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Affari con amici: una cattiva idea

Uno spettatore di uno dei miei programmi mi ha inviato un’e-mail che descrive la seguente triste storia: Diversi anni fa, ho avviato un’attività con un amico d’infanzia. Molti ci hanno consigliato di firmare un contratto d’affari con un avvocato, ma ci sembrava strano coinvolgere degli avvocati in un rapporto così stretto, così abbiamo evitato di farlo e abbiamo aperto l’attività sulla base della buona fede. Per i primi due anni è andato tutto bene, ma poi l’attività ha avuto dei problemi e le cose hanno iniziato a deteriorarsi. Abbiamo iniziato a incolparci a vicenda per i nostri problemi, abbiamo perso fiducia l’uno nell’altro e oggi, per quanto odi ammetterlo, ci odiamo. Questa situazione mi sta uccidendo, dottor Laitman, c’è qualcosa che posso fare?

Capisco perché questo spettatore e il suo amico pensavano di non aver bisogno di un consulenza legale, ma la loro decisione ha condannato la loro attività e la loro amicizia al fallimento. Siamo tutti egoisti, e tutti lo neghiamo.  Quando il nostro ego è felice, pensiamo che tutto andrà sempre bene. Quando il nostro ego soffre, pensiamo che tutto vada male. Questa è la natura umana.  In realtà, questa è la natura di ogni cosa, ma è più evidente negli esseri umani. 

Per questo motivo, per rimanere amici, non bisogna avviare con loro un’attività commerciale.  I buoni affari non si basano sull’amicizia ma su rigide condizioni  egoistiche che soddisfano gli interessi di tutte le parti coinvolte. Un’attività commerciale  richiede decisioni di tipo imprenditoriale, che non hanno nulla a che fare con l’amicizia, ma solo con decisioni fredde ed egoistiche.

Il ruolo essenziale degli avvocati è quindi non solo stabilire come dovrebbe operare l’azienda,  ma anche cosa fare quando le cose vanno male.  Se esiste un contratto dettagliato, allora non ci saranno controversie e i soci sapranno come agire.

Quando si mescolano gli affari con l’amicizia, ci si aspetta che il socio aderisca a due codici di condotta differenti: un codice di affari e un codice di amicizia.  Quando c’è un problema, i codici iniziano a scontrarsi, come è successo a questo spettatore. A quel punto, o gli affari o l’amicizia vanno in frantumi.

Se da bambino mi piaceva giocare a calcio con una certa persona, non significa che dovrei fare affari con lui. Al contrario, probabilmente significa che non dovrei farlo.

Dato che questo spettatore mi ha chiesto un consiglio, suggerirei a lui e al suo amico di contattare un buon avvocato e di chiedere consiglio su come ricostruire il loro legame. Non è semplice e potrebbe essere troppo tardi, ma questo è il mio consiglio, ora che hanno commesso l’errore e stanno cercando di salvare la loro amicizia.

Il legale dovrebbe riorganizzare il legame tra i due su una base completamente egocentrica, in modo che entrambe le parti possano sentirsi soddisfatte della situazione in cui si trovano. Se non si trova un accordo di questo tipo, i due dovrebbero separarsi.

Non è che non ci sia spazio per la ricostruzione, ma deve esserci una base egoistica chiara e solida per le loro relazioni commerciali e non commerciali.  Se entrambi ne sono soddisfatti, allora potrebbero ricostruire partendo da lì.

Spero che in futuro imparino a non ignorare la natura umana. Siamo egoisti e dobbiamo comportarci di conseguenza. Allora, al di sopra del nostro egoismo, dovremmo ricostruire la connessione, ma senza sminuire la nostra natura di base. 

Come siamo arrivati a questa condizione instabile nel mondo?

Oggi l’evoluzione del desiderio di ricevere ci viene rivelata in tutte le sue sfaccettature, dalle lotte di potere tra famiglie alle guerre tra nazioni e blocchi. Questo desiderio ha lo scopo di rivelare la nostra natura malvagia, così da acquisire consapevolezza che non possiamo più vivere in questo modo e che non abbiamo altra scelta se non quella di apportare dei cambiamenti che ci permettano di sopravvivere. 

Per fare un esempio, inoltriamoci nelle profondità della foresta amazzonica. Immaginate di incontrare le popolazioni indigene, che non percepiscono voi come delle anime diverse da loro. Chiunque incroci il loro cammino è per loro come un membro della famiglia e non nutrono alcun pensiero maligno nei confronti degli altri.

