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La Kabbalah e la psicologia umana

Domanda: Un kabbalista capisce le persone meglio di chiunque altro?

Risposta: No. Un kabbalista non è uno psicologo, non analizza la personalità della gente, non gli interessa.

La psicologia comune è la psicologia del nostro egoismo animale. Tutti concordano nel non considerarla una scienza perché il mondo egoistico interiore di una persona non può essere conosciuto. Possiamo dedurre alcuni modelli attraverso mezzi puramente sperimentali, ma niente di più.

Baal HaSulam apprezzava la psicologia perché permette ad una persona di allontanarsi dalla mentalità idealistica e religiosa, che ci assicura di poter raggiungere il mondo futuro dopo la morte.

In linea di principio, occorre comprendere che quando il corpo di una persona muore, il suo egoismo non scompare, perde semplicemente un certo spessore del suo desiderio egoistico. Il desiderio rimane, ma assolutamente non nella forma egoistica terrena.

La psicologia umana dà alla persona una solida base con cui si può vedere il mondo in modo corretto e maturo. Dopotutto, il punto di partenza determinante nella Kabbalah è che una persona non ha più di ciò che i suoi occhi possano vedere, e questo è il modo in cui dovrebbe relazionarsi a tutto. Pertanto, la Kabbalah è una scienza precisa, sviluppata e rigorosa, senza alcuna filosofia o psicologia.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 9/03/2017

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Perché la Kabbalah è un mistero per noi

Baal HaSulam, nell’Introduzione allo studio delle dieci Sefirot scrive: “Tutti gli scritti e le stampe si considerano necessariamente Taamim della Torah”, “ … e non c’è rivelazione più grande dello scrivere un libro”. “La parte chiamata ‘segreti della Torah’, … non troverai nessuna traccia di essi in tutti gli scritti della Kabbalah, né per iscritto, né sulla carta stampata”.

Ed è veramente così. Di fatto non ci sono segreti. Sono misteri per noi perché si relazionano con livelli di raggiungimento che le nostre menti non captano.

Questo non è il sistema coordinato, né il livello, né la dimensione della matrice nella quale esistiamo nell’attualità. Così non temere nessun problema.

Abbiamo una grande ascesa spirituale dinanzi a noi per entrare in questi stati nei quali cominciamo a sviluppare quelli che vengono chiamati misteri.

Essi sono raggiunti dalla mente spirituale, non da quella attuale, la quale può solo sommare, sottrarre, moltiplicare e dividere. La mente spirituale è uno stato che non ha spazio, né tempo, né movimento. Una mente che serve l’egoismo non è adeguata per questo.

Qui hai bisogno di una mente che lavori nella qualità della dazione, al di fuori di te stesso. Non possiamo immaginare questo stato. Non è un super computer, ma semplicemente uno stato irraggiungibile per la nostra percezione attuale.

Osservazione: Baal HaSulam scrisse nell’Introduzione al libro dello Zohar che se ci uniamo ed ascoltiamo la parte interna della Torah, tutto andrà bene, sennò le cose andranno male. Scrisse sulle possibilità di una terza e quarta guerra mondiale. Di fatto, anche la maggioranza dei giornalisti di oggi, sta scrivendo a proposito di questo.

Il mio commento: Che possiamo fare? Siamo arrivati alla fine del cammino. Abbiamo parlato di questo per molti anni ed oggi tutti stanno cominciando a essere d’accordo con noi.

Osservazione: Cioè se progrediamo in maniera naturale, andrà male, ma se studiamo la Kabbalah tutto andrà bene.

Il mio commento: No, non si tratta solo di studiarla, dobbiamo viverla. C’è una grande differenza. Posso aprire un libro, sedermi sul sofà ed aspettare la pace nel mondo. No! È necessario mettere in praticare la saggezza della Kabbalah nella nostra vita quotidiana, nelle nostre connessioni con tutti.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 24/09/2017

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E’ il momento di risvegliare la mancanza ed accorciare il tempo

In apertura della lezione quotidiana di Kabbalah del 24/01/2018

In merito al tema “dai disturbi all’ascesa”, la parola “disturbi” è imprecisa, perché, se affermiamo che “Non esiste nulla tranne Lui”, e che c’è quindi solo una forza, non due o tre, ma solo una forza che agisce nella realtà, allora tutto arriva dal Creatore ed Egli è buono e benevolente.

