivo di portar soddisfazione al Creatore, e non per accorciare il tempo dell’esilio. L’esilio và interpretato differentemente: Sei in esilio non perché sei lontano dai piaceri ma perché disti dalla dazione verso il padrone di casa.

Questa non è una piccola parte alla fine di un lungo sentiero che è percorribile in alcuni mesi. Questo è tutto il nostro lavoro. Questa è la quarta fase che si forma dopo le precedenti. E’ molto densa, e lavora ad una frequenza molto alta, ad un tasso “da pazzi”. Se le fasi della nostra evoluzione sono durate per milioni di anni nel passato, oggi è tutto racchiuso in pochi anni. Noi ci avviciniamo difficilmente al vero lavoro ed il mondo sta già perdendo la sensazione del tempo. Presto il tempo e le distanze spariranno dalla nostra percezione. Le persone smetteranno di sentire questi limiti.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 28.03.12, “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot”)

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Ascesa dal Punto Zero

Adesso, con la nostra unione, stiamo scrivendo la storia. Tutto sta succedendo per la prima volta. Perché fino ad ora, le generazioni stavano scendendo spiritualmente: dalla rivelazione del Creatore ad Adamo attraverso Abramo, Mose, ecc. fino a Rabash. Tutto questo processo è chiamato “la discesa delle generazioni”. E quindi per la prima volta nella storia ci troviamo completamente separati senza alcuna preparazione. Iniziamo l’ascesa dal punto zero.

Lo stato precedente di sviluppo è stato completato. La discesa dall’alto verso il basso, la discesa dei mondi, Partzufim e Sefirot, la frammentazione dell’anima di Adam HaRishon – tutto è stato completato. Baal HaSulam ha detto che avremmo iniziato il viaggio a ritroso nel 1995.

Il nostro stato non ha degli esempi dal passato. Non ci sono delle analogie per mostrarci la maniera di agire oggi. In tutte le generazioni passate c’era un certo grado d’illuminazione; c’erano percezione e connessione con la spiritualità. Ma noi siamo completamente separati.

Ma dall’altra parte, abbiamo un grande supporto dall’Alto per iniziare l’ascesa. L’intero sistema ci sta aiutando e si sta fidando di noi. È per questo che parti delle anime rotte, che non avevano nessuna connessione con lo spirituale, hanno iniziato negli anni passati ad avvicinarsi a quest’idea  e hanno iniziato a comprendere qualche cosa. Questo avviene perché facciamo in modo che le nostre azioni corrispondano ad azioni spirituali, e quindi svegliamo la Luce.

Domanda: Che cosa deve fare la nostra generazione?

Risposta: Capire la crisi. Ne siamo a conoscenza in maniera spirituale, facendoci la domanda sul significato della vita. Ma il mondo intero la sta sperimentando in maniera materiale: le persone non sono felici delle loro vite, e anche questo è un tipo di domanda sul significato della vita, ma a un livello molto diverso.

Noi tutti iniziamo da questo poiché vediamo che non c’è una risposta per la crisi sia sul piano materiale sia su quello spirituale. In questa maniera, l’intera umanità, divisa tra quelli che sono diretti verso il Creatore (Israel – Yashar Kel), e le nazioni del mondo, devono realizzarlo.

Viviamo in un tempo molto speciale, e non comprendiamo che il Creatore ci sta letteralmente “imboccando”. Non può rivelare Sé stesso perché distruggerebbe tutto il lavoro, questo sarebbe contro la Natura, e disturberebbe la legge dell’equivalenza e della similitudine delle qualità. Lui rivelerà Sé stesso quando eleveremo MAN, un appello per la correzione.
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(Tratto dalla lezione n.6 del Congresso di Arava, 25.02.2012)

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Attraverso le contraddizioni: la Verità

I Kabbalisti mi danno un “consiglio al buio” ed alla fine sono come un bambino davanti ad una realtà ancora non verificata.

Noi diamo consigli ai bambini piccoli allo stesso modo e loro seguono ubbidientemente  le istruzioni perché per adesso non sanno niente del soggetto in questione ed hanno completamente fiducia negli adulti. Istintivamente un bambino ci crede, dato che la sua natura lo istruisce a farlo, lui ci segue, con quello che noi chiamiamo “ad occhi chiusi”.

