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Quando il cuore comprende

Lo Zohar, capitolo Va YiKra ( Il Signore ha chiamato), articoli 147-149: Il Yod del Sacro Nome si collega in tre nodi. Per questo motivo una punta è sopra, una punta in basso, e un’altra punta è al centro, dato che tre nodi pendono da lei. La punta in alto è Keter superiore, al di sopra di tutti i superiori, la testa di tutte le teste è sta in alto sopra di loro…La punta inferiore è l’altra, la punta inferiore di Yod. Ed è Bina, la testa per innaffiare il giardino, Malchut. Questa è la fontana dì acqua da cui tutte le piantaggioni vengono innaffiate, dato che tutti i Mochin e Zon e BYA si estendono da Bina

La lettera Yod è Hochma del mondo di Azilut, la sua “mente occulta” Attraverso il punto superiore entra la Luce dell’Infinito, e dal suo punto inferiore esiste la luce di Bina, fluendo attraverso Zeir Anpin, innaffia il giardino, Malchut.

Sarebbe possiblile descrivere l’intero sistema in dettagli come questi, ma noi stiamo studiando Lo Zohar con lo scopo di destare la Luce che Riforma, non per studiare delle aride teorie. Noi studiamo Lo Zohar non per acquisire conoscenze teoretiche sulla spiritualità, ma piuttosto per farne esperienza! Quando iniziamo a capire quello che Lo Zohar ci sta dicendo, sentiamo la dazione e la ricezione in noi e la differenza tra di loro; soltanto allora saremmo capaci di leggere e svelare l’intero disegno, che apparirà come sensazioni. Noi studieremo Lo Zohar per poter capire quello che stiamo sentendo! Allora inizierò a studiare la Kabbalah come una scienza; aggiungerò intelletto ai miei sentimenti.

Ma prima devo ricevere le sensazioni. La mente segue. Se non fosse cosi, sarebbe soltanto un ragionamento teoretico senza una comprensione pratica. Rimarremmo bloccati in questi diagrammi e in questo mondo a intellettualizzare, come se sapessimo quello che sta succedendo “la” nel mondo spirituale.

Ma non abbiamo bisogno di sapere quello che sta succedendo là. Dobbiamo esserci! C’è una enorme differenza tra quelli che stano percependo il mondo spirituale e i teorici che stano imparandolo nello Zohar. Questi ultimi sono quelli che Bal HaSulam incontrò a Gerusalemme quando arrivò in Israele. Stavano studiando Lo Zohar e ne conoscevano tutti i libri cosi come gi scritti dell’Ari a memoria. Ma quando lui chiese se riuscivano a percepirlo loro risposero “Non c’è niente da percepire qui. Semplicemente memorizziamo il testo”.

Ma per noi, prima di tutto, è importante acquisire la capacità di percepire il mondo superiore: Lo Zohar deve entrare in noi , e noi dobbiamo iniziare a vivere in lui. Dopo studieremo quello che sentiamo e come cambiare questi sentimenti, come camminare nella spiritualità.

Non possiamo ricercare quello che non percepiamo. Dato che noi siamo la sostanza del desiderio di ricevere, dobbiamo percepire la realtà che è in esso. Solamente allora potremo studiare in che cosa consiste la nostra percezione.

Bina deriva dalla parola “Havana” comprensione, com’è scritto: “il cuore comprende”. È per questo che studiamo Lo Zohar, in modo di poter donare e percepire il Creatore. Più tardi si potrà discutere su tutte le pagine di Lo Zohar , e vedremo tutto quello che contiene, la completa sinfonia dei sentimenti.

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Non si può camminare da soli

Se resto solo per un momento, senza il supporto del gruppo, cadrò immediatamente. Da solo non ho presa sulla spiritualità, sul Creatore o sulla dazione. Posso essere nel mio vaso spirituale mentre sono connesso con gli altri e ricevere supporto da loro, oppure esserne al di fuori. Appena perdo il loro supporto, cado.

