Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot, Articolo 40: Perciò, come dici, “lavorato e trovato”? E se c’è lo sforzo qui, si sarebbe dovuto dire, “lavorato ed acquistato” o “lavorato ed acquisito” … Se c’è lo sforzo, allora non dovrebbe il nostro lavoro concludersi con un pagamento o una ricompensa, cioè, con un esito previsto?
In contrasto qui, abbiamo un distanza per mezzo della quale gli sforzi consci e prolungati sono coronati da una scoperta inaspettata, un risultato completamente differente che abbiamo immaginato essere la ricompensa. È qualcosa di nuovo ed inaspettato. Allo stesso tempo, anche se la riceviamo in forma di risultato non previsto, non ci deve deludere!
Ho lavorato per raggiungere un certo obbiettivo, prevedendo di ricevere una ricompensa egoistica che ho immaginato per me. Esercitando uno sforzo, ho agito in accordo alla mia mente ed ai miei sentimenti terreni. Tuttavia, mi sono trasformato lungo la strada! Ho acquisito un nuovo desiderio verso la dazione che non avrei potuto persino immaginare prima.
Il desiderio è cambiato, e così il riempimento previsto. Ho immaginato per me la ricezione come ricompensa, ma è risultato che la ricompensa è nella dazione, quando il Creatore viene rivelato in me. Tutto questo viene definito “una scoperta”: un nuovo desiderio ed una nuova Luce.
Il raggiungimento dello scopo della creazione giace sull’umanità intera:
20) Però il fine della correzione del mondo sarà di mettere tutta la gente del mondo sotto il Suo lavoro …
–Baal HaSulam, Arvut, La garanzia mutua, Articolo 20
Ogni uomo è obbligato a raggiungere la radice della sua anima.
–Baal HaSulam, La mente che lavora
Ciò significa che ad ogni persona di Israele è garantito di ottenere finalmente tutte le meravigliose acquisizioni che il Creatore ha calcolato nel Pensiero della Creazione per dilettare ogni creatura. E chi non ci riesce in questa vita ci riuscirà nella successiva o la prossima, ecc … fino a che riesca a completare il Pensiero che il Creatore ha disegnato per lui, come è scritto nel Libro dello Zohar.
–Baal HaSulam, Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot, Articolo 155
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Lo Zohar, Capitolo “Tetzaveh (Comando)”, Articoli 132-133: “E i rami dei grossi alberi” sono tre, tre linee, HGT … “E i salici del ruscello” sono due, NH, che non hanno ne odore né sapore, come le cosce delle persone. Il Lulav (ramo di palma), Yesod, li prende tutti e li include, come il midollo spinale nel corpo … Con queste specie, che corrispondono a HGT NHYM, l’uomo dovrebbe essere visto prima del Creatore. Le foglie nell’albero della palma implicano per tutti gli altri eserciti, che si uniscano in questi appellativi con i quali viene chiamato il Creatore.
Lo Zohar è inteso per aiutarci a portare a termine la realizzazione piuttosto che la comprensione. La realizzazione significa la realizzazione del desiderio corretto ed iniziare a sentire e vedere la realtà spirituale. La comprensione viene soltanto dopo. Questo perché noi non abbiamo il Kli per la comprensione, non possediamo le proprietà che lo Zohar descrive.
Non riguarda un ramo di palma o di altre piante che conosciamo in questa vita. Lo Zohar ci parla di forze che acquisiscono la forma di rami particolari nel nostro mondo. Esso spiega le radici spirituali che noi non possiamo capire finché siamo inconsapevoli di dove esse siano ed a cosa assomiglino.
Ecco perché ascoltiamo lo Zohar senza la minima comprensione. Noi capiamo soltanto che esso descrive la realtà che ancora non percepiamo. Sbagliando, visualizziamo immagini di questo mondo, il quale è l’approccio sbagliato.
La nostra unica risorsa è pensare alla nostra unità ed a come rivelare ciò che è scritto nello Zohar, nella connessione tra noi. È una storia di connessioni all’interno del Sistema Superiore e della rivelazione del Creatore attraverso di esso.
Ecco perché Baal HaSulam scrive nell’Articolo 155 della sua “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot” che i kabbalisti scrivono i loro libri non solo per se stessi con lo scopo di condividere la conoscenza, ma anche per tutti noi, come “un rimedio miracoloso” (Segulà). Anche se non capiamo ciò che leggiamo, ma manteniamo l’intenzione di raggiungere la realtà Superiore di cui parlano i libri cabalistici, noi attraiamo la Luce Circondante che ci riporta alla Fonte, al Creatore.
La Luce ci dirige e ci fornisce l’intenzione di dare invece dell’intenzione di ricevere per il nostro beneficio. Allora, noi cominciamo a sentire la realtà Superiore che esiste all’interno della proprietà della dazione. Cioè, noi raggiungiamo il mondo spirituale.
