Domanda: Cosa è “Il Merito dei Padri”?
Risposta: Esiste una parte nel sistema generale delle anime che ha già completato la sua correzione. La chiamiamo “i patriarchi”. Questa parte esiste in uno stato corretto, pieno di Luce. Queste furono anime molto luminose, per la qual cosa essi poterono correggere completamente le loro parti nel sistema generale di Adam HaRishon.
Ma adesso, come ci correggiamo? Potremo raggiungere la correzione aggrappandoci ad essi. Se io mi sforzo di farlo, mi chiamano giusto, poiché voglio ottenere lo stesso loro stato per giustificare il Creatore e la creazione; ed è quando “il merito dei padri” comincia ad influenzarmi (in altro modo non influenza) ed io ricevo da loro la Luce che ci riporta alla Fonte.
Per prima cosa ho bisogno di un sistema chiamato gruppo kabbalistico, affinché al suo interno, io possa realizzare i consigli che questi kabbalisti (i padri) mi danno. Essi mi dicono ciò che ho bisogno di fare per ubicarmi dentro la loro parte corretta nel sistema generale delle anime. Ciò si definisce “fare uso del merito dei padri”. Essi mi hanno dato la Kabbalah (la Torah), mi hanno detto come ottenere la correzione e come utilizzare la correzione che essi hanno già fatto nel sistema generale. Non ho bisogno di torturare il mio corpo; necessito solo di attrarre la Luce Circondante attraverso il loro sistema corretto.
La mia scelta radica solo nel connettermi al gruppo, attraverso il quale posso concentrarmi nell’arrivare al sistema corretto chiamato “padri”. I “padri” hanno fatto correzioni dentro il sistema frammentato di Adam HaRishon e grazie a queste correzioni, chiunque può, a prescindere dal tempo o dalla situazione, connettersi ad essi per ricevere da lì la Luce che riporta alla Fonte, utilizzando in questa maniera, il potere della Luce che essi hanno acquisito.
Nel nostro gruppo cabalistico vogliamo essere come quel gruppo corretto di anime chiamato “i padri”. Per tanto, tutti dovrebbero dire “Quando le mie azioni saranno come quelle dei padri?”. In questa maniera, avremo un esempio di come il nostro gruppo può connettersi al loro gruppo.
In quanto detto radica la nostra scelta e l’eredità del merito dei nostri padri. Se il nostro gruppo entra nella parte corretta di Adam HaRishon, chiamata “padri”, uguagliamo le sue qualità alle loro e ci connettiamo con loro, allora faremo uso del loro merito e ritorneremo allo stato corretto che esiste lì.
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Lo Zohar, capitolo “Va YiKra (Il Signore ha chiamato) Punto 83:…com’è scritto “Osserva, il tuo re verrà verso di te”, certamente, e non tu verso di Lui. Lui verrà per appagarti, Lui verrà per innalzarti, Lui verrà a te per completarti in tutto, Lui verrà a te per portarti in alto verso il suo palazzo, per vincolasi con te in un vincolo eterno, per tutti i tempi, com’é scritto “Ed io ti fidanzerò a Me in lealtà”
Dobbiamo alzare Malchut dalle ceneri da noi, o il Creatore Misericordioso alzerà la tenda caduta di David per noi? Abbiamo la necessità di aspettare in esilio a allora tutto sarà rivelato dall’Alto? Oppure dobbiamo riconoscere che il Re è venuto, ha fatto il suo lavoro e ci raggiunge e dobbiamo aggrapparci a Lui e salire?
Ci sono persone che dicono che tutto verrà e sarà rivelato dall’Alto, che il “Terzo Tempio” cadrà dai cieli, e noi non dobbiamo fare nient’altro che aspettare. Questo è il modo di pensare “Galut” (il tempo dell’esilio).
