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La scienza di nascere dentro la Luce

Baal HaSulam, Lettera No. 13: “…Questo venne su di voi a causa della vostra negligenza riguardo la mia richiesta di sforzarsi verso l’amore degli amici, perché vi ho spiegato in tutte le maniere possibili che questo rimedio è sufficiente per compensare ognuno delle proprie mancanze. E se voi non potete salire in paradiso, vi ho dato vie in Terra, e perché non le avete aggiunte per niente nel vostro lavoro?”

Noi siamo gli unici che disegnano la figura di questo mondo nelle sue proprietà. In realtà, noi distinguiamo due tipologie d’impatto che il nostro desiderio di ricevere percepisce:

  •  buono e confortevole
  •  cattivo e pericoloso

La “materia” di cui consistiamo è il desiderio di ricevere che è diviso in cinque (5) livelli: da zero a quattro. In ognuno di questi livelli, noi abbiamo molteplici qualità che in generale possono essere ridotte a come riceviamo il piacere.

La nostra percezione della realtà ci permette di differenziare i contorni della Luce dell’Infinità che può sia portarci piacere che danno. Tutto quello che facciamo è disegnarle nella nostra percezione; l’intera figura della nostra realtà è tessuta da loro.

La figura è veramente piccola e limitata; i Kabbalisti ci hanno raccontato di questo per migliaia di anni. Successivamente, anche gli scolari accertarono che noi recepiamo solo una frazione di realtà.

C’è una maniera di osservare la realtà autentica invece di quella in cui siamo nati, vissuti e in cui moriremo, nella quale ci sentiamo insignificanti, infelici e incompleti?

I Kabbalisti dicono che è possibile percepire la vera realtà e sentire la Luce dell’Infinità nella quale noi costantemente risiediamo solo a una condizione: se operiamo per amplificare i nostri strumenti di percezione.

Questa è la ragione per la quale la scienza che studiamo è chiamata “la saggezza della ricezione.” Con l’aiuto di questa metodologia, noi operiamo per allargare i nostri sensori e in aggiunta ai cinque sensi – vista, udito, gusto, olfatto e tatto – noi scaliamo verso uno step successivo attraverso l’ottenimento di cinque sensi addizionali.

Per poter fare questo, noi dobbiamo cambiare il nostro desiderio di ricevere in termini di percepire non solo ciò che è importante per noi in un senso positivo o negativo, ma invece percepire cose che sono al di fuori del nostro desiderio riguardanti sia cose positive che negative. Come possiamo fare questo?

Io ho bisogno di vestirmi dentro qualcun altro, in qualcuno che sia esterno a me, di salire al di sopra delle mie sensazioni, sia positive che negative, alla percezione del cosa sia buono o cattivo per l’altro. Se io opero al fine di prendere le sensazioni altrui, almeno la percezione di un’altra persona, io uscirò da me stesso e comincerò a identificare il mondo com’è veramente, fino a un certo piccolo punto, iniziale. Allora, una persona può continuare a lavorare nell’espandere le uscite al di fuori di se stessa, ancora e ancora, fino a che non comincia a sentire la realtà completamente indipendente da sé. Questa è chiamata la percezione dietro la ragione, al di sopra del desiderio di ricevere.”

Noi siamo rimasti nel processo di sviluppare questa qualità da diverso tempo. La materia della quale il desiderio è costruito ha avuto una transizione dal livello inanimato al vegetativo, poi all’animale, e ora c’è lo sviluppo dei desideri di ricezione dell’auto-percezione. Il desiderio di ricevere continuò ad accrescere le sue abilità per poter sentire differenti impatti esteriori dall’interno fino a che non si consumò questa opzione alla fine.

Qua è dove la generazione di oggi sta andando: Noi perdiamo interesse nella vita, abbiamo indifferenza verso un’altra crescita e quello che facciamo in questo mondo. Noi non possiamo controllare noi stessi e il mondo attorno a noi come prima. Il nostro desiderio egoistico si sta consumando da solo; noi abbiamo completato questa fase di evoluzione.

In futuro, il nostro desiderio di ricevere ci spingerà attraverso il prossimo stadio di sviluppo. E’ detto che creando afflizioni, il Faraone forzerà i figli di Israele a uscire dall’Egitto. Similmente a questo, noi ci sentiamo senza speranza in questa vita. L’egoismo che ci governa, dimostra che non è capace di riempirci più a lungo. Noi facciamo quel metro in più per trovare una ragione di vivere, ricerca di piaceri addizionali e sostentamento; comunque, tutti loro portano ad ancor più profonde discese; più cerchiamo di vivere meglio, peggio le nostre vite diventano.

