Pubblicato nella 'La mia somiglianza con il Creatore' Categoria

La chiave per la felicità

Domanda: Noi possiamo progredire nella felicità?

Risposta: Se una persona è immersa nel suo ego, nel suo desiderio di ricevere, egli certamente non potrà essere felice perché questo gli porterà solo dolore. Ma se egli supera il suo ego non preoccupandosi di ciò che accade dentro di lui, per vivere ad un livello superiore e identificarsi con l’attributo della dazione, con il mondo, con tutto ciò che lo circonda, egli può essere costantemente felice.

Questo può essere esteso fino al punto che egli non sentirà ciò che sta accadendo con il suo corpo per niente. Il corpo può morire, ma la persona non sente che appartiene più al suo corpo.

Ora identifichiamo noi stessi totalmente con il nostro corpo. Ma se riusciamo a svilupparci in modo che gradualmente ci allontaniamo distinguendoci da esso, col tempo fermeremo la sensazione che siamo legati ad esso del tutto. È come se io galleggiassi al di sopra di questo corpo, e infatti è così, perché mi identifico con l’attributo della dazione e vivo in esso, e questa è la chiave per avanzare nella felicità.

Io posso raggiungere questo se sono incorporato nell’ambiente e insieme ad altri costituisco una forza generale di gruppo che non è egoista, ma che è formata da tutte le nostre scintille spirituali che sono collegate sopra il nostro ego. Il nostro ego perde il suo valore e noi ci alziamo nelle scintille e li vediamo come priorità assoluta. Come risultato noi iniziamo a vivere in queste scintille che sono collegate e creano un armoniosa forza di gruppo.

Inoltre, sviluppando la forza della dazione reciproca, che significa che noi possiamo richiedere questa forza di dazione dal campo di forza superiore, dal Creatore, noi possiamo costantemente sentirci felici. Tutto dipende da come una persona dirige se stessa rispetto al gruppo e da come il gruppo si dirige rispetto al Creatore, per quanto riguarda il campo della dazione e dell’amore.

Questo è l’unico fattore che determina tutto. Devo staccarmi dal mio “sé” e innalzarmi al livello di “noi”; e tutto verrà accettato con gioia! Non è semplice, ci sono salite e discese, ma questo è il modo in cui avanziamo. Ogni volta noi riceviamo un ego aggiuntivo, un ulteriore desiderio di godere, in modo che diventiamo sempre più forti e ci colleghiamo di più al campo della dazione. Questo è l’unico modo per avanzare.

Se una persona si identifica con l’obiettivo, egli accetta tutto ciò che le accade nel percorso con gioia perché capisce che è un mezzo per raggiungere l’obiettivo.

Ma se una persona pensa solo sul suo stomaco — assorbito in se stesso, incapace di elevarsi al di sopra di se stesso, poi certamente camminerà con una faccia acida, soffrirà in vita e avrà sempre lamentele circa l’ambiente, circa il gruppo, gli amici, il Creatore e l’insegnante — tutto dipende da come una persona ha lo scopo di se stesso.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21.06.2012, Shamati 30)

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Un embrione: Un estraneo o un nascituro, dalla Terra o dall’Alto?

Dalle notizie (New Scientist): “E’ uno dei più grandi misteri della gravidanza: come un feto evita di essere attaccato dal sistema immunitario della madre”. …

“Il corpo materno normalmente risponde a cellule o tessuti estranei attraverso il rilascio di molecole che promuovono l’infiammazione e richiama le cellule immunitarie (cellule T) per distruggere gli invasori. Ma durante la gravidanza questo processo si spegne. Questo significa che nonostante sia contenuto materiale genetico dal padre, l’embrione si può stabilire nell’uretra materna e crescere sicuro senza avere risposte immunitarie. …”