I Kabbalisti invece ci spiegano che dobbiamo forzarci nell’esilio (dal livello di spiritualità) per un periodo specifico di tempo, fino alla fine del 20 secolo. Allora, dall’Alto, il Creatore ci ha riportato alla Terra d’Israele e ci ha rivelato il metodo di correzione che è la Kabbalah e Lo Zohar. Lui ha creato tutte le condizioni per la libertà di desiderio, e la Consegna della Torà è avvenuta. Adesso, le persone hanno bisogno di ricevere la Torà e realizzare in essa la loro correzione,
Questo è quello che chiamiamo “il re è venuto dalla regina”. Gli da tutto quanto. Comunque, adesso lei deve fare un passo verso il re ed esprimere il desiderio di unirsi a lui, invece di stare semplicemente distesa nella polvere senza fare una azione da se. Dopo tutto il re la costringe ad agire e la raggiunge rivelando il suo desiderio.
Questo è quello che gli studiosi della Torà esteriore, i religiosi, e gli studiosi della Torà interiore, i Kabbalisti discutono. Non c’é niente da aggiungere sull’osservazione esteriore dei costumi perché l’aggiunta avviene all’interno, cioè, nelle intenzioni, nei discernimenti dei desideri, e la rivelazione dell’inclinazione al male che deve essere corretta.
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Baal HaSulam spiega che lo studio della Torah (la Kabbalah) è differente da qualsiasi altra attività di questo mondo. Nessun talento speciale può aiutare una persona a studiare la Torah; né l’intelligenza, né la sapienza, né la creatività; non aiuta nemmeno avere una mente acuta, l’erudizione o la conoscenza. Solo la Luce, agendo su di una persona, può aiutarla ad avanzare. Questo avanzamento si basa sulla correzione e non sull’accumulo di conoscenze.
Per tanto, lo studio della Torah si può comparare al procedimento medico che seguiamo quando siamo malati. Il nostro arrivo alla lezione di Kabbalah è simile ad una persona che viene dal medico per un trattamento. Se questa persona lo desidera e si prepara ogni volta, sperando che il trattamento la faccia migliorare, dopo molti procedimenti (molte lezioni di Kabbalah), la correzione avrà luogo.
Così dunque, anche noi abbiamo bisogno di verificare e determinare se ci avviciniamo agli studi con l’intenzione corretta. La nostra intenzione è particolarmente importante nello studio del Libro dello Zohar poiché questo è il mezzo più potente ed effettivo per lavorare contro la nostra natura. È anche necessario controllarci e valutarci dopo la lezione, cioè, dopo questo “procedimento medico”. Sono avanzato, in qualche modo, verso la meta? Verso l’amore e la dazione? Verso la volontà di unirmi al gruppo? Sento un aumento della grandezza dello scopo? Se è così, allora sento l’importanza dell’obbiettivo, la grandezza della spiritualità e quella del Creatore in misura maggiore. Questo mi da energia ed il desiderio di progredire.
È irrilevante quanto capiamo del libro dello Zohar. Non importa se una persona non conosca la lingua originale dello Zohar, o se tutto ciò che ci racconta ci sembri molto lontano e sconosciuto. Neppure le persone che hanno studiato la Torah, nella loro semplice interpretazione, durante tutta lo loro vita, sanno ciò che è scritto nel Libro dello Zohar. Esse sono anche più confuse rispetto a quelli che non hanno mai studiato la Torah.
Per tanto, dobbiamo aprire i nostri cuori (invece dei nostri uditi e delle menti) per ricevere la medicina. Ciò è necessario affinché il nostro cuore egoista possa trasformarsi in uno altruista, sotto l’influenza della “meravigliosa qualità” (Segulà) che figura nel Libro dello Zohar. Dobbiamo accettare ogni parola che leggiamo nello Zohar come il “goccia a goccia” di una infusione. Di fatto, la Luce ci arriva goccia a goccia e per tanto si chiama “gocce di fortuna” (“Mazalot”, dalla parola “Nozel” – gocciolamento). Per questa ragione, dobbiamo sperare pazientemente che questa medicina agisca in noi, goccia a goccia, fino ad arrivare al “successo completo”.
