Pubblicato nella 'La mia somiglianza con il Creatore' Categoria

Come acquisire la propria anima

Domanda: In realtà io sono soltanto un corpo bestiale e non ho ancora una “anima.” Come posso acquisirla?

Risposta: Un’anima è parte del Creatore dall’alto. Si tratta di dazione; è il livello di Bina, il livello dell’amore generale.

Se si acquisisce questo attributo, vuol dire che si è ricevuto una parte di devozione dall’alto. “Dall’alto” significa che tu consideri il valore della dazione e dall’amore superiore rispetto a tutti gli altri tuoi desideri bestiali.

Se acquisisci questa parte dell’attributo, significa che hai ricevuto un’anima. Perché? Questo perché, con quella parte, sarai in grado di amare gli altri e di dare a loro. Percepirai un mondo diverso, l’altro mondo, qualcosa che è esterno a ciò che stai sentendo ora. Ogni sfera che stai percependo ora, come se tu fossi in essa e che ti circonda, è una sfera che senti dentro il tuo ego.

Se si acquisisce l’attributo della dazione, è come se si uscisse da questa sfera e si entrasse in una sfera superiore esterna a te. Raggiungi una sensazione extra corporea, uno stato emotivo speciale (extra sensoriale), e così inizierai a rivelare il mondo superiore, pensieri e desideri che puntano completamente alla dazione e all’amore. Ciò è chiamato una “addizione” al di sopra dei cinque sensi, con i quali al momento raffiguri questo mondo: vista, udito, gusto, olfatto, e tatto.

Si aggiungono sensi supplementari a questi cinque sensi, che operano in dazione, chiamati Keter, Hochma, Bina, Zeir Anpin e Malchut nei quali percepisci qualcos’altro che è totalmente nella dazione. La nuova struttura che hai acquisito comincia ad assumere la forma dell’Adam, che somiglia al Creatore.

Ora, tu esisti in una sfera egoistica chiamata “questo mondo,” percepisci ogni cosa soltanto con il tuo ego, e questa è la tua vita. Supponiamo che tu espanda te stesso in tutte le direzioni verso qualche sfera esterna. Ciò che percepiresti in questo è chiamato il mondo superiore.

Perciò, i vasi che acquisisci insieme ad esso, i desideri e i pensieri, sono chiamati Adam, colui che assomiglia al Creatore. La Luce che ottieni dentro questi vasi, il riempimento, è il Creatore, l’attributo della dazione e dell’amore.

Poi, raggiungi un mondo ancora più grande, il livello successivo, e così avanzi sui 125 gradini. Ad ogni modo, qui, si ha già una mente superiore e delle sensazioni che aiutano a comprendere cosa stia succedendo. La cosa principale è quella di uscire dalla prima sfera poiché la sua natura è rivolta completamente all’interno, ed è opposta a tutte le altre sfere la cui natura è rivolta verso l’esterno.
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(Dalla seconda arte della Lezione quotidiana di Kabbalah 15.06.2012, Lo Zohar)

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Insistere di fronte alla Grandezza

Domanda: Quando ricevo per il bene della dazione, l’abbondanza mi attraversa. Posso gioire di questo?

Risposta: Tu non gioisci dell’abbondanza che ti attraversa. E’ una maniera completamente differente di abbondanza, non come il riempimento egoistico. Tu, come un ospite, vuoi provare un dolce delizioso al fine di fare un favore al padrone che l’ha preparato. Potrebbe essere che il dolce abbia lo stesso sapore, ma non è così.

Domanda: Ma, quando amo qualcuno con tutto il cuore, dimenticandomi di me stesso, questa sensazione emerge in me tuttavia. L’amore è diretto nei confronti dell’altro, ma io sono colui che lo sente.

Risposta: Sì, la sensazione emerge dentro di te; comunque, consiste di diversi parametri. Dopotutto, tu ricevi il piacere di voler dare a colui che ami.

Immagina questo. C’è il desiderio di ricevere del Creatore e il desiderio di ricevere della creazione, che è quello che sei. Tu devi sentire il Suo ricevere il desiderio, sentire come Lui vuole donarti, per assimilare questo desiderio di ricevere dentro te stesso per darGli piacere.

