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I Kabbalisti sulla Torà ed i Comandamenti, Parte 7

Cari amici, per favore fate le vostre domande su questi passaggi dei grandi Kabbalisti. I commenti tra parentesi sono miei.

L’ essenza del lavoro nella Torà e le Mitzvot

“…nell’ abituarsi ad osservare la Torà e le Mitzvot (le azioni per il bene degli altri) per dare piacere al nostro Creatore, usciamo gradualmente dall’  ambito della creazione naturale ed acquisiamo una seconda natura, essendo questa quella di amare gli altri”.

-Baal HaSulam, Matan Torà (Il dono della Torà) punto 13

“…il Creatore ci ha dato la Torà e le Mitzvot, le quali ci ordinò di compiere soltanto al fine di donare piacere al Creatore. Se non ci occupiamo della Torà e delle Mitzvot Lishmà (in Suo Nome), cioè, per compiacere con questi il Creatore e non a proprio beneficio, non ci sarà alcuna strategia al mondo che possa aiutarci a cambiare la nostra natura”

-Baal HaSulam, Articolo per la conclusione dello Zohar

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La ribellione degli adolescenti è il salto alla spiritualità

L’ adolescenza è un punto decisivo molto importante. Questo è il tempo in cui i risultati dell’ educazione devono manifestarsi. Tutto il loro successo dipende dagli anni precedenti, tra i sei e gli undici anni, visto che i problemi iniziano a partir da quell’ età: l’ influenza degli ormoni e le lotte interiori.

Dobbiamo assicurarci in anticipo che a questo punto il bambino abbia già un metodo ed un ambiente adeguato, che lo aiutino a superare questo periodo critico e ad usare questo egoismo esplosivo come un catalizzatore per ascendere al di sopra di esso. Allora avremo immediatamente una persona spiritualmente matura.

A quest’ età i bambini possono facilmente attraversare il Machsom, sono pronti per qualsiasi cosa! Loro hanno questa disperata fermezza. Gli adulti non sono capaci di tollerare lo stesso tipo di sofferenza degli adolescenti il cui fuoco continua ad ardere. Gli adolescenti possono fare miracoli con questo.

Non è un incidente che la natura abbia impiantato questo periodo nel processo del nostro sviluppo. Tutta la nostra speranza per l’ elevazione spirituale di una persona da bambina, si trova specificamente tra i sei, sette anni, fino ai quattordici, quindici anni.

Dopo quest’ età è quasi impossibile fare qualcosa, diventa molto difficile. Loro sono entrati nella “vita” e adesso stai trattando con una persona circondata dai diversi problemi della vita: l’ età, il sesso, il lavoro, l’ esercito, e pensa solo al sesso opposto ed al successo materiale. Tutti questi schermi non le permettono più di ascoltarti.

Abbiamo bisogno di cominciare a parlare loro della Kabbalah dalla prima infanzia affinché diventi un’ abitudine che“si trasformi in una seconda natura”. Vale a dire, dobbiamo farlo prima che si immergano nella “vita adulta”. Allora i bambini attraverseranno la ribellione adolescenziale, ma la useranno correttamente!

Il Creatore provoca di proposito questa ribellione egoista affinché ci eleviamo al di sopra di essa. Quando ci eleviamo al di sopra di questo egoismo, è come se stessimo salendo la montagna dell’ odio, il Monte Sinai (“Sina” vuol dire odio) e ricevessimo un grado spirituale.

Dobbiamo approfittare di questa opportunità che ci da la natura. Sarebbe molto utile che i miei desideri bruciassero ed esplodessero oggi, come fecero qualche tempo fa nella mia infanzia; e se al tempo stesso, siamo lì, vicino ai bambini, dirigendoli adeguatamente e mostrando loro come lavorare su questo, allora possono diventare rapidamente grandi cabalisti. Spero che ci ricuciremo.

Se manchiamo di sfruttare questa opportunità che ci da la natura, sarà molto difficile recuperarli. È per questo che è scritto che allevare un bambino è la stessa cosa che scrivere su un foglio di carta bianca; è completamente diverso dallo scrivere su un foglio pieno di appunti, cercando di cancellare quello che gli altri hanno scritto.

Per questo l’ educazione deve cominciare nella più tenera età. Contrariamente, invece di crescere come esseri umani, i bambini crescono come animali, poiché si insegna loro solo a cercare il riempimento dei loro corpi, del loro egoismo. La Kabbalah definisce ciò, come allevare un animale, il desiderio di ricevere il piacere.