Anche coloro che posseggono qualunque cosa non sentono alcuna gioia o felicità. Inoltre, la nostra vita materiale diventa costantemente più difficile. Noi continuiamo definitivamente a cadere.

Questo è esattamente quello che è supposto accadere. Ad un certo punto, i figli di Israele fuggirono dall’Egitto poiché passarono attraverso una situazione simile. Loro avrebbero voluto fermarsi là, ma furono ripresi da enormi colpi e sofferenze che non gli lasciarono altra opzione che la fuga.

Quando un Kabbalista comincia la sua auto-correzione, lui agisce come se si sforzasse di entrare in un bel mondo spirituale pieno di luce, nel futuro lucente che gli aprirà tutti gli orizzonti. Comunque, nel suo cammino, lui scopre quasi una scena opposta – dura vita interiore e carichi intensi che lo pressano immensamente. Questa pressione è causata dal fatto che non si sta muovendo in avanti nella solita maniera egoistica. Invece, attraverso la disperazione e circostanze sfortunate, lui deve passare attraverso tutti gli stadi della nascita spirituale, cioè uscire dall’Egitto, salire al di sopra del proprio egoismo, uscire al di fuori di se stesso, e sentire cosa c’è al di fuori del proprio corpo; questo è, lui vive attraverso la sensazione dei desideri altrui.

In questo mondo, il processo di nascita è accompagnato da dolori di lavoro (Tzirim in ebraico), in altre parole da (Tzarot) problemi, sofferenze, e pressione. E in particolare quei sentimenti sono dati a coloro che studiano la Saggezza della Kabbalah per aiutarli ad avanzare spingendoli in avanti nella stessa direzione in cui l’utero materno spinge il feto affinché nasca.

Comunque, la saggezza della Kabbalah non ci sta solo raccontando riguardo alla nascita di una nuova percezione e di un’acquisizione della transizione tra assorbimento e rilascio, dalla ricezione alla dazione. Non è uno studio teorico del processo; non c’entra con la filosofia. La Kabbalah ci aiuta a realizzare questo attraverso un processo di nascita spirituale.

Dopo tutto, come un feto nel grembo materno, noi dobbiamo sentirci contorti, oscuri, stretti, soffocati e il bisogno assiste questo processo su noi stessi. E’ una sensazione veramente spiacevole. Questo perché noi siamo grati alla saggezza della Kabbalah per aver cominciato a realizzare e riconoscere il processo al fine di svolgerlo facilmente e velocemente.

Grazie alla Kabbalah, noi sappiamo cosa ci aspetta; noi realizziamo che dobbiamo uscire fuori dalle nostre sensazioni interiori andando dentro il mondo esterno al fine di evitare di vedere la realtà soltanto con le limitazioni dei nostri cinque sensi; noi potremmo vedere il mondo che è fuori di noi, fuori dal grembo. Noi dobbiamo raggiungere questo stato in qualche modo. Come?

Noi necessitiamo di un’ “ostetrica” qua; dobbiamo nascere non come risultato di contrazioni dolorose che ci spingono da dietro, ma piuttosto come una forza esterna che ci tira in avanti. In questo caso, il processo di nascita sarà abbastanza facile, con le “acque”, con la proprietà della Misericordia.

Per questo, noi abbiamo bisogno di un supporto esterno che deve essere fornito dal gruppo, che provoca la forza esterna. E’ detto: ”L’uomo dovrà aiutare il suo vicino.” Il gruppo può tirarci fuori da questo mondo oscuro fino alla luce brillante; ci aiuterà a innalzare la nostra percezione della realtà al prossimo livello che non è più limitato dai cinque sensi; ma al contrario, noi cominciamo a vedere tutto attorno a noi nella Luce Riflessa senza assorbire niente dentro noi stessi, ma dirigendoci alla parte esteriore.

Perciò, i termini “dazione”, “amore” e “pietà”, tutti loro, di fatto, parlano di percezione della realtà in una qualità differente, nel cambiare i desideri di qualcuno con i desideri del suo amico. Se uno prova a trasferire le preoccupazioni primarie, da se stesso, al suo gruppo di amici, è come se uno fosse tirato fuori dall’utero, fuori da questo mondo, e andasse dietro questo regno materiale fino al mondo dell’esteriorità. In questo caso, i nostri sforzi danno l’avvio alla risposta della forza superiore, che ci aiuta ad andare attraverso questo e nascere.