Uno non può avanzare e raggiungere qualcosa da solo. Non sarà capace di portarsi nella spiritualità neanche per un istante. Se una persona pensa di poter avanzare da sola attraverso la lettura dei libri di Kabbalah, compiendo determinate azioni e tenersi nel cammino spirituale, allora si tratta di un’illusione. Mentirà a se stessa e spererà invano di avanzare. Senza la partecipazione e la connessione al gruppo, chiamata “garanzia mutua”, non abbiamo possibilità di essere nella spiritualità neanche per un momento.

Inoltre, essere presenti nell’ambiente spirituale non significa esservi fisicamente. Ciò che importa è quanto fortemente una persona desideri che questo ambiente la colpisca finché ciò dimostri al suo desiderio di porsi sotto l’influenza della Forza Superiore del Creatore; ma se una persona legge semplicemente i testi di Kabbalah in solitudine, non sarà sotto l’influenza del Creatore perché tutto ciò che una persona legge, passa attraverso i suoi filtri egoistici. Una persona percepirà il libro come lo capisce, lo sente e desidera vederlo!

Perciò, io sono sotto l’influenza del Creatore solo se quello che leggo viene a me attraverso il gruppo. Il Creatore o la Luce “dimora in mezzo alla sua gente”, vuol dire il gruppo, l’assemblea corretta delle anime.

Individualmente non abbiamo possibilità di avanzare spiritualmente. Dobbiamo capire molto chiaramente che il solo nostro strumento per rivelare il Creatore è la nostra unità.

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Dal punto nel cuore fino a Malchut dell’infinito

Non c’è Luce senza un vaso e non c’è riempimento senza un desiderio. La Luce Superiore si trova in uno stato di riposo assoluto; riempie e circonda completamente la creazione. Tutto dipende unicamente dal nostro desiderio, dai nostri vasi di percezione. Se desideriamo questo particolare riempimento, lo percepiremo. Tuttavia, se il nostro desiderio non corrisponde esattamente alla frequenza o alla qualità del riempimento (cioè, non c’è equivalenza delle proprietà tra il desiderio e ciò che lo riempie), allora non ci sentiamo soddisfatti. Diversi esempi del mondo corporeo danno prova di ciò.

Dobbiamo portare il nostro desiderio verso la Luce Superiore affinché sia riempito. Per fare questo correttamente, il desiderio deve corrispondere alla Luce, cioè, essere nella dazione. Come acquisiremo questa forza della dazione? I kabbalisti dicono che in ogni persona esiste il potere di dare, però è molto piccolo e resta tale nella persona che si mantiene sola.

Questo potere di dare crescerà solo se una persona si unisce agli altri. Se desidera ottenere la dazione ed è disposta a fare ciò che è necessario con il fine di ricevere, dal gruppo e dagli amici, il suo desiderio di dare; allora acquisisce da loro molti di quegli stessi desideri. Può farlo nella misura in cui annulla se stessa ed esalti gli amici al di sopra di sé. In questa maniera, sarà pronta a ricevere da loro un desiderio più grande di dare, tanto in qualità che in quantità. Se una persona ha il desiderio di dare, allora la Luce, durante la lettura dello Zohar, lavorerà con lei; questa Luce comincerà ad organizzare il suo desiderio ed a riempirlo.

Per tanto, la preparazione alla lettura dello Zohar dovrebbe aver luogo nel gruppo, nella reciproca “incorporazione” degli uni negli altri, con il fine di formare un forte desiderio. In questo caso, avremo successo. Possiamo accelerare il tempo ed accorciarlo, senza necessità di sommergerci in una sofferenza corporea prolungata. Possiamo trasformare le sofferenze terreni in tormenti d’amore, il che significa soffrire per il fatto di non avere le qualità della dazione, per non avere il desiderio di dare che dobbiamo acquisire. Possiamo lavorare con il gruppo e gli amici e facendolo, acquisire questa volontà.