“Il team di Erlebacher (Adrian Erlebacher alla New York University School of Medicine e colleghi) trovarono queste cellule della caduca, il contorno dell’uretra dove si impianta l’embrione, che non producevano gli usuali segnali chimici causanti infiammazioni e promozione di cellule T in quella zona. Ispezioni ravvicinate di queste cellule deciduali rivelano cambianti nella struttura del DNA attorno ai geni che generalmente producono questi segnali chimici, facendo sì che rimangano silenti. …”

Il mio commento: L’annullazione della sintesi delle proteine per la segnalazione del corpo estraneo avviene sotto l’influenza di forze “innaturali” di amore e dazione, che crescono nel corpo egoista in relazione alla sua progenie che si sviluppa in questo. Esso è dovuto alla penetrazione della Luce superiore nel desiderio che questa ha creato nella prima delle quattro tappe dell’espansione della Luce. E la Luce nel desiderio dà al desiderio la Sua proprietà, la proprietà di creare, la quale è simile al processo di riproduzione, gestazione e nascita.

Il processo di concepimento, nascita, allattamento e apprendimento è simile all’atto di creazione del Creatore. Avviene nella fase 2, Bina che vuole essere come la fase 0, Keter. Così, ad un livello istintivo del desiderio (0-1-2-3), la creatura, che è forzata dal desiderio, diventa simile al Creatore. E nella quarta parte del suo sviluppo, si sforza nel diventare come il Creatore consciamente, nel conseguire la Sua attitudine verso le creature e in comparazione a se stessa, nel processo della sua correzione; questo è riproduzione spirituale, sviluppo dell’anima: la sua concezione, sviluppo prenatale, nascita, allattamento e crescita, fino alla piena equivalenza con il Creatore.
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Sofferenze innecessarie

Alcune persone pensano che il Creatore possa essere raggiunto torturandosi, soffrendo. Ma il Creatore non ha bisogno delle nostre sofferenze. Lui non ci invia le sofferenze. Noi le sentiamo perché in accordo con la natura della creazione, la Luce e il desiderio sono opposti uno con l’altro. E rivelando quest’opposizione, una persona deve realizzare che questo sentimento è dato unicamente per essere superato. È solamente un segnale che ci permette di sentire l’opposizione e la separazione dal Creatore.

Prima di tutto dovremmo essere felici di avere questo segnale, e spostarci da questo sentimento amaro il più presto possibile. Dopo tutto, volontariamente o meno, consciamente o inconsciamente, attraverso questa sensazione spiacevole incolpiamo il Creatore, la fonte di tutto quello che ci sta accadendo. E perciò io trovo me stesso opposto e separato da Lui, e questo è chiamato un peccatore.

Io devo lottare solamente per sentimenti più leggeri, per avvicinarmi al Creatore. La ricerca della sofferenza da parte delle persone deriva dall’orgoglio. Dopo tutto, si pensa di dover essere ricompensati, pagati e tolti dalle sofferenze. Questo viene da un fraintendimento dell’intero sistema della realtà.

Il Creatore è chiamato bene che fa del bene, e Lui desidera dare del bene. Lo scopo della creazione è di ricevere piacere, e il Creatore ha creato le creature per poter deliziarle. E se in un determinato momento senti dei momenti sgradevoli, dovresti usare questi sentimenti per spostarti in avanti e giustificare il Creatore rimanendo in uno stato assolutamente buono.

Non possiamo baciare e amare il bastone che ci colpisce; è una delusione e ipocrisia. Se una persona lavora correttamente, si alza con l’aiuto dell’ambiente e una nuova scala di valori poiché apprezza la qualità di dazione ogni volta sempre di più. Usa ogni momento; quando c’è un’opportunità di elevarsi, vede che ancora non ha raggiunto la piena sensazione di perfezione; è imprigionato nella dazione del Creatore che è assolutamente buono. Non si calma nemmeno un momento perché il suo scopo è quello di dare piacere al padre senza preoccuparsi delle proprie sensazioni, gradevoli e sgradevoli. Continua ad avanzare usando queste buone e cattive impressioni per trovare quello che può essere migliorato per raggiungere la dazione.

