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Percezione frammentata

La Kabbalah ci insegna che all’inizio fu creato soltanto il desiderio, ed era riempito con il piacere, la Luce. E allora, per creare le fondamenta per il futuro umano, questo desiderio fu rotto in molti pezzi. Rimase lo stesso desiderio, ma fu frantumato in molti frammenti che non si somigliavano per niente uno con l’altro. Queste parti sono totalmente diverse e non percepiscono di essere insieme e non si sentono una con l’altra. Quello che uno vuole non è comprensibile per l’altro.

Il primo stato è chiamato “il mondo dell’infinito”, e il secondo “la rottura dei vasi”. Come risultato abbiamo sette miliardi di frammenti, di pezzi rotti. Nel disegno sono insieme, ma nella realtà sono divisi interiormente, separati da tali muri, che non si tollerano l’uno con l’altro. Tutti sentono se stessi, pensano solo a se stessi, e nessuno ricorda che una volta furono un unico desiderio. Questi siamo noi nel mondo, in divisione, alla quale fummo portati intenzionalmente.

Questi vasi che un tempo erano un intero si sono completamente allontanati uno dall’altro; non si toccano nemmeno nelle loro sensazioni. Uno di questi sono io, e l’altro sei tu. E se vogliamo creare un’anima tra di noi (si forma esattamente tra di noi), dobbiamo creare resistenza (R) in mezzo.

Perché c’è bisogno di questo? Il fatto è che tutti vogliono gioire soltanto per se stessi, nessuno pensa agli altri, e la repulsione regna tra di noi. Ma se iniziamo a stendere i fili dell’unione verso gli altri, se perlomeno non desideriamo il male per gli altri, allora ci innalzeremo dal nostro livello egoista a quello di Binà, dove non vorrò più ferirti. Questo è già la neutralizzazione dell’egoismo.

Se inoltre io ti porto del bene che tu anticipi in base al tuo ego, allora io inizio a lavorare sul tuo ego per riempirlo. Questo è il livello di Keter, il livello dell’amore.

Questo è il processo che dobbiamo attraversare, alzandoci prima dal livello dell’egoismo al livello di Binà, per non portare male agli altri, e dopo nel livello dell’amore.
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(Dalla prima lezione del Congresso in Spagna del 03.06.2011)

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Imparare a vedere il bene

Domanda: La Kabbalah insegna che il Creatore è il bene e fa il bene, ma come si mette d’accordo questo concetto con una vita piena di problemi e di sofferenza?

Risposta: Il Creatore è il bene e fa il bene, ma l’uomo deve arrivarci raggiungendo la somiglianza con le Sue qualità. Infatti, se sono cattivo, se sono un bambino capriccioso che non vuole ascoltare cosa dice la mamma, prima mi sgriderà poi mi punirà. E allora dirò che mia mamma è arrabbiata, come pensano di solito i bambini quando vengono sgridati.

Le sue urla e le sue sculacciate avevano una ragione perché voleva farmi del bene. Come posso vedere questo bene dietro a tutto quello che mi succede, vedere che c’è una buona predisposizione verso di me, anche se io percepisco tutto come male, come fa un bambino? Come posso capire che proprio qui, dove sento il male, ho bisogno di completare me stesso e il mio atteggiamento verso la natura, il genere umano, ed il gruppo, al fine di correggere il mio ego così da poter sentire che tutto era sempre il bene?

Colui che si sforza di realizzare questo lavoro il prima possibile ed è pronto ad individuare il posto dentro di sé che ha bisogno di essere corretto, incomincia a vedere che il mondo è stato veramente creato per il bene e che il Creatore è il bene. Esattamente nello stesso posto dove adesso noi ci troviamo, in questo mondo, incominciamo a percepire le forze rivelate della natura che attraversano ogni cosa e che collegano ogni parte della creazione: inanimata, vegetativa, animata e parlante.

Improvvisamente iniziamo a vedere il mondo spirituale invece del nostro mondo! Incominciamo a rivelare sempre più forze: le forze eterne che governano la nostra esistenza. Allora, questo mondo sembrerà come se scomparisse: diventerà trasparente, vacillante. Sarà un mondo “virtuale”, anche adesso, ed esisterà nella mia mente ed io lo guarderò come se stessi al di fuori.