Perciò, sia le influenze negative che quelle positive, da un estremo all’altro, hanno origine da una singola forza: “Il bene che fa del bene”. Solo nella persona, quell’influsso si divide in due parti: dove essa si sente bene quando è influenzata in un certo modo e male quando si trova in altre condizioni. Questo semplicemente indica la mancanza di correzione di una persona, ossia che essa non ha equivalenza di forma con il Creatore; è nell’equivalenza della forma che la persona ha bisogno di sentire come è buono tutto ciò che proviene dal Creatore e che il Creatore stesso è benevolo. Se la persona non si sente, in ogni momento, come se si trovasse in un oceano di bene che fa del bene, almeno nella misura di un embrione nell’utero della madre; se non sente che da tutte le parti, in tutti i propri discernimenti, si trova in un posto dove solo bene, misericordia ed amore la ricoprono, allora è segno che ha dei problemi con la correzione dei propri vasi.

Chiunque potrebbe dire: “Sì, ho un problema con la correzione dei vasi, ma che posso farci? Non ne sento la mancanza. Non posso correggere ciò di cui non sento la necessità”.

Perciò qui abbiamo bisogno di ottenere la mancanza per la correzione. Tuttavia, incominciamo almeno con lo stabilire che siamo noi, che ci troviamo in un oceano di bene, benevolenza, Luce, dazione e amore, che non lo percepiamo, il che indica la nostra mancanza di correzione.

Ora quindi, come possiamo risvegliarci? Come possiamo evitare di restare nello stato in cui eravamo prima di questo ragionamento? Inoltre, adesso, dopo questa analisi, ci sentiamo un po’ male ed un po’ bene ma questo non ci preoccupa, né ci scuote o obbliga ad agire e a sforzarci fin da subito. Non ce n’è la mancanza. A livello intellettivo, potremmo anche dire tutte le cose nella maniera giusta, ma non è comunque abbastanza. E’ necessario che l’emozione e la carenza ci smuovano dal nostro stato attuale.

La mancanza può venire dall’alto. Questa è considerata essere la via della sofferenza. Tuttavia la mancanza può anche provenire da una persona che entri in una connessione corretta con l’ambiente ed attraverso invidia, desiderio ed onore forzi se stessa ad uscire da questo mondo e ad entrare nel mondo spirituale.

Se la persona non lo fa attraverso gli stratagemmi di cui i grandi kabbalisti scrivono, allora non progredisce lungo il cammino di Achishena (“Io lo accelererò”). Ma viene gradualmente avvicinata lungo il cammino di Beito (“Nel tempo dovuto”), ma ciò è graduale, ossia dipende dal tempo ed è anche dipendente dall’attitudine della persona verso l’intero sistema generale.

Perciò tutto dipende dal nostro atteggiamento nei confronti della situazione: come possiamo, persino in uno stato dove non sentiamo nulla, dove nulla ci smuove, dove nulla ha senso, e dove semplicemente non abbiamo interesse, quando la maggior parte del tempo siamo scollegati dalla spiritualità, uno stato dove in qualche modo sappiamo che sta succedendo e siamo pronti solamente ad abbandonarci nel flusso delle cose, come possiamo dunque in tali situazioni radunare tutti i mezzi a nostra disposizione allo scopo di crearci, nel gruppo, un sistema di allarme che ci risvegli e che ci influenzi? Persino se tutti noi ci addormenteremo, in qualsiasi caso, facciamo sì che ci sia qualcosa che ci spinga e che ci tiri verso lo scopo della Creazione!

Questo è considerato come l’accelerare il tempo. E’ chiamato “Israele che santifica i tempi”. Chiunque sia “Yashar Kel” (“diretto verso Dio”) davvero accorcia il tempo e tutto dipende dall’accorciare il tempo, perché certamente Gmar Tikkun (la fine della correzione) è presente, persino adesso, ma lo raggiungeremo oppure no, sarà adesso o in chissà quanti passaggi, incarnazioni o anni?

La cosa principale è che il nostro lavoro non avviene attraverso grandi ascese e grandi discese ma riguarda l’indifferenza, è una guerra all’indifferenza. Quel deserto ci consuma.

