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Perché le persone desiderano avere figli? Come possono affermare che avere figli è la gioia più grande della vita, quando così tanti genitori in realtà si pentono di averli avuti?

Un tempo avere un figlio apportava una gioia spontanea. Era una continuazione di sé, un futuro che potevamo tenere tra le braccia. Quella gioia derivava dal vedere la nostra discendenza perpetuarsi, biologicamente, emotivamente e spiritualmente. Dava una direzione e un significato alla vita.

In effetti, è proprio così che dovrebbe essere.

I bambini sono destinati a nascere. Le famiglie sono destinate a crescere. Sono un’estensione organica della vita. Oggi, tuttavia, sempre più persone ritengono che i figli siano un peso. Qualcosa di facoltativo, nella migliore delle ipotesi,  spesso da evitare.

Perché? Perché l’ego umano si è evoluto, dividendoci, isolandoci e rinchiudendoci ciascuno nel proprio mondo ristretto. È esattamente così che funziona l’egoismo, un meccanismo egoistico. Più ci disconnettiamo gli uni dagli altri, più alimentiamo l’ego.

Così, ora, persino i bambini possono iniziare a essere percepiti come una minaccia alla nostra autonomia, sconvolgendo la nostra zona di comfort. Non vediamo più il nostro futuro negli altri. Vediamo il nostro “futuro” come la nostra esistenza ininterrotta, da soli.

L’ego umano è un parassita. Ci convince a servire solo se stesso, ma non ci ricambia mai. Eppure, gli obbediamo, anche quando ci rende infelici. Diciamo che avere un figlio è un peso, quando in realtà è l’ego stesso a essere diventato un peso. Ci impedisce di scoprire il nostro vero “bambino”, il nostro sé più profondo, il punto interiore che cerca connessione, amore e il significato della vita.

Questo ego umano in crescita ci conduce continuamente a un vicolo cieco, un luogo in cui ognuno si siede nel suo angolino, isolato, incapace di parlare con nessuno. Il mondo si riduce a uno schermo, uno spuntino e un clic.

Alla fine, sentiremo questo tipo di esistenza come insopportabile, come se non stessimo vivendo la vita. Allora, al culmine di questa situazione di stallo interiore, l’umanità inizierà a porsi le domande giuste, quelle esistenziali: perché siamo qui? Perché ci sentiamo così vuoti, anche quando non ci manca nulla?

È allora che inizia il risveglio. Le persone ricorderanno una frase che hanno sentito una volta da un Kabbalista e, da quel ricordo, inizieranno a muoversi verso la fase successiva dell’evoluzione umana: una connessione umana positiva al di sopra del nostro egoismo e delle nostre pulsioni divisive.

Chiunque si sia già risvegliato a questo processo deve preparare il terreno fin da ora, per diffondere questi messaggi in vari formati, che siano libri, video, audio e testi online, anche se oggi nessuno li ascolta. Questo perché, prima o poi, le persone cercheranno il significato ultimo della vita, al di là degli effimeri obiettivi di piacere che essa ci presenta. Quando lo faranno, dovranno trovare una strada che li attende.

È come insegnare a un bambino piccolo: ci ripetiamo, con gentilezza e pazienza, perché sappiamo che il bambino crescerà. Il bambino deve ascoltare la verità, anche se la dimentica cento volte. Questo è il ruolo di chi custodisce il metodo della connessione umana positiva: avanzare in questa unificazione e continuare a indicare la via finché il mondo non sarà pronto a percorrere quel cammino decisivo.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 3 luglio 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché il sistema educativo moderno non è riuscito a trasformarci in esseri umani migliori?

Molti insegnanti che conosco oggi affermano che questa generazione di bambini nutre un certo rancore nei confronti degli adulti. Lo capisco. È naturale che i bambini si lamentino degli adulti. Vengono al mondo con la sensazione che gli altri siano in debito con loro, in un certo senso hanno ragione. I bambini si aspettano naturalmente attenzioni, cure e una guida speciali. Credono di meritarsele e, in effetti, è così.