Come vediamo, tutto è nelle nostre mani. Di fatto, possiamo mettere il cronometro sullo zero. Il Creatore ha creato solo il punto “dell’esistenza dall’assenza”. Ci ha dato il resto affinché aumentassimo il nostro desiderio dalla misura del punto nel cuore fino a quella dell’estensione di Malchut dell’Infinito. Ciò è possibile solo se ci uniamo. Per tanto, abbiamo solo un’opportunità di raggiungere il desiderio per la Luce: sforzarci nell’essere giusti all’interno dei nostri piccoli desideri di dare.

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Dall’inganno alla Luce

Ho ricevuto una domanda: Come possiamo esigere la correzione oggigiorno, quando siamo totalmente immersi nei desideri egoisti?

La mia risposta: E’ chiaro che attualmente non possiamo esigere la correzione. Se sono un egoista assoluto, come posso chiedere la correzione? Tuttavia, ciò che mi si richiede è chiedere un po’ di dazione, nella misura in cui sono capace di chiederla, mentre sono nell’egoismo. Questo significa che mentre lei sta in Lo Lishma, (cioè, nell’inganno, nell’ego, nel suo desiderio di piacere, e nei pensieri su se stesso), sta realizzando un debole pianto che desidera offrire.

Certamente, è un inganno; lei non vuole amare gli altri, né donare loro, né arrivare ad essere simile al Creatore. Lei semplicemente, non sa cos’è la dazione, e grazie a questo, è capace di dire simili parole. Se lei sapesse cos’è, uscirebbe correndo immediatamente. La verità si nasconde da lei, affinché non sappia cosa sta chiedendo. La dazione è tanto contraria alla sua natura da implicare realmente la morte dei suoi desideri e qualità presenti.

Nella scienza della Kabbalah, studiamo la relazione tra la luce ed i desideri. C’è un vaso o desiderio, e a sua volta una Luce opposta ad esso. Affianco a questo, esiste un altro stato nel quale il desiderio non è certo, ma falso, e la Luce che è opposta a questo desiderio, non è diretta, ma circondante. Questo è esattamente lo stato nel quale ci troviamo adesso. Tuttavia per il momento, chiediamo che questa Luce venga e ci porti questo desiderio di dare, come se volessimo diventare datori e funziona grazie a questo.

Il sistema è disegnato in maniera tale che, dal nostro stato attuale, nel quale ci troviamo, non vogliamo il successivo stato, tuttavia lo stiamo chiedendo, possiamo arrivare ad esso; possiamo cominciare a volerlo, a riceverlo ed a stare con esso. Ciò si deve alle Reshimot, i geni spirituali, che rimangono in noi dallo stato corretto, che poi fu frammentato. Queste Reshimot risvegliano le luci nel mondo di Atzilut, queste luci sono lontane da noi. Possiamo attrarle affinché ci influenzino e diventino ciò che chiamiamo “luci circostanti”.

In effetti ci troviamo in un inganno e non vogliamo dare o amare il nostro prossimo. È certo. La Torà non ci nasconde questo fatto. Al contrario, ci dice che il Creatore si nasconde ed il mondo spirituale è nascosto perché se lei lo vedesse, mai lo vorrebbe.

Così dunque la spiritualità si nasconde in modo che lei possa immaginare che questa è buona per lei, anche nei suoi desideri egoistici. Quando pensiamo ad alcune ricompense egoistiche per noi, come se desiderassimo il mondo spirituale, la Luce ci influenza ancora e cambia i nostri desideri e pensieri dal ricevere al dare. Funziona così. Il sistema è stato disegnato precisamente per questo processo.

