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Quali sono le sfide più significative che l’umanità dovrà affrontare nei prossimi cinquant’anni?

Gli scienziati prevedono che nei prossimi 50-100 anni l’umanità affronterà sfide importanti, come:

Modificazione  genetica: Entro il 2050, i progressi nell’ingegneria genetica potrebbero consentire alle persone di migliorare se stesse e i propri figli in modi precedentemente immaginati solo nella fantascienza. (Fonte)

. Invecchiamento della popolazione: Si prevede che il numero di centenari aumenti di oltre 50 volte entro il 2100, passando da 500.000 persone oggi a più di 26 milioni. Questo creerà sfide nella cura degli anziani e potrebbe influenzare le politiche sull’immigrazione. (Fonte) 

. Città che scompaiono: L’innalzamento del livello del mare causato dai cambiamenti climatici potrebbe portare alla perdita di parti delle città costiere. Entro il 2050, le coste degli Stati Uniti potrebbero vedere il livello del mare aumentare fino a 30 centimetri (12 pollici). (Fonte)

. Esaurimento delle risorse naturali: Entro il 2050, ci sarà una maggiore pressione sulle risorse naturali a causa della crescita demografica, con una previsione di aumento del 54% della domanda globale di cibo e un incremento del 56% della domanda di energia. (Fonte) 

. Cambiamento climatico: In uno scenario di “business as usual”, la temperatura globale potrebbe aumentare di 3,2°C entro il 2050, portando a un peggioramento dell’inquinamento atmosferico che colpirà 4,9 miliardi di persone in più e a un maggiore stress idrico che influenzerà 2,75 miliardi di persone. (Fonte)

Tuttavia, nulla di tutto ciò accadrà nel modo in cui lo immaginiamo. Il nostro sviluppo attuale ci sta portando direttamente in un vicolo cieco. Potrebbe sembrare che possiamo affrontare questi problemi popolando altri pianeti e trasformando i deserti, tra le altre soluzioni apparenti. Possiamo costruire, distruggere o rivoluzionare il mondo, ma l’ego umano non ci permetterà di farlo in un modo che alla fine  l’umanità sia avvantaggiata.

Invece, il nostro egoismo, il desiderio di star bene a spese degli altri, renderà la vita insostenibile. Porterà a conflitti senza fine, tra membri della famiglia, genitori e figli, vicini, città e nazioni. Non importa dove o su cosa, non riusciremo ad andare d’accordo. Alla fine, diventerà così estremo che correremo per strade deserte solo per comprare del pane, armati e disperati. È a questo che ci porterà l’egoismo.

Nessuna invenzione ci salverà. Useremo ogni scoperta tecnologica per dominare, sfruttare e sottomettere gli altri. Lo vediamo oggi con i nostri progressi tecnologici. Per cosa li usiamo davvero? Per manipolare, trarre profitto e controllare.

Quindi, invece di inseguire sogni vuoti, sarebbe più saggio porsi la vera domanda: Cosa ci impedisce di essere veramente felici?

La felicità non consiste nel colonizzare pianeti senza vita, costruire auto senza conducente o allungare la vita a duecento anni. Settanta o ottanta anni sono sufficienti se vissuti in modo significativo. Non si tratta di quanto a lungo si vive, ma di come si vive. La morte è inevitabile e cercare di allontanarla è una ricerca senza senso.

Ciò di cui abbiamo veramente bisogno è raggiungere un senso di eternità e di perfezione mentre siamo ancora vivi in questo mondo. Questa è la vera soluzione, non perdersi in distrazioni egoistiche che alla fine porteranno tutto alla rovina.

Possiamo dire che oggi siamo più felici di quanto lo fossero cinquant’anni fa? Non avevano i dispositivi elettronici di cui disponiamo oggi, eppure questo non li rendeva meno felici. Anzi, molti studi dimostrano che oggi le persone sono più depresse, sole, ansiose e stressate, fanno più fatica che mai.

Oggi le persone cercano modi per sfuggire alla realtà, attraverso sostanze, distrazioni o un flusso infinito di intrattenimento. Se una persona vivesse per duecento anni in queste condizioni, cosa farebbe del suo tempo extra? Trascorrerebbe cento di questi anni in un sogno narcotico?

Abbiamo bisogno di creare una buona vita qui e ora e la soluzione è semplice: sviluppare relazioni positive e gentili. Se non riusciremo a stabilire questo aggiornamento delle relazioni umane, andremo dritti verso il disastro.