Ma cosa diamo loro in realtà?

In apparenza, forniamo istruzione. Li mandiamo a scuola. La scuola, tuttavia, non educa esseri umani. Forma professionisti in una miriade di campi, ad esempio fisici, matematici e ingegneri. Ma non forma l’essere umano. Non diamo loro una vera educazione. Non plasmiamo il loro mondo interiore, i loro valori o la loro umanità.

E allora cosa succede? Vanno a scuola giorno dopo giorno, anno dopo anno, e ne escono come animali. Sembra duro, ma è la verità. Non instilliamo in loro il significato di essere umani in relazione agli altri e alla vita stessa. Quindi, se ti chiedi chi è il colpevole, la risposta è che siamo noi.

I genitori sono costantemente occupati, presi dal lavoro, distratti e sopraffatti. Così sono i coetanei, i loro schermi e smartphone a crescere i bambini. Assorbono tutto ciò che vedono e sentono senza filtri o comprensione. Il risultato è una generazione distaccata dai valori, dai veri rapporti umani e da una sana visione del futuro.

Fino a quando l’umanità non si sveglierà e non prenderà sul serio la questione, ossia non prenderà il controllo consapevole e rigoroso della qualità delle informazioni  ed emozioni, che i nostri figli consumano, unito a un’educazione basata sui valori e sul rafforzamento delle relazioni, la situazione potrà solo peggiorare. Dobbiamo offrire ai bambini un’educazione che insegni loro a vivere, non solo a fare calcoli o imparare a memoria delle nozioni.

Abbiamo cresciuto una generazione che si comporta in modo distruttivo, ed è colpa nostra. Quindi, se oggi dovessi parlare ai bambini come insegnante, non li rimprovererei con i fatti. Mi siederei con loro e direi: “Scopriamolo insieme. Cerchiamo di capire chi siamo, cosa vogliamo dalla vita, come possiamo relazionarci gli uni con gli altri e in che tipo di mondo vogliamo vivere”.

“Noi adulti non esisteremo per sempre. Ma voi, la prossima generazione, ci sarete. E darete forma al mondo che verrà. Quindi, che tipo di persone dovete diventare per garantire che quel mondo sia gentile, buono e sicuro?”. Questa è il dialogo che dobbiamo tenere vivo, sempre.

Inoltre, non dovremmo provare pietà per le giovani generazioni. Devono, tuttavia, iniziare a percepire dove questo mondo sta andando se lasciato così com’è: diventerà più freddo, più crudele e artificiale, inadatto agli esseri umani.

Riescono a capirlo? Confido di sì. Possono cambiare? Assolutamente sì. Tuttavia, è un processo e non si risolverà in una sola conversazione. Potrebbero volerci diversi anni, il che va bene. Ciò che conta è persistere, andare avanti senza sosta.

Perché, alla fine, il nostro compito più grande non è crescere professionisti di successo, ma formare una generazione di esseri umani felici e sicuri di sé.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 21 maggio 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa non bisogna dire a un bambino quando commette un errore?

Quando un bambino commette un errore, molti genitori iniziano immediatamente a rimproverare duramente: “Sei inutile! Non vali niente! Dove avevi la testa? Come pensi di poter vivere così?” Il bambino rimane lì, affranto, assorbendo ogni parola.

Questo è un grosso problema. Quando i genitori sottolineano in modo sgarbato i fallimenti di un bambino e lo etichettano come incapace, lo privano del senso di fiducia, della sicurezza e del potenziale interiore, sentimenti che è assolutamente fondamentale preservare in un bambino.

Purtroppo molti di noi commettono questo errore. Mettiamo sotto pressione il bambino, paragonandolo agli altri, chiedendo: “Perché non puoi essere così? Perché non puoi fare così?”. Con un tale atteggiamento, creiamo una persona insicura, che si porterà dietro questa ferita per il resto della vita. Non ne uscirà mai completamente.