Al contrario, immaginate di prendere un volo per una delle metropoli del mondo e di visitare i suoi magnifici monumenti culturali. Se all’improvviso sentiste dei passi veloci dietro di voi, il vostro cuore comincerebbe a battere forte e guardereste dietro di voi per controllare se state per essere aggrediti da uno sconosciuto.

Maggiore è il livello di sviluppo di una cultura e maggiori saranno il senso di alienazione, solitudine, pericolo e paura. Anche a casa, che dovrebbe rappresentare un porto sicuro per la persona, ci sono conflitti di potere sia tra fratelli e sorelle che tra coniugi (tra chi è più forte, ci ha maggiore successo, chi ha il controllo).

Nelle società avanzate la sensazione di naturale vicinanza sta diminuendo perché questo fa parte della natura umana. Il motore trainante nel mondo è quello di ricevere piacere. Questo desiderio si sviluppa in noi e, da una parte, ci porta ad inventare tecnologie avanzate e a sviluppare sensibilità e capacità complesse, mentre dall’altra, ci separa  gradualmente gli uni dagli altri. Un tempo la società umana viveva esclusivamente di relazioni come quelle tra le tribù dell’Amazzonia. Oggi, nella maggior parte dei casi, le persone vivono in metropoli crudeli, competitive e combattive. 

Questo si può notare anche all’asilo dove i bambini che hanno più giocattoli tendono a tenerli per sé, mentre potrebbero condividerli con altri. Per quanto riguarda noi adulti, il desiderio di ricevere è camuffato da strati di buone maniere e raffinatezze ma si è chiaramente intensificato e moltiplicato. Sono indicatori del crescente egoismo, del desiderio crescente di ricevere per il proprio bene senza alcuna considerazione degli altri.

Capiamo che non è possibile continuare così e che stiamo distruggendo sia noi stessi che il mondo, ma come possiamo fare, dal momento che abbiamo un crescente desiderio di ricevere per beneficio personale, a scapito di altri? Dove troveremo la forza di cambiare? Come possiamo plasmare il desiderio di avere piacere solo per noi stessi in modo da sentirci ancora vicini agli altri, almeno fino al punto di non divorarci a vicenda?

Anche gli animali hanno un desiderio di ricevere ma in loro è limitato e non arrivano ad uccidersi a vicenda. C’è un certo equilibrio tra le forme animali e vegetali per cui si sostengono e si aiutano a vicenda. Nell’uomo invece l’ego cresce fino a pensare che ci sia spazio per un’ unica persona al mondo e quella sono io! 

In un essere umano evoluto, l’equilibrio non funziona più istintivamente, ma dobbiamo imparare ad attivarlo. Dobbiamo acquisire il metodo per portare l’umanità ad uno stato in cui la forza egoistica non prevalga, non sfrutti e non desideri conquistare l’altro, ma al contrario attivi il desiderio di portare beneficio agli altri; svilupperemo in tal modo un vero senso del noi.

Quando iniziamo a fare anche solo piccoli passi verso la connessione, si rivela una nuova attitudine nella volontà umana, un tratto caratteristico di dazione che proviene dal potere della natura, e cioè, il potere che ci ha creati. Questo potere si aspetta che noi cambiamo le nostre abitudini egoistiche ed il nostro agire a beneficio di tutti, inclusi noi stessi.

Tutto questo è Me

Domanda: Da dove arriva la sensazione ad una persona che tutto è diviso in “io” e “gli altri”?

Risposta: Dal nostro egoismo. La nostra anima è divisa in due parti: la parte interiore, che sento come me stesso, e la parte esteriore, che sento come il mondo esterno. Queste due parti sono separate in me da una divisione egoistica, che è il male.

Quindi, non sento il mondo esterno come me stesso. Non immagino che questo sia anche parte di me, che mi appartenga. Qui si trova la nostra stupidità, miopia e cecità!

Se riuscissi a vedere il mondo nella maniera corretta, capirei che tutto è me, la mia anima. Ogni cosa esterna, ogni cosa che esiste, ogni cosa che va oltre me stesso, è la mia unica anima. Allora tratterei tutto diversamente.

Il nostro egoismo è creato appositamente in modo da contrapporre la parte interiore dell’anima con quella esteriore e ci rende egoisti interessati solo a ciò che è all’interno. Ogni cosa esterna, nella mia cecità, non la considero parte di me e la distruggo, la disprezzo e gioisco se qualcuno soffre. Più tardi verrà rivelato, e noi presto lo riveleremo, che in realtà si tratta di me. Quanto l’ho trattato male! Ho disprezzato e ho fatto tutto a danno dei miei cari, i miei figli, genitori, e così via.

