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Il cammino verso il Creatore è unico per tutti

Domanda: E’ vero che una donna può sintonizzarsi con il Creatore solo attraverso il gruppo degli uomini?

Risposta: Certamente no! La donna deve anche sintonizzarsi personalmente con il Creatore! Questo movimento attraverso il gruppo degli uomini è necessario solo per portare tutti noi a questo grado; però sintonizzarsi con il Creatore continua ad essere un processo individuale.

Come non può una donna essere connessa con il Creatore? Stiamo avanzando insieme: gli uomini non possono avanzare senza il desiderio delle donne, mentre le donne non possono avanzare verso il Creatore senza lo sforzo degli uomini. Tutto questo deve essere come tenere un bambino per mano.

Il movimento è la nascita in ogni nuovo stato, quando generiamo lo stato successivo. La donna non può essere un padre unico e neanche l’uomo. Devono restare insieme per creare una famiglia ed aver cura del cerchio famigliare comune, dopodiché loro producono i nuovi stati.

Però, tanto gli uomini, quanto le donne, hanno una relazione personale con il Creatore, mentre il movimento può avvenire solo nel gruppo. Mi sintonizzo con il Creatore in maniera individuale, ma come ricevo il riempimento? Lo ottengo attraverso il gruppo.

L’impatto dell’ambiente tanto sugli uomini, quanto sulle donne, è cruciale. La donna non può avanzare se non riceve l’influenza dell’ambiente, anche se è più per gli uomini che per le donne.
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(Dalla lezione virtuale in russo, Fondamenti della Kabbalah del 21.04.2011)

Invidiate quanto vi pare

Domanda: Le donne hanno molti desideri differenti. Come posso individuare e distinguere il desiderio per la spiritualità in modo da elevarlo al di sopra di tutti gli altri desideri?

Risposta: In linea di massima, si tratta di una domanda generale; non solo le donne hanno molti desideri differenti, anche per gli uomini è così. Ogni persona, uomo o donna, ha numerosi desideri. Come distinguiamo il desiderio per la spiritualità in modo da renderlo il più importante? Questo è possibile solamente quando mi trovo nel giusto ambiente che mi dona ispirazione, che costruisce un sistema di valori corretti dentro di me. Le altre persone mi ispirano ed io le invidio. L’invidia è una buona qualità; non ci sono qualità negative, dobbiamo solamente utilizzarle nel modo appropriato.

Se utilizzo l’invidia correttamente, se faccio del mio meglio per percepire quello che pensa il gruppo generale delle donne, mi unisco a loro, assorbo il loro entusiasmo per lo scopo, e riconosco con il loro aiuto il valore della spiritualità al di sopra di ogni altra cosa, il mio desiderio, di conseguenza, crescerà.
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(Dalla 2.a lezione del Congresso di Mosca del 10.06.2011)

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Ispirate gli uomini!

Domanda: Cosa significa che la forza di colui che riceve si sottomette alla forza di colui che dà? Significa che devo innalzare gli uomini al di sopra di me stesso?

Risposta: Ognuno di noi deve innalzare gli altri al di sopra di se stesso. Io faccio lo stesso rispetto al gruppo, all’ambiente: mi abbasso più che posso e divento inferiore a loro (-) mentre, dall’altra parte, cerco di ricevere da loro tanta più grandezza che posso a proposito dello scopo, del gruppo, e del Creatore (+).

Non potrò ricevere dal gruppo senza abbassarmi. Solamente colui che è piccolo può ricevere da colui che è grande. Dunque, io mi abbasso per entrare a far parte dei loro desideri, pensieri ed aspirazioni, e della grandezza dello scopo definitivo. In questo modo mi arricchisco. Nella misura in cui sono capace di ricevere dai miei amici quel tanto in più e lo rendo mio, nella stessa misura si determinerà la mia aspirazione ad avanzare. Ma se non ricevo questo di più dal gruppo, non ho niente con cui avanzare.

Si riceve sempre il desiderio di aspirare ad avanzare solamente dal gruppo. E questo perché io non sono altro che un punto pre-regolato, dentro il quale non c’è niente altro; e questo punto mi è stato dato solamente per farmi lavorare con l’ambiente. Tutto il mio vaso spirituale (Kli), tutta la mia anima, è ciò che ricevo dall’ambiente; non esiste in me.