Come dobbiamo comportarci, invece? Quando un bambino fa qualcosa di sbagliato, dobbiamo rivolgerci all’azione, non al bambino stesso. Dovremmo dire loro: “Hai fatto una cosa sbagliata. Forse non sapevi come farlo meglio. Vediamo insieme come si può fare in modo diverso”. In questo modo, il bambino impara dalla sua esperienza e, soprattutto, mantiene la fiducia in se stesso.

Il principio di base è quello di non toccare mai l’interiorità del bambino. Correggete l’azione, non la persona.

Oggi vediamo un mondo pieno di persone che vagano senza meta, senza fiducia interiore. Sono state “assassinate” dalle parole e dagli atteggiamenti dei loro stessi genitori durante l’infanzia. Nel tentativo di difendersi, di sentirsi anche solo un po’ superiori agli altri, creano problemi ovunque vadano. Non sanno cos’altro fare per sentirsi normali e vivi.

Se osserviamo da vicino coloro che causano il maggior numero di danni, coloro che uccidono, torturano e portano gli altri alla distruzione, troveremo la stessa storia. Guardando alla loro infanzia, vediamo come sono stati danneggiati proprio in questo modo.

Dobbiamo quindi essere molto cauti. Il mondo interiore di un bambino è delicato. O lo nutriamo o lo distruggiamo per tutta la vita.

Tratto dalla trasmissione di KabTV “News with Dr. Michael Laitman” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 3 settembre 2020.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Padri in affitto

Commento: In Giappone si è presentato il caso di una bambina cresciuta in una famiglia monoparentale. Dopo aver iniziato la scuola, si è chiusa in se stessa. Si è scoperto che era vittima di bullismo perché i compagni di classe la prendevano in giro in quanto non aveva un padre.

La madre era profondamente preoccupata. Gli insegnanti non erano di nessun aiuto e allora si è rivolta ad un’agenzia che fornisce servizi tipo “affitta un eroe”. La madre scelse un candidato: un uomo gentile, ottimista e premuroso. In quanto attore, l’uomo assunse in pieno il ruolo di padre della bambina e l’ha portato avanti per 10 anni.

Durante i fine settimana andavano al cinema, al parco, a fare passeggiate, parlavano insieme e l’uomo partecipava anche agli incontri tra genitori e insegnanti. Nel corso del tempo, diventava sempre più chiaro che la ragazza, prima timida e chiusa, sbocciava e diveniva più sicura di sé.

Così emerse una nuova tendenza: i “padri in affitto” , falsi padri che, assumendo tale ruolo, forniscono sia ai bambini che agli adulti un senso di sicurezza e un ambiente di sostegno.
La mia risposta: Comprendiamo quanto questo sia importante per un bambino. Allo stesso tempo, può anche essere profondamente significativo per la donna, la madre di quel bambino.

È interessante notare che queste relazioni a volte possono essere più profonde e più strette dei legami familiari naturali. Quando qualcosa è “tuo”, spesso può portare all’autocompiacimento e alla negligenza. Chi presta davvero attenzione all’altro? Torni a casa, ti togli le scarpe, ti siedi al tavolo o sulla tua sedia preferita e la vita continua.

Ma qui, la distanza emotiva favorisce una vicinanza speciale, che non è solo monitorata, ma attivamente nutrita e rafforzata. Questa dinamica può essere molto più significativa delle relazioni in un tipico matrimonio.

Di conseguenza, tra loro può svilupparsi un rapporto molto interessante, non intimo, ma di sostegno puramente interiore, proprio per il fatto che non sono marito e moglie, ma semplicemente “collaboratori” per creare un rapporto familiare speciale.

Commento:Il finto padre ha detto alla ragazza di amarla, anche se dentro di sé capiva che si trattava di un conflitto, che in realtà non era così. Ma ciò che le ha detto emotivamente, essendo coinvolto in questo stato, ha aiutato non solo la loro relazione, ma anche lo sviluppo della bambina.

La mia risposta: Abbiamo il diritto di trattare così un bambino? Di mentirgli?