Funziona in questo modo non solo nel nostro stato, quando ascendiamo da questo livello di ricezione al primo grado della dazione. Quando oltrepassiamo il Machsom (la barriera della spiritualità), ascendiamo da un stato all’altro, secondo lo stesso principio: desiderando l’indesiderabile. Anche se in queste tappe, “l’anima di una persona le insegna”, e abbiamo qualcosa su cui appoggiarci, perché siamo già nel mondo spirituale.

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Torah, Porzione Settimanale – 09.07.10

Il Libro dello Zohar, Porzione Settimanale “Matot-Masei”, Brani selezionati
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MAN: La preghiera che contiene tutto

Domanda: Dobbiamo elevare MAN (Mayim Nukvin, una preghiera). Questa azione si realizza all’interno del desiderio?

Risposta: MAN significa che chiedo la forza della dazione. All’interno di Malchut, mi rivolgo a Binà e le chiedo la capacità di dare. Tuttavia, devo arrivare ad uno stato nel quale essere pieno di questa preghiera (MAN) è sufficiente per me; mi sento felice di poter elevare MAN.

Come descrive la Torà questo stato? È quando entri alla “luce del giorno”. Un “giorno” è quando non hai niente e sei stato a vagare nel deserto, cercando il MAN (il desiderio di dare) e lo trovi. Scoprendolo, ti animi e si soddisfano tutti i tuoi piaceri. Lì si trova tutto ciò che desideri.

Che tipo di “piacere” è? Da dove proviene? Cosa è il MAN? Viene a te da Binà. È quando la semplice possibilità di fare la supplica al Creatore è sufficiente per te: “Ho la connessione con Lui. Posso chiedere a Lui. Non mi importa più di niente”.

Ma non voglio avere il desiderio con il quale posso rivelare il Creatore? No, mi sento soddisfatto solamente col sentire l’aspirazione per Lui. Ciò costituisce adesso la mia pienezza. La connessione con il Creatore per mezzo del gruppo mi riempie.

“Ma che tipo di connessione è questa? Cosa hai? Non hai niente”. È vero, ma posso appellarmi a Lui elevando il MAN? Quando questo è possibile, è sufficiente. Ciò si chiama, “vagare nel deserto”: acquisire le proprietà di “Chafetz Chesed” (colui che non vuole niente). Nel deserto ti trovi sprovvisto di tutto; in verità non desideri niente per te stesso; ma con questo acquisisci la correzione che proviene dall’attributo della dazione, la somiglianza con il Creatore e questo è il tuo riempimento.

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Fai un passo verso il Creatore

Lo Zohar, capitolo “Va YiKra (Il Signore ha chiamato) Punto 83:…com’è scritto “Osserva, il tuo re verrà verso di te”, certamente, e non tu verso di Lui. Lui verrà per appagarti, Lui verrà per innalzarti, Lui verrà a te per completarti in tutto, Lui verrà a te per portarti in alto verso il suo palazzo, per vincolasi con te in un vincolo eterno, per tutti i tempi, com’é scritto “Ed io ti fidanzerò a Me in lealtà”

Dobbiamo alzare Malchut dalle ceneri da noi, o il Creatore Misericordioso alzerà la tenda caduta di David per noi? Abbiamo la necessità di aspettare in esilio a allora tutto sarà rivelato dall’Alto? Oppure dobbiamo riconoscere che il Re è venuto, ha fatto il suo lavoro e ci raggiunge e dobbiamo aggrapparci a Lui e salire?

Ci sono persone che dicono che tutto verrà e sarà rivelato dall’Alto, che il “Terzo Tempio” cadrà dai cieli, e noi non dobbiamo fare nient’altro che aspettare. Questo è il modo di pensare “Galut” (il tempo dell’esilio).

