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La rivoluzione della Luce

Domanda: E’ possibile spiegare il metodo Kabbalistico usando i termini della scienza moderna?

Risposta: Si può spiegare la trasformata matematica di Fourier ad una mucca? Si tratta di livelli differenti. Un uomo che non ha il “sesto senso”, il punto nel cuore, non può capire di cosa si sta parlando. Non ne sente il bisogno e, perciò, non ha senso parlargliene. Quindi, nella nostra grande divulgazione, ci dobbiamo adeguare ai desideri delle masse piuttosto che a quelli di coloro che studiano la Kabbalah.

Nel corso di tutte le generazioni, il mondo non ha capito i Kabbalisti. Ed il mondo ha ragione: dal loro livello, gli uomini non sono ancora in grado di capirli. E’ scritto nei Salmi, “Tu salvi gli uomini e gli animi…” –ma quando? Oggi non si può spiegare agli uomini l’intenzione altruistica Lishma. E’ perfino difficile parlare loro di un argomento come la percezione della realtà. E’ un tema affascinante e provocatorio, ma essi non ne capiscono e non ne colgono l’essenza, perché proprio non riescono a farlo.

Perché un uomo possa essere veramente capace di ascoltare le parole sulla correzione dei suoi desideri, egli ha bisogno di un livello di desiderio in più. Ma, fino ad allora, noi possiamo solamente accelerare il suo sviluppo usando dei mezzi esterni. In un modo o nell’altro, fintanto che non sente la puntura nel suo cuore, egli non comprenderà le nostre spiegazioni.

Questo è il modo in cui il mondo è strutturato. Gli uomini si trovano su diversi livelli di sviluppo, e anche alla fine della correzione rimarranno i livelli inanimato, vegetativo, animato ed umano. Pertanto è scritto, “Tutti Mi conosceranno dal più piccolo al più grande tra di loro,” cioè ogni uomo in base al proprio livello.

Verrà il momento in cui vedremo come gli uomini incominceranno ad afferrare le nostre parole: alcuni per mezzo di termini scientifici, altri per mezzo del linguaggio delle sensazioni, altri ancora grazie ai semplici esempi, tutto servirà all’uomo per unirsi agli altri. Alcuni uomini devono conseguire e percepire l’adesione, hanno bisogno di prendervi parte attivamente, mentre per altri non serve. Tutto è determinato dai propri desideri.

Non dovremmo pensare che ogni uomo riceva il desiderio per la dazione e la rivelazione del Creatore nella stessa misura. Infatti, ogni uomo ne riceverà in base al proprio vaso, che sarà colmato grazie all’inclusione comune con gli altri vasi.

Questa è la ragione per cui i Kabbalisti hanno nascosto la loro conoscenza fino ad oggi. Ma adesso questa conoscenza può essere rivelata, sebbene ogni uomo ne ascolterà solamente una parte insignificante. Nonostante questo, nella sua totalità la Luce ha iniziato a lavorare sulla grande massa del desiderio comune. Questa è la rivoluzione che sta succedendo nel mondo oggi. La crisi moderna è essenzialmente un’ inclusione reciproca dei desideri.

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah dello 07.05.2011, Shamati)

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Non ci sono errori, ma solo rivelazioni!

Domanda: E’ possibile non fare errori lungo il cammino spirituale?

Risposta: A dirti il vero, noi non facciamo errori. Riveliamo il desiderio non corretto, che nella realtà non si presenta come un desiderio danneggiato, ma che serve a fornirci il contrasto e la differenza che esistono tra due stati opposti. Se non fosse così, non percepiremmo alcuno stato.

Perciò, errori e disgrazie non ci riguardano mai. Lo stato opposto deve essere rivelato. Noi siamo delle creature, e non siamo in grado di percepire alcun fenomeno di per se stesso. Possiamo soltanto percepire un fenomeno attraverso la misurazione, la valutazione e la percezione di esso rispetto a qualcosa d’altro. Ci deve essere un “io” e un “ciò che io sento”, un oggetto rispetto ad un altro.

E’ impossibile percepire alcun fenomeno di per sé, perché questa sarebbe la percezione del Creatore prima che creasse la creazione, quando è perfino impossibile dire di Lui che è il bene e che fa il bene. Per chi Egli è il bene? Per chi fa il bene? Infatti, il bene può essere valutato soltanto rispetto al male che già esiste.