Commento: Sì, perché le conseguenze possono variare. Ha detto: “Sono passati dieci anni e capisco cosa potrebbe accadere se la verità venisse a galla. L’80% di me crede che la ragazza sarà grata per tutte le cure e le attenzioni che le ho prestato. Il 20% di me teme che si sentirà devastata, persa e distrutta”.

La mia risposta: Deve restare con lei finché non si sposa e viene “sostituito” da suo marito. Deve sostenerla finché non avrà un altro uomo nella sua vita perché, al momento, sta ricoprendo i ruoli di padre, uomo e marito: tutto. Non può semplicemente lasciarla.

Commento: Esiste un’altra tendenza secondo cui gli uomini anziani vengono assunti come tutori. Sono invitati ad accompagnare i giovani perché possano trasmettere esperienza e saggezza.

La mia risposta: Sono d’accordo. È qualcosa di cui la nostra società ha bisogno perché nessuno durante l’infanzia riceve una guida adeguata dai propri genitori. Questa è una metodologia, una filosofia di accettazione della vita e il corretto adattamento ad essa. I bambini moderni non hanno questa possibilità. Non hanno alcuna fonte né dalla televisione, né dai computer, né dalla scuola, né da nessun altro.

Domanda: Quali istituzioni dovrebbero aiutare una persona a diventare un individuo a tutto tondo?

Risposta: Hanno bisogno di un programma educativo chiaro e coerente condotto da insegnanti, mentori ed educatori capaci.
Quando la famiglia, la società, il gruppo dei coetanei e i media lavorano tutti in armonia, solo allora una persona può essere educata correttamente.

Domanda: Quali valori dovrebbero infondere?

Risposta: Il giusto comportamento all’interno del “branco umano”. Idealmente, questo dovrebbe essere insegnato a livello istintivo.

Domanda: Quali regole dovrebbero esistere in un “branco umano”?

Risposta: Homo homini lupus est, “l’uomo è un lupo per l’uomo”, solo il contrario.

Insegnare alle persone a vivere come un branco in cui tutti si sostengono a vicenda e comprendono l’importanza di ogni individuo. Ciascuna persona porta con sé una responsabilità sociale o familiare che la rende significativa. I lupi, ad esempio, vivono eccezionalmente bene all’interno dei loro branchi.

Domanda: Potremmo concludere dicendo: “Sii lupo per essere un umano”?

Risposta: Sì, essere un lupo è fantastico; sapresti come comportarti in branco. È una dinamica meravigliosa in cui c’è una chiara gerarchia, i genitori al vertice, i figli al livello inferiore, i nipoti al livello più basso e così via. Ma tutti si prendono cura gli uni degli altri, dal basso verso l’alto.

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Da KabTV “Notizie con il Dr. Michael Laitman” 22/12/18

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La società futura: le basi del comportamento umano

Domanda: Baal HaSulam scrive che le basi per la società futura non saranno l’istruzione e l’opinione pubblica, ma qualcosa di più serio. Dopotutto, l’istruzione e l’opinione pubblica da sole non saranno in grado di convincere gli egoisti a diventare altruisti. Cosa può essere?

Risposta: Non saranno solo l’istruzione e l’opinione pubblica. In un tale sistema, ognuno deve considerare quale contributo deve dare al fondo comune e ricevere da esso solo ciò che è assolutamente necessario per lui.

Intere organizzazioni lavoreranno su questo, assicurando che ogni persona dia la sua parte nel cosiddetto vaso comune.

Domanda: Baal HaSulam dice anche che un valore più elevato, la Forza Superiore, può diventare tale base. Come sappiamo dalla Kabbalah, la Forza Superiore è la qualità della dazione e dell’amore. Diventerà il massimo ideale per l’umanità e tutti saranno d’accordo. Come può accadere?

Risposta: È molto semplice, poiché le persone che sentono di voler donare perché vogliono aiutare gli altri, per appagarli, riceveranno a loro volta un appagamento spirituale, che li porterà a un livello superiore di esistenza.

