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Come lavora Binà con le anime

Stiamo studiando un articolo di “Introduzione al Libro dello Zohar”, intitolato “Mi creò ELE”. Parla di Binà del mondo di Atzilut e di come le sue tre Sefirot superiori (GAR o IM) crearono sette Sefirot inferiori (ZAT o ELE).

GAR creò (Bara), significa che tirò fuori da se stessa verso l’ esterno (Bar) la sua parte inferiore, l’ AHP. Dopo essere disceso a Zeir Anpin e Malchut, l’AHP è ora capace di interconnettersi con le anime che ascendono a Malchut dai mondi di BYA (Berià, Yetzirà, Assiya) e che sono disposte ad essere riformate ed unificate.

Le anime chiedono la forza per unirsi e non hanno bisogno di nient’ altro che questa. Esse capiscono che facendolo, acquisiranno un vaso nel quale il Creatore sarà rivelato. Inoltre, si rendono conto che la loro forza è insufficiente per ottenere questa unione ed è necessaria la forza superiore.

Pertanto, esse innalzano il loro desiderio a Malchut del mondo di Atzilut, facendo in modo di fondersi con Zeir Anpin in un tutt’ uno, ZON. In questo punto, ZON scopre che in Malchut e Zeir Anpin c’ è la parte inferiore di Binà, ELE e questa parte le eleva a Binà, MI, per se stesse.

Come risultato, le anime, Malchut, Zeir Anpin e le due parti di Binà si uniscono in Alto e ricevono lì la forza della Luce: l’ attributo della dazione che governa completamente nella parte superiore di Binà. In tal modo, MI crea ELE e più tardi riforma le anime che sono ascese a Binà.

Se vogliamo agire seguendo l’ esempio descritto nel Libro dello Zohar, dobbiamo sforzarci di trovare tra noi il desiderio, la necessità di ascendere a Malchut di Atzilut per entrare nell’ AHP di Binà. Questa necessità arde in una persona quando diventa ansiosa di far parte del gruppo, perché Malchut del mondo di Atzilut riconosce e risponde esclusivamente a questo desiderio specifico.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 06.12.2010, “Introduzione al Libro dello Zohar”, articolo “Chi creò questi”)

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Preparare il suolo per il lavoro di Davide

Domanda: Come si può esprimere nel lavoro di gruppo la storia di Davide e Bat-Sheva?

Risposta: É una domanda corretta. Noi non lavoriamo esclusivamente nel desiderio individuale di una persona, ma nel desiderio che si trova tra di noi. Questo è precisamente quello che è stato rotto, ed è questo quello che deve essere corretto.

Nel desiderio generale di correzione ogni persona è presente con il proprio egoismo, che non viene considerato per niente. Dentro di me ci sono desideri dei livelli animato, vegetativo e livelli inanimato, che non sono soggetti a correzione direttamente. Saranno corretti nel grado in cui io lavoro nel livello umano.

Quello che deve essere corretto sono i rapporti tra di noi, i fili di collegamento tra di noi. Questo desiderio generale è il male in relazione a te – l’ intenzione con lo scopo di dare.

Lascia tutte le altre cose e lavora sull’ essere umano in te – Adamo, quello che deve essere similare (Dommeh) al Creatore. Tutti gli altri desideri lo seguiranno automaticamente.

È per questo che tutto il lavoro viene fatto nel gruppo, Malchut, Bat Sheva, è il Kli comune rotto per il quale dobbiamo trovare correzione, unità. La Luce Superiore di discernimento AB-SAG viene e prende una parte di Luce da noi. È cosi che Uriah muore, la Luce Yod-Hey. Solamente rimane Vav-Hey con la quale possiamo lavorare.

Allora Davide prende una parte di Zeir Anpin, che è intesa per correggere Malchut, e inizia a lavorare. Essendo uno schermo (Masach) con l’ intenzione “con lo scopo di dare”, lui corregge Bat Sheva e raggiunge il giusto Zivug, unità con lei, in modo di poter dare piacere al Creatore.

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Che cosa mi ispira?

