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Giungeremo a uno stato di felicità

La forza che oggi ci sta trasformando e che sta sconvolgendo l’intera umanità: che cos’è? Che cos’è questo piccolo programma?

La forza intrinseca di questo programma è la forza superiore della natura. Essa si manifesta in modo specifico nell’essere umano, che rappresenta il livello più elevato nello sviluppo della natura. Questa forza lo cambia; è diretta specificamente a lui.

Quanto più velocemente riusciremo a realizzare un’interazione integrale tra tutte le parti della natura, tanto più rapidamente comprenderemo che essa costituisce un sistema integrale basato su relazioni reciproche, sostegno mutuo e interconnessione. Di conseguenza, giungeremo più velocemente a uno stato di felicità, appagamento ed eternità! Non più verso la morte, come accade oggi, ma verso l’eternità e la perfezione.

Tutto ciò diventerà chiaramente manifesto tra di noi. Lo vedremo davanti ai nostri occhi.

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Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman”” su KabTV del 17/04/25

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L’amore è una forza della natura?

L’amore è la forza più potente della natura. Crea, genera, dà origine a sistemi e sostiene la vita. Ma perché la definiamo la “forza” dell’amore?

Nel nostro mondo, amore significa attrazione. Ci sentiamo attratti da qualcosa che ci dà piacere, soddisfazione o una sorta di appagamento interiore. Questo “qualcosa” può essere un suono, un colore, una forma, cioè non deve essere necessariamente una persona. Ma funziona allo stesso modo con le persone. Siamo attratti da ciò che ci dà piacere.

Molti filosofi disquisiscono su come la natura ci ami. Nella saggezza della Kabbalah, usiamo il termine “natura” in modo intercambiabile con “il Creatore”. Ma cosa significa veramente che la natura ci ama e che noi dovremmo amare la natura a nostra volta?

L’amore è la legge più fondamentale della natura. È la forza di attrazione reciproca che permette la connessione, la continuazione e la vita stessa. È per questo che l’atto della riproduzione, la continuazione della vita, deriva dall’amore. Non è solo un’emozione, ma una funzione che porta all’armonia e all’equilibrio. I sistemi della natura operano attraverso questo desiderio reciproco di dare e ricevere, di sostenersi a vicenda.

Ma quando parliamo di amore umano, di solito parliamo di qualcosa di molto diverso. L’amore umano si basa sull’interesse personale, sul modo in cui ciascuno trae vantaggio dagli altri. Anche se facciamo del bene agli altri, è perché proviamo piacere nel farlo o perché riceviamo qualcosa in cambio. L’amore altruistico puro, in cui si considera solo il benessere dell’altro, è assente dal nostro mondo. Le persone non amano semplicemente senza un motivo. C’è sempre un vantaggio personale, anche se nascosto.

Ecco perché l’amore può trasformarsi in odio molto rapidamente. Se amiamo qualcuno, ci aspettiamo di ricevere qualcosa in cambio: attenzione, lealtà, piacere e conforto. Ma se quella persona ci tradisce, ad esempio ci inganna, allora la stessa fonte da cui ci aspettavamo piacere ora ci provoca dolore. Questo cambiamento genera odio. L’amore scompare perché non era basato sul dare, ma sul ricevere.

Cosa deve cambiare in noi per risvegliare il vero amore incondizionato? Per raggiungere l’amore incondizionato è necessario elevarsi al di sopra di noi stessi. Cioè, a prescindere da come gli altri ci trattano, che sia bene o male, continuiamo a trattarli con gentilezza, attenzione e rispetto. Quando smettiamo di fare calcoli in base a ciò che riceviamo e iniziamo a vivere per dare, l’amore assoluto diventa possibile. Allora, e solo allora, entriamo in contatto con la legge eterna della natura: la forza dell’amore.

Basato sulla trasmissione “Abilità comunicative” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 23 ottobre 2020.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa ci insegna l’Olocausto?

Ogni anno, il Giorno della Memoria ci costringe a fermarci e a confrontarci con il dolore insopportabile impresso nel popolo ebraico. Oggi, mentre la memoria svanisce nella storia, dobbiamo non solo piangere, ma anche riflettere profondamente sulle cause e sugli insegnamenti di quella tragedia. Perché, come dice l’antica saggezza, “le azioni dei padri diventeranno un segno per i figli”.