E così, la società si eleverà gradualmente con tutti gli organi di controllo, tutti i conteggi e si riorganizzerà in modo tale che non ci sarà bisogno di polizia, supervisori o cose del genere. Invece, ci sarà una  volontaria e onesta valutazione da parte di ogni individuo.

In altre parole, l’umanità raggiungerà uno stato in cui sentirà la Forza Superiore. Lavorare per Essa, attraverso il lavoro per gli altri, diventerà sostanzialmente il carburante di una persona.

Domanda: Stai parlando di uno stato ideale nel quale  le persone provano questa sensazione.   Ma cosa succede se una persona non la sente?

Risposta: Se una persona è a un livello tale da non sentire affatto le azioni spirituali, allora ha bisogno di essere coinvolta in esse. La società deve abbracciarla e mostrarle che più fa del bene, più benevolenza la società le mostrerà; più fa del male, meno la società lo tollererà.

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Dal programma “Era dell’ultima generazione” di KabTV 8/8/24

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Il “caffè sospeso” rieduca i ricchi

Nelle notizie (NPR):

“Il 27 marzo 2013, John Sweeney, un idraulico irlandese, ha aperto una pagina Facebook chiamata Suspended Coffees. Il suo messaggio era semplice: Offri una tazza di caffè a uno sconosciuto, perché un atto di gentilezza può cambiare la vita. Otto ore dopo, la pagina aveva ottenuto più di 20.000 like.

“Suspended coffee”, o “Caffè sospeso”, è una tradizione che proviene da Napoli e risale almeno all’inizio del XX secolo. Quando i clienti pagano il caffè, pagano anche in anticipo per una tazza da dare a qualcun altro, di solito qualcuno che altrimenti non potrebbe permetterselo. …
Una sfida per fare della gentilezza attraverso il caffè un punto fermo della cultura americana è che “siamo una società che non è molto a suo agio, culturalmente, nel chiedere aiuto”.

Domanda: È possibile creare una tale armonia per l’umanità in modo che coloro che hanno soldi e opportunità presentino qualcosa senza il loro nome e gli altri lo usino senza umiliarsi alla richiesta? Ci avvicinerebbe all’armonia o no?

Risposta: In parte sì.

Domanda: Qual è l’elemento più importante qui? Il fatto che sia offerto e che sia anonimo?

Risposta: È naturale, senza cognomi, senza nulla. Né chi dà né chi riceve. È così che tutto esiste in incognito.

Domanda: C’è armonia in questo?

Risposta: Certo.

Domanda: Il fatto che io dia qualcosa di mio senza pretendere nulla in cambio rende il mondo più accogliente, migliore?

Risposta: Parzialmente. Il nostro egoismo non ci permette di farlo tutti i giorni. Si può fare per una settimana o poco più, ma non sempre.

Domanda: Quindi non può essere un processo di educazione a portarci a questo e a vivere sempre così?

Risposta: No.

Domanda: Ci devono essere degli alti e bassi?

Risposta: Altrimenti sarebbe come una specie di tassa e così via.

Domanda: Non sarebbe più uno sforzo?

Risposta: Sì, e deve esserci uno sforzo.

Domanda: È chiaro che questo è un processo di educazione più per chi sospende, cioè per una persona ricca. E per chi accetta, cosa c’è invece? C’è qualche tipo di educazione per lui?

Risposta: Deve capire che qualcuno ha pensato a lui. E quindi, quando avrà la stessa opportunità, dovrà farlo anche lui.

Domanda: È bellissimo! È in atto un processo di educazione reciproca?

Risposta: Sì.

Domanda: È possibile farlo?

Risposta: Si tratta di un accordo reciproco. Naturalmente si può fare. È possibile arrivarci attraverso l’educazione. Una persona viene educata così e poi diventa un’abitudine. Ci pensa, non lo dimentica e lo fa. Oppure può essere sotto pressione, come una specie di tassa.
Ma non c’è altro modo, perché l’egoismo in noi cresce costantemente e richiede di essere alimentato.

Domanda: Quindi una persona si adatterà in qualche modo a questi sforzi?

