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Lezione quotidiana di Kabbalah – 11.12.2014

Scritti di Rabash, “Dargot Hasulam”, l’articolo 875
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Scritti di Baal HaSulam, TES, Volume 6, parte 16, punto 57
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Zohar per tutti, Introduzione, articolo “Spiegazione della divisione dei Quattordici Comandamenti in Dieci Parole”
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Scritti di Baal HaSulam, articolo “L’Essenza della Saggezza della Kabbalah”, titolo “La molteplicità di Partzufim, Sefirot, e Mondi”
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Esau e Giacobbe: Una battaglia per il comando

Dr. Michael LaitmanDomanda: La Torà dice che Giacobbe seguì il consiglio della madre e finse di essere suo fratello Esau. In questo modo, ricevette con l’inganno la benedizione di Giacobbe. Di cosa tratta questa storia?

Risposta: Isacco rappresenta la linea di sinistra. Esau e Giacobbe rappresentano le due linee che derivano da lui. Nessuna di queste linee può esistere senza le altre.

Giacobbe era colui che doveva ricevere la benedizione, poiché era stato scelto per indicare e mettere in pratica l’intero processo di correzione. Egli è colui che ha fatto avere tutto quello che serve per raggiungere lo stato corretto alla fine del processo.

Però, Isacco aveva dato la vita anche ad Easu perché è assolutamente impossibile avanzare senza la sua linea. In sostanza, la linea di Esau è la linea del desiderio, del vuoto, del bisogno e della pretesa di essere appagati. In altre parole, Esau rappresenta la sensazione di vuoto, di sofferenza, e di inseguimento.

Ecco perché Esau andava nei campi (il campo della vita), che stanno ad indicare il fondamento dell’esistenza umana nella capacità di essere dei soggetti relativamente liberi. Senza questa base, la vita umana non ha alcun senso. Senza la qualità che si chiama Esau, una persona non può oltrepassare lo stato chiamato Adam (Uomo), e così rimane allo stato animato. Ciò spiega perché Esau è stato il primogenito di Isacco al quale egli doveva trasferire tutto quello che aveva.

Al contrario, per Rebecca, la moglie di Isacco, non fu così perché il programma della creazione era stato originariamente inserito in Giacobbe e non in Esau. In sostanza, Giacobbe non è un discendente di Isacco, lo è invece di Abramo. Egli è il figlio di Isacco, ma non è il suo primogenito.

Questa disposizione dimostra chiaramente che il programma della creazione è un fattore ausiliario, mentre la questione della creazione è la cosa basilare. Lo stesso si applica alla natura. Anche se Israele (“la direzione per me” – לי ראש) è la direzione dell’umanità, sebbene l’umanità sia la materia basilare del desiderio che condurre all’unità, all’adesione al Creatore.

Domanda: Ciò significa che Esau (un desiderio vuoto che richiede appagamento) rappresenta il mondo contemporaneo?

Risposta: Le forze più oscure e più forti si devono trasformare nelle più leggere. Il popolo ebraico è obbligato a portare le masse a fondersi con il Creatore. Il Creatore sta aspettando Esau, mentre a Giacobbe è assegnato di adempiere il suo ruolo.

E’ una battaglia per il comando, chi tra loro ne sente di più l’importanza. Si tratta di una suddivisione delle funzioni e dell’identificazione di quale tipo di connessione con il Creatore ognuna di queste funzioni comporta. La lotta continuerà fino all’ultimissimo stato, momento in cui la competizione tra loro si trasformerà in connessione e riempimento l’uno nell’altro. L’egoismo non può raggiungere questo risultato da solo.

Infatti, Giacobbe non capiva proprio perché fosse coinvolto in questo problema. Era il cocco di mamma; non aveva dei desideri immensi, e nemmeno bisogni senza fondo come invece aveva Esau.

Dall’altra parte, Esau era enorme, forte e maestoso, ma allo stesso tempo era infelice e vuoto. Dobbiamo comprendere questo ruolo non invidiabile. Se guardiamo all’umanità misera, infelice e sofferente che guadagna miliardi di dollari senza avere nessuna indicazione di cosa farsene, è molto difficile provare dell’invidia. Esau rappresenta le masse generali che devono essere rimesse in ordine.