Questo è il primo step che dobbiamo attraversare; è estremamente difficile. Similmente nel nostro mondo, nonostante tutte le facilitazioni per il processo di nascita per renderlo facile e sicuro, appare sempre come un miracolo simile al “miracolo dell’uscita dall’Egitto.” In questo stadio di sviluppo si trova qualcosa di nuovo e straordinario, e ancor più quando si arriva alla nascita spirituale.
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(Dal Congresso di Miami 23.06.2012, Lezione 1)

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Un velo sul volto dell’Infinito

Baal HaSulam, Introduzione al Libro dello Zohar, punto 42: Abbiamo spiegato i cinque mondi che includono l’intera realtà spirituale che si estende da Ein Sof a questo mondo. Tuttavia, sono inclusi l’uno nell’altro, e in ognuno di questi mondi ci sono cinque mondi.

Perché sono necessari i mondi? Non è sufficiente il mondo di Ein Sof (Infinito)? Dopo tutto esso scende dal suo intero livello spirituale che è totalmente per il bene di donare a un gradualmente più basso livello di dazione chiamato i mondi di Adam Kadmon, Azilut, Beria, Yetzira e Assiya.

Nell’insieme, è sulla stessa unione, la stessa dazione reciproca, ma a un livello più basso. Ci sono le stesse caratteristiche e si connettono nella stessa maniera, ma l’intensità della loro connessione diminuisce ed è trasportata più debolmente attraverso la rete generale. Perciò, “i mondi” sono gli occultamenti di Ein Sof che coprono l’intensità della sua unione e connessione.

Comunque, stiamo parlando solamente di una realtà. Più tardi, quando le anime sono create, quando una persona vuole raggiungere l’attributo di dazione, sentirà e vedrà questo sistema in base al suo stato attuale.

E oltre alle cinque Sefirot KHBTM in ogni mondo, ci sono le quattro categorie spirituali: inerte, vegetativo, animato e parlante.

Non sono altro che Luci e vasi. Dato che i vasi si connettono mutuamente con le Luci, le sentono in maniera differente. Nel linguaggio dei rami, noi attribuiamo queste maniere ai livelli inerte, vegetativo, animato e parlante, e gli assegniamo dei nomi diversi. Adesso essi sono dipinti per noi come questo mondo.

Dall’altra parte, non ci sono delle “immagini” identiche nel mondo spirituale dove noi sentiamo i livelli della nostra connessione reciproca. Tutti i concetti Kabbalistici appartengono alla forza spirituale che opera in noi, per cui non abbiamo delle illusioni nella forma “di disegni in terza dimensione” che prendono spazio, hanno peso, e così via.

Nella spiritualità tutto si chiarisce dentro di noi nella sua forma vera, il che significa nella forma di forze.

Tuttavia, per poter essere capaci di parlare di queste forze e sugli stati del desiderio, noi gli imponiamo dei nomi e delle definizioni prese dalla saggezza della Kabbalah e di riflessi compatibili nel nostro mondo.

In un modo o nell’altro, è lo stesso Ein Sof che è distorto fino al punto che l’essere creato lo vede corrotto, com’è scritto: “Una persona che squalifica, squalifica in base alle proprie mancanze”. La percezione dell’essere creato è dipinta come 125 gradi, anche se, non c’è altro oltre Ein Sof. Quando parliamo dei mondi, su quello che accade in loro, ci riferiamo sempre alla persona che si trova in quel livello. Quando si eleverà ad un altro livello, vedrà un disegno diverso.

E quindi vediamo che tutto è relativo. C’è un sistema nel quale ci troviamo e che raggiungiamo. I mondi, di fatto non esistono, e il loro ordine dipende dalla persona che li raggiunge.

Tu determini costantemente il tuo stato in relazione al mondo di Ein Sof. Percependo, ad esempio, il venti per cento di esso, tu sei nel mondo di Assiya. Se percepisci il quaranta per cento di Ein Sof, ti trovi nel mondo di Yetzira.