La gente parla di Armageddon, ma sa almeno cosa significa? Il termine deriva dal nome di una piccola montagna in Israele, Har Megiddo, dove migliaia di anni fa si svolsero delle battaglie. Da allora, il termine è diventato un simbolo della fine del mondo. Tuttavia, non dobbiamo aspettare una tale catastrofe. Possiamo scegliere di non spingerci alla sofferenza estrema. Possiamo rendere la vita pacifica, buona e appagante, non tra cinquant’anni, ma oggi.

Soprattutto, attraverso la saggezza della Kabbalah, possiamo iniziare a percepire il prossimo stadio dell’esistenza, il mondo superiore, la transizione da uno stato all’altro, da un ciclo di vita al successivo. Tutto questo è alla nostra portata. Auguro davvero a tutti di scoprire questo stato eterno di crescita e realizzazione, e di farlo al più presto, risparmiandoci molte sofferenze.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 26 ottobre 2017.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Nascere, soffrire, morire: tutto qui?

Domanda: Qual è lo scopo della nascita?

Risposta: Lo scopo della nascita? In linea di principio non appare chiaro a una persona e quindi non riesce a vedere né un inizio né una fine. Le persone percepiscono se stesse solo a livello animalesco: la nascita del corpo fisico, la sofferenza del corpo fisico, alcuni piaceri del corpo fisico e la morte del corpo fisico. Niente di più. Se non riusciamo a elevarci al di sopra di questo, allora non ne comprendiamo il significato.

Domanda: Quindi, se non possiamo elevarci al di sopra, allora questa è l’intera storia dell’umanità: le persone nascono, soffrono e muoiono. Ma se possiamo o vogliamo elevarci più in alto, cosa diventa allora la storia dell’umanità?

Risposta: A questo punto dobbiamo staccarci dal corpo fisico, elevarci al di sopra di esso e non vivere secondo i suoi desideri e le sue aspirazioni. Solo allora iniziamo a sentire ciò che il nostro corpo spirituale ci chiede.

Domanda: Quindi in cosa consiste questa affermazione? Se nascere significa elevarsi al di sopra dell’egoismo, allora in cosa si trasforma la sofferenza?

Risposta: Diventa separazione dall’egoismo, un’ascesa al di sopra di esso e una percezione della realtà in un modo diverso, attraverso la dazione, l’amore, la connessione e la reciprocità. Non attraverso la ricezione, come nel corpo fisico, ma attraverso la dazione, come nel corpo spirituale.

Commento: È molto amaro per me che la nostra condizione terrena sia “nascere, soffrire e morire”.
La mia risposta: E senza questa, non è possibile avere qualcos’altro. Non saremmo in grado di raggiungere una forma eterna attraverso i nostri sforzi e le nostre capacità.

Domanda: Quindi deve esserci una condizione iniziale da realizzare e da cui poi volerci liberare?

Risposta: Sì.

Commento: Ma questo va avanti da millenni! Da millenni e millenni scriviamo volumi di storia!

La mia risposta: Queste sono anime! Cosa sono la storia e i libri in confronto? Non sono niente!

Domanda: Quindi alla fine, una persona nasce per vivere in eterno. È così?

Risposta: Certo. Credo che stiamo gradualmente giungendo a questa consapevolezza.

Commento: Oggi sembri più ottimista. Davvero pensi che noi…

La mia risposta: No, il mio ottimismo deriva dal pessimismo assoluto riguardo al nostro mondo. Credo che l’umanità si sveglierà e si renderà conto che non vale la pena vivere solo per questa vita.
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Da “News with Dr.Michael Laitman” di KabTV del 5/10/23

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La felicità può essere misurata? Perché o perché no?

I tentativi scientifici di definire la felicità si basano spesso su indicatori esterni come un reddito medio elevato, un basso tasso di disoccupazione, la libertà economica e un mercato del lavoro aperto. Tuttavia, nonostante queste condizioni apparentemente favorevoli, la vera felicità rimane sfuggente. Anche i generosi benefici sociali e la riduzione delle disuguaglianze non garantiscono un senso di benessere. Ad esempio, la Norvegia, nonostante l’elevato tenore di vita, ha uno dei più alti tassi di suicidio.