Noi dobbiamo seguire i kabbalisti allo stesso modo. Certamente questo causa disagio, siamo gente adulta, vogliamo sentire e capire. “Aspetta, cosa sto facendo esattamente? Perché faccio questo ed a quale scopo? Da dove proviene questo? Tutti hanno molte domande e molte scuse.

Non importa. Se siamo bambini, il mondo superiore si dovrebbe aprire davanti a noi adesso; ma allora noi saremmo qui come “gli angeli”, non più al di sopra degli “animali”. Ma se vogliamo raggiungere il grado del Creatore, allora non possiamo fare tutte le nostre azioni e tutti i nostri passi attraverso le nostre aspirazioni naturali, dobbiamo farlo attraverso la fede al di sopra della ragione, in altre parole, contro il nostro egoismo.

Questo rappresenta tutte le complicazioni. Mi è stato dato un certo consiglio, ma non riesco a vedere la logica in questo perché la mia mente ed i miei sentimenti appartengono a questo mondo. Non vedo, né sento che questo è il modo giusto in cui ho bisogno di agire.

Mi è stato detto: “Anche se non lo capisci, hai bisogno di sapere che questo è il modo in cui stanno le cose lì nel mondo superiore, siccome lì, tutto è diretto alla dazione, mentre qui, tutto è diretto alla ricezione. Lì è tutto in unione, qui tutto in separazione. Lì è tutto eterno, perfetto ed aspira all’equilibrio, mentre qui è il contrario. Ma le parole non mi aiutano, io reggo ancora sulle fondamenta di questo mondo ed ho bisogno di acquisire il mondo superiore da qui.

Si, è difficile da un lato, ma necessario dall’altro. Non ho bisogno della transizione da un mondo all’altro, devo invece vivere in entrambi i mondi per essere indipendente in relazione al Creatore. È simile a quello che l’ospite dice al padrone di casa: “Io voglio essere come te. Tu sei un datore ed io voglio dare. Tu dai a me ed io voglio dare a te. Io dipendo da te e voglio che tu dipenda da me”. Così anche io ho bisogno di essere indipendente stando davanti al Creatore.

Noi non possiamo nemmeno immaginarlo: da un lato non c’è nessuno a parte Lui e dall’altro c’è qualcosa di indipendente e questo stato esiste solo perché noi ci affermiamo in entrambi i mondi; io costruisco costantemente il mondo superiore al di sopra di questo mondo. Ecco perché il viaggio è così difficile. Dopotutto, ogni mia azione, ogni mio passo, deve opporsi al mio desiderio ed alla mia comprensione, a tutto quello che so ed a tutto quello che ho accumulato e raccolto nel corso di tutta la mia vita.

È tutto il contrario. Anche quando parliamo dell’amore e dell’unione, in realtà non è il tipo di amore ed unione al quale noi siamo abituati. Essi risiedono al di sopra della nostra natura. In altre parole, devo raggiungere uno stato nel quale non sembro esistere. Sembra un po’ una madre che altruisticamente dà se stessa al proprio figlio.

Ma qui ho bisogno di andare in pieno fino alla fine, un’unione illimitata in relazione a tutto il mondo e questo, malgrado tutti gli ostacoli, avviene quando scopro che tutti i desideri ai quali io devo dare pienamente me stesso, sono opposti a me, li odio e li rifiuto. Così come l’Aviut (lo spessore del desiderio) cresce, mi viene mostrata la distanza tra la ricezione e la dazione, ed allora rivelo tutto il fardello nascosto nell’unione.

Tutto questo avviene per acquisire l’indipendenza all’altezza del Creatore.