Dopotutto, ciò che è fuori di me sono i miei genitori o figli o nipoti, o in avanti o indietro. Questa è l’intera umanità nelle reincarnazioni precedenti o future. Non riusciamo a immaginarlo.

All’improvviso si scopre che i Giapponesi, diciamo, sono i miei parenti più cari e amati. Guardate cosa sta succedendo a loro mentre io gongolo.

Una così terribile rivelazione della realtà attende tutta l’umanità! Ovvero distruggiamo, uccidiamo, facciamo del male e improvvisamente ci viene detto “è il tuo figlioletto”, e tu lo stavi distruggendo.

È questo che vedremo su una scala universale. È questo sentimento di rimorso e orrore che colpirà una persona! Ciononostante, ci condurrà al fatto che alla fine ci scuoteremo in modo da mescolarci l’uno con l’altro e scoprirci come un unico intero comune e assoluto.
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Da KabTV “Close-Up. Branch of Sakura” 15/5/11

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Che cosa ci rende gentili?

Gli eventi degli ultimi mesi, e in effetti, degli ultimi anni, ci insegnano una lezione molto importante: se vogliamo sopravvivere, dobbiamo imparare dalla natura, dato che se seguiamo le nostre idee, continueremo la marcia della follia fino a quando non avremo distrutto la civiltà umana e il nostro pianeta. Quando osserviamo la natura, c’è una legge che intreccia tutte le sue parti in un arazzo perfetto: l’equilibrio e la collaborazione. Questa legge è esattamente ciò che noi umani non rispettiamo nella nostra società. Invece dell’equilibrio, cerchiamo di emergere a spese degli altri e scambiamo la collaborazione con lo sfruttamento. Se continuiamo così, ci stiamo avviando all’estinzione.

Non sto dicendo che dobbiamo amare l’altro e neppure prenderci cura di lui, fin da subito. Tuttavia, dobbiamo conoscere le leggi della natura e cosa succede quando le infrangiamo. Poiché attualmente agiamo contro la legge dell’equilibrio e della collaborazione, dobbiamo anche conoscere le conseguenze, la punizione, se volete, per averla infranta.

Stiamo già sentendo alcune delle conseguenze della nostra ignoranza e vanità. La scarsità di cibo si sta aggravando in tutto il mondo e la fame è diventata un pericolo reale in luoghi che non la conoscevano da secoli. Anche la scarsità di gas sta ostacolando la produzione e causando insicurezza energetica nei Paesi occidentali, leader dell’OCSE, e l’atmosfera generale è quella di giorni difficili in arrivo.

In effetti, è solo l’inizio. Secondo gli esperti, ci aspettano anni di privazioni e scarsità.

Ma non c’è una vera ragione per questo. Nessun disastro naturale ha ostacolato la capacità dell’umanità di produrre cibo in abbondanza o gas e petrolio in abbondanza. Siamo noi umani a infliggere queste carenze al solo scopo di schiacciarci l’un l’altro. Nulla guida le nostre mosse se non l’odio, e l’odio distrugge tutto, compreso, in ultima analisi, l’odiatore.

Poiché tutto ciò che facciamo nasce dalla motivazione di sconfiggere e vincere gli altri, nulla di ciò che facciamo ha successo. Quando uno sforzo fallisce, passiamo a un altro, ma anch’esso è destinato a fallire per lo stesso identico motivo: le nostre cattive intenzioni nei confronti degli altri.

Come, allora, possiamo cambiare la nostra natura? Cosa ci può rendere premurosi nei confronti dell’altro? Per farlo, dobbiamo prima riconoscere la verità sulla nostra natura e poi possiamo iniziare a coltivarne una nuova dentro di noi. Quello che tutti gli altri esseri fanno istintivamente, seguire la legge dell’equilibrio e della collaborazione, noi possiamo realizzarlo solo se lo scegliamo consapevolmente. Il modo per farlo è rendersi conto che siamo fatti intrinsecamente in modo opposto a questa legge, quindi esaminare attentamente ogni singolo aspetto della nostra vita e adattarlo in modo che funzioni secondo questa legge.

Può sembrare ingiusto che solo gli esseri umani debbano imparare questa legge in modo difficile, ma alla fine del processo c’è una grande ricompensa.