Ne consegue che tutti i nostri problemi e tutti i nostri guai sono un’indicazione dei nostri difetti: essi sottolineano dove c’è l’errore, e dicono: “Correggi qui! E anche là!” Se lo faremo velocemente, correggeremo certamente l’imperfezione.

Se non sappiamo a chi rivolgerci, guardiamo al gruppo. Se ci connetteremo con esso e saremo pronti a dare ciò di cui il gruppo ha bisogno per l’unione, e saremo pronti ad esserne influenzati, non faremo più errori.

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Dalla 1.a lezione del Congresso di Roma 21/05/2011

Non credere ai tuoi occhi

Nella Kabbalah, parliamo del lavoro interiore di un uomo. Ogni uomo deve scendere più in profondità dentro di sé e lì costruire le immagini degli amici, del gruppo, di se stesso, del suo mondo interiore, della sua impressione circa la spiritualità, non facendo attenzione a ciò che gli arriva dall’esterno che può essere anche del tutto opposto.

Le impressioni che un uomo riceve dall’ambiente esterno possono non essere vere, perché queste sono sensazioni che derivano dagli stati (Reshimot, informazioni pre-stabilite legate ai ricordi) che si risvegliano in lui. Un uomo non può basarsi su queste impressioni. Invece, l’uomo deve basarsi sulle immagini che ha costruito dentro di sé degli amici, del gruppo, di se stesso, del Creatore, e della connessione tra di noi.

Io non mi baso molto su quello che oggi vedo e sento intorno a me. Infatti, chi vede tutto questo? Io stesso vedo e sono assolutamente fuori strada. Quindi, non fa differenza cosa vedo adesso. Devo costruire dentro di me un modello di mondo futuro in cui siamo tutti collegati reciprocamente dall’amore e dalla dazione, e dentro questo mondo riveliamo il Creatore, cioè la Divinità (Shechina).
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.05.2011 Gli scritti del Rabash)

L’accesso al libro dello Zohar

Ci sono molte storie nel Libro dello Zohar che sono scritte con un linguaggio allegorico (Midrash). Esse descrivono verosimilmente storie di uomini e di angeli (le forze della natura), di animali, di piante, in quanto era nel desiderio degli autori del libro di spiegare tutti i livelli della creazione: l’inanimato, il vegetativo, l’animato, ed il parlante.

Baal HaSulam ha redatto quattro testi di introduzione al Libro dello Zohar:

1. “Prefazione alla saggezza della Kabbalah (Pticha)”: Si tratta di una prefazione scientifica nella quale egli spiega la struttura dei mondi, dei Partzufim, delle Sefirot, e l’interazione delle Luci e dei desideri (i vasi, Kelim).

2. “Il preambolo al commentario di Sulam”: E’ collegato alla prefazione di cui sopra. In questo testo, egli spiega inoltre come lavorare lungo le tre linee, con le Luci ed i desideri, in una forma molto più precisa, più vicina ad ogni anima.

3. “Prefazione al Libro dello Zohar”: In questa introduzione, Baal HaSulam spiega la percezione della realtà. Egli descrive come passiamo dalla nostra attuale percezione corporea della realtà a quella spirituale, quando incominciamo a percepire la realtà attraverso questo mondo, che diventa trasparente, e vediamo le forze che funzionano in esso invece del quadro superficiale del mondo.

Allo stesso modo, quando guardiamo allo schermo del computer, vediamo una certa immagine. Ma essa esiste soltanto rispetto a noi, poiché noi abbiamo creato di proposito questo schermo e questo metodo di proiezione. Nella realtà, si tratta semplicemente di una manifestazione esteriore di informazioni che sono immagazzinate dentro il computer, nella sua memoria. Se potessimo leggere le informazioni direttamente dall’Hard disc, cioè dalla sua memoria, non avremmo bisogno di trasmetterle sullo schermo per leggerle.

La saggezza della Kabbalah è lo strumento che ci permette di entrare nella parte interiore e nascosta della realtà e di vedere non la forma esteriore che ci viene presentata in un preciso momento, ma piuttosto il funzionamento interiore: le forze che lavorano dietro le quinte dell’immagine consueta del mondo.