Solo la combinazione adeguata di due forze, la ricezione e la dazione, è chiamata umano. Così decidiamo chi vogliamo allevare e cominciamo a preparare i bambini per riuscire dall’ età più precoce (per lo meno sei o sette anni). In questo modo, saremo capaci di ricavare il beneficio più grande da tutti questi anni.

Sono convito che con una preparazione adeguata, un bambino possa entrare nel mondo spirituale ed elevarsi dalla montagna dell’ odio che si è eretta all’ improvviso in lui, sotto l’ influenza di questi impulsi interiori incredibilmente potenti dell’ adolescenza. Tutte le emozioni di una persona in crescita che cerca la spiritualità, non sono niente in confronto a questo ardore. Questa è veramente la mancanza di tutto …
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 6.01.2011, “La saggezza della Kabbalah e la Filosofia”)

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Un viaggio nel passato

Domanda: Cosa è una Reshimo (ricordo)?

Risposta: Una Reshimo è quello che è già successo, uno stato spirituale precedente, visto che niente scompare nella spiritualità. Gli stati precedenti che emergono in ogni dettaglio, ma non si manifestano nella vita, a causa della mancanza dello schermo che serve come mezzo per la loro realizzazione, si chiamano “Reshimot”.

Supponiamo che ieri ero in uno stato ed oggi lo sto rivivendo. Nella spiritualità questo stato nasce in me in ognuno dei suoi più piccoli dettagli, come se io lo stessi vivendo ora. È del tutto chiaro per me, al 100% ciò che sta succedendo e non si perde niente, io semplicemente, non posso rendermi conto che è dovuto alla mancanza dello schermo. Questo si chiama “Reshimo”.

Non è un ricordo del passato come nel mondo materiale, quando mi ricordo di qualcosa “vagamente”. Una Reshimo è quando non ho dubbi su niente, tutto è rivelato come nel presente, eccetto la sua realizzazione.
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(Dalla 2° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 19.12.2010, Talmud Eser Sefirot)

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I Kabbalisti sulla Torà ed i Comandamenti, Parte 6

Cari amici, per favore fatte le vostre domande su questi passaggi dei grandi Kabbalisti. I commentari tra parentesi sono miei.

L’ essenza del lavoro nella Torà e le Mitzvot

“…se l’ intenzione di uno nella Torà e le Mitzvot non è per il bene del Creatore, ma per se stessi (se l’ intenzione è egoista), non soltanto che la natura del desiderio di ricevere (per se stessi), non s’ invertirà; inoltre, il desiderio di ricevere per se sarà molto più grande di quello gli è stato donato dalla natura della sua creazione (prima che lui iniziasse a studiare la Torà)”

-Baal HaSulam, “Un discorso per la conclusione dello Zohar”

“…lo scopo di tutta la creazione è che le creature più basse (la gente del nostro mondo) siano capaci, nel osservare la Torà e le Mitzvot (nel attrarre la Luce Superiore di correzione per mezzo dello studio della Kabbalah) e cosi innalzarsi (salire i gradini di amore e di dazione ) sempre in sviluppo (per mezzo della correzione di se stessi), fino il raggiungimento di Dvekut (completa similitudine di proprietà) con il Creatore”

Baal HaSulam, Matan Torà (Il dono della Torà), punto 6

…tutta la Torà e le Mitzvot (mezzi di correzione) sono stati dati con il solo scopo di pulire Israele (quelli con l’ aspirazione per il Creatore), con loro, quello che è la pulizia del (innalzamento dei desideri altruisti) corpo, dopodiché lui otterrà la vera ricompensa (per il suo sforzo nella correzione), che è Dvekut con Lui (completa similitudine con la Forza Superiore) che è lo scopo della creazione”.

-Baal HaSulam, Arvut (Garanzia Mutua), punto 27

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Insieme senza perdite

Nei tempi passati i kabbalisti andavano ognuno per conto proprio, ed era per loro molto difficile. Si dice anche che su un migliaio di persone che si occupavano di kabbalah, solamente uno arrivava alla luce.

Ma oggi, con la giusta organizzazione dell’ ambiente circostante, possiamo muoverci praticamente senza perdite, senza perdere i nostri compagni per la strada.

Ciò dipende soltanto dall’ essere capaci di creare tra di noi un nostro comune desiderio, al di fuori di noi. Per questo motivo è così importante la “preghiera di molti“, quando noi, tutti insieme, cerchiamo di riunire in uno tutti i nostri desideri, in modo che con il loro aiuto possiamo attirare su di noi l’ influsso di quell’ unica Forza che riempie lo spazio e che si può manifestare riunendoci tutti, essendo tra tutti noi.

Scoprire questa essenziale, basilare Forza della Natura, significa scoprire il Creatore, siccome essa è primaria e noi suoi prodotti.

