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Come si è evoluta l’umanità nel corso del tempo? Si osserva una tendenza al miglioramento o al declino con ogni generazione?

Per migliorare le nostre vite e proteggerci dalle minacce, è fondamentale comprendere a fondo il sistema in cui viviamo. Quali forze operano al suo interno? Come vengono gestite? Cosa ci influenza dall’interno e dall’esterno?

L’universo è il sistema più grande in cui ci evolviamo. Uno spazio immenso popolato da vari corpi celesti, stelle, pianeti e galassie. Secondo quanto abbiamo scoperto, la sua formazione è iniziata circa 14 miliardi di anni fa a partire da una piccola scintilla di energia. Questa energia può essere definita come un desiderio di autosostentamento, un desiderio di esistere, che si è gradualmente moltiplicato.

La materia inanimata è caratterizzata dal desiderio di preservarsi e non ha bisogno di nulla dall’esterno. “Si compiace”, per così dire, di esistere così com’è. Ad esempio, se prendiamo il ferro o l’acqua e vogliamo modificarli, dobbiamo applicare loro una forza. Se non subissero alcuna influenza, rimarrebbero per sempre nella loro forma.

Successivamente si è sviluppato il livello vegetativo. Il desiderio di esistere nelle piante già aspira ad assumere forme più evolute, ad assorbire influenze esterne che appaiono benefiche e a rilasciare sostanze che lo disturbano. Si tratta di un desiderio più sviluppato rispetto a quello degli inanimati. È un desiderio disposto al cambiamento, che di fatto vede il progresso attraverso il cambiamento stesso.

Fin da quando la natura ha avuto origine da un’unica forza, da un unico desiderio, essa continua a rimanere interconnessa in tutte le sue parti. Ciò che un elemento della natura percepisce come dannoso e lo espelle, un altro elemento lo percepisce come benefico e lo assorbe. È così che ogni cosa è connessa. Tutte le parti della natura esistono in un ciclo di assorbimento ed emissione all’interno di un unico meccanismo integrale.

Nel mondo animale, inizialmente si sono sviluppati organismi unicellulari. In seguito, essi “scoprirono” che era più vantaggioso connettersi tra loro e così emersero creature multicellulari. Le cellule assunsero ruoli diversi, iniziarono a cooperare tra loro e si svilupparono corpi differenti a seconda delle condizioni ambientali. È per questo che vediamo, ad esempio, orsi bruni, orsi neri, orsi polari, panda e così via.

Il desiderio degli animali è a un livello più elevato rispetto a quello delle piante, ed è per questo che li vediamo muoversi e cambiare luogo. In ogni cellula vivente, accanto al desiderio di vivere bene, si sviluppa anche l’intelletto, un cervello, un programma specifico per autogestirsi. Memoria degli eventi passati, elaborazione di piani per il futuro e analisi di quale direzione e forma di sviluppo condurrà a una condizione migliore.

In generale, si possono individuare quattro fasi del pensiero che si sviluppano all’interno del desiderio: percezione, confronto, conclusione e riscontro. Ciò si esprime, ad esempio, nel modo in cui ogni creatura sa come costruire una dimora nel terreno o in un albero, come riprodursi e come difendere il proprio territorio.

Gli esseri umani appartengono fisicamente al mondo animale, ma i loro desideri si sono sviluppati a un livello superiore e con essi anche il loro intelletto. È importante sottolineare quanto sia forte la dipendenza dell’essere umano dal proprio ambiente. Se, ad esempio, un bambino cresce nella foresta tra gli animali, diventerà come loro, mentre se cresce in una determinata società, si svilupperà di conseguenza.

Da una prospettiva più ampia, lo sviluppo umano può essere suddiviso in stadi interiori corrispondenti ai livelli inanimato, vegetativo, animato e umano.

Il primo periodo iniziò intorno al 35.000 a.C. e può essere definito come la fase inanimata dello sviluppo umano. I desideri umani erano basilari, a livello di cibo, sesso, famiglia e riparo. Intorno al 3200 a.C. iniziò la fase vegetativa, in cui il desiderio dominante era quello di ricchezza. Successivamente venne il Medioevo, all’incirca dall’anno 500 al XV secolo. Questa fu la fase animata, in cui il desiderio dominante era quello di potere. Dal XV secolo in poi iniziò la fase di sviluppo dell’uomo nell’uomo, in cui il desiderio dominante era quello di conoscenza. Questo desiderio si espresse nella spinta a scoprire continenti e a sviluppare scienza e tecnologia. Fu l’epoca del Rinascimento. La personalità individuale dell’essere umano iniziò a emergere e le persone iniziarono a considerarsi il centro della realtà. Il XX secolo portò enormi scoperte. Ad esempio, Einstein, la teoria della relatività, l’energia nucleare, la comunicazione di massa, la rivoluzione di Internet e molto altro.

