Scritti di Rabash, Dargot HaSulam, Articolo 904
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Il Libro dello Zohar, Porzione Settimanale “Yitro”, Brani selezionati
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Introduzione alla Saggezza della Kabbalah, Spiegazione dell’ articolo, Lezione 11
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Rav Yehuda Ashlag, art. “La libertà”: “Una Legge per tutti i mondi”, Lezione 12
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Baal HaSulam, “Pace nel mondo” E ciascun individuo della società è come una ruota vincolata ad altre ruote in una macchina.
E questa ruota da sola non ha libertà di movimento ma continua con il movimento delle altre ruote in una determinata direzione, qualificando la macchina e per realizzare il suo funzionamento generale.
E se c’ è una rottura nella ruota, la rottura non si valuta in relazione alla ruota stessa ma in base al suo servizio e ruolo in relazione all’ intera macchina.
La prima fermata del cammino del successo è quella di arrivare ad una sensazione di connessione tra tutti noi, come ruote dentate, che non hanno la libertà di movimento in rapporto alle altre. Non posso girare a meno che io faccia questo movimento insieme a tutti gli altri. E se gli altri girano, allora non posso non girare con loro.
Pertanto solo arrivando ad un mutuo accordo possiamo riuscire a fare un movimento che sarà utile per tutti. Se il mondo rivela questa legge, allora sarà la salvezza. E se riveliamo questo nel nostro gruppo, allora saremo capaci di trasmettere questa visione nel mondo. Questo deve essere il tema principale della nostra divulgazione, dobbiamo spiegare la situazione.
Tuttavia la forma più efficace di divulgazione è che riveliamo questo senso assoluto, necessario e reciproco tra tutti noi. Questo deve essere il nostro pensiero principale in eventi come la Giornata dell’ Unione, che è sostenuta dai nostri gruppi Kabbalistici in tutto il mondo.
Stiamo ritornando all’ immagine degli ingranaggi interconnessi, dove nessuno di loro ha la propria libertà d’ azione. Non importa quante illusioni possiamo avere o quanto possiamo sbagliare nella nostra cecità, ciò resta cosi.
Pertanto devo sintonizzarmi col gruppo, per poter comprendere e sentire quanto io sia dipendente e connesso agli altri, senza avere alcun movimento libero, nel mio cuore o nella mia mente ed in nessuno dei miei desideri, qualità, pensieri e piani. Tutto quello che desidero, che sogno di fare o faccio, in ultima istanza dipende dagli altri e non potrò fare nulla a meno che io arrivi ad un accordo reciproco e pacifico con loro.
La realizzazione della mutua dipendenza nel gruppo, nella società o in tutta l’ umanità è la chiave per correggere il mondo e correggere l’ uomo. Tuttavia, se io sono senza correzione, da una parte questo dipende dalla società che mi ha corrotto. Dopo tutto una persona è il prodotto dell’influenza sociale. Ma non posso forse io scegliere quella società e non è forse in mio potere poterla influenzare?
Una persona non può scollegarsi dalla società, tanto in senso positivo che negativo. Pertanto non esiste una valutazione di una persona in particolare ma soltanto della sua libera scelta, cioè quale società lui ha scelto per la sua crescita.
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Domanda: É scritto “Non fidarti di te fino al giorno della tua morte”. Allora, cosa significa Arvut (garanzia mutua) se non posso fidarmi di me stesso né dei miei amici?
Risposta: Ovviamente non posso fidarmi di me. Ma questo non si riferisce agli amici. Il gruppo non è un’ assemblea di persone appena arrivate per la lezione. Il gruppo è l’ unità interiore tra le anime.
Il Creatore ha creato il desiderio (il desiderio di ricevere piacere, Kli), considerato come “il mondo dell’ infinito” dove risiedono le anime. Le anime sono reciprocamente connesse in un sistema collettivo, un’ anima piena di Luce dell’ Infinito.