Se vogliamo trarre una lezione duratura dall’Olocausto, dobbiamo guardare oltre le cause superficiali e le dolorose accuse. Dobbiamo riconoscere che la natura, o come la chiamano i saggi, il Creatore, governa la realtà con assoluta bontà. Ogni evento, per quanto oscuro, deriva da questa legge superiore. La sofferenza che sperimentiamo non deriva dalla crudeltà o dalla vendetta, ma da una spaccatura nel sistema naturale delle connessioni umane, un fallimento che richiede una correzione.

Il Creatore, come una madre che vive nel suo bambino, sperimenta le nostre gioie e i nostri dolori attraverso di noi. La nostra felicità risiede nell’unità, nella creazione di un contenitore in cui il Creatore possa dimorare in mezzo a noi. Quando ci stacchiamo gli uni dagli altri, attraverso l’odio, la divisione o l’indifferenza, allontaniamo il Creatore da noi. Le conseguenze di questa disconnessione non sono punizioni, ma i sintomi naturali di un sistema che ha perso l’equilibrio.

La storia ci lascia esempi tragici e duri di questo principio. Ogni esilio e rovina, dall’antica Babilonia alla perdita dei Templi di Gerusalemme, da ciò che gli Ebrei hanno sopportato in Egitto all’Olocausto, è riconducibile a un’occasione mancata di maggiore unità. Quando il popolo d’Israele rimane indietro nella sua missione spirituale di connettersi al di sopra delle sue pulsioni divisorie, la realtà stessa risponde, a volte con una forza insopportabile.

L’Olocausto non è stato un atto di malvagità casuale e insensato. È stata la conseguenza accumulata di un ritardo storico nel compito dell’umanità, e in particolare del popolo ebraico, di conseguire il prossimo stadio della connessione umana. È un compito da cui dipende il benessere del mondo intero. Se i nostri antenati fossero riusciti a creare legami più profondi di unità e amore, la storia sarebbe stata diversa. Il sistema naturale non avrebbe dovuto “correggersi” con una pressione così schiacciante e terrificante.

Oggi siamo di nuovo a un bivio. Le condizioni sono più chiare che mai. La comunicazione attraversa le frontiere. L’umanità percepisce, anche se inconsciamente, che manca qualcosa di essenziale, un collante vitale di cura e responsabilità reciproca. E l’onere di riaccendere questo legame ricade ancora sul popolo ebraico. Come insegnano i saggi, il popolo d’Israele deve diventare una “luce per le nazioni” mostrando unità e amore nelle sue relazioni, non superiorità o separatismo.

Se non riusciamo a cogliere questo momento, i segnali di allarme stanno già lampeggiando. L’antisemitismo sta tornando a crescere in tutto il mondo, non solo a causa dell’ignoranza, ma anche per uno squilibrio sistemico più profondo. Se non affrontate, le attuali divisioni potrebbero degenerare in crisi globali che faranno sembrare le tragedie del passato piccole al confronto.

La scelta rimane nostra. La natura non compatisce, né punisce, ma ci sviluppa continuamente secondo la sua legge di connessione verso uno stato totalmente unificato. Se ci allineiamo a questa legge, muovendoci per unirci al di sopra delle differenze, sentiremo la vita come una benedizione. Se resistiamo, la sentiremo come una crescente afflizione.

Oggi, nel Giorno della Memoria, il nostro ricordo non deve limitarsi a cerimonie solenni e lacrime. La nostra commemorazione deve diventare un voto interiore: riparare i nostri legami lacerati, amare il nostro prossimo come noi stessi e diventare un esempio di unità per un mondo frammentato e desideroso di guarigione.

Il potere di cambiare rotta è interamente nelle nostre mani. Non siamo vittime impotenti del destino. Siamo compartecipi nel plasmare il nostro destino e quello del mondo.

Abbiamo l’opportunità, il tempo, gli strumenti e le conoscenze. Non sprechiamoli. Impariamo dagli indicibili errori del passato e diventiamo il tramite attraverso il quale la forza positiva dell’amore, della dazione e della connessione può passare all’umanità, una “luce per le nazioni”.