Perciò la persona continua a muoversi, elevandosi oltre l’oscurità e sconforto ogni volta che accade. Dopo tutto, puntano alla sua lontananza e mancanza del Creatore. Perciò è grato per tutte queste scoperte; questi sono peccatori rivelati in sé, che possono superare e sollevarsi verso l’adesione con il Creatore.

E poi, tutto questo male rivelato diventerà una benedizione, un regalo. Darà il benvenuto all’oscurità con gioia preparando sé stesso per questo in anticipo in un ambiente adeguato. Ogni momento che verrà rivelata l’oscurità nei suoi sensi e nella sua mente, lui cercherà ciò che ancora non è corretto.

Lui non cerca la sofferenza; cerca i dettagli neri nella propria percezione per poter correggerli. Dopo tutto, lui si è preparato in anticipo per correggersi e non soffre invano, sarebbe semplicemente sciocco.

Qui c’è un calcolo completamente diverso riguardo a tutti gli eventi che accadono a un uomo nel mondo. Lui vede tutto come un mezzo per elevarsi oltre i disturbi e cercare di fondersi con il Creatore. Significa che sta salendo la montagna del Creatore. Durante tutto il suo viaggio lui è diffidente di qualsiasi sentimento sgradevole più lungo di un momento, e poi lo supera dovuto all’alta importanza. Dopo tutto, la persona li riceve come un segnale o un trampolino per l’elevazione, un’opportunità per giustificare il Creatore, di elevarsi da questo sentimento verso la dazione. E questo dipende dall’importanza del traguardo e la grandezza del Creatore. Allora lui apprezzerà molto i mezzi, che si sono rivelati a lui in maniera opposta, negativa, dandogli l’opportunità di costruire sé stesso.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 11.06.2012, Gli scritti di Baal HaSulam, lettera 8)

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Il giorno del Signore e la notte del Signore

Domanda: Dall’articolo di Baal HaSulam sul libro Shamati. “Qual è il giorno del Signore e la notte del Signore nel lavoro”, per favore può chiarire che cosa sono “il giorno e la notte del Signore in opposizione ai nostri giorni e notti?

Risposta: E’ scritto: Per quale motivo dovresti avere il giorno del Signore? È oscurità e non luce. La domanda è: Qual è il giorno del Signore? Se uno lotta per raggiungere la similitudine con le proprietà del Creatore, allora il giorno del Signore è lo stato nel quale uno è capace di donare. Non è sul riempire i propri desideri, ma piuttosto uno stato contrario a un desiderio soddisfatto quando uno chiede solamente una cosa: ottenere la qualità di dazione, la proprietà di fede al di sopra della ragione.

In altre parole, nei desideri che cambiano costantemente, uno sente l’oscurità e non vuole che la Luce splenda in sé perché potrebbe significare che uno si trovi nello stato chiamato “dentro la ragione”. Il Creatore desidera che noi otteniamo una nuova natura, che ci permetterà di  sentire che solamente quando ci eleviamo oltre la sensazione di oscurità possiamo effettivamente imparare a donare a Lui.

Che cosa possiamo donare? Unicamente la nostra aspirazione! È a questo punto che iniziamo a ringraziare il Creatore per far di noi degli egoisti e garantirci dei grandi desideri individuali con i quali possiamo giocare e, nel farlo, imparare ad andare contro di loro. È come se il Creatore volesse soddisfare tutti i nostri desideri egoistici e noi fossimo spaventati di ricevere da Lui. È così che ci eleviamo oltre i nostri desideri, questo processo ci dà l’opportunità di ricevere un “dono”, un aiuto, dal Creatore, che a sua volta ci permette di realizzare che la nostra opposizione ha il ruolo dell’attuale aiuto. È il nostro tangibile dono al Creatore.