Ecco perché abbiamo bisogno di essere d’accordo con tutto quello che sperimentiamo ed anche se la nostra natura, la natura di questo mondo, rifiuta tutte le forme del mondo spirituale, noi dobbiamo concordare con questo. La forma spirituale è opposta a me, io la odio e non la accetto, ma questo è il modo in cui le cose hanno bisogno di essere. Io devo capire ed amare questo; io devo prepararmi a questo con l’aiuto del gruppo, dell’ambiente. Questo è esattamente dove noi stiamo andando: verso questa contraddizione, per renderla desiderabile in modo tale che possa servire come prova del fatto che stiamo avanzando verso la verità.
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(Dal Congresso di Arava del 25.02.2012, Lezione 7)

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Segare il tronco del mio egoismo

Una persona dovrebbe raggiungere uno stato nel quale sente di essere il partner del Creatore: io faccio la metà del lavoro e Lui fa l’altra metà. Metà per me e metà per Lui. È come una sega a due manici che due persone tengono, ognuno a turno tira dalla sua parte, una volta la prima persona e poi l’altra e così segano il tronco.

Una persona dovrebbe anche sentire che agiscono alternativamente: una volta agisce lei ed una volta il Creatore. Certamente non faccio il lavoro con le mie forze, il potere viene dall’Alto. Il Creatore realizza l’azione e la richiesta proviene da me, quindi ancora un’azione da parte Sua ed una richiesta da parte mia. Così ci completiamo ogni volta a vicenda.

Il migliore stato si ha quando una persona sente che può realizzare questa rotazione senza fermarsi. Questo significa che stiamo davvero lavorando “faccia a faccia” e che un “cavallo ed il suo fantino” stanno lavorando assieme come un tutt’uno nella misura in cui una persona comincia a sentire sempre di più cosa sarà il potere che sta per ricevere e cosa esattamente dovrebbe dare da parte sua.

Dopotutto, noi eleviamo una preghiera, MAN, fino al Mondo di Ein Sof (Infinito), fino all’ultimo accoppiamento prima del Gmar Tikkun (la fine della correzione), che è l’accoppiamento di “Rav Pealim Mekabtziel” nel quale tutte le precedenti preghiere si riconciliano. In ogni gradino della scala spirituale la preghiera diviene più chiara ed accurata, più dettagliata e chiara perché una persona capisce e sente di più. Questa è tutta la realizzazione.

Non sente alcuna vergogna perché dà la sua parte e così è il partner del Creatore, in adesione. Così supera “i giudici e le guardie” che lo respingono e lo seducono e li rende suoi assistenti. Egli sente già le loro azioni come un aiuto.

Possiamo descrivere questo come se una persona ed il Creatore lavorassero assieme sul desiderio di ricevere. Una persona sente di essere insieme al Creatore al di sopra di questo desiderio o che il desiderio è tra loro, che la persona è da un lato ed il Creatore dall’altro e tra loro c’è il desiderio di ricevere che li separa. Una persona non vede il desiderio come proprio. La prima cosa è di disconnettersi dal desiderio egoistico e di ricevere al di sopra di esso, di esserne separato.

Allora vedremo già l’ego che ci separa, che è tra gli amici e la persona ed il Creatore, come il nostro ostacolo comune. Quindi lavoriamo su questo insieme quando ci connettiamo con il Creatore o gli amici per lavorare insieme contro l’ego che ci disturba, senza cercare di cancellarlo perché non possiamo farlo senza di esso, ma desideriamo elevarci al di sopra di esso.
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(Dalla 1° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21.02.2012, Scritti del Rabash)

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Prima della nascita spirituale

Domanda: In questi giorni prima del Congresso di Arava, gli amici stanno vivendo forti pressioni e paura dell’ignoto. Come posso aiutarli durante la lezione a focalizzare questa pressione nella giusta direzione?

Risposta: Una persona dovrebbe raggiungere un livello di paura e di pressione come ai piedi del Monte Sinai: “o ci si collega o qui sarà un luogo di sepoltura”. Questo perché una persona dovrebbe seppellire il suo desiderio di ricevere, non identificarsi con esso ed elevarsi al di sopra di esso. Questo è chiamato il ricevimento della Torà. Egli chiede la luce per poter eseguire un’azione che è l’opposto della sepoltura. Ma egli deve vedere che questo è ciò che vuole fare con il suo ego, al fine di connettersi con gli altri per raggiungere la dazione.