Principalmente, stai facendo esperienza del piacere nella “testa”, significa nel desiderio che hai ricevuto da Lui. Allora questo torna fuori che là, dentro il Suo desiderio, tu fai il calcolo, “Come posso riempirlo?-almeno nell’ampiezza di quanto tu svilupperai il tuo ricevere desiderio.” In altre parole, nel tuo desiderio tu senti l’ampiezza, in cui tu stai riempiendo Lui, e questo è già l’abito della Luce di Hassadim.

Come risultato, noi stiamo parlando di piacere di un tipo veramente differente.

Domanda: Allora come può emergere la separazione se tutto è dentro di me?

Risposta: L’intenzione cade fuori dalla differenza tra l’uno e l’altro. Quando lo stimolo nei confronti della dazione al Creatore regna nella tua “testa”, concorde, il piacere diventa differente.

Domanda: Potremmo comparare questo con l’amore nei confronti di nostro figlio? Posso donargli un dolce senza neanche averlo provato?

Risposta: No, il piacere passa attraverso te, ma ora tutto è definito nel suo desiderio, non il tuo.

Domanda: Come posso adempiere con questa differenziazione tra me e lui?

Risposta: Nel primo stadio, noi saliamo al di sopra del nostro desiderio e solo al secondo stadio siamo capaci di percepire qualcosa di sconosciuto, facendolo nostro.

Al fine di rendere piacere all’oste, io devo sentire il Suo piacere, sentire quanto Lui gioisca per la dazione verso me e che piacere devo ricevere da Lui. Io devo sentire che questo piacere è arrivato da Lui e ed è dono d’amore, e non ragione.

Per mezzo del suo amore, Lui mi trasmette la sensazione di vergogna, che ora mi aiuta a fronteggiare con la situazione e a capirlo al fine di costruire una relazione differente. Io prendo il Suo piacere, io ricevo questo da Lui, ma io non faccio calcoli per il “dolce”, ma specificamente per questa dazione. Il “dolce” è il livello più basso, Nefesh de-Nefesh, e il piacere, che ho dato a Lui, è la totalità di NRNHY.

Qua è dove uno dovrebbe credere il non considerare se stesso:”Da quando io sto dando piacere al Creatore, Lui stesso!-Guarda solo a come Lui gioisce di me!” E’ qui, dove il principale calcolo è localizzato e non nel “dolce” in sé, che è stato dato a te semplicemente come un mezzo, permettendoti di creare la connessione con tutti i mondi. Il calcolo nella testa del Partzuf è diretto alle relazioni con il Creatore.

E questo è perché tu hai bisogno di sapere chi è il Creatore, come Lui agisce, e come darGli piacere, dal momento che i Suoi vasi, desideri, sono infiniti. Allora come proteggere se stessi in una qualche situazione? Comparato a questo, i piaceri diretti sono niente più di una scintilla, che hanno creato il desiderio, mentre tutto il resto è condizionato dalla grandezza del Datore.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 27.06.2012, “Introduzione al Libro dello Zohar”)

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Nessuno spazio per gli errori

C’è un unico desiderio che è stato creato — per ricevere il piacere e dilettarsi — e non c’è nient’altro che può essere attribuito all’essere creato. Tutto il resto è la correzione della creazione, la forma esterna che può assumere il desiderio di ricevere e come la Luce lo influenza.

Esiste uno superiore, che è in dazione ed esiste l’inferiore, che sta ricevendo. L’inferiore può ricevere la forma di dazione dal superiore che cambierà la sua forma esteriore; come un lupo travestito da pecora che, rimane comunque un lupo! Questo è in realtà quello che facciamo con il nostro ego, con il male dentro di noi, cerchiamo di dargli una forma che è simile al Creatore.

Dobbiamo comprendere che tutto ciò avviene all’interno del desiderio di ricevere, poiché questo ci mette d’avanti al fatto che tutto dipende da noi e tutto avviene dentro di noi. Non c’è nulla all’esterno; tutta la realtà è dentro di noi, nel nostro desiderio di ricevere.

Il desiderio rimane sempre un desiderio, e non dobbiamo provare a cambiarlo. Io non devo aumentarlo o diminuirlo, ne torturarmi digiunando o colpire me stesso. Devo solo chiedere al Creatore di cambiare la forma del mio desiderio e renderlo simile a lui.