La nostra preghiera non è mai genuina, poiché i desideri che emergono in noi sono completamente egoisti. E quindi, anche se noi preghiamo per acquisire la qualità di dazione, le nostre azioni hanno origine ancora dal desiderio corrotto di ricevere, il desiderio che portiamo dentro di noi, il desiderio di avere “in nostro beneficio”. È per questo che le nostre richieste non sono autentiche e sono chiamate “miskhak”, un gioco.

Dall’altra parte, il Creatore gioca anche con noi, com’è detto: Lui pratica (gioca) con Leviatan. Significa che lo scopo, che è la connessione del Creatore con le creature, è solo in pratica (gioco) non è questione di desiderio e bisogno. Di conseguenza, diventa possibile pregare e chiedere a Lui di garantirci la qualità di dazione in maniera “non seria”, e quindi portando la Sua seriosità e la nostra seriosità in equivalenza. Questo promuove la nostra similitudine con Lui, l’equivalenza della forma.

Tutto quello che dobbiamo chiedere è la Luce costante del Creatore, di fluire oltre le nostre condizioni interne che accadono a causa delle Reshimot. Non c’è altro da chiedere oltre di essere “trasportati” oltre le Reshimot come se fossimo sulle onde, oltre qualsiasi desiderio che emerga in noi e tutte le proprietà che abbiamo. Dovremmo lottare per elevarci sopra di esse per poter essere capaci di donare al Creatore.

Questa è l’unica cosa che possiamo dare a Lui; non c’è altro che possiamo donare. Se non riceviamo il potere di donare a Lui, non saremo capaci di generare da noi questa proprietà.

Se ci venisse detto che la conoscenza formale sarebbe il nostro profitto nel coinvolgerci nella Torà e Mizvot, (invece dell’autogratificazione) uno potrebbe dire: “Io la considero oscurità e non Luce”, poiché questa conoscenza ci porta all’oscurità.
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La fede che brilla in una notte oscura

Se il Creatore si rivela o arriva almeno un po’ più vicino ad una persona secondo l’equivalenza della forma che essa ha raggiunto, la persona non deve consentire a sé stessa di essere accecata e godere di questa piacevole sensazione durante la salita. Al contrario, il tempo dell’ascesa è il luogo più adatto per lavorare, quando noi chiediamo di aggiungere il massimo sforzo al fine di mantenerci più stretti nello studio, nel gruppo, nei libri e nella divulgazione.

Dovremmo cercare di massimizzare questo tempo e capire che nessuno garantisce che tutto questo non si fermerà al minuto successivo. Pertanto, ora, si devono utilizzare tutti i mezzi che abbiamo, per legare sé stessi allo stato di ascesa, così che, anche se lo stato piacevole si trasformerà nell’esatto opposto e diventerà oscuro e sgradevole — uno stato di nebulosità, confusione e impotenza — quindi anche in questi stati che sono pieni di disperazione, si desidera rimanere aderenti al Creatore.

Questa vicinanza non sosterrà gli stati piacevoli, ma anche se ti senti male ora nel tuo desiderio di ricevere, tu vuoi rimanere fedele per aderire al Re. Così né le salite né le discese potranno influenzarvi anche se sentirete o non sentirete un riempimento nei vostri vasi di ricezione. Al contrario, è quando non c’è nessun riempimento che si può essere sicuri che si sta operando senza alcuna ricompensa, al fine della dazione.

Per fare questo avete bisogno di un “patto”. Se brami per la dazione, scoprirai che puoi formare una grande alleanza con il Re, e che il Creatore manterrà questo patto. Così si può essere sicuri che quando le discese arrivano e ci si sente completamente vuoti e non ci si puo’ mantenere nella dazione, grazie al vostro lavoro precedente, sarete in grado di rimanere aderiti anche nel “buio”.