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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 24/01/2018

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Una base comune per metodi diversi

Domanda: Esistono molti tipi di Kabbalah: la Kabbalah di Ramchal, la Kabbalah lurianica, la Kabbalah cristiana, il Chassidismo, la Kabbalah pratica, e così via.

Lei insegna la Kabbalah di Baal HaSulam. Alcuni sostengono che sia uno dei tanti metodi, ma lei lo presenta come quello principale.

Risposta: Personalmente non recrimino nulla a nessuno a proposito di questo argomento. Comprendo la natura umana e, quindi, ai miei occhi, anche il più grande oppositore della Kabbalah è nel posto giusto. Non ci sono discrepanze: tutto proviene dalla natura e dalla struttura dell’uomo e del genere umano. Questo per prima cosa.

In secondo luogo, ci sono molte vie per rivelare il Creatore che possono coesistere e procedere in parallelo.

Quando studiavo con il mio insegnante Rabash, siamo stati da molti kabbalisti e ho partecipato ai suoi incontri con loro. Ammetto che a quel tempo avevo una comprensione limitata di quello di cui parlavano e non potevo sapere se stavo con un kabbalista o no, non sapevo dire a quale livello fosse e quale metodo egli usasse per penetrare nel mondo superiore e raggiungere il Creatore.

Naturalmente esistono metodi diversi. Ma sono tutti finalizzati all’elevare le persone al di sopra del proprio egoismo. Ciò avviene sulla base di quanto è scritto nella Torah: tutti devono riunirsi in decine, nel modo che stabilì Mosè quando uscì dall’Egitto.

In altre parole, ribellarsi all’Egitto e attraversare il deserto, per mezzo di una fase specifica per ottenere la qualità di Bina, è possibile solo in gruppi in cui le persone si dividono in decine e dove viene creato un sistema di interconnessione fra loro. Questo viene descritto da tutti i kabbalisti. Non ci sono divergenze su questo.

La saggezza della Kabbalah si divide in due parti: lo studio teorico e la Kabbalah pratica.

Lo studio teorico dei testi è solitamente associato al termine “I kabbalisti di Gerusalemme”. Cioè, c’era un gruppo di kabbalisti a Gerusalemme che si impegnava solo nello studio individuale dei testi. Essi conoscevano i libri dell’Ari, Il Libro dello Zohar e altri, come il palmo della loro mano, letteralmente a memoria, ma nello stesso tempo non eseguivano alcun lavoro interiore. Essi non raggiunsero nessun traguardo.

Ritornando alla domanda sui diversi insegnamenti della Kabbalah, è di considerevole importanza il grande kabbalista del XVI°-XVII° secolo Baal Shem Tov. Egli si circondò di una trentina circa di giovani uomini, insegnò loro la Kabbalah e poi li mandò nell’Europa orientale.

Ciascuno di essi avviò la propria scuola di Kabbalah e praticamente non ci sono differenze fra loro. Sono tutte basate sullo stesso metodo del Baal Shem Tov. L’unica differenza sta nella spiegazione. E’ come quando, per esempio, all’università ci sono 20 insegnanti di fisica e ognuno di loro spiega la stessa materia in modo differente. Il significato è lo stesso, ma la presentazione è diversa.

Questo è stato fatto dai kabbalisti fino ad oggi, ma ciò non significa che essi spieghino cose diverse. L’unica questione è capire se si impegnano nel raggiungimento del Creatore. Come scrive Baal HaSulam, la Kabbalah è quel sistema per cui l’uomo può raggiungere il Creatore in questo mondo.

Domanda: Lei insegna solo secondo il metodo di Baal HaSulam?

Risposta: Io insegno secondo il metodo dell’Ari, cioè lungo la seguente linea di successione: “Il Libro dello Zohar” , l’Ari, Baal HaSulam e Rabash.

Domanda: Ma esistono anche altri metodi?

Risposta: No, sono tutti basati su Il Libro dello Zohar e sul metodo dell’Ari.

C’è stato un tempo, prima di arrivare da Rabash intorno al 1978, in cui frequentavo delle persone che seguivano il Ramak. C’erano diversi uomini anziani di circa settant’anni a Tel Aviv. Loro non avevano studenti, perciò penso che oggi non sia rimasto nessuno di quel gruppo.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 10/09/2017

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La psicologia può essere d’aiuto nello studio della saggezza della Kabbalah?

