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Come posso essere un buon amico per mio figlio?

Quando cerchi di “comprare” tuo figlio con scarpe da ginnastica, tablet o giocattoli, ti perdi il vero acquisto. “Compri” un bambino dimostrandogli che sei suo amico, che sei al suo livello. Per farlo, devi reinventarti, cambiare te stesso, spesso in modi che non avresti mai immaginato. Essere amici di un bambino significa capirlo, essere pronti ad aiutarlo e sostenerlo. Soprattutto, significa capirlo veramente.

Non sovraccaricateli con corsi di formazione, club o continue attività extracurriculari. Lasciate che vivano la loro infanzia in modo naturale. Questo significa lasciarli fare ciò che vogliono, pur entro limiti ragionevoli. Naturalmente, i loro desideri e le loro opinioni deriveranno in gran parte dagli amici, quindi non saranno del tutto loro. Ma è comunque importante incoraggiarli.

Io stesso sono cresciuto circondato da compositori e musica. Non mi ha dato nulla di particolarmente speciale, anche se sì, forse ho sviluppato un certo orecchio per la musica. Eppure, nonostante tutto, credo che un bambino debba avere libertà di scelta.

Quando si tratta di promesse, mantieni la parola data. Dilla una volta, poi falla. Non evitare di promettere solo per proteggerti dal fallimento; se vuoi crescere bene un figlio, devi sia promettere che mantenere la parola data.

Lasciate che il bambino commetta errori, ma non lodate l’errore in sé. Piuttosto, identificatelo, correggetelo e fatelo senza biasimarlo. Non è un’accusa, ma una guida.

Quanto all'”amare troppo” un bambino, in effetti, l’amore può essere d’intralcio. Un amore eccessivo, mostrato nel posto sbagliato o nella misura sbagliata, può danneggiare tanto quanto aiutare. Tutto nell’educazione deve essere misurato, equilibrato e allineato alla miglior crescita possibile del bambino.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 1° agosto 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come posso preparare mio figlio al futuro?

La neurobiologa e psicolinguista Dott.ssa Tatyana Chernigovskaya ha recentemente osservato che “il futuro è già qui. È un mondo diverso, non quello in cui vivevamo solo cinque anni fa”. Insiste sul fatto che i bambini di oggi devono essere educati a memorizzare in modo efficiente, filtrare e classificare le informazioni, distinguere il vero dal falso e vivere sotto stress costante e sotto pressione temporale.

In un certo senso, non ha torto. Questo è il mondo che abbiamo creato. Ma è proprio questo il problema.

Perché dovremmo accettare questo mondo corrotto come lo standard a cui i nostri figli devono adattarsi? Perché addestrarli a sopravvivere in una giungla oscura, invece di insegnare loro a costruire un giardino? Dobbiamo educarli a vivere nella tensione, nella sfiducia e nell’ansia solo perché lo abbiamo accettato come la norma?

No. Io dico il contrario. Dobbiamo preparare i bambini a un futuro luminoso e interconnesso, e non abbandonarli alla fredda logica di un mondo egoista. Non dovrebbero limitarsi ad affrontare il caos che abbiamo ereditato, ma imparare a trasformarlo.

Questa trasformazione è possibile. La saggezza della Kabbalah spiega come.

Quando insegniamo ai bambini come superare l’egoismo e costruire il giusto tipo di connessione, considerazione reciproca, responsabilità e vicinanza interiore, risvegliamo forze potenti nella natura. Sono forze che oggi comprendiamo a malapena, ma che lavorano a nostro favore quando agiamo in sintonia con esse.

Attraverso la connessione, scopriamo una forza gentile insita nella natura, una forza che corregge, equilibra e porta gioia. Sarebbe quindi saggio concentrare l’educazione sulla creazione di un ambiente in cui i bambini percepiscano calore, sicurezza, fiducia, sicurezza e amore,  in cui vedano la connessione umana positiva come fonte di forza, imparando che plasmano la realtà unendosi agli altri.

Altrimenti, cosa alleviamo? Persone emotivamente chiuse, stressate e sospettose, pronte al combattimento e alla solitudine, non alla vita. Potrebbero diventare abili sopravvissuti, ma saranno private della gioia di essere umane.

Tuttavia, se diamo loro la visione di un futuro positivo e unificato, attiviamo il loro potenziale interiore. Iniziano a provare speranza, uno scopo e amore per gli altri. Non si adatteranno a questo mondo, ma lo ricreeranno. Questo perché il mondo non è una forza esterna che si abbatte su di noi. È piuttosto la somma totale delle nostre relazioni. Pertanto, se cambiamo le relazioni umane, cambiamo tutto.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché il sistema educativo moderno non è riuscito a trasformarci in esseri umani migliori?

Molti insegnanti che conosco oggi affermano che questa generazione di bambini nutre un certo rancore nei confronti degli adulti. Lo capisco. È naturale che i bambini si lamentino degli adulti. Vengono al mondo con la sensazione che gli altri siano in debito con loro, in un certo senso hanno ragione. I bambini si aspettano naturalmente attenzioni, cure e una guida speciali. Credono di meritarsele e, in effetti, è così.

Ma cosa diamo loro in realtà?

In apparenza, forniamo istruzione. Li mandiamo a scuola. La scuola, tuttavia, non educa esseri umani. Forma professionisti in una miriade di campi, ad esempio fisici, matematici e ingegneri. Ma non forma l’essere umano. Non diamo loro una vera educazione. Non plasmiamo il loro mondo interiore, i loro valori o la loro umanità.

E allora cosa succede? Vanno a scuola giorno dopo giorno, anno dopo anno, e ne escono come animali. Sembra duro, ma è la verità. Non instilliamo in loro il significato di essere umani in relazione agli altri e alla vita stessa. Quindi, se ti chiedi chi è il colpevole, la risposta è che siamo noi.

I genitori sono costantemente occupati, presi dal lavoro, distratti e sopraffatti. Così sono i coetanei, i loro schermi e smartphone a crescere i bambini. Assorbono tutto ciò che vedono e sentono senza filtri o comprensione. Il risultato è una generazione distaccata dai valori, dai veri rapporti umani e da una sana visione del futuro.

Fino a quando l’umanità non si sveglierà e non prenderà sul serio la questione, ossia non prenderà il controllo consapevole e rigoroso della qualità delle informazioni  ed emozioni, che i nostri figli consumano, unito a un’educazione basata sui valori e sul rafforzamento delle relazioni, la situazione potrà solo peggiorare. Dobbiamo offrire ai bambini un’educazione che insegni loro a vivere, non solo a fare calcoli o imparare a memoria delle nozioni.

