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Cosa resta dopo che ce ne siamo andati

Qualche giorno fa, alcuni amici stavano dando una festa in casa, quando improvvisamente si è aperta una voragine sotto la piscina mentre alcuni dei partecipanti erano in acqua. Due uomini sono stati risucchiati nel buco. Uno è riuscito a uscire da solo, ma l’altro era stato risucchiato nel buco di 13 metri, ed è annegato.

Come si è scoperto, la vittima, Klil Kimhi, 32 anni, era un ragazzo popolare tra i suoi amici e spesso postava riflessioni sui social media. Si poneva domande come: “Chi sono io senza il mio titolo? Chi sono io senza i miei successi? Chi sono senza il mio lavoro? Cosa saresti se una mattina ti svegliassi e tutti quei titoli che ti definiscono ti venissero tolti? ” Domande molto toccanti. Un mio studente me le ha riferite e ha chiesto la mia opinione a riguardo. 

In effetti, senza il proprio titolo, l’unica cosa che rimane è la persona.  I titoli sono i titoli, ma non sono la persona. Qualsiasi cosa tu abbia dentro è ciò che sei. Qualsiasi cosa tu faccia di te stesso è ciò che rimane quando i titoli non ci sono più, quando tu non ci sei più.

Secondo me, una persona si misura solo da quanto è riuscita a riconoscere il proprio egoismo, o forse anche a passare al fare del bene. Per “fare del bene” intendo la misura in cui ha lavorato per avvicinare le persone, per unire i loro cuori, per farle sentire connesse. In questo, ognuno è unico e il suo contributo rimane nel patrimonio collettivo dell’umanità anche quando non ci siamo più.

Di tutti i nostri impegni, questo è l’unico che lascia un impatto positivo sul mondo. Tutto il resto svanisce insieme alla persona. Quando riunisci le persone, quando le fai sentire più vicine e unite, più responsabili le une per le altre, rendi il mondo un posto migliore e questa sarà la tua eredità.

Ecco perché la mia organizzazione fa proprio questo: riunire e unire persone di ogni provenienza, cultura, etnia e fede.

 

Didascalia foto:
I soccorritori lavorano sulla voragine (Israel Fire and Rescue Service)

Non mentirò

NGL è una applicazione nuova che ha riscosso molta popolarità. Il nome dell’applicazione è l’acronimo di  ” Not Gonna Lie”, ” Non Mentirò”,  con essa gli ideatori ritengono di offrire “una nuova interpretazione dell’anonimato”.  Secondo i creatori dell’app, “l’anonimato dovrebbe garantire un luogo divertente ma anche sicuro dove poter esprimere le proprie emozioni ed opinioni senza provare vergogna”. In realtà l’app è diventata terreno fertile per insulti, calunnie e minacce. È vero che nell’applicazione le persone esprimono le proprie opinioni, ma è tutt’altro che un luogo sicuro. D’altronde, se la natura umana è quella che è, cosa ci dobbiamo aspettare? 

Pensiamo che le manifestazioni di odio e violenza si vedano principalmente nei film e che nella vita reale le persone siano più contenute. Forse sono un po’ più contenute,  ma un’applicazione come NGL dimostra che si tratta solo di una facciata e che se ci viene data l’opportunità siamo capaci di scannarci. Se c’è qualcosa di buono in applicazioni come la NGL è che attraverso di esse ci possiamo rendere conto di quanto sappiamo essere cattivi. 

Non si tratta solo di applicazioni, in ultima analisi, tutto ciò che creiamo si trasforma in cattivo per via della nostra natura malvagia. Anche se volessimo non potremmo creare altro. Il fatto che ci siano delle invenzioni che sembrano innocue o addirittura buone, non vuol dire che sono come appaiono, ma solo che la cattiveria che è in loro non è stata rivelata. Questa rivelazione, ad ogni modo, per quanto difficile possa essere, è il primo passo verso l’eliminazione della piaga.

Per acconsentire ad essere gentili gli uni con gli altri, dobbiamo accorgerci della nostra natura corrotta. Al di là di poche eccezioni le persone non hanno una briciola di bontà. Usano gli altri per le proprie necessità e la differenza tra un comportamento e l’altro, sta nel tornaconto personale; le necessità altrui non vengono prese in considerazione.