Non ci sono altre azioni, tranne girarmi verso la luce, in modo che io possa raggiungere un reale cambiamento. Altrimenti posso solo danneggiare me stesso e distorcere la mia natura. Cosa posso fare con i miei desideri da me? È ridicolo anche aspettarsi questo. Se una persona agisce in questo modo, distorce tutto il suo percorso, la sua percezione, la sua comprensione e il suo approccio.

Questo è ciò che tutta l’umanità fa, sperando di ottenere qualcosa dalle diverse azioni come rivoluzioni nella scienza e nella società. Tutte le nostre azioni finora, a cominciare dal momento in cui siamo scesi dagli alberi, siamo diventati umani e abbiamo cominciato a svilupparci, avevano solo il significato di mostrarci che tutte queste azioni sono sbagliate.

Ora siamo al bivio di un cambiamento, ed esaminando tutta la nostra evoluzione vediamo che è il desiderio egoistico che ci ha costretti a seguire tutta questa strada. Tutto quello che abbiamo fatto finora è un grosso errore.

Era impossibile evitarlo dato che è impossibile avanzare senza la rivelazione del male. Ma l’errore stava nel tentativo di trattare con i nostri desideri, nel limitarli o riempirli, o di cambiarli da noi stessi. Abbiamo sempre sperato di raggiungere una vita migliore da questo, ma ogni volta siamo stati male e abbiamo ricevuto colpi invece di piaceri.

Ora dobbiamo pesare le cose: vale la pena di andare avanti in questo modo? Ora è impossibile anche se lo vogliamo. Non siamo in grado di muoverci in avanti corrompendo il nostro desiderio di ricevere; non c’è nessun posto dove andare! Tutti i metodi hanno raggiunto un vicolo cieco e non possiamo essere riempiti ulteriormente.

Se continuiamo nella stessa direzione, l’unica cosa che possiamo aspettarci è una guerra mondiale come l’ultimo colpo definitivo. Possiamo iniziare dai cambiamenti coscienti oppure richiamando terribili afflizioni su di noi. Ma l’intero processo sarà stato necessario al fine di portarci al riconoscimento del male, per avvicinarci alla correzione di noi stessi e del mondo.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 02.07.2012, Lo studio delle dieci Sefirot)

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Com’è stato temperato l’acciaio

Dall’articolo di Rabash: “La contradizione dei vecchi, è una costruzione, la costruzione dei giovani è una contradizione”. “I vecchi” sono quelli che sono abituati al lavoro di Dio, “Giovani” sono coloro che stanno iniziando il loro lavoro. Una contradizione è una discesa o caduta, il che significa che prima c’è stata un’ascesa nel lavoro, il quale è considerato una costruzione, cioè che loro hanno considerato le ascese, ma la contradizione è quando loro hanno sentito la caduta, che viene dall’occultamento del Creatore, cioè che il Creatore occulta Se stesso da loro, e questo è chiamato una contradizione. La contradizione del vecchio è quando loro dicono che il Creatore ha inviato loro l’occultamento, e da questo risulta che loro sono già in costruzione, poiché hanno creduto che il Creatore ha cura di loro e per questo loro hanno ricevuto sostentamento.

“I vecchi” sono coloro che sono abituati al lavoro spirituale, e loro sanno come interpretare ogni stato, come raggiungerlo e come far sì che sia di beneficio. Perciò perfino la loro “contradizione” è costruzione.

Questo è dovuto a che loro non dimenticano e si sostengono dell’intenzione che tutto proviene dal Creatore, anche nella discesa. Allora, è durante le discese, rimanendo fedeli, sostenendosi nella loro fede, nell’intenzione di donare perfino durante le discese, che loro costruiscono le ascese. La discesa stessa diventa un’ascesa.

L’ascesa non viene dopo la discesa, ma è la discesa stessa se la persona la attribuisce al Creatore, allo scopo della creazione, e comprende che lei lo sente nei desideri di ricevere e aggiunge l’intenzione adeguata a questo: La discesa stessa viene da un’ascesa.