Tutto il nostro lavoro avviene di “notte”, dove ci sono la dazione e la fede. Come si dice: “Dacci la tua grazia al mattino e la tua fede nella notte,” dal momento che è la “notte” il momento in cui la fede e la dazione sono rivelate.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.06.2012,Shamati 76)

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Eleva i tuoi desideri ad un nuovo livello

Baal HaSulam:L’Arvut (Garanzia mutua)”: Con questa responsabilità collettiva, ogni membro della nazione è stato liberato dalla preoccupazione dei bisogni del proprio corpo e poteva mantenere il comandamento di “Ama il tuo amico come te stesso” in maniera piena, e dare tutto quello che possedeva a una persona bisognosa.

Questo significa che riceveremo un piacere cosi grande nel nostro sentimento, che nella nostra vita corporale non avremmo bisogno di altro che non sia necessario per la nostra esistenza, proprio come gli animali che non hanno bisogno di biscotti ma unicamente di cibo naturale che è sufficiente per loro. Se i nostri desideri, che non sono nel livello animale smetteranno di confonderci e ci eleveranno al livello “Umano”, ci sbarazzeremo di tutto il superfluo che solamente inquina la terra e rimarremo unicamente con ciò che è necessario per le nostre necessità basiche nella vita corporale.

Dalla connessione con gli altri noi raggiungiamo il riempimento nel livello “Umano”, similare al Creatore. Poi, non penserete al piacere personale più del necessario. Noi scopriamo il Creatore nella connessione con gli altri e naturalmente diamo tutti i nostri poteri per i bisogni degli altri. Per questo si dice: “Io risiedo nel mio popolo”.

Giacché non si preoccupava più dell’esistenza del proprio corpo, poiché sapeva di essere circondato da seicentomila amanti leali, che erano pronti per provvedere a lui.

È la società che supporta che innalza l’importanza della connessione ai miei occhi e provvede un certo senso di sicurezza che non avrò carenza di nessuna delle necessità basiche, che permette alle persone di preoccuparsi degli altri.

Più tardi, anche questo sparirà ed io riceverò tutto grazie all’unità con la società; io non dovrò vedere il sistema che provvede la prova dell’amore e dell’interesse delle persone che mi circondano. L’amore che io sento per loro riempirà tutti i miei vasi.
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(Tratto dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 31.05.2012, “L’Arvut (Garanzia Mutua))

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Un filo vivo

Noi cresciamo unicamente con l’aiuto dell’ambiente, come bambini che prendono esempio dagli adulti. Nella misura in cui io apprezzo il mio ambiente, esso servirà di esempio per me. Se io vedo quelli intorno a me come delle persone ordinarie, non meglio di me, che cosa posso imparare da loro?

Se lavoro su di me, sul mio ego, per poter elevare gli amici, io li vedo come gli emissari del Creatore. Dopo tutto, oltre la persona c’è solamente il Creatore, com’è detto: “Non c’è niente tranne Lui”. Io posso crescere in tale ambiente.

Io cresco precisamente con la comprensione che non c’è nessun altro oltre il Creatore. Io devo vedermi costantemente in contatto con il Creatore, e come risultato, controllare quali attributi e pensieri mi separano da Lui, in “parole” e specialmente in “fatti”.

Questo è tessuto e diventa una richiesta, una preghiera, perché la persona inizia ad avere paura della disconnessione dal pensiero e da questo sentimento che può essere il primo, e molto debole sentimento di connessione con il Creatore. Se io riesco a sentire questo filo sottile che mi lega con il Creatore, io devo avere cura che non si rompa e scompaia. Nessuna interruzione può negare la ricognizione che io ho, che sono legato al Creatore da questo filo sottile.

Questa paura inizia a vivere in me, perciò io accetto tutti i problemi e difficoltà che sorgono nei miei pensieri estranei, nei desideri e confusione, io la prendo come una “compagnia”. Io vedo che il Creatore m’invia tutto questo perché io superi gli ostacoli e rafforzi la nostra connessione.