Anche le persone buone sono buone solo perché si sentono meglio con se stesse,  non non si tratta di altruismo. Se fossero nate con meno compassione nel cuore, si comporterebbero con meno gentilezza verso gli altri.   In altre parole la loro bontà non è generata dal buon cuore ma da un comportamento egoistico. Certo, questo è preferibile alle persone che amano la prepotenza, ma il motivo dietro a tale condotta è pur sempre dettato dall’egoismo e, qualora dovesse presentarsi la circostanza, l’ egoismo si rivelerebbe.

In conclusione, Not Gonna Lie, Non Mentirò, non mente davvero. La domanda è cosa vogliamo fare della verità che rivela. Vogliamo che la natura umana ci diriga verso maggiori soprusi, dolore, sfiducia, emarginazione e le loro relative propaggini quali depressione, violenza, abuso di droghe e guerre? Oppure vogliamo dire: “Basta!” al nostro ego e decidere insieme di cambiare il nostro atteggiamento verso l’altro e di elevarci al di sopra della nostra natura violenta? Ora che lo sappiamo, possiamo scegliere.

Riapertura delle centrali a carbone. Quando l’odio prevale sul buon senso

Dopo anni di lotte contro i cambiamenti climatici e ricerche per trovare un’alternativa sostenibile al carbone, l’Europa si vede costretta a tornare sui suoi passi in quanto ha subito tagli considerevoli alle forniture di gas in seguito alle sanzioni economiche applicate alla Russia. Tra qualche settimana vedremo vanificato il lavoro di anni. Anche se ipoteticamente si tratta di una misura temporanea, nessuno può dire quando le forniture di gas saranno ripristinate. Perché è accaduto tutto questo? A causa dell’odio. La tecnologia c’è, le risorse ci sono ma ci sono anche ostilità e rivalità e quando queste sono in campo, hanno sempre la meglio. L’unica cosa che dobbiamo aggiustare per tornare ad essere prosperi è l’avversione nei confronti dell’altro.

A causa del nostro odio la Russia perde denaro in quanto ha cessato di vendere il gas all’Europa. Anche l’Europa perde denaro in quanto non può più acquistare gas ad un prezzo economicamente vantaggioso e contribuirà all’inquinamento dell’aria con la riapertura delle centrali a carbone. 

Inoltre, nonostante l’abbondanza di semiconduttori, alcune società hanno fatto incetta di questi materiali ed il resto del mondo si sta accapigliando per le briciole rimaste a disposizione. Come risultato i prezzi stanno aumentando in tutto il mondo, la produzione di beni, come anche le spedizioni, subiscono ritardi. Quei paesi che vogliono proteggersi dall’egoismo di altri paesi, laddove riescano, si vedono costretti ad avviare produzioni per proprio conto.

La globalizzazione è stata positiva per noi. Ci ha fornito abbondanza di materiali economici che non avremmo potuto produrre altrimenti o senz’altro non a prezzi abbordabili. Adesso, per nessun altro motivo fuorché l’odio, l’umanità è costretta a tornare indietro di decenni, se non secoli. A comprova di questo, alcuni dei paesi più tecnologici ed avanzati al mondo si vedono costretti a scegliere l’elettricità derivante dal carbone altrimenti rimarrebbe senza.

Cosa ancora più preoccupante, l’odio sta creando una diffusa scarsità di grano. Cosa succede se un paese non ha il clima adatto per coltivare il grano? Le persone di tale nazione saranno costrette a tornare al granturco o alle patate come unica fonte di carboidrati? Saranno costretti ad adottare una dieta a base di proteine animali ed alimentarsi di carne?

Cosa succederà se la crisi si diffonde anche nel settore dei trasporti? La crisi dei semiconduttori ha già minato l’industria manifatturiera. Cosa succede se ci sono ritardi in altre forniture essenziali? Torneremo al trasporto per mezzo di cavalli e carrozze? Saremo in grado di farlo?

E poi riguardo alla medicina? Come si possono provvedere adeguate cure mediche senza gli strumenti che vengono prodotti in tutte le parti del mondo se non abbiamo una rete logistica efficiente?

Se fossimo saggi leggeremo la riapertura delle centrali a carbone come un avvertimento di un imminente pericolo. È di fatto il segnale che non abbiamo scelta; se vogliamo che la civiltà umana sopravviva, dobbiamo iniziare a coltivare delle relazioni solide gli uni con gli altri.

Potremmo trasformare gli anni che abbiamo davanti in anni pacifici e prosperi. Tuttavia, perché questo avvenga abbiamo bisogno di spostare la nostra attenzione dal voler pulire l’aria, l’acqua e la terra, a voler pulire i nostri cuori dall’odio reciproco. L’odio inquina e uccide molto più di qualsiasi altro inquinante.

