Qual è il fine spirituale della guerra?

La guerra, come la intendiamo, è un conflitto tra forze opposte, alimentato dal desiderio di dominio, potere e controllo. Tuttavia, da una prospettiva spirituale, la guerra assume un significato completamente diverso. Nella saggezza della Kabbalah, vediamo la guerra come la lotta interna tra egoismo e altruismo: la battaglia tra la natura egoistica con cui nasciamo e la natura superiore dell’amore, della dazione e della connessione che vogliamo di raggiungere.
Si tratta di una lotta interiore a livello dei nostri pensieri, desideri e atteggiamenti reciproci e verso il Creatore, la forza superiore di amore, dazione e connessione che ha creato e sostiene la realtà. L’umanità esiste in un sistema di natura che ci fa evolvere costantemente verso uno stato corretto in cui esistiamo in relazioni armoniose, pacifiche e felici tra di noi e con la natura. Siamo stati progettati per evolvere da uno stato di divisione e odio a uno di unità e amore. Se non riusciamo a farlo volontariamente, la natura esercita una pressione su di noi, costringendoci a riconoscere che ci troviamo in uno stato non corretto. Con il tempo, attraverso la sofferenza e le crisi, ci stanchiamo gradualmente dei nostri modi egoistici e cerchiamo un’esistenza più elevata e più connessa.
Nelle fonti kabbalistiche, questa battaglia è descritta attraverso i concetti di bene e male, luce e oscurità. Queste forze non sono nemici esterni, ma caratteristiche interiori che dobbiamo affrontare dentro di noi. La Torah, ad esempio, parla di guerre contro le nazioni, ma queste non devono essere interpretate letteralmente. Rappresentano invece guerre che dobbiamo condurre all’interno della nostra natura, guerre per trasformare le nostre intenzioni egoistiche in altruistiche.
Quando la Torah parla di conquistare le nazioni o di annientare i nemici, si riferisce al lavoro spirituale di superare i desideri interni che ostacolano la nostra connessione con il Creatore. Questi cosiddetti nemici sono le qualità egoistiche della soddisfazione personale che devono essere sottomesse e reindirizzate verso la dazione agli altri e alla natura. La Terra d’Israele, in questo contesto, non è un luogo fisico ma uno stato spirituale, un livello di esistenza in cui si raggiunge l’unità con la forza superiore di dazione.
Nel corso della storia, l’umanità si è impegnata in una miriade di guerre fisiche, giustificandole con interessi ideologici, religiosi e nazionali. Tuttavia, tutti questi conflitti esterni non sono altro che riflessi delle nostre lotte interiori, non risolte. I Greci, i Romani e le altre forze storiche che si sono scontrate con Israele simboleggiano diversi stadi dello sviluppo umano, alcuni inclini al progresso spirituale e altri che cercano di sopprimerlo.
La correzione spirituale, cioè la trasformazione dell’egoismo, con la sua divisione, l’odio e i desideri egoistici, in altruismo, con le sue qualità di unità, amore e dazione agli altri e alla natura, non può essere ottenuta attraverso la guerra fisica. Richiede un cambiamento fondamentale in ogni persona. Il mondo di oggi continua a soffrire a causa dei conflitti perché non abbiamo ancora riconosciuto la natura delle nostre battaglie. Cerchiamo di dominare all’esterno piuttosto che correggere noi stessi all’interno. È per questo che le guerre persistono e la pace rimane inafferrabile.
Se ci impegniamo nel progresso spirituale, capiamo che combattere i nemici esterni è inutile. Per progredire spiritualmente, invece, ci concentriamo sull’unione con gli altri, sul superamento della nostra natura egoistica e sulla ricerca di uno stato di dazione reciproca. Quando ci allineiamo con le leggi della natura, leggi di amore, dazione e connessione, non c’è bisogno di conflitti fisici. La forza della natura stessa supporta coloro che si impegnano a raggiungere uno stato di amore e dazione nelle loro connessioni e nei loro atteggiamenti reciproci.
Tuttavia, quando resistiamo a questo processo, la sofferenza aumenta. All’umanità viene data una scelta: progredire applicando la propria responsabilità reciproca verso gli altri, o essere costretti a cambiare attraverso sofferenza e distruzione. Più ritardiamo questa presa di coscienza, più intense diventano le pressioni esterne.
La saggezza della Kabbalah insegna che tutte le guerre sono in definitiva guerre per l’unità. La battaglia finale non è tra nazioni, ideologie o sistemi politici, ma all’interno del cuore di ogni persona. Il nostro ego, il desiderio di godere a spese degli altri, combatte contro la forza dell’amore e della dazione e questa lotta si manifesta come guerra nel mondo esterno. Se vogliamo porre fine alla guerra, dobbiamo prima vincere la battaglia interiore.
Quando l’umanità passerà collettivamente dall’egoismo all’altruismo, ponendo il valore della connessione umana positiva al di sopra del guadagno personale, allora i conflitti esterni cesseranno. Quando applicheremo l’apprendimento di come trasformare la nostra natura egoistica nel suo opposto altruistico, imparando a unire al di sopra delle divisioni, raggiungeremo uno stato di completo amore e dazione nelle nostre relazioni reciproche e con la natura nel suo complesso. Un risultato così elevato renderà superflue le guerre, che non avranno più alcuna utilità per il nostro sviluppo.
Fino ad allora, sarebbe saggio concentrarsi sulla nostra correzione interna, riconoscendo che ogni conflitto che vediamo nel mondo è una chiamata per una guerra a un livello più interno, per elevarci al di sopra delle nostre pulsioni egoistiche di divisione e per raggiungere uno stato di amore, dazione e connessione positiva con gli altri e la natura. Le guerre del passato, del presente e del futuro ci indirizzano tutte verso questo obiettivo finale: la rivelazione della forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione attraverso l’unità dell’umanità.
Basato sul video: “The Wars of the Jews – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman.”
Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.
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