I mondi sono divisi anche in gradi, ma nell’insieme, tu determini il tuo stato attuale in base al mondo di Ein Sof. Esiste solo quello, e tu aneli la tua percezione verso esso e ti trovi in un mondo o nell’altro in un certo livello di occultamento di Ein Sof.

Adesso i tuoi desideri sono totalmente corrotti e opposti a esso, perciò ti è dipinto come il nostro mondo. Di fatto, adesso, sei in Ein Sof, ma inconsciamente, e in questa incoscienza, ti vengono dipinti i disegni corporali. È per questo che il nostro mondo viene chiamato “il mondo immaginario”.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 15.07.2012, Introduzione al Libro dello Zohar)

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La realizzazione che non lascia dubbi

La saggezza della Kabbalah utilizza solo quei termini e quei nomi che sono reali e che riflettono la realtà. Questa è una legge immutabile di tutti i Kabbalisti: “Ciò che non è stato realizzato è impossibile da nominare e definire.” Finché un oggetto non è stato completamente rivelato, come se lo si stesse tenendo nella mano, i Kabbalisti non lo chiamano raggiungimento, ma qualcos’altro come comprensione, conoscenza, e così via.

In questa maniera, comprendiamo un fenomeno fin dalle sue fondamenta, dall’inizio della creazione fino alla fine, in ogni dettaglio. E più lo realizziamo dentro i nostri vasi di percezione, più diverremo arricchiti e complessi in egual misura. Dopo tutto, tutti i mondi sono dentro di noi e l’intera immagine appare all’interno. Non studio un fenomeno esterno bensì qualsiasi cosa accada dentro di me, e nel processo, comprendo me stesso sempre di più e realizzo in misura sempre maggiore che non vi è nulla fuori di me. Se prima vedevo il mondo come un’entità esterna era dovuto ad una percezione distorta, o meglio in realtà, era una proiezione riflessa nel mio cervello.

In definitiva, la realizzazione spirituale non lascia alcun dubbio, così come non si dubita delle cose basilari o elementari, ad esempio di quante dita vi siano nella mano. E questo è il motivo per cui è scritto da molte parti che la Kabbalah non richiede prove, dal momento che non può offrire alcuna prova ad una persona che non sia nella realizzazione. Le parole di fede qui non sono d’aiuto; una persona deve ascendere ad un livello di raggiungimento, deve sentire dentro di sé gli schermi, le Luci e i vasi. Poi egli vedrà la realtà—la vedrà in prima persona con la sua visione interiore.

Allora anche il nostro mondo all’improvviso sembrerà essere all’interno. Infatti, quando i desideri vengono corretti, una persona sente le sfaccettature e le manifestazioni del mondo dentro di sé. Quando lavoriamo in un gruppo, cercando di portare gli amici più vicini all’unione, nella connessione, e all’Arvut (garanzia mutua) in modo da diventare come un solo uomo con un solo cuore, allora attraverso ciò ci prepariamo a questa percezione comune, la quale dipende interamente dalla persona stessa. E questo è il motivo per cui la realizzazione spirituale non ha confini. Tutto ciò che vediamo all’esterno si sposta all’interno, divenendo una parte di noi.
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(Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah 8.06.2012, “L’essenza della saggezza della Kabbalah”)

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L’illusione del profitto personale

Domanda: Come possiamo aiutarci a vicenda? Diciamo che io sono un contadino e passo la maggior parte del mio tempo senza comunicare con le altre persone. Come potrei eventualmente dare a loro?

Risposta: Mi dica, perché e per chi lavora nella sua terra? Noi pensiamo che lavoriamo per il nostro interesse, ma in realtà non è ciò che avviene. Molto tempo fa, gli esseri umani si trovavano al livello animato pensando solo a come nutrire sé stessi. Non sentivano di essere parte l’uno dell’altro né avevano un senso di appartenenza. Ma con lo sviluppo dei nostri desideri di ricezione, le persone non erano più in grado di provvedere a sé stesse. Così, uno divenne un contadino, un altro un pastore, e un altro ancora lavorava con gli utensili. È detto: “Andate e guadagnate l’uno dall’altro.” I nostri desideri crebbero ancora più complessi; di conseguenza, il nostro mondo divenne più complesso.

Alla fine pensiamo di servire noi stessi, ma di fatto serviamo gli altri. Viviamo sotto l’illusione di agire per il nostro beneficio personale, ma in realtà si tratta di un malinteso. Effettivamente, noi lavoriamo per ottenere il nostro stipendio, che non è altro che un inganno. Infatti, lavoriamo per dare e provvedere agli altri.