Naturalmente, allo stesso tempo egli deve sentire la tensione e la pressione. Non c’è una situazione di tensione più alta in tutta la nostra vita come in questo passaggio. Essa è la nascita e la nascita è il processo più naturale possibile, ma allo stesso tempo, esso è l’evento più pericoloso e drammatico nella vita di una persona.
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(Dalla seconda parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21.02.2012, Lo Zohar)

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Olografia del mondo spirituale

Il libro dello Zohar, Capitolo “Bereshit (Genesi),” articolo 237: Questo è il motivo per cui è scritto di Mosè, “Nessun arbusto del campo è stato trovato ancora sulla terra,” significa che i giusti, Mosè, non sono ancora cresciuti, da qui il versetto, “La verità sorge dalla terra”, è scritto di nuovo, riguardo alla verità, “la verità è stata gettata a terra,” riferendosi ai discepoli dei saggi, che sono come le erbe che crescono nella terra. Essi non crescono e non vengono fuori dalla divinità in esilio fino al versetto “la verità sorge dalla terra,” quando si avverà.”

Ad ogni livello, in ogni stato, tutta la realtà è rivelata a noi, ma in diverse estensioni. Questo è l’Ein Sof (infinito), ma ogni volta in maniera allargata o ridotta. Proprio come un’immagine olografica dove tutti i dettagli sono sempre lì, ma li vediamo di più o di meno: Eppure è sempre un vaso pieno spiritualmente.

Pertanto, ora noi dobbiamo riguardare la nostra situazione in questo modo, anche se riveliamo il più piccolo grado spirituale, a noi sembra Ein Sof e ci sono tutte le forze lì compreso Mosè.
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Tutta la Luce? Non è troppo, non posso averne soltanto un poco?

Baal HaSulam, “Introduzione allo studio delle 10 Sefirot”: Un occultamento significa che egli crede nella Provvidenza di ricompensa e punizione. Ancora, per via dell’accumulazione della sofferenza, Egli a volte ha pensieri di trasgressione.

Il desiderio egoistico preme una persona e la scarsa rivelazione della parte posteriore del Creatore non è più sufficiente. Ma ancora egli si contiene il più possibile.

Questo pervia del fatto che anche se egli crede che la sofferenza gli è giunta come una punizione, egli si comporta ancora come quello che vede il suo amico da dietro, e potrebbe aver dubbi o prenderlo per un’altra persona. E questi peccati sono solo errori, visto che, nel complesso, egli crede alla provvidenza di premio e punizione.

E quindi cosa sono questi stati? Supponiamo che i desideri egoistici di una persona pesino 100 kg e che la luce gli conferisca solo 50 kg di capacità di resistenza. Se sottraiamo i 100 kg di male dai 50 di potere della luce risulatano meno 50 kg. Questi 50 kg di ego operano dentro una persona e la abbassano al livello degli errori. Se tutti i cento kg di ego fossero lasciati liberi dentro di noi, ci potremmo trovare al livello dei peccati.

Se fossi totalmente sotto il controllo del mio desiderio egoistico, questo sarebbe il livello dei peccati. Qui tutti i miei vasi, quelli che ricevono e quelli che danno, funzionano con l’intenzione di agire per ricevere. Ma se alcuni dei miei vasi si possono trattenere coraggiosamente allora sono sul livello degli errori. Tutto dipende dalla rivelazione del Creatore, dal modo in cui lui mi appare.

Questo meccanismo non funziona nel nostro mondo. Qui solo la minaccia di un colpo all’ego ci tiene a bada: può essere un sentimento di vergogna o il timore che il nostro orgoglio sia ferito, o anche un dolore fisico. D’altra parte nel mondo spirituale la punizione è l’incapacità di dare. La minaccia di essere incapace di dare trattiene una persona.

Nell’insieme, tutto dipende da quanto la luce mi influenza, in quanti dei miei vasi desidero dare. Di conseguenza sono sul livello di una persona “giusta” o “malvagia”.

Ed in questo ho libera volontà? Dipende dal fatto se posso richiedere che la luce mi influenzi il più possibile.