In questa introduzione, Baal HaSulam ci spiega anche che la nostra percezione della realtà è divisa in quattro parti: l’essenza, la forma astratta, la forma rivestita nella materia, e la materia stessa. Fino alla correzione completa (Gmar Tikkun), noi conseguiamo solamente la nostra materia (desiderio) e la forma che questo nostro desiderio assume: siano egoistiche o altruistiche. Non possiamo conoscere la forma astratta e meno ancora l’essenza. In questo modo ci muoviamo verso la correzione finale.

Dunque, la saggezza della Kabbalah ci dà un avvertimento molto serio a non perderci nelle fantasie, ma di essere realistici e di usare l’approccio scientifico mentre ci sforziamo di scoprire il mondo spirituale in una forma tangibile e concreta

4. “Introduzione al Libro dello Zohar”: Qui, Baal HaSulam spiega i vari problemi che un uomo affronta rispetto alle domande che riguardano il chi siamo, qual è la nostra essenza ed il nostro ruolo nel mondo, perché il Creatore ci ha creati così meschini, limitati, e ignobili, perché dobbiamo percorrere questo cammino così lungo per diventare uguali a Lui, e così via.

All’inizio di questa introduzione, Baal HaSulam pone queste domande ed in seguito propone le risposte.

E alla fine della introduzione, c’è una parte molto speciale, ben nota, e diffusa in tutto il mondo in cui scrive della nostra correzione al giorno d’oggi. In questa parte egli spiega che il mondo è diviso in parti interiori ed esteriori. Ci si riferisce agli uomini che sentono di appartenere al conseguimento spirituale come alla parte interiore del mondo. Sono loro che devono unirsi tra di loro ed usare il Libro dello Zohar per attirare la Luce che Riforma verso di loro.

Così facendo, essi diventeranno la fonte spirituale ed il centro spirituale del mondo. Possedendo la forza spirituale, essi diffonderanno la saggezza della Kabbalah, ed il mondo intero incomincerà a sentire che essi hanno qualcosa di straordinario: conoscenza, saggezza, un approccio corretto e sensato a ciò che sta succedendo nel mondo, e le risposte alle domande che lo riguardano.

Il mondo incomincerà a comprendere che questi uomini si trovano a dei livelli molto più elevati di tutti gli scienziati e dei cosiddetti grandi governanti del mondo, poiché essi possiedono la conoscenza delle forze che agiscono e trasformano il nostro mondo in un modo assolutamente imprevedibile.

Allora, dopo resistenze e confronti, il mondo comincerà a sentirsi attirato da questi uomini e a riconoscere in loro la forza superiore, la saggezza superiore. E dunque, alla fine, il mondo intero arriverà alla correzione. Infatti, la correzione si realizza fondamentalmente tra individui ai quali ci si riferisce come alla parte interiore del mondo, coloro che hanno il punto nel cuore, mentre il resto del mondo cercherà di unirsi e di aggrapparsi a loro, proprio come oggi nel mondo le masse vivono le loro vite quotidiane, mentre il mondo è governato da una manciata di altri uomini.

E così, Baal HaSulam spiega alla fine dell “Introduzione al Libro dello Zohar”, l’intera umanità continuerà a svilupparsi finché il mondo non si sarà unito insieme, fino a quando tutti non saranno diventati un solo insieme, grazie proprio al Libro dello Zohar, e non avrà raggiunto proprio le stesse dieci Sefirot originarie di cui Rabbi Shimon ed i suoi nove discepoli scrivono.
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(Dalla 4.a lezione al Congresso WE! del 02.04.2011)

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Ingannevole è la grazie e vana la bellezza

Baal HaSulam, lettera 19: “Nella stessa donna …” “ … ingannevole è la grazie e vana la bellezza: però la donna timorosa del Signore sarà apprezzata”. Questo significa che durante la preparazione, la bellezza e la grazia appaiono e l’essenza della perfezione che uno anela e della quale sente la mancanza. Tuttavia, nel momento della correzione, quando “la terra è piena della conoscenza del Signore”, allora, “Io vedrò un mondo opposto”, perché solo il timore e l’anelo sono l’essenza della perfezione desiderata. Allora uno sente che durante il tempo della preparazione stava mentendo a se stesso.

Domanda: Perché si dice che durante il tempo della preparazione mentiamo a noi stessi?