In memoria di tutti coloro che hanno incontrato la loro tragica fine e per il bene di tutti coloro che vivono oggi e vivranno domani, cerchiamo di svolgere finalmente il nostro ruolo. Scegliamo l’unità prima che sia troppo tardi.

Basato sulla lezione quotidiana di Kabbalah con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 2 maggio 2019.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Si può misurare la spiritualità?

Possiamo misurare la spiritualità in base all’importanza che le attribuiamo. Nel mondo materiale, misuriamo tutto attraverso parametri fisici come volume, distanza e peso, ma nel mondo spirituale questi parametri non esistono. Tutto si misura invece in base al significato emotivo e percettivo che gli assegniamo. Questo significa che il peso o la grandezza di un oggetto spirituale è determinato esclusivamente dall’importanza che gli attribuiamo.

Una persona che raggiunge la spiritualità, un Kabbalista, non gode dei doni che riceve, ma piuttosto del significato di colui che li elargisce. L’esperienza della spiritualità non risiede nell’oggetto o nel piacere in sé, ma nel riconoscimento della sua fonte. Per esempio, se qualcuno riceve una semplice tazza di caffè, il suo valore non è nel caffè stesso, ma in chi l’ha preparato e nell’intenzione con la quale è stato offerto. Se a porgerlo è una grande persona, il caffè assume improvvisamente un significato immenso. Lo stesso vale per il Creatore: quando ci rendiamo conto che tutto ciò che riceviamo proviene dal Creatore, la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione, allora la nostra esperienza si sposta dall’attenzione all’oggetto alla grandezza del Donatore, il Creatore.

Ecco perché la spiritualità inizia con lo sviluppo del senso dell’importanza del Donatore. Più attribuiamo valore al Creatore, più ci eleviamo al di sopra della percezione materiale ed entriamo in una nuova dimensione dell’esistenza. Quando iniziamo a riconoscere il significato della fonte della nostra vita, passiamo dal mondo materiale al mondo spirituale. Nella spiritualità, invece di misurare le esperienze in termini materiali, costruiamo il nostro mondo interiore sulla base della grandezza del Donatore.

Ci deve essere però una scintilla iniziale, un piacere minimo, un cosiddetto “grammo di luce”, che entri nella nostra percezione. Questo è il fondamento su cui costruiamo la nostra consapevolezza dell’importanza del Creatore. Nel nostro mondo, tutto ciò che sperimentiamo, che sia un momento di gioia, di amore, di successo o anche un semplice atto di gentilezza, non è che un minuscolo frammento di luce proveniente dalla fonte. Il nostro compito è quello di determinare l’origine e di spostare la nostra attenzione dal piacere in sé a Colui che lo ha procurato.

Il metodo per sviluppare questa consapevolezza esiste all’interno di un quadro strutturato: il gruppo kabbalistico, detto “decina”. Quando le persone si riuniscono con l’intenzione di cercare la fonte della propria vita, si aiutano a vicenda a sviluppare la percezione necessaria per rivelare la presenza del Creatore, ossia la presenza della forza superiore di amore, dazione e connessione. Proprio come una donna in stato interessante inizia improvvisamente a notare carrozzine per bambini dappertutto o una persona che sta cercando di acquistare una particolare auto inizia a vederla più spesso, la nostra percezione è guidata dai nostri desideri. Se desideriamo conoscere e sentire il Creatore, iniziamo a notare la Sua presenza in ogni aspetto della nostra vita. 

Il motivo per cui la maggior parte delle persone non percepisce il Creatore è che non Gli riconosce alcun valore. Danno valore solo a ciò che le avvantaggia direttamente. Per tale ragione, nel corso della storia, le persone hanno venerato il guadagno materiale, in cerca di benedizioni per la ricchezza, la salute e il successo. Tuttavia, la spiritualità non consiste nel pregare per ricevere qualcosa. Si tratta invece di sviluppare la qualità dell’amore e della dazione. Se coltiviamo l’amore e la dazione agli altri, inizieremo gradualmente a percepire il Creatore, in quanto Egli è l’incarnazione ultima di queste qualità.