La persona immediatamente si eleva dalla discesa che sente nel desiderio egoista, per mezzo della rivelazione del vaso corrotto. Allora smette di muoversi verso l’alto e verso il basso in un’onda di ascese e discese. É sempre felice delle discese, perché non è dopo che sono finite, ma durante, che lei aderisce al Creatore. Allora la contradizione che sente il vecchio va verso di loro, dato che per questo loro costruiscono un’adesione ancora più intensa con il Creatore.

I “giovani” sono coloro che ancora non hanno potere, non hanno ancora il supporto necessario dall’ambiente che possa stabilizzarli, che gli permetta di voltarsi dalla discesa verso l’ascesa, in adesione. Sicché loro continuano ancora ad utilizzare le loro ascese in maniera egoista e godendo della buona sensazione, dimenticando cosi l’intenzione. Allora l’ascesa diventa discesa, e la costruzione diventa distruzione. Lo stato è determinato dall’intenzione della persona.
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(Tratto dalla preparazione alla lezione quotidiana di Kabbalah del 08.07.2012)

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Un Kabbalista e il mondo

Domanda: Possiamo dire che solo il mio atteggiamento separa il mio attuale stato dallo stato successivo?

Risposta: L’atteggiamento determina tutto, o in altre parole, l’intenzione. Quando tu cambi la tua intenzione, tu cambi il mondo nella tua percezione. La differenza tra questo mondo e il mondo dell’Ein Sof (infinito) è nell’intenzione. Tutti gli stati differiscono solo secondo il tuo atteggiamento, la tua intenzione. In realtà non c’è niente ma solo lo stato di Ein Sof. Tutto il resto è un immagine che noi dipingiamo con la nostra intenzione.

Domanda: Oggi io odio e non mi piace la gente con cui vengo in contatto durante il giorno. D’altra parte, se io li rispetto, qualsiasi contatto con loro potrebbe portarmi piacere e potrei essere felice aiutandoli tutto il giorno. Questa è la buona connessione di cui ho bisogno oppure è la forza che rivelerà il fattore importante qui?

Risposta: È la cosa principale. Il punto è non di essere “carino”, o “dolce”. Devi unirti con gli altri, perché nell’unità scoprirai il Creatore. Nella Kabbalah, questo è chiamato una Mitzvà (comandamento): tu stai adempiendo un comandamento.

Nel complesso, lo scopo di tutte le nostre azioni è quello di diventare uguali a lui, come un ospite che diventa uguale al padrone di casa. In altre parole, di portare contentezza al creatore, proprio come lui ci porta a noi. Quindi il giusto atteggiamento verso gli altri dovrebbe essere finalizzato al raggiungimento di un buon atteggiamento verso il Creatore. Senza questo, che bisogno ho di essere in buoni rapporti con tutti quelli intorno a me? Per il mio bene? Questo è assolutamente contrario a quello che si aspetta da me.

Quindi si dice: “il fine dell’azione è nel pensiero iniziale” e “Israele, la Torà e il Creatore sono uno“; ed è su questo principio che noi dovremmo stabilire tutto.

Un Kabbalista utilizza qualsiasi contatto con gli altri solo per avanzare. Egli esegue le azioni fisiche necessarie per vivere la vita, ma egli calcola sempre quale energia, e quale attenzione è richiesta a lui al fine di eseguire azioni spirituali per portare contentezza al Creatore. Quindi un Kabbalista utilizza il mondo al fine di compiacere il Creatore.

Domanda: Egli ne gode facendo questo?

Risposta: Sì, non al fine di godere, ma per poter eseguire le azioni necessarie. Il piacere non è la ragione delle sue azioni.

Un tale atteggiamento cambia tutto, e grazie a questo tu vedi il mondo spirituale. Dopo tutto, le vostre relazioni con gli altri e con il Creatore diventano più chiare e scoprirete la rete delle forze, la rete delle relazioni, la rete dei pensieri, la rete delle intenzioni e la rete del loro funzionamento. Questo è ciò che effettivamente esiste. Quindi il nostro mondo diventa gradualmente meno importante per noi e anche la sua forma, come se si “evaporasse” in questa rete, poiché diventa insignificante.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 01.07.2012, Introduzione al Libro dello Zohar)

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Desiderio e adesione

Domanda: Nel “Introduzione al libro dello Zohar,” Baal HaSualm dice che le anime “diventeranno degne di ricevere tutta la sua bontà, la gioia e il piacere che c’è nel pensiero della creazione e insieme a questo riceveranno una forte adesione.” Come facciamo ad avere bisogno di bontà e piacere se l’adesione con il Creatore è molto più qualitativa e sublime?