Gli scienziati cercano di misurare la felicità attraverso l’aspettativa di vita, l’istruzione, il PIL pro capite e il potere d’acquisto, ma le persone non si sentono ancora davvero felici. Questo perché la felicità non è uno stato materiale, ma spirituale.

La felicità è la connessione con l’eternità e la perfezione, lo scopo stesso della vita verso cui possiamo continuamente calibrarci. Tuttavia, se facciamo un passo verso questo scopo ultimo, ci ritroviamo di nuovo ad allontanarci da esso e questo genera un processo continuo di aspirazione. Questa ricerca ha i suoi dolori e le sue lotte, ma non sono dolori vuoti. Sono invece le dolci sofferenze dell’amore, cioè il sentimento simultaneo di desiderio e di appagamento che insieme formano la sensazione di felicità.

Ad esempio, due persone possono desiderarsi per molti anni, soffrendo per la separazione, avvicinandosi l’una all’altra, sognando l’unione. Quando finalmente si incontrano, tutte le sofferenze passate si fondono con il momento attuale di vicinanza, creando un potente senso di felicità. Più queste due forze opposte di desiderio e appagamento crescono e si sostengono a vicenda, più forte diventa la sensazione di felicità.

Non c’è felicità senza sofferenza e la sofferenza deve inevitabilmente portare alla felicità. Per questo si chiama “sofferenza d’amore”, perché l’amore non può esistere senza l’esperienza precedente della nostalgia, della mancanza e del desiderio. Questi desideri emergono proprio nella ricerca, nel movimento verso l’amore, formando un contenitore per la sensazione di felicità. Tuttavia, quando raggiungiamo la felicità, questa comincia a svanire.

Pertanto, la felicità deve essere continuamente rinnovata. Anche se rimaniamo fisicamente con la persona amata, dobbiamo coltivare costantemente nuovi desideri e aspirazioni nei suoi confronti. Così facendo, creiamo l’illusione della distanza, riaccendendo il desiderio e la gioia della vicinanza.

La felicità esiste in equilibrio, nella linea di mezzo tra due forze. Da un lato c’è la continua rivelazione dello sforzo, del desiderio e del vuoto; dall’altro c’è la connessione, l’amore e la pienezza. La linea di mezzo unisce queste forze, assicurando che il desiderio e l’appagamento crescano insieme. Questo ci permette di sperimentare l’eternità e la perfezione, oscillando tra gli estremi ma esistendo in entrambi contemporaneamente.

Tuttavia, questa comprensione non può essere trasmessa attraverso spiegazioni esterne. Richiede uno sviluppo interiore, un affinamento della percezione che le persone non possiedono ancora. È proprio questo lo scopo della saggezza della Kabbalah, cioè la saggezza di “come ricevere” (“Kabbalah” in ebraico significa “ricezione”). Essa insegna come costruire un contenitore tale da poter provare una felicità autentica e duratura.

Tratto dalla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” in onda su KabTV il 12 maggio 2022.

Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Se potessimo sperimentare la sofferenza delle persone nelle guerre e nei disastri naturali, saremmo in grado di fare scelte migliori per i nostri futuri percorsi?

L’esperienza della sofferenza per le guerre o i disastri naturali non ci concede la scelta definitiva che dobbiamo compiere: il libero arbitrio. In questi casi, ci sottomettiamo semplicemente ai colpi, il che non è una scelta libera. La natura è specificamente interessata alla nostra scelta consapevole di salire al livello successivo di sviluppo, altrimenti non è affatto una opzione umana.

Il passaggio dal livello inanimato dello sviluppo naturale a quello vegetale e da quest’ultimo a quello animato, avviene sotto la pressione della natura. L’umanità di oggi è il risultato di questo sviluppo evolutivo. Tuttavia, ora dobbiamo compiere il passo successivo in modo consapevole, non istintivo. Dobbiamo ascendere dal livello animato a quello umano in un modo completamente nuovo. È per questo che la saggezza della Kabbalah emerge oggi come sistema di conoscenza. Dopo aver attraversato gli stadi inanimato, vegetale e animale, ora abbiamo una tendenza unica dentro di noi, una spinta ad elevarci al di sopra del nostro io personale, dei nostri desideri egoistici.