Immagine di Adrem68 su Wikimedia Commons

La paura deriva dall’assenza di amore

Più il mondo diventa caotico,  più stressati e ansiosi diventiamo anche noi. L’insicurezza sul futuro è causa di trepidazione, l’unica cosa che sembra certa è che non possiamo fidarci di nessuno e non abbiamo idea di cosa ci riserverà il domani. C’è un solo responsabile dietro le nostre paure e ansie: siamo ostili e odiosi gli uni verso gli altri, e dove non c’è amore, c’è paura, e tanta.

Non solo le persone sono impaurite. Anche gli animali domestici, gli altri animali e persino le piante hanno paura, anche se non la etichettiamo come tale. La paura ci rende un grande servizio: è una sentinella che ci avverte di non cadere in trappole pericolose, un meccanismo di protezione che tutti gli esseri viventi utilizzano.

Sembra ragionevole pensare che il progresso ci abbia reso più sicuri di noi stessi. Sembra che attraverso la tecnologia possiamo proteggerci meglio in confronto a quando si viveva nelle caverne. Tuttavia, lo sviluppo ha portato con sé una serie di pericoli sconosciuti che non abbiamo idea di come affrontare.

In passato, i pericoli erano altrettanto temibili, se non di più, e davvero esistenziali. Per gli uomini delle caverne, ad esempio, avventurarsi fuori dalla caverna significava essere vulnerabili agli attacchi dei predatori. Tuttavia, la paura non generava panico perché si conoscevano i pericoli e si sapeva come proteggersi da essi.

Oggi, innumerevoli elementi e fattori influenzano la nostra vita e quella dei nostri cari e non possiamo conoscerli tutti, non possiamo prevederli e non sappiamo come superarli. Naturalmente, questo ci mette in uno stato di costante pressione e ansia.

Più ci evolviamo, più diventiamo egocentrici. Di fatto, dall’inizio del secolo, abbiamo raggiunto un tale livello di egoismo che i sociologi parlano di “epidemia di narcisismo”.

Poiché stiamo diventando sempre più sofisticati e sempre più narcisisti, stiamo sviluppando sistemi sempre più complicati che ci lasciano impotenti e diffidenti nei loro confronti e nei confronti degli altri. Poiché non ci piacciono e non ci fidiamo l’uno dell’altro, stiamo erigendo scudi protettivi che aumentano il nostro isolamento, la nostra esclusione e quindi la nostra paura.

Se vogliamo sentirci sicuri, non dobbiamo lavorare direttamente sull’aumento della nostra sicurezza. Al contrario, dovremmo mettere da parte l’eccessiva preoccupazione per noi stessi e concentrarci sullo sviluppo dell’attenzione per gli altri, poiché la mancanza di questa è la causa della nostra paura.

Il senso di sicurezza non deriva dalla lotta contro l’odio, ma dalla ricerca di un legame, di una cura. L’unica malvagità che esiste è nei nostri cuori. La sua cura non consiste nell’estirparla, ma nell’instillare considerazione e infine gentilezza.

Una persona che si dedica agli altri non ha paura di nulla. Prendersi cura degli altri è il dono più grande che si possa ricevere. Se riusciamo a costruire una società basata sulla considerazione e sul prendersi cura, sarà una società di persone fiduciose e felici, perché non c’è paura in presenza dell’amore.

Se la scienza potesse garantire la longevità, dovremmo chiederci perché.

In un articolo pubblicato sull’edizione ebraica di Israel Hayom si legge che una ricerca condotta dall’ospedale RAMBAM e dal Technion – Israel Institute of Technology sostiene di aver scoperto che l’iniezione di una proteina chiamata Vascular Endothelial Growth Factor A (VEGF-A) apre le porte al ringiovanimento della pelle delle persone anziane e forse anche al ringiovanimento degli organi interni. Ammesso che ciò sia possibile e che la vita possa essere prolungata in modo significativo, se non addirittura indefinito, dovremmo chiederci per quale motivo, dal momento che senza un valido scopo nella vita non vorremmo continuare a vivere.

Non mi dispiacerebbe prendere una pillola del genere o fare un’iniezione che ringiovanisca il mio corpo. Ho dedicato gli ultimi quarant’anni della mia vita a diffondere il metodo della connessione in tutto il mondo, sperando di aiutare le persone a migliorare la loro vita. Non ho nulla da rimproverarmi per ciò che ho realizzato, ma a giudicare dallo stato del mondo, c’è ancora molto lavoro da fare, quindi sarei felice di avere un altro paio di decenni per continuare i miei sforzi.