Il Creatore non si è posto direttamente davanti a noi, ma ci ha circondato di altre persone, offrendoci un “campo da gioco” in cui sviluppare la nostra capacità di amare e connetterci. Trattando gli altri con cura e rispetto, ci alleniamo a relazionarci allo stesso modo con il Creatore. È per questo che la saggezza della Kabbalah insegna che l’amore per il Creatore comincia con l’amore per il prossimo.

Tuttavia, questo cambiamento non è facile. Richiede un radicale riassetto dal valore dei beni materiali al valore delle relazioni e delle intenzioni. Immaginate un matrimonio sontuoso, gremito di personaggi illustri, ma i bambini che girano intorno a loro non si accorgono della loro importanza. Allo stesso modo, ogni giorno passiamo accanto a innumerevoli persone senza riconoscerne il valore. Lo sviluppo spirituale richiede la capacità di apprezzare non le cose materiali, ma le relazioni tra le persone e, in ultima analisi, il nostro rapporto con il Creatore.

Basato sul video: “The Importance of Spirituality – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman.”

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cos’è la Verità Assoluta?


La verità assoluta è il riconoscimento che tutto nel nostro mondo è relativo, tranne due forze fondamentali: il desiderio di ricevere e il desiderio di dare. Queste due forze opposte definiscono tutta l’esistenza. La forza della dazione è la forza che risiede nella natura, mentre noi esseri umani siamo la forza della ricezione.

La saggezza della Kabbalah chiama la forza della dazione “il Creatore”, così come “la Natura” e diversi altri nomi che definiscono la potenza del dare rivolta verso l’esterno e che ha creato e sostiene tutta la vita.

La forza della ricezione è ciò che questa forza di dazione ha creato: gli esseri di livello inanimato, vegetale, animale e umano.

Per determinare la verità, dobbiamo misurare tutto in base a questo standard assoluto: la forza o qualità della dazione. Se qualcosa ci avvicina alla dazione e alla connessione, è vero. Se ci allontana dalla dazione, è falso. Questa comprensione ci consente di fare veri progressi per scoprire come e perché la natura funziona come funziona, come e perché la natura dell’essere creato è stata creata in opposizione alla natura generale e come passare dalla nostra natura di ricezione alla natura della dazione per scoprire la realtà al di fuori della nostra percezione innata, una realtà di eternità e perfezione. Altrimenti, ci perdiamo in molteplici “verità” soggettive.

Ma perché dovremmo pensare che la dazione sia la verità ultima? Dopotutto, non lo percepiamo immediatamente come tale. È qui che la Kabbalah offre un metodo, non un sistema di credenze, ma un approccio pratico, scientifico ed empirico. Siamo invitati ad esaminare la saggezza, per vedere come essa spiega la struttura dell’universo, la natura dell’umanità e la direzione del nostro sviluppo in modo logico e pratico. Col tempo, attraverso lo studio e l’esperienza personale, sviluppiamo gli strumenti sensoriali per percepire direttamente questa realtà.

Proprio come i primi scienziati che dedussero l’esistenza dei microrganismi prima di poterli vedere al microscopio, i kabbalisti lavorano con forze che inizialmente sono al di là della percezione ordinaria. Ma attraverso un processo strutturato, chiunque può sviluppare queste capacità e sperimentare direttamente il Creatore, la forza assoluta della verità.

Pertanto, la verità non riguarda solo i fatti o la logica. Si tratta di raggiungere uno stato in cui ci allineiamo con la forza della dazione, elevandoci al di sopra della nostra percezione limitata ed egocentrica per recepire la realtà come è al di fuori della nostra innata visione e sensibilità egoistica.

Basato sul video: “Verità e menzogna – Stati spirituali con il Kabbalista Dr. Michael Laitman”.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa significa essere simili a Dio in questo mondo?

In primo luogo, dobbiamo capire che la qualità di Dio, la forza superiore, è assoluta bontà, amore e dazione. Dio è la fonte di tutto, proprio come un genitore nei confronti di un figlio. Indipendentemente da ciò che il figlio fa, un genitore amorevole non lo rifiuta. Analogamente, Dio ama le sue creazioni così come sono, perché le ha fatte in quel modo.

Se vogliamo diventare come Dio, dobbiamo amare tutte le persone incondizionatamente. Non per chi sono o per cosa fanno, ma perché esistono. La loro stessa esistenza è un progetto del Creatore.