Esistiamo in uno stato intermedio. Tra la materia inanimata e quella vegetale troviamo i coralli; tra la vita vegetale e quella animata c’è il cosiddetto “dog of the field” e tra il livello animato e l’uomo (Adam in ebraico, da “Domeh le Elyon” [simile all’altissimo]) troviamo la scimmia. Allo stesso modo, tra il livello umano di questo mondo e il successivo livello umano nel mondo superiore, c’è il Kabbalista.

Un Kabbalista è unico. Da un lato, possiede ancora gli attributi animaleschi di questo mondo, ma dall’altro acquisisce le qualità del livello successivo, superiore. A differenza dei precedenti salti evolutivi, che avvenivano sotto le forze istintive della natura, l’ascesa del Kabbalista avviene consapevolmente. Per questo la Kabbalah ci insegna la libertà di scelta, a lavorare in gruppo e a porci in determinate condizioni che facilitano la trasformazione interiore.

Dobbiamo apparentemente tirarci fuori da uno stato in cui l’ego ci controlla ed elevarci a uno stato superiore in cui bilanciamo l’ego con una neonata forza positiva che è opposta all’ego. Questo crea una nuova esistenza in cui due forze operano in noi: la forza egoistica negativa e la forza altruistica positiva.

La natura del nostro mondo manca di una forza altruistica, quindi dobbiamo attrarla. Quando lo faremo, esisteremo in uno stato di equilibrio tra queste due forze. Chiamiamo questo stato di equilibrio: “La linea di mezzo”. Spero che raggiungeremo questo stato attraverso la libera scelta e che non saremo costretti a farlo attraverso grandi guerre e sofferenze.

Inoltre, possiamo evitare l’apocalisse e persino i disastri naturali facendo la scelta giusta. Anche se solo una piccola parte dell’umanità arriva a capire che l’unico modo per prevenire queste catastrofi è applicare il metodo che ci spiega come e perché funziona la natura, qual è la nostra natura in contrasto con la natura in generale e come possiamo elevarci dalla nostra natura egoistica alla natura altruistica complessiva al di fuori di noi, dobbiamo comunque raggiungere la consapevolezza che non c’è alternativa.

Ma perché l’umanità riceve questi colpi se non portano a un vero sviluppo? L’accumulo di sofferenza alla fine costringe l’umanità a pensare a cosa fare dopo. In altre parole, la sofferenza equilibra l’ego umano.

Pensate a un bambino che si rifiuta di andare a scuola. I genitori, cercando di guidarlo, iniziano a togliergli i suoi momenti di gioia, prima il pallone, poi la bicicletta e così via, finché non ha altra scelta che accettare di andare a scuola. Anche in una situazione del genere, esiste ancora una scelta. Una persona è sempre sottoposta a qualche forma di limitazione e la scelta non richiede una libertà assoluta.

In questo modo, ci viene data l’opportunità di scegliere un’ascesa nei nostri atteggiamenti interiori: da egoisti ad altruisti, da divisivi a positivamente connessi, da indifferenti a premurosi, da odiosi ad amorevoli, e così via. È anche una scelta tra ricompensa e punizione. Dobbiamo arrivare a comprendere le condizioni e le circostanze precise che ci portano allo stato unico chiamato: “Libertà”.

Basato sulla lezione di Kabbalah in russo con il Kabbalist Dr. Michael Laitman del 7 ottobre 2016.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Sentire il Contatto con il Creatore

Domanda: La cosa più importante è sempre la ricerca dell’unità delle intenzioni? L’ascesa si verifica solo quando si entra in contatto con il Creatore?”

Nel percorso del lavoro spirituale, a volte si riesce ad afferrare questo contatto, ma poi scompare, lo si ritrova di nuovo e poi svanisce. Prima o poi questo dovrebbe portare a un’adesione permanente con Lui, o queste disconnessioni continueranno sempre a verificarsi?

Risposta: Le disconnessioni devono avvenire per scuoterti, affinché tu non ti convinca di avere sempre un contatto con il Creatore e in modo che tu possa naturalmente andare oltre la percezione di questo mondo e iniziare a sentire il mondo superiore.

Perciò, il nostro compito è elevarci al di sopra di noi stessi ed accedere alla percezione del Creatore.
L’uomo riceve sempre l’opportunità di avanzare di un grado rispetto a prima. Dobbiamo essere pronti a questo: voglio sentirlo nel cuore e nella mente, in modo da poter sperimentare veramente il contatto con il Creatore.

Domanda: Il timore cresce man mano che ci si avvicina a questo?