Questo non vale solo per me. Ogni persona che ha la possibilità di far progredire il benessere e la felicità dell’umanità deve desiderare questo dono, perché le consente di aumentare il bene che apporta.

Nel complesso, però, non mi sembra che le persone vogliano prolungare la propria vita oltre un certo limite. Perché? Coloro che hanno raggiunto gli anni d’oro sono in genere abbastanza tranquilli riguardo alla loro vita e all’avvicinarsi della fine.

L’unica ragione per la ricerca frenetica di una fonte di giovinezza è la vendita a scopo di lucro. Forse alcune persone sono veramente interessate a trovare questa fonte di vita eterna, ma io non ho ancora visto nulla di buono. Pertanto, non posso dire che se un articolo del genere venisse prodotto, sarebbe molto richiesto.

Non c’è dubbio che la scienza possa semplificare la vita, renderci più sani e longevi. Ma per quale fine? Poco più di cento anni fa, le persone vivevano in media circa quarant’anni. Ora vivono il doppio, ma cosa ha guadagnato l’umanità? La popolazione è quadruplicata, il suolo è inquinato, l’aria pure e lo stesso vale per l’acqua. Cosa abbiamo guadagnato grazie ai nostri quarant’anni in più? Cosa guadagneremo, se guadagneremo altri quarant’anni?  Cosa saprà la gente a centoventi anni che non sa a ottanta?  La paura della morte di per sé non giustifica il prolungamento della vita all’infinito.

Sebbene non ci sia alcun significato in una vita senza fine, la paura della morte ha uno scopo. Ci spinge a cercare il senso della vita.

Quando cerchiamo lo scopo della nostra esistenza, scopriamo che non ha nulla a che fare con il prolungamento dell’esistenza del nostro corpo fisico. Inoltre, finché tutto ciò che vogliamo è ottenere piaceri edonistici, pensando solo a noi stessi, la vita non sarà mai eterna. A un certo punto, ci stancheremo dell’infinita autoindulgenza e cercheremo un significato più profondo della vita o semplicemente ci stancheremo di inseguirla. In quest’ultimo caso, la nostra passione si ridurrà gradualmente, la nostra voglia di vivere si affievolirà e noi deperiremo fino a morire, con o senza un elisir che ci garantisca l’eternità.

La nostra vita è come una coppa che riempiamo di soddisfazioni. Quando la coppa è colma, non può più entrarvi nulla e la nostra vita finisce.

In alternativa, quando desideriamo aiutare gli altri a riempire le loro coppe, diventiamo dei canali che trasmettono vitalità agli altri. Pensate alla soddisfazione che prova una madre quando vede il suo bambino apprezzare il cibo che ha preparato per lui o un nuovo regalo che gli ha comprato. La gioia della madre è molto più intensa e gratificante di quella del figlio. Anzi, la sua gioia le dà il carburante per dare sempre di più.

Questo infinito dare, questa infinita effusione di gioia che uno può dare a un altro, non ha confini. Esattamente quello che prova la madre con il suo bambino, noi possiamo sentirlo con tutta l’umanità. E poiché non ha confini, è eterno. Esattamente come l’energia della madre deriva dalla gioia che ha dato al suo bambino, perché il dare genera una vitalità infinita, genera vita eterna. Questo è il significato di eternità. Il donare, in breve, è la fonte della giovinezza che gli scienziati stanno cercando. È l’unica cosa che non muore mai e non si riempie mai fino all’orlo.

Di Papa Francesco e della Terza Guerra Mondiale

Lo scorso mese è stata pubblicata una conversazione di Papa Francesco in cui egli ha parlato della guerra Russia-Ucraina come dell’inizio della Terza Guerra Mondiale. In una intervista rilasciata ai redattori delle pubblicazioni gesuite europee, e pubblicata per la prima volta dalla rivista italiana dei Gesuiti, La Civiltà Cattolica, il Papa ha detto: “Il mondo è in guerra. Per me, oggi, è stata dichiarata la Terza Guerra Mondiale”. In seguito, ha deplorato: “Che cosa sta succedendo all’umanità da avere tre guerre mondiali in un secolo?”. Non credo che il conflitto tra Russia e Ucraina sia una terza guerra mondiale o che debba trasformarsi in una terza guerra mondiale. Tuttavia, il fatto che ci sia questo pericolo, o che ci sia una guerra, dimostra che non abbiamo tratto le giuste conclusioni, il che ci mette nuovamente in pericolo.

