Pubblicato nella 'Zohar' Categoria

Che cosa è rivelato nel Libro dello Zohar?


La domanda che ho ricevuto: Che cosa mi viene rivelato mentre leggo lo Zohar?

La mi risposta: Si rivela ciò che sta succedendo nel Livello Superiore. E’ come un bambino piccolo che cresce – vede, capisce, e percepisce il mondo. Osservando la sua condotta e le sue reazioni, si può vedere che ogni giorno egli capisce la vita un po’ di più, acquisisce una maggiore comprensione di ciò che succede e reagisce in modo più consapevole.

Nella realizzazione spirituale, improvvisamente riveliamo delle immagini dentro noi a livello sensoriale come conseguenza della proiezione, sempre dentro di noi, dei ciò che lo Zohar racconta. Il racconto “atterra” nel nostro desiderio e qui lascia un segno, ed allora noi incominciamo a percepire e poi a capire ciò che viene detto, proprio come riveliamo questo mondo quando stiamo crescendo.

La rivelazione spirituale non avviene razionalmente ma a livello di percezione sensoriale; avviene attraverso dei nuovi sensi. E’ realizzata dalla Luce che Corregge, che ci rende capaci di comprendere il Creatore e di essere come Lui.

Questa cosa potrebbe non sembrare seria ed un uomo potrebbe chiedere, “ Come fa ad essere una scienza? Che posto ha la mente? E l’uomo?” Dopo tutto, stiamo solo leggendo un libro, e desideriamo molto esserci dentro, in quella realtà che ci sta venendo decritta. Somiglia a come agisce un bambino, “Lo voglio e basta!” Ma a noi non ci viene chiesto altro se non questo desiderio.

Baal HaSulam scrive nel paragrafo 155 de “Introduzione al Talmud Eser Sefirot”, “Sebbene essi non capiscano ciò che stanno imparando, attraverso l’ardente desiderio di comprendere, essi risvegliano su loro stessi le Luci che circondano le loro anime”. Funziona proprio come per il bambino che vuole conoscere il mondo in cui si trova. Quando noi desideriamo rivelare il mondo spirituale nello stesso modo, esso ci viene immediatamente rivelato.

Materiale correlato:

Lo Zohar – Introduzione
Versione originale dell’antico libro dello Zohar
Il Mistero del Libro dello Zohar
Shamati 89-Per comprendere le parole del Santo Zohar

Come colorare il colore nero


Lo Zohar: E sebbene l’essenza del cuore di pietra (Lev HaEven) non possa essere corretta, ciononostante il suo colore viene corretto, perché il suo colore nero è incluso nei tre colori della santità (la dazione) delle prima nove Sefirot e riceve da esse la Luce e la correzione. Questo permette al colore nero di esistere e di essere adatto per una futura distinzione (alla Fine della Correzione).

Mentre aumento il mio desiderio di diventare uguale al Creatore attraverso le mie azioni, usando il mio desiderio (Malchut) di essere come la dazione, percepisco le azioni e le qualità del Creatore nelle prime nove Sefirot della mia anima. Intanto, neutralizzo e smetto di usare i desideri che appartengono a Malchut (il cuore di pietra). Come risultato di questa analisi e dei miei sforzi per evitare di lavorare nei desideri di Malchut (il cuore di pietra), Malchut viene permeata da una luce sottile.

In seguito, una volta che sono diventato completamente uguale alle prime nove Sefirot nel mio desiderio di donare, attraverso la più ampia correzione possibile dei miei desideri, che ora uso “per il bene della dazione”, io scopro che anche il cuore di pietra può essere usato per il bene della dazione. Scopro che è proprio perché l’ho sempre rifiutato e allontanato da me e perché non sono mai stato disposto ad usarlo che ho ricevuto una certa sensazione di dazione. Dunque il colore nero finisce per inglobare in sé tutte le sfumature e le ombre dei colori che ho usato nelle prime nove Sefirot.