Perciò, non possiamo nemmeno parlare dell’essenza del Creatore nel modo in cui tentano di ragionarci sopra i filosofi, perché non abbiamo la capacità di percepire questa essenza, e nemmeno le parole per descriverla. La creazione inizia nello stato di opposizione al Creatore, in una seppur minima distanza da Lui. Questa “minima distanza” dona alla creazione il suo status, la sensazione di una cosa opposta all’altra – bianco contro nero, “il vantaggio della Luce deriva dall’oscurità”. In questo caso, c’è qualcosa di cui parlare.

Noi non sappiamo nemmeno come un fenomeno possa esistere di per sé. Possiamo forse creare qualche forma che non abbia delle caratteristiche, dei limiti, peculiarità, e tonalità di colori – niente di tutto questo? Non siamo in grado di percepire questo genere di cose. E’ qualcosa che non percepiamo. Se non sono presenti delle sfumature o delle caratteristiche, allora non sviluppiamo alcuna percezione.

Infatti, tutti i nostri sensi, come i cinque sensi terreni, sono costruiti sul fatto che una certa influenza colpisce le mie terminazioni nervose, e allora io ricevo una certa impressione: visiva, uditiva, tattile, olfattiva o gustativa. Abbiamo bisogno delle terminazioni nervose, ci deve essere un contatto, una reciproca interazione tra due opposti – e allora arriveremo alla percezione. Se non ci sono contatti, allora non si ha alcuna sensazione. Quando incomincio a percepire il Creatore? Dal momento del contatto (Hakaa), dello scontro tra il desiderio e la Luce.

(Dalla lezione del 24.06.2011, Gli scritti del Rabash)

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Il mondo attraverso il prisma dei desideri

Domanda: In che modo gli sforzi che facciamo durante la lettura del Libro dello Zohar influenzano il mondo? Quali cambiamenti infonde?

Risposta: Non c’è alcun mondo di per sé. I nostri sforzi costruiscono la realtà che vediamo. In questo momento, il mondo ci sembra essere quello che vediamo. Nella misura degli sforzi che facciamo, creiamo un’altra realtà, un mondo diverso. Quello che facciamo è quello che otteniamo.

La spiritualità non ha alcuna immagine. Non ha dei lineamenti specifici, a meno che un uomo non li formi dentro di sé, dentro i suoi desideri che raccoglie e riunisce in un solo desiderio.

Dovremmo riflettere su questo più che possiamo, al fine di abituarci a questo modo di vedere la realtà. Non si tratta dei conseguimenti spirituali. Io sto dicendo che ogni uomo nel mondo, che non ha ancora conseguito la spiritualità, può comunque scegliere di guardare alla realtà come suggerito e, così facendo, inizia a sperimentare certe impressioni sensoriali.

Domanda: Ma in che modo i nostri sforzi per unirci influenzano i desideri al livello più grezzo che è dentro di noi, dove non c’è il desiderio di essere uniti? E’ come se, al livello più profondo, non avessi la minima aspirazione o desiderio ad unirmi con gli altri…

Risposta: Io sono fatto di desideri di tutte le forme e di tutti generi, di tutti i livelli di Aviut (grossezza e ruvidezza), inclusi i desideri che non cambiano fino alla fine della correzione. Questi desideri si svelano in me in tutte le possibili combinazioni che io non sono in grado di creare.

Io devo, al meglio delle mie capacità, modellarli in una forma spirituale, cioè condurli ad una unione con i desideri che mi sembrano estranei e che io rifiuto, disprezzo, e con i quali non voglio avere a che fare; “Chi sono questi desideri, in fondo?! Perché dovrei unirmi con loro?”

Io devo superare questo risentimento e provare a riunirli, se in essi vi è un desiderio per la spiritualità uguale al mio. Per adesso, si tratta solo di loro. E se proveremo ad elevarci al di sopra del nostro reciproco risentimento e ad unirci, costruiremo il “luogo” per la rivelazione ad un livello ancora più interiore.

Domanda: A volte, mi sento come se mi trovassi con le spalle al muro, cerco di trovare un modo per muovermi, ma non riesco a fare un passo. Cosa devo fare in questo caso?

Risposta: Chiedi aiuto agli amici
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(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.06.2011 Lo Zohar)

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La materia tessuta dal desiderio per mezzo della Luce

Baal HaSulam, lo Studio delle Dieci Sefirot, parte 1, “Histaklut Pnimit” (riflessione interiore), articolo 36: il desiderio di ricevere è la sostanza dell’essenza … nominiamo la prima forma dell’essenza con il nome di “prima sostanza dell’essenza”, posto che non abbiamo nessuna realizzazione o percezione di nessuna sostanza.