Esau pretende una risposta da Giacobbe. Uno dei principali anti-Semiti, come Henry Ford, aveva capito questo fatto e ne aveva scritto. Nonostante questo, gli Ebrei vogliono ancora scappare in America e confondersi lì. Farebbero qualsiasi cosa pur di non essere identificati come Ebrei.

Domanda: Anche Giacobbe fece dei piccoli sforzi per resistere alla sua missione, ma sua madre lo forzò a seguirla. Infatti, chi è “la madre”? Chi spinge il popolo Ebraico ad agire come Giacobbe?

Risposta: La madre è la qualità di Bina. E’ la qualità della dazione e dell’amore che realizza in modo chiaro questo programma il quale, in caso contrario, non sarebbe mai messo in pratica rispetto a tutta l’umanità.

Questa particolare madre ha due figli, i quali sono entrambi nati dall’amore chiamato Bina. Essi si distinguono solamente in base all’intenzione di mostrare all’umanità il modo di unire le qualità di Esau e le qualità di Giacobbe, e di dimostrare all’umanità come direzionare correttamente queste qualità. La qualità chiamata Giacobbe deve intenzionalmente coprire le qualità di Esau. Se questo succede, allora tutto funziona bene.

In generale nessuno dei due fratelli può essere rimproverato per nulla. Solamente acquisendo un genuino libero arbitrio lo possiamo mettere in pratica nella nostra vita. Io direi che attualmente stiamo attraversando questo stato. Sebbene non sia attuale di per sé, infatti, è iniziato al tempo dell’Ari, nel 16° secolo.

Nonostante questo, siamo molto indietro. Guardate a quello che sta succedendo nel mondo! Dobbiamo realizzare la missione di Giacobbe il più presto possibile. In caso contrario, Esau ci farà una pressione ancora più forte. La cosa più impostante in assoluto è di renderci conto che siamo noi che innestiamo la pressione, non facendo niente.
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Da Kab.TV “Porzione Settimanale della Torà” 14.11.2014

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Dr. Michael LaitmanSiamo molto limitati. Studiamo l’universo intero e noi stessi attraverso i nostri cinque sensi, calcolando i nostri profitti e perdite.

Veramente questo ci limita perché non andiamo oltre a noi stessi e non vediamo ora che cosa c’è fuori. Piuttosto, passiamo tutto attraverso il nostro sistema interno e decidiamo se ci fa sentire bene o male, punto.

Di conseguenza, ci sono tanti fenomeni che non vediamo e non distinguiamo le molte forze nel nostro universo o negli universi paralleli. Perché semplicemente non ci interessa e non influenza il nostro ego, il nostro desiderio di ricevere piacere.

Se potessi identificare la connessione fra qualcosa e il mio successo, certamente lo studierei, e scoprirei un fenomeno nuovo. Se non vedo tale connessione, sono cieco a qualsiasi fenomeno.

Il motivo è che non ho una seconda forza, la forza di dazione. Sono totalmente fatto di forza di ricezione.

Commento: Però ci sono anche fenomeni nei quali vediamo la connessione, ma non li possiamo distinguere. Per esempio, ci piacerebbe molto sapere in anticipo dei disastri naturali in modo da poter proteggere noi stessi da essi.

Risposta: Naturalmente ci sono fenomeni che crediamo esistano, però sono come materia scura. Partiamo dal presupposto che esistono e che sono legati a noi, ma non possiamo identificarli. Però questa è una questione di ricerca su un livello diverso.

Io, da un lato, sto parlando di un difetto fondamentale nella nostra percezione, del fatto che non è nel nostro potere di vedere effettivamente in alcun modo, neanche teoricamente o ipoteticamente.

Se abbiamo acquisito la forza della dazione, la forza di uscire da noi stessi e se potessimo rimuovere la limitazione delle nostre menti e desideri, veramente e oggettivamente studieremmo quel che è esterno a noi. Vorremmo studiare con una mente e un cuore esterno.

Allora potremmo rivelare mondi interi e completare l’immagine distorta e frammentata che vediamo oggi.