Ci sono solo alcuni colori – il bianco, il rosso, il verde ed il nero, ed io sono in grado di usarli tutti tranne il nero. Poiché non uso il colore nero, gli altri colori permettono al nero di includerli in sé in una certa misura, e ne consegue che il colore nero diviene adatto all’uso. Questo è il significato del verso, “In futuro l’angelo della morte, l’egoismo, diventerà un angelo benedetto, la qualità dell’amore e della dazione.” In altre parole, alla Fine della Correzione il concetto di “proibito” sarà revocato, poiché avremo la forza di usare tutti i nostri desideri per il bene degli altri.

Allora tutte le restrizioni e le proibizioni svaniranno dalle nozioni di tempo, movimento e spazio. Questo stato si chiama il Mondo dell’Infinito – un mondo senza limiti, in cui posso vivere senza limiti e mi vengono offerte delle opportunità illimitate.

Viviamo Nel Mondo Inverso

La nostra percezione della realtà si divide nei Kelim interni, “la radice”, “il corpo”, “l’anima”, che sento come me stesso e per questo faccio attenzione ad essi, ed i Kelim esterni, “i vestiti” ed “i palazzi” che percepisco come estranei, come non miei e per questo sembrano opposti ai Kelim interni.

Quanto più amo i miei Kelim interni, più odio i Kelim esterni, e li separo e valuto sempre gli uni opposti agli altri. Tra i Kelim interni ed esterni c’è il limite della divisione. A partire da questo, guardo all’esterno solo con il punto di vista di come può l’esterno essere per il mio beneficio; cioè, sempre in maniera egoista, con odio. Quanto più male va agli altri, tanto meglio andrà a me.

La forza della partizione fa questa divisione: provo piacere del mio riempimento e del fatto che gli altri ne manchino. Valorizzo sempre il mio stato in funzione di questo limite: la differenza tra me e tutto il resto del mondo; quanto peggio va il mondo, tanto meglio è per me (se ciò non minaccia la mia sicurezza).

L’essere umano è fatto in maniera tale che ha paura solo quando riceve notizie su un disastro nel mondo che possa condizionarlo. Tuttavia, se questo non lo riguarda, è affascinato dal sentire queste notizie. Egli valorizza sempre se stesso in relazione agli altri, cioè in relazione ai Kelim esterni, “i vestiti” ed “i palazzi”, che sembrano estranei. “Estranei” non significa che mi siano indifferenti ma che il loro benessere mi avvelena la vita. Se sto guadagnando 10.000 al mese e gli altri solo 5.000, allora che piacere provo! Però se qualcuno guadagna 20.000, allora soffro a causa della disillusione …

Un’illusione ottica

La nostra percezione del mondo, la percezione della vita, radica nel desiderio. Il desiderio è l’unica cosa che è stata creata. La persona vive “in sé” e percepisce tutto “dentro se stessa”, però lo percepisce in due “formati”: una parte dell’immagine la presenta come “se stessa” e l’altra parte come “il mondo esteriore”.

Così percepiamo il nostro desiderio, diviso in interiore ed esteriore; noi stessi e l’ambiente. L’immagine della realtà si divide in sfere che si espandono dall’interno verso l’esterno: l’anima, il corpo, l’ambiente vicino e l’ambiente lontano. In realtà tutto ciò è un’unica percezione e si trova dentro di me, all’interno del mio desiderio.

Se voglio cambiare il mondo, devo cambiare il mio desiderio. La percezione del mondo dipende dal desiderio ed in generale il mondo è ciò che si percepisce in esso. Il mondo che mi sembra esterno è solo un’illusione, si trova tutto nel mio desiderio, però, adesso, non mi accorgo di ciò. Con questa mia parte esterna mi relaziono come con qualcosa di estraneo, allontano la natura e l’umanità e come risultato soffro. Non immagino neppure il danno che mi arreco con la chimera del mondo esteriore. È un errore, “un’illusione ottica”! Mi sembra che la gente davanti a me sia estranea e la posso disprezzare, ma in realtà non sono semplicemente cosciente di quanti problemi e disgrazie attraggo a me per questo motivo. Con questo riempio tutta la mia vita. Che percezione della realtà così orribile e distorta! La saggezza della Kabbalah è destinata ad unire le mie parti separate. Io non sono capace di farlo, però posso chiedere che venga la Luce, che venga e corregga la mia anima. Allora vedrò l’unica realtà, l’unico desiderio ed in esso l’unico Kli e l’unica Luce.

