Qual è la storia della Pasqua (Pesach)?

Quando parliamo di Pasqua, non ci riferiamo a un evento storico, ma a un processo interiore che ogni persona deve affrontare. L’intera storia dell’Egitto, del faraone, di Mosè e dell’Esodo si svolge dentro di noi.

In una persona agiscono due forze principali. Una è la forza del Faraone: il nostro ego, che ci separa, ci allontana dagli altri e ci tiene confinati nella nostra ristretta e egocentrica percezione della realtà. L’altra è la forza di Mosè: un piccolo punto dentro di noi che si risveglia e inizia a spingerci verso qualcosa di più elevato, verso l’unità, la connessione e la rivelazione del significato e dello scopo ultimo della vita.

A un certo punto dello sviluppo umano, iniziamo a sentire che il nostro ego non ci soddisfa più. Diventa limitante e soffocante. Allora cominciamo a interrogarci sul significato e sullo scopo della nostra vita. Questo risveglio è il punto di Mosè dentro di noi.

Ma allo stesso tempo, l’ego, rappresentato dal Faraone, si rafforza. Resiste, ci separa e indurisce il nostro cuore. “Cuore” in questo caso si riferisce ai nostri desideri egoistici, a quelli che perseguono il proprio interesse a discapito degli altri. Sentiamo una lotta interiore. Da un lato, desideriamo la connessione, qualcosa di superiore, dall’altro, una forza ci trascina costantemente verso la separazione e l’egocentrismo.

Il Faraone non è un nemico nel senso comune del termine. È una forza che opera secondo il programma della creazione. Il suo ruolo è quello di rivelare il male insito nella nostra natura egoistica, di mostrarci quanto siamo incapaci di raggiungere la connessione attraverso i nostri innati desideri egoistici. Senza il Faraone, rimarremmo in uno stato confortevole ma limitato, senza mai raggiungere lo scopo della creazione.

Ecco perché il processo si intensifica. Prima ci sono gli “anni di sazietà”, in cui ci sentiamo relativamente a nostro agio nella nostra vita egoistica. Ma poi arrivano gli “anni di carestia”, un crescente senso di insoddisfazione, vuoto e pressione che ci spinge a cercare qualcosa di molto più grande e significativo della nostra vita egoistica.

Il popolo d’Israele che è in noi, ovvero i nostri desideri interiori di connessione, inizialmente resiste a questo processo. Preferisce la comodità. Dice: “Lasciateci in pace. Perché peggiorare le cose?”. È esattamente così che ci comportiamo nella vita. Generalmente preferiamo rimanere in situazioni familiari piuttosto che affrontare un cambiamento interiore.

Ma il processo non può essere fermato. La natura ci spinge in avanti.

Alla fine, si giunge a uno stato in cui si percepisce che non è più possibile rimanere nell’egoismo, ma allo stesso tempo non si riesce a liberarsene da soli. Questa tensione cresce fino a culminare in una svolta, nell’esodo dall’Egitto, nell’uscita dal controllo egoistico.

È qui che i simboli della Pasqua assumono un significato interiore nel processo di abbandono della nostra natura egoistica e di ingresso in una nuova, seconda natura fatta di connessione, amore e dazione.

La matzah  rappresenta la forza della dazione nella sua forma più pura. È “pane azzimo”, ovvero senza ego. Simboleggia lo stato in cui utilizziamo solo la forza della dazione, senza mescolarla con intenzioni egoistiche. Per uscire dall’egoismo, bisogna affidarsi unicamente a questa forza pura.

Il maror , l’erba amara, rappresenta l’amarezza dell’egoismo. È la sensazione di quanto sia dolorosa e insopportabile la nostra natura egoistica. Senza questa amarezza, non vorremmo mai abbandonarla.

Il processo è semplice in linea di principio, ma difficile nella pratica: iniziamo a prendere le distanze dall’uso egoistico dei nostri desideri e aspiriamo alla connessione con gli altri. Lungo il cammino, proviamo amarezza, resistenza e lotta interiore. Tuttavia, gradualmente, acquisiamo la forza della dazione.

Dopo i “sette giorni di Pasqua”, ovvero dopo aver consolidato questa forza dentro di noi, possiamo iniziare a lavorare con l’ego stesso, per correggerlo e integrarlo con la forza della dazione. A quel punto l’ego non è più un nemico, ma diventa un partner nella costruzione di una forma di connessione superiore.

Il punto cruciale è questo: non possiamo rimanere in Egitto, cioè nei nostri desideri egoistici. Anche se desideriamo una vita tranquilla e agiata, il sistema della natura non ce lo permetterà. Proprio come nel corso della storia il popolo ebraico è stato ripetutamente cacciato dai luoghi in cui aveva cercato di stabilirsi pacificamente, così anche noi, interiormente, veniamo spinti fuori dalla nostra natura egoistica.

Questo processo è inevitabile. L’unica questione è se lo affrontiamo consapevolmente e volontariamente, oppure sotto pressione e con sofferenza.

Se comprendiamo il processo, se iniziamo a lavorare correttamente con queste forze del Faraone e di Mosè, allora persino l’ego stesso comincia ad aiutarci. Ci spinge in avanti, rivela ciò che deve essere corretto e, in definitiva, ci conduce all’unità, alla connessione e alla rivelazione della forza superiore che risiede in quella connessione.

Basato su “Cos’è la Pasqua ebraica? – Parte 1 di 2 | Jtimes con il Kabbalista Dr. Michael Laitman”.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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