Dalla fine del ventesimo secolo, tuttavia, si avverte un declino, una sorta di rallentamento e stagnazione. È come se avessimo raggiunto la fine dell’evoluzione, proprio dal punto da cui tutto ha avuto inizio. Si ha la sensazione di non avere più margini di sviluppo, come se il desiderio di crescere fosse scomparso. In passato c’erano sempre persone che davano inizio a rivoluzioni e nuovi sviluppi. C’erano punti di vista opposti che si confrontavano e contribuivano a chiarire cosa fosse giusto e cosa meno. Negli ultimi anni, però, tutte queste voci sembrano essersi zittite. Nessuno ha grandi progetti o obiettivi illuminanti, per non parlare di una visione avvincente. I desideri si affievoliscono e le persone faticano a trovare l’energia per affrontare la giornata.

Non vediamo nulla davanti a noi. L’umanità non si è mai trovata in una situazione simile, questa è una fase di sviluppo davvero particolare. Da qui dovremo riflettere insieme: quale sviluppo completamente nuovo può emergere da questo vicolo cieco?

Basato su “New Life 115 – Corso Integrale, Parte 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa implica l’interdipendenza globale dell’umanità oggi?

Da un lato, constatiamo che il nostro mondo sta diventando sempre più interconnesso e che l’interdipendenza è in aumento. Dall’altro, vediamo che l’ego umano, ovvero il desiderio di godere a spese altrui, sta raggiungendo livelli altissimi.

Sembra che questo divario crescente tra la natura interconnessa del mondo e la natura egoistica degli esseri umani sia qualcosa che dobbiamo colmare noi stessi. Farlo ci aiuterà a comprendere dove ci sta conducendo quel motore interiore della natura. In altre parole, in quale forma dovrebbe evolversi il desiderio di godere e come possiamo organizzare di conseguenza le relazioni umane nella società?

Se non sviluppiamo tale consapevolezza, è probabile che si verifichino diverse batoste che ci faranno capire che siamo tutti sulla stessa barca, stangate come crisi economiche globali, guerre, disordini, pandemie, disastri ecologici e chissà cos’altro.

Una persona saggia guarda al futuro, perciò vale la pena agire in modo preventivo. Dovremmo già ora cercare di studiare l’ orientamento generale dell’evoluzione e adattarci ad essa. Ciò significa sviluppare un approccio integrale verso noi stessi, gli altri e l’ambiente, considerandoci tutti come parti diverse dello stesso sistema che devono connettersi tra loro attraverso la reciprocità e la complementarietà.

È proprio qui che risiede la nostra scelta: continuare a comportarci come facciamo ora senza cambiare nulla oppure iniziare a muoverci insieme verso un futuro positivo.

“Insieme” è la parola chiave, perché la consapevolezza della libera scelta si esprimerà nella costruzione di un nuovo ambiente, di una società con nuovi valori, valori integrali che siano in linea con lo sviluppo richiesto.

Nessuno da solo può cambiare il desiderio che lo anima. Tuttavia, se insieme decidiamo di elevarci al di sopra del ristretto ed egoistico desiderio di godere e di sviluppare un desiderio di godere integrale e armoniosamente connesso, saremo in grado di scoprire le forze nelle profondità della natura che ci aiuteranno a costruire una società completamente nuova, caratterizzata da legami positivi di considerazione vicendevole, reciprocità, calore umano e sostegno tra tutti.

Basato sul corso “New Life 114 – Creare una nuova cultura sul posto di lavoro” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Ci sono tecniche di vendita obsolete non più efficaci?

Sono stati scritti innumerevoli libri sulle vendite e sono stati sviluppati centinaia di metodi, eppure oggi si percepisce sempre più la sensazione che nulla di tutto ciò funzioni più davvero. Perché sta succedendo? Perché proprio ora? Che aspetto avrà il concetto di vendita nel mondo in cui ci stiamo evolvendo?

Osservando la situazione da una prospettiva più ampia, ci rendiamo conto che viviamo tutti insieme su questo pianeta, come in un’unica casa condivisa. Viviamo grazie agli altri, producendo, vendendo e comprando. Ognuno riceve qualcosa dagli altri e dona qualcosa di proprio.

Di generazione in generazione i nostri desideri si evolvono, dando vita a nuove attività. Ai nostri giorni il mondo è diventato sempre più interconnesso e la dipendenza reciproca è in aumento. Anche interiormente stiamo attraversando cambiamenti fondamentali e il consumo si sta gradualmente spostando dal consumo materiale al consumo emotivo.