Ad esempio, tu coltivi pomodori e tutto il giorno pensi a come potresti venderli e cosa ci guadagneresti. Quindi ricorda, se non prendessi in considerazione te stesso tramite il prisma ingannevole dell’egoismo, vedresti che stai semplicemente cercando di trovare un modo di aiutare l’interesse altrui. Tu sei soffocato dall’illusione che tutto quello che fai è perseguire un guadagno poiché non sai in quale altro modo motivare te stesso, dato che ancora non capisci quanto il preoccuparsi per gli altri servirà allo scopo. Bene, puoi rimanere sotto l’impressione di questa menzogna se vuoi.

In realtà, la tua ricerca del profitto è un assoluto inganno. Presto il settore bancario crollerà, e tu lo vedrai. Allo stesso modo, incoraggiamo i bambini o invogliamo l’asino facendo dondolare una carota davanti al suo naso per farlo lavorare.

Domanda: Allora un Kabbalista coltiva pomodori, guadagna mezzo milione vendendoli, e pensa di continuo a come utilizzare questi soldi per il beneficio degli altri?

Risposta: Certo! In caso contrario, lui non starebbe lavorando per il bene della dazione. Che tipo di Kabbalista sarebbe se no?

Commento: Però, le persone sono costruite in modo che la maggior parte delle volte non pensano a cose del genere.

Risposta: Continui a dimenticarlo perché la tua percezione non è ancora connessa alla dazione. Una madre sente suo figlio dentro di sé, quindi lei non si dimentica mai del suo bambino. Internamente, essa non si separa mai da suo figlio; lei semplicemente non può tagliare il cordone ombelicale che li collega insieme. Aspetta, anche tu scoprirai il cordone che ti unisce agli altri.

Commento: Ma anche egoisticamente, non mi sogno il mio stipendio futuro per tutto il giorno?

Risposta: È vero! Tuttavia, hai sempre voglia di vari piaceri che ti attraggono. Un esperto riceve appagamento fisico e intellettuale dal fare bene il suo lavoro. Alla fine, scoprirete che state lavorando per il bene degli altri. Tutti noi siamo i lavoratori del Creatore; stiamo dando gli uni agli altri tutto il possibile contro la nostra volontà e non riconosciamo la nostra dazione. Invece di una bella e perfetta immagine del mondo, vediamo un’immagine perversa e malvagia che altera la realtà nel suo completo opposto.

Alla fine, dobbiamo “togliere i paraocchi” e alzare il velo dell’occultamento. Nulla cambierà, eccetto noi; ma quando cambierai, vedrai un mondo capovolto.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 7.06.2012, “L’Arvut (la Mutua Garanzia)”)

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Difficoltà a percepire la realtà

Domanda: Dovremmo includere la questione della percezione della realtà nel corso base dell’educazione integrale?

Risposta: Io non insegno questo argomento nel primo corso perché è una questione molto complessa. Dovrebbe essere insegnata con molta attenzione, in modo che non sembri misticismo, new age o come tutte le altre filosofie, oppure solo come delle idee sublimi.

Il materiale per l’insegnare la percezione della realtà dovrebbe essere basato sulla ricerca scientifica seria, che mostra prima di tutto, che è scienza, è fisica, e che questo deriva dal studiare questo mondo e non da alcune fonti antiche e confezionati con le loro conclusioni. Questo significa che non si tratta di qualcosa che sembra semplicemente in questo modo a noi, ma che si basa su dati scientifici. Allora possiamo già mettere insieme una certa immagine della nostra percezione del mondo, dei nostri sentimenti, delle nostre impressioni, l’elaborazione di queste informazioni internamente, come comunichiamo con il mondo, qual è il meccanismo chiamato “Io sono — l’uomo” il significato, e che cosa io vedo.

Ripeto, non ogni persona può percepire questo correttamente. Ho paura che questo problema si può trasformare in un ostacolo e che può evocare il rifiuto o può condurre all’ intorpidimento, a seguito della quale una persona vorrà staccare se stessa e in seguito non percepire o capire più niente, perché non gli parleresti dallo stesso livello da cui le avevi parlato prima dandole spiegazioni dei problemi della vita le quali sono stati presentati in modo coerente. In questo caso, è impossibile abbassare la spiegazione fino al livello di percezione ordinaria di una persona.