E se non ricevo nulla dall’ambiente, se cammino con la puzza sotto il naso e non ho alcun desiderio di ascoltare gli amici, questi nuovi desideri non si potranno manifestare in me, ed io non avrò un’anima, un posto in cui rivelare il Creatore. Tutto questo è molto importante.

Lo stesso riguarda le parti maschili e femminili. Queste parti devono essere in sintonia reciproca. Noi ci dobbiamo abbassare rispetto all’altra parte per ascoltare e percepire i suoi desideri, e allora ne riceveremo le aspirazioni. In altre parole, dobbiamo ascoltarci tra di noi ed abbassarci per ricevere dall’altra parte la grandezza dello scopo ed il desiderio di conseguirlo.

Come si elevano gli altri uomini al di sopra di noi stessi? Abbiamo semplicemente bisogno di mostrare al gruppo degli uomini che li esaltiamo, che non stiamo più nella pelle di vedere i loro conseguimenti, che crediamo che siano capaci di prendere una stella dal cielo, e che crediamo in loro. Ispiriamoli, e allora saranno capaci di tutto! Dobbiamo essere come una madre che dice sempre al suo bambino quanto sia grande, forte, capace, ed intelligente e così lo incoraggia a crescere. Tutto questo è necessario agli uomini, perché essi dipendono dall’approvazione delle donne.
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(Dalla 2.a lezione del Congresso di Mosca del 10.06.2011)

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Voglio essere un bambino!

Domanda: Qual è il metodo di insegnamento kabbalistico per i bambini?

Risposta: E’ molto facile spiegare qualsiasi fenomeno ad un bambino, solo che a noi sembra difficile, ma non è così.

È scritto che chi insegna ad un bambino è come se scrivesse su un foglio di carta bianco, mentre quando cresciamo, dobbiamo scrivere sulla carta sulla quale abbiamo scarabocchiato. Prima dobbiamo neutralizzare i nostri pensieri, i desideri, i pregiudizi e i preconcetti, dobbiamo cancellare molte cose dall’interno e solo dopo possiamo cercare di scrivere qualcosa; però l’esperienza dimostra che è molto facile lavorare con i bambini.

Ho visto questo esempio su mio figlio. Quando cominciai a studiare con il Rabash, ripetevo a casa il materiale che avevamo letto durante la lezione. Mio figlio di sette anni si sedeva con me ed io gli ripetevo di nuovo il testo per avere una migliore comprensione del materiale. Vedevo che lui lo percepiva e ricordava meglio di me; gli facevo delle domande e lui rispondeva correttamente.

Allora capii che più una persona è pura, pur essendo un bambino, più percepisce la Kabbalah in modo naturale. Questo perché in realtà è una scienza della natura e lo vediamo con i bambini. Sono geloso della naturalezza con la quale tutti loro la percepiscono!

Molte cose si registrano in loro semplicemente attraverso la ripetizione, senza averle sentite, perché il loro meccanismo sensoriale non si è ancora sviluppato. La sensazione verrà dopo, durante il tempo dell’eruzione ormonale, ma allora saranno già pieni di diverse leggi e formule. Così, una volta che i loro ormoni cominceranno a lavorare ed i desideri a nascere, sapranno come regolarsi.
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(Dalla lezione 6 del Congresso WE! Del 3.04.2011)

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Essere un modello per le nazioni

Domanda: Durante l’olocausto, non solo i pensatori ma anche tutta la nazione odiava gli ebrei …

Risposta: Mettiamola in questo modo: tutta la nazione voleva accettare le idee del genocidio senza sentire nessun peccato né colpa. È una guerra ideologica, nella quale la vittoria può essere raggiunta solo in una maniera, ovvero sterminando la nazione che ha l’idea opposta.

Oggigiorno, decine di persone possono prendere lo stesso corso che in precedenza presero i tedeschi e tutti sentiranno istintivamente la cosa primaria e più importante, ovvero che gli ebrei sono loro rivali e nemici. Inoltre, non importa con quale paese vicino lotterà una nazione: “Abbiamo una guerra qui, ma tutta la colpa è degli ebrei”.