Le persone sono meno attratte dagli oggetti e ciò di cui hanno più bisogno è calore, affetto e un’atmosfera positiva. Eppure, poiché questi bisogni raramente vengono soddisfatti, la depressione si sta diffondendo in tutto il mondo.

Nella prossima fase del nostro sviluppo, comprenderemo che non viviamo per vendere, ma per connetterci, e che una profonda connessione con gli altri è ciò che può riempirci della soddisfazione più grande e significativa. Questo ci porterà a sviluppare un approccio integrale alla vita, la consapevolezza che siamo tutti parti di un unico corpo, come diversi organi che hanno bisogno l’uno dell’altro per funzionare. Quando i nostri cuori si apriranno sinceramente gli uni agli altri, vedremo come forze positive inizieranno a fluire tra le persone.

Che ce ne rendiamo conto o no, questa sarà la prossima fase evolutiva dell’umanità come esseri intelligenti. Senza un cambiamento fondamentale nel modo in cui percepiamo le relazioni umane, non saremo in grado di sopravvivere. L’unica domanda è con quale rapidità ci adatteremo alle condizioni del nuovo ambiente.

Le organizzazioni più lungimiranti saranno quelle che inizieranno a investire tempestivamente nello sviluppo di un approccio integrato tra il proprio personale. Questo permetterà loro di progredire con sicurezza, mentre altre organizzazioni potrebbero trovarsi sull’orlo del collasso. Da una prospettiva integrata, emergeranno numerose innovazioni nei servizi e nelle vendite.

Di seguito sono riportati alcuni principi chiave.

Secondo l’approccio integrale all’educazione, prodotti e servizi sono essenzialmente strumenti per costruire un legame tra acquirenti e venditori. In un’organizzazione integrale, i rappresentanti di vendita e assistenza clienti devono vendere un’atmosfera, felicità, gioia e connessione, e a tal fine dovrebbero essere formati.

I bravi professionisti del servizio clienti e delle vendite sono persone che attraggono naturalmente i clienti perché ricevono da loro un trattamento caloroso e premuroso, talvolta persino buoni consigli di vita. Ricordano ai clienti, in qualche modo, il calore di una casa di famiglia. Soprattutto, dimostrano un sincero interesse per il benessere del cliente e coltivano un rapporto di fiducia e positivo.

Quale atteggiamento dovrebbe avere un venditore nei confronti del prodotto che sta vendendo? Il suo obiettivo dovrebbe essere quello di utilizzare il prodotto come mezzo per portare piacere, gioia e tranquillità ai clienti nel tempo. Tale cordialità e atteggiamento positivo indurranno gli acquirenti a tornare dall’azienda e a consigliarla ai loro amici.

In un’organizzazione strutturata, un responsabile vendite e assistenza clienti dovrebbe guidare costantemente il proprio staff, aiutandolo a migliorare le proprie capacità comunicative e a infondere un senso di soddisfazione nei clienti. Chi eccelle in questo ambito merita riconoscimento, apprezzamento e visibilità all’interno dell’azienda.

Un’altra responsabilità del dirigente è quella di garantire la creazione di un rapporto costante e cordiale con la clientela. Questo rapporto non dovrebbe basarsi sul profitto realizzato ieri e sulla speranza di ripeterlo domani, ma piuttosto sul sincero desiderio di mantenere il legame nel tempo.

Ad esempio, si possono organizzare eventi per i figli dei clienti durante le vacanze, campi estivi, gite di gruppo, viaggi e attività simili. I team di assistenza e vendita dovrebbero sviluppare sempre più idee di questo tipo, tutte finalizzate a rafforzare e migliorare il rapporto tra l’organizzazione e i suoi clienti.

Un’organizzazione etica si pone l’obiettivo di rafforzare i legami tra le persone e, per ogni vendita, destina una parte del ricavato a beneficio dei meno fortunati. È particolarmente importante coinvolgere i clienti in questo processo, mostrando loro come il loro acquisto abbia contribuito ad aiutare gli altri.

Inoltre, l’organizzazione si impegna a ridurre al minimo i costi, a mantenere un’elevata qualità dei prodotti, a contenere i margini di profitto e a misurare il proprio successo migliorando il rapporto con il pubblico e incrementando l’interazione positiva.

I professionisti del servizio clienti e delle vendite rappresentano il volto dell’organizzazione e, pertanto, svolgono anche un ruolo educativo e informativo. Devono spiegare alle persone l’approccio integrato con cui l’organizzazione opera e mostrare quali azioni intraprende a beneficio sia dei clienti che della società nel suo complesso.

In effetti, ci troviamo di fronte a una rivoluzione.

Quando ogni persona si sente circondata da calore e affetto, sarà in grado di realizzare appieno il proprio potenziale a beneficio della società.