I Kabbalisti invece ci spiegano che dobbiamo forzarci nell’esilio (dal livello di spiritualità) per un periodo specifico di tempo, fino alla fine del 20 secolo. Allora, dall’Alto, il Creatore ci ha riportato alla Terra d’Israele e ci ha rivelato il metodo di correzione che è la Kabbalah e Lo Zohar. Lui ha creato tutte le condizioni per la libertà di desiderio, e la Consegna della Torà è avvenuta. Adesso, le persone hanno bisogno di ricevere la Torà e realizzare in essa la loro correzione,

Questo è quello che chiamiamo “il re è venuto dalla regina”. Gli da tutto quanto. Comunque, adesso lei deve fare un passo verso il re ed esprimere il desiderio di unirsi a lui, invece di stare semplicemente distesa nella polvere senza fare una azione da se. Dopo tutto il re la costringe ad agire e la raggiunge rivelando il suo desiderio.

Questo è quello che gli studiosi della Torà esteriore, i religiosi, e gli studiosi della Torà interiore, i Kabbalisti discutono. Non c’é niente da aggiungere sull’osservazione esteriore dei costumi perché l’aggiunta avviene all’interno, cioè, nelle intenzioni, nei discernimenti dei desideri, e la rivelazione dell’inclinazione al male che deve essere corretta.

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La Medicina più potente: Gocce di Fortuna

Baal HaSulam spiega che lo studio della Torah (la Kabbalah) è differente da qualsiasi altra attività di questo mondo. Nessun talento speciale può aiutare una persona a studiare la Torah; né l’intelligenza, né la sapienza, né la creatività; non aiuta nemmeno avere una mente acuta, l’erudizione o la conoscenza. Solo la Luce, agendo su di una persona, può aiutarla ad avanzare. Questo avanzamento si basa sulla correzione e non sull’accumulo di conoscenze.

Per tanto, lo studio della Torah si può comparare al procedimento medico che seguiamo quando siamo malati. Il nostro arrivo alla lezione di Kabbalah è simile ad una persona che viene dal medico per un trattamento. Se questa persona lo desidera e si prepara ogni volta, sperando che il trattamento la faccia migliorare, dopo molti procedimenti (molte lezioni di Kabbalah), la correzione avrà luogo.

Così dunque, anche noi abbiamo bisogno di verificare e determinare se ci avviciniamo agli studi con l’intenzione corretta. La nostra intenzione è particolarmente importante nello studio del Libro dello Zohar poiché questo è il mezzo più potente ed effettivo per lavorare contro la nostra natura. È anche necessario controllarci e valutarci dopo la lezione, cioè, dopo questo “procedimento medico”. Sono avanzato, in qualche modo, verso la meta? Verso l’amore e la dazione? Verso la volontà di unirmi al gruppo? Sento un aumento della grandezza dello scopo? Se è così, allora sento l’importanza dell’obbiettivo, la grandezza della spiritualità e quella del Creatore in misura maggiore. Questo mi da energia ed il desiderio di progredire.

È irrilevante quanto capiamo del libro dello Zohar. Non importa se una persona non conosca la lingua originale dello Zohar, o se tutto ciò che ci racconta ci sembri molto lontano e sconosciuto. Neppure le persone che hanno studiato la Torah, nella loro semplice interpretazione, durante tutta lo loro vita, sanno ciò che è scritto nel Libro dello Zohar. Esse sono anche più confuse rispetto a quelli che non hanno mai studiato la Torah.

Per tanto, dobbiamo aprire i nostri cuori (invece dei nostri uditi e delle menti) per ricevere la medicina. Ciò è necessario affinché il nostro cuore egoista possa trasformarsi in uno altruista, sotto l’influenza della “meravigliosa qualità” (Segulà) che figura nel Libro dello Zohar. Dobbiamo accettare ogni parola che leggiamo nello Zohar come il “goccia a goccia” di una infusione. Di fatto, la Luce ci arriva goccia a goccia e per tanto si chiama “gocce di fortuna” (“Mazalot”, dalla parola “Nozel” – gocciolamento). Per questa ragione, dobbiamo sperare pazientemente che questa medicina agisca in noi, goccia a goccia, fino ad arrivare al “successo completo”.