Nel cammino verso questa meta, cerchiamo di dirigerci verso l’unione. Leggendo Il Libro dello Zohar, sono obbligato a ritornare costantemente verso la percezione del mondo dentro di me. Di qualsiasi cosa parlo, tutto è dentro di me, sono tutte le mie forze, i miei desideri, le mie qualità.

Tutti i mondi spirituali si trovano all’interno dell’uomo, non c’è niente al di fuori di lui. Non si può dividere in mondo interiore ed esteriore. Tutto è un solo Kli, ricordandolo, attrarremo l’influenza della Luce, la quale unisce tra loro le parti della nostra percezione.

Questo Libro Funziona, Anche Quando Stai Lavando I Piatti!


La lettura dello Zohar ci eleverà alla percezione ed alla richiesta corretta. Come è possibile?

Da un lato, diciamo che se non mi dirigo esattamente alla fonte della Luce, se non entro in questo raggio di Luce e non mi unisco a tutti gli altri per conseguire il desiderio comune, allora non avremo successo. Questo è corretto, perché questa è la condizione, ma dall’altro lato, mentre studiamo e realizziamo grandi sforzi e passiamo attraverso diversi stati, nel frattempo la Luce agisce e lavora su di noi.

Possiamo accelerare il tempo, “santificarlo”, come è desiderabile. Ciò nonostante, in ogni caso e in ogni stato, anche una donna di casa che si dedica ai suoi lavori domestici o sta lavando i piatti (in ebraico, i piatti sono chiamati anche Kelim) mentre ascolta il canale TV o la trasmissione dello Zohar su internet, sta prestando attenzione ai suoi Kelim spirituali.

Così lavora questo libro. C’è bisogno solo di pazienza, nient’altro!

Materiale correlato:

Lo Zohar costruisce la nostra anima
Lo Zohar cambia chiunque lo studi
La spiritualità si raggiunge mediante lo sforzo

Raggiungiamo il mondo spirituale in modo naturale, come un bambino che scopre il mondo


La domanda che ho ricevuto: Quando leggiamo lo Zohar dobbiamo seguire il testo come se stessimo facendo un viaggio attraverso noi stessi. Ma non dobbiamo anche sforzarci per chiedere la nostra correzione?

La mia risposta: Lo Zohar stesso ti guida verso la correzione e i pensieri che ti servono. Ti dirà ciò che è bene e ciò che è male in base al tuo specifico stato e ti dirà su cosa tu in particolare devi fare chiarezza.

Il libro stesso di offrirà questo approccio. Da parte nostra, dobbiamo semplicemente essere in grado di aderire ad esso e alla sua corrente, per “navigarci” dentro diligentemente e per andare dove essa ci vuole portare. Dobbiamo lasciare che la nostra mente e il nostro cuore vengano trasportati dolcemente dalla corrente.

Tutto è pre-assegnato, incluso il mio desiderio, il Reshimot in esso, e la Luce che realizza il Reshimot. Comunque ogni cosa dipende dal mio sforzo e dalla mia di volontà di acconsentire che Luce abbia accesso al Reshimot.

Io permetto alla Luce di agire soltanto, ma a parte questo tutto accade senza che io me ne abbia alcuna conoscenza. Io sono solo il testimone di ciò che accade dentro di me. Il mio sforzo si chiama “Avodat HaShem” – il lavoro del Creatore; io sono solo uno che ne prende parte. Il Creatore ha detto a Mosé: “Andiamo dal Faraone ed Io farò tutto e tu vedrai come agisco contro di lui.” Ciò significa che il mio punto nel cuore, il primo Reshimot spirituale, mi porta all’ingresso di un nuovo mondo, di cui io non so nulla. Ed ora, attraverso questo punto nel cuore, sento la spiegazione di questo mondo nuovo. Nella misura in cui apprendo di questo mondo e mi connetto ad esso, nella stessa misura potrò viverci dentro.