Abbiamo cresciuto una generazione che si comporta in modo distruttivo, ed è colpa nostra. Quindi, se oggi dovessi parlare ai bambini come insegnante, non li rimprovererei con i fatti. Mi siederei con loro e direi: “Scopriamolo insieme. Cerchiamo di capire chi siamo, cosa vogliamo dalla vita, come possiamo relazionarci gli uni con gli altri e in che tipo di mondo vogliamo vivere”.

“Noi adulti non esisteremo per sempre. Ma voi, la prossima generazione, ci sarete. E darete forma al mondo che verrà. Quindi, che tipo di persone dovete diventare per garantire che quel mondo sia gentile, buono e sicuro?”. Questa è il dialogo che dobbiamo tenere vivo, sempre.

Inoltre, non dovremmo provare pietà per le giovani generazioni. Devono, tuttavia, iniziare a percepire dove questo mondo sta andando se lasciato così com’è: diventerà più freddo, più crudele e artificiale, inadatto agli esseri umani.

Riescono a capirlo? Confido di sì. Possono cambiare? Assolutamente sì. Tuttavia, è un processo e non si risolverà in una sola conversazione. Potrebbero volerci diversi anni, il che va bene. Ciò che conta è persistere, andare avanti senza sosta.

Perché, alla fine, il nostro compito più grande non è crescere professionisti di successo, ma formare una generazione di esseri umani felici e sicuri di sé.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 21 maggio 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come creare un’atmosfera pacifica e positiva in casa?

Il fattore che influenza maggiormente la nostra salute e felicità sono le relazioni positive. È bello constatare che, dopo settantacinque anni di ricerche continue presso l’Università di Harvard, questo sia stato ora scientificamente confermato. Meno incoraggiante, invece, è la sensazione che le relazioni tra le persone stiano diventando sempre meno positive. Lo possiamo constatare sui social network, che avrebbero dovuto connetterci e non dividerci, nei media, che avrebbero dovuto avvicinare le persone e non alienarle e persino in casa, con partner e figli. Diverse aree della nostra vita stanno diventando difficili, piene di tensioni e attriti. Cosa possiamo fare allora per creare un’atmosfera pacifica e positiva? Ecco alcuni consigli per costruire una “politica familiare” che possa garantirci una vita sana e felice.

Prima di tutto, dobbiamo definire un obiettivo: desideriamo creare per noi stessi un ambiente positivo, che ci circondi di un’atmosfera serena, con relazioni armoniose. A tal fine, non dovremmo aspettarci che siano gli altri a cambiare in meglio nei nostri confronti. Piuttosto, dovremmo iniziare da noi stessi. Gesti semplici come qualche parola gentile o un sorriso caloroso possono creare connessione positiva e addolcire l’atmosfera in qualsiasi contesto. Tutti possono sempre apprezzare un trattamento gentile e un miglioramento dell’umore.

Potremmo quindi mettere un cartello sulla porta d’ingresso con la scritta: “Entrate solo con un sorriso”. Potremmo concordare con la nostra famiglia sul fatto che non ci importa di ciò che accade fuori; dentro casa vogliamo comportarci diversamente, stabilire una sorta di stato di indipendenza che operi secondo regole che definiamo insieme. Ad esempio, dal momento in cui entriamo in casa, non litighiamo. Chi torna a casa e vede il cartello: “Entrate solo con un sorriso” ricorderà che deve lasciare fuori casa tutto lo stress accumulato durante la giornata, come se si togliesse il cappotto. Sulla porta, entriamo solo con un sorriso, trattando gli altri con gentilezza, come se tutto andasse bene.

Dopo aver concordato una regola del genere, potremmo anche firmare un piccolo contratto tra noi. Potremmo inoltre definire dei momenti specifici per affrontare i problemi e cercare insieme delle soluzioni, in un’atmosfera positiva. Sfogare la frustrazione con urla non risolve nulla. Può sembrare che ci calmi, ma in realtà ci svuota solo momentaneamente, lasciando il problema irrisolto, pronto a esplodere in seguito con ancora più forza.

Azioni reciproche di questo tipo porteranno un nuovo spirito nella famiglia. I bambini che imparano a sorridere e a trattare gli altri con calore nell’ambiente domestico svilupperanno una sorta di protezione interiore che li accompagnerà ovunque. Diminuirà la possibilità che qualcuno voglia far loro del male, e aumenterà la loro sicurezza e fiducia. A scuola, all’università, al lavoro… ovunque si trovino, l’ambiente li apprezzerà, perché le persone che sanno trattare bene gli altri sono oggi un bene raro. Sapranno guidare, organizzare, gestire e orientare. Non c’è nulla di più importante che possiamo trasmettere ai nostri figli per aiutarli a riuscire nella vita.

Dal punto di vista sociale, sarebbe utile avviare una campagna nazionale per la costruzione di relazioni positive, e destinare a questo scopo risorse importanti. Non c’è nulla di utopico in questa idea. Le relazioni positive sono vitali per le nostre vite, soprattutto di fronte ai fenomeni distruttivi che emergono ogni giorno. Abbiamo visto quanto abbiano funzionato le campagne anti-fumo, che hanno educato milioni di persone con l’idea che “fumare fa male alla salute”. Lo stesso dovremmo fare con l’educazione alla necessità e ai benefici delle relazioni positive. Dobbiamo dichiarare guerra alle relazioni negative, perché sono il vero nemico che ci consuma dall’interno. Insieme, possiamo davvero riuscire a costruire un ambiente positivo attorno a noi e godere di una vita sana, sicura e felice.

Basato sull’episodio 21 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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In che modo la natura umana influenza la nostra capacità di risolvere i problemi nelle relazioni e nella società? È possibile risolvere questi problemi e, in tal caso, come?

Gli occhi del saggio sono nella sua testa, dicevano i saggi. Dove ci sta portando il caos odierno? I prezzi stanno aumentando, le minacce si stanno intensificando, ci sono grandi difficoltà nelle relazioni e i disastri naturali colpiscono sempre più ampie fasce di persone. Perché improvvisamente subiamo pressioni da ogni direzione? Dove ci stanno conducendo le forze che agiscono su di noi? Che tipo di futuro vale la pena iniziare a costruire già ora, per allinearsi ai cambiamenti che stanno prendendo forma?

