Quando leggiamo Il Libro dello Zohar dobbiamo aprire i nostri cuori. Che cosa usa una persona per aprire questo cuore? Che codice usa per rompere la “sicurezza” che tiene rinchiuso il suo cuore, per poterlo aprire prima di leggere Lo Zohar?
I Kabbalisti vengono chiamati “i saggi del cuore” perché trattano il cuore, i desideri, in modo che la Luce di Chokhmà possa entrare dentro di loro.
Perciò, dobbiamo pensare a come aprire i nostri cuori; altrimenti non otterremo la Luce di Chokhmà. Come possiamo aprire i nostri desideri, in modo che siano aperti per la Luce?
Lo Zohar è come un libro magico, nel quale, di fatto, entriamo. Non è un romanzo nel quale ti immagini l’eroe. Quando leggi Lo Zohar non hai bisogno di immaginare, semplicemente ci entri, vivi lì, non come se tu vivessi, ma ci vivi effettivamente. Tu entri, e ti trovi lì, e lo stato nel quale ti trovavi prima di leggere Lo Zohar non esiste più. Ci sei entrato attraverso la lettura, e rimani lì e devi solo avanzare.
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(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.01.2012, Lo Zohar)
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Il libro dello Zohar, Genesi 183: L’oscurità è il nero nella Torà, l’inchiostro nelle sue lettere. La luce è il bianco nella Torà, la pergamena sulla quale le lettere sono scritte. Quando la luce si veste nell’oscurità, è scritto riguardo alla Torà, “Io sono nero e bello”. Quando la luce, il bianco nella Torà, si allontana da lì, la Torà dice, “Non vedermi poiché io sono scuro”.
Dall’immagine del libro, le lettere nere su sfondo bianco, vediamo che è il colore nero che ci porta tutta l’informazione. Sebbene noi possiamo dire l’opposto; se noi entriamo nell’attributo della dazione nella Luce bianca dello sfondo del libro, noi studiamo la parte bianca in contrasto con il nero, non il nero su sfondo bianco, ma il bianco sul quale ci sono dei piccoli vuoti neri.
Quindi, sono state dette due cose riguardo la Torà: “Non vedermi poiché io sono scuro” e “Io sono nero e bello”. Da un lato, c’è la Luce, l’attributo della dazione e dall’altro c’è il desiderio, il vaso, l’attributo della ricezione. Quindi noi siamo in uno stato di ascese e discese quando sentiamo e studiamo il bianco in contrasto con il nero e viceversa.
Questo è uno studio nel quale l’uno completa l’altro e quindi ci abilita a vedere non nel nostro desiderio, non nell’attributo della ricezione, ma piuttosto dalla percezione del superiore, dall’attributo della dazione. Quando siamo nel nostro desiderio, noi agiamo dalle nostre lettere, dall’oscurità sullo sfondo bianco della Luce; ma se siamo incorporati nel superiore, come Galgalta ve Eynaim e l’AHP, impariamo dalla Luce di Ein Sof perché allora noi siamo incorporati in essa ed impariamo la Luce bianca che è nei libri e non il nero.
Quindi noi impariamo un attributo in contrasto con l’altro, fino a che non si completano a vicenda e le lettere completano lo sfondo bianco ed il bianco completa la parte nera delle lettere. Le lettere non scompaiono, ma tutta la Torà si trasforma pienamente nella Luce, come viene detto: “la notte risplende come il giorno”.
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(Dalla 2° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 1.02.2012, lo Zohar)
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Domanda: Alla fine di Febbraio, ancora una volta andremo nel deserto di Arava. Come possiamo riuscire a non cancellare quello che abbiamo realizzato la prima volta?
Risposta: Questo ciclo è diverso da quello precedente. Vedrai che la prima volta tutto è stato realizzato all’improvviso, come in un bambino ingenuo e genuino. Allora abbiamo avuto successo, ma questa volta il successo è possibile solo dopo molteplici problemi, una più grande contemplazione e delle fluttuazioni più grandi.
Dopotutto, ogni volta il desiderio diventa più furbo ed offre una resistenza maggiore. Non importa quanto in alto ti elevi, la tua inclinazione al male si eleva al di sopra di te, questo perché non possiamo ripetere qualcosa che è già avvenuta.
La cosa più importante è di essere coinvolti in questo, prepararsi e capire che dobbiamo unirci e non c’è altra scelta. In altro modo, non c’è nemmeno la possibilità di iniziare. Non c’è bisogno di andare nel deserto se non vi porteremo un vero desiderio. Questo desiderio appare nel cuore rotto.
Nel deserto, chi vince e sopravvive è quello che si attacca al cammino. Da un lato è distrutto, ma dall’altro, lui ha il capo del filo. Questo filo è l’unità con gli amici. Alla fine, non usciremo dal deserto, ma piuttosto esso diventa la terra di Israele grondante latte e miele. Se ci uniamo noi riceveremo tutta l’abbondanza spirituale proprio sul “posto”. Allora il deserto che risiede tra di noi, diventerà la Terra Promessa, l’intenzione, il desiderio per il Creatore. Lì noi Lo riveleremo.
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(Dalla 2° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 3.02.2012, lo Zohar)
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Domanda: Come condurre il chiarimento nel gruppo per non occuparsi del suo ego e volgere il male nella Klipà?
Risposta: Quando chiarisco il nostro rapporto, vengo solo fino al punto della partizione – e subito chiedo la correzione.
Nello stesso tempo a questo dovrebbe partecipare il gruppo. Dopotutto, io non solo semplicemente rivelo il male tra te e me, ma voglio che questo diventi disponibile per tutti, così scopriremo il collegamento tra noi tutti. Tutti questi peccati sono un luogo su cui l’amore sarà rivelato, senza peccati non può esserci amore.
Questo è tutto il metodo di lavoro delle tre linee, che non troviamo in nessuna religione o convinzioni. Usiamo il nostro ego – proprio usiamo, piuttosto che distruggerlo. Infatti, la Klipà – questo è la riluttanza ad utilizzare l’ ego. L’errore delle religioni, delle fedi e di tutti gli approcci umani nella vita è che l’uomo non capisce che il potere del male è il fondamento della vita. E’ proibito sorvolare, evitare e cambiare questo male. Devi solo coprirlo con un buon atteggiamento – e basta. La forma del male rimane, tu solo lo copri con la proprietà di Hassadim – e ottiene un vaso di santità, un vaso di dazione. Ma io non devo semplicemente svegliare il male in sé, “Dov’è il mio odio per tutti!”.
L’approccio corretto è che ci sforziamo per il bene, e non scendiamo nel male. Non c’è comandamento di risvegliare un litigio. Dobbiamo aggiungere il desiderio di unità – e poi, naturalmente, riveliamo il difetto.
Bisogna solo aspirare verso l’alto, e riguardo questo si rivela la caduta.
Se non cerciamo verso l’alto, poi dall’alto verranno dei guasti, che possono essere di vario tipo – problemi improvvisi in famiglia o tra amici in un gruppo – qualsiasi cosa. Ma tutto questo sono le indicazioni che il gruppo non cerca verso l’alto, e poi si rivelano i problemi e le difficoltà a livello materiale. Anche se il gruppo non è unito, ma si sforza per l’unità, si rivelano i difetti di collegamento. E se esso non stà cercando verso l’alto cosi poi si riveleranno carenze nel livello della terra o anche meno.
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(Dalla lezione sul Libro dello Zohar, 06.02.2012)
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