Baal HaSulam scrive che proprio come è impossibile per i nostri corpi vivere in questo mondo se non si conoscono le sue leggi, così è impossibile per l’anima vivere nel mondo spirituale senza averne prima ricevuto la necessaria conoscenza. Dunque, adesso stiamo cercando di ricevere questa conoscenza che ci serve. Quando la riceveremo, sentiremo che già esistiamo nel mondo spirituale, perché nella spiritualità, la conoscenza e la percezione sono la stessa cosa.

In questo preciso momento io percepisco solo il mio corpo animato – una realtà illusoria; ma ho anche un punto nel cuore che può potenzialmente percepire il Mondo Superiore. Questo punto che mi è stato dato è una meravigliosa opportunità; ma è la sola cosa che mi è stata data. Io deve sviluppare tutto il resto da solo, questa è la ragione per cui mi è stato dato Il Libro dello Zohar, che mi offre la spiegazione necessaria.
Imparo il Mondo Superiore come un bambino impara a conoscere questo mondo senza sapere nulla. Un bambino non può comprendere il mondo con la sua mente, facendo delle analisi e delle sintesi. Ed io sono nella stessa posizione per ciò che riguarda il mondo spirituale. Imparo a conoscerlo solo aderendo al testo del libro e richiamando la Luce Circostante. Questo genere di studio è il più naturale.

Scopriamo un nuovo mondo nello stesso modo in cui abbiamo scoperto questo mondo quando eravamo dei bambini.

Il Livello Superiore non potrà mai essere raggiunto con la mente, poiché non Lo percepiamo, vediamo e comprendiamo. Quindi, dobbiamo cominciare a percepirlo.

Lo schermo non è solo una parte, ma è l’intero sistema


Ogni uomo è un piccolo mondo, il che significa che tutto il mondo è dentro di me. Io sto davanti alla Luce Superiore e al Creatore con tutte le mie proprietà e le mie caratteristiche. Non sono in grado di immaginare nulla al di là di me stesso.

Abbiamo già raggiunto una sufficiente preparazione che ci permette di evitare di associare ciò che è scritto nello Zohar con le immagini di questo mondo, con la storia o la geografia. Adesso possiamo vedere il testo come qualcosa che parla di noi stessi, del Creatore e dello schermo che c’è tra noi e Lui. Adesso dobbiamo provare a vedere il sistema e la struttura della relazione che dobbiamo costruire tra noi e Lui.

Lo schermo non è solo una divisione tra il Creatore e me, ma è l’intero sistema.

Infatti, io sono solo un punto di desiderio creato “dal niente” e anche il Creatore è solo un punto, una scintilla di Luce che ha creato me, che sono un punto di desiderio.
Lo schermo si riferisce ad un immenso sistema che esiste tra i due punti:io ( il punto nero) e il Creatore ( il punto di Luce Bianca). Lo schermo non è posizionato al di sopra del desiderio di godere, ma è incluso in questo desiderio. Con l’aiuto dello schermo posso calcolare in che misura posso allineare il mio desiderio perché sia uguale alla Luce; questa è la ragione per cui lo schermo dovrebbe abbracciare completamente il mio desiderio.

Rosh ( la testa) di Partzuf è il luogo dove decido quale parte del mio desiderio dovrebbe unirsi alla Luce. La parte del mio desiderio che sono in grado di allineare alla Luce si chiama Toch (la parte interiore) di Partzuf. La parte che non sono ancora in grado di allineare alla Luce si chiama Sof (la fine) di Partzuf.

Lo schermo opera all’interno di queste parti, essendo un sistema che mi connette al Creatore. Il sistema è diviso in tre parti:

1.Rosh, la testa di Partzuf, che esegue una valutazione ed un calcolo
2.Toch, la parte interiore di Partzuf, che riceve la Luce e raggiunge la somiglianza con Essa nelle azioni
3.Sof, la fine di Partzuf, nella quale viene compiuto una valutazione separata a proposito della mia incapacità ad essere uguale alla Luce
Non basta che io decida semplicemente quale parte del mio desiderio posso rendere uguale al Creatore per poi gettare via tutto il resto. Devo anche controllare quali parti non sono in grado di allineare con il Creatore e perché. La fine di Partzuf deve essere chiara come la sua parte interiore.