Ci sono cinque tipi di sensazioni: la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto ed il tatto. Sentire un oggetto come se questo fosse materiale significa toccarlo. Solo toccandolo posso essere sicuro che esiste ed è materiale.

La realtà più affidabile è quella che può essere toccata e tenuta nelle mani. Io posso chiamare qualcosa sostanza se questa mi si rivela attraverso il tatto, però in realtà, questa non è sostanza. Semplicemente, ho cinque organi di percezione e l’influenza della Luce sul mio senso del tatto crea in me l’illusione della sostanza. Se non avessi il corpo con i recettori nervosi nella pelle e non potessi percepire la realtà nella quale mi trovo grazie ad essi, non potrei sentire il mondo materiale che sento oggi.

Cos’è l’odore? L’influenza della Luce sui recettori del mio olfatto mi da la sensazione dell’olfatto e l’influenza della Luce sui recettori del gusto mi da la percezione del gusto; è la stessa cosa riguardo alla vista e l’udito. Tutte le mie sensazioni vengono attraverso le terminazioni nervose che si trovano sia dietro il timpano sia all’interno dell’occhio.

Pertanto, tutto quello che abbiamo, sono i cinque organi di percezione. Alla fine, essi attraggono a noi tutta la realtà: il nostro corpo e tutto il mondo davanti a noi. Io percepisco la sostanza attraverso il mio senso del tatto, mentre il resto dei miei sensi, l’olfatto, il gusto, l’udito e la vista, attraggono le caratteristiche aggiuntive della supposta “realtà”, della quale il mondo ed io siamo parte.

La Luce attrae per me tutta l’immagine. In realtà, non c’è nient’altro che il semplice desiderio che viene influenzato dalla Luce, la quale da vita a tutte queste forme. È per questo che mi sembra che tutti esistiamo come corpi fisici.

Questa è la ragione per la quale Baal HaSulam dice che “il desiderio di ricevere è la prima forma dell’essenza”, e perciò definiamo la prima forma come “sostanza”, perché non abbiamo la realizzazione dell’essenza. Pertanto, esistono la materia, la forma rivestita nella materia, la forma astratta e l’essenza. La materia è il desiderio di provare piacere percepito da noi attraverso gli organi del tatto, con l’aiuto degli altri organi di percezione.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 7.06.2011, Talmud Eser Sefirot)

La fede nei saggi

Domanda: Se la persona viene allevata con la religione dall’infanzia e la riempiono con l’idea che esiste solo il Creatore, perché la gente crede in ogni tipo di forze impure?

Risposta: Come puoi credere al Creatore quando non Lo hai mai visto né sentito? Cosa puoi chiedere ad una persona che crede ai racconti di seconda mano? Una persona ha una storia da raccontare, un’altra ne ha un’altra, ma nessuna di loro ha visto niente con i suoi occhi, nemmeno io. Non ci può essere la fede cieca!

Questa è la ragione per la quale la saggezza della Kabbalah parla solo delle realizzazioni reali, come si dice: “Un giudice ha solo quello che i suoi occhi possono vedere” ed in nessun modo possiamo allontanarci da questo principio.

Dobbiamo conoscere il Creatore e rivelarlo, non credere in Lui. La Kabbalah dice che c’è una realtà superiore che non percepiamo, che ci è ancora nascosta. Sappiamo che guardando il mondo con occhi miopi, possiamo vedere solo pochi metri davanti a noi, ma con gli occhiali possiamo vedere ad un miglio di distanza.

Allo stesso modo, c’è un’altra opportunità di ampliare infinitamente la nostra percezione (la visione, la comprensione e la sensibilità) ed anche di aggiungere nuove qualità, per rivelare nuove dimensioni. Tutto questo è possibile, lo accettiamo come una ipotesi, come avviene nella scienza. Noi crediamo ai kabbalisti e se facciamo certe azioni delle quali loro parlano, possiamo acquisire questo nuovo livello di percezione: acquisire la realizzazione, l’illuminazione e la sensazione. Il metodo non è fede cieca.

Ho fede nel metodo, cioè lo accetto con un punto interrogativo per poterlo mettere alla prova e realizzarlo nella pratica; ed allora vedo che il metodo è molto logico, che mi spiega chiaramente come posso usare l’ambiente affinché questo mi cambi, mi rendo conto di come ho bisogno di agire rispetto alle forze che esistono in natura.