Quando impariamo a conoscere la natura umana e quella del resto della realtà, iniziamo a confrontarle. Di conseguenza, impariamo gradualmente a dare valore alla legge dell’equilibrio e della collaborazione. Capiamo molto più a fondo di qualsiasi essere, poiché abbiamo qualcosa con cui confrontarla, un’immagine negativa della legge e le sue conseguenze palpabili. Quando iniziamo ad agire secondo la legge dell’equilibrio e della collaborazione, è perché abbiamo scelto consapevolmente di farlo dopo aver conosciuto la nostra natura e aver scelto di evitarla per adottarne una nuova, più inclusiva e cooperativa.

Per noi, quindi, imparare a prenderci cura degli altri non è un processo istintivo, ma un processo profondo di acquisizione di consapevolezza e di scelta della cura e della connessione rispetto all’alienazione e allo sfruttamento, a ogni passo. Questo è il vero vantaggio dell’uomo sulla bestia: il dono della consapevolezza. Tuttavia, lo guadagniamo solo dopo aver scelto l’equilibrio rispetto alla superiorità e la collaborazione rispetto allo sfruttamento.

Il doloroso processo che l’umanità sta attraversando ci porterà alla fine a compiere questa scelta. In ogni caso, la consapevolezza può abbreviare il processo e renderlo molto più facile e veloce. Quanto prima capiremo che tutti i nostri problemi derivano dalla cattiveria e dalla crudeltà reciproca, tanto prima apriremo gli occhi e ci renderemo conto che esiste un’altra opzione. Prima sceglieremo l’opzione dell’equilibrio e della collaborazione, prima finiranno i nostri problemi e inizierà la pace.

Didascalia della foto:
9 maggio 2022. Orlando, Florida, Stati Uniti. Il latte artificiale è esposto su uno scaffale di una farmacia Walgreens. I negozi di tutti gli Stati Uniti hanno avuto difficoltà a rifornirsi di latte artificiale, tanto che alcune catene, come Walgreens e CVS, hanno limitato gli acquisti dei clienti. Sebbene i produttori dichiarino di produrre a pieno regime, la produzione non è ancora sufficiente a soddisfare l’attuale domanda causata dai problemi della catena di approvvigionamento e dai richiami dei prodotti. (Foto di Paul Hennessy/NurPhoto) Reuters

Ridefinire il consumo eccessivo

L’ultimo Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) ha dichiarato che l’ambiente è quasi al punto di non ritorno. Avverte che se non freniamo la nostra insaziabile fame di potere e ricchezza, ci distruggeremo da soli. A mio avviso, il problema non è che stiamo consumando l’ambiente, ma che ci stiamo “consumando” a vicenda.

Secondo il rapporto IPCC, “è inequivocabile che il cambiamento climatico ha già sconvolto i sistemi umani e naturali”. Inoltre, il rapporto conclude che “Le prove scientifiche cumulative sono inequivocabili: Il cambiamento climatico è una minaccia per il benessere umano e la salute del pianeta. Ogni ulteriore ritardo nell’azione globale anticipata e concertata sull’adattamento e la mitigazione perderà una breve e rapida finestra di opportunità per assicurare un futuro vivibile [sic] e sostenibile per tutti”. Per mitigare il pericolo, l’IPCC suggerisce diversi passi, tra i quali il più importante è la “governance inclusiva”, che inibirà l’atteggiamento “shop ‘til you drop” (acquista fino all’ultima goccia), che ha fatto progredire le economie fino ad oggi, e le renderà più eque e giuste.

A mio avviso, il cuore del problema è il fatto che ci stiamo “consumando” a vicenda, sfruttando e abusando insaziabilmente di altre persone, nazioni e Paesi. La “governance inclusiva” non cambierà il nostro atteggiamento, ma piuttosto un processo approfondito e intenzionale di auto-educazione che ci farà passare dalla cultura “Io! Io! Io!” a un atteggiamento più rispettoso, e quindi sostenibile, nei confronti degli altri. Se riusciremo a raggiungere questo obiettivo, tutto il resto seguirà.

Il consumismo, o il consumo eccessivo per far progredire l’economia, è solo un aspetto del nostro atteggiamento abusivo nei confronti di tutto ciò che non è noi. In altre parole, il nostro problema non è che compriamo troppo o mangiamo troppo o facciamo troppo. Il problema è piuttosto che non ci preoccupiamo della natura, dell’ambiente e, prima di tutto, dell’altro. Questo atteggiamento ci permette di concepire approcci di tale consumismo che si manifestano non solo nel consumo eccessivo, ma nello sfruttamento in tutte le sue sfaccettature.