Basato su “New Life 113 – Lavorare nelle vendite, Parte 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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È importante costruire relazioni con i clienti nelle vendite? Perché?

Qual è la differenza tra parlare con un amico esperto in un determinato settore che ti consiglia cosa acquistare e consultare un commesso in un negozio?

Il mondo sta cambiando, il consumatore sta cambiando e i bisogni stanno cambiando. La realtà sta diventando sempre più interconnessa e ognuno dipende sempre di più da tutti gli altri. Alla fine, ci renderemo conto che siamo tutti sulla stessa barca e che dobbiamo prenderci cura gli uni degli altri per non affondare. Quando questa consapevolezza permeerà ogni ambito della vita, smetteremo di alimentare una cultura consumistica superflua e di imporci a vicenda prodotti e servizi. La gioia non deriverà più dalle compere, ma dalle relazioni autentiche con gli altri.

Le organizzazioni dovranno adattarsi alle nuove condizioni ambientali e ciò richiederà loro di investire nell’apprendimento, nella pratica e nell’ applicazione di un approccio aziendale integrale. Si tratta di un processo profondo e a lungo termine che coinvolgerà tutti i membri dell’organizzazione e creerà una prospettiva completamente nuova.

Man mano che un’organizzazione diventa più integrata, la sua strategia cambierà, così come le sue politiche di marketing, le pubbliche relazioni, la pubblicità e le vendite. L’obiettivo primario sarà quello di apportare un beneficio al pubblico, non in modo superficiale, ma autentico e sincero.

Di conseguenza, il nostro obiettivo come organizzazione non sarà semplicemente quello di far acquistare qualcosa al cliente, ma di assicurarci che sia soddisfatto del rapporto che intrattiene con noi. Vogliamo che si divertano a utilizzare i nostri prodotti e vogliamo goderci il fatto che li apprezzino. Vogliamo trasmettere a loro e alle loro famiglie uno spirito positivo, in modo che il loro rapporto con noi dia loro sicurezza, appagamento, piacere, calore e sostegno, ovvero diversi tipi di sentimenti positivi, come quelli che un bambino prova a casa dei propri genitori. Questo è ciò che manca di più alle persone oggi.

La saggezza delle vendite nella nuova era si riassume nel fatto che il prodotto in sé è secondario, mentre la relazione riveste un’importanza primaria. Non dovremmo puntare a vendere prodotti, ma a instaurare un legame positivo. Questo è il principio fondamentale, tutto il resto deve essere costruito su di esso.

Per questo motivo, la pubblicità di un’organizzazione integrata dovrebbe innanzitutto enfatizzare la natura stessa dell’organizzazione e il suo particolare approccio nei confronti dei clienti. Ciò può avvenire tramite video, brevi articoli e materiali simili che trasmettano lo spirito unico dell’azienda.

Le organizzazioni possono anche predisporre diversi eventi e attività pubbliche che favoriscano la socializzazione, ad esempio in parchi, aree ricreative e altri spazi comuni. L’obiettivo è quello di risollevare il morale pubblico e creare legami umani positivi.

Una volta che i clienti sperimentano concretamente il legame con l’azienda e si sentono soddisfatti del rapporto instaurato, saranno naturalmente portati ad acquistare qualcosa. Oltre al valore pratico del prodotto o del servizio, tale acquisto esprimerà anche il loro desiderio di preservare il rapporto speciale che hanno ricevuto.

Riflettete un attimo su questo: certi prodotti suscitano in noi sentimenti di gratitudine verso chi li ha creati. Percepiamo l’impegno profuso dal produttore e la buona intenzione che traspare dal prodotto stesso. A volte il prodotto ci ricorda esperienze positive del passato e proviamo un senso di calore e un legame speciale con la persona o l’azienda che ce l’ha fornito.

Quando un cliente si rivolge a un venditore per una consulenza, il rapporto dovrebbe assomigliare a quello tra amici intimi. Non c’è un venditore e un acquirente, ma due persone che aspirano a creare un legame positivo. Ad esempio, se si scopre che per il cliente sarebbe meglio non acquistare nulla o acquistare altrove, il consulente dovrebbe dirglielo apertamente, proprio come farebbe con i propri figli.

Inoltre, l’organizzazione dovrebbe riflettere su come promuovere un impatto positivo sull’ambiente in generale. Ad esempio, si potrebbe decidere che per ogni cinque prodotti venduti, uno venga donato a persone bisognose. Questa iniziativa potrebbe essere evidenziata nella pubblicità e i clienti potrebbero essere informati su dove sia finito esattamente quel prodotto donato grazie al loro acquisto. In questo modo, diventerebbero partner nella creazione di un senso di comunità e di appartenenza, un legame profondo tra tutti. L’organizzazione potrebbe anche praticare la trasparenza condividendo informazioni sui costi di produzione e su prezzi equi, chiarendo che, in quanto azienda attenta al benessere sociale, il suo obiettivo non è semplicemente massimizzare i profitti.