Questo problema dovrebbe essere parte della formazione degli insegnanti e ancora una volta non nel senso che essi dovrebbero insegnare questo materiale, ma solo per il loro sviluppo generale.
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Il mondo spirituale – Il mondo delle qualità

Il Creatore non è una personalità. È proibito immaginare qualsiasi cosa del mondo immateriale spirituale. È il mondo delle qualità, non delle forze così come noi intendiamo la parola.

Oggi, quando pensiamo ad una forza, immaginiamo delle forze fisiche. E per il momento, non discuto su questo. Io non voglio correggere questo grado di relazione alla spiritualità perché ci dà una certa sensazione del campo.

Noi vediamo un campo, la sua intensità, le sue caratteristiche e la diminuzione o l’incremento della sua forza che è proporzionale al quadro della distanza. È così che si espande qualsiasi campo fisico. Questo ci dà l’opportunità di operare perlomeno con qualche cosa che esiste intorno a noi in natura o in tecnologia. Perciò, per il momento possiamo immaginare le forze spirituali e il campo spirituale in questo modo.

Ma in generale, il campo spirituale è una qualità, una proprietà, non è nemmeno una forza.

Tuttavia noi diciamo “la forza del ricevere”, “la forza della dazione”, “la collisione”, e così via. In altre parole, parliamo di forze. Ma più tardi sentiremo che si tratta solo di due qualità che interagiscono una con l’altra in questa maniera: la proprietà del Creatore e di chi è opposto a Lui, la proprietà della creatura che Lui ha creato. Interagiscono in modo che tra di loro, tra queste due proprietà, si possa elevare l’uomo, la coscienziosità – è quello che è l’uomo.

E quando si arriva alla materia di questo mondo, qualsiasi fisico quantico ti potrà dire che non c’è materia, non ci sono nemmeno le particelle elementari. Tutto è offuscato, diventa una nuvola, scompare nel nulla e si spande come pelle di zigrino. Non c’è un punto, non ci sono delle forze, niente, solo nuvolosità nel luogo che previamente appariva come particole che esistevano simultaneamente in posti diversi. Cioè, i fisici si stanno avvicinando ai limiti del mondo fisico.

È per questo che è impossibile parlare di qualcosa di figurativo. Al contrario, arriveremo al punto dove tutti i raggiungimenti successivi, che noi chiamiamo spirituali, cioè oltre l’egoismo, non saranno figurativi, ma qualitativi.

Ad esempio, un cane vede il mondo come pezze di odori. E noi percepiremo il mondo non come figure e immagini, ma in una forma di diverse qualità: egoismo più grande, egoismo più piccolo, dazione più grande, dazione più piccola, interazione mentre si colpisce, penetrazione, e così via. Soltanto qualità! Questo è il mondo superiore. E anche noi percepiremo noi stessi in forma di qualità.

Perfino oggi vorresti vedere l’essenza dell’uomo e non il suo corpo.
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(Tratto dal programma TV “Fondamenta della società integrale”, 08.04.2012)

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Irrompere nella realtà multidimensionale

Domanda: Al seminario della Domenica lei ha detto che il centro del gruppo non esisteva prima della rottura dei vasi, perché le tre linee ancora non esistevano, e ora le stiamo formando. Che cosa significa?

Risposta: Abbiamo una collezione di dati, ma dobbiamo raccoglierli insieme in un unico “noi stessi”.

Faccio un esempio. Supponiamo che solitamente utilizziamo l’immagine di un mosaico raffigurante il sole, le nuvole, un prato, e diversi animali e le persone su di esso. E’ una bella immagine. Allora questa foto è stata spezzata in più parti e le parti sono state mescolate.

Ora dovete mettere l’immagine di nuovo insieme, ma non sarà la stessa come quella precedente. Questo perché si sta aggiungendo una componente personalizzata ad esso, la differenza tra ciò che è stato creato dall’esistenza e ciò che è stato creato dall’assenza. In altre parole, la differenza tra il Creatore e la creatura è incorporata nel mosaico, e l’immagine si trasforma da piatta a multidimensionale.