Qualsiasi nazione che sceglie il cammino del fascismo attaccherà inevitabilmente Israele con l’ideologia. Ciò è programmato in natura e non c’è niente che possiamo fare a riguardo.

Per questo, la nostra sola responsabilità è di accelerare la correzione. Dobbiamo correggerci ed unirci, diventare dei modelli ed una “luce per le nazioni”. Allora loro capiranno che questo è l’esempio corretto, perfetto, il quale non solo offre una soluzione nel livello di questo mondo, ma eleva inoltre la persona al grado spirituale, alla vita eterna.

Avendo mostrato questo modello, saremo capaci di prevenire la terza, la quarta guerra mondiale e tutte le disgrazie che seguirebbero loro. Non c’è altra soluzione, pertanto, tutti quelli che capiscono quale pericolo sta minacciando la nazione ebraica e tutta l’umanità, devono partecipare alla correzione con tutta la loro forza e tutto il loro cuore.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 2.05.2011, Commemorazione della Memoria)

Chi sta con me?

Domanda: Come possiamo noi, i suoi alunni, unirci con la sua mente?

Risposta: Cosa significa “con me”? Tu stai con me se ti annulli, se diminuisci il tuo desiderio davanti al mio. Se assisti alle lezioni, non significa necessariamente che sei con me. Questo non è ancora lo studio nel vero senso.

Dopotutto, l’unità deve essere interiore, non si tratta delle parole che ascolti, noi ci uniamo attraverso i desideri, le mete e le azioni comuni. Chi evoca l’attributo della dazione nell’azione è chi studia. In questo caso, di fatto, tu studi la saggezza. Non sarai capace di ricevere da me la saggezza, la Luce di Chokhmà (Saggezza), se non attivi la Luce di Hassadim (Misericordia) come un vaso. Hassadim è l’auto-annullamento e l’unità quando sei pronto per questo.

Tu liberi nel tuo cuore uno spazio per ogni anima ed allora tutte le anime lo riempiono. Tutta la realtà ritorna a te; comunque, ritorna proprio attraverso il tuo annullamento.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 30.04.2011, “La mente attuante”)

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Non fatevi abbindolare quando cercate la verità

Domanda: Come possiamo trattenerci dal domandare la verità in modo da non finire a raccontarci delle bugie?

Riposta: Se una persona è in grado di restare aggrappata alla verità, allora si tratta di una persona molto fortunata. Vediamo che nel mondo ci sono molti uomini che non hanno bisogno della verità e che non si domandano per che cosa stanno vivendo.

In altri uomini questa domanda si è già presentata, ma dal punto di vista del “Per che cosa sto soffrendo?”. Questa non è una domanda che riguarda il significato della vota, ma riguarda solo come si può trovare il piacere di vivere la vita, adesso che sentiamo soltanto l’amarezza invece della dolcezza.

Poi ci sono altri uomini che non chiedono di avere una vita piacevole, ma di trovare la verità nella loro vita. E ci sono altri uomini ancora che non chiedono di conoscere la verità della vita, ma vogliono conoscere chi ci ha dato la vita, il Creatore. E questa domanda non riguarda più me stesso, perché non mi preoccupo più di chi sono io e di cosa succederà alla mia vita, in un modo o nell’altro. Io voglio arrivare a conoscere Lui, voglio conseguire il Creatore, ed esistere in Lui – nella vera sorgente, nella radice.

Ci sono molti livelli in questo modo di sentire che dipendono da cosa chiede l’uomo, dalle sue sensazioni e dai suoi conseguimenti. Qui, tutto dipende dalla radice dell’uomo e dal ciclo della vita di quel momento, cioè, dipende da quale livello di sviluppo l’uomo si trova.

Ma anche nel nostro stato attuale può essere che non ci venga ancora concessa l’occasione di chiedere di conoscere la verità, in questo caso possiamo sviluppare il desiderio dentro di noi per mezzo dell’ambiente, “il maestro, il gruppo, e i libri”, e progredire in questo modo. Si tratta comunque di un percorso non facile e che ci richiede di rivelare cosa si trova nella nostra più vera profondità, dentro le nostre informazioni genetiche, i Reshimot.

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011, Gli scritti del Rabash)

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Cerchi magici nella pedagogia

Domanda: Come può una persona sapere che è pronta ad essere un maestro e ci sono lezioni per esserlo?