Domanda: So per esperienza personale che lo studio della saggezza della Kabbalah può essere di grande aiuto in psicologia. Mi chiedo però se una conoscenza professionale di psicologia e psichiatria possa essere d’aiuto nell’avanzamento nella saggezza della Kabbalah?

Risposta: Non aiuta per niente. O tu hai a che fare con reazioni standard, che hanno luogo nell’animale chiamato “essere umano” e che provi a bilanciare con le influenze che esso riceve in questo mondo, oppure ti relazioni con il mondo superiore. É una delle due.

Non so che cosa tu indenda per “Kabbalah” e come tu possa usarla, e non voglio neppure in alcun modo diminuire il tuo livello spirituale. Potrebbe essere che tu abbia una conoscenza teoretica iniziale che ti aiuti ad adattarti alla realtà; ma la psicologia parla di come cavarsela in questo mondo, mentre la saggezza della Kabbalah tratta di come innalzarsi al di sopra di questo mondo.

Avviene la stessa cosa con gli studiosi di fisica. Spesso mi incontro con scienziati, e sono interessato di tutte le loro scoperte ma, in generale, non abbiamo nulla da dirci l’un l’altro perchè abbiamo strumenti differenti per percepire il mondo.

Non riesco ad immaginare come uno psicologo potrebbe usare la Kabbalah nel lavoro pratico di tutti i giorni.

Forse solo dicendo ad una persona che tutto ciò che agisce su di lei viene dal Creatore, quindi non c’è bisogno di preoccuparsi perchè tutto andrà bene.

Tuttavia questa è psicologia kabbalistica. Non ha come scopo di far calmare una persona ma piuttosto di farla progredire.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 3/09/2017

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Il desiderio: il motore della storia

Domanda: Dopo aver letto il tuo libro “Il destino dell’Umanità” (Судьбы человечества), scritto assieme al professor V. Hachaturyan, sono rimasto senza parole dalla gioia: con che chiarezza hai esposto le forze dello sviluppo della storia del mondo! Ma ancora oggi, i miei amici non credono che la storia sia spinta dal desiderio individuale. Come posso spiegarglielo?

Risposta: Ci sono due forze nella creazione: la Luce ed il suo opposto, il desiderio. La Luce è la forza della dazione, dell’amore e della realizzazione. La sostanza opposta è il desiderio di ricevere.

A parte questi due componenti, non esiste nient’altro! Tutto il resto nasce dalla contrapposizione di queste due forze ed esiste in mezzo a loro: il mondo, la storia del mondo, qualsiasi cosa tu possa nominare.

Non importa ciò che costruiamo o creiamo, tutto è fatto di due forze opposte: l’elettrone e il positrone, il più e il meno, il nord e il sud, ecc. Queste due forze esistono all’interno di tutto ciò che è stato creato, a seconda di quale livello e in che misura interagiscono fra loro. L’uso corretto di entrambe le forze, in linea di principio, porta benessere, salute, ecc.

Il Creatore è chiamato la forza della dazione, mentre l’essere creato è la forza della ricezione. Una persona consiste di entrambe le forze. Inoltre, la forza del Creatore conferisce vigore e impulso vitale perché il desiderio di ricevere (cioè l’essere creato) è completamente morto, come la cenere, priva di qualsiasi segno di vita. Ma, gradualmente, come la qualità della dazione entra in esso, allora tutto inizia ad esistere. Questo è esattamente il modo in cui l’universo, e ogni cosa al suo interno, è venuto alla luce.

La saggezza della Kabbalah studia entrambe le forze a tutti i livelli: inanimato, vegetale, animale e umano. Più in alto del livello “umano”, cioè del livello umano spirituale, non esiste nulla. Quando inizi ad entrare nel livello materiale e senti l’interazione di entrambe le forze, scopri tutte le possibilità di realizzazione: ti accorgi da dove viene tutto e inizi a comprendere la storia del mondo.