Verso l’infinito lungo la scala delle Reshimot

Domanda: Perché da quando abbiamo cominciato a studiare lo Zohar abbiamo tante ascese e discese e perché sono molto forti?

Risposta: Adesso ci troviamo nel processo della cura e per questo sentiamo tanti cambi di stati. Ogni volta che sento l’ascesa o la discesa è il segno che ho realizzato la successiva Reshimo.

Quante Reshimot ho? Non lo so; però sono obbligato a passare tutte queste Reshimot una ad una. Non è possibile saltare ed omettere qualcuna di esse. Devo realizzare tutte (le Reshimot) nel mio cammino, lungo la catena delle Reshimot da qui fino al Mondo dell’Infinito. Il cammino da qui fino all’Infinito è un cammino della mia connessione con altre anime in un tutto, per trovare lì il Creatore.

Per questo tutti gli stati che attraverso sono i segni della realizzazione delle mie Reshimot; e per questo quanto più velocemente l’uomo sente i cambiamenti, è meglio. La cosa importante è continuare.

Qui dobbiamo agire al di sopra della ragione. Dobbiamo avere perfettamente definito il tempo per lo studio, la divulgazione, il lavoro nel gruppo, l’unione con gli amici. Durante il giorno non bisogna dimenticare lo scopo, ricordalo con l’allarme della sveglia, o con il messaggio del telefono, bisogna utilizzare i mezzi che aiutino a realizzare un po’ di più le Reshimot, una dietro l’altra. Così “centesimo dopo centesimo si riunisce una grande somma”.

Inviate un capro espiatorio nel deserto

Lo Zohar, Capitolo Tetzavè, (Punto 102): Quando si disse, “Porta due capri maschi, uno per Me ed uno per l’accusatore, Sitra Achra, affinché pensi che ha mangiato dal Mio proprio cibo e non sappia dell’allegria del nostro altro banchetto. Egli prenderà questa parte”, GAR della sinistra, che si invia nel deserto, al luogo della distruzione, per restituirgli il suo dominio, cioè il punto medio del mondo distrutto …

In tutti i libri kabbalistici leggiamo delle azioni che dobbiamo effettuare per rivelare il vero mondo, per raggiungere la visione e la percezione corrette. Supponiamo che io non vedo dove mi trovo esattamente. Allora cerco di affinare i miei sensi, di pulire le lenti dei miei occhiali, di sgomberare la nebbia davanti ai miei occhi. Sto effettuando molteplici azioni che mi aiuteranno ad orientarmi in questo strano luogo che non comprendo.

I kabbalisti ci danno proprio questi consigli: le cose che abbiamo bisogno di fare per pulire i nostri canali sensoriali: la vista, l’udito, il gusto, il tatto e l’olfatto (cinque Sefirot), per orientarci nel nuovo spazio, per poterlo discernere. Per questo lo Zohar ci dice che se senti un ostacolo nella percezione, il tanto menzionato “GAR, la linea sinistra” allora bisogna smettere di utilizzarlo ed “inviarlo nel deserto”.

Ovvero, lo Zohar descrive come bisogna lavorare con i sensi e ciò che dobbiamo fare per avvicinarci sempre di più verso l’orientamento corretto nello spazio in cui ci troviamo. In essenza, tutta la saggezza della Kabbalah parla soltanto di come raggiungere la nuova realtà, invece di percepire questo mondo immaginario.

Dopotutto, in realtà non andiamo da nessuna parte, non voliamo, né cambiamo. Restiamo nello stesso luogo e nello stesso stato. Perfezioniamo soltanto i nostri sensi. Per questo, la Kabbalah si chiama la scienza della ricezione, la scienza della percezione (in ebraico la parola Kabbalah proviene dalla parola “Lekabel” – ricevere).

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