Risposta: Sì.

Domanda: Possiamo dire qual è la via definitiva all’armonia?

Risposta: L’approccio finale all’armonia è quando non sentiamo che il nostro egoismo ci costringe a fare qualcosa. È quando ci eleviamo al di sopra di esso e siamo veramente liberi. Si tratta, ovviamente, di un’impresa acrobatica! Ma accadrà.

Domanda: Ci conduci lentamente in un mini vicolo cieco e poi improvvisamente dici: ‘Ma accadrà.’ Vuoi calmarci o accadrà davvero?”

Risposta: Sono sicuro che accadrà, l’umanità deve arrivare a questo. È scritto nei nostri geni.
[330496]

Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di Kab TV del 13/5/24

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Cosa ci offre precisamente lo studio della Torah?

Da una lettera:
Sono un’insegnante con poca esperienza e non sono ebrea. Ma mi ha sempre interessato il fatto che voi insegniate a leggere ai vostri bambini dall’età di tre anni. So che viene prestata molta attenzione alla memorizzazione del testo.
“Voi” è riferito agli Ebrei.

È noto che i bambini delle scuole elementari sapevano leggere fluentemente l’intera Torah a memoria. Erano anche in grado di dire quante volte e in quale pagina viene menzionata una determinata parola.

Ho molte domande. Certamente, ci hanno insegnato molto all’università, ma le tue risposte sono particolarmente importanti per me. Prendo molto dai tuoi programmi. La prima domanda è: A cosa porta iniziare l’istruzione a tre anni?

Risposta: Porta allo sviluppo.

Domanda: “Cosa offre una memorizzazione così rigorosa del testo?”, chiede.

Risposta: Porta anche allo sviluppo della memoria.

Domanda: Qual è lo scopo di tutto questo per il bambino?

Risposta: Lo scopo è che conoscano bene la Torah, possano ricordare qualsiasi parte a memoria e citarla.

Domanda: Perché proprio la Torah?

Risposta: Per sviluppare in una persona capacità che non possono essere sviluppate da nient’altro. Con nient’altro. Ho parlato con molte persone che hanno studiato la Torah in questo modo e dicono che è impossibile trasmettere questo a coloro che non l’hanno studiata. I testi della Torah “legano” la mente di una persona in un insieme armonioso.

Domanda: Quindi, in linea di principio, l’obiettivo è avvicinare una persona a questa armonia?

Risposta: Sì.

Domanda: Come legge la Torah un Kabbalista?

Risposta: Un Kabbalista non legge la Torah, la vede. Essa evoca immagini dentro di lui. Non quelle illustrate nei libri. Vede le proprie immagini personali dietro le parole.

Domanda: Tutti questi strati vengono in un certo senso rimossi?

Risposta: Questo è impossibile da spiegare.

Domanda: Un’altra domanda da parte sua: “Il progresso ci ha portato al punto in cui memorizzare i testi non è più necessario. Le informazioni possono essere ottenute istantaneamente. Quali sono secondo te i vantaggi e gli svantaggi di tutto questo?”

Risposta: Il fatto che possiamo destreggiarci tra testi, libri ed enciclopedie come vogliamo e trovare citazioni in pochi secondi, da un lato è naturale. Ma dall’altro lato, toglie l’anima da tutto questo. Il risultato è pura informazione.

Domanda: E invece c’è un’anima nell’imparare la Torah in questo modo?

Risposta: In questo modo sì. Certamente!

Domanda: La sua ultima domanda: “Ho appena iniziato a insegnare. Qual è la cosa più importante da insegnare ai bambini?”

Risposta: La cosa più importante da insegnare ai bambini è avere il giusto atteggiamento nei confronti del materiale che stai insegnando loro. Devono capire che il processo di apprendimento stesso li sviluppa. Pertanto, non importa nemmeno cosa studi, ma è il processo stesso che trasforma un bambino piccolo in una persona.
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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 8/4/24

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Cosa fare quando i fratelli si odiano?