Credo soltanto quando vedo che il metodo da il risultato desiderato, anche se le azioni sono chiare ed evidenti. L’idea che posso usare l’ambiente per lavorare contro la mia natura egoista per acquisire una qualità che è opposta ad essa, è abbastanza realista. Questa viene denominata “fede nei saggi”, quando seguo i loro consigli.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.04.2011, Shamati 1)

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Vieni a vedere quello che ho!

Domanda: In che modo si distinguono i conseguimenti nei mondi di Assiya, Yetzira, e Beria?

Risposta: C’è un’enorme differenza, che è veramente difficile da spiegare. E’ come vivere in Israele o in un altro paese, dentro il Tempio o fuori, o essere un grande sacerdote o una persona normale.

I minimi cambiamenti, una piccola ascesa nei mondi, richiamano delle gigantesche trasformazioni dentro le nostre anime. I mondi di Beria, Yetzira, e Assiya sono desideri interni delle nostre anime. Siamo sempre presenti nei mondi di BYA e non possiamo scomparire da essi.

Essi funzionano come dei rivestimenti che stanno intorno alle nostre anime. Proprio come adesso, io mi trovo in questo mondo e non posso trovare una via di fuga da esso perché il mio corpo appartiene a questo mondo. Vivo, cresco, invecchio e muoio, e tutto mentre sono in questo mondo. Tutta la materia di cui è fatto il mio corpo è parte del mondo materiale, io vivo e muoio ed il mio copro si disintegrerà e ritornerà alla terra.

Allo stesso modo, l’anima, indipendentemente dallo stato in cui si trova, rimane sempre nei mondi di BYA. Nel frattempo, noi ci troviamo solo lì, dove domandiamo la connessione e attiriamo la Luce Circostante. Può raggiungerci ed illuminarci verso il basso, al di sotto del Parsà, dal mondo di Atzilut, sebbene il Parsà non lasci passare la Luce. Ma questa è la Luce “Circostante” che ci illumina, ci risveglia e ci chiama da lontano: “Vieni a vedere quello che ho!”

Allora mi risveglio e salgo lungo i mondi di BYA al di sopra del Parsà. Ma non posso elevarmi senza di esso, poiché ho un legame molto stretto con esso: esso mi aderisce “come una pelle”, mi ricopre come un vestito. Io vivo nel mondo, ed indosso degli “abiti” – essi sono proprio i mondi di BYA. Ed in essi, io salgo verso il mondo di Atzilut, al quale ci si riferisce come “l’ascensione dei mondi”.

Ma non appena sono asceso in Atzilut e costringo i mondi di BYA ad elevarsi verso di esso con me, io ricevo una massa informe, un enorme vaso vuoto che colmo con la Luce Interiore di Atzilut. Ciò significa che la mia anima è stata colmata con la Luce.

Il desiderio ha lasciato entrare la Luce, il Creatore, e adesso ne sta facendo esperienza! Dunque, il Creatore ed io siamo insieme, ci fondiamo l’uno nell’altro nella misura della nostra equivalenza della forma. Questo è tutto; non c’è niente altro in tutta la creazione.

Ed improvvisamente, scopro dove sono tutti gli amici, gli altri uomini, la natura inanimata, vegetativa ed animata, e l’intero universo. Tutto è contenuto dentro questo preciso desiderio; niente è svanito, ma ha invece assunto una forma diversa.

Tutto ciò che vedevo come rocce, piante, bestie, ed esseri umani, che prima mi sembravano degli oggetti materiali, che potevo toccare con le mie mani, ora si trasformano nei miei desideri. Ma in verità, essi sono i desideri di cui è fatto l’universo. Ed al di là di questo, non c’è niente altro.

Così succede che un uomo, durante l’ascesa al mondo di Atzilut, con i mondi di BYA, incominci a rivelare la vera immagine della realtà. E’ come se arrivasse a vedere cosa è nascosto dentro il computer, dietro a tutte quelle immagini che vengono mostrate sullo schermo. Questo è ciò che si chiama rivelazione!
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(Dalla 3.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 06.05.2011 “Spiegazione dell’articolo ‘Prefazione alla saggezza della Kabbalah’”)

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Il tempo è un concetto meccanico oppure vive?