Allo stesso tempo, la creazione è un percorso. Dio ha creato le persone in uno stato imperfetto, non perché sia imperfetto, ma perché vuole che riconosciamo i nostri limiti e impariamo chi siamo. Poi arriviamo a vedere i nostri difetti, a lottare contro di loro e, attraverso la loro correzione, a raggiungere un nuovo stato. In seguito, con il senno di poi, ci rendiamo conto che il Creatore ci ha guidati attraverso l’intero viaggio dall’imperfezione alla completezza, affinché potessimo apprezzare veramente il bene.

Possiamo capire il bene solo in contrasto con il male. Senza le tenebre, non possiamo apprezzare la luce. Senza la sofferenza, non possiamo conoscere veramente la gioia. Sperimentando entrambi i lati dell’esistenza, assorbiamo sia gli stati negativi che quelli positivi e acquisiamo saggezza. Raggiungiamo una percezione più profonda della realtà, una comprensione del fatto che tutte le forze della natura, il bene e il male, la gentilezza e il tradimento, la lealtà e l’inganno, non sono destinate a essere eliminate, ma equilibrate.

E questo è lo scopo del gioco: non creare semplicemente un’illusione di felicità, come un bambino che fa un gioco per sentirsi bene, ma cercare la verità ultima. La verità sta nell’integrazione di tutti gli elementi della realtà, dove nulla è superfluo o da cancellare e dove tutto ha uno scopo.

Se cerchiamo questo equilibrio, raggiungiamo la vera comprensione. Tutti devono raggiungere questo stato in cui siamo completamente identici al Creatore. È l’obiettivo dell’esistenza umana, il significato del nome “Adamo”, che in ebraico significa “umano” e che deriva dalla parola “Adameh le Elyon”, che in ebraico significa “simile all’Altissimo”. In altre parole, per diventare veramente umani occorre diventare come Dio.

Tratto dalla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 22 ottobre 2018.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa vuole il Creatore da noi?

In effetti, cosa vuole il Creatore da noi? Qual è la Sua risposta alle nostre preghiere, alle nostre richieste? La verità è che Lui sta già rispondendo e noi non riusciamo a riconoscere la Sua risposta.

Il Creatore vuole portarci a un livello superiore di esistenza, una realtà al di là della nostra natura egoistica, in cui possiamo veramente godere della vita nel senso più completo, godere attraverso il raggiungimento della nostra somiglianza con il Creatore. Se abbandoniamo la ricerca del tornaconto personale e puntiamo alla connessione, entreremo in questo nuovo stadio di sviluppo. A quel punto, non saremo più guidati da interessi egoistici, ma dal desiderio di stare insieme, di sostenerci ed elevarci a vicenda.

È qui che il Creatore ci sta guidando, verso un mondo in cui l’uguaglianza, l’unità e la considerazione reciproca non siano semplicemente ideali piacevoli da sentire, ma il fondamento stesso della nostra vita. Inoltre, una tale evoluzione si applica all’intera umanità, tra le persone, le società e persino le nazioni. È il prossimo passo dell’evoluzione umana.

Qui sorge la domanda: Perché non vogliamo naturalmente muoverci verso questo mondo ideale? Perché il nostro ego vi si oppone. Il pensiero di prendersi cura degli altri, di vivere veramente per il bene di tutti, è innaturale per la nostra natura egoistica. Il nostro ego dà costantemente la priorità al proprio tornaconto rispetto a quello degli altri. Ogni persona si ritrae istintivamente: “Perché dovrei pensare agli altri? Non voglio e non so nemmeno come fare”.

Ma se ci rivolgiamo sinceramente al Creatore, la qualità stessa della fonte dell’amore e del dono, allora Egli ci concederà questa capacità. Per il momento, ci troviamo su una traiettoria evolutiva in cui questo risveglio del bisogno di entrare in una connessione armoniosa con l’altro emerge da una sofferenza crescente. Quando ci rifiutiamo di cambiare, veniamo spinti sull’orlo del baratro, fino a raggiungere il punto di rottura in cui finalmente gridiamo: “Dacci la capacità di stare insieme!”. Il processo si sta già svolgendo. Passo dopo passo, veniamo portati a questa consapevolezza. La scelta che abbiamo davanti è se lottare volontariamente per l’unità o essere costretti a farlo attraverso il dolore e le crisi, sotto il cosiddetto “rullo compressore evolutivo”.