Ora ci sembra di vivere in una bolla che è completamente tirata verso l’interno e che crolla su se stessa. Vediamo, sentiamo, e studiamo solo ciò che è percepito dalla gravità egoista. Questo è anche il luogo dove esiste il nostro universo, che sembra così immenso e infinito a noi. È tutto all’interno di questa piccola bolla della nostra percezione.

Se non acquisiamo una seconda forza che ci permetterà di uscire dai confini dei nostri attributi, non scopriremo ciò che è al di fuori.
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Da Kab.TV “Una Nuova Vita” 2.03.2014

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Come noci in un sacco

Dr. Michael LaitmanDomanda: In che modo possiamo aiutarci a vicenda nello spingere il nostro carro comune in avanti e in anticipo?

Risposta: Tutto ciò che viene detto durante una lezione deve essere interiorizzato nel cuore della persona in modo che essa comincerà a viverlo. Tutto ciò che è rivestito da noi deve entrare nei Kelim, nelle sue emozioni, allo scopo di formattare e organizzare i suoi desideri interiori affinché senta dentro di sé i fenomeni di cui ha sentito.

Ognuno è certamente familiare con il testo che abbiamo già letto molte volte in precedenza. Ma è possibile realizzare l’azione spirituale più semplice solo se si pensa di connettere i nostri Kelim in frantumi. È necessario che ci raffiguriamo il quadro in modo preciso e chiaro: l’involucro egoistico all’interno del quale è avvolta la scintilla spirituale, non ci consente di connetterci.

Anche se dobbiamo cercare più volte di connetterci tra di noi con la giusta intenzione, certamente non siamo pronti per questo. E da questo, in ognuno di noi scoppierà un vero e proprio grido verso il Creatore che ci consentirà e aiuterà a connetterci.

Ognuno è nella sua capsula egoistica o bolla all’interno della quale la scintilla della dazione è tenuta prigioniera. E chiediamo al Creatore che ci aiuti a connetterci, anche se ognuno è avvolto in un guscio (involucro) rigido, esteriore, egoistico come delle noci in un sacco, come ha descritto il Baal HaSulam. E nonostante tutto, le noci con cui possiamo connetterci si trovano all’interno del sacco.

Per questo, dobbiamo scoprire il nostro vero stato e non nasconderci o fuggire da esso. Ciò è dovuto al fatto che è molto sgradevole percepire la nostra vera essenza egoistica, che scopriamo improvvisamente dopo tanti anni di sforzi per raggiungere la dazione. E in questo modo dentro di noi nasce la preghiera.

La Luce Superiore arriva solo se vi è una mancanza per essa. E noi dobbiamo raggiungere questa mancanza, perché è impossibile gridare artificialmente. Quindi è necessario per noi cercare di immaginare la nostra forma corretta e vera, e ci stiamo già avvicinando ad essa.

La divulgazione diffusa è molto utile a questo, in quanto attraverso essa, negli ultimi due mesi siamo avanzati di più rispetto ai precedenti diversi anni.

Solo la preghiera giusta ci aiuterà quando sentiamo che non siamo pronti per la connessione. Questo perché ci aspettiamo di scoprire il Creatore, con la giusta intenzione, nel senso di dare a Lui e non a noi stessi. Per questo, è necessario che accada una rivoluzione radicale, una rivoluzione interiore nei nostri Kelim, che dipende da tutto il nostro grande gruppo mondiale.
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Dalla 1. parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29.10.2014, Shamati 1

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Chi determina il destino del mondo?

Dr. Michael LaitmanDomanda: Sempre durante il periodo di massimo splendore dei paesi, era il periodo migliore e più libero anche per gli ebrei. Non erano amati, ma non erano odiati come dopo la seconda guerra mondiale. E poi il mondo scivolò in una grande crisi generale. Perché succede che quando c’è il male nel mondo, allora è ancora peggio per gli ebrei?

Risposta: Gli ebrei sono l’unico gruppo (la potenza) nel mondo in grado di influenzare lo stato del mondo. Questo è così perché da un lato, loro sono collegati al Creatore e dall’altro, sono collegati alle nazioni del mondo. Ciò significa che sono tra l’intera umanità e il Creatore. E dipende dal loro comportamento verso la Luce Superiore, il potere della vitalità, se questa arriverà attraverso di loro alle nazioni del mondo.