Risposta: Di solito sì.

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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 22/02/25, “Proseguire il Congresso con un Avanzamento”

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Qual è lo scopo della sofferenza emotiva?

Perché la sofferenza abbia uno scopo, deve portare a un risultato. Altrimenti, la incanaleremo semplicemente nella letteratura, nella musica o in altre espressioni creative. Molte grandi opere d’arte sono nate dalla sofferenza, ma al di là dell’espressione artistica, la sofferenza ci costringe a cambiare il nostro atteggiamento verso il mondo, a ripensare il nostro approccio alla vita e, così facendo, a evolvere.

La sofferenza fa progredire l’umanità. È il motore di tutte le trasformazioni e le scoperte più importanti. Senza la sofferenza, rimarremmo stagnanti, non disposti a mettere in discussione noi stessi, ciò che ci circonda o il nostro scopo.

Possiamo accettare la sofferenza? La maggior parte delle persone lo fa. La sopportano, incapaci di contrastarla, limitandosi ad assecondare le difficoltà che la vita riserva loro.

Tuttavia, ci sono persone che non si limitano a soffrire passivamente. Alcuni si elevano al di sopra della sofferenza per raggiungere un livello superiore di esistenza. Invece di annegare nel dolore, lo usano come catalizzatore per il cambiamento interiore, per l’ascesa spirituale. Questo è il vero scopo della sofferenza: farci interrogare sul suo significato e sui suoi scopi, per poi spingerci oltre i nostri limiti, verso un nuovo grado di comprensione e per vivere in un nuovo livello di esistenza.

Tratto dalla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” in onda su KabTV l’8 giugno 2018.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Pensare all’intero Kli mondiale

Domanda: Al congresso c’è un’altissima concentrazione di amore e tutti lo sentono. Abbiamo letto che dobbiamo risvegliare i cuori dei nostri amici.
Cos’altro possiamo fare affinché questa concentrazione possa essere percepita ovunque nel nostro Kli mondiale e soprattutto da coloro che non sono potuti venire?

Risposta: Basta pensare a loro, scrivere e contattarli.

Domanda: È venuta qui tutta la nostra decina eccetto un amico, ed è stato come se una parte del mio cuore fosse rimasta lì con lui. Come possiamo raccogliere qui tutte le nostre parti, compreso quell’amico?

Risposta: La cosa più importante è che, se tu e i tuoi amici immaginate di essere in un unico desiderio, volete sentire solo questo. Allora tutto funzionerà.

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Dalla seconda parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17/2/25, Preparazione per l’apertura del cuore al Congresso

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Ci stiamo avviando verso un’altra guerra mondiale?

Baal HaSulam, il più grande e rinomato Kabbalista del XX secolo, scrisse della possibilità di una Terza e persino di una Quarta Guerra Mondiale. Ad esempio, nei suoi “Scritti dell’ultima generazione”, ha affermato:

“Ci sono due vie per scoprire la completezza: la via della Torah o la via della sofferenza. Il Creatore ha dato all’umanità la tecnologia, finché non hanno inventato l’ atomica e le bombe all’idrogeno. Se la rovina totale che sono destinati a portare sul mondo non è ancora evidente al mondo, possono aspettare una terza guerra mondiale o una quarta. Le bombe faranno il loro lavoro e i reduci che rimarranno dopo la rovina non avranno altra scelta che farsi carico di questo impegno, che prevede che sia gli individui che le nazioni non si occupino di se stessi più di quanto sia necessario per il loro sostentamento, mentre tutto il resto sarà rivolto al bene degli altri. Se tutte le nazioni del mondo saranno d’accordo, non ci saranno più guerre nel mondo, perché nessuno si preoccuperà del proprio benessere, ma solo di quello degli altri”.

Molti si chiedono se questo accadrà. I Kabbalisti vedono il sistema generale di gestione e i potenziali percorsi che abbiamo davanti. Vedono che esiste la libertà di scelta per ogni individuo e per tutta l’umanità.