In ogni cosa i kabbalisti vedono tutte le possibili combinazioni di entrambe le forze. Qualsiasi forma, qualsiasi apparenza, tutte le forze della natura esistono come una contrapposta all’altra. Non esiste una forza che agisce da sola, c’è sempre qualcosa che si oppone ad essa. Nessuna forza si manifesta come puramente positiva o solo negativa: non può essere! Esse non esistono al di fuori delle loro interazioni reciproche perché altrimenti non le percepiremmo; non si manifesterebbero. Il desiderio di ricevere esiste solo perché è animato dal desiderio del Creatore di dare, soddisfare, saziare.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 16/07/2017

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L’importanza di creare un dizionario di definizioni spirituali accurate per sostituire le definizioni materiali

La difficoltà principale è che non sappiamo cos’è il lavoro spirituale. Non si trova nelle nostre sensazioni né nel nostro intelletto.

Innanzitutto noi siamo persone che appartengono a questo mondo. Noi lavoriamo, discutiamo e comprendiamo in base a ciò che abbiamo in questo mondo. E’ la nostra vita. Le definizioni di questo mondo creano uno spazio di lavoro dentro di noi. Il nostro mondo è pieno di definizioni di ricezione o dazione allo scopo di ricevere, all’interno delle quali viviamo sensazioni più o meno forti.

Le nostre definizioni concordano con ciò che ci piace o con quello che ci fa soffrire. Questo perché siamo materia che desidera provare piacere. Quindi possiamo sentire suoni, odori e vedere cose, la loro larghezza e dimensione, anche se apparentemente non ci interessano. Non importa di che cosa si tratti, magari sono fenomeni meccanici: noi traduciamo sempre le cose in emozioni. Poi, considerando se ci sentiamo bene o male, noi elaboriamo, sentiamo e viviamo quelle emozioni, perché qualsiasi cosa che non entra nelle nostre sensazioni, non esiste per noi. Noi non la vediamo, ed in effetti non esiste perché il mondo esiste solo nel campo delle nostre sensazioni: il desiderio di ricevere, di provare piacere.

Quindi siamo programmati e creati come creature che percepiscono, e quello che ci piace o non ci piace ci è chiaro in base alla nostra esperienza. Così noi ci creiamo un’immagine del mondo.

Questo come si rapporta con la saggezza della Kabbalah?

Io inizio a sentirmi male nel nostro mondo. Molte altre persone si sentono male. Ci si potrebbe anche azzardare a dire che la maggior parte della gente si sente male. Inoltre non si tratta solo della gente ma anche del livello inanimato, del vegetale e dell’animale. Comunque oltre a sentirmi male, ho iniziato a provare qualcosa di sgradevole. Insieme a questo, ho iniziato a sentire un’attrazione per uno stato diverso. Questo è considerato il punto nel cuore che si risveglia nel mio cuore. Così ho iniziato a cercare con questo punto: dove mi sta portando? Cosa vuole da me?

Così arrivo alla saggezza della Kabbalah. Inizio a sentire ogni genere di cose ma non so cosa mi viene insegnato. Posso studiare per anni ma non so esattamente cosa sto studiando. Divento come un bambino che è stato mandato a scuola. Lui non sa perché è lì, ma è lì perché tutti gli altri bambini sono lì. Io magari mi sento anche a mio agio qui col mio punto nel cuore. In qualche modo mi sento in pace, al sicuro e sento che un futuro buono mi attende.

Ma che cos’è la Kabbalah? Questo davvero io non lo capisco.

Se me lo chiedeste, potrei spiegarvelo usando le parole che leggo. Ma non sono le mie. Perché? Perché, di nuovo, il mondo di cui parla la saggezza della Kabbalah non è il mio mondo. E’ qualcosa che non rientra nella mia comprensione né nelle mie sensazioni.

Ricordo che quando studiavo con Rabash, ero abituato a sedere, durante tutti i pasti, al Kiddush che lui teneva durante il Sabato, e nel quale era solito dare ogni genere di spiegazione sui vari articoli e cose del genere; e lui parlava sempre di fede al di sopra della ragione, diceva che tutto si consegue nella fede al di sopra della ragione.

Io capisco cosa significa fede. Fede significa “io credo”. Cosa significa “credere”? Significa che “io credo che una certa cosa esiste”.

Perché? Ne hai la prova?

No, se ne avessi la prova allora sarebbe conoscenza. Se non vi è prova, allora è fede.

Allora in cosa credi?

“Io credo in Dio. Questo è ciò che è scritto”.

