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Come può il mondo intero diventare una sola famiglia?

Ho ricevuto una domanda: Ultimamente lei ha detto che una società corretta è come una famiglia, all’interno della quale, i guadagni che ottengono le diverse corporazioni ed industrie sarebbero utilizzati per il beneficio di tutto il paese e del mondo intero. Che effetto avrebbe questo sulle nostre vite? Tutto il paese lavorerebbe per beneficiare tutto il mondo?

La mia risposta: Ancora non stiamo parlando di questo tipo di connessione tra paesi. Tuttavia, Baal HaSulam scrive che questo modello potrebbe costituirsi in un paese. Tutte le corporazioni di questo paese e tutte le persone che vi abiterebbero, lavorerebbero in conformità al principio della fraternità, senza aspirare ad un guadagno. In altre parole, la gente lavorerebbe e contribuirebbe con i suoi guadagni al tesoro pubblico del paese ed i saggi, che dirigerebbero il paese, determinerebbero come distribuire l’eccedente nella migliore maniera possibile.
La legge è molto semplice: ogni persona riceve esattamente quello di cui necessita per avere una vita normale. E non importa se stiamo parlando di una sola persona o di un’importante impresa.
Nell’articolo, “La generazione del futuro”, Baal HaSulam scrive che dovremmo, in primo luogo, creare una piccola organizzazione, la cui maggioranza sarebbe costituita da enti altruisti. Questa organizzazione includerebbe ogni forma di governo, alla quale si andrebbe annettendo gradualmente il mondo intero. Questa organizzazione sarebbe il punto centrale del mondo, circondata dalle nazioni e dai governi ed ognuno avrebbe un programma ed una leadership.
Se lei ha problemi a visualizzare ciò, allora pensi a tutta l’umanità come ad una famiglia. Questo è quanto la natura esige da noi. Il nostro compito è di organizzarci in questo modo il più presto possibile e spiegare a tutti che è per il nostro bene. A questo ambisce la divulgazione della Kabbalah in tutto il mondo.

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Tutta la genialità sta nella semplicità

Tutto proviene da HaVaYaH (Yod-Kei-Vav-Kei), da un unico sistema generale. Tutto ha la sua origine dalla radice, dal punto della lettera Yod.

Questo è Keter, “esistenza a partire dall’esistenza” (Yesh mi Yesh). Li c’è la Luce ed il desiderio (Kli), “esistenza dall’assenza” (Yesh mi Ain). Ambedue si espandono insieme.

La Luce influisce sul desiderio, ed esso riceve diverse forme. Vale a dire, il desiderio di ricevere piacere cambia tutto il tempo le sue qualità, a somiglianza con la Luce.

Lo Zohar spiega come tutte le qualità provengano dalla Luce che ha creato il desiderio di ricevere piacere, “esistenza dall’assenza”, e come la Luce agisce su questo.

L’influenza della Luce sul desiderio è realmente una sinfonia di sviluppo. L’assenza del riempimento cambia sotto l’influenza della Luce, ricevendo diverse forme e qualità, includendo in sé le qualità della Luce. Le sue forme anteriori influiscono sugli stati successivi, attraverso diversi gradini.

Lo Zohar ci spiega come solo da queste due forze – il desiderio di dare ed il desiderio di ricevere piacere – provenga tutta la diversità della creazione. Tutto questo è direttamente connesso con noi, poiché nel nostro mondo non c’è niente al di fuori di queste due forze: bianco e nero, uno e zero, male e bene.

Non importa di quali livelli parliamo: tutto l’universo, tutte le nostre impressioni, tutte le immagini che sentiamo, le situazioni della percezione della realtà. Tutto consiste di queste due forze!

I kabbalisti hanno saputo spiegare queste due forze in un modo meraviglioso, in forma di lettere. In seguito – quando le guardiamo – si rianimano e si riempiono dello spirito della vita.

Cominciamo a distinguere dentro la lettera –come queste qualità – il Creatore e la creazione- sono connesse tra loro, come si intrecciano e si fondono l’una nell’altra. In quale direzione, in che modo, come si uniscono e come no, che limiti hanno.

Non abbiamo parole per esprimere queste relazioni; ma una lettera, un simbolo ti da un modello. Allora, percependo questo modello, incorpori in te stesso tutto un insieme di sensazioni, relazioni e tutto quello che esiste dentro la lettera.

Nella lettera esiste tutto. Sembra solo che abbia una forma semplice, però questa semplicità include in sé migliaia di forme anteriori, che riceve durante la sua discesa dall’alto verso il basso.

Nella Kabbalah tutto proviene dalla necessità, dalla natura stessa, dalla struttura dell’essere umano e dalla sua percezione. I kabbalisti videro che non esiste altra possibilità di esprimere la connessione tra il Creatore e la creazione, se non con l’aiuto di questi simboli, queste lettere.

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Il lavoro interno del Kabbalista, 24.05.2010

L’uomo lo incontrò vagando per il campo e gli chiese: “Cosa cerchi?” Gli rispose: “Cerco i miei fratelli, dimmi, dove sono?”.

L’uomo che si perde nel cammino, che si è perso in questo campo della vita, non può continuare a vivere così. Egli cerca aiuto e persone simili a lui, i suoi fratelli.

Egli sente che deve trovare un altro cammino, non sul piano terreno, vivendo come un animale ma elevandosi al di sopra di questa vita al livello dell’uomo.

Per questo cerca coloro che sono pastori, ovvero coloro che governano i loro animali. Vuole unirsi a loro affinché diventino suoi fratelli e gli insegnino come essere un pastore, come elevarsi ad di sopra del suo animale.