Io non posso superare gli ostacoli da solo, ed io devo chiedere aiuto al Creatore. Allora il Creatore mi da potere, e invece di essere un filo quello che ci unisce, adesso ce ne sono due.

Allora arriva un altro ostacolo, e grazie a questo, io ricevo un terzo filo. Poi, gradualmente, i fili vengono tessuti insieme e diventano una fune spessa che mi lega al Creatore.

Io non dovrei chiedere che “tutti i mali che vengono dovrebbero morire”, cioè che tutti gli ostacoli dovrebbero scomparire. Altrimenti, come potrei costruire la mia connessione con il Creatore? Io devo chiedere che il male sia “riformato” e voltato verso il Creatore, cioè, significa usare questi ostacoli, e mentre io li supero io rafforzo il mio contatto con il Creatore.

Ed io ho cura costantemente di preservare e rafforzare il filo che ci unisce, ed esso diventa gradualmente un tubo da dove fluisce l’energia della vita.

All’inizio io ricevo il potere della vita solo dal sentimento della connessione, ma più tardi io inizio a conoscere il suo carattere, le sue diverse facce, le sue diverse forme. Io accumulo esperienza: Quali ostacoli ho affrontato, come gli ho superati, grazie a quale richiesta, come ha sistemato questi ostacoli il Creatore per poterne fare dei fili che ci legano insieme. Perciò, io imparo come mi tratta il Creatore mentre io faccio diventare positivi gli stati negativi.

Io lavoro su questo contrasto di bianco e nero: Una volta io vedo il viso arrabbiato del Creatore sullo sfondo di un disturbo, e un’altra vedo i Suoi occhi dolci e amorevoli. Allora io inizio a conoscerlo da questi due aspetti, come un padre, che a volte guarda il figlio con un amorevole viso sorridente e altre volte con rigore, e in questo modo mi insegna.

Io rafforzo costantemente il contatto tra di noi, e i livelli di questa connessione determinano i livelli della scala spirituale. All’inizio la connessione è molto debole, solo per afferrarlo come un embrione nel ventre della madre. Ma più tardi la persona inizia a essere più attiva, uno stato chiamato Yenika (alimentare). Allora diventa “adulto”, che significa che lui sa come usare questa connessione coscienziosamente; lui la evoca più o meno e attraverso essa riceve la Luce per un certo traguardo.

Tutto questo dipende da quanto forte la persona si aggrappa al gruppo che gli provvede supporto, imparando costantemente. Allora la connessione si forma da questi fili sottili che sono creati dai suoi sforzi infiniti per non permettere che questa connessione si rompa nemmeno per un momento, che porta la persona alla rivelazione. Ma tutto il lavoro inizia dalla paura reverente che la connessione della persona con il Creatore si possa rompere.
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(Tratto dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 30.05.2012, Shamati n.61)

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Cosa rivelerebbe un cardiogramma dei desideri del cuore?

Domanda: Cos’è la Shechina?

Risposta: La Shechina è l’insieme di tutti i desideri creati dal Creatore uniti in un unico desiderio equivalente che si fonde con il Creatore nello stesso tipo di dazione come Egli è. Cioè, il desiderio di godere è pienamente corretto alla dazione.

Ma in relazione a noi, la Shechina è “nella polvere.” Il Creatore ha creato il desiderio di godere, e lo portò alla correzione finale: la finale, e la terza, esistono già nello stato corretto. Tuttavia, ci sentiamo come se fossimo al di fuori della Shechina, a tal punto che siamo nascosti dall’occultamento,dalla nebbia, e dall’inganno

Pertanto, ci sentiamo come se non apparteniamo a quel comune e corretto desiderio, e dobbiamo lavorare sodo per unirci con esso. Immaginate che ognuno è completamente corretto, ma voi, vedete il mondo completamente danneggiato. Pertanto, è necessario correggere la percezione e unirsi al resto del mondo, la Shechina.