Risposta: Ho i vasi, significa i desideri nel cuore. In questi vasi, io ricevo in ordine di dare e per questo eseguo un’azione di dazione. Solo se il Creatore da’ a me, io do’ a lui.

Ma perché io eseguo l’azione di ricevere in ordine di dare? Perché sento la vergogna, un divario tra me e lui. Questo evoca in me la dazione al fine della dazione e quindi anche di ricevere con lo scopo di dare, in modo da assomigliarmi a lui. Agendo per assomigliarmi a lui, io riempio i miei vasi con il piacere di donare a lui e allo stesso tempo soddisfo la vergogna, il divario tra noi, e quindi ottengo l’adesione.

Due mancanze sono parte di questo processo:

  1. Il Creatore ha creato la mancanza in me per ricevere e godere. Io lo riempio così che Egli riceverà e godrà.
  2. La seconda mancanza è il risultato della vergogna. Io limito me stesso e riempio il mio desiderio con il raggiungimento dell’essenza del Creatore stesso. Sono diventato uguale a lui e ho ottenuto l’adesione.

Il Creatore è raffigurato a me come un Partzuf spirituale che è fatto di un “corpo” e una “testa”. In basso noi diventiamo uguali a lui nel “corpo” nel suo desiderio di portare la bontà agli esseri creati e nel mio desiderio di ricevere piacere. Sopra noi diventiamo uguali nella “testa”, che significa nelle intenzioni. Così l’adesione è in realtà formata sopra.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 28.06.2012, Introduzione al Libro dello Zohar)

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Non resisterti al cambiamento

Baal HaSulam, Introduzione al Libro dello Zohar, punto 4: Perciò, coloro che reclamano che per la nostra bassezza e per non essere niente non valgono perché Lui ci guardi, e quindi, Lui ci ha lasciato, non fanno altro che mostrare la loro ignoranza. Cercate di immaginare, se doveste incontrare un uomo che fa delle creature, precisamente per soffrire e agonizzare durante le loro vite come facciamo noi, e non solo questo, ma anche nasconderle dietro di se, senza desiderarle vederle, ne aiutarle almeno un poco. Come lo vedreste basso e spregevole! Si può pensare tale cosa di Lui?

Siamo molto limitati nei nostri sentimenti e nelle nostre abilità cognitive, nella nostra auto-percezione, e nel percepire ciò che è sopra di noi come le leggi di tempo e spazio. Perciò non possiamo comprendere accuratamente e stabilire la giusta attitudine verso la vita e verso il Creatore.

Non è per caso che si dice: “Non mostrare a un folle un lavoro fatto a metà”. Vedendo una piccola parte della realtà, possiamo determinare il disegno generale? Perfino nelle nostre vite ci sono degli stati diversi. La maggior parte non può nemmeno immaginare in anticipo che uno stato passerà e diventerà lo stato opposto. Perciò, se parliamo di ciò che è occulto da noi, è possibile arrivare a una conclusione?

Io credo tuttavia che questo non ci fermi. I Kabbalisti volevano risparmiarci un duro lavoro, colpi e il prolungamento del tempo, e allora ci dicono fin dall’inizio che il Creatore è buono e benevolente e in uno stato di assoluto riposo. Dopo tutto, la perfezione non è soggetta a cambiamenti; per il contrario, tutti i cambiamenti avvengono in noi. Accadranno in un modo o nell’altro, ma noi possiamo determinare la forma che prenderanno.

Tu puoi valutare i cambiamenti egoisticamente misurando quanto piacere ti porteranno, e gli puoi valutare in maniera diversa, in base a quanto ti portino vicino a Colui che dona – fino a che punto riesci a somigliare a Lui. Se valuti i cambiamenti secondo quanto ricevi, soffrirai finché imparerai a valutare gli stati nei quali ti trovi e la vita stessa con altri valori, in base alla tua vicinanza al Creatore e la tua somiglianza con Lui. In base a questi calcoli saranno costruiti i gradi della tua ascesa come uomo (Adamo) che somiglia (Domeh) al Creatore. Questo è infatti il punto.