Risposta: E’ così perché anelavo qualcosa che era una menzogna e mentre soffrivo non mi rendevo conto che questa sofferenza era di fatto riempimento. Ciò significa che non appena cambio la mia attitudine verso quanto desiderato, scopro di essere nel Mondo dell’Infinito. Questo è considerato come “Mangerai quello che è vecchio”. Io rivelo un infinito riempimento nel mio presente stato.

Questo è descritto come se prima avessi mentito a te stesso, pensando di non avere il riempimento desiderato e di aver bisogno di raggiungerlo; però non devi acquisire nessun’altra cosa eccetto la correzione dei tuoi desideri. Tu sei già nella condizione perfetta, solo che non puoi vederla perché manchi delle proprietà della percezione dei desideri corretti.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 1.05. 2011, Baal HaSulam, lettera 19)

Un punto nero in un oceano di bene

La grande e sola differenza che c’è tra i Kabbalisti ( gli uomini con il punto nel cuore che seguono il cammino dello sviluppo spirituale) e le masse religiose sta nel loro atteggiamento verso il Creatore. I Kabbalisti dicono: “Tutto dipende da me. Io devo cambiare, mentre il Creatore è assoluto e completo e quindi non cambia”.

I soli che possono cambiare sono coloro che possono essere migliori o peggiori, ma il Creatore è solo “il bene, e fa il bene”: Come potrei chiederGli di cambiare e di migliorare me stesso? Questo non Lo farebbe sembrare cattivo adesso?

Il Kabbalista crede di essere il solo a dover cambiare, e che nessun altro sia soggetto alla correzione: non il mondo, gli amici, il gruppo, non una singola persona. Proprio adesso, io esisto dentro il bene che fa il bene, il Creatore, la sola forza della natura “Non c’è nessuno tranne Lui”. Come Lo percepisco dipende dalle mie qualità.

Quando lavoro con il gruppo, IO sono quello che sta lavorando; IO sono quello che sta cambiando. Questa è la ragione per cui mi sembra che il gruppo attraversi diversi stati, ma in realtà, io lavoro con la mia ombra, con le mie qualità.

Ed è lo stesso rispetto al Creatore. A me sembra che Egli mi tratti in modi diversi. A volte si avvicina, e a volte si allontana, ma sono io che sto lavorando con me stesso contro l’assoluto, il bene che fa il bene, e non c’è nessun altro tranne Lui. Io sono dentro Lui.

Dunque, “ognuno giudica in base ai propri difetti”. Io vedo la mia ombra contro il Creatore. Sono io che vedo me stesso esteriormente, il riflesso delle mie stesse qualità.

In questo modo, gli uomini di tutto il mondo, tranne i Kabbalisti, chiedono al Creatore di cambiare, e sono pronti a fare di tutto solo perché il Creatore sia gentile con loro. Non pensano di aver bisogno di cambiare la loro natura, di dover correggere la “loro inclinazione al male”, il loro ego, ma chiedono al Creatore di essere gentile con loro come lo sono loro.

I Kabbalisti dicono l’opposto: il Creatore è “il bene chef a il bene”, e “non c’è nessun altro tranne Lui”, l’universale e unica forza della natura. Non esiste niente altro tranne il Creatore. Tranne Lui, c’è solo un punto del desiderio di ricevere il piacere, “l’esistenza dal nulla”. Varie azioni si compiono dentro questo punto, e si tratta di cambiamenti nella sua coscienza, nella sua esistenza nella Luce superiore.

All’improvviso, questo punto sente che si sta espandendo nella misura di Malchut dell’Infinito, la forma dei mondi, e accadono dei cambiamenti. Tuttavia, è solamente il punto che fa esperienza di tutto questo. Niente è cambiato. Tutti i cambiamenti avvengono solo nelle sue sensazioni.

Si va avanti così fino a quando il punto non raggiunge uno stato costante, la sensazione che è come un punto nero che esiste dentro “il bene che fa il bene”, solo Colui che esiste. Tutto questo percorso, che noi attraversiamo nella creazione fino a quando la nostra correzione non è completa (Gmar Tikkun), serve solamente a determinare dove ci troviamo adesso, per rivelare il Creatore.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.04.2011 Shamati No.1)

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Nel riflesso della Luce Superiore

Domanda: Se il Creatore non cambia, perché ognuno di noi Lo percepisce in modo diverso?