“Il campo” (il desiderio) significa il luogo nel quale devono crescere i “doni della terra”, i risultati della vita. Nel campo pascolano “gli animali”, persone che non hanno uno scopo superiore, quelli che vivono solo qui e adesso;

ma, come posso trovare il cammino e riuscire ad essere “uomo” per ottenere “il pane” (le forze spirituali e la conoscenza) “dal campo” e dare “l’alimento” (la vita superiore) a tutto il mondo?

L’uomo piange a causa dell’animale interiore del quale deve liberarsi e salire al livello spirituale. Per questo gli è necessario un grande appoggio. Questo gli permette di aggrapparsi di più alla spiritualità che alla materialità che lo tira verso il basso.

Per questo io, per mia libera scelta, entro in un gruppo kabbalista, dove governa l’amore per gli amici, che vuol dire che non posso progredire senza di loro.

L’amore si ha quando ognuno sente che il gruppo è più importante di se stesso, è più importante del suo “asino”. Il gruppo è il suo “uomo” e con il suo aiuto può arrivare alla fusione con il Creatore, essere simile a Lui. Tutto ciò a condizione che si dia al gruppo per ricevere da esso le forze e potersi elevare al di sopra del suo asino, al livello dell’uomo.

La Luce che arriva attraverso il gruppo crea in mi quest’uomo. Il gruppo diventa il mio “corpo” e la Luce che lo riempie è la Luce della vita. L’unica maniera per ottenere ciò è l’amore verso i miei amici, quando li amo più di me stesso; perché loro sono la mia anima, le sue parti ed io sono solo un “asino”, il mio materiale. In questa maniera, sostenendoci reciprocamente, possiamo diventare uomini.

Le forze che impediscono la tua unione con gli amici si chiamano “esilio”. Sentiamo questo esilio se vogliamo unirci al gruppo e non possiamo, perché dentro c’è il Faraone ed egli governa il popolo di Israele in me. A causa del fatto che ci sforziamo nell’amore per gli amici, saremo degni di uscire dall’esilio e ricevere la Torà, la stessa forza che ci unirà.

Tutta la storia del popolo di Israele in Egitto e dopo il suo pellegrinaggio nel deserto, è un racconto sulle tappe della correzione dell’uomo. Dalla prima tappa, dal suo iniziale punto spirituale, fino al raggiungimento del desiderio “Israele” (diretto al Creatore), la terra di Israele.

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Chi sei tu: il povero o il ricco?

Lo Zohar, capitolo Vaikrà, punto 129: l’offerta del povero è la più leggera: due tortore o due picconi giovani. E se no, porta farina e allora è perdonato.

In questo momento, si manifesta e si dichiara: “Poiché Lui non ha disprezzato né disdegnato la miseria del povero”, poiché l’offerta del povero è la più encomiata.

Si tratta dell’uomo: con che grandezza di desiderio (Aviut) può lavorare per la dazione. Nella misura in cui si rivela il desiderio di ricevere piacere, prende le parti più grosse e più maldestre della sinistra, e se può lavorare con loro per la dazione, si chiama “il ricco”;

però, se può prendere le parti più piccole del suo desiderio – i desideri più deboli – e li sacrifica, vale a dire, le avvicina al Creatore, allora si chiama “il povero”. La parola “sacrificio” (Kurban) deriva dalla parola “avvicinare” (Lekarev).

In base a quale parte del desiderio di ricevere piacere l’uomo s’avvicina al Creatore, usandola per la dazione, lui viene denominato“il ricco” o “il povero”. “Il ricco” da di più, “il povero” di meno. Ognuno nella misura delle sue capacità di lavorare con il desiderio per la dazione.

“Il sacrificio” è il desiderio che prima io usavo per ricevere piacere, però adesso lo avvicino al Creatore trasformandolo così da ricezione in dazione. Per mezzo dell’uso di questo desiderio nuovo mi sono avvicinato al Creatore, ho fatto un passo in più sui gradini della scala.

Parashat settimanale del 11.06.2010

Libro dello Zohar, “Korach

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Lo scopo della società – 2

Nell’articolo “Lo scopo della Società”, Rabash scrive che l’uomo è nato solo per amare se stesso e da ciò egli non può compiere il più piccolo movimento senza servire se stesso. Tuttavia, senza rinunciare all’amore egoistico che è in noi, è impossibile raggiungere l’adesione con il Creatore, l’equivalenza dei suoi attributi.

Quindi il gruppo è necessario affinché i desideri e le forze di ognuno si aggiungano a quelle di un altro. In tal caso, ognuno può usare questa immensa forza comune per rinunciare al desiderio egoistico che lo trattiene dall’adempiere lo scopo per il quale è nato. Questo gruppo deve consistere di persone che hanno uno scopo comune. Allora, insieme, essi costituiranno una enorme forza che renderà capace ciascuno di loro di lottare con se stesso.

Per ricevere il potere collettivo dal gruppo, ognuno deve contribuire ad esso con la sua forza, rinunciare a se stesso e vedere solo la forza dei suoi amici invece della loro debolezza. Se considera se stesso come un po’ più elevato degli altri, egli non può unirsi a loro, non può portare la sua forza e ricevere quella collettiva.

Schema

1. Natura umana – amore per se stessi.
2. Lo scopo della creazione – adesione al Creatore attraverso l’equivalenza degli attributi con Lui.
3. È impossibile realizzare lo scopo della creazione da soli, ma solo all’interno del gruppo ed attraverso il suo potere.
4. Nel gruppo, tutti devono essere uguali nello scopo, nei mezzi e nel proprio annullamento. L’annullamento è possibile solo innalzando gli amici.
5. La grandezza dell’ambiente è richiesta in parole ed azioni.

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