Pensate alle lotte di potere che i Paesi conducono tra loro, alle guerre che combattono e alla decimazione dei loro nemici percepiti. Pensate a come le persone vengono usate per la schiavitù e gli abusi di ogni tipo possibile, compresi i bambini. Pensate a come impoveriamo liberamente le risorse della natura per arricchirci di più delle persone più ricche.

Facciamo tutto questo non per provvedere a noi stessi e per mantenere uno stile di vita sostenibile e ragionevole. Lo facciamo per diventare più ricchi, più forti e più potenti degli altri. Lo facciamo per sconfiggere gli altri, senza badare a spese. In un certo senso, la nostra aspirazione a “consumarci” l’un l’altro, ad annientare la concorrenza, cioè chiunque non sia io, è il nostro problema.

Se la sradichiamo da noi stessi, risolveremo tutti i nostri problemi. Non consumeremo troppo perché produciamo già il doppio del fabbisogno mondiale. Potremo dimezzare la produzione e lasciare il mondo intero soddisfatto. Non avremo bisogno di lavorare così duramente, non avremo bisogno di manodopera schiavizzata e non avremo inflazione perché non cercheremo di ottenere profitti eccessivi.

Di conseguenza, non avremo bisogno di forze militari così ingenti, poiché non saremo impegnati a sopraffare gli altri o a proteggerci dai tentativi degli altri di sopraffarci. Le risorse che si libereranno una volta che saremo in grado di eliminare virtualmente i bilanci della difesa ci permetteranno di aumentare ulteriormente il nostro standard di vita, di ridurre enormemente le spese e di liberare risorse per migliorare le condizioni di vita delle persone.

Inoltre, lo stile di vita senza stress e l’ambiente ringiovanito miglioreranno enormemente la nostra salute. Questo non solo migliorerà la nostra vita a livello fisico, ma anche le spese sanitarie non dovranno essere così proibitive.

In conclusione, se l’ICPP vuole prevenire le catastrofi climatiche, la comunità internazionale deve avviare un processo educativo mondiale che ci liberi dal narcisismo abusivo che sta distruggendo la nostra psiche, le nostre società e il nostro pianeta. Qualsiasi cosa meno ambiziosa di un tale processo inclusivo (a loro piace questa parola) non raggiungerà i suoi obiettivi.

 

Didascalia della foto:
Migliaia di studenti hanno partecipato allo sciopero delle scuole per il clima il 25 marzo 2022 a New York. Gli studenti hanno tenuto una manifestazione al Brooklyn Borough Hall e hanno marciato sul ponte di Brooklyn fino a Foley Square per richiamare l’attenzione sull’inazione dei funzionari della città e dello Stato nell’affrontare l’attuale emergenza climatica. (Foto di Erik McGregor/Sipa USA)

 

Lo sviluppo dei desideri

Domanda: da dove arriva la forza della vita?

Risposta: Esistono due forze in natura: la forza della dazione e dell’amore e il suo opposto, la forza della ricezione, assorbimento e consumo.

Ogni parte della natura è costruita solo dalla forza del consumo per se stessa, per il proprio bene personale, a seconda della grandezza del desiderio. Ci sono oggetti con un grande desiderio. Consumano di più, avvicinando ciò che desiderano di più a se stessi e allontanando ciò che è dannoso con più forza. Utile o dannoso, è così che si determina la forza del desiderio in ogni oggetto della natura.

Quindi, se vediamo oggetti inanimati il cui desiderio è molto piccolo, tutta la loro preoccupazione è soltanto quella di mantenersi in un certo stato in modo che i reticoli cristallini o molecole restino collegati.

Se un oggetto ha un desiderio più grande, allora sviluppa altre forme di vita in sé, non preserva semplicemente la propria struttura, ma vuole attrarre cose utili e respingere quelle dannose. Diventa una pianta, che consuma e emette.

Se il desiderio è più grande ancora, allora l’oggetto acquisisce una forma animale. Sa già muoversi per trovare le migliori opportunità per consumare e liberarsi di qualcosa. Ha la capacità di partorire, ovvero di svilupparsi nelle forme successive.

Il desiderio più grande negli oggetti è l’umano. Non solo ha la capacità di consumare e emettere come una pianta, spostarsi e partorire come un animale, ma sente se stesso in relazione al passato, futuro e in relazione agli altri.