Risposta: Ognuno di noi percepisce il Creatore in modo diverso in base allo sviluppo della propria anima, e in base ai propri desideri e alle proprie qualità. Questo perché il Creatore in Se Stesso non può essere percepito. Io non Lo percepirò mai; io percepisco solamente me stesso in relazione alla “Luce Superiore semplice”. Ed in rapporto a questa Luce Superiore semplice, io scopro me stesso.

Quindi, dove sono? Noi siamo il mondo intero. Lo senti? Si. Esistiamo con coloro che ci sono intorno? Si. Bene, allora noi siamo questo intero mondo. E’ il nostro desiderio in cui percepiamo ogni cosa.

Ti sembra come se stesse succedendo all’esterno? Ti sbagli. Tutto questo è dentro di noi. Il mondo intero è dentro di noi. Il fatto è che percepiamo semplicemente la realtà in questo modo, in rapporto alla Luce superiore. Noi non percepiamo questa Luce superiore, ma essa esiste, e non al di fuori, ma dentro di noi.

Qualsiasi cosa possiamo mai immaginare è dentro di noi, anche la Luce superiore. Ma che cos’è la Luce superiore? Ne possiamo parlare solamente sulla base della nostra esperienza. Dove si trova? E’ dentro i nostri desideri. Tutto è dentro l’uomo.
Si continua così fino a quando non riveliamo la forza superiore.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.04.2011 Shamati No.1)

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Siate più seri nella sabbiera!

Domanda: Anche se la nostra è una realtà immaginaria, i Kabbalisti la trattano con molta serietà. Perché è cosi?

Risposta: E’ cosi perché cresciamo e agiamo mentre siamo al suo interno. Anche se questa realtà è definitivamente immaginaria, devi prenderla sul serio e fare le cose come se esistesse realmente.

Immagina di aver raggiunto un gruppo di bambini e che stai giocando con loro nella maniera più seria possibile, facendo il gioco reale come fanno loro. I più piccoli corrono intorno, cercando di riunire qualche cosa e parlando di giocattoli, ma per loro – questa è la vita. E tu partecipi nella loro vita, aiutandoli a mettere insieme le sue parti in modo che possano crescere in maniera veloce e corretta in questa “sabbiera”.

Questo richiede un’attitudine molto seria. Ci vuole uno sforzo enorme per allevare un bambino in questo mondo, e una persona deve trattare se stessa nella stessa maniera. È cosi che deve trattare il bambino spirituale che sta crescendo dentro di lui. Non puoi fare nessun compromesso a questo riguardo: io ho cura di me stesso, della mia famiglia, bambini genitori e tutti i bisogni materiali. E anche se tutto questo è ovviamente un’illusione, non ha importanza.

Le immagini del mondo materiale sono dipinte dentro il mio cervello dal desiderio egoista ed io non posso correggere quel desiderio perché si trova ancora nel livello inanimato. Perfino il grande Kabbalista Rabbi Shimon, doveva mangiare, bere, farsi una vita, prendersi cura dei suoi studenti. Pensi davvero che loro galleggiassero nelle nuvole senza preoccuparsi delle loro famiglie e di mettere un pezzo di pane nelle loro tavole?

Questo mondo è parte della mia crescita, “includendo il mal di denti” come diceva Rabash l’unica differenza è che io devo aspirare all’alto sempre di più, verso la dazione, verso il mondo spirituale. I Kabbalisti hanno un altro problema: come rimanere seri all’interno di questa sabbiera per bambini. E sono obbligati a farlo. È per questo che hanno un’attitudine cosi responsabile nell’educazione e in altre aree del mondo materiale. Una persona deve tenere conto di tutte le su esigenze vitali.

La corporalità scompare dalle nostre sensazioni soltanto alla fine della correzione quando non c’è più bisogno di questo gioco d’immaginazione.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12.04.2011, scritti di Rabash)

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Il Creatore è dappertutto

Domanda: Dove è il Creatore in tutto il sistema dei mondi?

Risposta: Il Creatore è dappertutto. Questo sistema dei mondi esiste solo in relazione a noi. Diciamo che esisto nel centro e tutti i gradi mi circondano come gli anelli del campo di espansione della forza superiore.