Gli ebrei sono la parte della transizione, “Maavar” in ebraico; e da qui viene la parola “Ebreo.” Da tutta l’umanità, solo che questa nazione ha la libertà di influenzare il modo in cui il mondo avanza, attraverso la sofferenza o la felicità, verso la meta finale, il raggiungimento di equivalenza o di adesione con il Creatore.

Come può il mondo relazionarsi agli ebrei se loro fanno il mondo così crudele? E le nazioni del mondo, giustamente danno la colpa agli ebrei per questo, perchè gli ebrei con la loro inattività, invitano la rivelazione delle forze cattive invece di quelle buone. Le nazioni del mondo dicono direttamente che tutta la sofferenza del mondo è causata solo dagli ebrei. Con questo dichiarano la loro dipendenza dagli ebrei, la loro debolezza di influenzare il proprio destino.

Come potresti trattare quelle persone che capisci di avere nella loro mano la determinazione del tuo destino, vale a dire, il tuo destino dipende da loro, anche involontariamente, ma semplicemente con la loro esistenza hanno trasformato la tua vita in miseria?

“C’è un altrettanto grande obbligo per un ebreo di mostrare la sua umanità verso tutta la razza umana. … Che ha cominciato a compiere nel senso della sua esclusività ma che non è ancora capace di portare a termine, l’antica profezia che per mezzo suo tutte le nazioni della terra dovrebbero essere benedette. “(Henry Ford,” I Problemi più importanti del mondo, ” ha finanziato la stampa di 500.000 copie di “I Protocolli degli Anziani di Sion, che sono stati distribuiti negli Stati Uniti nel 1920).
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La forza di superamento, Parte 4

Dr. Michael LaitmanDomanda: Perché la nostra vita intera è tutta una questione di farcela a superare qualcosa?

Risposta: E’ soprattutto in questo modo che impariamo a re-incanalare il nostro desiderio in modo nuovo, il che in sostanza è una rinascita. Io mi devo chiarire cos’è importante per me nella vita. Ho 24 ore al giorno, cosa mi piacerebbe fare in questo tempo? Come voglio riempire queste ore con attività che mi siano di maggior beneficio?

Allora incomincio a riflettere e a pensare al significato della vita. E questo perché la vita è fatta di queste 24 ore al giorno. C’è una ragione per la mia esistenza per cui vale la pena di vivere? Cerco di capire con cosa dovrei riempire i miei giorni e che cos’è uno spreco di tempo.

In questo mondo, chiarisco l’importanza di un certo stato ed è qui che io devo farcela per far crescere l’importanza di questo stato.

Io lavoro continuamente su questa chiarificazione stabilendo in modo sempre più accurato lo scopo e tutto ciò lo riguarda. Se decido di diventare un famoso musicista, per esempio, devo dedicare tutto il mio tempo a questo progetto.

Devo esaminare e studiare questa materia, ascoltare diversi tipi di musica ed impegnarmi in tutto ciò che riguarda questa occupazione. In questo modo la rendo sempre più chiara costruendo dentro di me un desiderio ed un’attrazione ad essere un famoso musicista, e questa cosa mi domina completamente ed io penso solo a questo.

Non mi interessa e non mi preoccupo del cibo e dei vestiti, riposo o divertimento. Voglio solamente una cosa: musica! E questo perché l’ho resa da solo per me molto importante. Ho costruito questa importanza artificialmente, e questo é ciò che si chiama il superamento poiché ho formato un desiderio dentro di me, un bisogno, un’attrazione per qualcosa che per me non aveva alcuna importanza prima.

Adesso non è affatto uno sforzo desiderare ardentemente la musica sempre, lavorare e migliorare le mie capacità, provare per dieci ore al giorno come si richiede che faccia un vero musicista.

E lo stesso vale in ogni altro settore: nell’educazione, nella vita familiare, nel lavoro, in tutti i modi in cui io progredisco ed organizzo la mia vita. Voglio conseguire qualcosa, non ci dovremmo costringere a fare quello che non vogliamo fare.