In definitiva, lo scopo del rapporto tra un’azienda e il cliente è quello di creare un’esperienza condivisa e far sì che quest’ultimo si senta a proprio agio nel rapporto con l’azienda. Se il cliente continua a essere trattato in questo modo anche dopo l’acquisto, tornerà a comprare da quell’azienda. Questo rapporto speciale, più del prodotto stesso, fornirà quel calore, quella sicurezza e quel supporto di cui le persone sentono la mancanza oggi.

Basato su “New Life 112 – Lavorare nelle vendite, Parte 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come si può attuare un cambiamento all’interno di un’organizzazione senza incontrare resistenze da parte dei dipendenti?

Quando si parla di gestione del cambiamento in un’organizzazione, di solito si immagina un processo in cui essa passa da uno stato all’altro attraverso pianificazione, decisioni e procedure amministrative. Ma se si parla di una transizione integrale, l’approccio è completamente diverso. In questo caso, l’aspetto fondamentale non è una riforma organizzativa nel senso tradizionale del termine, bensì un graduale processo educativo interno attraverso il quale le persone che fanno parte dell’organizzazione iniziano a cambiare dentro di sé. Solo in seguito, in modo naturale, iniziano a cambiare anche le forme esterne del lavoro, delle relazioni e della struttura.

Il principio più importante in questo processo è non intraprendere mai alcuna azione esterna prima che le persone stesse siano interiormente pronte. L’intero procedimento deve iniziare con la formazione. L’organizzazione, dai vertici ai dipendenti, deve iniziare a comprendere la direzione in cui si sta evolvendo l’umanità, il tipo di mondo in cui stiamo entrando, la natura della crisi attuale e il perché la connessione integrale stia diventando una necessità piuttosto che un ideale. Senza questa preparazione interiore, qualsiasi cambiamento strutturale o gestionale fallirà o produrrà solo un breve effetto artificiale, dopodiché l’organizzazione tornerà alle sue vecchie abitudini.

Il processo deve partire dall’interno verso l’esterno. Per prima cosa, cambiamo il nostro modo di pensare, sentire e relazionarci con gli altri. Poi, le relazioni tra le persone iniziano a cambiare. Successivamente, cambiano i rapporti lavorativi. Solo dopo, l’organizzazione stessa può iniziare ad assumere una forma più integrata. Se proviamo a invertire l’ordine e a imporre un nuovo modello organizzativo dall’esterno, senza una preparazione interna, incontreremo resistenza, confusione e fallimento.

Allo stesso tempo, è importante avere un quadro generale dello stato futuro verso cui ci stiamo muovendo. Anche se ci vorranno uno o due anni, o anche di più, è necessario che vi sia una comprensione condivisa del fatto che un’organizzazione integrata è quella in cui tutti, gradualmente, sentono di appartenere a un unico sistema. È un’organizzazione in cui le persone non pensano solo allo stipendio e alla produttività, ma anche alla vita, al benessere, all’umore, alla salute, alla famiglia e ai figli degli altri. Nella sua forma definitiva, un’organizzazione di questo tipo inizia a funzionare quasi come un piccolo stato, prendendosi cura di tutti i suoi membri. Il profitto materiale viene utilizzato in modo razionale ed equo e, al di là del necessario sostentamento materiale, il vero guadagno risiede nel calore, nella fiducia, nell’amicizia, nella responsabilità reciproca e nella gratificazione interiore che le persone traggono dall’appartenenza a un simile contesto.

Naturalmente, questo non avviene dall’oggi al domani. Non stiamo parlando di rendere tutti uguali in termini di stipendio o di abolire ogni gerarchia in un colpo solo. Ma dobbiamo comprendere approssimativamente cosa significhi “integrale” e che ci stiamo muovendo verso questo obiettivo attraverso l’educazione e un graduale adattamento. Il valore ultimo non è la crescita materiale illimitata, ma un ambiente umano sano e sicuro in cui tutti si sentano supportati e inclusi. Dobbiamo arrivare a sentire di vivere in una buona società, di non essere abbandonati e che la nostra vita si svolga all’interno di una rete di premura reciproca.