Risposta: Per prima cosa, la persona deve avere una predisposizione per l’insegnamento, cioè non per leggere (ogni persona può farlo in maniera egoistica) ma per spiegare, per osservare come lavora lo studente, se accetta o meno l’opinione del maestro. Un maestro deve anche avere la capacità di imparare dagli alunni, di adattare e spiegare in accordo ai cambiamenti.

Non credo che tutte le persone siano capaci di farlo, tuttavia, ci sono molto aree nell’educazione. Ad alcune persone non piace parlare e spiegare le cose, ma all’improvviso, si mostrano come buoni leader pratici. Giocano con i bambini, organizzano i gruppi e li portano a fare delle escursioni.

La nostra educazione è diversa perché per prima cosa, vogliamo insegnare ai bambini riguardo alla vita. Mostriamo loro i musei, le fabbriche, gli ospedali, anche se questo, certamente, dipende dalla loro età. Familiarizzano con le operazioni aeroportuali, ferroviarie e bancarie; facciamo in anticipo dei piani con gli amministratori di queste istallazioni e quando arrivano i bambini, viene spiegato loro il processo di produzione.

Spieghiamo loro in anticipo dove vanno e una volta che ritornano, si siedono insieme in cerchio e discutono delle cose che hanno capito: come opera un determinato meccanismo, il suo scopo e così via. Vogliamo che sappiano tutto della vita: come funzionano i ristoranti, gli ospedali, le fabbriche ed il giardino zoologico. Prendono nota durante la visita sul campo, poi scrivono un saggio e lo discutono con i loro maestri. Questo amplia la loro visione del mondo.

Facciamo molte cose nel limite di un accordo comune. Quando qualcuno si mette in una disputa, discute o fraintende, questo viene discusso da tutti. A volte abbiamo anche una simulazione di giudizio: assegniamo alcuni bambini ad essere giudici, avvocati, giurati, testimoni ed il pubblico. I ruoli cambiano ogni volta.

In questo modo ogni bambino impara a vedere se stesso attraverso gli occhi degli altri, come lo vedono o la vedono un giudice, un fiscalista, il pubblico e gli altri. Un bambino comincia a sviluppare e a vedere un mondo più ampio del suo stretto punto di vista.

Ci sono altri esempi, ma l’elemento chiave è avere una discussione in cerchio. Non c’è cosa migliore che i bambini si siedano in classe e guardino il maestro; tutti sono uguali in un cerchio, inclusi i maestri.

Il maestro si abbassa al livello comune e rimane tra i bambini, senza emergere. Lui li dirige in una maniera così acuta che non lo percepiscono. Insegniamo loro ad essere responsabili, a giudicare, a difendere ed accusare. I bambini hanno un’enorme capacità di assorbimento e dobbiamo utilizzarla.

Qualsiasi persona capace di insegnare o dirigere un gruppo, di preparare del materiale o sviluppare il metodo può essere un maestro. Abbiamo bisogno di diverse figure professionali per lavorare con i bambini e le bambine. In generale, studiano separatamente ma a volte li mischiamo.
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(Dalla lezione 6 del Congresso WE! Del 3.04.2011)

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Il lavoro quotidiano

Domanda: Gli ultimi tre congressi tenuti in Italia, Spagna e a Mosca, sono stati speciali. Cosa dovrebbe fare il gruppo adesso?

Risposta: La fine di un congresso significa che adesso ci si deve elevare al livello raggiunto da questo congresso nella vita “quotidiana”. Durante il congresso, ci è sembrato di essere aggrappati ad una sbarra e adesso, invece, dobbiamo restare in piedi sulle nostre gambe.

In altre parole, abbiamo messo una scala per arrivare al livello successivo e ci siamo saliti. Questo è il mio stato attuale:

Abbiamo fatto degli sforzi durante il congresso e ce l’abbiamo fatta appena. E adesso, dobbiamo stare su questo scalino – tutti insieme.

Questo è il nostro lavoro fino al prossimo congresso. Non appena ce ne staremo bene in piedi, non appena controlleremo questo scalino, saremo pronti per il successivo.

