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Lezione quotidiana di Kabbalah del 06.07.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Vol.1, Art. 6
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Vayetze”(E Giacobbe uscì), Punto 312, Lezione 18
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Punto 10, Lezione 4
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione al libro: “Panim Meirot uMasbirot”, Punto 10, Lezione 9
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Apocalisse 2010

Un mio vecchio amico, un famoso fisico che ho conosciuto quando studiavo a San Pietroburgo, Yuri Magarshak, degli Stati Uniti ed il fisico Evgeni Levich, di Israele, hanno pubblicato un articolo con il titolo di “Apocalisse” sul giornale in linea “Vremya”. Nell’articolo espongono che la tragedia nel Golfo del Messico potrebbe risultare un tremendo tornado e scatenare avvenimenti apocalittici. Al riguardo vorrei fare alcuni commenti.

1. Una catastrofe ai giorni nostri, di una magnitudine senza precedenti, può cambiare la vita nel nostro pianeta e certamente causare cambiamenti globali: economici e politici. L’unica cosa che possiamo fare è osservare ciò che avviene perché l’umanità non ha rimedio per soffocare questo disastro.

2. Le cose avvengono non secondo un copione apocalittico, ma in conformità ad uno scenario kabbalistico che ci dice che la nostra generazione attraverserà tali terribili sofferenze, da vederci forzati a cercare una risposta alla domanda “Quale è lo scopo della nostra esistenza?”. Una volta scoperta la risposta, dovremo costruire il nostro futuro di conseguenza.

3. Secondo la Kabbalah, la Natura compie il suo piano di sviluppo dell’essere umano e ci obbliga a passare da una esistenza incosciente, attivata dalla sofferenza, allo sviluppo cosciente. La catastrofe ecologica nel Golfo del Messico è solo un anello di questa catena. Come risultato di questo sviluppo, le persone riveleranno la parte nascosta della Natura e raggiungeranno la perfezione e l’eternità.

4. La Kabbalah ci offre la possibilità di passare lungo questa tappa del nostro sviluppo senza sentire la pressione delle sofferenze, ma proseguendo essendo attratti da un obbiettivo benevolo. La possibilità esiste. Preghiamo Dio che questi autori vengano ascoltati!

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Kabbalah per Principianti, “Creatore” – 05.07.10

Kabbalah TV Canale 66, Kabbalah per Principianti, “Creatore”
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Per chi facciamo la nostra preghiera?

Una domanda che ho ricevuto: Per chi posso chiedere la Luce che riforma? È per i miei amici corretti, per così dire, o per me?

La mia risposta: La richiesta della persona esce dalla profondità del suo bisogno interiore, dal suo desiderio. Il desiderio dovrebbe essere per la società. Infatti, se stiamo parlando di raggiungere la spiritualità, non vi è alcuna resa dei conti individuali con nessuno.

Cio non è un caso dove Io esisto nel mondo spirituale. Io è la colettività delle anime che mi include. Pertanto, uno non può restare lì da solo nella separazione dagli altri. Quindi, per questo che la vita non si chiede per rinforzare il singolo? La forza della vita è per il corpo comune dell’anima unificata. Quindi, si ha la forza di chiedere, al fine di dare a questo corpo. Tutta la sua vita è definita da quanto egli dà al sistema comune.

Pertanto, anche se la propria preghiera è motivata dalla volontà di ricevere forza, è una preghiera per avere la forza di donare al corpo comune dell’anima .Per questo, se sta chiedendo per tutti o per se stesso, è la stessa preghiera .

Quando diciamo che c’è “la preghiera di uno” e “la preghiera di molti,” è ancora una preghiera non corretta. Non c’è altra preghiera, ma solo la “preghiera di molti” che è la preghiera per la società.

Tuttavia, fintanto che una persona non è in stato completamente corretto, chiede un po ‘per se stesso e in parte per la società. In base a questo, ottiene il suo scopo riformato e corretto in modo che egli comincia a sentire dove è meglio e dove peggio. In questo modo, è condotto alla preghiera corretta.

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Lezione quotidiana di Kabbalah del 05.07.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. 5
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Vayetze”(E Giacobbe uscì), Punto 286, Lezione 17
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione al libro: “Panim Meirot uMasbirot”, Punto 8, Lezione 8
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Come ricevere allo scopo di dare

Domanda: Perché è scritto che l’ascesa di un gradino spirituale al successivo avviene attraverso lo spessore (Aviut) dello schermo, se l’Aviut è una caratteristica del vaso (Kli) e non dello schermo?