Per esempio, ho un desiderio “crudele” egoistico dal peso di 100 kg e sono pronto a correggerlo solo per 10 kg perché semplicemente non posso chiedere una correzione più grande, non posso resistere a tutti i piacere e metterli sotto l’intenzione di dare. Anche quando sono incorporato nel gruppo, non sono pronto a liberarmi di tutto il mio egoismo. Al massimo sono pronto a “limare gli spigoli”, a perdere il grasso superfluo, e non più di questo, Questo è quanto posso chiedere. Così cosa c’è dopo? Le mie richieste saranno accettate in questa situazione così egoistica?

Ciascuno dovrebbe provare a rispondere a questa domanda da solo.
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(Dalla quarta parde della Lezione quotidiana di Kabbalah 25.01.12, “Introduzione allo Studio delle 10 Sefirot”)

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Dalla totale lontananza dal Creatore alla completezza

Noi iniziamo dal punto più basso, dal più lontano. Non c’è niente di più lontano dal Creatore dell’uomo.

La caratteristica del Creatore è la dazione, mentre la caratteristica dell’essere creato appartiene al livello inanimato. Praticamente non c’è nessuna differenza tra i due, tranne che per il fatto che il livello inanimato è sotto l’assoluto controllo del Creatore e al 100% in abnegazione, e non ha niente di suo.

Poi appaiono i livelli vegetativo e animato che sono in qualche modo diversi dal livello inanimato, non nelle intenzioni e desideri, ma nel movimento che sembra essere opposto a quello del Creatore.

I livelli vegetativo e animato crescono, si muovono e si sviluppano, e quindi si allontanano dal Creatore. Tuttavia non lasciano il Suo controllo, ma il Creatore semplicemente “permette” loro di essere incorporati nelle due forze e di svilupparsi essendo sotto il Suo controllo. È per questo che tutti questi livelli vengono chiamati natura.

Poi appare il livello dell’uomo e anch’esso attraversa i diversi stati: inanimato, vegetativo, animato e parlante. È in quest’ultimo stato che inizia il libero arbitrio.

Il concetto di libertà è relativo e dipende dall’oggetto osservato. Noi non giudichiamo le pietre né gli alberi, ma giudichiamo gli animali e questo ci permette di allenarli e quindi a usarli. L’uomo può già essere giudicato completamente.

Alla fine l’uomo si trova completamente distante dal Creatore, è talmente lontano che chiamiamo questa natura “l’inclinazione al male”, mentre gli stati precedenti sono chiamati natura, perchè    sono sotto il controllo del Creatore.

E allora la domanda è: Se la maggior parte delle persone appartiene ad un naturale livello di sviluppo, come fanno ad avanzare? In fondo tutti iniziamo dal livello inanimato.

Per poterlo fare esiste uno strumento speciale: la sofferenza, che opera in noi e ci fa avanzare.  Associamo la sofferenza ad un sentimento negativo, ma dovremmo comprendere che non è solamente uno strumento, ma un intero sistema che fa iniziare lo sviluppo. Attraverso il quale tutto si sviluppa verso la completezza.

Allora negli stati successivi, il nostro sviluppo si trova anche nella stessa direzione, più lontani dal Creatore in base al nostro libero arbitrio. Nella nostra natura, nell’inclinazione al male, ci allontaniamo sempre di più dal Creatore, e per avvicinarci a Lui abbiamo l’aiuto dell’intenzione. Iniziando dal punto chiamato “Lishma” (Per il Suo bene) iniziamo ad avvicinarci al Creatore e a entrare in Lui.

È in questo punto iniziale dell’intenzione altruista che per la prima volta acquisiamo il vero libero arbitrio, mentre in precedenza avevamo unicamente un sostituto egoista.
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(Dalla 4° parete della lezione quotidiana di Kabbalah del 04.01.2012, “La libertà”)

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Costruire l’impianto che produrrà me stesso

Tutto il nostro lavoro sta nel costruire l’ambiente. Dopo tutto non puoi creare te stesso da solo. Questo è quello che dobbiamo costruire per l’umanità in questi giorni. Se dovessi correggere me stesso, cosa dovrei fare? Avrei semplicemente bisogno di creare intorno a me un ambiente, dei media ed un sistema di istruzione, così che io potrei essere il prodotto di questo ambiente.