È chiaro a tutti che nessuno ha nulla da guadagnare se la guerra in Ucraina degenera in un conflitto globale. Detto questo, la guerra è l’ennesima indicazione che non sappiamo ancora come governare il nostro desiderio di dominio e di controllo.

Siamo arrivati a un punto in cui il nostro ego non si accontenta di controllare gli altri. Al giorno d’oggi, le persone sono disposte a distruggere gli altri per il semplice fatto che si comportano o anche solo  pensano in modo diverso da loro.

Se vogliamo prevenire le guerre, dobbiamo aiutare tutte le nazioni a capire che la guerra non porta alcun beneficio, che non la vogliamo e non ne abbiamo bisogno. Si tratta di un processo che deve coinvolgere tutti, poiché ogni paese deve far sì che i suoi vicini seguano lo stesso iter, altrimenti i paesi bellicosi sfrutteranno gli sforzi degli altri per porre fine alla violenza.

Se i paesi non adottano questo approccio, continueranno a competere tra di loro, sfruttando ed esaurendo le risorse della terra. Stiamo già vedendo le conseguenze di questo atteggiamento sul nostro pianeta, ma si aggraveranno molto nel prossimo futuro. Fame, caldo estremo, freddo estremo e innumerevoli altri problemi travolgeranno l’umanità e costringeranno le nazioni a smettere di opprimere gli altri e a concentrarsi sulla propria sopravvivenza.

Per evitare che questo scenario si sviluppi più di quanto non abbia già fatto, l’umanità deve capire che dobbiamo imparare a lavorare insieme o la natura ci distruggerà. Attualmente, molte nazioni sognano ancora di conquistare altre nazioni. Dobbiamo gradualmente far capire a queste nazioni che così facendo non faranno altro che danneggiarsi, danneggiando anche tutti gli altri. Se non aiutiamo tutti a capire che dipendiamo gli uni dagli altri, nel bene e nel male, e che dobbiamo agire di conseguenza, saremo tutti in un mare di guai. 

Didascalia foto:
Papa Francesco arriva in sedia a rotelle per incontrare bambini disabili e bambini ucraini fuggiti dal loro paese a causa dell’invasione russa, in Vaticano, 4 giugno 2022. REUTERS/Remo Casilli/

Affari con amici: una cattiva idea

Uno spettatore di uno dei miei programmi mi ha inviato un’e-mail che descrive la seguente triste storia: Diversi anni fa, ho avviato un’attività con un amico d’infanzia. Molti ci hanno consigliato di firmare un contratto d’affari con un avvocato, ma ci sembrava strano coinvolgere degli avvocati in un rapporto così stretto, così abbiamo evitato di farlo e abbiamo aperto l’attività sulla base della buona fede. Per i primi due anni è andato tutto bene, ma poi l’attività ha avuto dei problemi e le cose hanno iniziato a deteriorarsi. Abbiamo iniziato a incolparci a vicenda per i nostri problemi, abbiamo perso fiducia l’uno nell’altro e oggi, per quanto odi ammetterlo, ci odiamo. Questa situazione mi sta uccidendo, dottor Laitman, c’è qualcosa che posso fare?

Capisco perché questo spettatore e il suo amico pensavano di non aver bisogno di un consulenza legale, ma la loro decisione ha condannato la loro attività e la loro amicizia al fallimento. Siamo tutti egoisti, e tutti lo neghiamo.  Quando il nostro ego è felice, pensiamo che tutto andrà sempre bene. Quando il nostro ego soffre, pensiamo che tutto vada male. Questa è la natura umana.  In realtà, questa è la natura di ogni cosa, ma è più evidente negli esseri umani. 

Per questo motivo, per rimanere amici, non bisogna avviare con loro un’attività commerciale.  I buoni affari non si basano sull’amicizia ma su rigide condizioni  egoistiche che soddisfano gli interessi di tutte le parti coinvolte. Un’attività commerciale  richiede decisioni di tipo imprenditoriale, che non hanno nulla a che fare con l’amicizia, ma solo con decisioni fredde ed egoistiche.

Il ruolo essenziale degli avvocati è quindi non solo stabilire come dovrebbe operare l’azienda,  ma anche cosa fare quando le cose vanno male.  Se esiste un contratto dettagliato, allora non ci saranno controversie e i soci sapranno come agire.

