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Viviamo il quarto decennio di depressione

Opinione (David Rosenberg, economista principale e stratega del controllo dei capitali della compagnia Gluskin Sheff): L’economia americana si trova in una depressione simile a quella che, dagli ultimi dieci anni, vive il Giappone. Abbiamo vissuto soltanto quattro anni in depressione, che si prolungherà fino a dieci anni. L’economia inizia di nuovo a restringersi nel 2012 e peggiorerà la situazione con l’occupazione nel lavoro.

Il mio commento: Il paragone non è corretto: se il Giappone ha vissuto la propria depressione, allora adesso noi viviamo la depressione mondiale che è globale non solo in scala, larghezza e profondità, ma anche perché investe tutti in ogni parte della nostra vita, che necessita riformare tutti i rapporti sociali, cioè il passaggio verso una nuova formazione sociale. L’uscita dalla crisi non è aspettare che non sia reale e nemmeno considerare che noi ritorneremo al vecchio modo di vita e di controllo.
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All’Europa la minaccia di “un decennio perso”

Opinione (D. Soros, finanziere, Le Monde): Nei prossimi sei mesi per le banche diventerà un grande problema l’ennesima strettoia creditizia. L’Euro zona e la valuta unica europea sono in pericolo, il loro crollo diventerebbe una catastrofe per i paesi EU e di tutto il mondo.

L’Europa arriverà alle Euro obbligazioni, alla maggiore integrazione economica ed al coordinamento delle tasse. È necessario dare un nuovo impulso all’idea di un’Europa unita! Noi siamo i testimoni della nascita dell’atteggiamento ostile verso l’Europa e che le soluzioni puramente nazionali porteranno alla dissolvenza dell’idea europea.

Il mio commento: I finanzieri propongono, ma la natura agisce a modo suo e con il suo piano e muove tutto verso l’integrazione, cioè non unendo i capitalisti, ma unendo obbligatoriamente le persone in un unico organismo. La crisi obbligherà tutta l’umanità ad unirsi, e non per un guadagno materiale, ma per una vita equilibrata, nei limiti del consumo ragionevole nella società umana.
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Le possibilità innovative nel tempo della crisi

Opinione: Gli specialisti del centro “Le innovazioni nella formazione economica” cercano di chiarire i motivi e le conseguenze della crisi globale finanziaria contemporanea. Secondo l’opinione dei partecipanti del progetto, l’implementazione della crisi si supererà con la distruzione delle strutture economiche precedenti e la formazione di quelle nuove.

Con questo, gli istituti preesistenti finanziari, economici e politici devono ristrutturarsi in corrispondenza alle necessità della crescita dei nuovi sistemi industriali tecnologici, oppure finiranno la loro esistenza. La crisi avrà un impatto diverso sui vari paesi a seconda della combinazione della loro situazione oggettiva, della capacità scientifica e tecnologica e dell’efficienza della politica economica. Questa può essere catastrofica per alcuni paesi e regioni, e gestita per altri.

Il mio commento: Tutti i governi e gli istituti sociali a breve tempo dovranno cambiare altrimenti si distruggeranno da sé oppure noi, in maniera ragionevole, li cambieremo in globali e unificati.
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Gli americani chiudono i conti

Messaggio: Migliaia di americani hanno preso la decisione di chiudere i conti nelle banche come gesto di protesta contro il sistema bancario. 60.000 persone hanno sostenuto la protesta su Facebook, in quattro settimane 650.000 persone hanno già trasferito i soldi dalla sfera bancaria ai crediti cooperativi.

L’organizzatore dell’azione annuncia il rifiuto del sistema bancario con il quale gli investitori sono obbligati a fare pace con l’innalzamento degli oneri, oppure con le difficoltà nel ritiro dei soldi.

La partecipazione ad un’azione del genere non richiede ai cittadini di uscire per strada con i cartelli e gli slogan. Tutto ciò che si chiedeva loro era di trasferire tutti i soldi dalla banca (proprio le banche, secondo il parere dell’organizzatore dell’azione, sono le colpevoli della crisi finanziaria negli USA e nel mondo) ai crediti cooperativi (Credit Union’s), che sono organizzazioni non commerciali auto controllate.