Ma creandolo, io correggo me stesso. Questo perché attraverso il processo di creazione io ho già cominciato a sentire come dovrebbe essere costruito e come io dovrei esistere in esso, e di conseguenza, in che forma l’ambiente dovrebbe esistere così che interesserà me. Io sento ora come dovrei costruirlo e quindi lui prenderà la forma che dovrà poi influenzarmi.

Nel processo della costruzione di se stessi,noi ci uniamo nella mente operativa e capiamo quello che il Creatore ha voluto fare con la frammentazione, perché lui preparò certi blocchi per le costruzioni, legno e materiali di costruzione per noi, e perché noi dovremmo costruire questa casa. Grazie a questo noi cominciamo a scoprirlo. Sembra che fossimo noi a costruire l’ambiente affinché questo ci corregga, e affinché l’io corretto sia incorporato in esso … ma questo non è proprio così. Con la costruzione dell’ambiente noi otteniamo la conoscenza del Creatore.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 20.01.2012, Lo Zohar)

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Un ponte stretto nel dominio del Creatore

Rabash, Lettera 42: “Le loro opinioni differiscono tanto quanto le loro facce”, allora come possono loro diventare “come un solo uomo con un solo cuore?”. Il discorso è che quando ognuno si preoccupa di se stesso, è impossibile essere “come un solo uomo”, perché loro non sono simili. Tuttavia, se ognuno cancella il suo stesso dominio (tutti gli interessi egoistici dell’uomo), allora non avranno più delle opinioni private, l’opinione separata di ognuno viene eliminata e tutti entrano nel dominio dell’Uno.

In altre parole, noi possiamo correggerci solo a condizione che ognuno cancelli se stesso. Ma sono davvero capace di rinunciare a qualcosa e di andare bene a me stesso in generale? Vediamo che restiamo come eravamo.

Noi abbiamo bisogno di cominciare a connettere i nostri punti nel cuore. Questo punto non appartiene all’universo personale di ognuno ed alle sue speciali qualità, che sono differenti dalle qualità degli altri. La connessione tra noi è possibile solo attraverso questi punti nel cuore perché essi non ci appartengono, essi sono una “Particella Divina dall’Alto” in ognuno di noi! E se dovessimo connettere questi punti, potremmo unirci attraverso di essi.

Da questo la condizione: ascendere nella fede al di sopra della ragione, è il solo modo di connetterci. Quando noi connettiamo i punti nel cuore, riveliamo la loro fonte, il Creatore!

Se ognuno cancella se stesso, “il suo dominio”, allora i nostri punti spirituali ci rivelano la realtà nella quale essi esistono ed essi esistono nel Creatore e noi entriamo in Lui attraverso di essi. Nel momento in cui mi cancello, il mio punto si connette immediatamente con i punti dei miei amici ed insieme mi portano e mi conducono nel Creatore.

Ed allora noi riveliamo che invece di esistere nel vaso, all’interno del desiderio, noi esistiamo nella Luce che riempie questo vaso! Tutta la mia percezione si gira sottosopra: io ero all’interno del mio desiderio e pensavo che questo era quello che sono, ognuno per conto suo, nel proprio dominio.

Ma nel momento in cui cancelliamo noi stessi, i nostri punti ci rivelano il riempimento proprio nello stesso posto, nello stesso stato nel quale eravamo. Solo, invece di percepire il vaso, noi percepiamo la Luce, che esiste nel vaso.

Il cambiamento è solo nella nostra percezione e nient’altro. Noi siamo passati dal percepire il desiderio al percepire la Luce. Noi abbiamo cancellato il nostro egoismo e cominciato a sentire la fonte del punto nel cuore, il Creatore, attraverso i punti.

Questi punti erano semplicemente un piccolo modo di restare aggrappati a Lui mentre esistevamo nei nostri domini e adesso li abbiamo usati per il passaggio nel Suo dominio.
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(Dal Congresso Arvut, 2° lezione, del 18.11.2011)

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