“Prefazione al Commentario del Sulam”, “Tre Vengono da Uno, Uno Esiste in Tre”, Articolo 52: Quindi, è stato spiegato che il secondo discernimento elevando MAN de Zeir Anpin a YESHUT è di unire le due linee di YESHUT, destra e sinistra. Possono brillare solo attraverso il Masach de Hirik in Zeir Anpin (Articolo 39), che completa la linea di mezzo in essi e determina le due linee di Binà …
Ci sono due linee in Binà: la linea di destra, che è Hassadim (Misericordia) e la linea di sinistra, che è Chokhmà (Saggezza). Esse non si possono unire. Infatti, ciascuna è pronta ad occupare completamente il 100% del desiderio per conto proprio. Esse restano in reciproca opposizione.
Tuttavia, esse non possono emanare in mancanza dell’altra! Entrambe vengono dall’Alto ma la linea di destra è come se dicesse: “Come è possibile senza la dazione? Non è la dazione lo scopo della creazione?”. Mentre la linea di sinistra è come se affermasse: “Io sono il fondamento della creazione! Io sono la Luce di Chokhmà che deve essere rivelata in essa! Come può esistere senza di me?”.
E così disputano senza la possibilità di compromesso o riconciliazione. Ma nel loro patto risiede la soluzione: la ricezione con lo scopo di dare.
Per facilitare il patto, è necessario un terzo fattore. Questo terzo fattore permette ad ognuna di scostarsi dalla sua forte presa di posizione e di capire l’altra. La soluzione giace nel mezzo. La soluzione non è un compromesso! Piuttosto, è un’unica e rimarchevole opportunità di capirsi a vicenda, di vestirsi dell’altra, e di arrivare al patto d’oro.
Prima della linea di mezzo, tutto ciò che esisteva erano le qualità del Creatore. La creazione comincia con la linea di mezzo, che permette l’unione di dazione e ricezione. Questa è la forma nella quale la creatura può pienamente partecipare alla dazione e diventare simile al Creatore. È come un bambino che unisce i suoi genitori (le due opposte linee del Creatore) e li rende una famiglia.
Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Pag. 94, Art. 11
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Domanda: Dopo aver sperimentato un’ispirazione ed un’unione così grande durante il recente Mega Congresso, alcuni amici sentono separazione ed indifferenza, come possiamo aiutarli?
Risposta: è un buon presagio. Se una persona cade da un’alta montagna in una buca profonda, ci mostra che il congresso ha raggiunto il suo scopo e che siamo entrati in un nuovo stato. Possiamo aiutare i nostri amici in due modi: attraverso l’attenzione interna ed attraverso quella esterna.
Dentro di noi, dobbiamo continuare a sentire che siamo un Kli comune o un vaso spirituale, non importa. Quelli che hanno una discesa si espongono ad un nuovo livello di desiderio egoista in sé, che si rivela adesso nel nostro mondo comune del Kli. Loro sono i portatori di questo nuovo desiderio (uno spessore maggiore, Aviut).
Dall’altro lato, quelli di noi che non sentono questa pesantezza del desiderio, vogliono ascendere insieme a loro ancora più in alto, in un solo abbraccio. In questo modo, tutti guadagniamo. Porteremo lo schermo e la Luce riflessa e loro porteranno l’intensità del desiderio (Aviut), così, insieme, creeremo un Kli con il quale possiamo ascendere.
Per tanto, soprattutto adesso che il congresso è finito, possiamo fare un progresso considerevole. Il tempo di un incontro comune, coincide semplicemente con il nostro lavoro congiunto precedente, ed adesso, dopo il congresso, comincia il seguente passo in unione. In questa tappa, ogni persona dovrebbe desiderare di elevare tutti gli altri.
Questo è ciò che avviene nel vaso spirituale comune: uno procura il desiderio, l’altro lo schermo, e dopo si scambiano i ruoli. Il movimento si produce in questo modo. Questo è un periodo molto buono e benefico ed in base a nessuna circostanza dobbiamo vederlo come morto e restare fermi ad aspettare il prossimo congresso! Al contrario, tutto il lavoro ed il progresso consistono nell’elevarci durante questo tempo al di sopra delle interferenze.
Il congresso propriamente detto è l’unificazione e lì non è necessario lavorare. Esiste durante lo stesso un’ispirazione comune di tutti i partecipanti e l’annullamento di ogni persona di fronte alle altre. Nei congressi riceviamo proprio la forza per i periodi di ascesa tra questi.
Domanda: Quando una persona è circondata da un grande gruppo che la appoggia e la guida durante la sua caduta, è fantastico ma cosa succede agli altri, a quelli che sono separati e vivono lontani dal gruppo di Kabbalah più vicino, in un ambiente spirituale estraneo, come per esempio succede in Europa?
Risposta: Ci sembra che la prossimità fisica abbia un impatto positivo sulla spiritualità ma non è necessariamente così. Se una persona realizza un grande sforzo per avanzare ed ottenere un contatto, sia dove sia, ottiene sempre di più rispetto a quando si muove più rapidamente e più vicino da dove sono gli altri. È sempre più utile cercare di connettersi con gli altri almeno a distanza di sei mesi. Non bisogna centrarsi sui corpi che ci circondano, ma cercare di vedere gli stati spirituali attraverso di essi.
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