Innanzitutto, un promemoria. Noi esseri umani siamo parte della natura. Il sistema umano esiste all’interno del sistema generale della natura. Questi due sistemi si influenzano a vicenda. Ci sentiremo nello stato più confortevole e armonioso quando ci sarà equilibrio tra umanità e natura.

Alla fine, raggiungeremo un equilibrio, sia tra persona e persona, sia, di conseguenza, anche con la natura. Non c’è alcun dubbio su questo. Ciò che non sappiamo è se questo processo avverrà attraverso l’esplorazione, la consapevolezza e uno sviluppo cosciente, oppure se dovremo subire colpi duri, dopo i quali capiremo i nostri errori.

L’approccio integrale all’educazione insegna che nel sistema naturale esistono leggi di sviluppo che agiscono sulla specie umana e sui livelli inanimato, vegetativo e animato della natura. Inoltre, agiscono su ogni singolo individuo e su tutti gli esseri umani nel loro insieme, in quanto società umana.

Fino al XX secolo, il nostro sviluppo si è svolto attraverso un processo umano lineare ed egoistico. L’ego umano ci spingeva ad avanzare in una sola direzione: ottenere il massimo con il minimo investimento. Questa è la legge dello sviluppo egoistico. Improvvisamente, il sistema umano subì un rallentamento, sotto forma della Grande Depressione degli anni ’30. Poi arrivò la Seconda Guerra Mondiale, che rimescolò le carte e in seguito tutti si impegnarono nella riparazione dei danni. Negli anni ’60 tornò di nuovo la sensazione di collasso.

In sostanza, ciò che è emerso è stata una contraddizione tra noi e la natura. Forze integrali hanno iniziato ad agire su di noi da ogni parte, racchiudendoci sempre più in un’unica rete, ma abbiamo continuato ad agire egoisticamente, con ognuno che si preoccupava solo di sé stesso, agendo per il proprio tornaconto a spese degli altri, ogni Paese che operava a spese degli altri e così via.

Così, si è creato un mondo in cui, da un lato, la forza egoistica cresceva in ogni individuo e, dall’altro, la forza integrale continuava a legare tutti insieme. Abbiamo così costruito il commercio internazionale, istituzioni internazionali come l’ONU e connessioni su scala globale in campi come l’economia, la scienza e la cultura. Abbiamo attinto il più possibile a queste due forze e abbiamo ottenuto un meccanismo egoistico internazionale.  La forza integrale mirava a una connessione umana più profonda, da cuore a cuore, ma noi abbiamo preferito la direzione egoistica. Di conseguenza, ogni connessione che abbiamo costruito non ha portato a un rinnovamento autentico.

Ad esempio, possiamo considerare l’Unione Europea come un caso di studio. Il bisogno di collaborazione tra le nazioni europee ha portato alla costruzione di un’unione, ma con un pensiero egoistico. Un paese ha pensato al denaro, un altro allo status, un terzo alla libertà di movimento e così via. Non hanno costruito percorsi educativi e culturali per migliorare i legami umani, la vicinanza emotiva tra le nazioni. Oggi sono passati decenni e qual è il risultato? Gli europei si sentono davvero uniti, come un’unica entità?

Tuttavia, la forza integrale continua ad agire e l’evoluzione prosegue. Allo stesso modo, la contraddizione tra la natura egoistica umana e la natura interconnessa e interdipendente del mondo aumenta. Da qui derivano ogni difficoltà e crisi nelle relazioni umane. Pertanto, la vita stessa ci mostra dove stiamo sbagliando e cosa dobbiamo riparare.

La natura che ci circonda funziona come un unico meccanismo integrale. Tutte le sue parti si completano a vicenda in meravigliosa armonia,  solo noi stiamo sviluppando una forma di connessione sempre più opposta. Non esiste altra creatura in natura che tragga piacere dalla sofferenza altrui, vivendo di orgoglio e arroganza. Anche in relazione all’ambiente ecologico, ci comportiamo in modo simile, prendendo molto più di quanto ci serva per esistere e non considerando nulla, rovinando tutto mentre calpestiamo pesantemente il terreno, dando priorità ai nostri interessi personali rispetto a qualsiasi cosa o a chiunque altro.

Cosa può dunque aiutarci a evitare un collasso totale? Una rivoluzione nella percezione, ovvero un cambiamento fondamentale nella definizione dei legami tra individuo, società e ambiente. Il mezzo: un percorso educativo-culturale, sociale e collettivo, che crei un senso di connessione integrale tra tutti, una connessione profonda e calorosa che nasce dalla comprensione che l’evoluzione ci obbliga a muoverci in questa direzione.

Man mano che costruiamo e immaginiamo sempre più una connessione umana integrale, saremo in grado di affrontare i problemi in tutti gli ambiti della vita su un livello completamente diverso.

A lungo termine, un approccio integrale alle relazioni umane ci permetterà di affrontare una realtà in cui le tecnologie intelligenti sostituiranno le persone in molte professioni e la maggior parte della popolazione perderà il lavoro. Dovremo comunque garantire a ogni persona e famiglia i bisogni essenziali e anche organizzare sfide e attività per le persone.

Nell’immediato futuro, possiamo agire insieme in diversi ambiti. Ad esempio, possiamo migliorare la qualità della vita nei nostri condomini, nelle nostre strade, nei nostri quartieri, nelle nostre città e nelle nostre comunità. Di seguito alcune idee per dare un quadro generale.

Sulla base della buona volontà, del tempo libero, dello spirito di volontariato e del grande apprezzamento da parte della società, senza denaro, compensi o spese ingenti, possiamo creare una rete sociale in cui tutti fanno qualcosa per il bene comune e hanno il diritto di beneficiare dei contributi degli altri.

Ad esempio, una rete di questo tipo potrebbe includere l’organizzazione di un mercato di articoli di seconda mano, corsi per bambini e adulti, laboratori, formazione professionale, piccole riparazioni domestiche, consulenza di esperti, attività sportive e ricreative, escursioni e picnic, feste ed eventi culturali, acquisti di gruppo a prezzi scontati e magari anche l’assunzione della responsabilità di pulire e prendersi cura di alcune aree in cambio di una riduzione delle tasse locali.