Non dovremmo restarci automaticamente, ma dovremmo semplicemente spuntare una data di un mese o due sul calendario, per fissarci un tempo. Forse, ce la potremmo fare in una settimana o due oppure, invece, in metà anno, ma tutto dipende da quanto velocemente ci rediamo conto e gestiamo il potenziale che abbiamo per salire fino alla cima. Ognuno deve riuscirci dentro di sé.

Quando ero al congresso, tutta la mia ascesa era inclusa nel nostro gruppo mondiale. Mi sono unito con gli amici e attraverso questa unione mi sono elevato più in alto.

Tutto è avvenuto sotto l’influenza della comunicazione, del gruppo, dell’ambiente esterno. Mi sono sentito subito pronto ad unirmi a loro, a stare insieme a loro. Per fortuna ci sono stati dei momenti come questo e che sono durati dei minuti e forse anche delle ore.

Adesso, non essendo sotto l’influenza degli amici, devo fare questo lavoro dentro di me: alzarmi in piedi e reggermi sulle mie gambe. Si tratta di un lavoro serio e con una punta di dolore costante; un lavoro nel quale sento che la responsabilità ricevuta dagli amici vive in me, mi aiuta con il gruppo e con il gruppo del mondo, nella divulgazione, nello studio, e mi dà sempre l’energia per farmi agire insieme a loro.

L’unione che si realizza in queste circostanze, ai congressi, sotto l’influenza esterna, si deve rispecchiare in ciò che compio nella vita quotidiana.

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(Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 16.06.2011, Gli scritti del Rabash)

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L’intenzione è il piano d’azione completo

Domanda: Cos’è “l’intenzione”?

Risposta: Diciamo che il desiderio si trova in uno stato ed ora vuole passare ad un altro; per farlo è necessario indurre un’azione che lo trasporti dal primo al secondo stato. Il piano comporta quanto segue: la conoscenza precisa di dove sono, dove voglio stare e quali azioni e forze sono necessarie affinché io passi da uno stato ad un altro. Tutto questo programma è quello che chiamiamo “intenzione” o piano.

È come se “il piano della creazione” fosse il programma completo che definisce con cosa iniziare e con cosa terminare, quali passi seguire nel cammino, come utilizzare i materiali, le forze e gli strumenti per realizzare il suo pensiero iniziale. È detto: “Il risultato finale è nel suo pensiero iniziale”.

Nell’intenzione, tutto questo esiste potenzialmente e dopo si realizza nella pratica. Ciò significa che l’intenzione appare in me solo quando sono molto cosciente della situazione attuale e so esattamente quello che voglio acquisire. Cos’è che chiedono di solito: “Quali sono le tue intenzioni? Cosa vuoi ottenere? Quali risultati ti aspetti?”.

L’intenzione è un’espressione della necessità di un cambiamento che abbiamo già pianificato, compreso, sperimentato, implementato e portato a termine. L’azione stessa si realizza per mezzo della forza della Luce e pertanto, non corrisponde alla creatura. Solo le intenzioni hanno a che fare con la creatura: quanto ha conosciuto se stessa, il Creatore, come ed in che modo questo fa agire il Creatore. Una persona deve sapere il più possibile.

Mentre continuo a crescere, ascendendo lungo la scala dei gradi spirituali, chiedo sempre di più al Creatore, specificando tutti i dettagli delle Sue azioni. So già come agisce e come mi influenza, conosco in ogni dettaglio e particolare, come avrà luogo dentro di me, nel mio “corpo” (i desideri). Dalla mia esperienza di Lui e me, so già come avverrà tutto.

Alla fine ottengo certi dettagli che possono dirigere il Suo programma per Lui: capisco questo programma nella sua totalità, ogni suo elemento, tutti i suoi meccanismi fino ai suoi più piccoli giri. Quando arrivo alla fine della correzione (Gmar Tikun), arrivo a conoscere nella sua totalità il Suo piano dall’inizio alla fine, tutti i passi, dal Suo lato e dal mio. Ciò significa che ho acquisito l’intenzione completa.

La Luce è sempre in azione; però, come agisce e come devo esigere che Lui mi trasformi, tutto questo è il lavoro della persona che ha bisogno di conoscere il Creatore, la relazione tra la Luce e il desiderio.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 3.05.2011, Talmud Eser Sefirot)

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