Nella Kabbalah questo viene designato come 620 volte oltre. Tuttavia, questo non sta parlando di un’aggiunta quantitativa, ma di nuovi dettagli nella percezione della realtà.
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(Dalla 1a. parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 23.05.2012)

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Tutti i cambiamenti sono dentro di me, non al di fuori

L’umanità si è sviluppata per millenni, ma in quale direzione? Se guardiamo la natura, vediamo che essa tende verso l’equilibrio. Caldo e freddo, pressione e vuoto, si bilanciano uno con l’altro.

Tutti i fenomeni naturali tendono verso l’equilibrio delle forze e l’inclusione reciproca, poiché questo è lo stato più costante e stabile, libero dalla pressione. Alla fine, tutto sarà in equilibrio. Da questo possiamo comprendere ciò che ci dicono i Kabbalisti riguardo alla nostra situazione e sul fatto che dobbiamo raggiungere lo stato di equilibrio con il Creatore, con la natura, giacché il Creatore e la natura sono la stessa cosa.

Che cosa significa arrivare allo stato di equilibrio con Lui? Il Creatore è l’attributo di dazione e amore, e noi dovremmo raggiungere la stessa cosa che ci piaccia o no. Il Creatore ci dona costantemente, e dall’interno, mette in funzione il “motore” del nostro ego crescente in modo che sentiamo che siamo sotto una pressione crescente, in uno stato che è in disequilibrio crescente con il Creatore.

Questo ci costringe a fare qualche cosa. Fino ad ora e sempre nel corso della nostra storia, cioè del nostro sviluppo, abbiamo cercato di bilanciare la pressione con l’aiuto di diverse tecnologie, strutture sociali, abitudini e mezzi per proteggerci dal caldo e dal freddo, dalla pressione e da altri cambiamenti del genere.

La natura è costante, mentre noi siamo in costante sviluppo dall’interno da una catena di Reshimot (reminiscenze) che cambiano costantemente. La nostra resistenza verso la natura cresce costantemente.

Tutti i cambiamenti hanno luogo dentro di noi. Anche se vediamo i cambiamenti nel mondo esteriore, come periodi geologici e storici, generazioni e quant’altro, tutto ha luogo dentro di noi.

Noi irradiamo questa realtà verso l’esterno, anche se all’esterno non c’è niente. Una persona è una “scatola” chiusa, e il disegno del mondo è dipinto al suo interno. Tuttavia, lei sente questo disegno come se fosse all’esterno.

In maniera similare, i nostri occhi capovolgono questa immagine. L’occhio coglie il mondo intero in maniera opposta, e poi il cervello la gira di nuovo. Se ci mettessimo degli occhiali che fanno la stessa cosa, dopo un po’ il cervello si abituerebbe e metterebbe il disegno nella giusta direzione. Questo illustra il fatto che tutti i cambiamenti hanno luogo dentro di me, e non all’esterno.

Perciò diciamo, com’è scritto: “Non esiste nulla tranne Lui”, l’unica forza costante che opera e mi influenza. Lui ha preparato tutte queste Reshimot (geni informativi) dentro di me, e tutto quello che scopro nella mia vita, nel mio mondo, nella mia realtà, sono il risultato delle mie Reshimot. Sono responsabili di tutto ciò che posso vedere, udire, gustare e sentire.

Devo cercare costantemente di ricordare questo, se c’è qualche cosa da cambiare, sono io. Il metodo Kabbalista non è inteso per la correzione del mondo, ma, con il suo aiuto, una persona corregge sé stessa e la sua propria percezione. E quindi, malgrado la conoscenza comune, se una persona vuole entrare nel disegno spirituale, deve focalizzare di nuovo la propria visione.

I disegni tridimensionali si basano sullo stesso principio. Per poterli vedere, la persona deve focalizzare di nuovo la propria visione. Come facciamo a cambiare la focalizzazione per poter vedere il nuovo strato della realtà? È molto semplice. Dobbiamo accettare il mondo come una realtà controllata da una forza e che tutti i cambiamenti hanno luogo attraverso le mie Reshimot.

Io cerco costantemente di percepire e di comprendere la situazione, che sono sempre davanti a quest’unica forza dentro di me e che le Reshimot, che cambiano costantemente dentro di me, sono opposti a questa forza. Allora, io devo raggiungere l’equilibrio del quale parliamo in ogni momento della mia vita.

La legge principale della natura è questa, nonostante tutto ciò che è evocato dentro di me, io costruisco me stesso in modo da somigliare al Creatore il più possibile, e non essere diverso da Lui nei miei attributi. Questa è la cosa principale.