Quando entro in un’organizzazione, non lo faccio per gestire il cambiamento nel senso convenzionale del termine. Non vengo per annunciare riforme o riprogettare i sistemi retributivi. Inizialmente, il mio obiettivo non è nemmeno quello di cambiare l’organizzazione stessa. Il mio scopo principale è aprire gli occhi alle persone. Mostro loro che esiste un altro modo di comprendere lo sviluppo umano, la società, la natura e la miriade di problemi che incontriamo nella vita. Parlo della natura dell’egoismo umano, di come l’umanità si è evoluta, di come il mondo sia diventato interconnesso, del perché le vecchie forme di relazione non funzionino più e di cosa la natura ci stia chiedendo oggi. Non li metto sotto pressione. Semplicemente, introduco una prospettiva aggiuntiva, una prospettiva integrale.

Attraverso una serie di conversazioni, seminari e discussioni, le persone iniziano a percepire di vivere in un periodo storico particolare, in cui il vecchio modo di gestire la vita e il lavoro non è più sufficiente. Iniziano a collegare i problemi dell’istruzione, della famiglia, del lavoro, dell’economia e della vita personale in un unico processo più ampio. Poi, gradualmente, iniziano a cambiare. Cambiano le loro domande, cambia il loro tono, cambia il modo in cui si ascoltano a vicenda. Osserviamo questo cambiamento attraverso le loro risposte, attraverso sondaggi, discussioni e l’atmosfera che inizia a emergere.

Da lì, possiamo iniziare a introdurre cambiamenti molto sottili. Non ordini o comandi, ma piccole espressioni di un nuovo atteggiamento. I dirigenti possono iniziare a relazionarsi con i dipendenti in modo leggermente più gentile, caloroso e partecipativo. Le persone possono iniziare a mangiare insieme, trascorrere del tempo insieme e partecipare ad attività semplici che rafforzino la vicinanza umana. Possiamo organizzare pasti in comune, gite, attività con figli e coniugi, laboratori, vacanze condivise, persino semplici eventi che creino un senso di appartenenza. Il punto non è l’intrattenimento in sé, ma la connessione. Anche un modesto evento condiviso può produrre un forte cambiamento nell’atmosfera se mira ad avvicinare le persone.

Il punto chiave è che questo processo deve essere molto sottile e quasi impercettibile nelle sue transizioni. Dovrebbe assomigliare a un cambio automatico piuttosto che a uno manuale. Le persone non dovrebbero avere la sensazione che qualcuno le stia costringendo a passare da una “marcia” all’altra. Al contrario, man mano che loro stesse cambiano, cambiano anche le loro relazioni, e quindi le disposizioni esterne possono essere adattate di conseguenza. Ecco perché dico che non c’è una transizione nel senso drammatico che la gente di solito immagina. È più simile a come crescono i bambini. Un giorno semplicemente non vogliono più i vecchi giocattoli e desiderano qualcosa di più avanzato. Nessuno li ha costretti. Lo sviluppo interiore ha preceduto il cambiamento esteriore.

Questo è anche il motivo per cui credo sia meglio iniziare dai dirigenti. I manager sono spesso molto più sensibili a questi processi rispetto ai dipendenti stessi, perché percepiscono in modo più acuto le tensioni, le inefficienze e gli attriti egoistici all’interno dell’organizzazione. Comprendono quanto tempo, energia e produttività vengano sprecati a causa di calcoli ristretti, personali ed egoistici. Quando essi stessi iniziano a sperimentare gli effetti dell’apprendimento integrale e a percepire piccoli cambiamenti interiori nelle proprie relazioni, riescono immediatamente a immaginare cosa ciò possa significare per l’organizzazione nel suo complesso. A quel punto diventano i primi veri sostenitori del processo.

Dopodiché, possiamo procedere gradualmente verso il basso nella gerarchia. Non tutto in una volta e certamente non in un gruppo misto, all’inizio. Prima il direttivo di livello superiore, poi magari i livelli inferiori, infine un numero maggiore di persone. Ogni fase dovrebbe avvenire solo dopo che la precedente abbia iniziato a percepire sia il valore umano intrinseco del processo, sia i suoi benefici pratici a livello organizzativo. Quando i dirigenti iniziano a percepire che il processo riduce la tensione, migliora la collaborazione, fa risparmiare tempo e può in definitiva tradursi in maggiore efficienza e minori costi, allora diventano essi stessi promotori del processo.

È importante comprendere che la resistenza non va contrastata direttamente. Se qualcuno non la vuole, non la vuole. Non stiamo vendendo soluzioni miracolose. Partiamo da un presupposto in cui all’interno dell’organizzazione si riconosce già una certa difficoltà. Ci presentiamo in modo serio, con argomentazioni logiche, esempi concreti e la proposta di migliorare le relazioni interpersonali e, di conseguenza, il benessere dell’organizzazione. Potrebbe essere più opportuno rivolgersi inizialmente all’ufficio risorse umane o a un altro dipartimento che si occupa del personale e del funzionamento interno, per poi estendere l’approccio all’intera struttura dirigenziale. Tutto ciò va fatto nel rispetto dei tempi e della disponibilità dell’organizzazione.