Devo sempre cercare il mezzo più comodo che mi aiuti a sentirsi ispirato il più velocemente possibile per l’importanza dell’ obiettivo. Questo mi permetterà di aspirare al “luogo” o alla “goccia di unità”, dove infine spero di rivelare il Creatore. A questo proposito, tutto dipende dal mio stato attuale. Vari Reshimot stanno costantemente emergendo in me. Come regola, comincio a costruire un’ intenzione nell’ inconscio, un vago stato “a secco”, senza una goccia di sentimento e ragione.

Quindi, devo svegliare questo “stupore”, tanto da bruciarmi con un forte desiderio se in questo momento non rivelo in me ciò che il libro kabbalistico mi sta raccontando, cioè che “la morte è meglio” di questa vita senza la connessione superiore.

Dobbiamo cercare e utilizzare tutto ciò che può emozionarci e toccarci. A volte il gruppo aiuta, ricordandomi l’ unità, la garanzia mutua, e la responsabilità. A volte siamo ispirati al pensiero del Creatore come un meraviglioso obiettivo molto elevato. A volte mi sento eccitato per l’ azione stessa e l’ opera di unificazione con gli amici, nonostante i disturbi.

È necessaria la ricerca dei mezzi che mi facciano avere una inestricabile domanda spirituale durante la lettura dei testi kabbalistici nella lezione.

L’ approccio a questi testi deve essere equilibrato. In linea di principio ho ragione di lamentarmi. Da un lato, se io non capisco niente, allora io non ho niente a cui riallacciarmi. Dall’ altro lato, quando inizio a prestare attenzione al contenuto, ho nutrito la mente e perso l’ intenzione.

Ecco perché Baal HaSulam scrive quanto segue nella “Lettera 17”: “E ‘meglio per voi mantenere l’ obiettivo e aspirare alle indicazioni del Padrone. Dopo tutto, uno che non conosce le vie del paese che lo ospita e le direttive del Padrone, il significato dei segreti della Torah, come potrà servirlo? Questa è la garanzia più sicura della linea mediana al di fuori delle tre. “

Noi desidereremo capire quello che dobbiamo fare, chiedendo: “Dacci la mente, dacci la forza, dirigici, spiegaci, dimostraci attraverso l’ esempio in che modo dovremmo agire correttamente.” Potete richiedere tutto questo al Creatore come un bambino che chiede ad un adulto. Allo scopo del bambino solo il desiderio è necessario, mentre agli adulti gli fornisce tutto il necessario. Raccolgo questo desiderio dal gruppo, dai miei amici. Qui sta la mia libera scelta.

Dall’ Alto ho ricevuto tutto quello di cui ho bisogno sul sentiero spirituale, a parte la domanda, che devo sviluppare per conto mio. E’ verrà solo quando mi sentirò ispirato dall’ ambiente e dalla grandezza dell’ obiettivo. Poi l’ ispirazione esploderà dal cuore e io aspirerò alle indicazioni del Padrone con tutte le mie forze al fine di imparare a servirlo.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah 13/12/10 , Lo Zohar)

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Rabbi Shimon: Un uomo invisibile

Il Libro dello Zohar è rimasto nascosto per molte generazioni e addirittura era proibito guardarlo. Gli stessi kabbalisti avevano diffuso questo divieto.

Il mistero ivi racchiuso è luce che ritorna alla sorgente; ma pervenire a questa luce si può solamente sfondando lo scudo di difesa postovi da Rabbi Abba, che ha scritto questo testo.

Quando i kabbalisti scrivono dei libri, si esprimono in modo tale che il contenuto viene nascosto da un rivestimento, attraverso il quale noi dobbiamo penetrare. Una lettera è già un’ apertura, ma aprendo di una spanna, essi la rinchiudono doppiamente.

Essi, nascondendo il contenuto, ci aiutano, permettendo ch’ esso ci venga incontro in modo tale, che noi possiamo almeno sfiorare questo mistero. Infatti, se non fosse nascosto, non potremmo percepire assolutamente niente.

E’ proprio come un uomo invisibile, che non si può vedere finché non è vestito. Ma appena si mette addosso qualcosa si può notare.

