Perché le persone desiderano avere figli? Come possono affermare che avere figli è la gioia più grande della vita, quando così tanti genitori in realtà si pentono di averli avuti?
Un tempo avere un figlio apportava una gioia spontanea. Era una continuazione di sé, un futuro che potevamo tenere tra le braccia. Quella gioia derivava dal vedere la nostra discendenza perpetuarsi, biologicamente, emotivamente e spiritualmente. Dava una direzione e un significato alla vita.
In effetti, è proprio così che dovrebbe essere.
I bambini sono destinati a nascere. Le famiglie sono destinate a crescere. Sono un’estensione organica della vita. Oggi, tuttavia, sempre più persone ritengono che i figli siano un peso. Qualcosa di facoltativo, nella migliore delle ipotesi, spesso da evitare.
Perché? Perché l’ego umano si è evoluto, dividendoci, isolandoci e rinchiudendoci ciascuno nel proprio mondo ristretto. È esattamente così che funziona l’egoismo, un meccanismo egoistico. Più ci disconnettiamo gli uni dagli altri, più alimentiamo l’ego.
Così, ora, persino i bambini possono iniziare a essere percepiti come una minaccia alla nostra autonomia, sconvolgendo la nostra zona di comfort. Non vediamo più il nostro futuro negli altri. Vediamo il nostro “futuro” come la nostra esistenza ininterrotta, da soli.
L’ego umano è un parassita. Ci convince a servire solo se stesso, ma non ci ricambia mai. Eppure, gli obbediamo, anche quando ci rende infelici. Diciamo che avere un figlio è un peso, quando in realtà è l’ego stesso a essere diventato un peso. Ci impedisce di scoprire il nostro vero “bambino”, il nostro sé più profondo, il punto interiore che cerca connessione, amore e il significato della vita.
Questo ego umano in crescita ci conduce continuamente a un vicolo cieco, un luogo in cui ognuno si siede nel suo angolino, isolato, incapace di parlare con nessuno. Il mondo si riduce a uno schermo, uno spuntino e un clic.
Alla fine, sentiremo questo tipo di esistenza come insopportabile, come se non stessimo vivendo la vita. Allora, al culmine di questa situazione di stallo interiore, l’umanità inizierà a porsi le domande giuste, quelle esistenziali: perché siamo qui? Perché ci sentiamo così vuoti, anche quando non ci manca nulla?
È allora che inizia il risveglio. Le persone ricorderanno una frase che hanno sentito una volta da un Kabbalista e, da quel ricordo, inizieranno a muoversi verso la fase successiva dell’evoluzione umana: una connessione umana positiva al di sopra del nostro egoismo e delle nostre pulsioni divisive.
Chiunque si sia già risvegliato a questo processo deve preparare il terreno fin da ora, per diffondere questi messaggi in vari formati, che siano libri, video, audio e testi online, anche se oggi nessuno li ascolta. Questo perché, prima o poi, le persone cercheranno il significato ultimo della vita, al di là degli effimeri obiettivi di piacere che essa ci presenta. Quando lo faranno, dovranno trovare una strada che li attende.
È come insegnare a un bambino piccolo: ci ripetiamo, con gentilezza e pazienza, perché sappiamo che il bambino crescerà. Il bambino deve ascoltare la verità, anche se la dimentica cento volte. Questo è il ruolo di chi custodisce il metodo della connessione umana positiva: avanzare in questa unificazione e continuare a indicare la via finché il mondo non sarà pronto a percorrere quel cammino decisivo.
Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 3 luglio 2025.
Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.
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