Dovreste chiedere al Creatore per farvi divenire equivalenti a Lui, che è ciò che significa appartenere alla Shechina. Ma come si fa a chiedere perché non si può fare artificialmente? La richiesta viene dalla profondità del cuore in un modo che non può essere fermato.

Immaginate che tutti i desideri del vostro cuore erano visibili a tutti su un grande schermo, come se i sensori di un cardiogramma fossero collegati al cuore, mostrando a tutti i vostri desideri, i vostri pensieri, quelli degli altri, e i vostri sogni per il futuro. E voi eravate in grado di fermare questa trasmissione, e non avevate il controllo del vostro cuore. Ovviamente, ci si dovrebbe vergognare se questi desideri fossero relativi a voi stessi. Ma se si collegano questi desideri al Creatore, sapendo che Egli li manda a voi, allora non si ha niente di cui vergognarsi, allora non ci si deve vergognare dei desideri che si svegliano nel vostro cuore. Devi solo provare vergogna per qualcosa che avresti potuto fare per correggere il tuo cuore, ma che non hai fatto.

E poi si inizia cercandolo. Si vede che il Creatore ci invia desideri differenti, ci fa pensare a falsificazioni, furti, omicidi, violenze, sui modi per ingannare e usare tutti. Si potrebbero vedere queste immagini se il cuore fosse stato visualizzato su uno schermo. Ma tutti questi pensieri si stanno risvegliando in te dall’Alto, e tu non sei padrone di loro.

E con questo, si vedrebbe che hai avuto l’opportunità di fare ogni immagine come il Creatore, ma non lo hai fatto. E ora ti vergogni del fatto che non ti sai correggere o chiedere la correzione. Forse, non hai nemmeno fatto uno sforzo per correggere qualcosa, o forse hai provato e hai capito che non si può fare, ma non chiedere al Creatore per l’aiuto.

Tutti questi stati che avresti potuto correggere, ma non hai fatto, è perchè hai ora un sentimento di vergogna. Questo è ciò di cui ti vergogni , ma non ti vergogni delle immagini più terribili che si svolte nel tuo cuore e che sono venute dall’Alto.

Se provassi a portare tutto quello che hai in tuo possesso in equivalenza con il Creatore, allora inizieresti a rivelarne tutti i dettagli : da dove viene, perché, per che cosa, come chiedere aiuto, e come farlo funzionare. Ma se non avete intenzione di correggere voi stessi, allora non dovreste nemmeno aprire il pacchetto inviatovi o realizzare cio che vi arriva.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 31.05.2012, Shamati 50)

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Il mio amico è il rappresentante del Creatore

Domanda: Come dobbiamo lavorare durante un seminario? Come dobbiamo ascoltarci uno con l’altro?

Risposta: Un amico può dire delle cose che io comprendo oppure no. Può dire delle cose che considero grandiose o che considero delle sciocchezze. In ogni caso, io lo percepisco come un rappresentante del Creatore. Il Creatore mi sta influenzando attraverso lui.

Se provo repulsione dalle apparenze del mio amico, dall’espressione, dal significato delle sue parole, o qualsiasi altra cosa, potrei non percepirlo ne volerlo. E questo è un meraviglioso esercizio! Io voglio sollevarmi sopra di questo! Se lui è il rappresentante del Creatore, poiché, “Non esiste nessuno tranne Lui”, specialmente in ogni evento come questo al quale stiamo partecipando, allora io devo innalzare il mio amico e cercare di penetrare nell’essenza spirituale attraverso di lui, che sta presentando tutto questo a me e si presenta anche in questa maniera. Io devo sollevarmi a uno stato, dove percepirò tutto nella sua assoluta benevolenza, dazione assoluta, e assoluta qualità spirituale-malgrado tutto quello che sto sentendo dentro di me, nonostante il fatto di non averlo.