Tu credi in “Lui”? Questo è anche più ambiguo.

Allora cosa è la fede?

I kabbalisti del passato hanno iniziato a scoprire il mondo spirituale, la qualità della dazione, l’amore per gli altri, “Ama il tuo amico come te stesso”, “L’amore copre ogni crimine”, ed in quel mondo hanno iniziato a conseguire quella qualità nella loro connessione, quella che hanno poi chiamato “fede”, perché è il livello di Bina. Non vi è mai stata un’altra definizione della parola “fede”.

Comunque, in seguito, quando hanno iniziato a cadere dal livello di fede, dal livello di dazione ed amore (vi è la fede quale “dazione allo scopo di dare” e la fede completa quale “ricezione allo scopo di dare”), essi si sono attenuti alla comprensione che ciò è corretto, perché lo hanno sentito in passato ed erano connessi a molti di quei kabbalisti che avevano vicino in quello stesso periodo, oltre 2.000 anni fa, ed essi chiamarono il loro sentimento “fede”. Poi il termine “fede” ha iniziato ad essere corrotto. Ha iniziato ad essere interpretato come “sapere di fatto”: “sapere” non in senso di conoscenza ma semplicemente accettare che così stanno le cose.

Quindi, sino ad oggi, il concetto di fede è rimasto molto vago. Viviamo in modo tale per cui tutti credono in ciò in cui pensano di dover credere.

Inoltre “fede al di sopra della ragione” è un concetto incredibilmente difficile. Dobbiamo spiegarlo a noi stessi, ai principianti ed a chiunque studi con noi. Fede sopra la ragione è la costruzione del vaso spirituale, dove costruiamo il vaso di dazione sopra il vaso di ricezione e così facciamo un progresso spirituale.

E’ quindi molto importante per noi creare un dizionario di definizioni corrette della saggezza della Kabbalah, col quale poter mostrare a tutti come essa parli di una realtà differente, come le parole che paiono familiari ad una persona in questo mondo vengano immediatamente definite in modo diverso nella saggezza della Kabbalah da persone che hanno un conseguimento spirituale.

Questa è anche una delle difficoltà che abbiamo nel giungere alla rivelazione a partire dai disturbi, laddove i disturbi sostengono la rivelazione. I disturbi diventano d’aiuto quando sappiamo come definirli esattamente. Questa è la difficoltà. Avremo bisogno di creare quel dizionario dentro di noi, con definizioni spirituali accurate per rimpiazzare le definizioni materiali, in modo da chiarire cosa accadrà d’ora in poi, visto che non vi è nulla nella realtà oltre al desiderio ed alla luce che agisce su di esso, ed il desiderio deve essere definito correttamente, con definizioni reali, in base a quanto la luce agisce su di esso, lo divide e lo colloca gerarchicamente. Così dobbiamo avvicinarci alla saggezza della Kabbalah.

Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 23/01/2018

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Quando è apparso per la prima volta il termine “Ego”?

Domanda: La scienza crede che il termine “Ego” sia stato introdotto con la teoria della psicoanalisi di Sigmund Freud. Ma la Kabbalah è più antica della psicologia? Quando è apparso per la prima volta questo termine?

Risposta: Nella Kabbalah questo termine originariamente si chiamava desiderio di ricevere piacere. Lo introdusse Adamo 5.778 anni fa. Il desiderio di ricevere piacere è la materia del nostro mondo.

Domanda: E quando è apparsa la parola ‘Kabbalah’?

Risposta: Non posso dire con assoluta certezza quando sia apparsa per la prima volta la parola ‘Kabbalah’, però gli antichi greci la tradussero con la parola “ricezione”, cioè “ricevere” la scienza del ricevere, da rivelare.

Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 10/09/2017

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La connessione fra insegnante e studente

Domanda: Un insegnante di Kabbalah sceglie i propri studenti, oppure è lo studente che deve seguire il maestro e chiedergli di insegnargli ciò che sa?

Risposta: Nessuna delle due opzioni è quella esatta. Il maestro e lo studente vengono determinati dall’alto. Essi vengono messi l’uno a fianco dell’altro, affinché si stabilisca una relazione tra di loro, anche ad una certa distanza. Mentre si occupa della connessione con il Creatore, lo studente si avvicina al maestro.