Dopo aver fatto questo, segue la chiusura dei conti in banca e l’interruzione dei servizi imposti.

Il mio commento: Noi seguiamo nuovi tipi di rivoluzione e l’innalzamento della coscienza della popolazione ci porterà in conclusione al riconoscimento dell’unico motivo della crisi che si trova dentro tutti noi, bisogna cambiare e controllare proprio noi stessi. Per adesso vediamo l’egoismo negli altri, ma presto verrà riconosciuto come comune a tutti noi e dovremo iniziare a liberarcene.
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L’Europa deve sparare sulla crisi

Opinione: (N. Roubini, economista, capo Roubini global economics LLC):
Temo che la situazione possa andare fuori controllo. E’ necessario accorrere in aiuto con non meno di 2 miliardi di Euro, e per questo non possiamo aspettare altri tre mesi, ma dobbiamo farlo nelle prossime settimane.

Il problema non è che la Grecia sia insolvente, ma che la crisi possa avere influenza sulle grandi economie europee come l’Italia e la Spagna che sono paesi troppo grandi per consentire un crollo, ma sono altrettanto grandi per poter essere salvate. L’Italia e la Spagna hanno già perso la fiducia dei mercati per i problemi di liquidità. L’eurozona deve fare una scelta: optare per l’integrazione economica, integrazione finanziaria e politica unita oppure affrontare la disintegrazione.

Ben presto, il mondo affronterà una nuova depressione finanziaria. Questo può portare ad un ulteriore rallentamento della crescita globale. Solo pochi mesi fa ho pensato che una “PERFECT STORM” (tempesta perfetta) sia attesa per l’economia globale nel 2013. Ma ora sta cominciando a prendere slancio la debolezza economica degli Stati Uniti, della zona Euro e del Regno Unito. Pertanto si potrà arrivare ad una nuova recessione ancora prima di questo termine.

Il mio commento: Per arrivare ad una conclusione del futuro bisogna prendere in considerazione tre modi di muoversi:
-Attendere fino a quando l’evento non si manifesti in modo chiaro;
-Un intervento d’aiuto;
-Mancanza d’aiuto.

Anche se il futuro non è chiaro e ci sono diverse opinioni, deve esserci una comprensione delle tendenze nel nostro movimento: lo sviluppo del genere umano giunge alla sua piena integrazione. Anche se questa tendenza verso l’unità è contraria al nostro personale e nazionale egoismo, dobbiamo accettare il fatto che sia necessaria per il miglioramento e prendere le conseguenti decisioni.

L’unità d’Europa è parziale perchè è dovuta alla paura di una guerra e non per un desiderio di integrazione; ma oggi non è solo l’UE, il mondo intero dovrebbe prendere in considerazione la necessità di integrazione, in conformità all’evoluzione della società umana. Siamo di fronte al fatto che l’integrazione dell’umanità stia sorgendo come modello successivo e non si può non prendere in considerazione questo fatto.

Ogni giorno che passa siamo sempre più vicini e siamo obbligati a ricostruire il nostro rapporto su tutti i livelli. In caso contrario, avverrà il crollo di tutta l’umanità, in tutte le sue relazioni e istituzioni. L’Europa dovrebbe essere per noi un esempio.
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A breve inizierà una crisi colossale nell’UE

Opinione: (V.Belov, coordinatore dell’Istituto europeo RAN-Accademia Russa delle Scienze): Tra pochissimo in Europa inizieranno eventi colossali, collegati alla crisi della zona Euro. Io penso che vedremo questo da subito, saremo testimoni di questi eventi praticamente già da adesso, entro la fine dell’anno. L’Europa non ha più tempo. Eventi importanti toccheranno i rapporti con l’Euro e con la zona Euro.