Ossia, quello che ha fatto Rabbi Abba, nascondendo Rabbi Shimon, ci aiuta ad avvicinarci a questo mistero! Ma d’ altra parte ci da modo di lavorare. Se tu riesci a superare questo rivestimento, allora arrivi a Rabbi Shimon.

Rabbi Shimon ci porta la rivelazione dall’ alto in basso, e perciò si deve nascondere. Egli la vuole dare a tutti, ma non può, perché non siamo pronti a riceverla. E perciò piange. (Il pianto è simbolo di uno stato ridotto).

Tutto questo enorme sistema che si chiama RASHBI (Rabbi Shimon Bar Yohai) non è un uomo, ma un alto sistema che doveva ridursi (significato del pianto), perché sotto non erano in grado di ricevere nulla da lui.

E com’era possibile per lui adattarsi a divenire talmente minimo da poter comunicare con gl’ inferiori: come passare un enorme tubo attraverso la cruna d’ un ago? A questo punto si aggiunge un altro sistema che si chiama Rabbi Abba, un’ anima assai particolare, in grado di diventare un adattatore e collegare noi con Rabbi Shimon.

Allora la luce di RASHBI si rivela attraverso il particolare sistema di Rabbi Abba, che arriva a noi nell’ aspetto del libro dello “Zohar“. Esso si chiama così dal nome della sorgente dalla quale sgorga la sua luce (Zohar significa altissimo splendore), luce dell’Infinito, o luce del capo di Arich Anpin.
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(Da una lezione sull’articolo “La serva che ha ereditato dalla padrona” – 14.12.2010)

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Il mistero del Libro dello Zohar

E’ pericoloso studiare il Libro dello Zohar con un desiderio che ancora non ha raggiunto la maturità, che non si è ancora esaurito in questo mondo e che ancora non ha capito che non c’è altro da fare che innalzarsi al di sopra di esso, verso il mondo della correzione.

Solamente se l’ uomo cerca il senso della vita e trova il motivo per il quale vivere, allora la Kabbalah si può aprire.

Ma se ancora non sente questo bisogno, allora incomincerà a servirsene egoisticamente e a proprio beneficio, illudendosi di correggere se stesso. Egli incomincia a trafficare con esso e ad usarlo come un’ arma per il suo ego, non contro l’ egoismo, bensì per il proprio tornaconto, trasformando così un elisir di vita in un veleno mortale, per sè e per gli altri.

Perciò i kabbalisti avevano timore a divulgare la scienza della Kabbalah a tal punto da inventare tutta una serie di precetti: non prima d’ aver compiuto 40 anni, avendo studiato preventivamente tutta la Torà, l’ assoluta osservanza dei comandamenti; paventando altrimenti la possibilità di uscir di senno, in modo tale da spaventare tutti quanti. L’ egoismo infatti era in fase di crescita.

Nello stesso Libro dello Zohar è scritto che è stato deciso che dovrà essere aperto solamente alla fine dei giorni, quando questa saggezza dovrà essere comunicata per la correzione del mondo, già pronto per essere riparato. Allora verranno dei kabbalisti che ci diranno che il tempo è arrivato.

Perciò Rabbi Shimon ha pianto; egli non sapeva come scrivere il Libro dello Zohar in modo che, anche fosse stato aperto prima del tempo, non avrebbe portato danno. Per questo motivo l’ ha scritto con l’ aiuto di Rabbi Abba, come tramite un codice segreto. Noi leggiamo il Libro dello Zohar e non riusciamo a capire dove, dietro a Rabbi Abba è nascosto Rabbi Shimon, che piangeva a causa della divulgazione del grande mistero.

Rabbi Shimon si è servito di Rabbi Abba come di uno “scudo”, una copertura esterna, una possibilità di scrivere in codice. Si può svelare il segreto nascosto da Rabbi Shimon, solamente a condizione di riuscir a penetrare attraverso la copertura protettiva di Rabbi Abba. Allora si sarà in grado di accogliere il messaggio segreto di Rabbi Shimon, altrimenti non si potrà leggere.
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(Dalla lezione sull’ articolo “La serva che ha ereditato dalla padrona” 14.12.2010)

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