Ma questo sistema è bloccato per te dallo schermo dell’ occultamento, un filtro attraverso il quale tu lo vedi danneggiato o rotto. All’ interno è perfetto e pieno della Luce dell’ Infinito ma attualmente lo vedi distorto. Più in là, oltre il filtro, ti sembra ancora più corrotto.
In tutto, dal primo stato, il mondo dell’ Infinito, all’ ultimo, il nostro mondo materiale, ci sono 125 gradi, o filtri, occultamenti da parte del mondo dell’ Infinito. Pertanto tu guardi il gruppo dal tuo punto di vista materiale e pensi: ad ogni modo, chi sono loro? Io non sono inferiore a loro! Sono veramente unificati? No, non lo sono. Vogliono veramente unirsi? No, non lo vogliono Davvero capiscono qualcosa? Prendiamo il gruppo di Rabbi Shimon: lì accetterei di diventare come un bebè tra sue braccia E questi…chi sono loro per me?
Ma questo non è corretto. Tutto è determinato dalla tua attitudine verso gli amici. Se una persona “penetra” attraverso di loro, desiderando connettersi non con i corpi materiali, che sono in occultamento ma considerandoli come il gruppo che risiede nell’ Infinito in completa unione, allora il lavoro è fatto: Lui aderisce a questo stato perfetto.
Per questo Rabbi Yossi Ben Kisma non poteva stare senza i suoi discepoli principianti. Loro desideravano la spiritualità anche di un piccolo grado? Questo era sufficiente perché lui entrasse nello stato spirituale attraverso di loro, dove tutti sono uno, come un uomo con un cuore, anche se loro stessi non ne sono ancora coscienti.
Questo è chiamato l’ ambiente, il gruppo. Tuttavia io risiedo nel posto dove posso immaginare me stesso. Allora io visualizzo me stesso contro l’ ambiente ideale, perfetto, dal quale non posso ricevere nulla. E soltanto attraverso questo io posso ottenere la forza.
Pertanto il gruppo non è un’assemblea fisica di uomini ma piuttosto la mia proprietà spirituale interiore.
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Cari amici, per favore fate le vostre domande su questi passaggi dei grandi Kabbalisti. I commenti tra parentesi sono miei.
L’ essenza della Opera nella Torà e le Mitzvot
Nel mantenere la Torà e le Mitzvot, si rivela il proposito della creazione, fare il bene alle Sue creazioni.
–Rabash, Rabash, Scritti sociali “L’ importanza della preghiera di molti”
“…il significato delle anime dei figli d’ Israele (quelli che, indipendentemente della loro nazionalità, aspirano al Creatore) è che quelle sono una parte divina dell’ Alto (attributo di dazione). Dato che l’ anima si è staccata (dal Mondo dell’ Infinito fino al nostro mondo) per via di causa e conseguenza (la corrispondenza della Luce con il desiderio) ed è scesa (nell’ attributo di dazione) grado dopo grado finché è diventata meritevole (tanto distante dal livello del Creatore) per entrare in questo mondo e vestirsi in un corpo materiale impuro (desiderio di ricevere solamente, non di donare).
“Che per mezzo di tenere la Torà ed osservare i suoi Mitzvot, si trova a salire di grado in grado (nell’ attributo di dazione) finché la sua statura non sia compiuta, degna di ricevere la completa ricompensa. La quale gli è stata preparata in anticipo; cioè, la portata della Sacra Torà nel suo aspetto dei Nomi del Creatore (le proprietà ed azioni della dazione), i quali sono il significato dei 613 comandi.
–Baal HaSulam, “Introduzione al libro, Dalla bocca di un saggio”
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Nella kabbalah c’è un grande problema: Questa scienza si descrive con un linguaggio allegorico ed è scritta in maniera assai difficile da interpretare.
Con certi esempi, con certe espressioni, comunicando con gente di questo mondo, i kabbalisti cercano di raccontare cosa bisogna fare per arrivare nel mondo superiore, tentando anche di confidare qualcosa a proposito di quel mondo, e di quelle qualità verso le quali bisogna tendere.