Sviluppa invidia, orgoglio e desiderio di potere e fama. Perdipiù, si mette a confronto con le generazioni precedenti, e questo sviluppa il suo desiderio. Vediamo che appena una persona nasce, inizia immediatamente a svilupparsi.

Guarda gli altri, e con l’aiuto dell’invidia, della gelosia e dell’orgoglio assorbe i loro desideri. Quindi, il suo egoismo si sviluppa continuamente. Un animale si sviluppa fino a un certo limite e poi smette. È impegnato solo a provvedere a se stesso procurandosi rifugio e prole, null’altro.

Questo significa che un animale agisce sulla base degli istinti di un desiderio che si sviluppa, ma è costante. Nell’uomo, invece, questo desiderio si sviluppa all’infinito, a causa dell’ambiente, che lo disturba continuamente.
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Da KabTV “Primo piano: il Creatore esiste?” 9/05/11

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Immaginate che vostro figlio non sia vostro

Immaginate un uomo che diventa padre di un bambino dopo molti anni di ansiosa assenza di figli. Il desiderio intensifica l’amore del padre per il figlio ed egli si immerge a capofitto nella paternità. Tiene il neonato tra sue braccia dopo i pasti per  farlo digerire, gli parla, gli cambia i pannolini. Man mano che il figlio cresce, gli insegna ogni cosa che sa, lo porta alle partite, fa il tifo per lui, con gli altri genitori orgogliosi durante le partite. Quando il figlio si mette nei guai a scuola, con gli altri bambini o con i compagni di squadra, il papà lo ascolta e gli dà un consiglio paterno. E ogni sera, prima di addormentarsi, il papà si siede accanto al suo letto e gli legge la favola della buonanotte.

Il padre è così orgoglioso di suo figlio che i suoi amici al lavoro lo prendono in giro. Dicono che lui pensa che non ci siano altri bambini al mondo oltre a suo figlio e che, poiché ama così tanto suo figlio, non gli piacciono gli altri bambini. Il padre ride, ma ammette che, come in tutte le prese in giro, c’è del vero.

Poi, un giorno, due poliziotti e un assistente sociale si presentano alla porta e mostrano al padre delle carte che attestano che c’è stato un terribile errore e i neonati sono stati scambiati alla nascita.  Il figlio non è suo figlio, ma è di qualcun altro, i genitori biologici sono già stati avvisati e vogliono che vada a vivere con loro il prima possibile. Loro figlio, ovvero il suo figlio biologico, vuole  conoscerlo e andare a vivere con lui.  L’assistente sociale e i poliziotti spiegano che suo figlio deve andare a vivere con i genitori biologici.  

Forse non ne siamo consapevoli, ma la tragedia del padre è molto simile a un processo che tutta l’umanità sta vivendo, con una differenza sostanziale. Nel caso del padre, la perdita è insopportabile. Nel caso dell’umanità, stiamo per scoprire che brutto figlio abbiamo avuto e che meraviglioso figlio sta per sostituirlo.

Il figlio di estranei che abbiamo cresciuto è il nostro ego. L’ego ha preteso tutto da noi senza provare gratitudine. Ogni volta che lo accontentavamo, voleva di più. Alla fine ha preteso più di quanto potessimo fornire; abbiamo esaurito le scorte; abbiamo finito i soldi, le risorse e le forze.

Inoltre, nostro figlio Ego ci ha istigato contro tutti gli altri ragazzi, li ha resi orribili ai nostri occhi e ci ha fatto odiare loro e i loro genitori. Ci ha persino fatto combattere contro di loro. Ci ha resi ciechi al fatto che avevamo davvero bisogno di quegli altri ragazzi e di quei genitori, che ci hanno dato tutto quello che abbiamo: lavoro, compagnia e tutto quello di cui avevamo bisogno nella vita.

Poiché siamo arrivati allo stremo delle forze, cominciamo ad aprire gli occhi e a vedere che Ego non è un figlio tanto amato, ma un mostro. Ancora più importante, stiamo iniziando a capire che non è davvero nostro figlio e che nulla ci lega a lui se non le sue bugie sul nostro legame. Gradualmente, stiamo scoprendo che i nostri veri fratelli sono tutti gli altri. Loro, tutta l’umanità, sono la nostra famiglia.