Il Padrone di casa mi chiede di ogni piccolo dettaglio: “Perché non vuoi accettare la Luce che proviene da Me nel tuo desiderio?” Io devo allora controllare quei dettagli e spiegare a me stesso perché non posso ricevere la Luce. Perciò, lo schermo è il sistema completo della connessione tra me ed il Creatore; non è soltanto una particolarità che disegniamo nelle nostre illustrazioni.

Quando si studia Lo Zohar, impariamo questo sistema – la connessione tra noi ed il Creatore. Io mi trovo al di sotto ed il Creatore è al di sopra, e tra noi c’è un sistema intero che chiamiamo “lo schermo”, che è composto da tre parti principali. Questo sistema racchiude tutti i mondi.

Il Linguaggio della Santità


Lo Zohar , capitolo “I Segreti della Torah”: I fondatori della città e della torre (di Babele) parlavano il linguaggio della santità, che conoscono gli angeli, e non parlavano nessun’ altra lingua.
“Il linguaggio della santità” rappresenta il metro che misura la santità nella scala dei linguaggi – la combinazione corretta e bilanciata della linea di destra e di quella di sinistra. La linea di destra è la dazione, la forza che arriva dall’Alto, e la linea di sinistra è la ricezione, la nostra materia, il desiderio di ricevere piacere.

C’era una sola lingua il tutto il mondo. “Una sola lingua” significa il linguaggio della santità, e poiché essi parlavano la lingua della santità, essi ricevettero l’aiuto degli Angeli per completare la loro costruzione.

Per questo nulla era loro impossibile ed avevano la capacità di compiere ogni cosa volevano fare. Tuttavia, se non avessero parlato il linguaggio della santità, non avrebbero ricevuto l’aiuto degli angeli, e i loro semi (le loro azioni) sarebbero stati impuri – cioè sarebbero durati un istante per annullarsi immediatamente.

Quando troviamo il giusto equilibrio tra queste due linee, raggiungiamo il linguaggio della santità. Quando succede, il nostro linguaggio mostra che tutti i nostri desideri sono per il bene della dazione, e che la linea di destra e quella di sinistra sono in equilibrio. Possiamo allora usare la materia del desiderio di ricevere piacere per costruire la nostra anima, perché adesso possiamo darle la giusta struttura – per il bene della dazione.

Questo è il significato di “costruire la città” – si ha quando la Forza Superiore, gli angeli, sono d’accordo con le nostre azioni e le comprendono. Detta in modo diverso, significa che abbiamo costruito la giusta connessione con il Creatore, la forza della dazione.

In ogni singolo passaggio, usiamo la parte di desiderio che siamo in grado di utilizzare, usando “il linguaggio della santità”- la via di mezzo. Questo è il modo in cui continuiamo ad unirci con il Creatore e raggiungiamo una sempre maggiore somiglianza con Lui.

Siamo noi a creare ogni “mattone” ed “il cemento” che serve per la costruzione, e li usiamo per costruire la via di mezzo, utilizzando il linguaggio della santità. In altre parole, si innalza sempre la costruzione dal basso verso l’alto, per il bene della dazione. Quest’azione si chiama costruire “con l’aiuto degli Angeli Superiori”, le forze della dazione.

Il Linguaggio è formato delle interazioni della Luce con il desiderio

L’ebraico è una lingua speciale, creata dall’unione delle Luci con il Kelim. Malchut si unisce con Bina, e questo provoca la manifestazione del bordo inclinato (Parsa) nella lettera Alef.

La Luce di Hochma scende su Malchut dalla Sefira Hochma che è in alto, ed è raffigurata dalla lettera Yud. La parte che si allarga al di sotto forma la Yud minore. E se non c’è nessuna Luce di sotto, il posto di Yud sarà occupato da Dalet. Questo è il modo in cui si forma la lettera Alef.

La lettera Dalet è la combinazione di due aste ( Delet significa “porta”) – le porte che chiudono e aprono il Rechem (ventre del Partzuf Spirituale). L’asta orizzontale è l’espansione della Luce di Hassadim, e quella verticale è la Luce di Hochma.