Allora c’è un inizio, il processo stesso e una fine. Gli eventi accadono e non puoi dire niente, e non puoi nemmeno determinare come cambierai. Devi solo determinare il tuo sentimento: Come accettare i cambiamenti inevitabili. Questa è l’unica cosa che dipende da te.

Le persone che accettano il loro sviluppo sono desiderabili e sono chiamati “giusti”. Quelli che  resistono a questo sviluppo e non lo vogliono sono chiamati “cattivi”. Di conseguenza ci sentiamo bene o male: Il sentimento della vita, il nostro sviluppo, realtà, tutto dipende da quanto tu aspiri o “calibri” te stesso per percepire ciò che ti sta accadendo. E senz’altro, ciò che deve accadere accadrà, ma dipendendo dalla tua calibrazione interiore, chiamata correzione, tu puoi sentire l’ampio raggio di emozioni dal meno Ein Sof (Infinito) al più Ein Sof. Tutto dipende dal grado del tuo accordo con quello che sta accadendo.

È per questo che la saggezza della Kabbalah ci aiuta. Se una persona è d’accordo con i cambiamenti e le correzioni, se vuole essere corretto e accettare tutti i nuovi passi desiderati, se perfino vuole affrettare questi passi qualsiasi cosa porti il futuro “oltre la ragione”, oltre tutti i calcoli, perché si trova già nello stato di fede e dazione, allora non è più importante quello che accade al momento. In questo caso la persona accelera lo sviluppo, lo sente speciale, sublime, e meraviglioso, e questo è desiderabile agli occhi del Creatore.

Tutti dovrebbero arrivare a questa forma di sviluppo, e fino ad allora non avanzeremo poiché non possiamo avanzare in una maniera cattiva. Una persona può rimanere semplicemente ferma, ricevendo nuovi problemi e sofferenze ogni volta nel presente livello, finché sarà d’accordo di cambiare se stesso e a stabilire una buona attitudine verso il proprio sviluppo. E allora a ogni livello la persona prepara se stessa in anticipo oppure accetta ogni cambiamento come un colpo, che fa che lui cambi sotto la pressione di diverse forze. In ogni caso, i cambiamenti sono necessari, perciò consciamente o sotto una pioggia di colpi, la persona sarà costretta ad accettare lo sviluppo come una cosa meravigliosa e desiderabile.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17.06.2012, Introduzione al Libro dello Zohar)

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Il Sistema decimale dei gruppi

Domanda: Perché la fase successiva del lavoro riguarderà l’unione dei gruppi? Come ci si collega all’unione dentro ogni gruppo e al lavoro individuale di un uomo?

Risposta: Infatti, l’unione incomincia da un gruppo di dieci persone. L’essere umano è costruito in modo tale da poter comprendere specificamente questo numero di persone. Dieci è un numero “orientativo” che può andare bene, non troppo grande, non troppo piccolo. Si chiama “Minyan“, nel senso che è ciò che può essere “contato” (Limnot). La nostra percezione è strutturata in modo tale che comprende solamente questo genere di sistema, in quanto avvolge completamente la nostra struttura interna (le dieci Sefirot).

Ad una lezione in cui parliamo delle nostre impressioni, ma dove in generale si leggono degli articoli e si discute del materiale, può prendere parte un ampio gruppo di partecipanti, fino al mondo intero. Perciò, durante il lavoro tra noi sediamo in gruppi di dieci, mentre alle lezioni ci può essere una qualunque quantità di uomini che siano in grado di capire e discutere tra loro usando il linguaggio Kabbalistico.

Dobbiamo solo stare attenti a non farla diventare un’abitudine, e per questa ragione abbiamo bisogno di aumentare continuamente il desiderio dentro di noi e l’importanza dello scopo. Ogni volta metteremo in mostra un nuovo aspetto della rivelazione del Creatore.