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Domanda: Perché da quando abbiamo cominciato a studiare lo Zohar abbiamo tante ascese e discese e perché sono molto forti?
Risposta: Adesso ci troviamo nel processo della cura e per questo sentiamo tanti cambi di stati. Ogni volta che sento l’ascesa o la discesa è il segno che ho realizzato la successiva Reshimo.
Quante Reshimot ho? Non lo so; però sono obbligato a passare tutte queste Reshimot una ad una. Non è possibile saltare ed omettere qualcuna di esse. Devo realizzare tutte (le Reshimot) nel mio cammino, lungo la catena delle Reshimot da qui fino al Mondo dell’Infinito. Il cammino da qui fino all’Infinito è un cammino della mia connessione con altre anime in un tutto, per trovare lì il Creatore.
Per questo tutti gli stati che attraverso sono i segni della realizzazione delle mie Reshimot; e per questo quanto più velocemente l’uomo sente i cambiamenti, è meglio. La cosa importante è continuare.
Qui dobbiamo agire al di sopra della ragione. Dobbiamo avere perfettamente definito il tempo per lo studio, la divulgazione, il lavoro nel gruppo, l’unione con gli amici. Durante il giorno non bisogna dimenticare lo scopo, ricordalo con l’allarme della sveglia, o con il messaggio del telefono, bisogna utilizzare i mezzi che aiutino a realizzare un po’ di più le Reshimot, una dietro l’altra. Così “centesimo dopo centesimo si riunisce una grande somma”.
Lo Zohar, Capitolo Tetzavè, (Punto 102): Quando si disse, “Porta due capri maschi, uno per Me ed uno per l’accusatore, Sitra Achra, affinché pensi che ha mangiato dal Mio proprio cibo e non sappia dell’allegria del nostro altro banchetto. Egli prenderà questa parte”, GAR della sinistra, che si invia nel deserto, al luogo della distruzione, per restituirgli il suo dominio, cioè il punto medio del mondo distrutto …
In tutti i libri kabbalistici leggiamo delle azioni che dobbiamo effettuare per rivelare il vero mondo, per raggiungere la visione e la percezione corrette. Supponiamo che io non vedo dove mi trovo esattamente. Allora cerco di affinare i miei sensi, di pulire le lenti dei miei occhiali, di sgomberare la nebbia davanti ai miei occhi. Sto effettuando molteplici azioni che mi aiuteranno ad orientarmi in questo strano luogo che non comprendo.
I kabbalisti ci danno proprio questi consigli: le cose che abbiamo bisogno di fare per pulire i nostri canali sensoriali: la vista, l’udito, il gusto, il tatto e l’olfatto (cinque Sefirot), per orientarci nel nuovo spazio, per poterlo discernere. Per questo lo Zohar ci dice che se senti un ostacolo nella percezione, il tanto menzionato “GAR, la linea sinistra” allora bisogna smettere di utilizzarlo ed “inviarlo nel deserto”.
Ovvero, lo Zohar descrive come bisogna lavorare con i sensi e ciò che dobbiamo fare per avvicinarci sempre di più verso l’orientamento corretto nello spazio in cui ci troviamo. In essenza, tutta la saggezza della Kabbalah parla soltanto di come raggiungere la nuova realtà, invece di percepire questo mondo immaginario.
Dopotutto, in realtà non andiamo da nessuna parte, non voliamo, né cambiamo. Restiamo nello stesso luogo e nello stesso stato. Perfezioniamo soltanto i nostri sensi. Per questo, la Kabbalah si chiama la scienza della ricezione, la scienza della percezione (in ebraico la parola Kabbalah proviene dalla parola “Lekabel” – ricevere).
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