Guardiamo l’essenza del problema: l’Euro zona è un’economia di diciassette paesi che è composta non solo da varie grandezze, ma anche da diverse realtà produttive e dalla concorrenza economica, questo in essenza fa crollare un’unione del genere. Se per il nord è importante l’esportazione delle merci con un alto valore aggiuntivo del prezzo, per il sud invece è importante l’esportazione dei prodotti alimentari, agricoli, del turismo e degli immobili.

Il mio commento: La salvezza si trova solo nel portare tutte le economie verso un’unica forma, un’economia basata sulla produzione ragionevole e di consumo, sulla quale non ci sia un’aggiunta di prezzo, ma che tutto venga calcolato soltanto su ciò che riguarda la necessità basilare della popolazione europea e poi anche di tutto il mondo. Finché non cambieremo i nostri rapporti come se fossimo un’unica famiglia, invece di pensare a farci concorrenza, non usciremo dalla crisi e ci avvicineremo alla guerra mondiale.

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Chi ha occupato Wall Street, come e perchè

L’opinione di Michael Durfman, scrittore, attivista dei diritti dell’uomo: “Il movimento Occupy Wall Street (“Occupare Wall Street”) ha preso slancio. Il movimento di protesta della sinistra in America è fondato tradizionalmente da una larga coalizione di forze progressiste: studenti, attivisti ed anarchici.

Tutto è fuori dal comune in Occupy Wall Street, vi si sono riunite delle persone indipendenti che rappresentano solo se stesse. Iniziano a prendere forma le manifestazioni non organizzate, malgrado nessuno le abbia mai organizzate. La gente ha cominciato a gridare i loro motti sull’avidità collettiva, sull’ingordigia della classe politica corrotta. Secondo le più alte valutazioni, domenica non ci saranno state più di mille persone. Nelle tende sono rimaste a dormire solo 400-500 persone.

E’ risaputo che le forze dell’ordine possano incoraggiare la sommossa e trovarsi fra la moltitudine come informatori, ciò permette loro di intervenire nel caso si creasse un qualunque pericolo a danno delle “leggi dei diritti consacrati della proprietà “.

Il richiamo ad ” Occupare Wall Street” ha iniziato a conquistare l’immaginario dell’America e del mondo intero. All’inizio l’informazione si è diffusa nelle reti di comunicazione sociali, per mezzo dei media alternativi. In seguito, con una certa difficoltà, si sono unite anche le principali reti di comunicazione. Dopo una settimana si sono riunite a Manhattan quasi diecimila persone.

Ma la maggior parte della gente che arriva è in qualche modo legata agli organi di sinistra.

Arrivano perchè vogliono unirsi al richiamo. Nella seconda settimana si sono messe in moto le forze dell’ordine. In tutti i mezzi di comunicazione sono stati proiettati i video nei quali si sono visti degli agenti sovvertire i manifestanti e  spargere gas lacrimogeno senza nessun motivo.

Oggi tutti hanno apperecchi fotografici e video nei loro telefonini, ciò porta la gente a voler documentare tutto. Sul ponte di Brooklyn più tardi, sono state arrestate 700 persone fra i manifestanti.

Sono apparse molte novità riguardo le intenzioni non genuine delle forze dell’ordine: nell’apice dello scoppio della manifestazione, la polizia di New-York ha ricevuto un contributo di 4.6 milioni di Dollari dalla Banca JPMorgan che è una delle banche colpevole delle disgrazie di milioni di persone ed è la sponsorizzatrice della campagna politica alle elezioni del presidente Obama.

In corrispondenza a ciò è iniziata una identificazione con la protesta. Il sindacato dei mezzi di trasporto pubblicho ha minacciato che non avrebbe trasportato gli arrestati.

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Non è il mondo dei disoccupati, è dei liberi

Opinione: l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), nella nuova ricerca aperta “Il mondo del lavoro 2011” avvisa che il mondo si trova sull’orlo di una nuova recessione del mercato del lavoro, che può sollevare agitazioni sociali. Prima dell’apertura del Summit “G 20” si parla di questo. Il 75% dei paesi sviluppati e il 50% che si stanno sviluppando dimostrano già il rallentamento della crescita dell’occupazione. La disoccupazione globale ha raggiunto il livello record di 200 milioni di persone. In 45 paesi su 118 cresce la possibilità di agitazioni sociali e i primi sarebbero i membri dell’Unione europea e i paesi arabi.