Questo è un linguaggio molto, molto complesso. Bisogna continuamente cercare di tradurlo interiormente in un linguaggio dei sentimenti, fino a quando ad ogni parola corrisponde nell’ uomo il giusto sentimento. Ogni parola deve “pizzicare” dentro di me una certa corda e provocare nel mio interno una risonanza.
Fino a quel momento il testo ci risulterà incomprensibile, assolutamente estraneo, non ci riguarderà, non si adatterà a noi e noi a lui.
Dobbiamo trovare il modo di sentire quello che l’ autore ci vuol comunicare. Questa è la cosa più importante. La lettura di un testo kabbalistico è come l’ accordatura di uno strumento musicale. Se l’ accordiamo come si deve, allora immancabilmente quest’ istrumento incomincerà a suonare da solo.
Si dice che il Re Davide aveva un’ arpa appesa alla parete, e a mezzanotte, quando il vento del nord arrivava nella stanza, l’ arpa suonava.
E così è con noi. Se ci accordiamo giustamente con la forza esterna, incominciamo a sentire la sua azione, il suo desiderio, coincidiamo con le sue caratteristiche, entriamo in risonanza e incominciamo a vibrare come lei. A questo dobbiamo arrivare.
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Scritti di Rabash: Articolo 903
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Il Libro dello Zohar: Punto 101, Art. “Il conduttore dei Somari”, Lezione 6
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Talmud Eser Sefirot, Parte 8, Punto 59, Lez. 34
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Scritti di Baal HaSulam, Art: “La qualità della Saggezza nascosta – in generale”, Lez. 3
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Baal HaSulam, “La saggezza della Kabbalah e la Filosofia”: … qualsiasi qualità spirituale si uguaglia alla qualità fisica come due gocce in uno stagno. Pertanto, le relazioni sono della più grande affinità e non c’ è separazione tra di esse, eccetto nella sostanza: lo spirituale consiste di una sostanza spirituale ed il fisico consiste di una sostanza fisica.
Se la tua materia funziona “per dare” è spirituale e sperimenti fenomeni spirituali, mentre se è “per la tua soddisfazione” è fisica. Tutta la materia è contenuta dentro di te, poiché non esiste niente al di fuori dell’ uomo.
C’ è un vuoto, uno “zero” e dentro di esso, una determinata creatura e se questa creatura ha un’ intenzione egoista “per se stessa”, questa si percepisce in una realtà sperimentata all’ interno di “questo mondo”. Se una persona ha un’ intenzione di dare, allora tutta la realtà che sente, inclusa se stessa, si considera spirituale. Fuori di questa persona, non c’è nient’ altro che esista indipendentemente. Tutto è presente unicamente nell’ uomo: nei suoi desideri egoistici o nel desiderio di dare.
Non c’ è “luogo” o realtà che esista per conto proprio. C’ è solo una Legge che non ha un’immagine definita ed è considerata come HaVaYaH (il nome del Creatore). Se siamo fisici, significa che desideriamo ricevere per noi stessi, allora sperimentiamo questa Legge come corpi materiali che vivono nel mondo fisico; e se siamo nella dazione, sperimentiamo questa Legge come mondi spirituali e noi stessi come anime.
Tanto l’ uno, quanto l’ altro, esistono solamente all’interno di una persona, mentre in realtà, ambedue i concetti sono immaginari, ma non consideriamo le forme spirituali fittizie ed illusorie, poiché tutte loro sono eventualmente raccolte e stese come se si riavvolgessero in un solo rotolo. Esse si accumulano nel processo del nostro avanzamento per portarci alla fine alla forma iniziale HaVaYaH, che è esistita da sempre, anche se solo potenzialmente.
Questo è esistito come un piano di costruzione di una futura casa, mentre noi dobbiamo realizzare questa HaVaYaH come risultato del nostro lavoro personale. Noi, come se avessimo creato noi stessi e tutta la creazione in accordo a questo piano ed il Creatore al suo interno. Dobbiamo rivelare il Creatore dentro di noi, così dove è stato Lui fino ad ora? Non sappiamo che era Atzmutò, la Sua essenza irraggiungibile, che non si veste in niente.