Quando si mescolano gli affari con l’amicizia, ci si aspetta che il socio aderisca a due codici di condotta differenti: un codice di affari e un codice di amicizia.  Quando c’è un problema, i codici iniziano a scontrarsi, come è successo a questo spettatore. A quel punto, o gli affari o l’amicizia vanno in frantumi.

Se da bambino mi piaceva giocare a calcio con una certa persona, non significa che dovrei fare affari con lui. Al contrario, probabilmente significa che non dovrei farlo.

Dato che questo spettatore mi ha chiesto un consiglio, suggerirei a lui e al suo amico di contattare un buon avvocato e di chiedere consiglio su come ricostruire il loro legame. Non è semplice e potrebbe essere troppo tardi, ma questo è il mio consiglio, ora che hanno commesso l’errore e stanno cercando di salvare la loro amicizia.

Il legale dovrebbe riorganizzare il legame tra i due su una base completamente egocentrica, in modo che entrambe le parti possano sentirsi soddisfatte della situazione in cui si trovano. Se non si trova un accordo di questo tipo, i due dovrebbero separarsi.

Non è che non ci sia spazio per la ricostruzione, ma deve esserci una base egoistica chiara e solida per le loro relazioni commerciali e non commerciali.  Se entrambi ne sono soddisfatti, allora potrebbero ricostruire partendo da lì.

Spero che in futuro imparino a non ignorare la natura umana. Siamo egoisti e dobbiamo comportarci di conseguenza. Allora, al di sopra del nostro egoismo, dovremmo ricostruire la connessione, ma senza sminuire la nostra natura di base. 

Come siamo arrivati a questa condizione instabile nel mondo?

Oggi l’evoluzione del desiderio di ricevere ci viene rivelata in tutte le sue sfaccettature, dalle lotte di potere tra famiglie alle guerre tra nazioni e blocchi. Questo desiderio ha lo scopo di rivelare la nostra natura malvagia, così da acquisire consapevolezza che non possiamo più vivere in questo modo e che non abbiamo altra scelta se non quella di apportare dei cambiamenti che ci permettano di sopravvivere. 

Per fare un esempio, inoltriamoci nelle profondità della foresta amazzonica. Immaginate di incontrare le popolazioni indigene, che non percepiscono voi come delle anime diverse da loro. Chiunque incroci il loro cammino è per loro come un membro della famiglia e non nutrono alcun pensiero maligno nei confronti degli altri.

Al contrario, immaginate di prendere un volo per una delle metropoli del mondo e di visitare i suoi magnifici monumenti culturali. Se all’improvviso sentiste dei passi veloci dietro di voi, il vostro cuore comincerebbe a battere forte e guardereste dietro di voi per controllare se state per essere aggrediti da uno sconosciuto.

Maggiore è il livello di sviluppo di una cultura e maggiori saranno il senso di alienazione, solitudine, pericolo e paura. Anche a casa, che dovrebbe rappresentare un porto sicuro per la persona, ci sono conflitti di potere sia tra fratelli e sorelle che tra coniugi (tra chi è più forte, ci ha maggiore successo, chi ha il controllo).

Nelle società avanzate la sensazione di naturale vicinanza sta diminuendo perché questo fa parte della natura umana. Il motore trainante nel mondo è quello di ricevere piacere. Questo desiderio si sviluppa in noi e, da una parte, ci porta ad inventare tecnologie avanzate e a sviluppare sensibilità e capacità complesse, mentre dall’altra, ci separa  gradualmente gli uni dagli altri. Un tempo la società umana viveva esclusivamente di relazioni come quelle tra le tribù dell’Amazzonia. Oggi, nella maggior parte dei casi, le persone vivono in metropoli crudeli, competitive e combattive. 

Questo si può notare anche all’asilo dove i bambini che hanno più giocattoli tendono a tenerli per sé, mentre potrebbero condividerli con altri. Per quanto riguarda noi adulti, il desiderio di ricevere è camuffato da strati di buone maniere e raffinatezze ma si è chiaramente intensificato e moltiplicato. Sono indicatori del crescente egoismo, del desiderio crescente di ricevere per il proprio bene senza alcuna considerazione degli altri.

Capiamo che non è possibile continuare così e che stiamo distruggendo sia noi stessi che il mondo, ma come possiamo fare, dal momento che abbiamo un crescente desiderio di ricevere per beneficio personale, a scapito di altri? Dove troveremo la forza di cambiare? Come possiamo plasmare il desiderio di avere piacere solo per noi stessi in modo da sentirci ancora vicini agli altri, almeno fino al punto di non divorarci a vicenda?