Baal HaSulam, Lo studio delle dieci Sefirot, Parte 1, “La tabella di domande e di risposte sul significato delle parole”: Domanda 16: Che cos’è il tempo? E’ una certa somma di Behinot (fasi) che derivano le une dalle altre e che sono mescolate tra di loro per mezzo dell’ordine della causa e dell’effetto-conseguenza, come i giorni, i mesi, e gli anni.

Il tempo non esiste. Esiste solamente la sensazione dei cambiamenti che ci fanno sentire lo scorrere del tempo. Nella spiritualità, questa cosa è evidente, mentre nella corporalità, è camuffata. Questa è la ragione per cui molti fenomeni, effetti e trasformazioni si intrecciano nel mondo corporale e sembrano non essere direttamente collegati alla spiritualità, nel senso che non sembrano dipendere dai nostri sforzi e dal nostro avanzamento.

Dunque, nel mondo corporale, il tempo non vive e scorre “meccanicamente”, separato dalle nostre intime trasformazioni. Invece, nel mondo spirituale, il tempo è la sensazione interiore dei cambiamenti che un uomo attraversa.

Perciò, il tempo corporale e spirituale hanno dei significati completamente diversi. Il tempo spirituale può scorrere veloce o lento, contrarsi o espandersi, in base al numero di cambiamenti che avvengono in un uomo. Nel mondo materiale, il tempo dipende dal punto in cui ci troviamo. Se ci siamo mossi verso un’altra dimensione, sperimenteremo lì un diverso significato di tempo.
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(Dalla 3.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011, Talmud Eser Sefirot)

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La scienza che studia l’io

La Kabbalah è una scienza che tratta della realtà. L’uomo è una creatura che cerca di capire perché, a quale scopo esiste e come può arrivare alla verità. Lui desidera scoprire il significato di nozioni quali “la verità”, “i fatti”, “lo scopo”, o “raggiungere la meta”. Lui è fatto per esigere questo tipo di riempimento.

La necessità più grande dell’uomo è sapere chi è, come è detto: “Dalla mia carne vedrò il Creatore”. Di fatto, per capire chi sono, ho bisogno di sapere chi è il Creatore. Questa necessità richiede che io la investighi.

Tutta la saggezza della Kabbalah è dedicata allo studio dell’uomo, poiché a parte lui, non esiste niente. Tutta la realtà è nell’uomo e tutto avviene solamente in lui. Non vedo niente in questo mondo eccetto me stesso. Tutto quello che avviene intorno a me sono io, immagini dentro di me. Non ho la più pallida idea di quello che succede al di fuori di me.

Questo significa che la Kabbalah è lo studio dell’io, dell’autorealizzazione, della coscienza propria. Tutti gli altri libri descrivono un certo tipo di illusioni, come se ci fosse una realtà esterna al di fuori di noi. Pertanto tutto, eccetto questi libri sacri, è una totale menzogna fabbricata dall’uomo; sono il frutto della sua immaginazione.

Non ci rendiamo conto di quanto unici siano questi libri; inoltre, rispetto alla verità, non abbiamo niente su cui appoggiarci. Senza questi libri, esisteremmo in questo mondo come dei piccoli insetti che vivono solo perché il tempo che è stato assegnato loro glielo permette. Solo con l’aiuto di questi libri possiamo svilupparci gradualmente e cominciare ad esaminare, valutare ed imparare “chi e cosa siamo”.

Così verifichiamo che conteniamo tutti i mondi, i Partzufim, le Sefirot e numerose parti che ci sembrano estranee, che alla fine risultano essere parti della nostra stessa anima. È proprio il nostro desiderio diviso nella natura inanimata, vegetale, animata, così come in quella umana. Nel quarto ed ultimo grado, dobbiamo riunire tutte queste parti per arrivare all’intenzione “di dare”, che è obbligatoria per questo quarto ed ultimo stato della Creazione.

Quando otterrò quest’intenzione di dare per tutte le parti della creazione, finalmente verificherò chi sono, conoscerò me stesso; e non c’è nient’altro che studiare nella realtà.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 2.05.2011, Talmud Eser Sefirot)

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Una nuova storia su Cappuccetto rosso

Domanda: Cosa succede “dietro le quinte” delle mie azioni quando, durante la lettura del Libro dello Zohar, compio dei ripetuti sforzi per mantenere l’intenzione, ma mi sembra che non servano a niente?