Man mano che il processo si sviluppa, le persone all’interno dell’organizzazione iniziano a discutere spontaneamente su cosa dovrebbe cambiare. Non perché qualcuno glielo imponga, ma perché cominciano a percepire cosa non funziona più e cosa sarebbe più vantaggioso. Attraverso seminari e riflessioni di gruppo, iniziano a dire loro stesse: abbiamo bisogno di un’atmosfera più solidale, di maggiore cooperazione, di meno attriti e di un clima più partecipativo. È così che le decisioni iniziano a emergere dalla mente collettiva, da quella che viene spesso definita “la saggezza dei molti”. Questo è molto più efficace di qualsiasi riforma imposta.

In effetti, la cultura organizzativa inizia a cambiare. Le stesse persone sono ancora lì, ma non sono più le stesse. Iniziano a sentire un senso di appartenenza. I dirigenti iniziano a percepirsi non solo come figure autorevoli, ma come partecipanti a una vita comune. I dipendenti iniziano a sentire che l’ azienda non è solo un luogo in cui vendono la propria forza lavoro, ma un ambiente in cui vivono una parte della loro vita. Questo cambia tutto: il linguaggio, il tono, il modo in cui vengono formulate le richieste, il modo in cui si percepisce la responsabilità e il modo in cui si esprime l’interesse.

Il principio guida di questo processo è la condivisione. Che si tratti di seminari, pasti in compagnia, attività per bambini, sostegno alle famiglie, gite o festeggiamenti comuni, l’importante è creare situazioni in cui le persone sperimentino un legame caloroso e vivo. Questo legame diventa il loro vero vantaggio. Una volta assaporata questa atmosfera, è molto difficile tornare a un ambiente di lavoro freddo e alienante. Il precedente stile di vita ci appare come una giungla, un luogo di criminali o un deserto umano.

Ecco perché il processo non può davvero concludersi. L’egoismo umano continua a crescere e, di conseguenza, anche il lavoro di connessione deve proseguire. In questo senso, lo sviluppo integrale non è un progetto con un inizio e una fine prestabiliti, bensì una coltivazione continua delle relazioni umane. L’organizzazione ha bisogno al suo interno di persone che incarnino lo spirito di connessione, persone che identifichiamo attraverso la loro partecipazione, sensibilità e disponibilità a sostenere il processo. Queste persone diventano i rappresentanti interni di questo spirito e contribuiscono a mantenerlo costantemente dall’interno, pur avvalendosi della guida e del supporto di professionisti esterni che comprendono il metodo.

In definitiva, un’organizzazione integrale è quella in cui le persone iniziano a muoversi insieme senza coercizione esterna. Nessuno esercita pressioni su nessuno, eppure tutti sono coordinati. Come ingranaggi perfettamente sincronizzati che girano insieme senza attrito, ognuno percepisce l’altro, comprende l’altro e partecipa a un unico movimento comune. Questo è già uno stato analogico e integrale. In tale stato, paradossalmente, raggiungiamo la vera libertà. Nessuno ci costringe e noi non costringiamo nessuno. Ci muoviamo insieme agli altri in virtù della comprensione reciproca, dell’inclusione e dell’amore. Questo è il vero obiettivo della gestione del cambiamento in modo integrale.

Basato su “New Life 125 – Effecting Change” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Vedi un cambiamento sociale in atto? A tuo avviso, potrebbe influenzare il mondo del marketing?

Da quale meccanico porteremo la nostra auto? Da quello che imbroglia di meno. Quale idraulico chiameremo? Da quello che non inventa ulteriori ostruzioni. Non abbiamo problemi a pagare per un buon servizio o un buon prodotto; la frustrazione nasce dalla sensazione che tutti cerchino di imbrogliarci, alcuni un po’, altri molto.

In generale, ciò che guida ogni sviluppo in natura e nella società umana è il desiderio insito in ogni essere, il desiderio di godere, o in altre parole, il desiderio di vivere in equilibrio, comfort e benessere. I professionisti del marketing lo sanno bene e cercano di risvegliare in noi il desiderio dei loro prodotti e servizi: “Devi averlo; ti farà sentire davvero bene”. È così che la cultura del consumo si è sviluppata e rafforzata nel corso delle generazioni, ma oggi si possono già intravedere segnali di un cambio di rotta.

Gradualmente, il desiderio interiore delle persone sta cambiando. Le persone sono meno attratte dagli acquisti e dalle acquisizioni personali e più interessate a connessioni significative. Questo è un periodo di transizione. Alla fine raggiungeremo uno stato in cui la massima appagamento deriverà dalle connessioni umane positive e il bisogno di tali connessioni determinerà ciò che accadrà nei mercati e nello sviluppo di prodotti e servizi.