Da uno spettatore:

Perché i fratelli possono odiarsi così tanto? Vedo che la stessa cosa accade con le nazioni fraterne. È lo stesso con Israele e gli arabi. Siete fratelli, avete lo stesso padre: Abramo. E vi odiate l’un l’altro così tanto! Ho due figli, sono già adulti e non sono riuscito a riconciliarli. So che si uccideranno a vicenda quando si incontreranno. Perché Dio fa questo?

Risposta: Questa è una conseguenza della nostra natura, la natura egoistica del nostro mondo e di noi stessi. In ogni atomo, in ogni molecola, in ogni insieme di particelle viventi, tutto è costruito sull’idea di sopprimere gli altri e di essere al di sopra di loro. Questa è la natura: egoismo assoluto.

Domanda: Il nostro mondo è così?

Risposta: Sì.

Domanda: Bene, certo, questo è il mio atteggiamento verso gli altri, siano essi vicini o lontani. Ma perché con i fratelli?

Risposta: I fratelli sono anche peggio perché dentro di loro l’odio reciproco è costantemente in fermento poiché ciascuno crede inconsciamente che l’altro gli abbia portato via i genitori e viva a loro spese. Questa sensazione li fa combattere costantemente.

Domanda: Ma sono comunque fratelli, con gli stessi genitori. Come questa cosa può essere cambiata? Esistono metodi, percorsi o pratiche?

Risposta: No, non ce ne sono perché questo risale alla profondità del tempo, alla nascita del nostro mondo. E così continuerà fino a che noi decideremo di cambiare questo mondo dentro di noi!

Domanda: Ora ti stai avvicinando alla domanda che è stata posta alla fine: “Perché Dio ha fatto questo?”

Risposta: In modo che noi potessimo cambiare noi stessi.

Domanda: Vuol dire che finché ciascuno di questi fratelli non lavora su se stesso, tutto è destinato a fallire?

Risposta: Sì.

Commento: Tu lo dici spesso e Baal HaSulam, il grande Kabbalista, scrisse che il futuro dell’umanità è di diventare un’unica famiglia. Noi parliamo di fratellanza. Ma intendiamo una cosa diversa, intendiamo vicinanza.

La mia risposta: Quando il Bore lo desidera, noi lo faremo. Ma quando dobbiamo agire, allora vediamo quanto la natura sia contro di noi.

Domanda: Allora, non possiamo farlo con le nostre mani?

Risposta: No, non possiamo.

Domanda: Quindi cosa dobbiamo fare affinché il Bore faccia questo?

Risposta: SupplicaLo di cambiare la nostra natura.

Domanda: Devo sentirmi male a causa dell’ odio che provo per mio fratello?

Risposta: Sì.

Domanda: Ma ci sentiamo male quando odiamo nostro fratello, giusto? O no?

Risposta: No.

Domanda: È Lui che fa sì che io mi senta male per questo odio?

Risposta: Sì.

Domanda: Stai affidando ogni cosa a Lui? Lasci che sia Lui a occuparsene?

Risposta: Chi altrimenti?

Commento: Se tutto dipende da Lui, ci sentiamo scoraggiati. Non possiamo fare nulla. Lasciamo che sia Lui a occuparsi di tutto e basta.

La mia risposta: Tu puoi chiedere.

Domanda: In linea di principio abbiamo un solo lavoro, quello di chiedere?

Risposta: Chiedere al Bore.

 

[329565]

Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 4/1/24

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La Via del Coraggio passa attraverso la Timidezza

Domanda: La Timidezza voleva nascondersi da se stessa. Ma dove? L’Astuzia gli consigliò: “Perché non ti stabilisci con il Coraggio, con lui non è così spaventoso”. La Timidezza andò dal coraggio, ma ebbe paura di bussare alla porta, quindi si sdraiò sull’uscio. Da allora, la strada per il coraggio passa attraverso la timidezza.
È vero?

Risposta: Sì, perché con una natura egoistica è impossibile raggiungere il coraggio senza la paura. Come affrontano tutto questo le persone coraggiose? È perché superano la timidezza.