Vogliamo una vita bella e piacevole e così dobbiamo costruire dentro di noi il desiderio per ciò che dobbiamo fare. Il superamento sta nel trasformare quello che dobbiamo fare in ciò che vogliamo fare!

Se io costruisco dentro di me il desiderio per ciò che devo comunque fare, questa cosa che devo fare smetterà di essere una difficoltà. Questo è il modo in cui posso cambiare la mia vita trasformandola da duro lavoro in una continua avventura, una continua vacanza.

Se io indirizzo il mio desiderio in modo diverso, tutte le difficoltà scompariranno. Non mi dovrò costringere a lavorare e a soffrire per fare uno sforzo ogni volta che compirò una certa azione e superando me stesso ogni volta; questo tipo di lavoro diventerà desiderabile. Il superamento sarà necessario solamente per rendermi il lavoro importante.
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Da Kab.TV “Una Nuova Vita” 27.05.2014

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Nel ciclo di festa

Dr. Michael LaitmanCapodanno è solo l’inizio di una lunga catena di correzioni interiori su cui abbiamo iniziato a camminare. Cominciamo a comprendere la nostra missione in questa catena quando arriviamo al Giorno del Giudizio (Yom Kippur) dove giudichiamo noi stessi in modo rigoroso.

Decidiamo cosa dovrebbe essere fatto per ottenere la forza che abbiamo messo davanti come il nostro scopo. Questa forza è unica, noi dobbiamo diventare come una sola persona, per unire tutta l’umanità.

Questa associazione comprende non solo un piccolo gruppo, una volta fuggito dall’ Antica Babilonia, e non solo le persone di Israele, a questa unità con il sistema generale della Natura dovrebbe arrivare tutta l’umanità. Così capiamo la potenza e l’unicità del Giorno del Giudizio.

Il Punto culminante del Giorno del Giudizio – è una lettura di un brano del libro dei Profeti “Maftir Giona” del profeta Giona, inviato da Dio a Ninve con un avvertimento: se il popolo non si pentirà, la città sarà distrutta. La storia ci dice che Giona voleva fuggire dalla sua missione, di porre rimedio (correggendo) tutta l’umanità, che è rappresentata dalla città di Ninve. Ma, si rende conto che, la sua fuga fallisce, ed egli è tenuto ad adempiere il suo incarico.

Così il popolo di Israele, come il profeta Giona, conoscendo la sua missione e possedendo gli forzi per realizzarla, per forza deve aiutare, per se stesso, tutto il mondo, tutta la “città di Ninve.”

E poi arriva la festività di Sukkot, quando ci sediamo all’ombra di una capanna speciale, di una Sukkah, che significa, che ci copriamo con uno schermo. I quattro simboli di Sukkot: il Lulav (ramo di palma), Hadassim (rami di mirto), Aravot (rami di salici del fiume), Etrog (agrumi) – rappresentano l’intera HaVaYaH, poi ci sono quattro fasi di rilevazione di un potere superiore nel suo corretto desiderio di godere.

Nel nostro desiderio egoistico ci sono quattro strati, che dobbiamo risolvere. L’egoismo – è ciò che si frappone tra noi e ci impedisce di unirci. E se siamo in grado di saldare strette insieme tutte le forme di egoismo (prendendo i quattro simboli di Sukkot) e inviare direttamente alla forza dell’unità, significa che facciamo una benedizione “arba minim.”

Dopo la festa di Sukkot viene la festività di “Simcha Torà” (La gioia della Torà). Ci rallegriamo da quel potere superiore, che per tutto il tempo veniva da noi e ci aiutava a fare le correzioni, passando attraverso tutte le fasi di esse.

Poi veniamo alla festa di Hanukkah. Questa è la condizione che non vogliamo nulla – guardiamo solo le candele festive, ma non le usiamo. Hanukkah – è una festa spirituale, perché ci rallegriamo solo della luce, proprio a quello, come all’interno di noi regna il supremo potere e ci separa dal nostro egoismo, dal male in noi. E tutti noi vogliamo aderire a questo potere superiore.