Ci sono due modi per avanzare nella realtà: la via della sofferenza o la via della Torah, la via della luce. La via della Torah non si riferisce alla religione. Descrive piuttosto l’apprendimento di come funzionano le leggi della natura, di come la natura egoistica dell’uomo sia opposta alla legge altruistica generale della natura e di come possiamo passare dall’egoismo all’altruismo per raggiungere l’equilibrio con la legge generale della natura e quindi un’esistenza armoniosa, pacifica e felice. Se scegliamo di vivere secondo il solito percorso materialistico, concentrandoci solo sull’esistenza fisica, questo mondo ci condurrà inevitabilmente in un vicolo cieco. Ci spingerà in uno stato insopportabile che alla fine ci costringerà ad ascendere. Tuttavia, prima di decidere di elevarci al di sopra del nostro livello attuale, potremmo sperimentare sofferenze estreme, compresi gli orrori della Terza e della Quarta Guerra Mondiale e altri eventi catastrofici. Finora, vediamo che nulla nel mondo sta cambiando in meglio.

La terza e la quarta guerra mondiale, così come i disastri ecologici, le carestie, le crisi climatiche, i terremoti e altri sconvolgimenti sono tutti latenti nel piano della natura. Questi eventi esistono come scenari potenziali, in attesa di essere attivati a seconda delle nostre scelte. Il loro scopo è quello di scuotere l’umanità, di risvegliarci, di farci sentire la necessità di un nuovo livello di sviluppo in cui ci equilibriamo volontariamente con la legge altruistica generale della natura. Ma se affrontiamo queste minacce da una prospettiva puramente fisica, concentrata unicamente sulla nostra sopravvivenza, sperimenteremo queste trasformazioni nel modo più doloroso.

Se scegliamo di elevarci in equilibrio con la natura, ci colleghiamo a forze completamente diverse. Invece di essere costretti a evolvere attraverso la sofferenza, influenziamo il sistema di gestione della natura su di noi. Allora la nostra realtà attuale non ci costringerà a trasformarci attraverso la sofferenza e ci eleveremo invece al livello successivo, più alto, di esistenza per nostra libera scelta.

Tutto apparirà diverso. Il mondo si trasformerà in un luogo meraviglioso e noi ci integreremo nella sua gestione. Avanzeremo con la comprensione, sapendo perché le cose accadono nel modo in cui accadono e dove siamo diretti. Questo approccio cambierà completamente la nostra vita e i nostri atteggiamenti.

In questo modo progrediremo attraverso il cosiddetto “raggio di luce”, cioè elevandoci al di sopra della nostra esistenza animalesca e sviluppando il desiderio di connetterci a qualcosa di più elevato. Il sistema di gestione della natura esiste al di sopra della nostra percezione e sensazione egoistica,  sta a noi coglierlo e integrarlo. Tutti dobbiamo attraversare questo processo e chi non l’ha ancora fatto lo sperimenterà inevitabilmente a suo tempo.

Basato sulla lezione di Kabbalah in russo del 7 ottobre 2016.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Uno schiavo del proprio ambiente

Domanda: Tu affermi che Internet e i cellulari possono fornire a una persona una simulazione di connessione spirituale continua con noi. Non c’è il rischio di essere trascinati in questo gioco al punto che ci consumerà come una droga?

Risposta: È esattamente ciò di cui abbiamo bisogno. Non credo che un gioco del genere diventerà una forte dipendenza perché una persona si troverà costantemente di fronte a delle sfide e dovrà risolverle.

Sarà un gioco consapevole, un vero stato dell’essere. Vedrà tutti i suoi problemi, tutti i suoi disallineamenti interiori, tra sé e il gruppo, tra sé e il Creatore. Per questo motivo, non avrà lo stesso potere di presa sul nostro egoismo come hanno altre cose che creano dipendenza.

D’altra parte, lo spirito di competizione, il desiderio di raggiungere lo scopo, l’invidia che gli altri avanzino mentre io no, l’amor proprio, la vanità, il desiderio di potere: tutte queste qualità apparentemente negative devono in realtà aiutarci. Vedremo perché sono state create.

L’egoismo stesso è un aiuto contro di noi: “Ho creato un aiuto contro di te”, fu detto ad Adamo riguardo a Eva. Questo è esattamente il nostro egoismo. In altre parole, tutte le qualità negative in una persona sono necessarie per tirarla fuori dall’egoismo.

I peggiori tratti egoistici, il potere, la fama, i vari impulsi negativi verso gli altri, il desiderio di dominare e controllare, sono in realtà ciò che mi lega al mio ambiente. E qui, ne divento veramente schiavo.