Il Creatore riempie tutto l’universo. Per Lui non esiste grande o piccolo, interno o esterno. Tutte le divisioni esistono solo in relazione a me. Io esisto nel punto centrale e devo ampliare me stesso, i miei sensi e le mie correzioni per captare un mondo, poi un altro, un terzo e così via. Ogni volta il mio ego cresce dal livello zero al 1°, 2°, 3° e 4° livello. Correggo il mio egoismo e così raggiungo la dazione.

In questo modo devo includere tutti i mondi dentro di me. Precedentemente questi esistevano apparentemente al di fuori di me, ma adesso li riporto a me, ai miei desideri.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah dell’8.04.2011, Scritti del Rabash)

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Un caleidoscopio di mondi che cambiano

Anche rispetto alle teoria di Einstein o alla fisica quantistica, abbiamo bisogno di un nuovo approccio con un altro genere di valutazioni matematiche e di altri fenomeni. Il principio si applica ancora di più al mondo spirituale, dove abbiamo bisogno di organi sensoriali aggiuntivi e dove i nostri attuali cinque sensi e la nostra mente, che funziona seguendo lo stesso schema, non sono sufficienti.

Le nostre sensazioni animate sono limitate, ma in quale direzione le dobbiamo espandere? Dobbiamo sviluppare il punto nel cuore in una nuova dimensione. Poi, accanto all’ essere umano di questo mondo si presenterà una creatura del tutto nuova.

Noi abbiamo già le sue radici dentro di noi. Adesso abbiamo solamente bisogno di attirare la Luce superiore, l’energia speciale che farà crescere questo seme, questo gene spirituale, dentro un essere umano che ancora non c’è e che chiameremo uomo. I Kabbalisti lo chiamano anche anima.

Quando noi ci identifichiamo con esso, con le sue qualità, cambiando continuamente in conseguenza del nostro lavoro, incominceremo a conseguire il mondo che appartiene a questa nuova creatura, che noi abbiamo volontariamente sviluppato per conoscere la parte superiore con il suo aiuto. La chiameremo come la nostra anima che esiste nel mondo spirituale.

E questo nuovo essere umano può continuare a svilupparsi gradualmente fino quando non si allargherà all’intero universo. Esso possiede degli organi sensoriali, desideri ed opportunità senza limiti!

Noi nasciamo come animali, e l’allargamento del nostro spettro sensoriale è limitato ai telescopi, occhiali e cose del genere perché la nostra mente non cambia, ma funziona precisamente in base alla sua natura. Questa è la ragione per cui noi ancora ci troviamo nel livello animato, mentre “l’uomo” è l’entità spirituale che costruiremo accanto a noi. In esso, tutta la nostra percezione avrà la possibilità di cambiare.

Cambierà così tanto che da uno stato all’altro, da un livello spirituale all’altro, non riconosceremo nemmeno noi stessi o il nostro mondo che all’ improvviso si rivelerà a noi! Ad un tratto diventeremo, ogni volta,  qualcuno di diverso, non la stessa persona  nemmeno di un momento prima, non saremo più capaci di riconoscere il mondo che abbiamo intorno, perché tutto sarà assolutamente nuovo!

In verità, tutti i miei sensi – la mente ed il cuore- cambieranno all’opposto di come sono in questo mondo. Essi non cresceranno soltanto, infatti, essi sostituiranno completamente il sistema di movimento, tutta la mia percezione, nella misura in cui chiunque si trovi ad un livello inferiore non ha la capacità di comprendere la parte superiore.

Proprio come qui lavoriamo con i nostri sensi per rivelare la natura, lo stesso principio si applica nella spiritualità, ed essa è anche chiamata “la scienza naturale”, solo che qui la natura è inferiore, corporale, mentre nella spiritualità è superiore, spirituale. Ma il metodo scientifico rimane lo stesso.

Ovviamente, gli scienziati del nostro mondo non accetteranno questi concetti perché essi lavorano solo nell’ambito dei cinque sensi corporali, e quindi non considerano la spiritualità come scienza. Naturalmente, se qualcuno è limitato da una minuscola sfera di percezione, non essendo disposto ad accettare che essa e niente altro, è inutile discutere.
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(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28/11/2010 “corpo e anima”)

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