Unendoci al gruppo, creiamo un “Unico”, una comunione tra tutti noi, che non appartiene a nessuno in particolare, ma che appartiene a tutti noi insieme. Si tratta di un’ essenza più elevata, di una “fusione”. Non è semplicemente la somma di noi, ma una specie di aggiunta ad ogni volta. E questo perché per arrivare a formare questa somma, ogni uomo deve avere cancellato il proprio egoismo. Il concetto di Unico, che è qualcosa al di sopra di noi, è formato da tutte queste cancellazioni dell’egoismo personale. In questo modo costruiamo il nostro livello superiore.

Se ci unissimo semplicemente come degli egoisti per un profitto comune al fine di costruire qualcosa insieme o per vincere, come una squadra di pallone, allora il risultato sarebbe la somma vuota dei nostri sforzi. Invece, se cancelliamo il nostro ego, allora costruiamo un nuovo vaso comune al di sopra di tutti noi.

E’ una cosa che riguarda tutti noi; quei dieci che sono seduti in cerchio in una discussione stanno cancellando loro stessi e stanno esaltando il gruppo e gli amici. La Sefira più elevata, Keter, si definisce in base al modo in cui ascolto gli altri, al modo in cui pongo il gruppo, il Creatore, e lo scopo al di sopra di me stesso. Ed io mi considero inferiore e mi abbasso rispetto ai miei amici. In questo modo viene definita la mia Malchut.

Dopo che ognuno avrà chiarito questi due punti, Keter e Malchut, uniremo tutte queste Keters e Malchuts insieme. E se ognuno di noi lo farà con la necessaria capacità richiesta per il primo livello di rivelazione della Luce, allora la Luce sarà rivelata in questa spaccatura tra le Keters, unite in una sola cosa, e le Malchuts unite. Ci sarà come un bagliore interno tra di esse, poiché abbiamo cancellato il nostro ego.

Sebbene non sia ancora la restrizione o lo schermo, la Luce si sta rivelando e sta incominciando a lavorare nella misura della nostra opposizione all’egoismo e del nostro desiderio di unirci. E questo perché entrambi questi principi sono già spirituali. Stiamo esaltando la spiritualità, la dazione, e stiamo disprezzando la materialità, la ricezione; stiamo facendo le azioni che siamo capaci di fare, come dei bambini piccolini.

E allora le dieci persone, sostenendosi a vicenda e pronte ad unirsi, creano una grande tensione, una distanza tra la Keter unita e la Malchut unita, costruendo in questo modo il nostro vaso spirituale comune. E quando lo avremo costruito tra dieci di noi, capiremo che il resto degli amici intorno al mondo stanno facendo gli stessi sforzi in questo preciso momento. Tutti i nostri sforzi comuni sono uniti insieme indipendentemente da quanto è grande il gruppo.

Se dopo i nostri sforzi per unirci in cerchio vorremo includere tutti gli altri gruppi dentro di noi, allora staremo unendo tutti quanti insieme. E allora si formerà un vaso potente ed enorme, capace di rivelare il primo livello della Luce, in base all’uguaglianza delle qualità. Maggiore è la distanza tra la Keter comune e la Malchut comune, più grande sarà il vaso, e forse lo sarà già abbastanza per la prima rivelazione della Luce.

La Luce viene rivelata piano piano, in porzioni: Nefesh, Ruach, Neshama, e così via. E se la riveleremo, allora sarà rivelata in ogni gruppo ed in ogni persona in base ai suoi propri sforzi, di più in alcuni di meno in altri in base agli sforzi personali.

Questa è la ragione per cui dobbiamo desiderare di connetterci a tutti i gruppi e agli amici separati, e anche al mondo intero poiché rappresenta un vaso enorme. E lì che si trova il vero desiderio di godere, e se lo uniremo a noi anche in una forma passiva, allora ci vedremo aggiungere molta materialità. E se noi, con il nostro desiderio per la spiritualità, lavoreremo su questa materialità, allora riceveremo il dono di una capacità maggiore.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17.05.2012 “conversazioni su dopo i congressi”)

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E’ la luce che dà vita all’uomo

Lo Zohar è la Luce che Riforma, e Il Libro dello Zohar è anche chiamato “la Luce Superiore.” Noi potremmo godere di questa Luce solo se noi sapremmo come attrarla, noi saremo nell’equivalenza della forma con essa.