Ed è molto buono che queste due qualità si manifestino in me: l’attitudine egoista verso il mio amico, quando tutto quello che vedo in lui non prende nessuna critica, e dall’altra parte, per il contrario, quando io lo tratto con fede oltre la ragione, come un rappresentante del Creatore, perché niente può venire da nessuno al mondo che sia negativo, male imperfetto. E se esiste in me, allora è mio; io lo sto guardando con i miei occhi.

È per questo che, se io sono capace di notare questi due stati, io ho già fatto un certo lavoro spirituale. Dobbiamo mettere insieme tutti gli stati critici superiori e inferiori in relazione uno con l’altro, e avremo un vaso comune- Malchut che è alla base e consta solamente di cose sgradevoli- e continuerà a diventare più brillante e peggiore in noi, e noi saremo capaci di continuare a salire verso Keter oltre questo. E poi creeremo una tale distanza tra di loro, tale tensione, che saranno uguali allo stato quando la Luce Circostante diverrà la Luce Interiore e brillerà lì. Allora acquisteremo il primo livello spirituale.

Che cosa fa questo? Noi innalziamo MAN verso Malchut del mondo di Azilut, che ci connette insieme, e lì stabilieremo noi stessi per la prima volta come neonati. E una persona non può nascere da sola, ma perlomeno in dieci persone.
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Una Vita e una preghiera comune per tutti

Il centro del gruppo è il punto in cui ci liberiamo da tutti i frammenti della rottura e vogliamo concentrarci solo sulle nostre scintille e unirle insieme. E più si cerca di unire queste scintille, più saliamo sulla scala spirituale.

A causa di questi sforzi, riveliamo una nuova profondità del desiderio in noi, e una Luce più grande si rivela nell’unità delle scintille. Il collegamento delle scintille è la “Reshimo de Hitlabshut“, e la profondità del desiderio, sopra la quale vogliamo collegarci, è il “Reshimo de Aviut,” e quindi cominciamo a collegarci al nostro primo Partzuf spirituale comune in cui ci sentiremo una sola anima.

La prima volta che noi ci sentiamo nella realtà integrale in cui tutti siamo collegati l’uno all’altro, e al suo interno sentiremo la vita spirituale-uno per tutti. Come si dice: “Non c’è nessun altro oltre il Creatore,” uno per tutti: un solo pensiero, una luce, un sistema unificato. Noi sentiremo noi stessi vivere all’interno di una forza superiore.

E poi, inizieremo a riconoscerla sempre di più, distinguendo più funzioni in esso, atteggiamenti diversi verso di noi in rapporto alle dimensioni del Partzuf. Ma il primo punto da cui dobbiamo partire è il punto della nostra unità, chiamato il centro del gruppo. Si compone di due elementi: Il primo è il superamento del nostro egoismo, la Reshimo de Aviut, e la seconda è il nostro desiderio di unire le nostre scintille, che determina il Reshimo de Hitlabshut.

Se Io installo correttamente l’uno rispetto all’altro, è chiamata fede al di sopra della ragione. Tutto si riduce ad una realtà, ad un singolo stato. La fede è la connessione delle scintille, e la conoscenza è la forza del desiderio egoistico, sopra il quale vogliamo costruire la nostra connessione.

Non importa se non riusciamo a raggiungere il desiderio e a collegarlo al centro del gruppo. La cosa principale è quanto impegno vi abbiamo messo dentro. L’entità degli sforzi determina lo stato di successo.

Non riusciremo mai a raggiungere il successo direttamente attraverso le nostre azioni, ma solo attireremo la Luce a noi stessi, in modo che il Creatore terminerà questo lavoro per noi! Dopo tutto, “un prigioniero non può liberarsi dal carcere,” tutto accade per l’aiuto dall’Alto, attraverso la preghiera e la risposta ad essa.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.05.2012, conversazione sul Workshop)

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