Ora che stiamo iniziando a capire la verità, possiamo sviluppare un nuovo atteggiamento nei confronti degli altri. All’inizio faremo dei piccoli passi. Ma man mano che un numero sempre maggiore di persone riconoscerà la verità sul proprio ego e sul proprio atteggiamento verso gli altri, impareremo a camminare insieme con più fiducia. Impareremo a preoccuparci degli altri laddove prima provavamo solo indifferenza o addirittura dispetto. Dirigeremo la nostra cattiveria verso il nostro nemico interiore e, così facendo, sconfiggeremo il nostro unico e solo nemico, il nostro falso figlio, l’ego.

Allo stadio della consapevolezza della propria natura

Commento: Nel commercio moderno  osserviamo una particolare catena quando qualcuno trae profitto da qualcun altro e l’altro da lui, poi da qualcun altro e così via. E alla fine tutti perdono, nessuno guadagna nulla.

La mia risposta: Questo è il modo in cui funziona il mondo, per cui tutto ciò che gli uomini fanno va via come l’acqua nella sabbia. Di questo non rimane nulla, eccetto sforzi terribili e vite paralizzate.

Ma oggi siamo in una fase in cui cominciamo ad essere consapevoli della nostra meschinità, della corruzione del nostro egoismo, e capiamo che non siamo in grado di fare nulla.

E così arriviamo alla consapevolezza che dobbiamo fare qualcosa con noi stessi, con la nostra natura. Questa è già un’affermazione seria, perché l’umanità vedrà che nella Kabbalah c’è il potere di liberarsi della sofferenza umana, la forza di trasformare tutta l’umanità in qualcosa di grande. Non solo per organizzare in qualche modo la vita sulla terra, ma per portarci fuori da questo stato al livello successivo, all’universo superiore, all’esistenza illimitata.

Vedo come molti si stanno avvicinando a questo. Forse non capiscono ancora o non sono pienamente consapevoli di ciò che stanno dicendo. Ma il processo è iniziato.

 

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From KabTV’s “I Got a Call. Global Financial Fraud” 5/4/10

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Cosa fare quando prevale la separazione

Per molti dei miei studenti, specialmente quelli che vivono in aree di intenso conflitto, elevarsi al di sopra della realtà fisica, che è fonte di divisione, può rivelarsi una sfida enorme. Capisco come si sentono e sono loro vicino. In questi momenti spetta a tutti noi ricordare le parole del nostro insegnante Baal HaSulam, nella sua lettera ai suoi studenti: “Chiederò  che facciate grandi sforzi nell’amore per gli amici, per escogitare tattiche che possano aumentare l’amore per gli amici e possiate togliere di mezzo a voi la concupiscenza delle cose corporali, poiché questo è ciò che crea odio, mentre tra coloro che mirano a dare soddisfazione al loro Creatore non ci sarà odio. Piuttosto, tra loro ci sarà sempre grande compassione e amore”. 

In effetti, non ci può essere nessun’altra legge tra noi oltre che “l’amore copre tutti i crimini”. Tutti abbiamo la nostra natura; tutti abbiamo i nostri difetti. Tuttavia, tra noi, dobbiamo solo mettere in evidenza l’amicizia e l’unità al di sopra di tutte le differenze.

Quanto a me, non ho preferenze per una nazione rispetto a un’altra. Siamo tutti nati egoisti e tutti abbiamo bisogno di correzione, ma la correzione deve iniziare da coloro che si chiamano Israele, cioè da noi.

L’unica guerra che dovremmo combattere è quella contro il nostro ego, una guerra interna in cui tentiamo di elevarci al di sopra del nostro ego e di unirci gli uni con gli altri. I nostri amici sono qui per aiutarci, per sostenerci, per darci forza e incoraggiamento in modo da non mollare a metà della strada.

Per quanto riguarda la guerra fisica, sono contrario a tutte le guerre perché ci tolgono la capacità di combattere la guerra che è davvero importante, quella contro il nostro stesso ego, con l’aiuto degli amici.

Spero e prego che tutti i miei studenti, il popolo spirituale d’Israele, trovino la forza di trascendere le circostanze fisiche e di essere l’esempio di cui il mondo ha così tanto bisogno, dimostrare che è possibile superare la divisione e l’odio, e quando si coprono tutti i crimini con l’amore, raggiungi l’unità, la pace e la felicità.