Che cosa potremmo fare al fine di raggiungere l’equivalenza della forma con la Luce? La Luce dona, io come posso dare? Se io stringo la connessione con gli amici, annullo un po’ il mio ego al fine di connettermi agli altri, provando a essere più vicino agli altri attraverso diverse azioni, eventi, e con la divulgazione, io divento un po’ più simile alla Luce. Nella misura in cui mi avvicino a Lei, io sono ricompensato essendone maggiormente influenzato.

La Luce è fissata nella dazione, ma con le azioni mi porto a più stretto contatto con Lei e Le assomiglio di più. Così, io sono ricompensato dall’influenza della Luce, e come risultato il mio vaso diventa quello che dà.

In accordo con il mio cambio interiore, quando io divento colui che dona nei miei desideri e attributi, io comincio a scoprire i cambiamenti che accorrono in me. Improvvisamente io scopro questi desideri e pensieri (nel mio cuore e nella mente) che sono completamente differenti da quelli che avevo avuto precedentemente. Così sento più e più cambiamenti dentro me stesso fino a che non raggiungo un nuovo stato dove sento:”Ecco qua, sono cambiato!” Questo cambiamento rivela una nuova collezione di attributi, desideri, e pensieri in me che sono chiamati un Partzuf, uomo (Adamo), o il Creatore, che sono tutti la stessa cosa.

Dovuto a questa nuova struttura, la somma degli attributi, desideri, e pensieri in me, io scopro una nuova figura interna, che è un “umano”, ed io in questo, scopro la sua radice, la ragione che l’ha fatta nascere, che è il Creatore. Così noi scopriamo il nostro sviluppo spirituale.

Speriamo che dal nostro desiderio ardente per il livello di Adamo, ciò significa che di ritorno dall’annullamento del nostro ego, la connessione con gli altri e con l’intero mondo, e lo studio dello Zohar, noi godremo dalla Luce che Riforma e riceveremo la forma di “umano”.
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(Dalla 2° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.06.2012, Lo Zohar)

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Una prova di altruismo

Domanda: Che cos’è l’amore del Creatore?

Risposta: L’amore è l’opportunità di sentire la carenza di un altro (vaso) usando i miei vasi. Nel nostro mondo noi amiamo perché questo ci dà piacere: cibo familiare e delizioso, persone che ci compiacciono, i miei figli a cui sono naturalmente attaccato. Noi chiamiamo questo amore.

Ma l’amore spirituale non è quando io riempio i miei vasi con qualcuno o qualche cosa, ma quando sento i vasi degli altri. È completamente opposto a ciò che siamo stati abituati a pensare sul concetto dell’amore. Il mondo spirituale è opposto al mondo corporale. Se io mi preoccupo dei vasi degli altri e cerco di riempirli nel modo in cui lui vuole riempirli, significa che io amo quella persona.

Finché ci amiamo uno con l’altro va tutto bene, facciamo un accordo con il Creatore per poter sostenere questa relazione, anche se tutto cambia per differenti motivi esteriori. Non importa cosa succeda, io voglio mantenere la stessa forza di amore e connessione tra di noi.

La domanda è, come posso fare questo se all’improvviso io scopro che il Creatore è responsabile di tutti i miei problemi? Il mio fedele e amato compagno all’improvviso non mi guarda più e m’invia tutti i tipi di problemi e difficoltà. Mi tradisce in tutti i modi e fa tutto contro di me e diventa il mio principale nemico. E allora, come posso mantenere la buona attitudine verso di Lui in tali condizioni?

Ma l’adesione con il Creatore significa che io ho attraversato diversi stati e sono arrivato allo stato nel quale io non ricevo niente da Lui, niente oltre il sentimento di oscurità. Ma sopra tutto questo io costruisco una relazione di amore, dazione e connessione, nonostante i problemi e le sofferenze che Lui causa al mio ego. In uno stato del genere, si può chiamare adesione.

I vasi in cui io ottengo l’adesione devono essere ristretti e occulti. Sopra di loro c’è il mio Masach (schermo) e Luce Ritornante, e c’è adesione nei vasi di dazione.
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(Tratto dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17.06. 2012, “Shamati n.76”)

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