In sostanza, grazie alla nostra connessione possiamo risparmiare molto, migliorare la qualità della vita e, soprattutto, sentirci parte di un’unica grande famiglia. Quando iniziamo a sentirci circondati da persone il cui cuore è aperto a noi e che sono felici di darci una mano con amore, allora ci apriamo allo spirito della vita che fluirà tra noi. Allora, sperimenteremo una soddisfazione superiore a qualsiasi piacere individuale che chiunque abbia mai provato. Inoltre, il nostro allineamento con l’integrità della natura ripristinerà l’equilibrio nell’ambiente e ci porterà abbondanza. In altre parole, attireremo una grande benedizione su noi stessi.

Basato sull’episodio 48 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come si può ricostruire una relazione interrotta?

Ogni volta che sono invitato a parlare di come migliorare le relazioni tra coniugi, genitori e figli, o colleghi o vicini, incontro la stessa aspettativa: “Dacci consigli. Suggerimenti. Soluzioni rapide per risolvere questo o quel problema.” E ogni volta, devo dire onestamente, non esiste una soluzione del genere. Non ci sono scorciatoie. Non possiamo risolvere la crisi della connessione umana con una toppa o un trucco. Il problema è molto più profondo. Non è nel nostro comportamento. È in chi siamo.

Stiamo affrontando un crollo globale di tutti i sistemi umani. Dall’unità familiare all’economia, dall’istruzione alla coesione sociale, tutto sta crollando perché il tessuto stesso che ci teneva uniti si è assottigliato. Quel tessuto era un tempo la connessione naturale tra le persone, basata su una vita comune e sulla dipendenza reciproca. Tuttavia, ci siamo evoluti, o piuttosto involuti, in ego isolati. Il nostro progresso tecnologico, con tutta la sua brillantezza, ha solo accelerato il crollo dei nostri legami interiori.

Ciò che ci manca è la connessione. Una connessione vera. La nostra connessione è fondamentalmente interrotta. Questo vale per la connessione tra le persone, all’interno delle famiglie, nella società e anche tra le nazioni. Questo è il problema fondamentale. Non possiamo ricucire i nostri legami lacerati con mezzi esterni. L’unica soluzione è costruire un nuovo essere umano.

Quando dico “un nuovo essere umano”, non intendo cambiare il modo in cui parliamo o agiamo in un senso superficiale. Intendo una trasformazione della percezione, dei valori e dell’identità. Fare ciò richiede sviluppare una comprensione che la nostra realizzazione non viene dal dominare gli altri o dal proteggerci, ma dalla creazione di una connessione umana positiva, cioè dall’integrazione con gli altri in un modo sano e reciproco. 

La gente mi chiede: “Ma come possiamo sistemare la coppia che litiga?”. La risposta è che dobbiamo prima sistemare l’essere umano. Sistemare l’uomo e la donna. Poi possiamo discutere di costruire un nuovo tipo di famiglia. Prima di tutto, bisogna riformattare, come cancellare un vecchio hard disk e installare un nuovo sistema operativo. Senza questo, non c’è terreno su cui costruire.

Ecco perché torno sempre alla stessa risposta: l’educazione. Non l’educazione scolastica, ma l’educazione alla vita. Abbiamo bisogno di educazione per adulti, non solo per le competenze o la conoscenza, ma per capire noi stessi, la nostra natura e lo scopo della nostra esistenza. Cosa ci guida? Perché soffriamo? Perché falliamo nelle relazioni? Quando le persone cominciano a vedere che tutte le loro azioni sono guidate dall’interesse personale e che la realizzazione autentica e duratura si trova al di là dell’ego, possono cominciare a cambiare. 

Tuttavia, tale educazione non può avvenire solo attraverso le parole. Non possiamo semplicemente dire a qualcuno: “Sii migliore” e aspettarci che si trasformi. Il vero cambiamento richiede esempio, ambiente ed esperienza. Se un bambino impara osservando gli adulti, una persona deve essere immersa in una nuova società, anche se virtuale, che dimostri nuove norme e valori. Ecco perché credo nel lavoro di gruppo, nell’apprendimento collettivo, nell’osservare scenari di vita reale che riflettono le nostre lotte interiori e modellano nuovi esiti. 

Non sogno di otto miliardi di persone che assistono a conferenze. Sogno di creare potenti media come film, serie TV e altri programmi che mostrino alle persone la meccanica del loro comportamento e che possano risvegliarle emotivamente. Se possiamo creare narrazioni che riflettono il dolore delle persone, le loro speranze e confusioni, e poi guidarle delicatamente verso una nuova prospettiva, ciò avvierà un grande cambiamento in una direzione positiva. 

In fin dei conti, tutto ciò che possiamo fare è offrire questa nuova prospettiva. Non convinceremo con le parole sole, ma attraverso il sentimento e la rilevanza. Quando le persone saranno pronte, quando cercheranno veramente una vita migliore, non attraverso trucchi dell’ego ma attraverso un’autentica trasformazione interiore, troveranno la loro strada verso questo percorso. Il mio ruolo è essere pronto per loro quando arriveranno. 

Fino ad allora, dobbiamo continuare a costruire gli strumenti, gli ambienti, gli esempi, in modo che quando busseranno, troveranno una porta aperta.

Basato sull’episodio 29 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come si può affrontare un tradimento nel matrimonio? Quali sono i passi consigliati e quanto tempo ci vuole in genere per guarire da un tradimento nel matrimonio?

Negli anni in cui ho parlato con le coppie e ho guidato le persone attraverso i loro conflitti interiori ed esteriori, mi sono spesso imbattuto nel tema del tradimento nelle relazioni. È doloroso, crudo e disorientante per tutti i soggetti coinvolti. In una conversazione con i miei studenti sul tema delle relazioni, hanno affrontato la storia di un uomo sulla cinquantina che, pur amando profondamente la moglie, si innamorò di una donna più giovane. Si ritrovò emotivamente lacerato, incapace di staccarsi dal nuovo legame, mentre allo stesso tempo soffriva per il dolore causato alla moglie e ai figli.

Quando sento queste storie, non mi affretto a giudicare. Piuttosto, osservo la struttura della natura umana, come siamo fatti come uomini e donne e come le nostre relazioni riflettano radici spirituali più profonde. Un uomo e una donna non sono solo fisicamente diversi. Sono programmati in modo diverso nel modo in cui vivono l’amore, la connessione e la sessualità. Un uomo può amare sinceramente sua moglie ed essere attratto da un’altra donna. Per una donna, questa scissione è quasi impossibile; i suoi legami emotivi e fisici sono unificati. Si connette completamente o non si connette affatto.