Se non avessi l’invidia, il desiderio di essere superiore agli altri o il bisogno del loro rispetto, li oltrepasserei con la stessa indifferenza di un gatto che passa davanti a un’orchestra sinfonica. Ma poiché voglio sfruttare appieno l’ambiente circostante, ne divento dipendente.

A questo punto, cominciamo a renderci conto di come l’egoismo sia stato progettato in modo meraviglioso, perché dal nostro stato attuale l’unico modo per connetterci con il nostro ambiente è rappresentato dall’egoismo. E così ti viene data questa opportunità, la tua dipendenza dall’ambiente.

Ora l’ambiente detterà le sue condizioni: “Ah! Quindi siamo importanti per te? Vuoi il nostro rispetto? Ci invidi?” E ti imporranno delle condizioni con cui potrai in qualche modo realizzare e soddisfare i tuoi bisogni egoistici.

E le loro condizioni sono severe: dona, ama e sacrifica te stesso per noi. E inizi a capire che queste condizioni sono necessarie per realizzare te stesso e andare avanti. Questo è davvero l’aiuto che esiste dentro di te.
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Da “Ho ricevuto una chiamata. Comunità virtuale, parte 3” di KabTV 16/05/10

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Come si costruisce la vita che si vuole?

Immaginate di poter controllare la trama della vostra vita, proprio come in un film che si adatta in base alle reazioni del pubblico. Molti potrebbero trovare affascinante questa idea, ma solo una persona estremamente egoista potrebbe pensare di controllare il mondo in questo modo. Dopo tutto, viviamo in un mondo in cui esistono miliardi di persone. Se vogliamo cambiare noi stessi, il nostro percorso di vita, inevitabilmente influenziamo il destino di tutti gli altri. Non possiamo agire solo in base ai nostri desideri senza influenzare gli altri.

Pensare a un tale controllo è possibile, ma completamente irrealistico. Non funzionerà mai. Quello che potrebbe funzionare è qualcosa di completamente diverso: Se desideriamo sinceramente il bene per tutti, pensando e agendo in modi che avvantaggino tutti,  se comprendiamo veramente cosa significa “bene” senza errori, allora possiamo influenzare positivamente le nostre vite e il mondo.

Perché ciò accada, dobbiamo scoprire il quadro generale, il fatto che siamo tutti parti interconnesse di un unico sistema. Non si può sfuggire a questa rete. Anche se ci limitiamo a pensare qualcosa di negativo sugli altri, distorciamo già il sistema delle nostre connessioni. Come reagisce il sistema? Riflette questa distorsione su di noi, costringendoci a fare una correzione. Ci piega di nuovo al nostro posto. Ecco perché molte persone sono infelici.

Cerchiamo costantemente di modellarci a vicenda per adattarci alle nostre aspettative, ma il sistema non funziona così. Al contrario, ci rimodella. Ognuno di noi crea connessioni difettose e il sistema ci costringe a ripararle.

Se una massa critica di persone si sposta verso interazioni positive e premurose per cambiare questo sistema, anche in una particolare regione o gruppo, allora, se lo desiderano veramente, il cambiamento può avvenire. Tuttavia, tale cambiamento richiede una trasformazione a livello individuale, che necessita di un nuovo tipo di educazione. Senza un’educazione che arricchisca seriamente le connessioni, non accadrà.

Ma prima è necessario che le persone sviluppino il desiderio di cambiare. Oggi questo desiderio sta emergendo gradualmente. Poi, con questo desiderio di cambiamento, le persone possono trovare le chiavi della felicità, che non è solo temporanea, ma eterna e perfetta. Il programma della natura opera su tutti e su tutto, portandoci gradualmente all’inevitabile risultato di un’esistenza eterna e perfetta. Possiamo raggiungere questo risultato attraverso una crescente comprensione, consapevolezza e piacere, oppure possiamo rimanere nell’oscurità, come i personaggi di un film che non sanno mai quale nuovo colpo li attende dietro il prossimo angolo o dietro la prossima porta.

Studio e insegno la saggezza della Kabbalah da oltre 40 anni e, grazie alle mie ricerche in questo campo, posso affermare con certezza che questo metodo è stato creato per addolcire il viaggio verso lo stato finale in cui l’umanità è diretta. Non c’è quindi bisogno di sopportare una sofferenza continua quando possiamo prendere le chiavi per aprirci a una vita felice, armoniosa e pacifica.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda l’8 giugno 2018.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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