Anche gli animali hanno un desiderio di ricevere ma in loro è limitato e non arrivano ad uccidersi a vicenda. C’è un certo equilibrio tra le forme animali e vegetali per cui si sostengono e si aiutano a vicenda. Nell’uomo invece l’ego cresce fino a pensare che ci sia spazio per un’ unica persona al mondo e quella sono io! 

In un essere umano evoluto, l’equilibrio non funziona più istintivamente, ma dobbiamo imparare ad attivarlo. Dobbiamo acquisire il metodo per portare l’umanità ad uno stato in cui la forza egoistica non prevalga, non sfrutti e non desideri conquistare l’altro, ma al contrario attivi il desiderio di portare beneficio agli altri; svilupperemo in tal modo un vero senso del noi.

Quando iniziamo a fare anche solo piccoli passi verso la connessione, si rivela una nuova attitudine nella volontà umana, un tratto caratteristico di dazione che proviene dal potere della natura, e cioè, il potere che ci ha creati. Questo potere si aspetta che noi cambiamo le nostre abitudini egoistiche ed il nostro agire a beneficio di tutti, inclusi noi stessi.

Tutto questo è Me

Domanda: Da dove arriva la sensazione ad una persona che tutto è diviso in “io” e “gli altri”?

Risposta: Dal nostro egoismo. La nostra anima è divisa in due parti: la parte interiore, che sento come me stesso, e la parte esteriore, che sento come il mondo esterno. Queste due parti sono separate in me da una divisione egoistica, che è il male.

Quindi, non sento il mondo esterno come me stesso. Non immagino che questo sia anche parte di me, che mi appartenga. Qui si trova la nostra stupidità, miopia e cecità!

Se riuscissi a vedere il mondo nella maniera corretta, capirei che tutto è me, la mia anima. Ogni cosa esterna, ogni cosa che esiste, ogni cosa che va oltre me stesso, è la mia unica anima. Allora tratterei tutto diversamente.

Il nostro egoismo è creato appositamente in modo da contrapporre la parte interiore dell’anima con quella esteriore e ci rende egoisti interessati solo a ciò che è all’interno. Ogni cosa esterna, nella mia cecità, non la considero parte di me e la distruggo, la disprezzo e gioisco se qualcuno soffre. Più tardi verrà rivelato, e noi presto lo riveleremo, che in realtà si tratta di me. Quanto l’ho trattato male! Ho disprezzato e ho fatto tutto a danno dei miei cari, i miei figli, genitori, e così via.

Dopotutto, ciò che è fuori di me sono i miei genitori o figli o nipoti, o in avanti o indietro. Questa è l’intera umanità nelle reincarnazioni precedenti o future. Non riusciamo a immaginarlo.

All’improvviso si scopre che i Giapponesi, diciamo, sono i miei parenti più cari e amati. Guardate cosa sta succedendo a loro mentre io gongolo.

Una così terribile rivelazione della realtà attende tutta l’umanità! Ovvero distruggiamo, uccidiamo, facciamo del male e improvvisamente ci viene detto “è il tuo figlioletto”, e tu lo stavi distruggendo.

È questo che vedremo su una scala universale. È questo sentimento di rimorso e orrore che colpirà una persona! Ciononostante, ci condurrà al fatto che alla fine ci scuoteremo in modo da mescolarci l’uno con l’altro e scoprirci come un unico intero comune e assoluto.
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Da KabTV “Close-Up. Branch of Sakura” 15/5/11

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Che cosa ci rende gentili?

Gli eventi degli ultimi mesi, e in effetti, degli ultimi anni, ci insegnano una lezione molto importante: se vogliamo sopravvivere, dobbiamo imparare dalla natura, dato che se seguiamo le nostre idee, continueremo la marcia della follia fino a quando non avremo distrutto la civiltà umana e il nostro pianeta. Quando osserviamo la natura, c’è una legge che intreccia tutte le sue parti in un arazzo perfetto: l’equilibrio e la collaborazione. Questa legge è esattamente ciò che noi umani non rispettiamo nella nostra società. Invece dell’equilibrio, cerchiamo di emergere a spese degli altri e scambiamo la collaborazione con lo sfruttamento. Se continuiamo così, ci stiamo avviando all’estinzione.

Non sto dicendo che dobbiamo amare l’altro e neppure prenderci cura di lui, fin da subito. Tuttavia, dobbiamo conoscere le leggi della natura e cosa succede quando le infrangiamo. Poiché attualmente agiamo contro la legge dell’equilibrio e della collaborazione, dobbiamo anche conoscere le conseguenze, la punizione, se volete, per averla infranta.