Abbiamo preparato un luogo per Lui ed un’ espressione concreta per la nostra realizzazione della Sua HaVaYaH nella nostra volontà di ricevere (desiderio). Pertanto, tutto esiste solo all’ interno di una persona e non al di fuori di lei, visto che non c’ è luogo, né realtà, niente.
Una persona che studia la Kabbalah capisce dove si trova, che realtà immaginaria sta vivendo, come uscire da essa verso la percezione corretta e come portare questa percezione corretta a ciò che è assolutamente autentico, alla forma perfetta.
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Da cosa è costituito il lavoro della nostra organizzazione? Da un lato facciamo un lavoro interiore destinato alla nostra trasformazione, realizzato da tutti noi nel nostro cuore (desiderio). Questo lavoro è nascosto agli estranei ed al mondo e anche se parliamo molto, si svolge nel cuore, invisibile nella materia o negli atti fisici. Il resto del nostro lavoro si riferisce alla produzione di materiale e mezzi di comunicazione per far circolare la saggezza della Kabbalah, poiché siamo un’ organizzazione educativa per bambini ed adulti.
Per riuscirci, prendiamo i materiali dalle nostre lezioni quotidiane, nelle quali studiamo gli articoli scritti dal Baal HaSulam e dal Rabash. Quello che produciamo diventa la base di quello che utilizzeremo nel futuro. Di fatto, oltre a questo, non c’è niente altro al mondo che possa relazionarsi con il lavoro spirituale autentico, ovvero la rivelazione del Creatore.
Nessuno nella nostra generazione sta lavorando nella creazione di un metodo pratico di trasformazione dell’ uomo e del mondo, eccetto noi. Se non strutturiamo questo metodo correttamente, in accordo al suo contenuto interno e alla forma di comunicazione, allora non completeremo il lavoro a noi assegnato, la nostra responsabilità di fronte all’ umanità. Non dobbiamo avere paura di allontanarci a causa di queste esaltate parole, piuttosto, è cosi che dobbiamo sentirci rispetto al nostro compito.
Tuttavia, non possiamo aspettare la lezione finale per elaborare un messaggio da essa ed inviarlo al mondo. Non succederà, a meno che non lavoriamo a fondo in ogni lezione, scrivendola, analizzandola e classificandola per temi e gradi di esaltazione e percezione. I criteri di valutazione possono variare, ma la chiave è organizzare il materiale e liberarlo nel mondo.
Ad ogni modo, niente rimpiazzerà un libro. Può avere una forma diversa, ma avrà ancora il testo. Non scapperemo da questo. Se una persona desidera immergersi nel contenuto avendo ascoltato la lettura in televisione, allora deve vedere le lettere davanti i suoi occhi. Dopotutto, le lettere sono forme spirituali per essere lette dalla mente e dall’ anima.
Pertanto dobbiamo assumerci molto seriamente il lavoro della creazione di testi e considerarli come la massima priorità. Una lezione deve essere scritta, in seguito bisogna far emergere le definizioni chiave, le sue classificazioni, ed utilizzare diversi tipi di analisi del testo. È essenziale contare su un testo scritto bene, affinché la gente vi possa fare riferimento. Quanto più possono lavorare con esso, tanto più intenso sarà il loro avanzamento.
Dobbiamo essere grati di avere questo tipo di lavoro, di essere occupati in cose al di sopra di questo mondo e di non essere assorbiti dalle questioni dell’ esistenza animale. Noi divulghiamo la conoscenza del Creatore nel mondo ed è un bene se ogni tanto abbiamo delle difficoltà e ci sentiamo insicuri e confusi. Evidentemente, Lui vuole che siamo preoccupati.
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(Discorso sul rinnovamento delle lezioni del mattino del 17.12.2010)