Raggiungendo il livello attuale, io mi innalzo al livello seguente. Quindi, io mi equilibrio con il Creatore in ogni parametro, in tutti i 125 gradi, diventando totalmente uguale e simile a Lui, e raggiungendo l’equilibrio totale.

Nell’insieme, è uno schema semplice. Il mondo è costante, ma cambia dentro di me, lo colora di nuovo ogni volta, ed io devo essere in equilibrio con la forza che dà e stabilizza il disegno attuale per me.
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(Tratto dalla lezione n.3 del Congresso One di New Jersey, 12.05.2012)

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Connessione attraverso il controllo centrale

Domanda: Esiste una nostra realtà collettiva, oppure ognuno costruisce la propria realtà individuale?

Risposta: La nostra realtà collettiva esiste analogamente al modo in cui sentiamo noi stessi vivere in un unico mondo, ma ognuno lo sente in modo diverso. Noi non possiamo neanche misurare in che modo le nostre sensazioni di questo mondo sono diverse. Nella nostra superficialità, noi non possiamo essere inclusi nei desideri degli altri, io non riesco ad entrare nel vostro desiderio e voi non potete entrare nel mio desiderio. Ognuno ha il suo punto elementare, che determina l’unicità della sua personalità, e che ha ricevuto da parte del Creatore.

Il Creatore è il nostro comune denominatore, il fattore che ci unifica. Solo attraverso di lui possiamo collegarci. Pertanto, il centro del gruppo è il punto di partenza di quel luogo, che è chiamato il Creatore o un desiderio in cui egli è rivelato.

Solo in questo punto centrale possiamo comprendere uno all’altro, e nello stesso tempo, scopriamo che non saremo mai in grado di sentire ciò che sta realmente accadendo nel desiderio di un amico e che cosa lui sente. Ci colleghiamo con l’altro solo attraverso il Creatore, e anche allora è inconsciamente!
[78885]

(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 24.05.2012, Riguardo il Workshop)

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Un cambio interiore

Il semplice fatto che una persona studia secondo il metodo dell’educazione integrale la cambia in modo tale che il suo paradigma e i suoi sentimenti cambiano il mondo in cui vive, e sente il mondo come un luogo completamente diverso. Possiamo dire che con la creazione di un mondo immaginario per una persona, cambiamo la sua natura, ed i parametri psicologici interni. Nel complesso, oggi ci sviluppiamo in una maniera assolutamente bestiale e vediamo che non possiamo continuare ad esistere in questo modo. Questo significa che possiamo cambiare il mondo solo per la nostra percezione e questo è ciò che stiamo facendo.

Qui cominciamo già a sentire che nella persona avviene un cambio reale, profondo e interiore, e possiamo vedere come cambia internamente e come il mondo intero diventa diverso. La vita è fondamentalmente una sensazione di qualcosa che realmente non esiste: è semplicemente come la senti.

Quindi dobbiamo eseguire costantemente un lavoro psicologico molto serio, nei seminari, conoscerci, nei nostri sentimenti, nelle definizioni: Cosa significa la realtà, relativamente e oggettivamente, cosa è una società, chi sono io, e qual è lo status che dobbiamo mantenere dato che tutto è in continua evoluzione ed è molto vago? Improvvisamente il mondo ed io diventiamo qualcosa di indefinito, dipendente, dove si può guidare una persona in ogni direzione che si desidera: Dove saremo?

Dobbiamo avere questa sensazione perchè da un lato si riferisce alle opzioni che una persona ha, dall’ altro questi sentimenti dovrebbero essere liberi, e una persona deve sentire che può cambiare il mondo e sé stessa e legarsi agli altri. Anche gli altri percepiranno questo mondo che in realtà è una minuscola immagine che è congelata nella nostra immaginazione, nella nostra impressione e può essere cambiata.

La cosa principale è dipingere l’immagine giusta per una persona e ciò che dovrebbe essere: un’uscita completa da sé stessa verso l’esterno e la sensazione dell’unica forza della natura, che è la forza di dazione e amore, di bontà e cooperazione reciproca. Quando noi rendiamo stabile quest’immagine, questa sensazione, nella mente di una persona e la società la supporta, iniziamo a cambiare senza paura, e lì ci sarà effettivamente una transizione interna dalla percezione egoista della realtà (dentro di me), alla percezione esterna (da me).
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(Tratto da una conversazione sull’educazione integrale” 27.02.2012)

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