Questa differenza spesso porta a profondi malintesi. Una donna percepisce l’infedeltà fisica di un uomo come un tradimento totale. Nel suo mondo, non c’è separazione tra corpo e cuore. Per l’uomo, tuttavia, ciò che fa fisicamente potrebbe non riflettere ciò che prova emotivamente. Potrebbe persino non rendersi conto di tradirla, perché non l’ha “lasciata” nel suo cuore. Questo non giustifica l’atto, ma contribuisce a spiegare la confusione e l’angoscia.

In una crisi del genere, ripongo gran parte del potere curativo nelle mani della donna, non perché sia ​​lei la colpevole, ma perché ha una radice emotiva più profonda e stabile. Lei è la casa. Inoltre, se riesce a mantenere questo ruolo, anche quando il suo mondo sembra crollare, può spesso portare in salvo la relazione. Questo richiede immensa forza interiore, pazienza e saggezza. Non è facile, e non pretendo che lo sia. Ma è possibile.

Quando dico che la donna dovrebbe diventare come una madre per il marito, lo intendo nel senso di contenimento spirituale. Un uomo, nonostante le apparenze, rimane un bambino sotto molti aspetti. Desidera sentirsi accudito, avvolto ed emotivamente sostenuto. Se la donna è saggia, può rafforzare il suo legame con lui circondandolo d’amore, non attraverso il controllo, ma attraverso il calore, cioè ancorandolo attraverso i ricordi condivisi, i figli, la famiglia, quelle piccole cose che rendono la casa insostituibile.

La nuova connessione, con tutta la sua fantasia, di solito non ha il peso della realtà. È il riflesso di qualcosa che manca dentro l’uomo, un’eco della giovinezza o un sogno abbandonato. Se lo si aiuta a vedere questo, a riconoscere che ciò che vede nell’altra donna non è veramente lei, ma una sua proiezione, la sua nostalgia, allora l’illusione può iniziare a dissolversi.

Viviamo in un’epoca in cui le persone vivono più a lungo, affrontano più tentazioni e subiscono più confusione. Relazioni che un tempo ci si aspettava durassero trent’ anni oggi si estendono fino a sessanta o più. In questo scenario in evoluzione, dobbiamo equipaggiarci non con rigidi giudizi morali, ma con comprensione, educazione e profondità spirituale.

Dobbiamo preparare le coppie alla realtà della vita, non solo a innamorarsi, ma anche a innamorarsi e rialzarsi insieme. Dobbiamo insegnare ai nostri figli, fin da piccoli, non solo la biologia del sesso, ma anche la capacità di ripresa emotiva, l’impegno e cosa significhi costruire qualcosa di duraturo con un altro essere umano.

Sì, il tradimento fa male. Tuttavia, se ne comprendiamo le origini, possiamo affrontarlo. Possiamo creare sistemi di supporto che non permettano a momenti di debolezza di distruggere un’intera vita. L’amore non è solo sentimento. È responsabilità, è sostenersi a vicenda durante le tempeste, perché si ha fiducia in qualcosa di più grande del momento presente. Questo, per me, è il vero fondamento di una casa duratura.

Basato sull’episodio 28 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come può una società bilanciare la competizione tra individui che perseguono il successo garantendo al contempo che i bisogni fondamentali di tutti siano soddisfatti?

Dobbiamo sviluppare una società in cui vivere per rifornirci dell’essenziale per l’ esistenza, senza sentire il bisogno di entrare in una competizione spietata per scalare le varie gerarchie del cosiddetto “successo”. Con i progressi tecnologici di cui disponiamo oggi, avremmo già dovuto superare questa fase attuale dello sviluppo umano, questo vortice in cui ci troviamo, fatto di università, continue rincorse tecnologiche e competizione costante. È arrivato il momento di portarci verso un nuovo stato che rifletta uno stile di vita più naturale e armonioso.

Il modo in cui oggi così tanti di noi investono tempo e sforzi nel guadagno personale o nel “riuscire”, spingendoci l’un l’altro per farci spazio, deve giungere al termine. Al contrario, dovremmo dedicarci a ciò che il nostro cuore desidera veramente. Il nostro cuore non vuole guadagnare di più, né salire su alcuna apparente scala del successo.

Oggi, in realtà, siamo come gli aristocratici di un tempo. Abbiamo già tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Se ci dedichiamo alla pittura, alla musica, alla scienza o a qualsiasi altra attività, possiamo farlo semplicemente perché porta pace e calma al nostro spirito. Possiamo dedicarci a queste cose perché il nostro cuore ci spinge in quella direzione,  non perché siamo motivati a superare tutti gli altri e a costruire il nostro successo sulle rovine altrui. È così che dovrebbe essere. Oggi siamo pienamente in grado di costruire un ordine sociale di questo tipo.

Possiamo creare una società in cui nessuno debba preoccuparsi per i bisogni fondamentali della vita. Se ci organizziamo in modo ottimale, possiamo fornire a tutti cibo, vestiti, cure mediche, tutto ciò di cui abbiamo bisogno, senza dover cadere in una realtà di scarsità.

Perché milioni di persone dovrebbero passare le giornate sedute in ufficio? Perché non dovrebbero invece stare davanti a uno strumento musicale, scrivere, comporre, dipingere o partecipare a discussioni e percorsi di apprendimento insieme? Perché no? Di cosa abbiamo veramente bisogno nella vita? Cosa cerchiamo davvero?

In fondo, ciò che desideriamo è scoprire l’essere umano interiore dentro di noi e avvicinarci alla forza che ci guida in ogni momento. È una forza di amore, di dazione e di connessione che esiste dietro alla realtà.

Abbiamo questo obiettivo a portata di mano. Ci sono moltissime cose che possiamo fare, piuttosto che produrre continuamente beni inutili e inquinare la terra e gli oceani. È arrivato il momento di passare dal consumo alla connessione, dalla sopravvivenza alla nostra consapevolezza spirituale.

Ciò dipende da come organizziamo la nostra educazione e la nostra crescita, ovvero dagli esempi che ci influenzano mentre ci evolviamo nel mondo. Infondendo sempre più nelle nostre vite un’educazione che arricchisca le nostre connessioni e avendo cura che la società ci influenzi con esempi positivi di sostegno, incoraggiamento e cura, possiamo acquisire la capacità di superare il nostro paradigma materialistico, competitivo e individualistico e raggiungere un nuovo livello di esistenza armonioso e pacifico.