Risposta: Lo schermo è il vaso spirituale. Dopo la prima restrizione (TzimTzum Aleph), il desiderio di ricevere non può agire come un vaso. Il vaso spirituale, il Kli, è quello con il quale posso pagare.

Se entro in un ristorante e dico che ho fame, non guarderanno il mio desiderio di mangiare, guarderanno quanto denaro porto, in altre parole, il mio schermo. Ciò vuol dire che mi valuteranno in conformità allo spessore (Aviut) del mio schermo, alla mia capacità di ricevere con lo scopo di dare, al potere della mia intenzione, a che quantità del mio antico desiderio egoista sono capace di includere nel mio schermo antiegoista e all’intenzione di dare.

Con uno schermo che non ha spessore, non si può ricevere niente; è semplicemente una restrizione. Una restrizione è uno schermo con uno spessore zero, il che significa che non desidero ricevere niente per me stesso e non so come ricevere con il fine di dare.

Quanto posso ricevere per dare? Posso ricevere la quantità equivalente allo spessore del mio schermo. Se il potere del mio schermo è 20 grammi, potrò ricevere esattamente questa quantità con lo scopo di dare. Entrambe le azioni devono unirsi nello schermo: come la ricezione, così la dazione. Quando sono unite, sarà per la dazione.

Lezione serale di Kabbalah del 04.07.2010

Lezione virtuale: Introduzione allo studio dello Zohar, Preparazione
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Lezione virtuale: Introduzione allo studio dello Zohar
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La musa di un Kabbalista è la “Luce”

Dobbiamo lavorare con gli articoli di Rabash, dividendoli in sezioni ed esaminandoli. Ogni articolo è strutturato conformemente ad un copione definito, come un film o un racconto: contiene lo scenario, il conflitto, lo sviluppo, la ricerca di certi conflitti e discrepanze ed una risoluzione finale. Lungo il tragitto generalmente si presentano alcuni ostacoli che aiutano a chiarire la questione principale ed a formulare conclusioni. Tutto il corso dell’articolo corrisponde alla struttura interiore (psicologica e spirituale) della persona, affinché possa capire ed interiorizzarlo.

Ogni giorno dovete leggere un articolo (oppure due se sono corti), uno la mattina ed uno la sera. Non ha importanza se vi confondete, a patto che vi manteniate connessi al materiale tutto il tempo. Lo sforzo stesso attrarrà la Luce che corregge e quindi riporta alla fonte. La stessa Luce chiarirà tutte le domande, incluso l’ordine ed il sistema corretto, così come le tappe che si devono attraversare. Tutto vi sarà chiaro, ma se così non fosse, allora ne capirete i motivi. È la Luce che illumina tutto quello che desideriamo scoprire.

Non si tratta di condurre una ricerca teorica. Anzi, spero che la Luce mi illumini con la mente dell’autore in un pensiero. Cosa vuole dire? Qual è il suo progetto? Una sola idea! Cosa stava pensando il Rabash in quel momento? Tutto l’articolo tratta di una sola idea ed io voglio apprenderla; ma questo è possibile solo con l’aiuto superiore, quando la “musa” viene a visitarmi. I Kabbalisti la chiamano la Luce.

Il Superiore non si sbaglia

In tutto il nostro cammino spirituale dobbiamo avanzare con la fede al di sopra della ragione, perché ottenendo la percezione della spiritualità, entriamo nell’ambito del Creatore, desideriamo attrarre le Sue forze. Proprio questo si chiama “fede al di sopra della ragione”, quando vado non con gli occhi chiusi ma con la forza della dazione, non con il mio cuore e la mia percezione ma con il gradino superiore;

però vado in maniera tale da accettare la ragione e la percezione del superiore, elevandole al di sopra delle mie, come contrappeso alle mie, ovvero ottengo le nuove qualità, più alte e più logiche. Solo che a me non sembrano logiche. Lo stesso ci succede adesso. Ci scontriamo sempre con lo stesso problema: devo trattare i miei amici e tutto il mondo secondo il principio di “ama il tuo prossimo come te stesso”. Devo amarli, unirmi a loro, fare qualcosa con me stesso? Come è possibile? Questo non mi piace, non sono capace di farlo. Qui bisogna accettare questa condizione, questa legge della fede superiore alla ragione; decidere che lo farò, perché ho la possibilità di compiere questa condizione anche senza il desiderio, come è stato detto: “Faremo e ascolteremo”.