Il Creatore sta aspettando che prendiamo questa decisione. Quanto prima ci muoviamo in modo consapevole per connetterci positivamente gli uni agli altri con legami di rispetto, sostegno e incoraggiamento reciproci, tanto prima sperimenteremo la nuova realtà che Egli ha preparato per noi: un mondo armonioso e pacifico con  i massimi soddisfacimenti.

Basato sulla trasmissione dell’emittente KabTV “News with Dr. Michael Laitman” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman il giorno 1 settembre 2024.

Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Due concetti: “Atzmuto” e “Creatore”

Non sappiamo cosa sia il Creatore perché noi stessi non Lo possiamo definire. Possiamo definire qualcosa solo in relazione alle nostre sensazioni.

Pertanto Lo chiamiamo Creatore perché iniziamo a prenderne coscienza e a definirlo solo dallo stato in cui ci dà la vita e definisce Se stesso come il nostro Creatore, solo da quel momento, ma non prima.

Distinguiamo questi stati: uno nel quale non ci viene data alcuna sensazione, Atzmuto, che significa esistente di per Sé, e lo stato in cui iniziamo a sentirLo, cioè Gli diamo alcune delle nostre definizioni, designazioni e descrizioni. E queste descrizioni sono ad esempio ciò che entra nelle mie caratteristiche, con cui posso lavorare, ricordare e trasmettere agli altri.

Da ciò che sappiamo e possiamo determinare, possiamo dire che il Creatore ha creato un’anima a Sua somiglianza, cioè uguale a Lui ma opposta a Lui. Pertanto, possiamo parlare di questo come di una “creazione”.

La creazione è ciò che non è nel Creatore. Di per sé è un’azione incomprensibile, ma questo è esattamente ciò che viene chiamato “creazione”. E colui che compie questa azione è chiamato Creatore.
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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 24/02/20, “Preparazione per il Congresso”

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È possibile raggiungere l’essenza del Creatore?

Domanda: Siamo una creazione, ma in ognuno di noi c’è un punto nel cuore, una particella della natura del Creatore.
È possibile raggiungere l’essenza del Creatore, la natura del Creatore, e in un certo senso diventare il Creatore?

Risposta: Non si può avere il desiderio di raggiungere l’essenza del Creatore. Si può solo avere il desiderio di essere simili a Lui. Non possiamo saltare al di sopra della nostra natura.

Alcuni gradi ci sono stati rivelati come gradi di conseguimento più elevati rispetto alle semplici qualità della dazione. Ma non siamo ancora arrivati a questo punto.

Dobbiamo pensare a come diventare simili al Creatore. È grazie a questa somiglianza che potremo comprenderLo.
[331399]

Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 23/2/20, “Preparazione per il Congresso”

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Perché alcune forze ci fanno deviare dallo scopo della vita mentre altre ci conducono lì?

Che ci siano forze che ci fanno deviare o che ci conducano allo scopo della vita, dobbiamo capire che sono tutte manifestazioni dell’unica forza superiore, chiamata “il Creatore” o “Natura”, che alla fine ci guida tutti verso la sua rivelazione. Non c’è differenza tra ciò che ci fa deviare e ciò che ci guida: le qualità, i sentimenti, le persone o le ragioni.

Queste forze sono il modo in cui le leggi guida della natura ci spingono verso la loro rivelazione. Ci guidano confondendoci e indirizzandoci in vari modi. In ogni momento, siamo portati a discernere in modo diverso e dobbiamo aggrapparci sempre di più alla comprensione che si tratta di un’unica forza della natura che agisce su di noi e attraverso di noi.

Attraverso le interferenze, cioè attraverso gli esercizi che la natura ci offre, noi iniziamo gradualmente a vedere la natura come se volesse insegnarci a distinguere se stessa e le sue leggi di amore, dazione e connessione nelle numerose scene che ci presenta.

La natura vuole che raggiungiamo il suo pensiero, la sua mente, i suoi desideri e le sue intenzioni in relazione a tutte le persone e alla natura stessa: il motore interiore che controlla l’universo.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.