Come destare l ‘influsso di questa Forza, in modo ch’essa fruttifichi, ci tragga fuori da noi stessi, così che noi, come un bambino che esce dal ventre materno, incominciamo a percepire ciò che si svolge al di fuori di noi? Dobbiamo invocare questa Forza per nascere. Essa ci costringe a fare tutto il possibile, e noi e tutti quelli che sono con noi, per “spingerci” nella luce.

Perciò è indispensabile la “preghiera di molti“. Insieme dobbiamo arrivare alla presa di coscienza di questa necessità. E naturalmente allora vedremo e sentiremo tutto quello che effettivamente succede nel mondo. Tutte le cause, tutte le attività, tutto ci sarà subito chiaro. E noi stessi ci scopriremo nati nella percezione di un nuovo mondo, non più identificandoci col corpo, ma vivendo uniti a quell’unica e sola Forza che riempie tutto lo spazio.
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(Da una lezione di uno scritto del Rabash. 16.01.2011)

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Dal Libro Shamati, Articolo 2 “Divinità in esilio”
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Il codice dei mondi superiori

Domanda: Non capisco ancora l’ ebraico, così, cosa devo fare quando leggiamo lo Zohar? Devo guardare le lettere oppure ascoltare solo il testo?

Risposta: Tutte le lingue eccetto l’ ebraico sono destinate alla comunicazione in questo mondo. L’ ebraico, al contrario, non è una lingua parlata, ma un registro delle azioni spirituali di ZAT de Binà (le sue sette Sefirot inferiori), Zeir Anpin e Malchut sulla materia di Malchut. I simboli descrivono queste azioni spirituali.

Così, guarda il testo davanti a te come una sequenza di comandi di un programma di computer; è semplicemente un registro delle proprietà spirituali, delle forze e delle azioni che si devono realizzare dentro di te. È così che vedo l’ ebraico, non lo tratto come una lingua letterale utilizzata per far scorrere il testo soavemente come in altre lingue.

Quando non guardi in maniera usuale le lettere e le combinazioni, leggendo i testi kabbalistici, continui a vedere all’ interno della parola e del suo significato interiore. Guarda il simbolo, dato che ogni lettera è sempre un simbolo.

L’ ebraico ha tanti dati, informazioni occulte all’ interno del linguaggio che è impossibile rifletterlo in una traduzione. Dopotutto, la sequenza delle lettere del testo descrive le Sefirot, l’ordine delle azioni. Come può questo essere registrato in un’ altra lingua?

In ogni lettera bisogna vedere un simbolo di qualche proprietà spirituale o azione che la rappresenta.
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(Dalla 2° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 30.12.2010, “Introduzione al Libro dello Zohar, articolo Itrò”)

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Presta attenzione al Creatore

Solo quando cominciamo ad assemblare i pezzi rotti di Adam HaRishon (il primo uomo) in un tutt’ uno, cominciamo a notare come tutto quello che ci è successo in questo mondo inizia a mettersi al posto suo in maniera miracolosa.

Tutti gli eventi, dai più sgradevoli ai più gradevoli, importanti o no, inspiegabili e apparentemente casuali si ordinano e coincidono con altri pezzi alla perfezione, fino al più piccolo dettaglio.

Poi cominciamo a capire la necessità di tutte le pressioni e della crisi che il mondo sta attraversando adesso, così come gli stati dolorosi che ogni persona sperimenta in particolare nella sua vita. Tutto questo è stato designato esclusivamente per spingere ognuno di noi verso il suo luogo, la sua missione e la sua corretta realizzazione. Se solo prestiamo attenzione a quello che il Creatore desidera fare con ognuno di noi, se ci esercitiamo “Non c’ è nessuno  tranne Lui”, ringraziando la Sua opera in noi ed ascoltandolo, sarà sufficiente.

Però, per ascoltarlo, dobbiamo prepararci a questo con le nostre azioni, come viene descritto in “Faremo ed ascolteremo”, poiché ascoltare quello che il Creatore dice significa aver raggiunto il livello di Binà (ascoltare è il livello di Binà, un grado molto elevato). Pertanto, in primo luogo, certe azioni devono compiersi, come viene descritto restando ai piedi del Monte Sinai: “Faremo ed ascolteremo”.

Dobbiamo attraversare lo stesso processo, sforzandoci di essere più vicini gli uni agli altri nei cuori, come un solo uomo con un solo cuore e raggiungere la garanzia mutua aiutandoci in unità. Dopotutto, solo insieme, desiderando connettere tutti i nostri punti nel cuore, i nostri desideri, stiamo ricostruendo questo vaso rotto (desiderio), assemblandolo partendo dai pezzi e ristabilendolo di nuovo.
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(Dalla 2° Lezione del Congresso nel deserto di Aravà del 31.12.2010)

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Cari amici, per favore, fate le vostre domande su questi passaggi dei grandi kabbalisti. I commenti tra parentesi sono miei.