Basato sul video “What Do We Really Need? A Revision of Progress and Prosperity” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, tratto dall’episodio 1.251 di “New Life”.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Che tipo di mondo stiamo lasciando ai giovani di domani?

Quando guardiamo alla nuova generazione, che tipo di mondo vorremmo per loro, se fosse possibile? Un mondo simile a quello attuale, ma migliorato, o completamente diverso?

È chiaro che nessuno desidera per i propri figli un’esistenza in cui devono sempre difendersi, coinvolti in litigi e conflitti, o immersi in una competizione spietata e violenta. Non vogliamo un mondo in cui sia pericoloso uscire di notte, come se le strade fossero una giungla piena di predatori. Non vogliamo una realtà in cui non sappiamo mai quale colpo ci colpirà per primo, e dove le condizioni di vita peggiorano ogni anno. Eppure, è esattamente questo il mondo in cui ci troviamo oggi.

Stress, depressione, disperazione, tensione, ansia, dipendenze, suicidi, casi di stupro e abusi, un’atmosfera crudele nelle scuole e sui social media, insieme al riscaldamento globale, all’inquinamento di aria, acqua e suolo, alla diffusione di malattie e pandemie, alle crisi economiche e al crescente costo della vita. Per non parlare del terrorismo crescente, delle guerre e delle armi nucleari che minacciano all’orizzonte. In breve, ci troviamo in una situazione molto pericolosa.

Come siamo arrivati al punto di consegnare ai nostri figli un mondo completamente inadatto a una vita buona, calma e pacifica?

La forza che ci ha spinti in avanti nel corso della storia è l’ego, ovvero il desiderio di godere a beneficio esclusivo di sé stessi. La crescita dell’ego umano ha portato a progressi nella vita sociale ed economica, nella scienza e nella tecnologia. Abbiamo compiuto grandi imprese, ma lungo il cammino abbiamo perso la capacità di usare queste potenzialità in modo veramente utile per noi.

Di conseguenza, abbiamo creato un mondo molto egoistico, in cui ognuno cerca sempre più di sfruttare gli altri. Nessuno guarda oltre sé stesso, e molti traggono piacere dal costruire il proprio successo sulla rovina altrui. In questo modo, ci distruggiamo a vicenda e distruggiamo la natura circostante senza alcuna responsabilità.

Oggi, l’umanità è come un gruppo di persone smarrite nel mezzo di una foresta o di un deserto, incerte su dove andare. I capi, i governanti e chi deve prendere decisioni sono disorientati. Le conferenze, le assemblee e i forum a cui partecipano non producono alcuna soluzione efficace, né a livello globale né nazionale.

Tutto ciò che può aiutarci da questo momento in poi è un processo educativo e culturale completo, attraverso il quale daremo alla luce una nuova umanità.

Tutto ciò che può aiutarci da questo punto in avanti è un processo educativo e culturale onnicomprensivo, attraverso cui potremo dare vita a una nuova umanità.

Sappiamo bene che senza una buona istruzione, i nostri figli non diventeranno nulla. Ora dobbiamo adottare lo stesso atteggiamento verso noi stessi. Dobbiamo sederci insieme e riflettere: cosa vogliamo diventare? Come vogliamo vivere? E cosa dobbiamo cambiare di conseguenza, nei mezzi di comunicazione, sulle reti social, nell’istruzione, nella cultura e in ogni altro ambito? Questa deve essere l’occupazione principale dell’umanità nei prossimi anni.

Le tecnologie avanzate cambieranno radicalmente il mercato del lavoro, rendendo superflua la maggior parte della popolazione. Computer e robot faranno la maggior parte del lavoro per noi e produrranno tutto ciò di cui l’umanità ha bisogno. Questo ci libererà molto tempo, ed è importante che lo investiamo nell’apprendimento, nella ricerca e nello sviluppo di un nuovo mondo che valga la pena costruire.

Soprattutto, dovremmo permetterci di sognare in grande. Come potrebbe essere questa nuova vita? Il sogno migliore, più appagante, più bello?

Certamente, la situazione più sicura e migliore è un mondo in cui tutti sono come una famiglia sana e ben funzionante. Tutti vivono in armonia, con un sentimento reciproco, con la consapevolezza che ognuno dipende dagli altri, che la pace di ogni persona dipende dalla pace dell’intera società. È una società in cui tutti si prendono cura di tutti gli altri e sono a loro volta accuditi. In un tale senso di famiglia, ognuno dà tutto per il bene della collettività, proprio come oggi ognuno lavora per sé stesso. Prendono solo ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere e dedicano tutte le loro energie al benessere di tutti.

È chiaro che ogni persona è diversa e ogni nazione è unica e dobbiamo preservare questa diversità e unicità. Dobbiamo trattare tutti con rispetto, dare spazio a tutti. Tutto ciò su cui dobbiamo essere d’accordo è che vogliamo muoverci verso una vita di connessione, considerazione e completamento reciproco, fino a quando non si arriva all’ amore tra le persone.

Il popolo d’Israele ha un ruolo speciale in questo processo universale. Nelle nostre radici risiede il grande segreto, il metodo per vivere secondo il principio “Ama il prossimo tuo come te stesso”. È un metodo per correggere la natura umana attraverso il quale la correzione del mondo può realizzarsi.

Abbiamo perso questo metodo dopo la distruzione del Tempio, quando siamo caduti in un odio infondato. Se lo riscopriamo e ricostruiamo la vita attraverso la connessione, diventeremo un modello per la via della vita che verrà. Ecco perché siamo tornati qui, dopo duemila anni di esilio tra le nazioni. Oggi abbiamo i mezzi a nostra disposizione per costruire una società esemplare che illuminerà il mondo.

La natura del nostro popolo racchiude tutti i fondamenti necessari. Dobbiamo solo risvegliare insieme queste tendenze sopite. Abbiamo sempre apprezzato la saggezza e la gentilezza, non il potere e il denaro. Non c’è mai stata oppressione tra noi come in altre nazioni, né classi di padroni e schiavi. Tutti in Israele sono amici, garanti l’uno per l’altro, fratelli. Questi sono i valori israeliani originari e, nel mondo interconnesso di domani, si riveleranno come l’unico codice di vita praticabile.

Una volta che inizieremo ad applicare questo metodo di connessione tra di noi, esso si diffonderà da noi all’umanità. Questo neutralizzerà ogni odio rivolto contro di noi, sradicherà la radice dell’antisemitismo dai cuori altrui. Non c’è altra soluzione alle minacce che ci circondano da ogni parte,  questo è tutto ciò che ci porterà vera pace e sicurezza.