Per questo, come è detto nella Torà, fiorì il bastone di Mosè. Tutto questo succede con la benedizione dall’alto, quando accetti la ragione del gradino superiore, che significa che vado dietro al Creatore, perché il Creatore è un gradino più alto e non qualcosa di lontano.

Così il figlio minore impara dal maggiore. Sta captando a bocca aperta tutte le sue parole, tutti i suoi movimenti, tutti gli esempi. Qualunque cosa gli insegni, lui la assimila. Si sviluppa grazie a questo. Dobbiamo utilizzare la stessa cosa come una grande forza contro la nostra natura, obbligarci ad imparare il gradino superiore.

Ciò si chiama fede al di sopra della ragione. La stessa forza che ottengo dal gradino superiore, la ragione, moltitudini di conoscenze ed informazioni. Ciò si chiama solo fede al di sopra della ragione, perché nello stato attuale devo andare contro la ragione; ma è chiaro che è così, perché nel gradino superiore esiste un desiderio più grande di ricevere piacere e questo è più grande nell’intenzione della dazione.

Senza dubbio, il gradino più elevato è contrario a me. Questo gradino non mi sembra mai logico. Il superiore sembra sempre strano all’inferiore, confuso, che agisce scorrettamente, perché il gradino superiore è contrario a me, incomprensibile e sono sicuro che il superiore non ha ragione. Solo grazie all’esperienza vediamo che il superiore non si sbaglia. Anche se il suo comportamento ci sembra strano ed illogico, semplicemente non capiamo i suoi calcoli; però durante tutto il cammino lui non si sbaglia.

I dieci rivestimenti della luce

Introduzione al Commentario di Sulam, Articolo 1: Per prima cosa, dobbiamo conoscere i nomi delle dieci Sefirot: KHB, HGT, NHYM. Queste sono le sigle di Keter, Hochma, Bina, Hesed, Gevura, Tifferet, Nezah, Hod, Yesod, Malchut. Esse sono anche i rivestimenti della Luce Superiore, organizzate in modo tale che quelle inferiori possono ricevere la Sua Luce.

E’ simile alla luce del sole che è impossibile da guardare se non attraverso un paio di occhiali scuri, i quali diminuiscono l’intensità della sua luce e rendono possibile agli occhi di vedere. Similmente, se la Sua Luce non fosse rivestita da questi dieci rivestimenti, chiamate “dieci Sefirot”, dove ciascuna delle inferiori riveste ulteriormente la Sua Luce, quelli inferiori non sarebbero in grado di acquisirla.

Al fine della nostra esistenza, la Luce Superiore si è dovuta ridurre, restringere e rivestire in dieci occultamenti. Per questo noi possiamo esistere, essere indipendenti e avvicinarci gradualmente al Creatore assumendo la sua forma e adottando le sue qualità. In altre parole Lo possiamo raggiungere per gradi, non istantaneamente.

Siamo separati dalla Luce Superiore da ben dieci gradi. La Luce rivela il desiderio di ricevere precisamente attraverso questi gradi, che possono esistere solo in opposizione ad essa. Il contatto fra la Luce e il desiderio è possibile solo attraverso questi dieci rivestimenti, chiamati Sefirot.

Tuttavia si può obiettare che la parola “Sefira” non deriva dalla parola “rivestimento”. Piuttosto l’opposto, infatti significa illuminazione: Una “Sefira” splende su di noi solo se noi siamo in congruenza con questa “Sefira”, cioè, se noi esistiamo alle stesse condizioni e con le stesse qualità. Noi risaliamo gli stessi gradi delle “Sefirot”che la Luce ha disceso dal mondo superiore a quello inferiore per essere con noi, e che noi risaliamo per essere insieme alla Luce. Incontreremo la Luce ad un grado particolare di questa scala secondo il quale conteremo le Sefirot-i dieci rivestimenti in cui la Luce Superiore si occulta.

Ogni nuovo giorno si rinnova l’Azione iniziale della Creazione, risvegliando l’ego al nostro interno per mezzo dei dieci rivestimenti e facendo ciò ancora e ancora. Dobbiamo sentirci all’opposto della Luce, perché altrimenti non saremmo creature.