Domanda: Rabash venne a prenderla, allontanandola dal suo primo maestro Hillel?

Risposta: Si, perché non ero in grado di lasciare Hillel da solo. Non riuscivo ad allontanarmi da lui perché il mio egoismo riceveva piacere, risposte e soddisfazione indescrivibili.

Con il Rabash, era l’opposto. Si sedeva e apriva il Talmud Eser Sefirot. Io a malapena riuscivo a capire qualche parola. Rabash, io e molte altre persone ci sedevamo e leggevamo durante tutta la lezione. Eravamo impegnati con l’attrazione della Luce superiore in accordo con la nostra intenzione. Mentre con Hillel ero semplicemente occupato nell’acquisire conoscenza.

Domanda: Quali sono le connessioni fra studente e maestro?

Risposta: Esiste una connessione fra loro solo attraverso il Creatore, nient’altro. Tutto si muove attraverso di loro con il proposito di raggiungere il traguardo superiore.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa dell’1/10/2017

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La ricetta per la felicità: un milione e mezzo di dollari

Nelle News (da USA Today): “Il denaro non può comprare la felicità ma 1,56 milioni di dollari possono comprare la teoria della felicità di Albert Einstein.”

Recentemente, una casa d’aste di Gerusalemme, ha battuto due note scritte dal famoso fisico, ben oltre il loro valore stimato.

Nel 1922, durante il viaggio che Einstein fece in Giappone per ricevere il premio Nobel per la Fisica, mentre soggiornava all’Imperial Hotel di Tokyo, scrisse degli appunti su come vivere una vita appagante. Quando un fattorino consegnò qualcosa nella sua stanza, il fisico di origine tedesca gli diede due delle note autografate, dato che non aveva a disposizione una mancia. Einstein disse che un giorno probabilmente le note sarebbero valse più di una mancia. Aveva ragione.

Una nota scritta in tedesco, dice: “Una vita calma e modesta porta più felicità della ricerca di successo con costante inquietudine.”

Ci si aspettava di venderla per una cifra compresa tra i 5.000 e gli 8.000 dollari secondo il sito web Winner’s Auctions and Exhibitions. Invece, secondo quanto riferisce la Associated Press, una guerra al rilancio durata quasi 25 minuti è sfociata nella vendita per 1,56 milioni di dollari.

La seconda nota, che diceva: “Dove c’è la volontà c’è il modo”, è stata venduta per 240.000 dollari, ben oltre il valore stimato compreso tra 4.000 e 6.000 dollari.

Domanda: Come mai queste cose diventano all’improvviso così preziose?

Risposta: Il loro valore non è nel pensiero. Era già nell’aria; si sapeva già. Il pensiero messo su un pezzo di carta è ritenuto prezioso solo dalle persone alla ricerca di tali cose. È la stessa cosa per qualsiasi dipinto. Le opera d’arte non hanno valore in sé e per sé. Il valore è determinato da quanto le persone sono disposte a pagare per esse.

Domanda: Un appunto di Einstein vale 1,5 milioni di dollari, ma pochi sanno che ci sono molti appunti di grandi kabbalisti, molti consigli per l’umanità su come raggiungere la felicità. Tuttavia, queste note non hanno valore. Questo non la rattrista?

Risposta: No, non sono triste, piuttosto è il contrario. Questo è molto positivo perché comunque la gente non capisce nulla, persino di ciò che ha scritto Einstein, figuriamoci di ciò che è scritto nelle note dei kabbalisti. Tuttavia, i collezionisti inseguono le note di Einstein perché queste note hanno un valore come oggetti da collezione, un valore egoistico, mentre le nostre note non hanno alcun valore egoistico e per questo sono disponibili per tutti.

Solo chi ne ha veramente bisogno le troverà e le capirà.

Domanda: E per quella persona saranno più preziose dei milioni, ancora più preziose della vita stessa?

Risposta: Certamente. Cosa ha scritto Einstein? Con tutto il rispetto per lui come persona che ha ottenuto tanto, i suoi pensieri non si sono elevati al di sopra del livello animale dell’umanità.

Tuttavia, ogni citazione di Baal HaSulam è un mondo completamente diverso.

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Dalla trasmissione di KabTV “Le Notizie con Michael Laitman”, 6/11/2017

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