La crisi globale che l’umanità sta affrontando oggi è, in effetti, un invito alla prossima fase evolutiva. Prima costruiremo una nuova educazione e una nuova cultura che ci conducano gradualmente verso la connessione, la reciprocità e il completamento, più facile sarà far nascere un nuovo essere umano, una nuova umanità.

Basato sull’episodio 8 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 5 gennaio 2012.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come dovrà cambiare l’attuale sistema educativo per adattarsi ai lavori del futuro?

Come ti sentiresti se scoprissi che nessuno ha bisogno di te, che non hai alcuna reale possibilità di trovare un lavoro? Conosciamo tutti persone che hanno perso il lavoro,  molti altri temono di ritrovarsi improvvisamente senza lavoro, incapaci di soddisfare le proprie necessità quotidiane. La paura della disoccupazione e della mancanza di reddito indica in realtà due problemi distinti.

Il primo problema è che la persona non sa come provvedere al sostentamento della propria famiglia: coniuge, figli, casa e debiti. A volte si ritrova anche a dover sopportare il peso dei genitori anziani, mentre si avvicina alla pensione. È una catena, un cerchio esteso che dipende dal lavoratore. Questa pressione si intensifica e diventa una preoccupazione diffusa.

Il secondo problema è che chi perde il lavoro non sa più cosa fare di sé. Le zone con un alto tasso di disoccupazione diventano spesso focolai di criminalità, prostituzione e droga. Alla fine, la società paga un prezzo molto più alto di quello che pagherebbe per trovare un modo per dare lavoro ai disoccupati.

Inoltre, chi non lavora da anni trova molto difficile reinserirsi nel mondo del lavoro. In poche parole, perde l’abitudine, ovvero la routine del lavoro quotidiano, dell’impegno, della responsabilità, degli spostamenti e del ritorno a casa.

Questo non è un problema che riguarda solo i disoccupati. Una disoccupazione diffusa può ritorcersi contro la società in modi che potremmo non essere più in grado di gestire. Oggi, si parla ancora di numeri relativamente piccoli di disoccupati. Tuttavia, quando la disoccupazione raggiungerà le masse, sarà molto difficile anche solo soddisfare bisogni primari come cibo, vestiario, alloggio e assistenza sanitaria.

Oltre a ciò, queste masse non si accontenteranno più di beni di prima necessità, come prima, poiché accumuleranno un potere significativo. Non si tratta solo della minaccia di rivoluzioni o rivolte che travolgono il mondo. Il problema è molto più complesso e profondo. Richiede un cambiamento radicale nel nostro atteggiamento nei confronti del lavoro e dell’occupazione nel suo complesso.

Evoluzione del lavoro nella società

Con l’evoluzione della società umana, la necessità di lavoro fisico per garantire la sopravvivenza di base è diminuita. Gradualmente, le persone si sono spostate verso il commercio, l’industria, la cultura, l’arte, la moda, i media, il diritto, la contabilità e altre professioni di servizio. Oggi, questi settori e le loro estensioni costituiscono la stragrande maggioranza delle occupazioni.

Esaminando una grande città, scopriamo che i suoi abitanti non coltivano né allevano bestiame, né lavorano in grandi fabbriche in periferia. Le grandi città si sostengono principalmente grazie ai servizi che i residenti si forniscono reciprocamente.

Oggi, milioni di persone vivono in ogni grande città. Se perdono le loro fonti di reddito, non possono più produrre cibo da sole. Non hanno più alcun legame con la terra.

Ciò solleva una domanda critica: come possiamo riorganizzarci di fronte alla disoccupazione di massa, quando la maggior parte della popolazione mondiale vive ormai nelle città?

Per capirlo, dobbiamo guardare indietro di duecento anni e rintracciare le radici della situazione attuale. Prima dell’industrializzazione, le persone lavoravano duramente senza l’aiuto delle macchine o delle tecnologie moderne. Ciò che producevano serviva principalmente alla sopravvivenza. Con il progresso tecnologico, la produzione di massa è diventata rapida ed efficiente, una benedizione per tutti. Tuttavia, il tempo libero creato da questo sviluppo è stato utilizzato in modo poco saggio.

Nel corso dello sviluppo della società, abbiamo riempito il nostro nuovo tempo libero con passatempi banali e distrazioni, anziché utilizzarlo per un obiettivo più elevato: costruire una società umana felice in cui tutti potessero prosperare, realizzare il proprio pieno potenziale, sviluppare consapevolezza personale e sociale e godere di relazioni significative.

Il paradosso del lavoro moderno

Guardate dove siamo finiti. La vita moderna è diventata sempre più intensa. Lavoriamo più ore, i confini tra lavoro e casa si confondono e la nostra disponibilità online è diventata una forma di schiavitù moderna. I sociologi la chiamano “schiavitù moderna”. Il consumo eccessivo e la corsa ai marchi e al lusso sono considerati tratti distintivi di una società opulenta, ma a quale costo personale, familiare e sociale?

La classe media in crescita deve lavorare sempre di più e fare sacrifici personali e familiari solo per mantenere la propria situazione economica. Senza rendersene conto, siamo diventati genitori telecomandati, compensando i nostri figli con costose attività extracurriculari e gadget.

Siamo legati ai nostri luoghi di lavoro in ogni modo possibile. Persino le nostre vacanze, come viaggi, weekend e viaggi all’estero, sono spesso organizzate dai nostri datori di lavoro. Alcune organizzazioni offrono persino asili nido, palestre e una varietà di opzioni per la ristorazione e gli spuntini.

Nel mondo di oggi, nulla sembra più importante del lavoro. Quando incontriamo qualcuno di nuovo, la prima domanda che ci viene in mente è: “Dove lavora?” e la seconda è: “Quanto guadagna?”. Non chiediamo: “Cosa ti soddisfa? Cosa ti entusiasma o ti interessa?”, ma piuttosto: “Cosa fai?”.

Il nostro status sociale e la nostra autostima sono determinati dal nostro lavoro e dal luogo in cui operiamo. Pertanto, il lavoro diventa il centro della nostra vita, rendendo molto difficile il distacco. Le persone si preoccupano di cosa faranno una volta in pensione perché sono abituate a vivere in una continua corsa al successo, riempiendo la loro vita di lavoro intensivo. In genere, le persone moderne si sviluppano solo professionalmente, imparando mestieri e frequentando corsi e formazione professionale.