Risposta: Gli sforzi che fai determinano la qualità della tua percezione, della tua sensibilità, e poi arrivi a capire, arrivi alla rivelazione. Tutto è davanti ai tuoi occhi, ma la tua mancanza di sensibilità non ti permette di rivelare il sistema di connessione tra le anime di cui il Libro dello Zohar ti parla. I tuoi sforzi e le tue preghiere costruiscono gli strumenti di percezione dentro di te per farti percepire l’intero quadro.

Domanda: Io provo continuamente a rinnovare la mia intenzione, ma mi sembra di fare gli stessi sforzi e percepire le stesse cose di una settimana fa, è come se niente cambiasse…

Risposta: Supponiamo che io sia in mezzo a dei musicisti. Guardandoli, mi rendo conto di come ascoltino ogni suono e distinguano la combinazione di suoni diversi, e capisco come tutto questo sia per loro importante. Mentre li guardo, imparo a come trattare i suoni. Quindi, come risultato dei miei sforzi, aumento la mia sensibilità ed incomincio a percepirli.

Allora faccio delle domande ai musicisti e loro mi spiegano delle cose, ma io non capisco le loro spiegazioni. “Una quarta” “Una quinta”, “glissando”, “forte” – queste parole non mi dicono niente, proprio come la terminologia del Libro dello Zohar che non riesco a decifrare.

Ma io voglio imparare! E questa è la ragione per cui divento un po’ più sensibile e cerco di percepire queste parole. Allora, poiché siamo in un sistema speciale, in base ai miei sforzi, al mio desiderio e alla mia aspirazione, incomincio a sentire. Anche un bambino si sviluppa in questo modo: vuole diventare grande e corre sempre, non sta mai fermo e continua a cercare qualcosa.

Noi domandiamo: come fanno i bambini a guardare lo stesso cartone animato o ad ascoltare la stessa storia per un milione di volte? E’ a noi che sembra un milione di volte, perché noi non ci sviluppiamo più. Ma un bambino vive in quella storia. Se oggi ascolta la storia di Cappuccetto Rosso, gli sembra una storia completamente nuova, non come quella di ieri. Noi lo guardiamo e pensiamo, “Va bene, gli racconterò una storia. Siediti in silenzio, mettiti tranquillo, e goditi il divertimento…” Ma lui ascolta questa storia come se fosse una nuova storia ogni volta! E anche se la sa a memoria, quando la ripete con noi, rivive tutto daccapo. E’ uguale a come dover mangiare oggi anche se si ha già mangiato ieri. Questo è ciò che succede anche a lui!

Perciò, tutto il nostro lavoro consiste nel sviluppare la nostra sensibilità e nell’acquisire nuove qualità di percezione.

(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 23.06.2011, Lo Zohar)

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La storia è finita

La Kabbalah parla del desiderio. Non esiste il tempo, il movimento, o lo spazio, ma solamente uno stato dell’essere. E a proposito del passato e del futuro? E a proposito dei mondi spirituali? Io non li percepisco.

Ci sono dunque atri stati di esistenza oltre a quello attuale, oltre il nostro mondo? Io non lo so, perché non ne ho mai fatto esperienza. Da questi stati non ricevo delle sensazioni o Reshimot. Adesso non posso raggiungere questi stati e confermare la loro autenticità.

L’uomo giudica tutto in base a quello che vede. Non si tratta solamente di un assioma, ma è la conseguenza di ciò che il desiderio sente quando si è sviluppato al livello di essere, in cui è consapevole di se stesso e capisce cosa sente. Se così non fosse, ci staccheremmo dalla realtà e ci perderemmo in un mondo di fantasie.

Io non sto parlando da me della dimensione più elevata. I Kabbalisti me ne hanno parlato, ed io ho fiducia in loro. Considero vere le loro parole quando mi dicono che è possibile esistere in stati diversi: “Aspira a questi stati, ed ascenderai verso di essi”, mi dicono i Kabbalisti. “Sono migliori di quello che senti adesso”. Dunque, io mi sposto da uno stato verso quello successivo con il desiderio, correggendolo e migliorandolo. Rivelando il mio desidero come dazione, rivelo in esso dei nuovi stati.

Al giorno d’oggi, tutta l’umanità si trova lungo un asse verticale e deve muoversi dal basso verso l’alto. Abbiamo completato l’asse orizzontale della storia e non ci sono più posti dove poterci dirigere ancora. Da adesso in poi, il nostro cammino punta verso l’alto.
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(Dalla 5.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21.06. 2011 “Matan Torà (Il Dono della Torà)”

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