Perché sta succedendo tutto questo? Perché proprio ora? Perché le forze evolutive spingono la specie umana a funzionare come un unico sistema integrato. Questo è anche il motivo per cui il mondo sta diventando sempre più interconnesso, la dipendenza reciproca è in aumento e ci troviamo tutti sulla stessa barca. Alla fine non avremo altra scelta che imparare a vivere insieme con considerazione, reciprocità e complementarietà, altrimenti affonderemo tutti.

Le organizzazioni in grado di riconoscere la tendenza allo sviluppo verso la piena integrazione possono iniziare fin da ora ad adattarsi alle nuove condizioni ambientali.

In pratica, ciò significa apprendere, praticare e rendere effettivo il metodo integrale tra le persone all’interno dell’organizzazione. Si tratta di un processo profondo e a lungo termine il cui obiettivo è quello di fornire a ogni individuo e all’organizzazione nel suo insieme nuovi significati e un nuovo approccio.

Man mano che sempre più persone adottano un approccio integrale alla vita, la strategia organizzativa si evolve di conseguenza, compresa la politica di marketing. L’obiettivo primario diventa promuovere la connessione integrale tra le persone, contribuendo con il nostro ruolo unico a rafforzare il legame positivo di ognuno.

In quanto organizzazione integrata, dovremo spiegare al pubblico il nostro particolare atteggiamento nei suoi confronti e perché aspiriamo sinceramente ad agire per il suo bene. Così facendo, alimenteremo il desiderio di connessione che sta iniziando a risvegliarsi nelle persone, guidandolo e sviluppandolo. Il legame che si creerà tra noi e i nostri clienti ci riempirà, entrambi, di una soddisfazione di livello completamente nuovo.

Spiegheremo che la soddisfazione del cliente per il prodotto o servizio che gli abbiamo offerto rappresenta il nostro principale profitto. In un mondo interconnesso, i profitti non si misurano più solo in dollari, ma anche in “calorie di felicità”. Più la soddisfazione del cliente ci riempie il cuore, maggiore sarà il nostro successo.

Pertanto, fin dalle prime fasi di sviluppo di un prodotto o servizio, coinvolgiamo i nostri clienti. Dopotutto, lavoriamo per loro e desideriamo che ne traggano un reale beneficio, proprio come una madre che cerca di preparare varie prelibatezze per i suoi amati figli. Si assicura che ogni boccone sia davvero gustoso e si rallegra nel vederli mangiare. Anche la loro calorosa risposta è importante e crea un circolo virtuoso di soddisfazione reciproca. In definitiva, è proprio in questa interazione che risiede la promessa di un futuro migliore per noi, come individui e come società.

Ciò rappresenta chiaramente un cambiamento fondamentale di prospettiva, pertanto dovremo pubblicizzarlo e spiegarne i principi integrali che lo sottendono. In questo modo diventeremo non solo un’organizzazione commerciale, ma anche un’organizzazione sociale ed educativa, contribuendo a far progredire l’ambiente in cui operiamo verso un mondo nuovo e migliore.

Quando un cliente acquista un nostro prodotto, è fondamentale che sia soddisfatto non solo del prodotto in sé, ma soprattutto del rapporto positivo che si instaura con noi. Anche se il cliente non ne parla con nessuno, la sensazione che trasmette si propagherà immediatamente come un’onda positiva all’interno della rete di connessioni che si sta diffondendo nel mondo di oggi.

Che lo vogliamo o no, la connessione tra tutti noi opera a livello latente e influenza ognuno di noi. Pertanto, anche una singola interazione interpersonale positiva aggiunge una carica positiva alla rete. In altre parole, ogni interazione cordiale con un cliente agisce come una fonte di energia positiva per l’intera rete.

Possiamo provare a vedere come funziona questo metodo. Nel momento in cui creiamo relazioni autentiche e positive anche con un solo cliente, scopriremo improvvisamente che altri clienti saranno attratti da noi e preferiranno acquistare da noi piuttosto che dalla concorrenza. Anche se non sapranno spiegare perché ci hanno scelto, proveranno un’inclinazione interiore positiva nei nostri confronti.

Si potrebbe discutere a lungo di questo argomento e dei suoi molteplici aspetti, ma qui ci limiteremo a riassumerlo con una semplice intuizione: nel mondo verso cui ci stiamo evolvendo, prodotti e servizi serviranno principalmente come piattaforma per creare connessioni umane armoniose. Queste connessioni ci infonderanno un nuovo spirito e daranno alla vita un sapore molto più ricco.

Basato su “Nuova Vita 111 – Strategie di Marketing per il Futuro, Parte 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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