L’ essenza del lavoro nella Torà e le Mitzvot

Queste furono le parole dei nostri saggi (Bereshit Rabà 44) quando chiesero loro “Perché dovrebbe importare a Dio se uno sgozza alla gola oppure al collo? Dopotutto, le Mitzvot furono date per ripulire (dall’ egoismo ed unire) la gente e questa pulizia indica la pulizia del corpo (desiderio) sporco (egoista), proposito che emerge dall’ osservazione delle Mitzvot.

-Baal HaSulam, “La rivelazione della Divinità (Matan Torà), articolo 12

“ … come dissero i nostri saggi: “La Torà e le Mitzvot furono date solo per ripulire (unirsi) Israele (qualsiasi persona che aspira al Creatore, l’attributo della dazione) con esse”. La quale è la pulizia del corpo (dall’ egoismo) fino a che viene raggiunta una seconda natura definita dal nostro amore per gli altri, riferendosi al precetto di “Amare il tuo prossimo come te stesso”, il quale è l’ obbiettivo finale della Torà, dopo il quale uno raggiunge l’adesione finale con Lui.

-Baal HaSulam, “La rivelazione della Divinità” (Matan Torà), articolo 15

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Solo un Saggio può riconoscere un Saggio

Nell’ articolo “La Saggezza della Kabbalah e Filosofia“, Baal HaSulam parla di un racconto del saggio Re Salomone, che era stato ingannato, esiliato da Gerusalemme, e lasciato senza soldi e oggetti personali, andò di porta in porta nel suo regno, ma ovunque andasse, nessuno credeva fosse un re.

La domanda è: Perchè non ha notato nessuno che fosse un saggio, e perché non ha dimostrato la sua saggezza a loro? La risposta è che ci sono “tre ostacoli” nel rilevare la saggezza (della Kabbalah):

  1. Perché la Kabbalah contiene la verità, è impossibile comprendere senza aver raccolto tutte le sue parti e studiarle appieno. Senza aver raggiunto questo obiettivo, non si può scoprire la sua natura universale e integrale. Ma per raggiungere questo obiettivo, la conoscenza della sua verità autentica deve essere diffusa tra tutte le masse.
  2. Il demone Asmodeo (l’ egoista, immagine rovesciata di verità e di connessione), vestiti gli abiti di Re Salomone ne prese il suo trono. Allo stesso modo, la filosofia si è messa sul trono della Kabbalah. Di qui, la difficoltà di rivelare la verità alle masse cresce. Dopo tutto, la saggezza della Kabbalah è profonda e richiede l’ esercizio di uno sforzo, mentre la filosofia è falsa, facile da assorbire e non accetta nozioni di nessuno. Pertanto, l’egoismo, il cuore, gravita nel parere che non vi è alcuna necessità di studiare la Kabbalah e si ha abbastanza per essere soddisfatti con la filosofia.
  3. Asmodeus ha sostenuto che il Re Salomone era pazzo, proprio come la filosofia ridicolizza e tenta di sfidare la saggezza della Kabbalah.

In altre parole, il riconoscere la verità della saggezza della Kabbalah è una sfida. Quando la si vuole presentare alle masse, esse dicono che non ne hanno bisogno perché hanno tutto ciò di cui hanno bisogno. La gente pensa di essere abbastanza saggia, e tutto ciò che la Kabbalah dice, quel mondo di sopra, è una fantasia, non una verità autentica, per l’ uomo che non la vede.

Così, sembra che sia impossibile raggiungere le masse con la Kabbalah in modo da far capire loro che è giusta e che contiene la verità e una soluzione. Dopo tutto, sono in uno stato in cui non sono in grado di vedere e riconoscere che è l’ unico mezzo di salvezza.

E così, fino a quando il re Salomone non raggiunse l’ Assemblea Suprema dei Saggi (il Sinedrio), che erano Kabbalisti loro stessi, e mentre camminava in mezzo al suo popolo, come narra la favola, nessuno era riuscito a riconoscere in lui il re, il più grande e il più saggio di tutti. Dopo tutto, per capirlo, voi stessi dovete avere la stessa saggezza e consapevolezza che ha lui. E se non le si possiedono, non si capisce nulla.

I saggi della Kabbalah del Sinedrio erano gli unici che sono riusciti a scoprire l’ inganno. Ma dove li trovi oggi?
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 11.01.2011, “La Saggezza della Kabbalah e Filosofia”)

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