Domanda: Quindi più una persona è timida e più supera la timidezza, più è coraggiosa? Quindi fondamentalmente siamo timidi?

Risposta: Sì, perché dentro di noi abbiamo l’egoismo. Questo ci impedisce di agire in modo sconsiderato contro noi stessi; dove c’è la possibilità di farci del male, non lo permette.

Domanda: Quindi c’è sempre un rischio?

Risposta: Sì.

Domanda: Ed è il nostro egoismo a causare tutto ciò? Perché allora la timidezza è così disprezzata?

Risposta: La timidezza è disprezzata, ma è importante capire che è un sentimento umano e molto forte. Ci protegge, tra l’altro, da molti problemi che potremmo causare a noi stessi e agli altri.

Domanda: Quindi una persona che ammette di essere timida non è disprezzata da te?

Risposta: No, non è disprezzata. Devi solo sapere come bilanciare questa forza e prenderti cura di te in ogni situazione tenendo conto di quanto è necessario.

Domanda: Esiste il coraggio senza la paura?

Risposta: No, solo se si tratta di uno stato patologico.

Domanda: Quindi la consideri una patologia quando c’è una totale incoscienza?

Risposta: Certo. Guarda gli animali, come si comportano. Non attaccano incautamente nessuno. Controllano, fanno dei cerchi e così via. E solo allora, se necessario, si buttano in avanti.

Commento: Sì, è vero. Solo nei cani rabbiosi, a quanto pare, questo è disabilitato.

La mia risposta: Sì.

Commento: Quindi è effettivamente una patologia se una persona è puramente spericolata, coraggiosa, come si suol dire.

La mia risposta: Questo non è coraggio.

Domanda: Come dovrebbero essere allevati i bambini? Quando diciamo a un bambino: “Non essere timido, sii coraggioso”.

Risposta: Pondera tutto.

Domanda: Con chi stai parlando in questo momento?

Risposta: Al bambino. Soppesa tutto ciò che è a favore e contro. E solo se sei convinto che non ci sia altra via, attacca.

Commento: Ora ti stai rivolgendo al bambino come a un adulto, come a qualcuno dotato di saggezza.

La mia risposta: Cosa puoi fare? Anche con gli adulti è così.

Domanda: Ma dovrebbe essere questo l’atteggiamento nei confronti di un bambino? Quindi valuta, pondera tutto, a favore e contro? E solo dopo questo…?

Risposta: Sì.

Domanda: È questa la cosiddetta educazione?

Risposta: Certo.

Domanda: Un bambino può farlo?

Risposta: Possono farlo. Dato che questa cautela, timidezza, può aiutarli.

Domanda: Di che età del bambino stai parlando?

Risposta: Un bambino piccolo. Dai tre anni.

Domanda: Puoi dire “ponderare” a un bambino di tre anni? Sederti davanti a loro e dire “pondera”? Si può trattare un bambino come un adulto già da una così giovane età?

Risposta: Sì.

Domanda: Se un genitore si comporta così, cosa dici riguardo al genitore?

Risposta: Che il genitore insegna al proprio figlio un approccio equilibrato col mondo.
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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 22/01/24

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Cosa dovrebbero insegnare i media

Domanda: Come possono tutti i media che ci circondano trasformarsi in media kabbalistici, ossia che riportino informazioni utili e non solo stupide?

Risposta: I media dovrebbero educare le persone in modo da indirizzarle verso un’unificazione globale e integrale. Non possono fare altro.

Naturalmente non si tratterebbe di un’educazione kabbalistica, ma di una corretta unità sociale e morale. L’unità kabbalistica arriverà alle persone gradualmente.

Quando cominceranno a connettersi correttamente tra loro sotto la guida dei kabbalisti, allora cominceranno a sentire che in questa unione c’è una specie di forza interna, una proprietà interna, che li eleva e li ispira. Allora cominceranno a comportarsi in modo diverso.
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Da “I Got a Call” di KabTV. Media kabbalistici” 18/1/2012

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