La festa successiva – Purim, che sta davanti a Yom Kippur (Ki-Purim – “Come Purim“). In Yom Kippur  si rispetta il digiuno completo, e a Purim, il contrario, si mangia tanto, si beve, e ci si diverte. C’è un comandamento per ubriacarsi a Purim al punto in cui non è possibile distinguere Haman da Mordechai, un peccatore da un giusto.

Dopo tutto, non siamo così effimeri, come in Hanukkah, privi di ogni egoismo – e  viceversa, rimediamo il male. Noi rimediamo tutto il vecchio egoismo e gli impulsi cattivi contro l’unità. E per questo, questa celebrazione è inversa al Giorno del Giudizio, Yom Kippur, che è “come Purim“. In Yom Kippur si rivelano solo i desideri non corretti, e in Purim già si correggono.

Ora siamo in grado di unire tutti i desideri e le aspirazioni in unità. Chiunque può fare regali agli altri, mostrando il suo amore. Così arriviamo allo stato di “un giusto non può essere diverso da un peccatore”, perché tutto si può rimediare. Si può (è permesso) fare qualsiasi cosa, e questo sarà un bene! Non c’è alcuna differenza tra le persone. Tutti i nostri impulsi, desideri, pensieri – sono giusti.

E la prossima festa è la Pasqua, simboleggia la nostra costante uscita dal male verso il bene, dalla schiavitù alla libertà. Usciamo dal nostro egoismo, “Trascendiamo” (Pesach) attraverso di essa, ci liberiamo dalla schiavitù, dalla forza del nostro desiderio egoistico che ci governa, e ci  eleviamo al di sopra di esso.

Poi si inizia il conto dei giorni dell’ Omer, quando calcoliamo le correzioni dei nostri desideri fino ad arrivare alla festa di Shavuot -Il dono della Torà. Lì scopriamo che siamo obbligati ad ottenere un potere superiore, che ci correggerà, perché abbiamo solo l’inizio del male.

Infatti, oltre all’inizio del male, si è creato pure un mezzo per correggerlo – La Torà, la luce che ritorna alla sorgente. La festa di Shavuot, la ricezione della Torà, significa che dobbiamo ottenere il potere dall’ alto per la nostra correzione. Con questa forza costruiamo noi stessi, ma non possiamo rimanere in questo stato e ci dividiamo. Questo crollo rappresenta il giorno del 9 di Av. Così si chiude l’intero ciclo.

Ed è per questo, che abbiamo costruito noi stessi e siamo crollati, comprendiamo i motivi della nostra caduta e la profondità del male. Prima di questo il male era nascosto e non è stato mostrato abbastanza, ma ora ci rendiamo conto che abbiamo bisogno di una correzione ancora più grande. Rimediando a questo male, raggiungiamo la fine della correzione.

E ‘ lo stesso, come fare la promessa di non mangiare dolci, e improvvisamente entriamo nella pasticceria, dove ci sono così tanti deliziosi pasticcini, che dimentichiamo completamente la nostra promessa, che lo zucchero per noi – è veleno. Il piacere ti prende come sua preda, e ti ritrovi sotto il suo potere.

La stessa situazione sorge il 9 di Av, solo su grandi dimensioni. Ma da questo crollo impariamo la profondità di correggere noi stessi, per resistere contro questa grande “pasticceria”, che ci confonde.

Dopo tutto, è necessario rimediare a noi stessi e non in relazione a qualche piccola caramella, e su tutto l’ego enorme.

Così arriviamo alla fine della correzione – arriviamo all’unità e con questo diventiamo uguali con tutta la natura. Ma questo non è sufficiente. La storia del profeta Giona ci ricorda che dobbiamo prenderci cura del resto dell’umanità. E poi il popolo di Israele, che deve correggere se stesso, deve trasmettere questo metodo a tutta l’umanità – viene da lui, come nella città di Ninve per metterla a posto.

Così tutto il mondo può arrivare ad uno stato di prosperità, e con questo si chiude il cerchio, che per noi simboleggia le festività ebraiche.
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Dal Programma Nr.434 “Una Nuova Vita” 14.09.2014

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