La lettera Shin riflette le tre linee. L’Ari spiega i numeri e le forme delle corone che occorrono sopra ogni lettera. Il TANTA completo (Taamim, Nekudot, Tagin, Otiyot) – Luci, lettere, punti, e corone sopra le lettere – sono il riflesso della diretta connessione tra le Luci e il Kelim.

Questa è la ragione per cui è così importante sapere come viene espressa questa connessione. Non si tratta di una questione di semplice linguaggio, ma della connessione tra la Luce ed il Kli sulla quale poggia tutto l’universo. Perciò, queste lettere e il linguaggio stesso sono chiamati sacri, perché mostrano come il Kli vuole diventare uguale alla Luce.

Quando Malchut ascende verso Zeir Anpin e Bina, essa si unisce con loro e perciò le 22 lettere sono formate, riflettendo la somiglianza di Malchut con le Sefirot Superiori, fino a ZAT de-Bina dove Malchut riceve le qualità di Bina.

Salendo da Malchut de-Malchut (il punto nero), essa comincia a deviare, creando così una linea verso destra o verso sinistra, in lungo e in largo, e poi creando ancora ogni tipo di forma e di circonferenza quando raggiunge la perfezione.

Lungo ogni grado dell’ascesa, Malchut si connette con Bina e disegna le forme di questa unione. Questo è il modo in cui le lettere vengono formate.

Un cinescopio funziona secondo lo stesso principio. Dentro troviamo infatti un sistema di deviazione: un più e un meno (un polo positivo ed uno negativo) lungo un’asse verticale, un più e un meno lungo un’asse orizzontale, e nel mezzo una specie di lancetta che si muove nelle direzioni in cui viene attirata da questi meno e da questi più. Mentre si muove, essa disegna ogni specie di figura. E queste figure si sovrappongono in sequenza una sull’altra.

Allo stesso modo, attraverso il lavoro combinato di due coppie di forze (potenziali), Hassadim (sinistra e destra) e Hochma ( sopra e sotto), il punto è attirato da sinistra verso destra e da sopra verso sotto, formando così tutte le diverse lettere. Queste forme si uniscono poi l’una con l’altra, e le lettere formano una sequenza che chiamiamo alfabeto.

Materiale correlato:

Le lettere sono qualità
Il linguaggio dei rami

La sensazione di un déjà vu mentre leggiamo lo Zohar


Si può sapere di stare studiando per bene lo Zohar , quando si continua a leggerlo e a rileggerlo, sebbene non si capisca niente. Non ci si dovrebbe spaventare di questa cosa e non si dovrebbe provare a nascondersela. Al contrario, si deve accettare il fatto che siamo come un bambino che non alcuna conoscenza, e allora ogni cosa comincerà a diventare assolutamente più chiara.

Studiare lo Zohar comporta una sensazione di déjà vu, come se qualcosa che è già stato letto all’improvviso si affacciasse alla nostra memoria mentre leggiamo un’altra parte del testo. Quando lo si legge per la prima volta, non si capisce niente, ma adesso tutto si compone all’improvviso, come quando una cosa si rivela ad un bambino in questo mondo.

Quando diciamo che il materiale contenuto nel testo ci sembra chiaro, in realtà stiamo commettendo un pericoloso errore che ostacola il nostro avanzamento. Si dovrebbe comprendere con chiarezza che si sta leggendo di fenomeni che al momento non esistono dentro di noi.

Se la nostra anima si corregge, allora percepiremo questi fenomeni nel modo corretto. Ma per ora si stanno ascoltando semplicemente delle parole senza conoscerne il significato. Per esempio, si legge la parola “oscurità” e si pensa di capirne il significato, ma di fatto significa tutt’altro; si riferisce alla incapacità di percepire qualcosa. Infatti, il libro parla di dazione, mentre noi sappiamo solo ricevere.

La nostra opposizione alla Luce, a questo stato di meravigliosa dazione, si chiama oscurità. Allo stesso modo, la nostra somiglianza con la Luce e la nostra abilità a connetterci ad un desiderio più progredito si chiama Luce. A questo proposito, non importa se non si capiscono e se non si possono immaginare queste nozioni. Quello che conta è il nostro desiderio. Questo è ciò che attira la Luce – la forza che ci sviluppa.