Perché non riusciamo a smettere di litigare

Quando riflettiamo sulla storia dell’umanità, ci accorgiamo che le persone hanno sempre combattuto tra loro. Sembra che non ci sia mai stata, veramente, pace, ma solo una pausa tra una battaglia e un’altra. L’attitudine dell’uomo a combattere continuamente sembra ancora più sconcertante se la si confronta con la natura, dove si combatte solo per mangiare, per evitare di essere mangiati o per accoppiarsi, ma gli animali raramente si fanno del male a vicenda. Perché gli esseri umani combattono se non c’è una ragione esistenziale che li costringe? Inoltre, anche quando una battaglia non è combattuta con le armi, siamo comunque in guerra: discutiamo, dibattiamo e lottiamo per conquistare l’opinione pubblica. In breve, la nostra intera esistenza consiste nel combattere.

Esiste un buon motivo per questo. Sembra che non ci sia un motivo esistenziale che ci obbliga a combattere, ma in realtà c’è.  Mentre gli animali combattono per la loro sopravvivenza fisica, noi combattiamo per la nostra sopravvivenza spirituale.  I nostri ego ci portano ad eccedere e trionfare, dato che senza la sensazione di superiorità, i corpi potrebbero sì esistere, ma non ci sentiremmo vivi.  Non c’è nulla di peggiore per l’ego dell’umiliazione: le persone si tolgono la vita per questo. 

In altre parole, ci sentiamo vivi solo quando dominiamo qualcun altro. Questa è l’unica affermazione sulla nostra esistenza che l’ego accetta. È per questo che siamo costretti a lottare gli uni contro gli altri anche quando sembra che non ci siano motivi ragionevoli per farlo. Poiché tutte le nostre comunicazioni, a ogni livello, sono battaglie di qualche tipo, sembriamo condannati a una vita di battaglie senza fine, finché non siamo esausti e passiamo a miglior vita.

Ma c’è una ragione profonda. Gli scontri continui ci obbligano a chiederci quale sia il significato di tutto: perché litighiamo, perché ci facciamo del male, perché esiste così tanta cattiveria nel mondo, e alla fine, perché esistiamo.

Queste domande, in definitiva, ci portano a renderci conto che non esiste soltanto una forza (maligna) nel mondo, ma anzi, ce ne sono due: una positiva e una negativa. La forza positiva crea la vita, il calore, la crescita e la connessione, mentre la forza negativa genera la morte, il freddo, il decadimento e la separazione. Se esistesse un’unica forza, non potremmo esistere. Ci vogliono entrambe per creare la vita, e ci vogliono entrambe per generare sviluppo e cambiamento. Si scopre che, ironia della sorte, è la guerra a farci sentire vivi.

Di conseguenza, se una nazione vuole dominare, ci devono essere anche altre nazioni, quindi avrà chi dominare. Inoltre, se una nazione domina sempre, la sensazione di dominio si affievolisce, la nazione dominante perde la sua spinta, si indebolisce e un’altra nazione prende il sopravvento.

La lotta tra le forze positive e negative attiva la vita, quindi deve esistere. Tuttavia, spetta a noi stabilire se diventa una guerra o meno.

Per consentire l’esistenza e lo sviluppo, pur mantenendoli pacifici, dobbiamo comprendere il significato di pace. La parola ebraica che indica la pace è shalom, dalla parola shlemut, che significa interezza o complementarità. In altre parole, c’è vita solo quando entrambe le parti esistono e si completano a vicenda. Inoltre, il potere di una determina il potere dell’altra, poiché la lotta tra di esse le spinge continuamente a evolversi.

Per porre fine alle guerre, dobbiamo comprendere questo processo e accettarlo. Non fermerà la lotta tra le forze, ma la renderà costruttiva anziché distruttiva.

Quando un atleta vuole migliorare i propri risultati, per esempio, si allena con sempre più rigore.  Sa che soltanto sfidando se stesso riuscirà a migliorarsi. 

Allo stesso modo, solo se la competizione tra nazioni e persone si intensifica, tutti noi miglioreremo. Tuttavia, solo se ricordiamo che lo scopo della competizione non è controllare, sconfiggere o umiliare gli altri, ma migliorare tutte le persone coinvolte, saremo in grado di competere, ma anche di accogliere le nostre sfide e i nostri sfidanti, perché se non fosse per loro, saremmo fermi.

Quando passeremo a una logica  di mutua  complementarità, non ci sarà nessuno più forte dell’altro. Al contrario, ci sarà un impegno reciproco per soddisfare il benessere di tutti. La comprensione del fatto che siamo reciprocamente dipendenti e che i nostri avversari percepiti sono in realtà la garanzia del nostro sviluppo è la chiave per costruire una società prospera, in evoluzione e sostenibile in tutto il mondo e in ogni nazione, i cui membri vivono pacificamente e felicemente.