Per questo motivo, negli ultimi duecento anni di sviluppo industriale e tecnologico, abbiamo perso l’essere umano.

Verso la metà del XIX secolo, alcuni avvertirono che la situazione non poteva continuare all’infinito.

Raggiungere un vicolo cieco

Perché? Perché se una persona è destinata a essere schiava del proprio lavoro e lo scopo della sua vita è solo il successo professionale, allora è come se fosse nata solo per lavorare. I primi venti anni di vita vengono trascorsi a prepararsi al lavoro, poi decenni di lavoro prolungato e, quando non si è più in grado, si sopravvive ancora per qualche anno con l’aiuto dei farmaci. In breve, la società la spinge a dedicare la maggior parte della propria vita al lavoro.

La domanda fondamentale è: siamo nati per questo? È questo il nostro unico scopo?

Alcuni si sono resi conto da tempo che questo è illogico e insostenibile. All’epoca, i problemi ecologici non erano ancora emersi con tutta la loro forza e la sovrapproduzione non era considerata distruttiva per la Terra e un impoverimento delle sue risorse. Oggi sappiamo che il riscaldamento globale si sta intensificando. Risorse naturali come petrolio, gas e carbone sono limitate e in diminuzione.

La crisi odierna segna la fine e la conclusione del nostro sviluppo durato 200 anni. Durante tutto questo periodo, gli esperti avevano avvertito che l’umanità si stava dirigendo verso un vicolo cieco. Già nel 1972, il Club di Roma pubblicò il suo primo rapporto, ”  I limiti dello sviluppo” , dimostrando che le risorse naturali finite non potevano sostenere un’espansione industriale illimitata. Alla fine, l’umanità si sarebbe scontrata con un muro.

Purtroppo, spinta dall’egoismo, l’umanità non si è fermata a pensare al futuro. Invece, abbiamo sviluppato più industrie e prodotti, non per soddisfare i reali bisogni umani, ma per soddisfare avidità e vanità. Intorno a questo si è sviluppata una cultura di marketing aggressivo, lavaggio del cervello mediatico e consumismo eccessivo.

Abbiamo chiuso gli occhi, ignorando il fatto che stavamo distruggendo la nostra casa comune, la Terra, e quindi noi stessi, i nostri figli e il nostro futuro. Ora che ci troviamo in una situazione critica, siamo costretti a renderci conto che il cambiamento è necessario.

Una nuova direzione

Quindi, che tipo di cambiamento è necessario?

In primo luogo, come scuotere un panno impolverato, questa crisi spazzerà via l’industria eccessiva e i lavori superflui che sconvolgono l’equilibrio naturale. Questi non fanno altro che appesantire le nostre vite e costringerci a lavorare più ore. Il lavoro superfluo sovraccarica la società e il pianeta.

In secondo luogo, attraverso un profondo cambiamento percettivo e socio-educativo, la nostra intera prospettiva sulla vita e sugli altri cambierà. Quando incontreremo qualcuno, ci interesseremo a come cresce come persona e a come contribuisce a creare una nuova società, perché questo diventerà l’impegno principale di tutti.

Per raggiungere questo obiettivo di promuovere lo sviluppo umano, dobbiamo aggiornare i ritmi di vita dell’umanità per il XXI secolo. Cosa significa? Le ore liberate dal lavoro superfluo non saranno più tempo libero nel senso comune del termine. Quel tempo sarà invece utilizzato per imparare a creare connessioni e responsabilità reciproche. Costruire una società armoniosa, giusta ed equa richiede la comprensione della legge naturale dello sviluppo, l’equilibrio che essa richiede tra noi, e l’allineamento con essa.

Per garantire il successo dell’intero processo, abbiamo bisogno di un nuovo sistema educativo universale e integrativo. Un nuovo programma sociale completo dovrebbe distribuire le ore di attività quotidiane in modo diverso: poche ore per i lavori essenziali e il resto per studiare il nuovo mondo e impegnarsi in attività sociali costruttive. Con questa nuova routine di vita, le persone cambieranno gradualmente insieme a ciò che le circonda, diventando collaboratori attivi nella costruzione della nuova società.

I contesti di gruppo, di comprovata efficacia in psicologia e sociologia, sono ideali per tali processi socio-educativi. Pertanto, i gruppi dovrebbero essere organizzati con seminari, giochi, discussioni, esercizi e attività, dove le persone possano scoprire la gioia di stare insieme. Tale attività di gruppo ne dimostrerà i benefici, il supporto che offre a tutti e i risultati positivi che la collaborazione può produrre.

Senza questo importante investimento, non saremo in grado di rinascere dalla crisi né di progredire verso la fase successiva dell’evoluzione umana. La crisi rivela i nostri difetti, aiutandoci ad andare avanti.

Dobbiamo ristrutturare la vita familiare, l’educazione dei figli, i rapporti tra coniugi e vicini, i rapporti nazionali e globali e il nostro rapporto con l’ambiente.

Un nuovo lavoro: costruire l’essere umano

Le crisi di disoccupazione ci offrono un nuovo lavoro, che può essere definito “costruire l’essere umano”. Non ci siamo mai impegnati in questo senso prima perché, storicamente, eravamo concentrati sulla sopravvivenza e sul provvedere a noi stessi. Poi è arrivato il progresso tecnologico, ma abbiamo sprecato il tempo libero che ne è derivato. Lo abbiamo riempito di distrazioni di cui non avevamo bisogno.

Ora è il momento di cambiare rotta. Noi, e i nostri figli, abbiamo bisogno di un’istruzione adeguata a questa nuova era. Finora, ci siamo concentrati principalmente sull’offrire alla prossima generazione una buona professione per garantirle il successo personale. Ora, la realtà ci impone di cambiare le nostre priorità, per prima cosa fornire ai bambini un’educazione sociale che li formi come esseri umani e li prepari alla vita nel nuovo mondo.

Una nuova vita significa cambiare radicalmente la nostra prospettiva di vita, andare oltre un’esistenza incentrata sul lavoro e creare sistemi sociali, economici, educativi e culturali completamente nuovi. Quando, in futuro, lavoreremo solo poche ore essenziali al giorno e dedicheremo il resto del tempo a imparare e a impegnarci in diverse attività sociali, la società nel suo complesso cambierà senza dubbio. I nuovi valori che adotteremo in questo processo costituiranno il fondamento per la costruzione di una nuova società umana.

Basato sull’episodio 7 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 4 gennaio 2012.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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