Stiamo già sentendo alcune delle conseguenze della nostra ignoranza e vanità. La scarsità di cibo si sta aggravando in tutto il mondo e la fame è diventata un pericolo reale in luoghi che non la conoscevano da secoli. Anche la scarsità di gas sta ostacolando la produzione e causando insicurezza energetica nei Paesi occidentali, leader dell’OCSE, e l’atmosfera generale è quella di giorni difficili in arrivo.

In effetti, è solo l’inizio. Secondo gli esperti, ci aspettano anni di privazioni e scarsità.

Ma non c’è una vera ragione per questo. Nessun disastro naturale ha ostacolato la capacità dell’umanità di produrre cibo in abbondanza o gas e petrolio in abbondanza. Siamo noi umani a infliggere queste carenze al solo scopo di schiacciarci l’un l’altro. Nulla guida le nostre mosse se non l’odio, e l’odio distrugge tutto, compreso, in ultima analisi, l’odiatore.

Poiché tutto ciò che facciamo nasce dalla motivazione di sconfiggere e vincere gli altri, nulla di ciò che facciamo ha successo. Quando uno sforzo fallisce, passiamo a un altro, ma anch’esso è destinato a fallire per lo stesso identico motivo: le nostre cattive intenzioni nei confronti degli altri.

Come, allora, possiamo cambiare la nostra natura? Cosa ci può rendere premurosi nei confronti dell’altro? Per farlo, dobbiamo prima riconoscere la verità sulla nostra natura e poi possiamo iniziare a coltivarne una nuova dentro di noi. Quello che tutti gli altri esseri fanno istintivamente, seguire la legge dell’equilibrio e della collaborazione, noi possiamo realizzarlo solo se lo scegliamo consapevolmente. Il modo per farlo è rendersi conto che siamo fatti intrinsecamente in modo opposto a questa legge, quindi esaminare attentamente ogni singolo aspetto della nostra vita e adattarlo in modo che funzioni secondo questa legge.

Può sembrare ingiusto che solo gli esseri umani debbano imparare questa legge in modo difficile, ma alla fine del processo c’è una grande ricompensa.

Quando impariamo a conoscere la natura umana e quella del resto della realtà, iniziamo a confrontarle. Di conseguenza, impariamo gradualmente a dare valore alla legge dell’equilibrio e della collaborazione. Capiamo molto più a fondo di qualsiasi essere, poiché abbiamo qualcosa con cui confrontarla, un’immagine negativa della legge e le sue conseguenze palpabili. Quando iniziamo ad agire secondo la legge dell’equilibrio e della collaborazione, è perché abbiamo scelto consapevolmente di farlo dopo aver conosciuto la nostra natura e aver scelto di evitarla per adottarne una nuova, più inclusiva e cooperativa.

Per noi, quindi, imparare a prenderci cura degli altri non è un processo istintivo, ma un processo profondo di acquisizione di consapevolezza e di scelta della cura e della connessione rispetto all’alienazione e allo sfruttamento, a ogni passo. Questo è il vero vantaggio dell’uomo sulla bestia: il dono della consapevolezza. Tuttavia, lo guadagniamo solo dopo aver scelto l’equilibrio rispetto alla superiorità e la collaborazione rispetto allo sfruttamento.

Il doloroso processo che l’umanità sta attraversando ci porterà alla fine a compiere questa scelta. In ogni caso, la consapevolezza può abbreviare il processo e renderlo molto più facile e veloce. Quanto prima capiremo che tutti i nostri problemi derivano dalla cattiveria e dalla crudeltà reciproca, tanto prima apriremo gli occhi e ci renderemo conto che esiste un’altra opzione. Prima sceglieremo l’opzione dell’equilibrio e della collaborazione, prima finiranno i nostri problemi e inizierà la pace.

Didascalia della foto:
9 maggio 2022. Orlando, Florida, Stati Uniti. Il latte artificiale è esposto su uno scaffale di una farmacia Walgreens. I negozi di tutti gli Stati Uniti hanno avuto difficoltà a rifornirsi di latte artificiale, tanto che alcune catene, come Walgreens e CVS, hanno limitato gli acquisti dei clienti. Sebbene i produttori dichiarino di produrre a pieno regime, la produzione non è ancora sufficiente a soddisfare l’attuale domanda causata dai problemi della catena di approvvigionamento e dai richiami dei prodotti. (Foto di Paul Hennessy/NurPhoto) Reuters