Il mio commento: Nel mondo ci si aspetta una crescita continua della disoccupazione. La natura ci obbligherà a una società di consumo ragionevole, quando noi ragionevolmente produrremo ed utilizzeremo soltanto  il necessario.

Con la tecnologia esistente che si sta sviluppando, scopriamo che ad ogni abitante adulto della terra basterà dedicare al lavoro una-tre ore al giorno, il resto del tempo tutta la popolazione della terra, indipendentemente dall’età, sarà obbligata a studiare continuamente la vita nella nuova società integrale. L’uomo riceverà tutto il necessario per l’esistenza per questo lavoro e studio. Inoltre lo studio sarà obbligatorio per tutti.

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La ricetta fondamentale per l’uscita dalla crisi europea

Opinione (M. Delyagin, direttore dell’istituto dei problemi di globalizzazione): Esiste un algoritmo basilare economico per l’uscita dall’attuale fase europea di crisi economica internazionale?

Un algoritmo del genere c’è. La sua essenza consiste nello spostamento nel baricentro dal settore economico “virtuale” della borsa, di nuovo nel suo settore reale. E con questo è indispensabile assicurare un graduale fallimento delle banche investitrici in tuto il mondo (anche sulle basi di compromesso) e salvare le banche, che hanno un’importanza sociale. Ma le banche investitrici non vogliono fallire volentieri quindi a loro tocca fallire attraverso la crisi. La terza guerra mondiale non è una cosa definitiva, ma ci è assicurata una recessione a lungo termine.

Il mio commento: Certamente sia la contrizione delle banche investitrici, sia tutta la struttura economica si deve scuotere e ricostruire sul compiacimento di una politica socaile giusta, generale e mutua garanzia. Gradualmente diminuire la produzione delle merci e servizi fino al necessario per il livello di esistenza normale.

Tutto il tempo e le risorse liberate, indirizzarle sulla formazione ed educazione di tutta la popolazione, verso la comprensione dei nuovi rapporti sociali e la loro creazione da parte di tutti. Di questo se ne occuperà ognuno, tranne l’investimento nelle industrie e nei servizi necessari.
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Il mondo senza l’euro

Opinione (D. Kornblum, il consigliere di Noerr LLP): Per i creatori dell’Euro, la fine della guerra mondiale (1990) è stato il tempo delle preoccupazioni: si sveglieranno nella Germania unita le vecchie predisposizioni nazionalistiche che potranno far apparire di nuovo il pericolo della guerra?

Ogni leader europeo di quel tempo vedeva in un’unica valuta un progetto politico importantissimo, destinato al rinforzo dell’unione dell’Europa ed all’allontanamento di questo pericolo. Per loro, il mondo senza l’Euro sarebbe stato un mondo minacciato dai conflitti in cui sarebbe stata possibile perfino la guerra.

Da queste paure il progetto Euro è stato elaborato molto velocemente, senza gli accordi degli istituti politici, e avrebbe trasformato l’Europa veramente in una zona economica unica. Invece di essere liberi dalla politica, il controllo della valuta è diventato un gioco politico.

Invece di agire con fermezza, i governi europei si sentono rinchiusi nel perimetro degli obblighi per “Europa”. Questa paura insuperabile del conflitto interno, è un’eredità della seconda guerra mondiale. I politici europei possono non essere specialisti in finanze, ma conoscono i loro elettori. È meglio non fare niente che rischiare la stabilità ottenuta con fatica. Qualunque domanda riguardo l’Euro è ancora una domanda sulla guerra …

Il mio comento: caso, finché le persone non conosceranno la loro completa interdipendenza, la paura della guerra non sparirà dalla loro coscienza. Soltanto la garanzia reciproca salverà il mondo dalla paura della guerra e ci innalzerà alla sensazione dell’eternità.
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